FIDELIO di Ludwig van Beethoven

18 Giu

Dal 18 Giugno al 7 Luglio 2018
Ludwig van Beethoven
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

 

 

 

Durata spettacolo: 02 ore e 50 minuti incluso intervallo

Direttore Myung-Whun Chung
Regia Deborah Warner
Scene e costumi Chloé Obolensky
Luci Jean Kalman
CAST
Florestan

Stuart Skelton

Leonore
Ricarda Merbeth (18, 21, 25 giu. e 7 lug.)  Simone Schneider

Marzelline Eva Liebau
Rocco Stephen Milling
Don Pizarro Luca Pisaroni
Don Fernando Martin Gantner
Jaquino  Martin Piskorski

Erster Gefangener Massimiliano Di Fino (18, 25 giugno), Giuseppe Bellanca (21 giugno)
Zweiter Gefangener Marco Granata (18, 25 giugno), Massimo Pagano (21 giugno)

La prima è dedicata a Vittore Veneziani e Erich Kleiber nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali.

L’OPERA IN POCHE RIGHE

L’inno beethoveniano all’amore e alla libertà che segnò l’ultimo 7 dicembre di Daniel Barenboim come Direttore musicale torna nello stesso allestimento maestoso ed essenziale a un tempo firmato da Deborah Warner per la regia e Chloé Obolensky per scene e costumi. Dirige Myung-Whun Chung, che affronta per la prima volta il capolavoro beethoveniano in versione scenica dopo aver recentemente confermato le sue credenziali beethoveniane con smaglianti letture sinfoniche alla Scala, e che per tutta la vita ha fatto della connessione tra la musica e i valori dell’umanesimo una cifra personale. Leonore è Simone Schneider, che dopo i primi passi come soprano lirico si sta affermando nei principali ruoli straussiani, e Florestan Stuart Skelton, tenore australiano che ha recentemente interpretato Tristan con Sir Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker. La parte del malvagio Don Pizarro è affidata a Luca Pisaroni, applaudito dal pubblico scaligero come Leporello nel 2017.

4 Risposte to “FIDELIO di Ludwig van Beethoven”

  1. Luca G. giugno 19, 2018 a 5:23 pm #

    riconfermato il mio apprezzamento per la regia del 2014, devo dire piuttosto insipida la resa musicale. l’intesa tra Chung e orchestra mi è parsa molto di facciata, in realtà esecuzione molto molliccia.
    sono un grande ammiratore di Skelton, il suo Tristan e il suo Otello mi elettrizzano, ma ieri sera o stava male o il ruolo proprio non è fatto per lui.
    bene il coro.
    ennesima ripresa inutile, infilata tra balletti, concerti e produzioni operistiche una più inutile dell’altra.

    • lavocedelloggione giugno 19, 2018 a 8:02 pm #

      Confermo, soprattutto il primo atto era soporifero, senza nerbo; meglio il secondo. Skelton peggio di Salah appena visto nella partita Russia vs Egitto (voglio dire “fuori forma”).
      Anch’io ho l’impressione che queste programmazioni estive siano inutili, colpa anche del pubblico che preferisce altri svaghi (compresi i mondiali in TV, se non altro le sorprese qui sono infinite…)

  2. Livio Brambilla giugno 22, 2018 a 4:40 pm #

    Presente alla recita del 21.
    Mi accodo ai precedenti commenti sulla parte musicale. Mediocri Chung e l’orchestra, e comunque nessuna linea interpretativa in qualche modo personale. Cantanti mediamente di qualità. Non ho apprezzato molto la voce della Merbeth. Rispetto a quel che affermate della prima, direi che Skelton stava meglio in salute; sarà anche un Florestan wagneriano e troppo stentoreo, ma è uno dei pochi veri tenori oggi sulla piazza.

  3. marco vizzardelli giugno 27, 2018 a 4:41 pm #

    In rapporto ai commenti precedenti, consiglio a tutti di tornare a questo Fidelio ora che è rodato. E di andare alla replica disponibile. Probabilmente è andato in scena non completamente rodato, comprensibile, siamo alla fine di una stagione in cui l’orchestra si è data molto (e lo dice uno non sempre tenero). Io l’ho ascoltato e visto all’ultima replica e la direzione di Chung, fra l’altro “nuovissima” nella sua lettura “psicologica” dell’opera, è magnifica e alle repliche riceve un’ovazione. Il cast è normale con l’eccezione dell’ottimo Pisaroni che, senza aver voce di grande potenza, usa bene canto e recitazione per delineare un Pizarro molto diverso dalle convenzioni sul personaggio, un cattivo “intellettuale”, interiorizzato, rispondente fra l’altro all’impostazione di Chung, della quale si giova molto anche lo spettacolo della Warner che ho trovato più in sintonia con il direttore coreano di quanto fosse, all’epoca, con la direzione molto più tradizionale di Barenboim, Altra nota di merito: la scelta anche ardita di porre la Leonora 3 all’inizio si rivela geniale in una esecusione dapprima dolorosa poi fremente, è come se Chung ci dicesse che nel brano musicale c’è già tutta l’opera, vista dalla parte di Leonora, il dolore poi la luce. Note di merito per la formidabile tromba esterna dell’ouverture, sistemata fuori dalla seconda galleria, con effetto da brivido, e per i corni: evviva, sembra che la Scala abbia risolto questo annoso problema. L’attuale squadra (come è stato notato nel Mahler di Blomstedt) funziona alla grande.

    marco vizzardelli

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