RICCARDO CHAILLY – Stagione sinfonica – Filarmonica della Scala

17 Gen

Dal 17 al 19 Gennaio 2019
Filarmonica della Scala
Direttore Riccardo Chailly
PROGRAMMA
Gustav Mahler Sinfonia n. 6 in la min.

 

14 Risposte to “RICCARDO CHAILLY – Stagione sinfonica – Filarmonica della Scala”

  1. marco vizzardelli gennaio 17, 2019 a 11:31 pm #

    Emozionante come un baccalà surgelato.
    Solito repertorio esecutivo: lettura capziosa tutta di testa, zero anima. Solito suono:ottoni sparatissimi e spesso laceranti, suono marmoreo-granitico. Solito fraseggio squadrato, tagliato con l’accetta.
    C’è studio, come al solito e lo svela lo scherzo, interessante il tempo spiccio nonché i dettagli, ma resta tutto su un piano strumentale e di testa.
    Il famoso “martello costruito apposta” mediaticamente dichiarato si rivela… il consueto sbeng di mille esecuzioni.
    Bernstein, Abbado, Fischer, Gatti, Rattle, Kubelik, Mengelberg, Mitropoulos, Currentzis, Haitink, Delman, Boulez, dove siete? Ci siete mancati!

    marco vizzardelli

  2. violamargherita gennaio 18, 2019 a 12:31 am #

    Ecco, chi voglia capire lo stato attuale del musicare di Riccardo Chailly ha in questo concerto l’esempio più lampante. Ennesima conferma che la relazione tra Chailly e il Teatro alla Scala va interrotta quanto prima, per inciso.
    Un evidente studio certosino, che però si perde nella dimensione analitica senza pervenire a sintesi alcuna. Una differenza evidente tra passi in cui egli si coinvolge emotivamente (il terzo movimento qui sciaguratamente eseguito per secondo) e passi dove non riesce a darsi (il resto). Alcune scelte ritmiche interessanti, distrutte però dall’evocazione di un suono sempre fracassone e saturante. In più certi cliché atavici chaillyani stanno divenendo addirittura grotteschi, primo fra tutti: i pizzicati che sempre devono essere accentati e plumbei.
    Il rapporto con gli orchestrali non lascia trasparire alcuna complicità. L’orchestra è parecchio scoordinata. Anzitutto poca sincronia tra archi acuti e archi gravi. Gli ottoni vengono scatenati a volumi insopportabili, col che non si contano gli scrocchi dei corni, stasera francamente in quantità inaccettabile, i tromboni ansimanti; si salva parzialmente la tuba e si salva la prima tromba. Percussioni imprecise e ridondanti, classico trucchetto a cui si ricorre quando si cerca l’effetto a buon mercato. Legni acuti stonati, gli altri impersonali. Una prestazione che lascia perplessi, a maggior ragione all’inizio di una tournée europea.
    Infine, esemplare anche la reazione del pubblico: applausi anche calorosi, ma come sempre per Chailly nessun entusiasmo, eppure stiamo parlando della Sesta di Mahler!!! L’unico che riceve urla convinte di bravo è il primo timpanista quando il maestro lo fa alzare in piedi. Provate a indovinare: è un membro stabile dell’orchestra o è un illustre pensionato di una prestigiosa orchestra olandese nel frattempo decaduta?

  3. der rote Falke gennaio 18, 2019 a 11:05 pm #

    concerto soprattutto pallosissimo: riuscire a non coinvolgere emotivamente suonando le sinfonie del grande Mahler è quasi un unicum. concordo anche con la modestia dell’orchestra, ma rispetto a chi mi ha preceduto indico il colpevole proprio in Chailly che non dà sicurezza all’esecutore bensì ansia, proponendo dinamiche di volume frastornante salvo poi piccolissime oasi di pianissimo esibito come finta compensazione. serata molto modesta. ennesimo flop del peggiore direttore musicale – e di gran lunga – della storia del Teatro alla Scala.

    • der rote Falke gennaio 18, 2019 a 11:05 pm #

      (il mio commento è riferito alla seconda serata, quella del 18 gennaio)

  4. lavocedelloggione gennaio 19, 2019 a 7:17 am #

    Anch’io perplessa di questa esecuzione: non c’è narrazione, tutto diventa difficoltoso, salvo alcuni punti dove Chailly si lascia andare invece di dominare. Tornata a casa ho ascoltato la versione del 2004 di Abbado coi Berliner: tutto è più fluido, sembra un racconto, tormentato sì, ma sempre un racconto, e confermo che la scelta di mettere il terzo movimento come secondo non giova alla partitura.
    Parto per Berlino ora, stasera Berliner/Jansons/Kissin, domani mattina inaugurazione di una mostra in onore di Claudio alla Philharmonie e la sera un bel Don Giovanni alla Staatsoper. Attilia

  5. Gabriele Baccalini gennaio 22, 2019 a 12:06 pm #

    Condivido tutto quanto è stato scritto, dopo avere ascoltato prudenzialmente la terza serata.
    Sulla disposizione dei tempi anch’io preferisco lo Scherzo in seconda posizione, però, da Mahler in poi, tutti i direttori Abbado compreso hanno oscillato nella scelta, perciò si tratta di questione opinabile.

  6. abolito gennaio 24, 2019 a 9:27 am #

    Anche io sono andato alla terza serata, perché ormai alla Scala si provano così tante cose contemporaneamente (e quindi si prova pochissimo) che prima che l’orchestra si assesti…
    Purtroppo esito deludentissimo. Chailly vaga per la sinfonia senza proporre né imporre una strada interpretativa che sia una; a meno che il fracasso e la pesantezza non lo siano.
    Orchestra in stato comatoso, con ottoni irredimibili, archi fastidiosi, legni imprecisi. Dopo quattro anni di cura Chailly l’esito è uno solo: disastro completo.

  7. violamargherita gennaio 26, 2019 a 11:11 pm #

    Fui fin troppo facile profetessa. Mentre la plaudente e svergognata critica musicale italiana continua a sorvolare sul disastro che Chailly provoca alla Scala come teatro e soprattutto come orchestra, all’estero non sono fessi. La tournée è un flop allucinante dal punto di vista di pubblico e critica.
    Per non annoiarvi con una rassegnastampa troppo lunga mi limito alla serata di Madrid: https://www.codalario.com/riccardo-chailly/criticas/critica-riccardo-chailly-dirige-obras-de-bartok-y-mussorgsky-con-la-filarmonica-de-la-scala-en-el-ciclo-de-ibermusica_7726_5_23760_0_1_in.html.
    Una sciagura.

  8. der rote Falke febbraio 2, 2019 a 2:28 pm #

    OT

    scusate, ma cosa sta succedendo di nuovo coi direttori alla Scala?
    Noseda per Chung?
    Albrecht per Dohnanyi (concerto)?

    ma soprattutto: come è possibile accettare che Fasolis (Fasolis!!!) diriga la nuova produzione di Idomeneo??? siamo impazziti???
    quando ci liberiamo del signor Pereira e del suo club?

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