21 Mar

Filarmonica della Scala

Direttore Semyon Bychkov

Dal 19 al 22 Marzo 2012

Direzione 

Direttore  Semyon Bychkov
Programma 
Arnold Schönberg
Verklärte Nacht op. 4
versione per orchestra d’archi
Johannes Brahms
Sinfonia n. 2 in re magg. op. 73
 

81 Risposte to “”

  1. marco vizzardelli marzo 21, 2012 a 3:49 pm #

    Sono talmente interessato che non so se andare a farmi un ossobuco con una bella Bonardina spumeggiante o andare a rivedere il bellissimo Hugo Cabret. In entrambi i casi penso sia una serata spesa meglio…

    marco vizzardelli

  2. proet@barboon marzo 21, 2012 a 11:24 pm #

    certo, Vizzardelli, lei è una vera jena!

  3. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 11:37 am #

    Diciamo abbastanza realista

    marco vizzardelli

  4. lavocedelloggione marzo 22, 2012 a 11:45 am #

    Non so per cosa tu abbia optato, la differenza fondamentale ai miei occhi è la differenza calorica fra le due scelte!!!
    Il concerto lasciava indifferenti, questo è tutto quello che mi sento di dire! Baci baci Attilia

  5. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 12:14 pm #

    “Indifferenti”. Era esattamente quel che intendevo senza averlo sentito.

    Comunque, gustoso nodino arrosto con patate al forno e un ottimo rosè di Puglia. Prosit!

    marco vizzardelli

  6. Marco marzo 22, 2012 a 3:43 pm #

    Mi stupisce molto veder trattato con questa sufficienza, addirittura prima di averlo ascoltato, un fior di musicista come Semyon Bychkov.
    Marco Ninci

    • masvono marzo 22, 2012 a 5:14 pm #

      Eh, Marco. Noi abbiamo il dono della preveggenza. Conosciamo lo stato comatoso del complesso. Abbiamo nelle orecchie il combattimento instaurato da Bychkov un paio di anni fa con la Alpensinfonie dove trionfò il DioBaccano…e allora ancora lo stato non era comatoso…

      Meglio l’ossobuco del ristorante in galleria, senza scomodare alta cucina…

      Ciao

      -MV

  7. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 4:01 pm #

    Molto meglio il nodino con il rosé. Meglio ancora una cena da Beni a Pisa, professore!

    Ossequi

    marco vizzardelli

  8. proet@barboon marzo 22, 2012 a 4:32 pm #

    condivido l’osservazione di Marco Ninci.
    e trovo decisamente decisamente volgare e cafone l’accostamento tra la fruzione di un concerto musicale e quella di una cena, non si capisce se al ristorante o casalinga.
    aggiungo un paio di osservazioni: i discorsi sugli orchestrali che chiacchierano li sento fare da quarant’anni e in particolar modo proprio da coloro che vanno al concerto o all’opera ma non sono interessati per nulla alla musica.
    quanto alle prestazioni dell’orchestra o ai difetti di talune sezioni, gli ottoni in particolare, che qui vengono continuamente rimarcate la domanda che mi sorge spontanea è: ma chi li ha selezionati questi musicisti se sono tanto cani? chi era il Direttore Musicale nel momento in cui questi musicisti hanno vinto il concorso?
    altrimenti io credo si assista ad uno strano rovesciamento dei ruoli e delle responsabilità che mi ricorda tanto quella vicenda del contratto stipulato dallo Stato Italiano con Morgan&Stanley e di cui ora finalmente qualcuno comincia a domandarsi da chi e quando sia stato firmato.

  9. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 4:40 pm #

    Stasera c’è l’ultima replica del concerto.
    Penso di andare a farmi una cassoeula con barbera!

    Gnam! E prosit ai filarmonici!

    marco vizzardelli

  10. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 4:44 pm #

    Oppure, passo in rosticceria e mi porto a casa un pulaster allo spiedo, affetto lo zola e apro un lambrusco!
    Alla salute degli scaliggeri!

    marco vizzardelli

  11. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 4:55 pm #

    Scusi, Proeta: lei di che cosa si nutre?

    marco vizzardelli

    • masvono marzo 22, 2012 a 5:06 pm #

      “e trovo decisamente decisamente volgare e cafone l’accostamento tra la fruzione di un concerto musicale e quella di una cena, non si capisce se al ristorante o casalinga.”

      Effettivamente la FRUIZIONE di una CENA ben preparata può essere assolutamente SUPERIORE alla FRUIZIONE di un concerto MAL preparato.
      Vizzardelli, non osi giammaipiù evocare tali sconsiderati ACCOSTAMENTI che INVOLGARISCONO e INCAFONISCONO prelibatezze come l’Ossobuco e il Lambrusco.

      MorganStanley=Debito. A suo tempo avrà contribuito a pagare qualche Fus.

      -MV

  12. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 5:12 pm #

    Non si preoccupi, Vono: non mi sognerei mai di paragonare la nobile cavità e annesso, gustoso contenuto di un ossobuco in gremolata, alla cavità e annessi “rumori” di un corno scaligero.

    marco vizzardelli

  13. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 5:59 pm #

    Vede Barbun,

    in realtà stasera vado ad ascoltare l’Orchestra Verdi – meno prosopopea, lavorare sodo, difficoltà VERE superate continuando a lavorare sodo – . Ascolterò il pianista Cascioli che è sempre interessante, troverò un ambiente allegro, un pubblico di appassionati, gente vera che viene lì PER LA MUSICA (non un pubblico di collanine che suonano, cerniere che si aprono, cellulari che trillano, plutocrati di vario genere interessati a tutt’altro, o autoelette corti d’assise di loggione) e vedrò con piacere, ai leggii, musicisti che, basta guardarli belli dritti sulle sedie e appassionati, pensano a far musica. E la fanno tutto l’anno, al mattino e alla sera, per gli adulti, per i bambini. E non si permettono di fare la puzza sotto il naso ad un direttore o ad un altro: SUONANO. E sanno cosa vuol dire suonare davanti ad un pubblico. E quando, all’intervallo, vengono in foyer, è un piacere vederli, sembra di essere a Glyndebourne, non ad un comizio sindacale, è tutto cordiale, conviviale, tutto “musicale”. E sgobbano – e quanto sgobbano, durante tutta una stagione! – e si sono costruiti un repertorio sterminato, non ripetono sempre gli stessi lavori passandoli da un direttore ad un altro, ma STUDIANO. E, dopo aver passato annate a rischio di estinzione (anche grazie alla disattenzione delle passate autorità di una città che dovrebbe ringraziarli), sono pure riusciti a migliorarsi, tornando alla freschezza che ne aveva caratterizzato gli inizi. E sì che di problemi VERI ne hanno avuti e ne hanno, nella vita! E, forse, anche meno soldi…
    E forse, è proprio per quello che sono diversi….

    Stasera, niente ossobuco! Vado alla Verdi, a sentir musica!

    Capìto il concetto?

    marco vizzardelli

  14. marco vizzardelli marzo 22, 2012 a 6:05 pm #

    Vede Proeta Barboon (ho corretto e ritrascrivo, perché avevo scritto male, senza alcuna intenzione offensiva: ha cambiato nick, o sbaglio?)

    in realtà stasera vado ad ascoltare l’Orchestra Verdi – meno prosopopea, lavorare sodo, difficoltà VERE superate continuando a lavorare sodo – . Ascolterò il pianista Cascioli che è sempre interessante, troverò un ambiente allegro, un pubblico di appassionati, gente vera che viene lì PER LA MUSICA (non un pubblico di collanine che suonano, cerniere che si aprono, cellulari che trillano, plutocrati di vario genere interessati a tutt’altro, o autoelette corti d’assise di loggione) e vedrò con piacere, ai leggii, musicisti che, basta guardarli belli dritti sulle sedie e appassionati, pensano a far musica. E la fanno tutto l’anno, al mattino e alla sera, per gli adulti, per i bambini. E non si permettono di fare la puzza sotto il naso ad un direttore o ad un altro: SUONANO. E sanno cosa vuol dire suonare davanti ad un pubblico. E quando, all’intervallo, vengono in foyer, è un piacere vederli, sembra di essere a Glyndebourne, non ad un comizio sindacale, è tutto cordiale, conviviale, tutto “musicale”. E sgobbano – e quanto sgobbano, durante tutta una stagione! – e si sono costruiti un repertorio sterminato, non ripetono sempre gli stessi lavori passandoli da un direttore ad un altro, ma STUDIANO. E, dopo aver passato annate a rischio di estinzione (anche grazie alla disattenzione delle passate autorità di una città che dovrebbe ringraziarli), sono pure riusciti a migliorarsi, tornando alla freschezza che ne aveva caratterizzato gli inizi. E sì che di problemi VERI ne hanno avuti e ne hanno, nella vita! E, forse, anche meno soldi…
    E forse, è proprio per quello che sono diversi….

    Stasera, niente ossobuco! Vado alla Verdi, a sentir musica!

    Capìto il concetto?

    marco vizzardelli

    • masvono marzo 22, 2012 a 6:09 pm #

      ClapClapClapClapClapClap! Standing Ovation a Vizzardelli (e alla Verdi!!!!!)

      -MV

  15. proet@barboon marzo 22, 2012 a 6:58 pm #

    Vizzardelli, guardi non la seguo nella contrapposizione fra “garantiti Scala” e “precari Verdi”, ne ho già fino alla nausea di questa articolazione del pensiero sociale che ha avvelenato la vita italiana negli ultimi 15 anni e sulla quale ancora in queste ora si gioca tutta la discussione sulle nuove (?) leggi sul lavoro.
    è una cosa davvero vomitevole questa operazione di divisione, strumentale e violenta, in categorie di lavoratori e financhè fra generazioni diverse (pensionati colpevoli della disoccupazione giovanile).
    io peraltro starei più (per esperienza personale) dalla parte dei precari e tuttavia, nel rispetto dell’impegno degli orchestrali della Verdi, il loro non mi sembra certo un esempio virtuoso da segnalare, almeno per ciò che riguarda le condizioni contrattuali (contrattuali?) e l’erogazione del salario (salario?).
    notoriamente si tratta di un ente concertistico del tutto privato, gestito in maniera paternalistica da un ex-politico corrotto riciclatosi non si sa perché in questo ruolo (probabilmente perché aveva e tuttora ha i santi in par…lamento che lo foraggiano a discapito di altri con provvedimenti ad-orchestram assolutamente extra-FUS) e nel quale certamente, nel corso di più di 15 anni sono passati centinaia di musicisti, coristi, solisti, archivisti, ispettori, direttori artistici e non, tutti regolarmente poi fuggiti a gambe levate alla prima buona occasione e, in non pochi casi, con pesanti strascichi giudiziari e non.
    un’azienda, potremo chiamarla, privata ma che costantemente (ma guarda un po’) chiede e talvolta ottiene finanziamenti pubblici basandosi però su una gran parte di lavoro volontario, semi-volontario, non contrattualizzato, fintamente autonomo e via dicendo nello sfruttamento di qualsiasi altra possibilità offerta dalle varie leggi sul lavoro flessibile e in taluni casi anche dalla mera trasgressione di quelle stesse leggi o altre.
    certo negli anni le cose sono andate poi anche migliorando ma l’imprinting degli inizi della gestione Corbaniana mi pare rimasto sostanzialmente intatto e operativo.

    io parlavo d’altro comunque, del suo atteggiamento pregiudiziale e contraddittorio nei confronti di questo e altri concerti o opere scaligere.
    atteggiamento che sinceramente a questo punto mi ricorda quello, altrettanto cafonesco, dei buatori “a priori” che tanto vi stanno in antipatia e dei quali non mancate di riferire le gesta (anzi, le sonorità) ogni qual volta ne avete l’occasione.
    comunque buon appetito!

    • masvono marzo 22, 2012 a 7:35 pm #

      Chissà se questo povero essere triste potrà spiegare in base a cosa Luigi Corbani è definito “corrotto” e chissà se è in grado di spiegare come mai una massa di “schiavi” (così egli ritiene i musicisti dell’orchestra Verdi) non abbandoni istantaneamente il luogo di lavoro (anzi la prigione), ma anzi! Suonano decisamente meglio di tanti altri che hanno abitudine a scioperare e sono profumatamente pagati.

      Deliri Barb(oo)neschi.

      -MV

      p.s. non vedo nessuno strumentista della Verdi con la palla al piede o condotto sul palco con la frusta.

  16. proet@barboon marzo 22, 2012 a 8:29 pm #

    mi correggo, Corbani ai tempi venne solo indagato per “abuso di atti d’ufficio”, un reato che forse non esiste più, dal momento che in pratica è diventato la norma.
    vabbè poi era vice-sindaco di Milano ai tempi di Mani Pulite ma anche questo si sa che non è un reato, però forse una responsabilità politica sì, forse in tempi recenti anche un merito chissà…

  17. proet@barboon marzo 22, 2012 a 10:20 pm #

    una lodevole iniziativa di alcuni lavoratori (per il momento ancora) tutelati:

    http://www.democraziakmzero.org/2012/03/22/tutta-un%E2%80%99altra-musica/

  18. masvono marzo 22, 2012 a 11:41 pm #

    E ti pareva se non bisognava sorbirsi anche la propaganda no-tav del barb(oo)n, il triste uomo che di fronte alla scelta tra un treno e la diligenza sceglie la diligenza.
    Il diffamatore che si corregge in preda all’attacco di paura.
    Triste e vero.

    -MV

  19. marco vizzardelli marzo 23, 2012 a 12:12 am #

    Scusi, Proeta mi pare che lei abbia perso un attimo il controllo sulle sue parole, tanto che ha dovuto rimangiarsi metà della sua – molto pesante – definizione d’una persona che io nemmeno conosco (ne so giusto la faccia perché andando spesso all’Auditorium, ho capìto a quale viso risponde il nome Corbani). Io mi limito ad ascoltare orchestre e cori e cantanti e solisti e concerti e opere.
    E devo dire, in tutti questi anni non ho ancora capìto chi lei sia e cosa faccia o cosa abbia fatto, e da cosa derivi la sua perenne rabbia (lei non sorride mai: altrimenti avrebbe colto il tono di chi le parlava di cibo. Invece no, lei è sempre, maledettamente serio). Non ho ancora capito, o forse sì: il tutto risulta – direi – abbastanza intuibile, tanto più quando – inaspettatamente (ma forse no) nella sua risposta parla del mio atteggiamento pregiudiziale ecc. ecc. In effetti, io ho sempre trovato strano il SUO nei confronti della Scala, dei teatri, delle orchestre. Li vitupera ma se c’è qualcosa che non va ad altri passa alla difesa, è tutto molto contorto e sofferente. Si comporta come uno che abbia preso delle bastonate. Ripeto: non so chi lei sia, ma mi ricorda tantissimo una celeberrima favola

    La volpe e l’uva

    e non discuto che abbia le sue ragioni, magari forti ragioni, ma l’impressione resta. Scusi, ma erano un po’ di anni – leggendola qui – che volevo dirglielo.

    marco vizzardelli

  20. marco vizzardelli marzo 23, 2012 a 12:54 am #

    Incidentalmente: di pelle, la Tav anche a me piace POCHISSIMO. Come ho già detto altre volte, su queste cose i miei pensieri divergono da quelli del signor Vono (e lui lo sa benissimo). Sì, sì: lì, sarei proprio per le diligenze. Non in se stesse, ma per come è posta la questione (ne parlava, oggi anzi ormai ieri, Ceronetti, in un lungo ma interessantissimo scritto sul Corriere. Cercatelo in rete, se non avete il giornale. Ecco, in quel senso lì non mi piace la Tav).
    Ma, come forse lei, Proeta, avrà notato, peraltro, la signora Camusso – idolo delle classi oppresse: auguri alle medesime! – si è dichiarata, op-là, Sì-Tav, favorevole. Perché – solita storia – lo sviluppo bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla. Se lo dice Vono, tutt’al più non sono d’accordo (e lui lo sa benissimo) ma lo trovo coerente. Ma, la Camusso – l’idolo! – suvvia!!!!! Come dicevano gli antichi? Pecunia non olet. (Adesso mi aspetto una reprimenda di Gabriele Bacca, ma anche lui sa già).

    Invece, tornando a noi e anche a notizie avute (mentre ero al suggestivo programma della Verdi, di cui dirò poi), attendo resoconti sul concerto di Bychkov e (dopo una, pare eccellente, Verklaerte Nacht per soli archi) in particolare sugli ottoni scaligeri in Brahms alla terza, dicasi terza serata di replica…. Resto in attesa di racconti.

    marco vizzardelli

  21. proet@barboon marzo 23, 2012 a 1:02 am #

    Vizzardelli, non esageri, ho solo corretto un’inesattezza che non cambia la sostanza delle altre cose e dell’impressione che molti, quelli che non hanno perso la memoria, hanno conservato di quella stagione politica.
    e in tutti i casi non sono né un giornalista né un avvocato e le vicende allora furono talmente tante e così confuse, coinvolsero così tanti uomini politici, direttamente e indirettamente, da indurre la tentazione di “fare di tutta l’erba un fascio” e vabbè, ci sono cascato.
    poi mi sono documentato e ho trovato, fra le altre cose questa citazione del principio in base al quale l’attuale Direttore Generale della Verdi e gli altri coimputati nello stesso processo vennero assolti nell’ormai lontano 1998:
    “Non compie reato l’amministratore pubblico che, senza intascare nulla ma solo per logiche di partito, privilegia ad un concorso alcuni rispetto ad altri non con il di danneggiare i candidati esclusi ma con quello di agevolare gli amici.”
    dalla citazione manca una parola (“fine”?), non so perché, ma il contenuto è chiaro.
    lei che ne pensa?

    quanto alla sua ultima domanda e alla risposta che si è già dato posso solo aggiungere due cose:

    – non mi piace in generale parlare di me, soprattutto in rete, non mi piacciono in generale quelli che argomentano parlando di sé. l’ho fatto in passato e me ne sono amaramente pentito.
    mi interessano le idee e non le persone che le esprimono, se contesto quello che lei dice lo faccio in base a quello che leggo e non mi interessa, nel caso specifico chi è lei e cosa fa etc etc.
    guardi che potrei anch’io fare tante illazioni e commenti su coloro che commentano qui dentro, non è difficile intuire caratteri e culture e anche qualche informazione personale. in questo modo si possono attaccare le persone più facilmente ma, io credo, si perde sul piano delle idee.
    è quello che alla fine è successo in altre dispute che l’hanno vista protagonista nel vecchio blog, insieme ad altri e alle quali io ho solo assistito, e non è stato un bel vedere.

    – facendo riferimento alla favola da lei citata potrei dire che l’uva non mi piace molto, solo qualche rara varietà e meglio se sotto forma del suo distillato alcoolico.
    però mi è toccato mangiarne in periodi in cui non c’era altro da mangiare. il che alla fine mi ha procurato qualche disturbo e allora il medico mi ha ordinato di non mangiarne più.
    e io poi mi sono dedicato, di mia spontanea volontà, a cercare di divulgare il più possibile gli effetti dannosi che essa provoca nell’essere umano, seguendo le orme del mio maestro C.T. che lei certamente conoscerà (“…milioni di morti in Italia…” e chi può affermare ora che non avesse ragione?).
    quest’ultima è in effetti una mia grave debolezza caratteriale di cui chiedo umilmente perdono.
    buona notte

  22. domanda marzo 23, 2012 a 10:16 am #

    difficile seguire la polemica per intero….
    ieri al concerto, era la mia prima notte trasfigurata, ero tutto un fremito, ma non mi ha appassionata come aspettavo, niente di male in orchestra sia chiaro, il pezzo è splendido, ma non mi ha rapito fino a farmi dimenticare di me stesso (che poi è quello che cerchiamo ogni volta che andiamo a teatro, o no?). SUl più bello ovviamente un trillo di cellulare, di quelli senza ritegno.
    Su brahms invece…. che dire… ma in un mondo globalizzato, possibile che l’unica cosa che si salva sono le scuole degli ottoni? non si possono mandare i musicisti scaligeri a studiare fuori dove gli ottoni non stonano? perchè da 17 anni (da quando la frequento io) gli ottoni di questo teatro sono decisamente penosi? non se ne accorgono i vari direttori? non è possibile cambiarli? non possono andare a studiare in un altro paese? non possono assumere gente preparata e di mestiere? davvero non capisco.

    Per quanto riguarda il direttore, io ricordo benissimo la sua Elektra agli arcimboldi, e secondo me è un ottimo direttore.

    • masvono marzo 23, 2012 a 10:49 am #

      Gentile domanda, condivido tutte le sue domande. Continuiamo imperterriti a domandare, perchè, come diceva Richard Strauss nel primo comandamento delle sue “Zehn goldene Regeln”, chi fa musica non lo fa per suo diletto, ma per la gioia dei suoi ascoltatori. E il rumore, lo scrocco, la stecca, l’intonazione periclitante elevate a SISTEMA non ci procurano GIOIA, ma ci INNERVOSISCONO.

      Continuiamo a domandare, da diciassette, vent’anni …domandiamo, domandiamo…nulla accade.
      Ciao

      -MV

    • masvono marzo 23, 2012 a 11:06 am #

      Giova ripeterlo a vantaggio di uno. Il problema NON è la stecca occasionale, la mancata intonazione OCCASIONALE. Quello capita anche nelle orchestre TOP. Ho ascoltato lievi errori da parte di tutte le più grandi orchestre ed è assolutamente NORMALE, come è NORMALE che un pianista possa non essere meccanicamente esatto in un passaggio.

      Ciò che è ANORMALE è la continuativa e costante assenza di amalgama (quella cosa che fa suonare una sezione come se si trattasse di uno strumento singolo), la goffa brutalità di ogni intervento, l’incapacità di differenziazione dinamica (tutti gli interventi degli ottoni sono emessi da forte a fortissimo) e il BRUTTO SUONO che nei fortissimo è la fusione tra l’ululato e il barrito.

      Dato che non stiamo parlando di un difetto, ma di sostanziale inadeguatezza, l’unica via è la RIFONDAZIONE di quel complesso.
      Ciao

      -MV

  23. GloriaCortesi marzo 23, 2012 a 10:28 am #

    bravo bychkov, bravo albrecht, bravo (forse) anche wellber -è in arrivo battistoni!…sarà anche lui bravo? – ma il problema resta sempre quello: per ‘plasmare’ un suono caratteristico -al di là che ci piaccia o meno il risultato- ci vuole un direttore stabile che lavori con determinazione, tempo e assiduità con l’orchestra…
    p.s. la stessa domanda di ‘domanda’ sullo stato discutibile di alcune sezioni da un bel po’ di tempo me la sono fatta anch’io: possibile che non ci sia rimedio?

  24. Gabriele Baccalini marzo 23, 2012 a 12:03 pm #

    L’impaginazione del concerto di Bychkov sembrava fatta apposta per evidenziare le criticità dell’orchestra scaligera: solo archi in Verklätre Nacht di Schönberg, fiati e timpani che entrano per la Seconda di Brahms.
    Nella versione orchestrale del “poema sinfonico” giovanile di Schönberg, nato per sestetto d’archi, abbiamo assistito a una esecuzione eccellente. Bychkov ha saputo trarre dai soli archi una quantità di colori e di dinamiche, che a tratti sembrava di sentire un’orchestra completa. E infatti si è più volte complimentato con le prime parti (bravissimo il nuovo giovane violino di spalla, sentito in assolo anche nella Frau ohne Schatten, ma anche gli altri e tutto l’ensemble vanno elogiati).
    E’ la prima volta che alla Scala ho sentito un tale entusiasmo dopo un pezzo di Schönberg, ancorché non dodecafonico, per cui il direttore è stato richiamato più volte sul proscenio dagli applausi a metà concerto, mentre ben più fiacca è stata la reazione del pubblico alla fine.
    In Brahms si è confermata l’affidabilità dei legni scaligeri, ma si è riproposto uno stato di forma degli ottoni, sul quale continuiamo a ripeterci non “a prescindere”, ma dopo ascolti come la 7a di Beethoven (e sul podio c’era Sua Maestà Barenboim), la Frau ohne Schatten (martedì sera Albrecht verso la fine del terzo atto, udendo qualcosa come una maionese impazzita, si è girato verso un ben preciso reparto con un gesto eloquente, che invitava a darsi una calmata, dopo avere zittito un gruppetto di altri orchestali ciarlanti al centro della buca) e – purtroppo – anche ieri sera.
    Bychkov non ha fatto nulla per coprire le magagne, anzi ha scelto un’articolazione del suono, molto staccato, per cui le varie sezioni erano spesso allo scoperto, a cominciare dall’attacco iniziale dei corni.
    Non voglio infierire, ma avendone contati 11, mi è venuto in mente che di questi tempi la divisa dell’Inter forse era più rappresentativa del frac, visti i palloni che sono finiti in tribuna invece che in porta. Dietro suonava i timpani un bombardiere, che poteva fungere tranquillamente da “trainer”.
    Difficile quindi giudicare l’esito complessivo, nel quale archi e legni hanno fatto il loro dovere, ma in un contesto in cui tutta l’orchestra deve “ascoltarsi”, a cominciare dagli ottoni che hanno qui un ruolo molto rilavante.

    P.S. A Marco Viz non faccio alcuna reprimenda perché è un No-Tav: lo invito soltanto a rifare la traversata delle Alpi esattamente come la descrive Charles Burney nel suo celebre “Viaggio musicale in Italia” (seconda metà del Settecento)..

  25. marco vizzardelli marzo 23, 2012 a 12:06 pm #

    Ci vuole un direttore – vero, e veramente stabile – che lavori con determinazione, tempo e assiduità con l’orchestra

    … e un’orchestra che abbia voglia di lavorare con un direttore che la metta al lavoro, nonché di studiare .Quante Seconde di Brahms negli ultimi anni, quanti Titani, quante Eroiche?Quanti concerti Imperatore? Ma ci sono solo quelle sinfonie e quei concerti lì? Il repertorio sinfonico ne offre tante altre, tanti bei pezzi, tanti concerti, a chi voglia studiare.

    Quanto alla domanda di Domanda…. ci domandiamo tutti la stessa cosa, ma se le stecche e gli spernacchi dei dorati ottoni procedono senza soluzione di continuità (anzi, tendenzialmente aumentando), mi pare evidente che là dove dovrebbero domandarsi non si domandano. Comunque, constato che l’esito in Brahms non era questione “di essere una iena”, era solo questione di un pronostico troppo facile, nelle condizioni attuali…

    Ma vale la pena continuare a pagare per sentir suonare così?

    marco vizzardelli

  26. Gabriele Baccalini marzo 23, 2012 a 12:10 pm #

    P.P.S. Non escludo che l’acustica della Scala enfatizzi gli squilibri orchestrali. La camera acustica di recente costruzione è aperta verso l’altissima voragine della torre scenica e si addentra forse troppo nel palcoscenico in assetto da concerto e tutto ciò danneggia anche grandi orchestre ospiti. Ma si tratta solo di una eventuale attenuante di difetti vistosi, cui soltanto l’ignavia può assistere senza porsi il problema di come intervenire.

    • masvono marzo 23, 2012 a 12:49 pm #

      L’acustica della Scala è quello che è: sorda e satura, quasi inscatolata in platea, acquista una dimensione spaziale accettabile nelle gallerie e nell’ultimo ordine dei palchi, purchè si stia davanti e centrali.

      Che sia un’acustica difficile anche per chi vi suona è fuori di dubbio, infatti anche le più grandi orchestre ospiti (mi vengono in mente i Wiener, ad esempio) qualche problema di adattamento, soprattutto a inizio concerto, dal punto di vista puramente meccanico, lo avvertono.

      Ma, appunto, si tratta di orchestre OSPITI, che suonano alla Scala una volta ogni tre anni in formazioni differenti, non dell’orchestra STABILE che dovrebbe conoscere l’ambiente e l’acustica come le proprie tasche.

      E in ogni caso gli amalgama sonori che escono dalle grandi orchestre ospiti del Teatro alla Scala non hanno nulla a che vedere con la “maionese impazzita” che la quasi totalità delle volte si ascolta qui dal complesso stabile.

      Ciao

      -MV

  27. marco vizzardelli marzo 23, 2012 a 1:03 pm #

    Scusate, ricordate il Requiem Tedesco con Santa Cecilia e Pappano?
    Ebbero forse difficoltà legate all’acustica?

    No, loro no.

    Loro

    marco vizzardelli

  28. domanda marzo 23, 2012 a 5:09 pm #

    chi mi spiega perchè ormai anche le Nozze iniziano alle 1930??? lo stesso allestimento nelle scorse stagioni iniziava alle 20

    • GloriaCortesi marzo 23, 2012 a 6:54 pm #

      potrebbe essere un incentivo comunale a non andare in auto, visto che la ‘zona franca’ inizia alle 19.30 (e quindi non in tempo utile per arrivare puntuali) ovvero un suggerimento a utilizzare i mezzi e se così fosse, sarebbe un motivo del tutto condivisibile…ma chissà qual’è la vera ragione?

  29. marco vizzardelli marzo 23, 2012 a 9:15 pm #

    Poi Attilia metterà e sposterà, per ora scrivo qui.

    Ha fatto bene Ildebrando D’Arcangelo a dare forfeit. me ne sono andato alla fine del secondo atto delle Nozze di Figaro per non correre il rischio di coprire di buuuu un ragazzo! Nonostante tutto non ne ho cuore e non lo riterrei nemmeno giusto. Di buuuuu sonori andrebbero invece ricoperti tutti coloro che hanno organizzato un fremente battage pubblicitario addosso e attorno ad un pulcino del podio!
    Dopo una frenetica ouverture con tutte le note ammucchiate ed affastellate a fraseggio zero, è iniziata la sagra dell’inerzia teatrale, invano sostenuta da una complessivamente brava compagbnia di canto (c’è un valore: il Cherubino della Dragojevic, voce sontuosa). Ma quel che si sentiva dalla prima galleria era un pigolio musical teatrale. I recitativi appiattiti ad un grado di noia MORTALE. La scansione senza capo né coda. Il suono un ronzio di archi contornato da qualche ben noto ululato: la solita indescrivibile sortita in derapage ululante dei corni, per due volte a fila , nel coro “Giovani, ecc.”
    Grande assente: IL TEATRO (in MOZART!). E’ tutto inerte, noiosissimo, invano sostituito da qualche ricercato, ma futile arabesco degli archi, che aumenta la noia.
    Dello spettacolo di Strehler c’è il mobilio, ci sono i costumi. Stop. La regia va così, a caso, ognuno fa quel che sa, più o meno.
    Altro grande assente: il suono. Va bene che l’acustica della Scala non sarà la migliore, e la situazione peggiora (dopo gli ultimi rifacimenti) con spettacoli molto “vuoti” – per questo palcoscenico – quali queste storiche Nozze nate in un teatrino. Ma il suono non c’è anche perché non è minimamente sostenuto dal podio.
    Non sono restato e non ho “buato” perchè ho rispetto dei giovani. Ne ho ZERO, invece, di chi non li rispetta, li lancia in contesti prematuri (e non tutti sono Harding o Dudamel!! Non certo Battistoni, per il momento!), li sfrutta mediaticamente esponendoli a figuracce. Questo ragazzo è colui che oggi, alla…. esima intervista degli ultimi mesi, se la pigliacon quei vecchi del passato che proponevano le Nozze in maniera troppo malinconica…. non fosse che le sue (almeno, il primo atto di cui posso parlare) mi sono parse di una tristezza, da inerzia, mortale! Com’era la storiella di Bernstein che “mandava in samba Beethoven dal podio”?. Calma, ragazzo! Ma soprattutto, meno interviste, stop e riflessione. Cresci bene che magari ripassi. Ma, così, è presto! E non farti mangiar vivo da coloro che ti hanno eletto a piccola star. Loro, sono quelli da buare! Senza fine!

    Marco Vizzardelli

    mi auguro che la seconda parte mi abbia smentito. Ma anche questa volta è stato meglio andarsene ad affettare lo zola e stappare il lambrusco… ascoltando René Jacobs nelle Nozze di Figaro. Grandissimo teatro in musica!

  30. marco vizzardelli marzo 24, 2012 a 12:28 am #

    Praticamente, in quei due primi atti, sembrava d’ascoltare il feto d’un direttore. Uno stadio primordiale, due sole “dimensioni”: veloce, lento. Rapporto con la scena, circa zero. Rapporto con il suono, circa zero. Teatro, zero. Una cosa “al di qua” – non al di là, che sarebbe già qualcosa – di qualunque reazione da parte del fruitore, per cui anche mettersi a protestare, sarebbe stato troppo. Davanti al nulla, o a qualcosa di molto prossimo, si tace.

    Adesso voglio divertirmi a leggere come ci si arrabattano i “media” ufficiali

    marco vizzardelli

  31. Elenas marzo 24, 2012 a 4:27 pm #

    Non entro nel merito delle infinite polemiche, ma non posso neppur esimermi da una nota di sconforto. Siamo ancora alla punizione dei golosi e lussuriosi … Ahimè.

    Dunque Aimo e nadia, Paul Bocuse, MIchel Troisgros, non sarebbero artisti? Varrebbe meno una cena da costoro di un concerto della Filarmonica? Per non parlare della cucina casalinga: si facciano i distinguo del caso … conosco cucine casalinghe degne dei massimi onori.
    Questo ci distingue, in peggio, dai Francesi, che pensiamo ad alcune forme d’arte (in Francia la cucina è considerata tale) come a volgari e basse attività da uomini bruti, da sottoporre a severo giudizio.

    Buona musica e buona cucina, come oltertutto grandi musicisti ci insegnano, sono compagne. Sublimi entrambe, non se ne può umanamente fare a meno.

    Scherza, Barbùn?

    Elenas

  32. proet@barboon marzo 24, 2012 a 6:24 pm #

    Elenas, lei pone una questione interessante su di un argomento che non mi interessa per nulla.
    Io, per citare il grande Antonio Rezza, mi nutro e credo che mangiare faccia male, non so se mi intende.
    Per il resto credo che nessun ristorante sia comparabile ad una buona cucina casalinga e certo non potrei mai aspirare, a meno che lei non mi inviti, a degustare qualcosa preparato dai nomi citati.
    Tuttavia, sia chiaro, non sono per nessuna punizione, ognuno alla fine sceglie come meglio vivere e come meglio godere.
    Diciamo che non riesco a comparare il fatto di andare a un concerto con la degustazione di una qualsiasi cena, perché penso che il primo sia un accadimento culturale e l’altra una mera necessità, una funzione naturale ed animale di cui non possiamo fare a meno.
    Insomma credo che le due cose ineriscano a due aspetti diversi dell’agire umano e trovo alla fine un po’ cafone tutto questo parlare di mangiare che, almeno in Italia e sorattutto negli ultimi decenni in conseguenza del raggiungimento di un benessere collettivo sempre più esteso, è diventato per taluni una specie di ostentazione culturale quasi ossessiva, nella nostra città in particolare.
    Non so, mi evoca un immaginario da inserto del Corriere, il ViviMilano, una pagina per i ristoranti e una per la musica classica, che si fa stasera? Bychkov alla Scala o Aimo e Nadia?
    io sinceramente pensavo fosse diverso e mi piace molto frequentare una rassegna musicale semi-clandestina che ho contribuito a organizzare e nella quale mi sono anche esibito in cui non c’è biglietto d’ingresso ma un’offerta libera per i musicisti e un contributo per l’aperitivo che in realtà è poi una cena in piedi preparata nella cucina attigua allo spazio dove si svolge il concerto, durante la quale pubblico e artisti mangiano insieme, sia prima che dopo il concerto.

    poi insomma siete voi che c’avete il rito del concerto, no? col silenzio, i cellulari spenti, la tosse trattenuta etc etc, vuole mettere con la caciara di una cena e magari non potete neppure osservare i cuochi, se la cucina non è a vista che adesso è molto di moda, se chiacchierano mentre cucinano e fanno qualche schifezza all’insaputa dello chef così come vi dilettate a bacchettare gli orchestrali indisciplinati.
    è vero però che mentre a tavola alla fine si fa il ruttino, voi alla fine fate “buuu”!

    • masvono marzo 25, 2012 a 7:54 am #

      Ecco, bravo. Resti nella semiclandestinità, meglio se divenisse clandestinità totale a suonare e mangiare. Suonare E mangiare. SUONARE E MANGIARE. MANGIARE E SUONARE. GNAM GNAM FRIIN FRIIN..

      Suonare.
      Mangiare.

      -MV

      • Elenas marzo 26, 2012 a 9:55 pm #

        Ma quale rito, ma quale moda, ma che benessere! Si ascolta musica da sempre e da sempre la cucina è un’arte.
        Lei parla come Cicerone nel de officiis o Sallustio nel de Catilinae coniuratione. Ancora un po’ e mi tiri fuori Benedetto Croce con la filosofia dello spirito e il suo orrore per gli uomini di scienza (figurarsi le scienze umane, per definizione un aborto) e siamo a posto!
        Io di clandestino conosco l’eccellenza della cucina casalinga (provare per credere).
        Mangiare le fa orrore? Che vuole che le dica: le manca una considerevole esperienza artistica.

        No, guardi, non è per via della moda. Purtroppo mangio proprio di gusto… E non c’è rimedio!!

        Elena.

      • Elenas marzo 26, 2012 a 10:08 pm #

        Alla fine della cena in parte dell’Asia si rutta sonoramente per esprimere approvazione.
        E io, che amo nutrirmi anche a quelle latitudini, non mi sono mai eurocentricamente scandalizzata. Quanto a una cattiva cena, stia tranquillo che mi sentono …!

        Elenas

      • Elenas marzo 26, 2012 a 10:13 pm #

        Voglio fare una petizione: Aimo Senatore a vita.
        Come si fa Vizza?

        Elenas

  33. proet@barboon marzo 26, 2012 a 11:03 pm #

    Elenas, lei esagera coi paragoni, non mi sento proprio all’altezza di certi autori che non ho mai letto se non più di 30 anni fa in qualche aula di liceo.
    come le ho detto il mio rifiermento è Antonio Rezza
    piuttosto le auguro davvero buon appetito e mi raccomando non si scordi di postare le foto delle sue e altrui creazioni culinarie su facebook!

    p.s. corretta in effetti la sua osservazione sul rutto asiatico, in effetti coincide col vostro “bravo!” e anche, va senza dirlo, con certe urla belluine del pubblico calcistico ma di questo si era già parlato in tempi remoti e non voglio ripetermi.

    • Elenas marzo 27, 2012 a 6:37 am #

      Non sono mie: io faccio onore e mangio, ma non sono in grado di preparare alcunché.
      Trovo ridicoli quelli che su Facebook cercano invano di fare discorsi seri: me ne astengo accuratamente, essendo la percentuale di cretini troppo elevata per il mio livello residuo di sopportazione già messo a dura prova nelle attività quotidiane necessarie alla sopravvivenza.
      Male: dovrebbe leggere Benedetto Croce. Anche Cicerone, il quale nel De officiis deplorava l’uso dei danzatori di non portare la biancheria (mutande), con effetti che troppo concedevano all’animale che è in noi.

      Ma lei che ne sa, scusi, s’io mangio per ostentazione ossessiva o se lo faccio perché proprio mi garba?

      Buona giornata
      Elena

  34. proet@barboon marzo 27, 2012 a 9:25 am #

    no la prego, Croce no!
    già la generazione di mio padre fece fatica a liberarsi della sua nefasta influenza sulla cultura italiana, io me lo risparmio, se me lo concede.
    per il resto va bene, le concedo, in virtù delle sue ben note qualità intellettuali, di non far parte della fitta schiera dei fotografi di vivande.
    quanto alle mutande dei danzatori l’argomento mi ha fatto venire in mente da una parte alcune foto postate su twitter da Bolle nei giorni scorsi e immediatamente riprese da Repubblica.it che non se ne lascia sfuggire una e dall’altra una intervista molto interessante di Isa Miranda che si può trovare negli extra del dvd de “La signora di tutti”, film italiano, non certo fra gli eccelsi, del grande Max Ophuls.
    la signora rievoca con grande candore un episodio in cui le capitò una cosa del genere agli inizi della carriera, mettendo peraltro in un certo imbarazzo l’intervistatore in una Rai ancora pubblica e pudica, non certo ancora inficiata dalle abitudini generatisi con l’avvento delle televisioni commerciali , da Nadia Cassini in giù, con i risultati che lei certo avrà avuto modo di vedere nel celebre documentario “il corpo delle donne”.
    attenzione dunque, di questi tempi, a evocare “l’animale che è in noi”, potrebbe capitarle di trovarsi dalla parte sbagliata!

    La saluto cordialmente.

  35. marco vizzardelli marzo 27, 2012 a 12:22 pm #

    Aimo senatore a vita mi sembra un’idea “gustosa”.

    Comunque, al proposito, viva sempre GIOACCHINO ROSSINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Genio della musica, genio del cibo!!!!!

    marco vizzardelli

    • Elenas marzo 27, 2012 a 4:09 pm #

      Concesso: le risparmio il Croce ma non s’illuda con ciò di essersene liberato, così come la cultura italiana che lo ha profondamente incorporato tanto che, qualcuno disse parafrasandolo, “non possiamo non dirci crociani”. Ahilei. Anzi, ahimè: mi vuol dire che mi sono persa le pudenda di Bolle? Significa forse che non sono ancora babbiona?

      Ma lei se la ricorda la vedova nera (quella che recitava con Totò)? No, perché se se la ricorda e ne è stato turbato, è chiaro che appartiene a quella generazione che si è illusa per un attimo di aver eliminato Croce.

      Non è così. Mi creda.

      Elenas

      Elenas

      • Elenas marzo 27, 2012 a 4:15 pm #

        Comunque. Stasera Scala. Dopo avervi tutti piacevolmente letti, ho deciso che questo ingresso potrebbe valere la rinuncia a una cena.
        Nel dubbio, mi nutro di cetrioli (Barbùn non sia maligno e non fraintenda: trattasi di sottaceti ben somministrati dal Caffè Scala.

        Cose di una volta, mica happy hour o schifezze del genere!

        Elena

      • Elenas marzo 27, 2012 a 9:57 pm #

        Donna senza ottoni sentita. Pare che più di così non si possa, stanti le restanti performance. Però!

        Ho come avuto la sensazione che questo non sia più il teatro che avevo conosciuto.
        Poi per carità, niente di particolarmente disprezzabile. Un gran baccano – quasi quanto la tifoseria -, voci talvolta da fracassamento di timpani. Degli ottoni già si sa.

        Un successo imbarazzante

        Elena.

        Elena

  36. proet@barboon marzo 27, 2012 a 11:00 pm #

    no niente vedova nera e quasi niente totò, a parte quello con Pasolini e poco altro.
    che ci vuole fare, amio modo anch’io sono uno snob.
    piuttosto mi turbò la”sposa in nero” di Truffaut (spero che lei sappia a chi mi riferisco), un altro dei capolavori del grande “deserteur” scoppiazzati da quel nula di Tarantino.

    quanto a Bolle veda un po’ lei:
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/03/23/foto/roberto_bolle_alla_prova_costume_su_twetter_gli_scatti_dal_camerino-32076752/1/

    io ce l’ho un po’ su con lui dopo che se l’è presa con alcuni miei colleghi napoletani per poi smentire tutto.
    mentre stasera un punto in più (dopo i mille sotto) per il giovane Battistoni che pare che nel seguito dell’intervista a Fazio se la sia presa, giustamente, con chi ha introdotto il flauto dolce durante l’ora di musica nella scuola media!

    • Elenas marzo 28, 2012 a 11:36 am #

      Concordo ed estendo a tutti gli strumenti. Ricordo che quando insegnavo venivano usati in tutte le ore, tranne che in quelle di musica.
      Sì, lei è un po’ snob. Mi chiedevo appunto come mai non avesse ancora citato la nouvelle vague. Ma la perdono, perché per quanto io non ami particolarmente Truffaut, Jeanne Moreau è, in quel film come altrove, magnifica. Questo per quanto concerne la sposa assassina. La vedova nera era invece una spogliarellista d’altri tempi.

      Ma perché non la smette di guardare Fazio?

      Elena

      • Elenas marzo 28, 2012 a 11:39 am #

        Lei conserva un dipinto della sposa in nero? Occhio eh…

  37. proet@barboon marzo 28, 2012 a 2:41 pm #

    Fazio lo guardo sul pc, non posseggo la televisione e il mio pensiero in merito a questo media coincide in toto con quello espresso da Pasolini già 40 anni fa (o se preferisce con quello espresso da Jannacci più di recente, meno articolato di quello del poeta ma ugualmente efficace).
    mi interessa però cogliere le tendenze del mercato culturale veicolate da quel programma: il nemico occorre conoscerlo.
    in questo caso poi ho letto la notizia altrove, perché il video di Battistoni postato qui non era completo, e mi ha colpito perché io della dannosità del flauto dolce alle medie lo dico inascoltato da anni e voglio vedere adesso quanto ci metterà a diventare opinione comune grazie alla tv.

    non ho dipinti di spose in nessun colore.
    quanto alla nouvelle vague di recente mi sono spinto ben oltre ma andando all’indietro e appassionandomi senza rimedio ad alcuni dei grandi ispiratori di quel movimento: Melville, Ophuls, Becker.
    no, ma vuole mettere la Signoret in Casco d’Oro? O Danielle Darrieux e Jean Gabin ne Il Piacere? o Ventura-Delon-Montand in Le Cercle Rouge?
    non ne fanno più così, dia retta, altro che Fillippa e Michele Serra!

    • Elenas marzo 28, 2012 a 8:29 pm #

      Che non ne facciano più così è certo. Però non si giustifichi troppo perché guarda la TV.
      Non è che diventa cieco.

      Le dedico il formaggio clandestino della Sila di cui sto tragicamente facendo il bis.

      Elena.

      • Elenas marzo 28, 2012 a 8:33 pm #

        No però non faccia così… Non mi può citare Jean Gabin, praticamente uno dei più grandi attori della storia del cinema insieme a pochi altri, tra cui indubbiamente il nostro Gian Maria Volontè.
        Non si faccia far ragione così: non c’è gusto!

        Sarebbe come se lei mi citasse un Castelmagno serio. Capisce che non vale?

        Eh! Elena

  38. proet@barboon marzo 28, 2012 a 10:23 pm #

    Castelmagno? Sila? non so di che stia parlando.
    io sono quasi vegetariano e di tutti i prodotti di orgine animale quello che più mi schifa è il formaggio, quella sì una vera aberrazione umana che nessun altro animale compie e che fa davvero male, tanto che chiunque soffre di intolleranza alimentare lo annovera certamente fra le cose proibite.
    e poi si ricordi cosa dicono alcune “signore” amiche mie su dolci e formaggio: “30 secondi in bocca, 30 anni sui fianchi!”

    Gabin invece è indiscutibile.

  39. marco vizzardelli marzo 29, 2012 a 11:05 am #

    Zola e chianti! Gnam! Ora un bella fetta di fontina! Ahhhh, buona! Mmmmm quel quartirolo che ti si sbriciola in bocca! E i formaggi francesi con le muffe belle puzzolenti. Gnam! E la fonduta, ahhhh la fonduta!!!! E che dire di una bella cremina al mascarpone?

    marco vizzardelli

  40. proet@barboon marzo 29, 2012 a 1:19 pm #

    Vizzardelli, lei è davvero ributtante!

    🙂

  41. marco vizzardelli marzo 29, 2012 a 2:45 pm #

    Però il Chiantino va bene anche a lei, dài!! Me lo permette, il Chiantino?

    Saluti

    marco vizzardelli

    • Elenas marzo 29, 2012 a 5:45 pm #

      30 kg? E chissenefregs. Le Signore smagrite sue amiche sono insopportabilmente trendy. I miei fianchi ormai sono il risultato di anni di formaggi e non me ne pento. Je ne regrette rien.
      La “Sila” comunque sono montagne della Calabria, da cui proviene anche un ottimo maialino nero.

      Il formaggio è definitivamente arte.

      Buona cena a base di carote e zucchine della Padania. Ci metta almeno un filo d’olio buono, va …

      Elenas

      • Elenas marzo 29, 2012 a 6:07 pm #

        Vizza, un po’ di technicalities formaggesche! Le muffe belle puzzolenti sarebbero gli erborinati o che altro?

        Non di faccia cogliere in fallo da Barbùn.

        Considero il Gongorzola una “forma di vita” (Wittgenstein, per la gioia di Barbùn)

        Va be’ organizziamo sta cena, così invitiamo anche il Maestro Bychkov di cui abbiamo occupato lo spazio. Peraltro ricordo una sua bella Elektra.

        E.

  42. proet@barboon marzo 29, 2012 a 11:03 pm #

    Carissimi, vi enuncio il mio menù di stasera:
    Risotto alla Milanese (con una spruzzata di grattuggiato generico in onore della Sig.ra Elena)
    Patate arrosto.
    Un piccolo assaggio di pecorino (in onore del maleodorante Vizzardelli).
    Un piccolo assaggio di torta di noci e cioccolato (in onore mio).
    Il tutto annaffiato da un Rosso di Montalcino del 2010, decisamente pensoso.
    Il tutto naturalmente offertomi da un caro benefattore.

    Considero il Gorgonzola (che pure so che è buono) una forma di morte o quanto meno di putrescenza e tuttavia posso riconoscere con la Sig.ra Elena un valore antropologico e culturale in senso lato alle questioni culinarie e anche ai formaggi.
    Sul valore artistico resto della mia idea, cioè no, nessun valore gli riconosco.

  43. marco vizzardelli marzo 30, 2012 a 10:43 am #

    Questo menù le fa guadagnare qualche punto… insista, insista. Si può fare di più.

    marco vizzardelli

    • ... marzo 30, 2012 a 12:21 pm #

      Visti gli argomenti che trattate, perché non cambiate il nome di questo blog? Propongo “la voce del mangione”
      Carlo

  44. marco vizzardelli marzo 30, 2012 a 1:02 pm #

    Nell’intervallo fra un concerto e l’altro…

    m.viz

  45. Campaing to Adop(roe)t@barboon marzo 30, 2012 a 3:41 pm #

    La verità è che io mangio e bevo di tutto ma poi me ne pento e dunque come con l’uva delle Fondazioni di cui si parlava altrove faccio campagna d’informazione contro i rischi di certo edonismo alimentare e alla fine molte cose le penso davvero anche se magari in termini meno caricati di quelli che uso qui.
    E comunque un invito a cena io non lo rifiuto mai (a patto cher non vi siano commensali antipatici), se volete farvi avanti, con i tempi che corrono…

    Carlo ha ragione ma il post è cominciato così e alla fine il povero Bychkov (peraltro uno dei più grandi musicisti sotto la direzione del quale ho avuto modo e piacere di lavorare) mi sa che non è andato a sentirlo nessuno!

  46. marco vizzardelli marzo 30, 2012 a 5:28 pm #

    Inviteremo a cena anche Bychkov

    marco vizzardelli

  47. Elenas marzo 30, 2012 a 6:59 pm #

    Ma il risotto con il midollo, vero? No, perché se no addio valore antropologico.

    Ha confessato, dunque, il malandrino.

    Mah… Io mangio e bevo di tutto e non me ne pento. Mi tengo i miei kg con i quali convivo benissimo e dico: w le formaggette, w il buon vino, sostegno e gloria d’umanità.

    La voce del mangione? Dài…!! Facciamolo.

  48. Elenas marzo 30, 2012 a 7:16 pm #

    Comunque, le enuncio il mio menù di domani che condividerò con altri musico-gourmand:
    -Suite di focacce e “sardenaira” della riviera di Ponente
    -tajarìn fatti in casa con sugo di lumache
    -lingua di bue con salse secondo la tradizione piemontese (salsa verde, al pomodoro, cugnà)
    -Torta alle noci accompagnata da un bicchiere di nocino

    Tutto rigorosamente autoprodotto -dalle focacce, ai tajarìn, alla torta, alle salse, tutto-, farine acquistate nel cuneese in un vecchio mulino, carni della zona di Carrù, olio dell’entroterra ligure. Nocino creato da amici emiliani.

    Si lavora (perché se autoproduci lavori), ma si mangia bene e si sta tra amici. Ed è tutto molto genuino.

    E.

    Vini ancora da decidere: incerta tra un Barbaresco e un rosso francese gruppo secondo (moderato invecchiamento)

  49. Adopt@barboon marzo 31, 2012 a 9:38 am #

    Complimenti Sig.ra Elena, menù davvero interessante sotto il profilo antropologico.
    Tipica tendenza dell’individuo che abita nella grande città, classe medio-alta, a voler recuperare i valori e i sapori della vita contadina oramai quasi scomparsa o confinata in enclaves che diventano tali a causa dell’abbattimento delle linee ferroviarie, i cosiddetti “rami secchi”.
    Certamente lei si dedica a questi piaceri con grande cognizione di causa e certamente con l’eleganza che la contraddistingue, tuttavia mi tocca notare come nel nostro paese si sia prima distrutta una civiltà e poi la si sia trasformata in brand delle nostalgia.
    Io comunque, per età, ho avuto la fortuna di intravedere e vivere un po’ degli scampoli di quell’altro mondo “di una volta” e dunque mi accontento, non avendo la possibilità di accedere ai prodotti da lei citati, delle offerte del Lidl e magari di un buon Merlot senza denominazione e coi solfiti che si trova al discount sotto la stazione centrale (quest’ultima un’altra rappresentazione antropologica aggiacciante, nonché fallimentare, della trasformazione di cui sopra).
    Attendo comunque un suo invito ad una di queste cene così raffinate ed intense, magari a Natale che son tutti più buoni.
    Suvvia, Elenas, adotti un Barbun!

  50. Elenas marzo 31, 2012 a 1:19 pm #

    No babùn io lei non la adotto, anche se ha veramente molta fantasia. Guardi che le lumache sono state acquistate proprio a Borgo San Dalmazzo, non nelle rosticcerie milanesi della gauche caviar a cui rischia di assomigliare più lei e le sue amiche no-taleggio della sottoscritta.
    E poi, abbia pazienza: cosa crede, di non lavorare? Qui è tutto autoprodotto, si lavora tutto il giorno alacremente, spesa al mercato compresa.

    Le da almeno pelare le patate o neanche quello? No, perché mi da che lei la cultura contadina l’ha vista, sì, ma a distanza. La mia nonna invece le patate se le coltivava e se le pelava.

    Ha capito? Qui si lavora, altro che nostalgia bucolica! Se no, pane e acqua! Siam mica gente da rosticceria e da cene eleganti. Venga pure in tuta che c’è da pulir le pentole.

    E.

  51. Elenas marzo 31, 2012 a 1:26 pm #

    Quanto al discount, guardi che se va direttamente dal produttore può fare a meno dei solfiti (che fanno male) e spende anche meno. In più evita di dare troppo spazio a una distribuzione, che fondamentalmente vive grazie a quelli come lei.
    La verità è non sa riconoscere il vino buono, a causa dell’ autopunizione che si vuole infliggere a tutti i costi.

    Una prece.

  52. Agit-proet@barboon marzo 31, 2012 a 1:59 pm #

    Elenas, già mi tocca lavorare per potermi nutrire poi secondo lei dovrei pure lavorare per preparare il cibo che mangio e magari andare fino a Borgo San Dalmazzo a procurarmi delle povere lumache da cuocere vive come d’uso (antropologically, politically and ecologically assai uncorrect)?
    Poi chissà come mai tutti i cultori di Barbaresco, carni di Carrù e cibo bio c’hanno tutti una nonna contadina e che coltivava le patate!
    Quelli che invece le raccolgono oggi le patate vanno a fare la spesa al Lidl, se ce la fanno, con i pochi euro all’ora (o alla cassetta) che gli lascia il caporale mafioso.
    E infatti ha ragione lei, io sono fortunato, posso permettermi alla fine Unes, Carrefour ed Esselunga, in virtù dei miei cespiti precari, male e in ritardo pagati.

    Andrei volentieri dal produttore ma non posseggo neppure l’automobile (che comunque è un costo da aggiungere a quello del prodotto).
    Per evitare i solfiti (vede che qualcosa fa male?!) aspetterò la prossima offerta dei suddetti super mercati.
    Le auguro davvero una buona serata con i suoi amici!

  53. Elenas marzo 31, 2012 a 2:27 pm #

    E aspetta e spera… è roba industriale…

    Secondo lei io non lavoro, durante la settimana? Ma sa, se voglio mangiar bene, devo cucinare e pelare patate. Se no, faccio a meno. Perlomeno fino a quando non potrò permettermi di rivolgermi a un fornitore di fiducia al quale dirò di procurarmi un gorgonzola magro e un maialino (industriale) senza grassi, se no, come le sue amiche, perdo la linea.
    Almeno io a quelle povere lumache faccio onore.

    Per Borgo può prendere il treno: le conviene, almeno fino a quando non avranno terminato l’Asti-Cuneo. O se no ci mettiamo d’accordo e andiamo in macchina, basta che divide la benzina che, come saprà, costa cara.

    Vado a stirare la tovaglia e con ciò la saluto: mi fa perdere la concentrazione. Già che mi ha ricordato la buanonima della mia nonna, non vorrei mi arrivasse una stramaledizione in dialetto friulano, perché “invece di lavorare” parlo. Lei non capirebbe il significato, ma a me fa ancora un certo effetto..

    E.

  54. proet@barboon marzo 31, 2012 a 3:10 pm #

    🙂

    Lei comunque mi è simpatica.
    Buona serata, la saluto e vado a lavorare (gratis naturlamente!)

  55. proet@barboon marzo 31, 2012 a 3:11 pm #

    natur-la-mente è anche un bel lapsus, lo ammetterà!

  56. Elenas marzo 31, 2012 a 5:48 pm #

    Guardi, alla fine mi è simpatico anche lei.
    Devo andare anch’io: già la mensa è preparata. Le sapremo dire l’effetto che da. A occhio i tajarin mi sembrano ottimi: vediamo che ci dicono.

    Faremo un Brindisi alla sua dieta, comunque.

    E.

  57. marco vizzardelli aprile 2, 2012 a 12:08 am #

    Ecco: per fortuna, ci sono esecuzioni, concerti, interpretazioni, serate che rimettono a posto l’orologio. Christoph Eschenbach esegue la Prima sinfonia di Brahms con la Filarmonica della Scala, e… parto da due considerazioni.
    a) Mi auguro che qualche buona anima presente domenica sera 1° aprile 2012 alla Scala abbia piratescamente registrato tale esecuzione-interpretazione. Non tanto a giovamento di chi c’era ma perché, essendo per l’appunto una di quelle rare letture che fanno testo e rimettono a posto l’orologio, va passata a coloro che verranno, così come è stata, “dal vivo”, non reincisa, no: questa qui, di domenica sera 1° aprile.
    b) Gli orchestrali hanno giustamente fatto festa ad Eschenbach. Spero che coloro che suonano in Filarmonica e anche nelle opere abbiano colto la differenza che passa fra battere i piedini da bambini capricciosi al ragionier Marc Albrecht per un decente Strauss e…. questo straordinario (sì!) Brahms! Perchè qui, da parte di un ambiente meno mortifero di quello dei bagonghi abbonati Filarmonica, sarebbe stato giusto e dovuto l’applauso ritmato di tutto il teatro, orchestra e pubblico, in piedi. Era da standing ovation.

    Per ricordare, alla Scala, un Brahms dal vivo di tale portata intellettuale, culturale, interpretativa – e per di più di tale cuore: un “calore” di suono indescrivibile – devo risalire a Giulini (e chi ricorda la “sua” Prima di Brahms sa di cosa parlo). Molto diversa, per impostazione, ma pure eccezionale. Per collocare giustamente la lettura di Eschenbach – fin dallo straordinario inizio, una densità e nello stesso tempo trasparenza (sembrano contrari, invece c’erano tutt’e due) di suono da sbalordire – è evidente che ci si rifà diritti-diritti alla lezione del Maestro del Suono, che per Eschenbach giovane, e giovane pianista, ebbe predilezione: Herbert Von Karajan. Per intendersi, l’impostazione parte da lì (ed è giusto: dal forse più grande interprete di sempre, della sinfonia in Do min.di Brahms) . Come direttore, Eschenbach è un interprete “di tradizione”, il che non ha niente di negativo, è una semplice constatazione di fatto. All’inizio, ha proposto una Jupiter di Mozart che, meno “filologica” non si sarebbe immaginato, ma chi se ne frega: era magnifica, per sottigliezza dei colori, delle dinamiche (gli sbalzi forte -piano nell’andante e nel trio del minuetto!), del canto! Non è detto che Mozart si DEBBA fare per forza “da filologi”, se il musicista è di qualità. C’è Jacobs e ci sono “filologi” mediocri o pessimi, così come, fra oi “tradizionali” nelle Nozze ci sono stati ieri Erich Kleiber o lo stesso Muti di una famosa “ripresa”, e c’è oggi… Battistoni!!!! Ma, diversamente da tanti strumentisti (pianisti, più di tutti) che ad un certo punto si sono dati alla direzione (uno “fa” il direttore stabile alla Scala…), Eschenbach non “fa” il direttore. “E” un fior di direttore, con un senso delle proporzioni del suono, dei colori, del fraseggio, dell’ascolto reciproco fra gli orchestrali, che…. magari il suo collega stabile alla Scala ce l’avesse! Anche Barenboim è tradizionale, fa tanto suono, ma nella sua costipata concertazione manca, quasi sempre, ciò che in quella del direttore Eschenbach c’è sempre, qualunque sia il grado dei decibel: aria, ossigeno, slancio, colore.
    Ecco, era un Brahms così. Con ancora altre doti: avete in mente il tema innodico famoso del finale della Prima? E’ raro ascoltarlo così nobile, ma stupisce ascoltarlo completamente variato nell’espressione ad ogni ritorno: lo enunciano gli archi ed è solenne, lo riprendono i legni ed Eschenbach gli cambia tempo e colore ed espressione: diventa giocoso. Quando torna, alla fine, è ancora diverso (queste cose, a parte stavolta da Eschenbach oggi le sento fare solo da Pretre, quando esegue Brahms). Una nota merita anche la stretta finale. Nessuno è mai riuscito e probabilmente nessuno riuscirà a dare il senso di “precipizio” che il cadenzato Giulini (che non era banalmente “lento”, ma aveva un incredibile senso del ritmo) riusciva ad esprimere (è documentato in tutte le sue incisioni della Prima). Eschenbach ha risolto con una – quasi altrettanto eccezionale – accelerazione “a centrifuga” di incredibile esattezza tecnica.
    Tutto quanto detto, è al servizio di una lettura che colloca, esattamente, Brahms, al culmine di quella concezione utopica-ideale, della Sinfonia, oltre la quale… Mahler farà meravigliosamente a pezzi il tutto. Il “clima” in cui si colloca la straordinaria lettura di Eschenbach è questo… ed è Brahms, all’ennesima potenza.

    Dopodiché, voglio sperare che la Filarmonica (che ascolto, quasi ininterrottamente dalla Terza di Mahler con Abbado in poi, cioé dall’inizio) abbia ben presente che questa Prima di Brahms, di questa sera, si colloca fra i momenti più alti nella vita dell’orchestra medesima. E in questo senso dovrebbe servire a rimettere a posto l’orologio, rispetto a ben peggiori prove: e, forse, a capire, perché chi ascolta regolarmente non è “tenero” come questa volta.
    Nell’occasione, davanti ad una prova di – finalmente! – ascolto reciproco e compattezza (resta qualche sforzo degli ottoni, ma stavolta hanno fatto cose anche splendide: il corale del finale in Brahms era magnifico per intensità) non sarebbe giusto per l’insieme citare solisti: ma va citato, per forza, quel che si è udito dal favoloso clarinetto di Fabrizio Meloni nell'”andante sostenuto” e nell'”un poco allegretto e grazioso”: una tal bellezza di canto e colore che ad un certo punto Eschenbach ha quasi smesso di dirigere, lo ha guardato in faccia e ha avuto un chiara espressione di giusto apprezzamento. Al proposito, il senso direttoriale del colore del legni, in particolare (anche in Mozart: splendido il fagotto, e in Brahms oboe e flauto) da parte del “nato-pianista” Eschenbach è sbalorditivo. Idem dicasi la compattezza degli archi, le viole, in particolare. Oltre al valore “tematico” e culturale della lettura della sinfonia in Do min. di Brahms, il punto è che – finalmente: in questa stagione, fra opera e Filarmonica, era successo solo con Daniel Harding – abbiamo “ascoltato un’orchestra che si ascolta reciprocamente”, un organismo di armonia fra le parti. Con Christoph Eschenbach, in concerto con la Filarmonica è accaduto (non con il pur professionale baccano di Albrecht nella Donna di Strauss, checchè lor signori ne pensino…). Era ora… speriamo si ripeta.

    marco vizzardelli

  58. marco vizzardelli aprile 2, 2012 a 12:18 am #

    P.S. Ho scritto qui del concerto di Eschenbach, so che Attilia è in trasferta, penso che quando potrà creerà un luogo apposito.

    marco vizzardelli

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