IL PIRATA

29 Giu

Vincenzo Bellini
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Nuova Produzione del Teatro alla Scala in coproduzione con il Teatro Real di Madrid e la San Francisco Opera

“Il Pirata” al teatro della scala

 

 

 

 

 

 

Durata spettacolo: 02 ore e 45 minuti incluso intervallo

La Prima del 29 giugno sarà trasmessa in diretta su RAI-Radio 3, in Bulgaria e in Serbia; in differita in Paesi Bassi, Portogallo, Lettonia, Romania, Slovenia, Svezia, Germania, Spagna.

Direttore Riccardo Frizza
Regia Emilio Sagi
Scene Daniel Bianco
Costumi Pepa Ojanguren
Luci Albert Faura
CAST
Imogene
Sonya Yoncheva (29 giu.; 3, 6, 9, 12, 17 lug.)

Roberta Mantegna (14, 19 lug.)

Gualtiero Piero Pretti
Ernesto Nicola Alaimo
Itulpo Francesco Pittari
Goffredo Riccardo Fassi
Adele Marina de Liso

46 Risposte to “IL PIRATA”

  1. Luca G. giugno 29, 2018 a 10:22 pm #

    Provo a cavarmela a pagelle.

    Yoncheva 9 – Carisma interpretazione voce. Quante ce ne sono, oggi, come lei?
    Pretti 7 – Parte impervia, figura dignitosa, buona sicurezza.
    Alaimo 6 – Fuori parte vocalmente e scenicamente. Ma di media qualità, nessuno scandalo.
    De Liso 7 – Ottima presenza vocale e scenica.
    Fassi 8,5 – Notevolissimo. Notevolissimo davvero.
    Pitteri 2 – Scarso forte.

    Frizza 4 – Perché mai? Nessuna drammaturgia di tempi, effetti orchestrali buttati via, accompagnamenti medi.

    Saggi & co. 7 – Niente di geniale, ma idea complessiva vincente, scenografia dal forte impatto.

    Pubblico 1 – Finisce come doveva finire, perché lo si era ampiamente deciso. Lo stesso loggione che fa passare un «Don Pasquale» improponibile si mette a far caciara urlando vergogna e buando. Clima indecente. Con parlottii durante l’intera esecuzione. Cafoni e sordi.

    Pereira/Chailly 0 – Nnesima produzione buttata lì senza senso. Il rapporto col pubblico è ormai compromesso. In palcoscenico non c’è serenità. Che facciano in fretta le valigie.

  2. marco vizzardelli giugno 29, 2018 a 10:52 pm #

    Al di là del singolo esito, dei buatori a programma di cui sopra si riferisce e di quant’altro, c’è un punto, grave, che anche dal resoconto lucido e obbiettivo di Luca G traspare.

    La barca del Tempio fa acqua da tutte le parti, e sarebbe ora di dirlo con chiarezza, ovunque e senza servilismi…

    Quel che di buono vi accade, di volta in volta, avviene per singoli meriti degli artisti, non perché dietro si individui una strategia artistica del teatro, inesistente. La linea artistica del luogo è… Barnum. Che poi è un Barnum che lascia spesso il teatro semivuoto. Quanto agli esiti artistici, quando la va la va se la va, più spesso la va no. Se ai milanesi dormienti piace così… io ormai ho perso le speranze.

    marco vizzardelli

  3. violamargherita giugno 29, 2018 a 11:20 pm #

    “IL PIRATA” OSSIA LA PIRLATA

    Lo ammetto subito: adoro la Yoncheva. L’ho adorata anche stasera; quell’ultima scena in cui avanza dal fondoscena sino in proscenio col manto scuro che spegne ogni lume (anzitutto della ragione) è stato l’unico momento forte della serata.
    Ciò premesso, questa nuova produzione non merita che poche righe.
    Il resto del cast è pressoché improponibile.
    Il direttore mostra una scarsezza complessiva preoccupante; almeno non copre i cantanti come il maestro padrone di casa.
    L’allestimento, che sostituisce un allestimento saltato in fase progettuale, non ha capo né coda, con scenografie che potrebbero ospitare dalla “Griselda” a “La clemenza di Tito” a “Król Roger”. Tutto neutro, tutto uguale, tutto interscambiabile, tutto inutile. Aggiungere costumi improponibili.
    Ecco, proporre Bellini così è una pirlata. È una pirlata continuare a scontentare il proprio pubblico (al netto dei consueti buatori, è vero: ma dov’erano costoro all’offensivo “Don Pasquale”?), peraltro con uno strano e sospetto interventismo delle maschere in loggione. È una pirlata continuare ad accumulare una alzata di sipario via l’altra per avere una sala sempre più tragicamente vuota.
    Invece essere sindaco di Milano o membri del consiglio di amministrazione della Scala e non mettere alla porta quantoprima Pereira e Chailly non è solo una pirlata: è una colpa gravissima.

    • Oronte giugno 30, 2018 a 7:33 am #

      Intanto bisogna essere grati alla Scala per averci fatto ascoltare questo capolavoro in versione assolutamente integrale.
      Questo va sottolineato è ricordato.
      Grazie Pereira e grazie chailly che ha portato questa orchestra a livelli eccezionali (vedasi nona di mahler)
      Sulla indegna contestazione finale (chiara
      mente premeditata) mi limito a dire che gli ideatori, da me a da altri individuati ,sono stati segnalati al personale che è anche intervenuto subito. E costoro (che si trovavano nella parte sinistra del teatro)siccome sono capaci di insultare solo nell’anonimato hanno subito taciuto. Siccome poi la yontcheva è stata sommersa dagli applausi e Pretti non era fischiabile perché ha portato a termine in maniera più che dignitosa l’impossibile parte di Gualtiero , hanno pensato bene di prendersela con il povero Alaimo e con direttore e regista.
      Quest’ultimo ha ideato uno spettacolo forse non memorabile ma interessante con splendidi costumi femminili. Magnifica poi la scena della pazzia finale con imogene che si trasciNava un immenso strascico nuziale ma di colore nero . Legame tragico e funesto con il proprio amore.
      Insomma lo spettacolo era di livello molto alto. E francamente anche quello generale della Scala mi sembra piu che in rialzo.
      Da ultimo . La sala non era piena (del resto non lo è mai) ma nemmeno semivuota. Più che accusare pereira e chailly me la prenderei con i milanesi.
      Nemmeno con la nona di mahler hanno riempito il teatro.

      • Livio Brambilla giugno 30, 2018 a 10:06 am #

        Caro Oronte, perché non lo chiedi agli orchestrali se sono contenti di Chailly? Poi vieni qui a riferirci.

  4. Manuel giugno 30, 2018 a 9:21 am #

    Ho presenziato alle prove generali dell’ opera il pirata…
    E debbo dire che ho trovato estrema competenza, a partire dalla orchestra della scala, tutto il cast l’ho trovato ben preparato.
    Non ci sono state sbavature di alcun genere, abiti di tutti i personaggi stupefacenti, scenografia geniale e sorprendente, coro eccellente, la soprano è stata di una bravura folle che ancora al pensiero mi vengono i brividi…
    Il direttore Frizza ha svolto il suo lavoro con abile maestria per quanto se ne voglia dire, ma credo che se è stato chiamato al teatro alla Scala è perché ha tutte le carte in regole per poter sostenere quel palcoscenico…
    Una cosa è certa che la critica non è affatto oggettiva ed in tal senso non sa quale danno può recare a codeste persone, non solo a livello artistico, tanto da voler quasi tacciare una carriera.
    I critici debbono essere a mio avviso devono essere giusti e calibrati, invece….
    Le mie più sincere congratulazioni a tutto il cast ed all’Orchestra del Teatro alla Scala, grazie per l’emozione che regalate.
    Manuel Paolini

  5. franci nava giugno 30, 2018 a 9:25 am #

    mi sembra evidente che chi ha buato avesse già in mente di farlo.
    questo non significa, però, che la serata sia stata bella. tutt’altro.
    sulla prova della Yoncheva si può solo essere soddisfatti, ma il resto, amici, francamente… cosa ci fa Frizza sul podio della Scala? ripeto: cosa ci fa Frizza sul podio della Scala??? se la si dirige così, la partitura integrale non è una cosa buona, ma allunga la pena. l’orchestra ha suonato male, corni sgracchianti, gente che ha chiacchierato tutto il tempo quando non suonava, archi vetrosi, fiati imprecisi enon amalgamati. questo sarebbe il grande lavoro di qualità di cui dovremmo esser grati a Pereira e Chailly? ma calci in culo a entrambi!
    la vera verità è che questo teatro è in agonia, non ha un direttore artistico full time dal 2005, e come direttori musicali nel medesimo periodo ha intronato due persone assolutamente inadeguate.
    i milanesi sono fin troppo pazienti. non basta una FRANCESCA DA RIMINI stupenda per giustificare la quantità aberrante di soldi che viene mangiata per produrre una stagione fetecchiosa.
    viva Riccardo Muti!

    • Manuel giugno 30, 2018 a 2:10 pm #

      Lei a dire ciò su Frezza per partito preso mi fa intendere che non è oggettivo e non capisce nulla di musica…anche il suo commento è ben calcolato per tacciare una carriera a persone eccellenti ed artisti indiscussi.

      • franci nava giugno 30, 2018 a 3:50 pm #

        guardi signor Manuel, al contrario di altri io mi pago il biglietto di prima galleria, e se lo faccio è per una ipotesi positiva: assistere a una bella serata operistica. sono la prima a essere delusa se non va bene. quanto al maestro Frizza, ogni artista è libero di accettare un ingaggio e presentare la sua interpretazione; però – è il gioco dell’arte – si sottopone anche al giudizio del pubblico pagante. ieri sera ho trovato la direzione noiosa e grezza. e pensi che nemmeno ho butto, perché non lo faccio mai, soffro per chi si esibisce. ma i buh al maestro non sono stati di cinque o sei facinorosi, ma di molti di più, e non solo in loggione.
        ciò detto, alcune precisazioni.
        1) i miei commenti sono sempre ben calcolati, perché non parlo a vanvera.
        2) non so se non capisco nulla di musica, ma certamente la amo e investo tanti soldini per questa mia passione.
        3) non ho motivo di non ritenere che coloro i quali si sono esibiti ieri sera siano “persone eccellenti”.
        4) che il maestro Frizza sia un artista indiscusso lo lascio al giudizio della storia dell’interpretazione lirica.

  6. Livio Brambilla giugno 30, 2018 a 3:39 pm #

    Allora, ho assistito all’opera da un palco di terz’ordine.
    Mi sembra che sia la classica serata che accontenta tutti.
    Chi è venuto per buare ha trovato ottime ragioni per farlo.
    Chi è venuto per la diva ha visto in azione una vera e propria diva.
    Chi è venuto per Bellini si è sorbito la versione integrale del presunto capolavoro.
    Chi è venuto per constatare lo stato comatoso del Teatro alla Scala ha verificato ancora una volta che l’attuale dirigenza è un disastro conclamato e radioattivo.
    Ecco, in tutto questo c’è un piccolo problema: i contribuenti che pagano.

  7. Kallikle luglio 1, 2018 a 1:13 pm #

    per riascoltare – mi sembra davvero una direzione mediocre e una serata malriuscita

  8. franci nava luglio 4, 2018 a 10:07 am #

    Presa dal rimorso di esser forse stata troppo severa alla prima, ieri sera ho approfittato dei numerosi invenduti per accaparrarmi un last-minute.
    La serata è stata funestata dal malessere cardiaco della Yoncheva, che dopo la prima parte non ce l’ha fatta a proseguire.
    Il sovrintendente è spuntato in proscenio due volte, la seconda delle quali ha annunciato che la recita sarebbe proseguita con Roberta Mantegna, sottolinenando che questa ha partecipato alle prove. Capirai!
    La quale Mantegna,con tutte le attenuanti del caso, la Yoncheva la vede proprio da lontano.
    Gli altri ripetono più o meno la stessa mediocre prestazione della prima; anche il coro non bene.
    Frizza e orchestra sempre peggio.
    Diffuse contestazioni al termine, tra cui insistenti e condivisi: «Pereira e Chailly a casa!». Ah, se solo il cda li esaudisse…

  9. marco vizzardelli luglio 4, 2018 a 5:57 pm #

    UN CARO ESTINTO. IL TEATRO LIRICO IN ITALIA

    Sono amico di Matteo Beltrami e il suo Rigoletto è la sola buona notizia nel quadro della desolante nuova stagione al Comunale di Bologna. Per il resto, ho ritenuto di aprire questo nuovo “titolo”, data la putrescente situazione del teatro lirico in Italia, dei teatri in genere, putrefatti in un ridicolo concetto di “italianità” e titoli stranoti. Fanno eccezione, almeno in parte, l’Opera di Roma di Fuortes e qualche titolo (qualche titolo) non scontato alla Scala. Il resto è silenzio e morte dell’opera lirica nel nostro Paese. Se ciò sia da ascriversi all’attuale situazione politica non so e non sono in grado di dire. Quel che è certo è che nel 2018-19 non metterò piede in teatri che programmino schifezze (altro termine non ho) quali quelle in scena quasi ovunque in Italia. Meritano l’abbandono. Il Paese della Lirica è diventato la Provincia della Lirica Morta.

    marco vizzardelli

    • franci nava luglio 4, 2018 a 9:39 pm #

      Caro Marco, conosciamo la tua sensibilità, e francamente sfondi una porta aperta.

      Sono delusissima, c’è un odore di cadavere davvero mefitico.
      Allo stato attuale mi interessa quanto segue: la trilogia popolare verdiana con Luisi a settembre a Firenze, l’inaugurazione (Rigoletto diretto da Gatti) e la conclusione (Idomeneo diretto da Mariotti) di Roma, I masnadieri scaligeri. Sei produzioni in tutto.

      Mi permetto solo di aprire una parentesi speciale per quanto riguarda la Scala. La situazione statutaria ed economica permette di spender tanti soldini, infatti la stagione è mastodontica quanto a quantità di offerta, ma il problema è che è artisticamente insignificante. Immagini, Marco, cosa avrebbero potuto mettere su con simile budget e simili eccellenti masse artistiche e di lavoratori un sovrintendente e un direttore musicale degni di questo nome? E invece no: spreco di risorse costante per il nulla che il patetico duo Pereira/Chailly ci offre come fosse prelibatezza. Vergognoso.

  10. Zio Yakusidé luglio 5, 2018 a 4:37 pm #

    quando commentai la stagione 2019 giudicandola deludente (in modo credo, del tutto “rispettoso”) fui attaccato da una sciampista zoofoba che citò muggiti e abbaiamenti per tentare di non far intaccare la sacra fama del teatrone.
    In realtà la china discendente è presa da anni e la velocità aumenta: tante considerazioni si possono fare e tutte hanno un fondamento:
    disinteresse della politica (per la cultura, più in generale), scelte strategiche e gestionali sbagliate (sconsiderati aumenti dei biglietti e successivi sconti da discount), accesso difficile (annoso problema biglietteria e pessima “trasp’arrenza”), scelte artistiche fallimentari (nessuna progettualità per usare un termine usurato, il barocco, la programmazione che strizza l’occhio al turista che non riempie comunque il teatro…), i discutibilissimi direttori e tanto altro.
    La sciura Esterina mi dice che un’attività economica che alza i prezzi, abbassa la qualità e si pone per di più in modo molto sgradevole nei confronti dei suoi clienti (pessima comunicazione!) dura minga….

  11. Kallikle luglio 5, 2018 a 9:26 pm #

    Per la cronaca, è arrivata una mail dal Teatro alla Scala che si avvicina al delirio allucinogeno: “Grande successo per Yoncheva e Pretti ne Il pirata”. Tutto il mondo parla di questo disastro – andato peraltro in diretta radiofonica -, e voi per cercare di vendere i numerosissimi biglietti ancora disponibili mi scrivete una roba così???

  12. Davidone luglio 6, 2018 a 9:58 pm #

    Concordo che la direzione di Frizza sia mediocre.
    Però mi sembra molto facile buarlo.
    Dove erano tutti questi difensori dell’arte operistica mentre Chailly massacrava Don Pasquale pochi mesi fa?
    Paura?

  13. E. S. luglio 7, 2018 a 12:08 pm #

    Presenziato alla recita di ieri, con una Yoncheva magnetica che ha giganteggiato su tutti. Pretti ha avuto un calo di pressione durante l’intervallo e, con un ritardo di oltre 15 minuti, dopo l’annuncio del sovrintendente, ha cantato tutto il secondo atto seduto, portando però a casa la recita in maniera più che decorosa.

    • Oronte agosto 2, 2018 a 12:34 pm #

      Intanto Daniele Gatti è stato licenziato dal Concertgebouw

      • Davidone agosto 3, 2018 a 2:00 pm #

        ***BREAKING-NEWS***

        I miei informatori mi dicono che gli orchestrali della Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam abbiano chiesto le dimissioni del direttore generale che ha licenziato Daniele Gatti. Le prime parti dell’orchestra sarebbero pronte a far saltare la tournée estiva in solidarietà del loro neo_ex_direttore_musicale.

  14. Kallikle agosto 3, 2018 a 3:53 pm #

    io da parte mia ho firmato la petizione in solidarietà del maestro (e contro l’incivile cacciata) promossa da Classic Voice su facebook.

  15. jo agosto 3, 2018 a 5:01 pm #

    Da donna e da convinta assertrice dei valori della civiltà copio e faccio mio il perfetto intervento di Angelo Foletto.

    Pareva impossibile che un direttore italiano così proletario (gavetta al conservatorio alternata a partite di pallone, profitti non da primo della classe nella già “imbruttita” Milano musicale anni ’70-80), estraneo alle consorterie nazionali e internazionali, senza una “sua” casa discografica alle spalle, di poche parole e carattere precocemente burbero, secchione e ragionatore in seguito fino a diventare il più schietto e completo talento direttoriale oggi rintracciabile tra i cinquantenni, avesse fatto tutta quella carriera. Al punto di essere stato corteggiato, ingaggiato nel 2016 e – qualche settimana fa – incoronato ufficiosamente come direttore a vita dalla Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, una delle top-five tra le orchestre classiche del mondo. Infatti è impossibile. O meglio da ieri quella carriera è stata virtualmente e rozzamente cancellata. Per qualche attimo testosterico malcontrollato un quarto di secolo fa – e “rivelato”, non denunciato o altro, solo l’altro ieri – Daniele Gatti è stato scaricato, ingiustamente e senza tanti complimenti, dal board olandese che a giugno aveva messo il proprio futuro d’arte e di business nelle sue mani.
    Le (presunte) prove? Un parzialissimo (e poco documentato) servizio sulla «aggressioni sessuali» nell’ambito della musica classica pubblicato dal Washington Post il 25 luglio e rilanciato – guarda caso – tre giorni dopo da un sito-blog di melomani “vicino” a alcune agenzie artistiche, e di qui ripreso un po’ dovunque. In oltre otto mesi di indagini, le due giornaliste hanno raccolto molte ma vaghe testimonianze sul tema, quasi tutte risalenti al secolo scorso. Nulla di nuovo ma, ad esempio, non si leggono i nomi che tutti nell’ambiente conoscono perché di tali “aggressioni” essendo professionisti seriali se ne vantano. E quasi tutte le testimonianze riportate nel lungo articolo sono anonime: solo due cantanti (?) quasi coetanee al direttore ripetono la medesima versione dei fatti (mai incriminati ufficialmente) come se l’avessero imparata a memoria. E l’immagine messa in testa all’articolo – vedi sotto – evoca maliziosamente un gesto direttoriale che non a caso è quello di Gatti. In seguito – cioè dopo l’articolo – pare che abbiano “cantato”, ma senza metterci la carta d’identità, anche alcune signore dell’orchestra olandese, parlando di non meglio specificate «experiences […] inappropriate». Di qui, secondo il secco comunicato della RCO, il licenziamento senza preavviso né contradditorio.
    In coda al comunicato si precisa che l’orchestra effettuerà la prevista tournée negli Usa con altri direttori. A tranquillizzare gli sponsor americani sull’ “appropriatezza sessuale” (sarebbe curioso capire come la verificheranno) del musicista prescelto o sul suo valore? Liberamente valutato dall’orchestra o “suggerito” dal gruppo di interesse o dall’artista che per alcuni malpensanti ma non troppo potrebbe aver abilmente “sfruttato” il caso abusando delle ambiguità puritane e spesso non neutre di #MeToo?
    Certo che è un inquietante segno dei tempi l’uso banditesco di queste denunce a scoppio ritardato. E mette un po’ paura che la più storica, importante e famosa, istituzione culturale della città arcinota internazionalmente come la terra franca del sesso senza generi maschili e femminili e delle sostanze chimiche diversamente (e facilmente) assumibili, usi procedimenti professionali così censori, e senza prove, istituendo “processi sessuali” preventivi di tale oscurantismo e demagogia.
    ANGELO FOLETTO

    • lavocedelloggione agosto 3, 2018 a 6:58 pm #

      Totalmente d’accordo anch’io con Foletto, non poteva dirlo meglio! E poi anch’io, come donna, rifiuto che ci si tratti da minus habens; qualsiasi donna maggiorenne deve sapere dire di no e semmai dare uno schiaffone in risposta ad avances troppo audaci, troppo comodo un MeToo per di più anonimo (ovviamente escludo che persone come Gatti, quand’anche inopportune, abbiano usato violenza in senso stretto). In ogni caso va data l’opportunità della difesa, non si possono usare metodi da caccia alle streghe; se poi questo serviva ad assecondare il puritanesimo americano, in vista della tournée dell’orchestra, questo è ancora peggio, visto che gli americani hanno votato e continuano a tenersi un puttaniere come Trump come presidente degli Stati Uniti!
      Non so come finirà, ma in quanto detentrice di due biglietti per i concerti di Gatti al Festival di Lucerna in settembre, sono particolarmente incavolata!

      • Professoressa Adelaide De Marchis agosto 3, 2018 a 9:10 pm #
  16. lavocedelloggione agosto 4, 2018 a 3:33 am #

    La prof Adelaide De Marchis è la migliore risposta all’affaire Gatti

  17. marco vizzardelli agosto 4, 2018 a 6:17 am #

    Piena adesione all’articolo di Foletto e totale, immutata, anzi accresciuta stima a Daniele Gatti .cui auguro di saper reagire con tutta la forza dello spirito umano che in questi anni ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere.

    marco vizzardelli

  18. der rote Falke agosto 4, 2018 a 7:26 am #

    Solidarietà piena totale affettuosa a Daniele Gatti.

    Segnalo il bellissimo articolo di Sando Cappelletto su La Stampa di oggi a pagina 29.

  19. Luciana Ballabio agosto 4, 2018 a 9:57 am #

    Contro ogni barbarie, contro ogni discriminazione, contro ogni complotto.
    Solidarietà piena e convinta a Daniele Gatti.

  20. Giulia agosto 4, 2018 a 10:27 am #

    Voglio sperare che altre orchestre e istituzioni non si permettano di rifiutare il podio al maestro Gatti. E voglio sperare che gli olandesi siano costretti dal giudice a pagare profumatamente per le loro indimostrate e vaghe accuse.

    Sempre più convinta dell’unicità umana e artistica di Daniele Gatti, gli dichiaro la mia sincera solidarietà.

  21. Giulia agosto 5, 2018 a 1:31 am #

    La posizione dei dirigenti olandesi inizia a vacillare.

    https://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/musica/molestie_i_legali_pronti_a_contrastare_il_licenziamento_di_gatti-3896338.html

  22. Ago agosto 5, 2018 a 6:40 am #

    lo credo bene, qualsiasi matricola di giurisprudenza lo impara al primo anno di diritto del lavoro, il licenziamento in tronco è la soluzione estrema, e il datore di lavoro deve giustificare in tribunale che nessuna altra opzione era possibile in quel momento.
    lo Studio Chiusano certamente otterrà un mega risarcimento per il maestro Gatti, al quale esprimo tutta la mia vicinanza umana da grande appassionato di musica e da incrollabile sostenitore dello stato di diritto.
    maestro, torni presto sul podio, non riusciranno a distruggere la sua reputazione!

  23. Licio L. agosto 5, 2018 a 9:47 am #

    Questo è l’ennesimo episodio che nuoce alla causa femminile. L’abuso sessuale è una cosa molto seria, che va denunciata immediatamente e punita in maniera esemplare. Così invece viene ridotta gossip da tirare in faccia (vedi il clamoroso caso di Brizzi), soprattutto a chi non può essere eliminato in altro modo.
    Daniele Gatti è un numero uno, tutti lo sanno e tutti lo invidiano. E siccome non è supportato dai soliti poteri è un obiettivo facile facile da colpire con argomenti extra-artistici. Più volte ho suonato in orchestra con lui sul podio, mai e poi mai sono stato testimone di qualcosa che fosse men che correttissimo. Aggiungo anzi che il suo carattere tutto sommato timido e burbero proprio sono la negazione deglli «atteggiamenti inappropriati» imputatigli dalla dirigenza olandese.
    Cari dirigenti del Concertgebouw, fate nomi e cognomi delle «several females», diteci come dove è cosa è esattamente successo di male ed eventualmente perseguitelo per legge, in un tribunale che non sia la gogna pubblica e social. Il vostro moralismo da furbi accattoni vi costerà tantissimo, so già di molti che non acquisteranno più vostre registrazioni e che non compreranno più biglietti per le vostre tournée.
    Quanto a lei maestro Gatti, che ora sperimenta tutto il lato crudele della notorietà, si faccia forza. Sappia che, quantomeno in Italia, chi dovesse commettere la follia di darle il benservito verrà sommerso da proteste e boicottaggi. Lei è un orgoglio italiano, non un criminale. Per quel che conta, accetti la mia solidarietà e il mio sostegno.

  24. Giada de Marchis agosto 5, 2018 a 10:22 am #

    SOLIDARIETA’ A DANIELE GATTI

  25. MARIA TERESA CASTELLI agosto 5, 2018 a 3:56 pm #

    Esterrefatta quanto il Maestro Gatti per ciò che è accaduto, esprimo la mia solidarietà e vicinanza a un Grandissimo Professionista e all’ Eccellente Direttore. É il nostro orgoglio italiano nel mondo! Forza Maestro!

  26. Jojo agosto 6, 2018 a 10:00 am #

    Solidarietà e vicinanza a Daniele Gatti.
    Segnalo che il nostro amico Wanderer interviene oggi sul tema da par suo: http://wanderer.blog.lemonde.fr/2018/08/05/contre-un-monde-de-bienpensance-et-de-fausse-morale-pour-daniele-gatti/.

  27. Gabriele Baccalini agosto 6, 2018 a 1:25 pm #

    Leggo solo oggi che il nostro blog ha fatto una “riapertura estiva” dedicata al caso di Daniele Gatti.
    Chi mi ha preceduto ha già detto tutto con sentimenti unanimi di solidarietà e stima per il maestro Gatti, ai quali mi associo, con una sottolineatura del magistrale commento di Angelo Foletto, che ho letto in francese tratto dal blog di Le Monde, che lo ha riportato integralmente (il che già significa qualcosa…)
    Attendo di leggere il seguito inevitabile della vicenda, augurando a Daniele Gatti una piena riabilitazione e una valanga di scritture dalle più grandi istituzioni musicali del mondo, tale da far vegognare il signor Direttore Generale del Concertgebouw..

  28. Luca Marini, Roma agosto 7, 2018 a 9:03 am #

    Tremila anni di civiltà giuridica buttati nel cesso da un paio di arroganti manager olandesi, gli stessi che sono orgogliosi di vivere in una città dove prostituzione e droga sono liberi per tutti! Andate a ramengo!

    #jesuisDanieleGatti

  29. Luca G. agosto 8, 2018 a 2:13 pm #

    voglio dirlo subito, in tempi non sospetti: se qualcuno in Scala crede di poter usare questa storiella olandese per tenere il maestro Gatti lontano dalla sala del Piermarini sia come ospite sia in futuro come direttore musicale si sbaglia di grosso. il pubblico e la cittadinanza milanesi non sono fessi, capito?

    • puffetta agosto 8, 2018 a 2:16 pm #

      Quoto al 100%. Vigileremo bene.

      #jesuisDanieleGatti

  30. puffetta agosto 8, 2018 a 2:15 pm #

    Quoto al 100%. Vigileremo bene.

    #jesuisDanieleGatti

  31. puffetta agosto 10, 2018 a 4:15 pm #

    Segnalo la sorpresa e la solidarietà di due istituzioni dove Daniele Gatti ha lavorato negli anni passati.

    Orchestre National de France – https://www.francemusique.fr/actualite-musicale/affaire-gatti-stupefaction-a-l-orchestre-national-de-france-64351

    Opernhaus Zürich – https://www.tagesanzeiger.ch/kultur/klassik/eine-karriere-auf-der-kippe/story/24523210

  32. marco vizzardelli agosto 11, 2018 a 12:38 am #

    E così… a Lucerna subentra Bernard Haitink.
    A 90 anni, prestarsi a fare la parte di chi si pasce dell’assassinio (o se così non va bene: della disgrazia) di un collega? Ne ha bisogno, alla sua età? O deve dimostrare qualcosa? Comunque sia, notevole caduta di stile. E l’altro, il pretesco Honeck? (direttore che peraltro musicalmente apprezzo). Bell’ambientino, la musica. Applausi.
    E non ditemi: qualcuno doveva ben subentrare. Il cinismo della compagine olandese mette i brividi. Ma il vecchio Bernard… suvvia! Che fame!

    marco vizzardelli

    • puffetta agosto 11, 2018 a 7:51 am #

      Oggi sappiamo chi ai cinici olandesi ha detto sì, e storciamo il naso. Forse un giorno sapremo anche chi ai cinici olandesi ha detto no, e allora a costoro daremo il nostro apprezzamento.

      In questi giorni spesso mi sono chiesta cosa avrebbe detto il grande Claudio Abbado, che tanto apprezzava Gatti, di questa situazione: forse con uno dei suoi autorevoli interventi avrebbe saputo bloccare queste ondate interessate di fango.

      Certo è che si capisce sempre di più perché Gatti sia un’eccezione in questo sistema di iene, e si capisce sempre di più perché in molti tentino in tutti i modi – anche i più scorretti e vomitevoli – di abbatterlo.

  33. der rote Falke agosto 13, 2018 a 8:26 am #

    Approfittando del periodo di riposo in Toscana ieri sera ho pensato di recarmi a Siena per il concerto brahmsiano di chiusura del corso in direzione d’orchestra tenuto da Daniele Gatti. Pochi euro ben spesi, per vedere dei giovanissimi ragazzi mediamente ben talentuosi; i due italiani mi sono piaciuti particolarmente.
    Accoglienza trionfale per il maestro Gatti, che ha pronunciato poche e sobrie parole; un vero abbraccio di solidarietà che mi dà la speranza che il lurido tentativo di azzopparlo si riveli un fiasco, anzi magari abbia un effetto-boomerang.

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