AIDA di Giuseppe Verdi

8 Mag

Dal 8 Maggio al 3 Giugno 2018
Giuseppe Verdi
In occasione dei 95 anni di Franco Zeffirelli

 

 

 

 

 

 

Coro, Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala
Con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

Durata spettacolo: 3 ore e 50 minuti inclusi intervalli

Direttore Daniel Oren
Regia Franco Zeffirelli
Regia ripresa da Marco Gandini
Scene e costumi Lila De Nobili
Luci Marco Filibeck
Coreografia Vladimir Vasiliev
Ripresa da Lara Montanaro
CAST
Aida

Krassimira Stoyanova

Radames
Fabio Sartori

Amneris Violeta Urmana
Amonasro George Gagnidze
Ramfis Vitalij Kowaljow
Il re Carlo Colombara
Messaggero Riccardo Della Sciucca*
Sacerdotessa
Francesca Manzo*

Enkeleda Kamani*

*Allievi dell’Accademia Teatro alla Scala

CORPO DI BALLO – CAST PER DATA
Martedì 8 maggio
Akhmet Marta Romagna
Coppia selvaggi Maria Celeste Losa, Mick Zeni
Sabato 12 maggio
Akhmet Beatrice Carbone
Coppia selvaggi Marta Romagna, Marco Agostino
Martedì 15 maggio
Akhmet Marta Romagna
Coppia selvaggi Maria Celeste Losa, Mick Zeni
Venerdì 18 maggio
Akhmet Deborah Gismondi
Coppia selvaggi Francesca Podini, Gabriele Corrado
Mercoledì 23 maggio
Akhmet Beatrice Carbone
Coppia selvaggi Marta Romagna, Marco Agostino
Giovedì 31 maggio
Akhmet Marta Romagna
Coppia selvaggi Maria Celeste Losa, Mick Zeni
Domenica 3 giugno
Akhmet Deborah Gismondi
Coppia selvaggi Francesca Podini, Gabriele Corrado

4 Risposte to “AIDA di Giuseppe Verdi”

  1. Livio Brambilla maggio 13, 2018 a 9:04 am #

    presente all’8 di maggio, dico: niente di che.
    eppure è una data che rimarrà negli annali della Scala perché segna il debutto sul palcoscenico del Piermarini di RICCARDO DELLA SCIUCCA, qui come Messaggero: il tenore italiano destinato a diventare un numero uno mondiale. prestazione stupefacente davvero.

  2. marco vizzardelli maggio 15, 2018 a 11:41 pm #

    Nel suo strenuo impegno per le nuove generazioni del podio, il sovrintendente del Teatro alla Scala ha reso nota la stagione sinfonica 2018-19 del Tempio

    15-16-17 settembre 2018
    Dir. La Bara di T.Serafin
    G.Verdi. Messa da Requiem: Kyrie

    20-21-22 ottobre 2018
    Dir.L’Urna di G.Gavazzeni
    G.Verdi Messa da Requiem: Dies Irae fino a Confutatis Maledictis

    2 novembre 2018
    Dir. La Lapide di O. De Fabritiis
    G, Verdi Messa da Requiem: Lacrimosa

    6-7-8 gennaio 2019
    Dir. Il Loculo di A.Votto
    G. Verdi Messa da Requiem: Offertorium-Sanctus

    5-6-7 marzo 2019
    Dir. Le Ceneri di F.Molinari Pradelli
    G. Verdi Messa da Requiem: Agnus Dei-Lux Aeterna

    25 aprile (festa della Liberazione)
    Dir.R.Muti
    G.Verdi Messa da Requiem: LIBERA ME DOMINE!!!

    Buon ascolto e un evviva ai giovani, che sono il futuro della musica!

    marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli maggio 31, 2018 a 10:09 am #

    Ed ecco a voi, sulla nuova stagione scaligera appena presentata, l’ineffabile Corriere della Sera con il mitico Girardi. L’ansia è, naturalmente, dirci come è bella come è tanta questa stagione e che poi forse torna Muti per un concerto. Il teatro si aspetta tono elogiativo dal critico del Corriere affiliato alle tournèe, è la prassi in uso. Nell’ansia laudatoria… ci rimette il povero Alan Gilbert (direttore prescelto per Die Tote Stadt).

    Scrive il Girardi: “Tutte bacchette note sul podio operistico, eccetto quella di Alan Gilbert che, reduce dalla stabilità alla Filarmonica di New York, merita senz’altro di debuttare al Piermarini”

    Ohibò, allora sul podio di Porgy and Bess, alla Scala, c’era mio nonno in carriola!

    E fa seguito alle ouvertures di Beethoven scambiate, ai concerti recensiti a metà….
    A parte la stucchevole retorica del “merita di debuttare” nel Tempio, che andrebbe rovesciata, si dà il caso che il Gilbert abbia già debuttato, e bene, in opera e in concerto, al Teatro alla Scala. Dov’era, il Girardi addetto alle scaligere vicende?
    Questo è lo stato delle cose musicali su un quotidiano di cosiddettto rifermento. Sempre peggio.

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli giugno 1, 2018 a 7:32 am #

    A LA VERDI, BIGNAMINI E COMINATI IN GERSHWIN-BERNSTEIN

    Preghiera ai massimi teatri d’opera e ai più intraprendenti: qualcuno di loro, in Italia o all’estero, allestisca un Porgy and Bess per e con la direzione di Jader Bignamini.
    Questa settimana (replica stasera e domenica pomeriggio) l’orchestra Verdi esegue un piacevolissimo programma Bernstein-Gershwin. Nel quale, agli ultimi 25 minuti di musica, avviene un letterale decollo: dal momento in cui, con una sciabolata di luce in musica scagliata nel cielo dell’Auditorium milanese, Bignamini attacca l’ouverture di Porgy and Bess e da lì, e da un Summertime meravigliosamente sensuale e “ondeggiante” , prende vita un mondo di swing, di canto, di colori, di libertà, di ritmi. 25 minuti di godimento assoluto dopo il quale l’Auditorium crolla in un’ovazione da stadio ad applausi ritmati. E’ Gershwin riletto in bellezza di suono e libertà. E’ Gershwin. Ed è il talento del direttore cui l’orchestra risponde con slancio e dovizia di colori e fraseggi.

    Il resto del programma, alla prima serata (torno stasera), si pone nella categoria dell’interessante e dello stimolo intellettuale, per l’ascoltatore, applicato a Bernstein e a Gershwin.
    Bignamini e orchestra omaggiano, nel Divertimento di Bernstein, il grande compositore ma anche il grande interprete delle musiche di Stravinsky (e di Beethoven). E’ una lettura che colloca storicamente l’autore.

    Roberto Cominati è uno dei massimi (forse “il”) interpreti contemporanei dell’opera pianistica di Maurice Ravel… e di tante altre cose. Qui esegue Gershwin e, pur lasciandogli un’anima jazz, lo asciuga e lo colloca in un ‘900 europeo (Ravel, appunto, ma non solo). Operazione di cui l’autore gli sarebbe grato, ma che ha esiti variabili. Se ne giova molto il Concerto in Fa, che “esce” dalla cura-Cominati, in bel dialogo con la qui stilizzata orchestra di Bignamini, elegante e ripulito rispetto a certe esecuzioni più “barricadere” cui si è abituati. E ne viene fuori benissimo, redento da quella tal foga un po’ cialtrona e “baccanosa” di molti intepreti. La cura funziona meno (ma vogliamo riascoltare) con la Rapsodia in Blu, che rimane come un po’ “ingabbiata” nell’eleganza stessa del pianista. L’orchestra, giustamente, ne segue la traccia (ma si coglie che vorrebbe “liberarsi”) ma la meraviglia e l’incanto del capolavoro non “decollano” (per usare un termine caro al pianista appassionato di volo) in libertà di frase ed espressione. Restano come “chiusi” in una elegantissima gabbia.

    Il decollo avviene, infatti, subito dopo con Porgy and Bess. Lì, si va in cielo. Nel cielo dello swing.

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