Harding alla Scala e Chailly a Pavia

24 Mag

Duomo di Pavia, 22 maggio 2018 –

Requiem di Verdi diretto da Chailly

Orchestra e coro del Teatro alla Scala

Tamara Wilson soprano, Ekaterina Gubanova mezzosoprano, René Barbera tenore, Ferruccio Furlanetto basso

 

 

 

 

_______________________________________________________________________________________________________________

 

Milano, 21 maggio 2018

Teatro alla Scala

Direttore Daniel Harding
Pianoforte Daniil Trifonov

 

 

 

Sergej Prokof’ev
Concerto n.3 in do maggiore op.26 per pianoforte e orchestra
durata 26′
Beethoven Ludwig van
Sinfonia n. 3 in mi bem. magg. op. 55 Eroica durata 48′

17 Risposte to “Harding alla Scala e Chailly a Pavia”

  1. Bacco Tabacco e Venere maggio 24, 2018 a 3:43 pm #

    Cari amici, vi intimo di non fare più titoli così ingannatori!!!
    Per un momento mi sono illuso che Chailly si fosse trasferito a fare il direttore musicale a Pavia e che Harding fosse il nuovo direttore musicale della Scala.
    Come vi permettete di alimentare tali illusioni in noi poveri loggionisti???
    È gravissimo, mai più!

    • lavocedelloggione maggio 24, 2018 a 8:19 pm #

      E’ vero, colpa mia, ma a onor del vero il Requiem nel Duomo di Pavia è stato suggestivo e molto curato, valeva la trasferta!
      Impressionante Trifonov nel terzo di Prokof’ev lunedì, ottima intesa con Harding. Attilia

    • Zio Yakusidé maggio 28, 2018 a 11:39 am #

      No, no desidero rincuorare il nostro godurioso; ci teniamo il direttore confuso, confusionario e cacofonico che, ipse dixit (dal quotidiano di oggi):
      …Il maestro Chailly: ”Canto Yesterday quando dirigo la Terza di Mahler”
      ora è facile capire le motivazioni di questi pessimi risultati!
      eh eh eh …
      ps
      provare a cambiare chi gli cura l’immagine o, detto impropriamente, lo spin doctor? ogni dichiarazione è un disastro!

  2. ViolaMargherita maggio 25, 2018 a 11:18 pm #

    ATTILA
    LA TRAVIATA
    LA CENERENTOLA
    CHOVANŠČINA
    MANON LESCAUT
    ARIADNE AUF NAXOS
    IDOMENEO
    DIE TOTE STADT
    I MASNADIERI
    PRIMA LA MUSICA E POI LE PAROLE / GIANNI SCHICCHI
    RIGOLETTO
    L’ELISIR D’AMORE
    QUARTETT
    GIULIO CESARE
    DIE ÄGYPTISCHE HELENA

    • Luca G. maggio 31, 2018 a 9:32 pm #

      Sempre peggio, soprattutto i direttori d’orchestra. Ridicolo riproporre “Quartett”, demenziale il dittico Salieri/Puccini.
      Andrò solo a “I masnadieri” perché Michele Mariotti è il numero uno.

  3. marco vizzardelli giugno 1, 2018 a 7:23 am #

    I Masnadieri per direzione e regia, Die Tote Stadt perché è un capolavoro ed era ora, Giulio Cesare per l’intera proposta. Fine. Andrò volta per volta, ma ancora non mi riabbono. Non c’è slancio, non c’è il benedetto rischio di voler far testo con le proposte, sostituito da un occhiolino al pubblico turistico “di passaggio”. Poi…
    Pago 300 euro l’abbonamento a 14 strepitosi concerti a Santa Cecilia. eseguiti dalla miglior
    orchestra italiana con molti dei massimi direttori viventi. Perché dovrei pagarne da 400 in su per una non-stagione sinfonica di 7 concerti alcuni dei quali dedicati a “Senilità”, il noto titolo?

    marco vizzardelli

  4. Zio Yakusidé giugno 1, 2018 a 7:46 am #

    Stagione davvero deludente. A mio giudizio i due appuntamenti da “non perdere” sono due concerti: Currentzis e Gardiner. Sul fatto poi che questa sala (e la sua pessima acustica) continui ad essere usata per concerti è l’annoso problema di Milano.
    Die Tote Stadt va benissimo (ma esiste anche la seconda metà del 900, se ne sono dimenticati?), Giulio Cesare anche (ma ha senso il teatro barocco in questa disgrazia che assorbe tutto?), Chovanščina idem.
    Due opere a Welser Most sono una punizione per il pubblico, peccato. La stagione sinfonica (già la definizione è inappropriata) non è neanche da commentare.
    Pazienza, fuori dalle sacre mura (?) il mondo musicale si muove, per fortuna; oltre che per lavoro si andrà in trasferta anche per la Musica.

    • Giulia giugno 1, 2018 a 11:20 am #

      Ecco i milanesoti imbruttiti e frustrati che riemergono dalle ceneri per abbaiare.

      • Luca G. giugno 1, 2018 a 8:57 pm #

        Scusa, per scrivere queste dodici parole senza senso compiuto ti hanno pagata? Sarebbe l’unico motivo plausibile per un individuo raziocinante.

  5. Zio Yakusidé giugno 1, 2018 a 12:37 pm #

    Giulietta carissima prova ad esprimere un concettino, ad argomentare, a scrivere qualcosa vada un poco oltre quello che leggi su Chi e Novella, tuoi unici riferimenti culturali.
    o forse quale scaligera sei stata, per l’ennesima volta e con motivazioni incontrovertibili, colpita nel segno?
    bau bau, il tuo cagnaccio

  6. Trebbiatore giugno 1, 2018 a 1:04 pm #

    Mi sembrano discussioni annose: il Teatro alla Scala non ha un pubblico, ma una pluralità di pubblici con aspettative ed esigenze differenti: melomani appassionati, residuati dei vecchi turni A e B, turisti che pensano che Bellini sia un aperitivo a base di prosecco e succo di pesca etc. etc.. Coi tempi che corrono l’unica cosa veramente importante è che il teatro sopravviva trovando un suo equilibrio economico tra costi e ricavi. Per questo si fanno cartelloni per accontentare tutti, quelli che si presentano in teatro con lo spartito del Wozzek ma anche a chi ci viene in ciabatte e maglietta. Fatevene una ragione.

    • Giulia giugno 1, 2018 a 4:18 pm #

      Zio xe’sprecar tempo e fatica nel darti delle coordinate di senso che esulino dai tuoi quattro muggiti frustrati? Preferisco tornare alle mie letture, novella 2000, sicuramente piu’gratificanti delle tue funeste ire verso il Tempio.

    • Suor Angelica penitente giugno 1, 2018 a 6:31 pm #

      “L’unica cosa veramente importante è che il teatro sopravviva” è affermazione, riferita al glorioso Teatro alla Scala, talmente squallida che la Callas avrebbe preso questa povera Giulietta (non la sublime Simionato) a borsettate di Hermès.
      Alle critiche di risponde con argomenti, non con vane giaculatorie.

  7. marco vizzardelli giugno 1, 2018 a 4:38 pm #

    Tempio? De che?

    marco vizzardelli

  8. Luca G. giugno 1, 2018 a 8:54 pm #

    Vi ricordo che c’è vita oltre via Filodrammatici.
    Ed è vita più fresca, più genuina, più innovativa, più appassionata.

    Fino a che comandano Pereira e Chailly cosa vi aspettate? Muffa, sussiego, fracasso.

  9. L.J. giugno 4, 2018 a 1:45 pm #

    cartellone molto deludente… anche per me unico interesse Masnadieri…
    speriamo sia la penultima stagione Pereira/Chailly… poi rivoluzione attraverso chi ha passione e competenza vere…

  10. masvono giugno 4, 2018 a 6:48 pm #

    Stagione lirica che ritengo buona. I due titoli di Strauss affidati a Welser-Moest, dopo la sua ultima performance straussiana con la Sinfonia Domestica di ottimo livello, non appaiono affatto campati per aria. Manca, è vero, lo slancio : la Scala dovrebbe aprire gli orizzonti della vita culturale cittadina, non essere al traino della pigrizia del pubblico: cosa prende a fare il cinquanta per cento del Fus? Per dormire? Pereira, sveglia! Il sovrintendente deve guidare, non essere una biga al traino! In ogni caso questa è la sua miglior stagione, per quel poco che può significare.
    Viceversa la stagione sinfonica fa ridere.
    Saluti

    -MV

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