L’ipocrisia alla Scala di Natalia Aspesi

6 Mar

Una grande istituzione deve portare la nostra cultura nel mondo: non accetti i soldi di uno Stato potente e crudele

 

 

 

 

 

 

Sarà un bene o un male che gli arabi, anzi i sauditi, anzi il petrolio Aramco, anzi il famoso principe Mohammad bin Salman cui si attribuiscono atti di nervosismo tipo far tagliare a fette chi gli è antipatico, entrino nel massimamente aristocratico consiglio di amministrazione della mitica Scala, a dire la loro sulla Traviata o Moses und Aron, su Mahler o Barenboim? Il no è istintivo, ma poi trovandosi per la prima volta a pensarla come la signora Santanché, ci si impone quello che si definisce “un momento di riflessione” e quindi di confusione, di scoramento.

Improvvisamente anche i più refrattari all’opera e alla musica sinfonica, anche i non milanesi, entusiasti di avere un nuovo argomento di cui cliccare, si son messi subito al lavoro, ognuno in direzioni spesso impensabili: il forzista Gasparri è fuori di sé, il sindaco Sala, presidente del cda scaligero, “non sembra escludere del tutto l’ipotesi” mentre il Fratello d’Italia Mollicone tuona no ai soldi arabi e il presidente di regione Fontana promette di valutare, come il ministro dei Beni culturali che va oltre, in quanto “valuteremo con la Farnesina”, e c’è anche chi nel governo si preoccupa, “Esistono su quel Paese punti di domanda…”.

Ce ne saranno pure sulla Scala, e uno è certamente come trovare indispensabili finanziamenti. I suoi ricavi sono alti, più di 57 milioni, i contributi pubblici molto decrescenti, di 45 milioni, quelli privati di 24. Nel cda la quota minima è di 3 milioni a testa, ma c’è chi come la Fondazione Cariplo ne dà 10. Domanda scema: allora perché non si è chiesto alla ricchissima corte di Riad, se proprio il monarca assoluto saudita e parenti vogliono mettere il naso nella Scala, non gli si chiede anziché 15 milioni in 5 anni, 20 milioni l’anno? Forse allora, malgrado tutto, ci si potrebbe fare un pensierino; sempre che anche per una istituzione culturale e non solo per il mercato, si accettino inaccettabili compromessi.

Per ora pare tutto fermo; il sovraintendente Pereira ha commentato secco: “Nessuno del consiglio si è opposto”, ricordando di averne discusso sia con la Regione che con il cda, sin dall’inizio delle prime trattative tuttora in corso. I mormorii intanto stordiscono: sono stati quei furboni degli arabi a iniziare le trattative con la direzione del teatro, perché hanno deciso di usare le montagne di riyal che li stanno soffocando per far posto a un po’ di cultura occidentale, visto che hanno da poco addirittura un ministro del ramo, forse a scopo turistico, pur non rinunciando alle tradizioni di casa, tipo lapidazione, tortura, intellettuali scomparsi e donne senza diritti.

Nei primi incontri si è parlato di fondare a Riad un’accademia di musica e una scuola di ballo, il tutto per bambini, già pensando forse che arrivati a dieci anni e quindi ormai pericolosamente impudichi, saranno mandati a casa. Poi va bene i diritti umani, ma ci si passa sopra quando i sauditi comprano mezza Milano, o dalla Sardegna partono migliaiai di bombe MK, nel 2017 per 20 milioni di euro, allo scopo non culturale di distruggere lo Yemen: insomma no ai diritti umani nel Paese, e sì alla guerra più spietata fuori.

Ci si può assolvere ricordano che anche la tuttora democratica Francia esporta oltre al resto, la sua cultura: in un’oasi pare meravigliosa, il governo ha appena affidato alla sua star Jean Nouvel la costruzione di un immenso lussuoso villaggio per quegli occidentali che deplorano certo, ma insomma… Si sa che il cda deve tra pochi giorni decidere se riconfermare o no Pereira: cosa che è, o era, dopo questa storia, probabile se non sicura.

E prima gli italiani? Non tanto per la figura del sovraintendente che oggi è ovvio sia internazionale, ma per quel continuo, vile sbandierare la nostra cultura contro gli immigrati che la contaminerebbero solo mangiando falafel e non polenta; e questi ricchissimi sauditi? La Scala può avere sue rispettabili ragioni per accettare il loro denaro, Che però lo stesso Pereira definisce non essenziale, ma non il governo, a cui altri responsabili, per lavarsene le mani, affidano la decisione.

Giusto portare la nostra bravura nel mondo, già ci sono trattative serie con la Cina, diverso è accettare l’ingresso in una delle nostre grandi istituzioni, simbolo della grandezza culturale non solo italiana ma occidentale, di un mondo opposto, quello saudita, tribale, nemico non per la diversa religione ma per la assolutezza crudele e la potenza sconfinata.

37 Risposte to “L’ipocrisia alla Scala di Natalia Aspesi”

  1. proet marzo 7, 2019 a 9:44 am #

    beh, nessuno commenta? pecunia non olet?
    non eravate tutti nemici di Pereira?
    e la Kovanchina?
    io intanto aggiungo un contributo al dibattito:

    https://www.giornaledellamusica.it/news/scala-darabia

    • pamo marzo 7, 2019 a 12:15 pm #

      io aggiungo questo passaggio dell’intervista a Pereira:
      “la Scala costa circa 125 milioni, come gli altri grandi teatri europei, l’Opéra o la Staatsoper di Vienna o quella di Monaco. Solo che lì lo Stato copre il 75-80% del budget, a Milano meno di un terzo. Ogni anno la Scala deve quindi trovare almeno 45 milioni dai privati. Io li trovo”
      In altri termini: scopo primario di un sovrintendente di una fondazione lirica italiana non è garantire la qualità musicale ma garantire i finanziamenti privati per far quadrare il bilancio. E, purtroppo, in questo Pereira ha totalmente ragione, con lui i finanziamenti privati alla Scala sono aumentati di molto.

  2. Gabriele Baccalini marzo 7, 2019 a 11:56 am #

    Poiché fino a ieri non c’era un post apposito, commenti sulla questione sono stati pubblicati in quelli su Chailly e sulla Chovancina. Potrebbe essere opportuno riportarli qui.

  3. Gabriele Baccalini marzo 7, 2019 a 12:11 pm #

    Il mio comunque era tranchant: fuori Pereira dalla Scala.
    La sola idea è vomitevole.
    Le armi, come tutti, continueremo a scambiarle col petrolio, e il popolo yemenita ringrazia: 24 milioni di abitanti su 28 a causa della guerra hanno bisogno urgente di aiuti umanitari.
    Noi siamo messi male, ma non ridotti al punto di fare accattonaggio musicale presso uno dei regimi più odiosi del mondo.

  4. proet marzo 7, 2019 a 12:34 pm #

    Baccalini, faccio riferimento alla sua definizione di “stato-canaglia”, nei commenti di un post precedente che ho letto solo ora, con la quale accomuna Venezuela e Arabia Saudita.
    A parte che si tratta di un americanismo ormai un po’ desueto ma io trovo che vi siano delle differenze notevoli fra i due casi e non riguardano solo il Sistema Abreu.
    E poi se volessimo fare i puntigliosi, quale stato non è canaglia?

    • lavocedelloggione marzo 7, 2019 a 1:58 pm #

      …però ci sono Stati più canaglia di altri, a meno di non pensare che il rischio di essere fatti a pezzi, se non graditi, possa stare alla pari di altre canagliate!
      Ad ogni modo strano che in questo caso scaligero non si sia tirato fuori il caso dei mondiali di calcio 2022 nel Quatar, a proposito dei diritti negati (alle donne o ai lavoratori per esempio: https://www.amnesty.it/qatar-diritti-lavoratori-mondiali-calcio-2022/)

      • proet marzo 7, 2019 a 6:10 pm #

        se è per quello ci sono milioni di persone che lavorano nei vari Emirati costruendo grattacieli o come donne di servizio, vengono da Filippine Sri Lanka e altri paesi, basta parlare con qualcuno dei loro compaesani che vive in Italia e ognuno di loro ha un parente laggiù, spesso senza nemmeno la possibiltà di lasciare il paese perché gli viene sequestrato il passaporto, intere famiglie dunque possono vedersi solo via skype o whatsapp, quando va bene.
        detto ciò ricordo che anche da noi qualcuno non esce vivo dalle caserme di carabinieri e via dicendo, ci sono fatti del genere più o meno efferati ovunque, nei consolati, nelle caserme e spesso, come accade negli USA, in mezzo alla strada, senza ritegno.
        tutta la discussione dunque appare un po’ senza senso.
        tuttavia è interessante scoprire per l’ennesima volta l’inconsistenza ideologica dei Leghisti, compreso quel Fontana che pareva essere il più intellettuale di tutti: una volta lo sentii dividere il mondo fra “globalisti” e “identitari” (loro stessi).
        ora pare invece che sia diventato globalista anche lui, a patto che sia per il bene della musica italiana (quale rappresentazione migliore della Scala?).
        propongo che con i soldi dei Sauditi venga messo in scena alla Scala questo:

  5. lavocedelloggione marzo 7, 2019 a 12:49 pm #

    Riporto l’intervista di Foletto a Pereira su Repubblica del 4 marzo:

    Pereira: “Se la Scala non prende i soldi sauditi lo farà qualcun altro”
    04 MARZO 2019
    Parla il sovrintendente: “Loro sono molto decisi a investire, d’altra parte la Francia è pronta ad accogliere il principe”
    DI ANGELO FOLETTO
    Sovrintendente Alexander Pereira, con l’interrogazione annunciata al ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli dal deputato di Forza Italia Maurizio Gasparri per conoscere “la valutazione del governo”, il caso Scala-Arabia Saudita è già un affare politico. Preoccupato?
    “No, affatto. La trattativa è nata a seguito di contatti con il governo saudita e l’Aramco suggeriti da uomini vicini al presidente della Regione Attilio Fontana l’anno scorso. Il 7 dicembre ho fatto in modo che il ministro Bonisoli incontrasse il principe Badr bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan Al Saud, ministro della Cultura di Riad. E già in quell’occasione erano state fatte ipotesi di collaborazione con la Scala e l’Accademia. Ma prima di agire, avevo informato il sindaco-presidente Beppe Sala convenendo che era indispensabile un rapporto il più possibile istituzionale”.
    I passi successivi?
    “Nei primi giorni dell’anno, sono stato invitato a visitare il meraviglioso sito archeologico di Al-Ula – un sorta di Petra saudita – in vista d’un nuovo festival musicale internazionale e con i responsabili dell’Accademia abbiamo illustrato il progetto per la creazione d’un scuola gemella a Riad”.
    Quindi la prima proposta era solo didattica. Ma non ha avvertito il pericolo nell’alleanza con un Paese dove i diritti umani sono stati ampiamente calpestati?
    “Da un Paese che aveva cancellato la cultura da quarant’anni, mi sembrava un gesto civile, da apprezzare e assecondare: l’idea di creare un nuovo pubblico musicale – il Louvre Abu Dhabi aveva innescato il meccanismo simile a favore dell’arte occidentale – partendo dal basso. Quindi con corsi per voci bianche, baby orchestre e baby ballerini, elementare management. In un edificio ristrutturato su progetto tecnico del nostro direttore dell’allestimento scenico Franco Malgrande”.
    E fin lì, ci stava. Poi che cos’è successo?
    “Avendoci visti all’opera subito, e concretamente, il principe Badr ha capito che era la Scala come simbolo della musica italiana a interessarlo, e – ai primi di febbraio – ci ha chiesto di ampliare il piano di lavoro formativo, che ha ottenuto un finanziamento a parte, a una partnership di almeno cinque anni”.
    Com’ha deciso di quantificarla economicamente?
    “Il conto era presto fatto. Se ai soci fondatori si richiede un impegno di 3 milioni annui, bastava moltiplicare”.
    Immagino che il principe non abbia battuto ciglio. E il Cda scaligero?
    “Non ci sono state opposizioni ma solo una discussione finale sollevata da un consigliere, sull’opportunità di avere il sostegno dal governo oppure dall’Aramco. Ma nessuno ha messo in dubbio che fosse un’opportunità da afferrare”.
    Ma con un socio non immacolato, anzi…
    “Ho seguito con sgomento il caso Khashoggi e so benissimo che tipo di regime dispotico sia quello saudita ma, al di là della freddezza contabile e da sovrintendente, per me che sono convinto della forza ‘positiva’ della musica, e dell’obbligo morale degli amministratori di favorirne in ogni modo la conoscenza, è parso che portare la Scala a essere parte di quella porzione di nuova immagine saudita che crede nel valore morale e civile la cultura fosse importante. Anche per l’immagine internazionale dell’Italia che la Scala ha sempre espresso”.
    La questione morale però rimane. Non ha prevalso il calcolo?
    “Alla Scala, con 45milioni di finanziamenti privati annuali, di cui 27 dai soci fondatori, quei 3 milioni in più fanno comodo ma non spostano di molto i conti”.
    E se, di fronte alle polemiche, ci fosse un ripensamento del Cda scaligero?
    “Il principe Badr è molto deciso: potrebbe finanziare la Scala da privato. Oppure indirizzare la proposta altrove. In Francia non aspettano altro”.

  6. lavocedelloggione marzo 7, 2019 a 12:51 pm #

    Da Repubblica online 7marzo 2019

    La rabbia fredda del sindaco Beppe Sala contro il sovrintendente della Scala Alexander Pereira. ‘Reo’ di aver parlato del dossier finanziamenti arabi quando l’ordine di scuderia era il silenzio, dicendo tra l’altro che “è stata la Lega a portare i Sauditi dentro la Scala, qualcuno vuole farmi fuori”. Parole che, oltre a incrinare ulteriormente i rapporti con il sindaco, che del cda della Scala è presidente, mettono a serio rischio, se non mettono una pietra tombale, la finalizzazione dell’accordo da 15 milioni di euro in tre anni nelle casse del Piermarini. Lo dice chiaro, Sala: “Certo è, per come si stanno mettendo le cose, ritengo non semplice, dal punto di vista politico, la finalizzazione dell’accordo”.
    E’ rimasto di ghiaccio questa mattina Sala, perché soltanto pochi giorni fa aveva scritto una lettera formale a tutti i soci del cda della Scala con quello che, a tutti gli effetti, era un ‘divieto’ del presidente: “Non commentare il caso del possibile finanziamento da parte di Saudi Arabia fino al consiglio di amministrazione già fissato per il 18 marzo”. Cda in cui gli arabi sarebbero diventati soci, in base a una trattativa condotta direttamente dal sovrintendente Alexander Pereira. Ma questa mattina è stato proprio il sovrintendente in una intervista alla Stampa, a rompere quel silenzio chiesto dal sindaco Beppe Sala. Che, subito, ha riscritto ai soci: “Forse nella precedente comunicazione non sono stato sufficientemente chiaro a proposito della necessità di non commentare il dossier, per cui ve lo ripeto: è assolutamente necessario che fino al consiglio del 18 nessuno rilasci dichiarazioni”.

    Sarà ascoltato questa volta? Certo è che quel riferimento netto di Pereira alla Lega mette sul tavolo di una partita già complicata anche uno scontro politico in atto su più fronti tra Sala e la Lega. Sindaco e sovrintendente finora non si sono sentiti: bisognerà a questo punto capire cosa accadrà da qui al consiglio. E come si risolverà la questione – a questa punto anche diplomatica – con i Sauditi.

  7. der rote Falke marzo 7, 2019 a 3:07 pm #

    a questo punto confido nel fatto che il sindaco Sala avochi a sé l’intera problematica riguardante la Scala e proceda alla sostituzione del sovrintendente, e questo non tanto per la disinvoltura gestionale del medesimo ma anche per il declino artistico che egli in coppia con Chailly sta perpetrando in maniera quasi sistematica.

  8. marco vizzardelli marzo 7, 2019 a 5:44 pm #

    Per la prossima, epocale Manon Lescaut in arrivo alla Scala, il direttore ha fatto sapere che gradirà che il pubblico non applauda dopo le arie. Immagino che tutti obbediranno al maestro come scolaretti disciplinati.
    A me sembra il rinnovarsi, alla Scala, di un tristissimo deja vu. Personaggi che si prendono terribilmente sul serio.
    Applaudirò se del caso.
    Oppure anche no.
    In libertà.
    Sul numero di Classic Voice in uscita nelle edicole e online, il medesimo maestro annuncia che la prossima Tosca inaugurale comprenderà “parti mai udite”. Tanto per cambiare.
    Inutile provare a ripetere che, se gli autori decidevano di tagliare, magari qualche buona ragione l’avevano: si passa per nemici della patria.
    Tutti buoni tutti zitti e mi raccomando, non applaudite. Io lo farei davvero, ma anche alla fine dell’opera. Un bel silenzio di tomba, niente applausi e tutti a casa. Chissà come sarebbero contenti gli artisti…
    Almeno, a tanto sfoggio di “integralismo” e “edizioni (cosiddette) originali” facessero poi riscontro esecuzioni traboccanti d’emozione…
    Ripeto: è un tragico deja vu che nasconde il vuoto…

    marco vizzardelli

    p.s. sulla “questione araba” ho già scritto che non amerei strumentalizzazioni e invece ho l’impressione che ve ne siano.
    Dire (vedi qui sopra) che sovrintendente e direttore non soddisfino artisticamente (possibilmente firmandosi con nome e cognome (l’anonimato nel 2019 mi sembra obsoleto e infantile) ha senso ed è un conto, cogliere altre palle al balzo mi sembra un metodo subdolo.
    Dopodiché – e qui la questione certo è grossa – il rapporto con questi benedetti paesi arabi dovrà , in ogni campo e non solo pèer quanto riguarda la Scala, trovare una chiarezza. Nel mio piccolo, lavoro in un campo, le corse ippiche, che vedono l’Arc de Triomphe, che è la massima corsa mondiale, sponsorizzata dal Qatar, Paese sul quale sussistono tutti i dubbi del mondo. e battono “bandiera araba” molte altre grandi corse. E lo stesso avviene in altri sport. Quale è il limite fra morale e rapporto economico o (nel caso delle attività della Scala in Arabia così come sarebbero descritte) utilità sociale?

  9. marco vizzardelli marzo 7, 2019 a 6:01 pm #

    Cioé: se c’è chi pensa di sfiduciare Pereira usando la questione-Arabia, a me sembra un giochino un po’ sporchetto o almeno spregiudicato.

    marco vizzardelli

  10. Gabriele Baccalini marzo 8, 2019 a 11:48 am #

    Pereira ha cominciato a trafficare in luglio senza – così sembra – informare Sala.
    In ottobre c’è stato il caso Kashoggi, che è stata una conferma della selvaggia inciviltà del regime saudita. A Vizzardelli dovrebbe fare anche più effetto perché è stato assassinato un suo collega. A capo dell’Aramco, uno dei candidati a designare un consigliere della Scala, c’è il mandante dell’assassinio.
    Come dire che se l’Egitto desse i soldi che promette l’Arabia Saudita, Al Sisi potrebbe tranquillamente mettere un suo killer alla Scala, alla faccia di Giulio Regeni.
    Le corse dei cavalli sono un fatto non so se più sportivo o più commerciale.
    L’ingresso nel cda della Scala, istituzione culturale che ha l’obbligo di promuovere valori morali ed umani oltre che musicali, rappresenterebbe una legittimazione etica, prima ancora che politica, di un regime odioso che sta massacrando la popolazione yemenita, cui si impedisce anche l’accesso agli aiuti umanitari, ahimé anche con bombe fabbricate in Italia.
    Sorvoliamo sulle antiche ramificazioni che hanno portato dall’Arabia Saudita all’11 settembre e a Osama Bin Laden.
    Oggi è l’8 marzo: la data più adatta a festeggiare il maschilismo e l’oscurantismo dei regimi come quello saudita. Eccetera eccetera eccetera.
    Pereira vada pure a dirigere l’opera di Ryad, si porterà dietro i soldi di Rolex o altri aggeggi di lusso, ma voglio vederlo a mettere in scena il ballo delle schiave persiane, che spero di non rivedere mai più alla Scala non perché si vedesse un po’ di epidermide femminile, ma perché era semplicemente grossolano.

    • Massimiliano Vono marzo 9, 2019 a 11:19 am #

      Lo Sport è portatore degli stessi valori che attribuisci alla Musica ed alla Scala. Non c’è differenza. L’Arabia Saudita paga l’Italia in moltissime cose. Non facciamo le verginelle, che la Metro funziona per l’elettricità prodotta dal petrolio saudita. Piuttosto si dica a Pereira di alzare di molto il prezzo, oppure si faccia un embargo mondiale all’Arabia Saudita , su modello di Cuba e Corea del Nord. Ma chissà perché questa seconda ipotesi mi sembra assolutamente ridicola. Ciao

      -MV

  11. Gabriele Baccalini marzo 8, 2019 a 11:52 am #

    Dimenticavo: Marco, tu che sei un bravo cattolico praticante, se ti mandano come inviato a un Gran Premio saudita, ricordati di andare a messa la domenica…

  12. marco vizzardelli marzo 8, 2019 a 2:09 pm #

    Un conoscente, consapevole di musica e teatri mi fa, giustamente, notare: “lo sconcio è sempre questa politica, si occupa dei teatri quando gli “rompono” , sottrae contributi e ti dice che devi trovare soildi sul mercato ma quando lo fai dice che allora sei ricco e non hai bisogno di contributi, oppure ti fa le pulci. Su 125 milioni la Scala deve trovarne 80 ogni anno ma ci si scandalizza se rischia. Poi: anche in Cina c’è la pena di morte, la censura, lo sfruttamento, l’avvilimento delle donne. Ma ai cinesi non è vietato commerciare squadre di calcio e fabbriche di pneumatici”.

    Condivido e sottoscrivo. Basta con ‘ste “pippe”…..

    marco vizzardelli

  13. marco vizzardelli marzo 8, 2019 a 2:12 pm #

    Un conoscente, consapevole di musica e teatri mi fa, giustamente, notare: “lo sconcio è sempre questa politica, si occupa dei teatri quando gli “rompono” , sottrae contributi e ti dice che devi trovare soldi sul mercato ma quando lo fai dice che allora sei ricco e non hai bisogno di contributi, oppure ti fa le pulci. Su 125 milioni la Scala deve trovarne 80 ogni anno ma ci si scandalizza se rischia. Poi: anche in Cina c’è la pena di morte, la censura, lo sfruttamento, l’avvilimento delle donne. Ma ai cinesi non è vietato commerciare squadre di calcio e fabbriche di pneumatici”.

    Condivido e sottoscrivo. Basta con ‘ste “pippe”!

    marco vizzardelli…

  14. Gabriele Baccalini marzo 8, 2019 a 3:32 pm #

    La Scala non è una gara ippica, né una squadra di calcio, né una fabbrica di pneumatici, perciò, caro Marco, dì al tuo conoscente di non parlare a sproposito. E, quanto alle “pippe”, fatti un po’ di autocritica.
    Poi riderà bene chi ride ultimo. Passo e chiudo.

  15. lavocedelloggione marzo 8, 2019 a 10:12 pm #

    Il fatto è che un’operazione di questo tipo con un’istituzione culturale di prestigio del mondo occidentale servirebbe all’Arabia Saudita per rifarsi una verginità e un credito che facciano dimenticare il delitto Kashoggi, la guerra allo Yemen, la negazione dei diritti umani, etc etc.
    In questo caso dire un bel no mi sembrerebbe molto più dignitoso da parte del Teatro alla Scala che ne riceverebbe in cambio un ritorno di immagine di valore maggiore rispetto alla sovvenzione a cui rinuncia! Capovolgere la questione dicendo (Pereira nell’intervista di Foletto) che un accordo di questo genere incoraggerebbe chi in Arabia Saudita crede in una possibilità di mutamento etico e culturale di quel Paese, mi sembra francamente una boutade! Se poi la sovvenzione proposta dall’Arabia Saudita comportasse anche il diritto ad entrare nel cda della Scala, sarebbe davvero un prezzo troppo alto da pagare! Attilia

  16. Massimiliano Vono marzo 9, 2019 a 11:02 am #

    Non ho capito molto bene l’articolo dell’Aspesi. È una fumisteria repubblicosa, dice e non dice, riassume, getta un sasso che resta inglobato in una prosaica fanghiglia che mi ha confuso nella sua vacuità . Ma forse sono i miei neuroni ad essere in fase regressiva. Ciò premesso a me sembra che l’Arabia Saudita, indubbiamente canaglissima, crudele, salafitica e terribile, ci venda riscaldamento con cui tutti ipocritamente trascorriamo al calduccio gli inverni , si compri palazzoni tra i più prestigiosi delle nostre città d’arte che trasforma in hotel, paghi profumatamente le nostre squadre ed i nostri allenatori di calcio per andare a giocare nei loro stadi dell’apartheid femminile ecc.ecc. Ora che la “pecunia” possa puzzare solo alla Scala, ma non puzzi giammai quando accendiamo i termosifoni mi pare francamente curioso. Quindi i casi sono due: o eliminiamo l’Arabia Saudita in tutto ciò che ha a che fare con l’Italia, oppure senza fare troppo le verginelle ci prendiamo i loro soldini, suggerendo a Pereira , però , di prenderne di più . 15 milioni sono pochino per dei ricconi arabi petrolieri. Almeno dieci volte tanto. Oppure, per quella cifra ridicola, li faccia compartecipare a qualche stagione. Se vogliono sedersi nel cda , insomma, paghino molto di più . Molto, ma molto di più.
    Saluti

    -MV

    • lavocedelloggione marzo 9, 2019 a 12:53 pm #

      Sono mediamente d’accordo, ma detto questo, sono per il nucleare!!! Attilia

    • lavocedelloggione marzo 9, 2019 a 2:31 pm #

      Confermando di tifare per il nucleare, che renderebbe molto meno potenti e con capacità di ricatto ben ridotte i paesi arabi, vorrei però precisare che un conto è comprare il petrolio e un conto è accettare delle intese come quelle proposte al teatro alla Scala. Nel primo caso, una volta pagato il petrolio, i conti sono a posto, non dobbiamo nulla, nel secondo caso avremmo venduto anche parte della nostra credibilità, in cambio della sovvenzione ricevuta! Non mi sembrano affatto sullo stesso piano! Gli scambi commerciali si pareggiano ed esauriscono in se stessi, una volta pagato il prezzo di mercato e ricevuta la merce; quelli culturali, o supposti tali, no, hanno anche una valenza simbolica che non può essere sottovalutata. Io continuo ad essere per il no, in questo caso la pecunia olerebbe eccome, di petrolio (che non è un buon profumo!) Attilia

      • proet marzo 9, 2019 a 3:57 pm #

        Anch’io sono mediamente d’accordo ma detto questo, sono per la…decrescita!

  17. Massimiliano Vono marzo 9, 2019 a 12:44 pm #

    Detto questo e riprendendo il post poco precedente di Vizzardelli…ci siamo stufati.
    Ci siamo stufati! Riccardo Chailly, ci siamo stufati! Ci siamo stufati di questa insopportabile prosopopea, antipaticissima, sempre rivolta dall’alto verso il basso, pretenziosa, che ci ingiunge addirittura come dobbiamo comportarci al cospetto di esecuzioni musicali che, nel suo caso, sono per noi mediamente mediocri. Per oltre vent’anni abbiamo sopportato analoghi atteggiamenti di un suo predecessore omonimo che aveva, però, oltre a migliori pregi artistici anche talvolta una pubblica simpatia e diversa capacità di relazionarsi con il pubblico. E non si capisce per quale motivo ci troviamo sempre costretti ad ascoltare esecuzioni di opere suppostamente riferite ad “originarie intenzioni dell’autore”, quando il medesimo è stato il primo a porre in essere modifiche perché non funzionali a ciò che lui desiderava. Perché Riccardo Chailly deve peritarsi di essere più grande di Puccini che riscrisse gran parte di Madama Butterfly dopo il fiasco della prima? Perché Riccardo Chailly deve peritarsi di essere più grande di Puccini ripresentando una versione di Manon Lescaut dallo stesso Puccini successivamente modificata? Perché deve imporre al pubblico la conoscenza di un’opera d’arte dal compositore stesso in sostanza considerata imperfetta? Forse che alla prossima “Aida” dovremo ascoltare la “Sinfonia” dell’opera ritirata da Verdi alla generale?
    E tutto questo per cosa? Per gli esiti che conosciamo?
    Queste operazioni e questi atteggiamenti oltre ad essere vanagloriosi e contrari alla proposizione dell’opera d’arte così come desiderava l’autore ci hanno irrimediabilmente e definitivamente stufato!
    Saluti

    -MV

  18. lavocedelloggione marzo 9, 2019 a 5:42 pm #

    Aggiornamento: http://m.ilgiornale.it/news/2019/03/09/arabi-alla-scala-governo-muto-e-il-sindaco-ora-difende-pereira/1659237/
    Morale: A chi si crederà???
    Certo che a me il sindaco Sala ha dato l’impressione di avere fretta di scaricare tutto su Pereira, al di là che ora lo difenda o faccia finta di difenderlo. Del resto alla Scala non si vede mai, quindi nonostante presieda per Statuto il cda, non è certo un sindaco che abbia a cuore il teatro in modo particolare. Sicuramente l’imperativo categorico dato al sovrintendente era il reperimento dei fondi più che la qualità del cartellone, e ora, vista la reazione suscitata, si ha gioco facile a scaricare tutto su di lui, il sindaco tutto sommato è più intoccabile di un sovrintendente. Solite vigliaccate! Attilia

  19. marco vizzardelli marzo 9, 2019 a 6:19 pm #

    Sono pienamente d’accordo con Vono, sia sulla pretestuosità del caso Pereira Arabia, sia sul grado di insopportabilità raggiunto, in parole e opere, da Riccardo Chailly.
    Vuota pompa.

    marco vizzardelli

    • Fabio Quochi marzo 10, 2019 a 10:30 am #

      Forse il problema è altro. Il teatro costa 125 milioni. Perché? Le produzioni costano, le recite senza pubblico costano lo stesso. A marzo Pereira è stato AVVISATO che seguendo una certa linea avrebbe avuto teatro vuoto e perdite economiche. Non ci ha creduto o ha preferito seguire altre sirene che solitamente non fanno il bene dell’ammaliato. A giugno si fa il punto con cda e la situazione era ben chiara! Un esempio su tutti: Fidelio. A quel punto avrà avvisato il consiglio delle perdite e di un trend negativo come mai nella storia recente? Il disastro è emerso più avanti, in autunno quando era irrecuperabile. I petrolleuri valgono più o meno della perdita subita? Il problema è solo economico o di immagine, di relazioni col pubblico o con quei pochi abbonati rimasti? Il primo si azzera il 31 dicembre, gli altri perdurano.
      Nonostante una produzione eccessiva non seguita da altrettanta domanda (non stimolata peraltro) si spinge oltre aumentando alzate di sipario e costi. Se hai pubblico per 90 e produci 100 ci può stare ma se hai pubblico per 75 una riflessione si impone: perché spingere e perché hai pubblico solo per 75? Situazione ben chiara a chi frequenti il teatro ma esplicitata sui giornali da mesi. In tutto questo non è escluso che una sorta di autoreferenzialità o “autodichia” abbia spinto verso uno scollamento grave.

      • Massimiliano Vono marzo 10, 2019 a 12:47 pm #

        Non ho competenza sui bilanci e non amo linguaggi oscuri dai metasignificati. Pereira è stato a suo tempo scelto perché “porta soldi”, o, come si dice ora, è abile nel “fund raising”. Se lo fa e i bilanci sono corretti non è attaccabile per questo. Viceversa le sue scelte artistiche lo sono, ma quelle interessano a pochissimi e personalmente non immaginavo la sua sclerotizzazione dopo Zurigo. Saluti

        -MV

      • Fabio Quochi marzo 10, 2019 a 4:10 pm #

        Cerco di essere meno oscuro, non volevo esserlo. Discutibile da un punto di vista artistico ma non commerciale? Beh, non è vero. La valutazione artistica è spesso molto più soggettiva di quella economica ed è influenzata dal nostro sentire, spesso! Scelto per la sua capacità di trovare soldi? Indubbiamente ma va sempre considerato su quale arco temporale si ragiona. Estremizzo per esser chiaro. Se vengono fatte scelte discutibili su ambo i fronti che hanno immediato effetto benefico ma che pregiudicano il futuro prossimo o remoto non si può certo dare valutazione positiva. La relazione al bilancio 2017 è infarcita di entusiasmo (è pubblica ed è sul sito del teatro). Il 2018 ha visto un netto calo delle presenze, ne hanno parlato repubblica, libero e non solo. Con questa situazione l’aumento delle recite non è una scelta corretta, diminuisce il ricavo medio (si fidi, se vuole esplicito il concetto ma è così) e non è detto che gli sponsor vogliano continuare a essere associati a un prodotto che ha perso appeal. Scelte artistiche? Parliamone! Simon boccanegra sotto le aspettative, Fidelio drammaticamente sotto le aspettative. Credo siano poco discutibili da un punto di vista artistico. Critica 8, pubblico 4! E in futuro? Pereira è stato scelto per la capacità di fare fund raising, certo ma ricordo che il teatro ha un dirigente appositamente pagato per fare fund raising.
        In ogni caso, in un’azienda, l’amministratore delegato ha necessità di essere in linea con il cda altrimenti da l’impressione di voler essere sopra le regole e il cda non può non tenerne conto.

      • Massimiliano Vono marzo 10, 2019 a 4:31 pm #

        L’aumento delle recite diminuisce il ricavo-medio, ma aumenta il ricavo totale. Un po’ come l’apertura dei negozi notturna : un po’ di gente in più nella giornata entrerà , anche se il ricavo orario in media diminuirà . Ora, se questo è economicamente sostenibile e migliora il bilancio non lo so e se non lo è a Pereira gli si chiederà giustamente conto. Ma non è di per sè una scelta errata economicamente. Va vista nel contesto. Quanto all’aspetto artistico io sono profondamente deluso, ma in quanto abbonato sono solo una gallina da spennare per Pereira e la Scala. E alla critica interessano gli inviti gratuiti e la trasformazione del “Foyer” nel salotto privato di casa. Mai si è vista criticare sovrintendente e direttore musicale da trent’anni a questa parte. Saluti

        -MV

  20. Fabio Quochi marzo 10, 2019 a 5:43 pm #

    Un aumento delle recite come questo diminuisce il ricavo medio, aumenta il costo totale non è detto aumenti il ricavo totale, anzi. Si fanno valutazioni sul margine di contribuzione. In ogni caso una recita in più di uno spettacolo non esaurito mette sul mercato altri posti a prezzo ridotto che vengono acquistati in sostituzione di altri più cari. Lo si è visto nel 2018, i posti vuoti erano tutti in platea o palco. Il cda valuterà l’opportunità di certe scelte che, ribadisco, non esauriscono il proprio effetto nel breve ma lo trascinano negli anni a venire. Idem per quanto riguarda gli abbonamenti in drammatico e forte calo. sempre con logica di breve periodo è stato introdotto un nuovo turno che porta a rendere ancora più rarefatta la presenza di abbonati per ogni recita. Sulla sua valutazione in quanto abbonato non posso che rispettare quanto dice. Io ritengo che sia un patrimonio da preservare prima di tutto per storicità e poco mi importa se nel mondo gli abbonamenti sono in calo, la scala è sempre stata una cosa diversa e superiore. “Se arriva il pubblico è merito mio, se gli abbonati se ne vanno è scelta loro” è una logica che rifiuto. Saluti

  21. Cassandra marzo 17, 2019 a 8:07 pm #

    Se sono vere le ultime notizie secondo le quali Pereira avrebbe accettato dai sauditi i tre milioni di euro previsti per entrare in CdA (facendo intendere che era cosa fatta) si conferma la pessima opinione che fin da subito alcuni ebbero di questo sovrintendente, uso a intendere accordi e contratti alla sua maniera e senza essere autorizzato.
    Come volevasi dimostrare…

  22. der rote falke marzo 17, 2019 a 9:53 pm #

    Ricordo a tutti (tutti: politici, consiglieri di amministrazione, ministri, musicisti, lavoratori, giornalisti) l’importanza decisiva del punto 10.4.b dell Statuto del Teatro alla Scala.

    10.4 – Al Sovrintendente sono attribuiti i seguenti poteri:
    b) può nominare e revocare, sentito il Consiglio di Amministrazione, il Direttore Artistico e/o il Direttore musicale, da scegliersi tra professionisti di comprovata esperienza in almeno uno dei settori musicali in cui opera la Fondazione, e/o altri collaboratori e consulenti, i cui incarichi scadranno, salva delibera del Consiglio di Amministrazione che autorizzi una maggior durata, con il venir meno dell’incarico del Sovrintendente che li ha nominati il quale risponde anche del loro operato.

    Tradotto: allo scadere di Pereira scade anche Chailly. Punto.
    Evitiamo giochetti di palazzo, per favore, e facciamo un sano e completo repulisti.

  23. marco vizzardelli marzo 19, 2019 a 12:44 am #

    Sintesi del mio parere.
    La Scala di Pereira-Chailly è artisticamente modesta. Lissner-Barenboim fu arte di altro livello. Basterebbe citare Tristano, Les Troyens, e le apparizioni del Salonen desaparecido nell’attuale gestione. E Gatti, naturalmente.
    Ma: Pereira è stato voluto per la capacità di acquisire fondi. Allora: di cosa si lamentano? Ipocriti!!!!!!!

    Io sto all’esito artistico musicale. Salvo la direzione e le maestranze locali, orchestra e coro, in Kovantschina. Tamerlano. E le apparizioni di Mariotti sul podio. Salvo questo, sono anni molto grami. I peggiori da quando frequento la Scala.
    Di Chailly, si fa a meno tranquillamente. Se Pereira ci è legato a doppio filo… vadano pure tutti e due. Se Pereira è saggio, bypassi la strumentalizzazione arabica e si sganci dalla pietra Chailly. Ma temo non sia possibile.

    marco vizzardelli

  24. marco vizzardelli marzo 19, 2019 a 1:06 am #

    E postilla non indifferente: penso si possa fare di meglio, ma non nel modello di una Scala leghista-italiota chiusa al mondo
    Ci pensino bene, lor signori

    marco vizzardelli

  25. marco vizzardelli marzo 27, 2019 a 3:04 pm #

    Fabio Luisi. Ennesima dimostrazione che trattasi di uomo di grande stile, oltreché fior d’artista.
    Avendo in programma, alla Filarmonica della Scala, l’Ottava sinfonia di Bruckner, la cambia in Settima in rispetto al collega Zubin Mehta che farà atteso ritorno alla Scala con l’Ottava poco tempo dopo.
    Questo fanno i Signori.
    I non signori, denigrano i colleghi in svariate maniere. E ce ne sono, di non signori. Sono qui, attorno a noi, spesso blandìti da molta critica ossequiente.
    A Firenze hanno sul podio due Signori, uno titolare l’altro onorario a vita.
    Quando sento sottovalutare Fabio Luisi, invito a contare fino a dieci prima di aprir bocca. Non solo è un assai bravo direttore, ma è un uomo. E non è che, nell’ambiente, siano proprio tutti così.

    marco vizzardelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: