Orchestra del Teatro Mariinsky – Valery Gergiev

4 Feb

Lunedì 4 febbraio 2019, alle ore 20.00

Orchestra del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo

direttore Valery Gergiev

 

 

 

 

 

Programma:

Claude Debussy: Prélude à l’après-midi d’un faune

Felix Mendelssohn:  Sinfonia n. 4 in la magg. Italiana, op. 90

Modest Musorgskij (orchestrazione di Maurice Ravel):  Quadri da un’esposizione

11 Risposte to “Orchestra del Teatro Mariinsky – Valery Gergiev”

  1. marco vizzardelli febbraio 5, 2019 a 1:07 pm #

    Prosegue il trend d’eccellenza di ascolti sinfonici iniziato a Firenze il 31 dicembre con Salonen e proseguito con Gatti a Roma e Ferrara.
    Sappiamo che Gergiev può essere un meraviglioso, geniale Dottor Jekyll o un tremendo Mister Hyde a seconda di… svariate variabli (aerei, fretta, prove). Quando arriva la versione-genio, com’è accaduto stavolta, l’ascolto diventa una delle massime esperienze musicali da vivere nel nostro tempo.
    La frase iniziale, rotonda e perfetta, della meravigliosa flautista nel Prelude di Debussy, apriva gli incanti. L’ascesa in arabesco dell’arpa sulla seconda enunciazione del medesimo tema era da Paradiso della musica. E’ un Prelude denso,adornato d’una nebbiosa, sensualissima patina di suono, diverso da certe stilizzazioni di interpreti d’altra formazione, na altrettanto plausibile e coerente: fascinosissimo.
    Incredibile la sfarinatura di microsuoni richiesta ed ottenuta in una Italiana di Mendelssohn tutta una vibrazione,inquietissima nei due movomenti centrali, e di nuovo affascinante nella piega “diabolica” (tipica di gergiev) data al saltarello conclusivo.
    I Quadri (che avevamo già ottimamente ascoltato da Gergiev alla Scala con la Filarmonica) sono, io credo, nelle sue mani, la lettura oggi di riferimento assoluto. Basterebbero le due sequenze Gnomus-Vecchio Castello (memorabile!) e Catacombae-Baba Yaga a farne una versione non meno che storica. Rispetto a precedenti letture date anche in loco, Gergiev è stato ancora maggiore di se stesso, perché stavolta, da lui che ne ha sempre dato una visione più orientata “dalla parte di Musorgskij”, abbiamo avuto molta attenzione all’orchestrazione-Ravel ed alle sue finezze. Coerentemente con il programma allestito. Concerto, a mio avviso, non meno che memorabile.
    L’orchestra è geniale quanto lui: le eventuali microimprecisioni sono bellezze in più, “irregolarità” quasi necessarie in una prassi esecutiva intessuta di anima e genio. Gli artisti del Mariinskij sono capaci di piccoli scarti espressivi, colori improvvisi che formazioni anche eccelse, magari più “esatte” nella resa strumentale, non posseggono. E’ una orchestra di meravigliosa espressione musicale, perfettamente rispondente all’arte del suo direttore.

    marco vizzardelli

    P.s. Quando i nostri cari critici musicali parlano di pseudograndezze musicali di certe Seste di Mahler poi ascoltano i Quadri così come li si è ascoltati questa sera, dovrebbero fare qualche serio esame di coscienza sul concetto di “grandezza”, delle orchestre e dei direttori. Propongo l’edificazione, a Milano, di un Auditorium atto a contenere l’orchestra del Marinskij e Valery Gergiev. Gli Auditorium si danno a chi ne è degno, e presuppongono qualità esecutiva e capacità di dare in abbonamento al proprio pubblico nella propria città una stagione di 30-35 concerti. Come fanno le grandi orchestre, ovunque nel mondo. Altrimenti, Auditorium è solo una parola buttata nel vento.

  2. Zio Yakusidé febbraio 5, 2019 a 1:19 pm #

    un auditorium degno dei pretenziosi c’è: se qualcuno lo ricorda si chiama “arcimbolbi”, vero monumento al nulla: orrendo, con il peggior suono immaginabile e soprattutto mal raggiungibile.
    lasciamoli là

    • pamo febbraio 6, 2019 a 8:51 am #

      Monumento al nulla: agli arcimboldi oggi è presente una stagione piena (concerti, musical, spettacoli, balletti, etc..)
      Orrendo: concordo che esteticamente non sia granché ma ricordiamo che è stato progettato da Gregotti in accordo allo stile del nuovo quartiere
      Mal raggiungibile: forse lo era all’epoca della costruzione ma oggi ci passa vicino di tutto: suburbane, tram, metro. E a livello di parcheggio è molto meglio della scala
      Il peggior suono immaginabile: agli arcimboldi in seconda balconata all’estremo angolo ho visto decine di opere con visibilità e acustica del tutto superiore a quasi tutti i posti di balconata della scala. E ricordo pure che chi stava in balconata non era “segregato” come succede alla scala

  3. marco vizzardelli febbraio 6, 2019 a 1:55 pm #

    Ecco: quindi va benissimo come Auditorium per la Filarmonica della Scala, nessun bisogno di spender soldi per crearne un altro. Vadano lì che è perfettamente adeguato.

    marco vizzardelli

    • Zio Yakusidé febbraio 6, 2019 a 4:25 pm #

      Ossignur, cosa mi tocca leggere, il geometra che difende la programmazione di un teatro clone del Ventaglio e dello Smeraldo, una mera palla al piede

      è esteticamente pregevole come l’architettura popolare bulgara e “non suona”, se ne faccia una ragione

      • pamo febbraio 8, 2019 a 4:00 pm #

        non comprendo se il termine “geometra” (utilizzato in modo dispregiativo invece mi sembra un lavoro non degno di tale disprezzo) è rivolto a me; in ogni caso per la precisione:

        sono ingegnere e mi occupo anche di acustica

        il teatro ventaglio e il teatro smeraldo erano la stessa cosa e non due teatri come nella sua risposta

        qualunque possibilità di incrementare l’offerta artistica di una città dovrebbe essere benvoluta da chiunque abbia a cuore la cultura; e la cultura non è solo musica lirica e sinfonica; definire una “mera palla al piede” un teatro che offre musical, danza, concerti pop, concerti jazz ed è sempre quasi totalmente pieno è offensivo innanzitutto per quelle persone che vanno a vedere quegli spettacoli

        grazie alla mia attività lavorativa (vedi sopra) ho avuto occasione di vedere i risultati delle analisi acustiche degli arcimboldi e tecnicamente “suona” immensamente meglio della scala prima della ristrutturazione; non posso esprimere un giudizio tecnico su quanto sia migliorata l’acustica della scala dopo la ristrutturazione (non so se hanno fatto analisi acustiche, sicuramente io non le ho viste) ma il mio (probabilmente pessimo) orecchio non mi ha fatto notare tutto questa miglioramento per effetto del “pavimento flottante”

        PS: gli arcimboldi sono un teatro e non un auditorium; gli aspetti tecnici che vengono analizzati e sviluppati per costruire oggi un teatro sono diversi da quelli per costruire un auditorium

  4. der rote Falke febbraio 6, 2019 a 3:50 pm #

    La Filarmonica della Scala che chiede un nuovo auditorio per la musica sinfonica è una presa per i fondelli!
    Imparassero a suonare come si deve e a scegliersi un direttore musicale di qualità!
    Sciagurati!

  5. leopold febbraio 13, 2019 a 9:28 am #

    Concerto discreto, Gergiev si conferma direttore perfetto per I Quadri. Ottima interpretazione ma con un’orchestra che purtroppo non riesce a eguagliare i risultati che lo
    stesso direttore aveva raggiunto nel suo appuntamento con la Filarmonica della Scala, laddove il suo suono assai più corposo e più rotondo degli archi, riusciva a rendere atmosfere decisamente più profonde e financo misteriose. Gli archi del Mariinsky sono parsi troppo leggeri e talvolta sfilacciati. Le imprecisioni si sono sentite e non hanno giovato all’insieme contrariamente a quanto scritto. Sono errori e rimangono tali, errori. In buona sostanza un concerto che non ha aggiunto nulla (semmai ha forse tolto qualcosa) all’altro concerto dei Quadri con lo stesso direttore. Diversa l’interpretazione che ne diede, a breve giro, Muti con la Chicago Symphony Orchestra. In quell’occasione, nonostante il supporto di una tra le compagini musicali più importanti del mondo e a ottoni leggendari, l’interpretazione di Muti era parsa superficiale e solo dedita alla spettacolarità del ritmo.

    • M. Decimo Meridio febbraio 13, 2019 a 9:41 am #

      Non posso che concordare con Leopold.
      Gerviev è il punto di riferimento per la lettura de I Quadri, con qualunque orchestra li esegua (ascoltateli con LSO).
      La flautista dell’orchestra svettava per bravura…in Debussy, gli archi leggerini rispetto ad altre orchestre, anche alla bistrattata Filarmonica, che tanto pessima non è, ne I Quadri. Certamente rispetto al precedente concerto (con la “pessima” ed “inascoltabile” e “chiassosa” Filarmonica) questo concerto è stato molto modesto. Ma essendo un’orchestra straniera allora tutto è bello. Tutto è grande, tutto è magnifico.
      L’interpretazione di Muti lasciamo stare.
      Aspettiamo il prossimo

  6. marco vizzardelli febbraio 25, 2019 a 5:40 pm #

    Leopold e Decimo Meridio… chi si cela dietro questo nomi? Qualche dubbio viene leggendo i contenuti…

    marco vizzardelli

  7. Zio Yakusidé febbraio 27, 2019 a 12:53 pm #

    quando si leggono certe perle
    Certamente rispetto al precedente concerto (si intende Filarmonica) questo concerto è stato molto modesto.
    unite a giudizi sull’eccellenza acustica del garage si può solo ridere, di gusto
    grazie per questi momenti, continuate così!

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