Filarmonica della Scala

25 Mar

2019, 25 marzo
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Milano, Teatro alla Scala

 

 

 

 

 

Direttore Lorenzo Viotti
Violoncello Sol Gabetta
Maurice Ravel
Alborada del gracioso
Édouard Lalo
Concerto per violoncello e Orchestra in re min.
Richard Wagner
Tristan und Isolde, Vorspiel und Liebestod
Claude Debussy
La mer, Tre schizzi sinfonici L 111
Per ragioni personali, Mirga Gražinytė-Tyla non potrà dirigere il concerto di lunedì 25 marzo 2019. A sostituirla è il giovane Lorenzo Viotti, il ventottenne direttore svizzero che torna alla testa della Filarmonica dopo il felice debutto, lo scorso ottobre, nella Stagione Sinfonica del Teatro alla Scala. Confermata la presenza della solista Sol Gabetta al violoncello, artista più volte ospite della Filarmonica, alla Scala e in tournée, che per l’occasione esegue il Concerto per violoncello del compositore francese Éduard Lalo. Di suggestioni tardoromantiche e impressionistiche è intriso l’intero programma che presenta anche l’Alborada del gracioso di Maurice Ravel, nella versione per orchestra (sostituisce l’annunciata suite sinfonica Printemps di Debussy), il wagneriano Preludio e Morte da Tristano e Isotta, e La mer di Claude Debussy con la direzione di Viotti, la cui direzione si contraddistingue per autorevolezza e eleganza del gesto.

11 Risposte to “Filarmonica della Scala”

  1. Elisa Bramucchi marzo 26, 2019 a 7:59 am #

    Ha voglia il Vizzardelli a urlare dopo l’ultima nota di ogni brano (“Bene!” dopo Ravel, “Ùhi! dopo Wagner, “Straordinario!” dopo Debussy).

    In realtà i troppi errori esecutivi – nel finale di La Mer un terzo degli ottoni è fuori di mezza battuta! – certificano una evidente immaturità del presunto fenomeno Viotti. Il timbro prodotto dal suo gesto è tendenzialmente brutto (una Alborada abbastanza mediocre) e il suono non si espande con libertà ma è impastato e sordo (Preludio di Tristan, in cui peraltro i fiati continuano a sbagliare entrate e a stonare).
    Capisco che in loggione si sia commentato che è meglio un concerto di Viotti che uno di Chailly – su questo non ci piove anche secondo me, sia chiaro – ma la mia sintesi è: ripassare tra qualche anno, quando si avrà più dominio del mestiere e le interessanti intuizione potranno essere messe al servizio di vere interpretazioni.

    Rimane l’apparizione semidivina di Sol Gabetta, che ancora una volta incanta per musicalità, precisione, carisma. Anche Viotti e l’orchestra vivono con lei il loro momento di massima performance. Guardate come il giovane direttore letteralmente danza insieme al violoncello nell’ultima parte del secondo movimento; oppure cosa è capace di ottenere costantemente dagli archi gravi. Grande momento.
    Niente bis, purtroppo.

    Pubblico della peggiore specie: rumoroso, tossente, telefoninante.
    Applausi freddini in generale. Non è un concerto di grande qualità, però si può essere più cortesi. Segno dello scollamento ormai definitivo tra l’attuale dirigenza del teatro (amministrativa e musicale) e un pubblico che riduce il suo andare al Piermarini a una specie di passerella per élites decadute.

  2. marco vizzardelli marzo 26, 2019 a 10:41 am #

    Chiaramente sono d’accordo solo, e d’accordo al 100%, sull’ultimo paragrafo di Elisa.
    Quello sull’insopportabile, plantigrado, obsoleto, rumoroso, distratto pubblico della Filarmonica. Il peggiore d’Italia, penso uno dei peggiori del mondo. Credo che il non bis della Gabetta possa anche legarsi alla totale mancanza d’atmosfera del luogo e della situazione. Fanno ribrezzo, sembrano capitati lì per caso, con le loro catene di borsette tintinnanti, i cellulari trillanti ed il cimurro cronico, e la totale non-partecipazione.

    Dopodiché. Sol Gabetta brava ma… piccola piccola e con paletta di colori piuttosto limitata.

    Dopodiché, Lorenzo Viotti: ricerca di dettagli in Alborada, vedasi il ribattuto di cornice della tromba o le nacchere, nette e rotonde. Poeticissimo nel Liebestod, letto tutto in trasparenza (certo: un alternativa alla stupenda “densità” di Barenboim, qui), e nella Mer, un gioco di dinamiche quale rararmente si sente da queste parti e con questa orchestra di questi tempi (a meno che non passi di qui Gergiev…)-

    Già, l’orchestra, appunto. E’ vero, ci sono errori. Abituati al boato continuo e al suono ” a blocchi” richiesto dal mediocre direttore stabile, riabituarsi a sfumare dal pianissimo in su e al pianissimo tornare, a colorire, a fraseggiare con fluidità e non con la rigidezza di un icebereg (che è tutto quanto Viotti gli chiede) e a lavorare, lavorare, lavorare (che significa: provare, provare, provare) su tutto questo, si trovano in difficoltà.

    Nessuno ha mai scritto che Lorenzo Viotti è un fenomeno, né lo dice lui stesso (leggetevi la bella intervista di ieri sul Corriere): è un giovane, promettentissimo direttore che sta studiando prima di tutto se stesso.
    Ma ha doti e bellezza d’approccio e di suono fuori dal comune.
    Per quanto mi riguarda, continuo a seguirlo con stima, per l’evidente bellezza di ciò che fa.
    Poi, se da bravi milanesi si vuole cominciare la consueta opera di denigrazione, allora i Viotti, come molti altri bravi, finiscono a Lisbona , a Londra , a Parigi, e qui ci si tiene il boato, l’orchestra a blocchi, la sovrana, erudìta pomposa noia della… situazione attuale.
    Da queste parti, un esempio, Omer Meir Wellber è stato fatto passare per un mentecatto: andatevi a leggere adesso con quali orchestre e in quali luoghi (una: la Staatskapelle di Dresda) è attivo il formidabile artista israeliano qui sbeffeggiato da lor signori…
    Certo, per questa orchestra e questo luogo è ormai constastato che i direttori che lavorano su suono e fraseggio e varietà di dinamiche (perfino il grande Chung, alla Scala è stato sputtanato ben bene ne La Traviata ma è continuamente trionfante altrove) non sono bene accetti perché tutto questo richiede lavoro, lavoro, lavoro e prove, prove, prove. E l’aplomb, che non arriva “dal cielo”, di una vera orchestra sinfonica internazionale.

    marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli marzo 26, 2019 a 10:48 am #

    Ciò detto: plauso alla prestazione di alcune parti e sezioni della Filarmonica: vedasi, ad esempio, le due straordinarie arpe, mirabili nel Liebestod (cosa è il finale così come Viotti lo ha chiesto e ottenuto!). E gli archi, e le percussioni. Un po’ in vacanza, stavolta (strano) i legni, di solito un punto forte…

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli marzo 26, 2019 a 11:39 am #

    Infine, preciso alla simpatica interlocutrice Elisa che, dopo il Liebestod non ho detto “uhi!”, ho detto, ad alta voce “poeta!”. Una mia amica wagneriana, di provata fede, mi ha confessato di aver pianto di emozione durante il LIebestod fraseggiato ed eseguito come Viotti ha fatto, con anima musicale ed umana stupenda. Io pure. Teniamoceli cari, giovani direttori come lui, anziché farci il naso all’insù da “maestrini”.

    marco vizzardelli

  5. Marta Pagni marzo 26, 2019 a 10:48 pm #

    Non me ne vogliate ma per me è stata un’esecuzione misera e noiosissima.
    Molto delusa da Viotti. Lo vedo per la prima volta e sinceramente mi aspettavo molto di più.
    Lontano anni luce da Mariotti.
    Aggiungo che sono rimasta estremamente sorpresa dalla crescita di Noseda: tre concerti davvero toccanti ed un suono bellissimo. Ad oggi i miei tre concerti preferiti.

    Buonanotte e buona musica a tutti

    Marta

  6. marco vizzardelli marzo 27, 2019 a 10:36 am #

    Michele Mariotti, che io considero un genio, il top della sua generazione e non solo, ha undici anni più di Viotti. Il che non è indifferente.
    Mi spiace d’aver perso il concerto di Noseda, certamente bravo, sono però vittima di un certo fastidio fisico per le sue smorfie sul podio.
    Viotti è, fra le altre cose, elegantissimo sul podio e nel gesto

    marco vizzardelli

  7. der rote Falke marzo 27, 2019 a 4:51 pm #

    Il concerto di Viotti mi ha lasciato piuttosto indifferente: piacevole e interessante, niente di più.

    Posso invece dire un’altra cosa?
    Sono rimasto molto favorevolmente colpito dalla decisione di Fabio Luisi di cambiare il programma del suo concerto con la Filarmonica della Scala lunedì prossimo.
    Era stata prevista la urfassung dell’Ottava di Bruckner. Nel frattempo però Zubin Mehta (stagione sinfonica) aveva cambiato il proprio programma bruckneriano dalla Quinta proprio alla Ottava, pur se nella versione solita. A questo punto per deferenza Luisi ha optato per la Settima di Bruckner preceduta dalla weberiana Ouverture da “Oberon”.
    Ecco, questi sono i gesti che solo i grandi direttori sanno fare. E Luisi è un grande direttore, come il suo passaggio con “Francesca da Rimini” – tra i pochissimi vertici della gestione Pereira – ha mostrato.
    Domando: quanti direttori avrebbero fatto altrettanto?
    Grande Fabio Luisi.

  8. marco vizzardelli marzo 28, 2019 a 3:52 pm #

    Avevo già “postato” il mio commento, perfettamente in linea con il precedente, in altre parti del forum. Lo ritrascrivo qui, concordo al 100% con Rote Falke
    ————————————————————————

    —————————————————————————————————

    Fabio Luisi. Ennesima dimostrazione che trattasi di uomo di grande stile, oltreché fior d’artista.
    Avendo in programma, alla Filarmonica della Scala, l’Ottava sinfonia di Bruckner, la cambia in Settima in rispetto al collega Zubin Mehta che farà atteso ritorno alla Scala con l’Ottava poco tempo dopo.
    Questo fanno i Signori.
    I non signori, denigrano i colleghi in svariate maniere. E ce ne sono, di non signori. Sono attorno a noi, spesso blandìti da molta critica ossequiente.
    A Firenze hanno sul podio due Signori, uno titolare l’altro onorario a vita.

    marco vizzardelli

  9. marco vizzardelli marzo 28, 2019 a 4:00 pm #

    D’accordo al 100% con der rote Falke, trascrivo qui il commento al proposito, già postato in altre parti del forum

    ———————————–

    Fabio Luisi. Ennesima dimostrazione che trattasi di uomo di grande stile oltreché di for d’artista.
    Avendo in programma, alla Filarmonica della Scala, l’Ottava sinfonia di Bruckner, la cambia in Settima in rispetto al collega Zubin Mehta che farà atteso ritorno alla Scala poco tempo dopo. Questo fanno i Signori.
    I non signori, denigrano i colleghi in svariate maniere. E ce ne sono, di non signori. Sono attorno a noi, spesso blanditi da molta critica ossequiente.
    A Firenze hanno sul podio due ignori. Uno tiotlare l’altro onorario a vita.
    Fabio Luisi non è solo un assai bravo direttore ma un Uomo e una Persona. Con la U e con la P maiuscole..

    marco vizzardelli

  10. lavocedelloggione marzo 31, 2019 a 4:05 pm #

    Ricopio l’articolo di Carla Moreni pubblicato oggi sul supplemento domenicale del Sole 24 ore:

    Viotti e Gabetta, il tandem non va
    AAA direttore cercasi, Musicista, preparato, disposto a ricostruire l’orchestra. Il modesto concerto di lunedì scorso alla Scala, per la stagione della Filarmonica, stava a cartina di tornasole non tanto della paralizzata inesperienza di Lorenzo Viotti, sul podio, quanto del preoccupante stato di salute dei leggii del teatro, incapaci di sorreggere un giovane, in autonomia. Fallosi oltre misura. Stanchi, senza suono, in un programma basato tutto su quello: Ravel, Lalo, Wagner (il peggior Preludio e Morte di Isotta mai sentito) e Debussy.
    In serate come queste è troppo facile sparare sul direttore. Che ha le sue colpe, certo. Prima fra tutte quella di aver accettato un concerto con poche prove. Oppure, in subordine, sparare sul pubblico. Che va bene, è quello anzianotto della Filarmonica. Di una certa Milano lì nei secoli fedele, dalla fondazione, 37 anni fa. Gli stessi posti, gli stessi intervalli a voci alte, dove devi gridare per farti sentire al bar, per un orzo e un caffè. Ma impallinamenti come questi sono sbagliati. Perché la costruzione Maestro-Orchestra-Pubblico è una piramide. Dove si parte dall’alto. Il direttore costruisce la sua orchestra, e l’orchestra costruisce il suo pubblico.
    Si semina, si raccoglie. Il centro vero dell’attuale problema-Scala, di cui tanto si dibatte, senza uscirne, è il vuoto al vertice. Musicale, prima che economico. Un Teatro è un fatto di musica, non di “danè”. I palanchi servono, ma di supporto. Senza una grande personalità sul podio, senza una guida stabile, capace nei risultati, ricca nelle proposte, autentica nelle scelte, la nostra bella Scala è destinata a trasformarsi in un “Grand Hotel”. In centro, comodo – per chi arriva, prende e scappa – ma senza lasciti sulla vita culturale della città.
    Oggi Milano è più povera. E si perde tempo. I famosi cacciatori di teste per il futuro sovrintendente hanno impiegato mesi per arrivare a proporre un manipolo di prede che erano quelle sulla bocca di tutti, già prima della caccia. Ne ignoriamo la strategia segreta. Magari a breve verrà svelata. Nel frattempo, monitorando con costante affetto il cuore della Scala, cioè il suo motore, fatto da Orchestra e Coro, ne constatiamo la progressiva decandenza. La perdita di identità di suono e virtuosismo tecnico, anche nei reparti dove dettava legge, nel mondo.
    Colpa di Viotti? Ma non scherziamo. Sentito lo scorso agosto, aveva diretto meglio una delle giovanili europee che i professori scaligeri. Qui la sinistra era in panne. La tenuta della destra è il suo punto forte, ma sembrava solfeggiasse, prudente. E non bastava la di solito contagiosa Sol Gabetta, di violoncello agile e scherzoso. Sembrava raggelata, in un diligente Lalo. Pochi applausi, niente bis.

  11. marco vizzardelli aprile 25, 2019 a 7:40 am #

    Eccolo lì. Venti giorni dopo esser stato fatto passare per incapace dai supponenti Signorotti della Filarmonica della Scala, Lorenzo Viotti viene eletto, a 28 anni, nuovo Direttore Musicale dell’Opera di Amsterdam, succedendo a Marc Albrecht. Meno prosopopea, Milano e Scala! Leggere le motivazioni. Viotti è bravissimo!

    https://www.broadwayworld.com/netherlan … a-20190424

    marco vizzardelli

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