Francesca da Rimini

15 Apr

 

Dal 15 Aprile al 13 Maggio 2018
Riccardo Zandonai
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala

Durata spettacolo: 2 ore e 43 minuti incluso intervallo

La Prima del 15 aprile verrà trasmessa in diretta radiofonica su RAI-Radio 3.

 

 

 

Direttore Fabio Luisi
Regia David Pountney
Scene Leslie Travers
Costumi Marie-Jeanne Lecca
Lighting Designer Fabrice Kebour​
Movimenti coreografici Denni Sayers
CAST
Francesca

Maria José Siri

Samaritana Alisa Kolosova
Ostasio Costantino Finucci
Paolo il bello Marcelo Puente (15, 18, 21, 26, 29 aprile e 6, 10, 13 maggio)
Giovanni lo sciancato Gabriele Viviani
Malatestino dall’Occhio Luciano Ganci
Biancofiore Sara Rossini*
Garsenda Valentina Boi
Altichiara Diana Haller
Adonella Alessia Nadin
Smaragdi (la schiava) Idunnu Münch
Ser Toldo Matteo Desole
Il Giullare Elia Fabbian
Il Balestriere/Un Prigioniero (in interno) Hun Kim*
Il Torrigiano Lasha Sesitashvili*
*Allievo dell’Accademia Teatro alla Scala

L’OPERA IN POCHE RIGHE

Assente dal palcoscenico scaligero dal 1959, quando Gianandrea Gavazzeni diresse Magda Olivero e Mario del Monaco, la trascinante vicenda di passione e gelosia scritta da D’Annunzio pensando a Dante e messa in musica da Zandonai è consegnata a una nuova produzione firmata da David Pountney, nome di punta della scena registica britannica che alla Scala è stato presente solo con La piccola volpe astuta nel 2003 e che con Paolo e Francesca ha familiarità per aver già messo in scena l’omonima opera di Rachmaninov. Sul podio Fabio Luisi, convinto sostenitore di questa musica di cui sa rendere insieme le accensioni veriste e le raffinatezze novecentesche. Protagonisti Maria José Siri, applaudita all’inaugurazione 2016 con Madama Butterfly e ormai riconosciuta come interprete di riferimento di questo repertorio, Marcelo Puente e Gabriele Viviani.

6 Risposte to “Francesca da Rimini”

  1. marco vizzardelli aprile 16, 2018 a 12:42 am #

    L’Orchestra, e il coro di Casoni, avrebbero meritato di essere entrambi portati al proscenio per gli applausi alla fine, tale la qualità della loro magnifica prestazione.
    Fabio Luisi mi pare chiaramente, con i complessi scaligeri, l’eroe di questa produzione: la conoscenza e adesione idiomatica a questa musica, i colori, la morbidezza, la ricchezza dinamica dal pianissimo al fortissimo, attuati con il suono che resta bello ad ogni grado di dinamica, l’effusività dei fraseggi, la preziosità elegante di tutto lo strumentale fanno di questa sua una direzione da manuale. Ed è in totale amore con l’orchestra! Bravo!
    Siri professionale. Tenore disomogeneo nello strumento vocale ma bene quanto a presenza. Gli altri o.k.
    E… che musica! Zandonai in pieno 900 storico europeo, e Luisi questo lo ha fatto sentire con piena coscienza.
    Spettacolo fra alti e qualche basso. Più messa in scena che regia. Comunque, operazione di livello decisamente alto.

    marco vizzardelli

  2. violamargherita aprile 16, 2018 a 8:20 am #

    “FRANCESCA” DA SCALA

    Si diceva un tempo, quando si voleva rimarcare l’esorbitanza e l’opulenza di una realizzazione operistica, trattarsi di rappresentazione da Scala.
    Ieri sera abbiamo visto – finalmente e dopo troppo tempo – una produzione da Scala in Scala.
    Anzitutto un grandissimo concertatore, che crede nella partitura che dirige, che si fida dell’orchestra e la lascia suonare pur evitando fracassi, che ha un rapporto cortese e sinergico coi solisti, che scatena il coro di casa per farne emergere l’impressionante virtuosismo. Grandissimo Luisi.
    Poi una compagnia di canto che non fa soffrire lo spettatore, che si butta anima e corpo nei personaggi senza paura di apparire retorica. Su tutti lo Sciancato di Gabriele Viviani, che non solo ha volume vero, ma ha stile appropriato alla partitura, presenza scenica autorevole, spunti interpretativi straordinari. Godibilissima la Maria Josè Siri: non sbaglia una nota, regala molti momenti magici, mostra un’intimità vocale rimarchevole. La fonazione di Marcelo Puente mi rimane misteriosa per tutta la serata, purtuttavia il sesquipedale ruolo è affrontato e risolto con atletismo e passionalità. Notevolissimo il Malatestino di Luciano Ganci. Bravissime le quattro dame – con plauso particolare alla davvero splendida Biancofiore di Sara Rossini -, così come Samaritana, Smaragdi e il Giullare. Idem pei polentiani e per gli armigeri.
    L’allestimento ha un primo grande merito: non bara. Prende D’Annunzio per quel che è, prende Zandonai per quel che è, prende financo Dante Alighieri per quel che è. Fa di Francesca una donna delirante sin dal suo primo comparire, sempre sull’orlo di stramazzare psichicamente, fino al delirio con cui congeda le sue dame (le vede “bianche” anche se sono nere, “bionde” anche se sono brune), e poi il moto di ribellione con cui accetta la morte. Ma tutto è malato in questo allestimento: il Giullare che viene ucciso e sul cui cadavere viene effettuata una cerimonia funebre danzata, Smaragdi che davvero è una maga e mette le polverine nel vino e compie strani riti magici, e così via. Né vengono tralasciati i gigantismi della scena della battaglia, davvero d’impatto impressionante in quella struttura d’acciaio da cui compaiono guerrieri truci e cannoni sanguinari. Insomma uno spettacolo da Scala.
    Chissà che dopo l’ennesimo meritatissimo premio Abbiati al miglior spettacolo operistico 2018 attribuito all’Opera di Roma e a Daniele Gatti per l’indimenticabile “La damnation de Faust”, questa “Francesca da Rimini” non posso riscattare un poco quel che resta della dignità di una fondazione lirica devastata dal sovrintendente e dal direttore musicale che malauguratamente e sciaguratamente la reggono.

  3. lavocedelloggione aprile 16, 2018 a 12:07 pm #

    Vedo che la Francesca da Rimini è stata un vero successo, ne sono proprio felice. Peccato che io ieri sera mi sia persa la prima per questo motivo: verso le 7 mi sono messa in coda in via Filodrammatici per acquistare un biglietto, ben sapendo che gli invenduti erano moltissimi. La coda non era eccessiva, come invece era successo un paio di volte precedenti in cui ho dovuto desistere perché, date le nuove procedure di schedatura, di assegnazione del codice cliente etc etc, ognuno che non sia già registrato richiede un mucchio di tempo allo sportello e si finisce per arrivare all’ora di inizio dello spettacolo senza essere riusciti a comprare un last minute…
    Bene, ieri, arrivato il mio turno vedo che ci sono ancora molti posti dei 140 venduti da due ore e mezzo prima con la coda organizzata dall’Accordo e decido di comprare uno di questi, a 13 euro. Io ero già schedata (e te credo, è dal 1955 che frequento la Scala!) e quindi è stato veloce. Peccato che poi all’ingresso in sala a fronte di un misero biglietto da 13 euro mi si chieda pure di mostrare la carta di identità e a questo punto non ci ho visto più, mi sono davvero imbufalita, ho strappato il mio biglietto e me ne sono andata! Primo, perché nel modulo che ora tutti i compratori di biglietti agli sportelli della Scala (sia alla biglietteria centrale, sia alla biglietteria serale) devono compilare e firmare, questo particolare non è riportato, né ci sono cartelli in biglietteria che avvertano che può succedere che venga chiesta la carta di identità, né tanto meno è scritto sul biglietto (mentre ad esempio è riportato il dress code). Secondo, perché è assolutamente scorretto che ti venga chiesta la carta di identità da personale (le maschere) che NON hanno neppure un badge di identificazione. A questo si può pure aggiungere che la legge in Italia non obbliga ad andare in giro con i documenti di identità e che l’obbligo davanti ad un pubblico ufficiale è quello di dichiarare la propria identità e non quella di mostrare il documento (vedi articolo 641 del codice civile e sua interpretazione). Terzo, perché è altrettanto scorretto controllare solo una fascia di pubblico, quello dei 140 biglietti di loggione, mentre tutti gli altri no, come dimostra il continuare della vendita online di biglietti a prezzo maggiorato e rastrellati usando prestanome di vario genere (ad esempio giocatori del Milan) e come dimostra pure il semplice fatto che una persona agli sportelli possa comprare almeno due biglietti (alla volta) o tutto un palco e quindi non può sedersi su 2, 4 o 6 posti contemporaneamente.
    Quindi mostrare i muscoli su questa categoria di spettatori, che sono quelli più motivati e appassionati, come se il bagarinaggio si rintanasse solo qui, quando sugli altri posti, ad ammissione dello stesso sovrintendente, non si può fare nulla, mi sembra ridicolo oltre che iniquo. Un modo per farsi belli di questi controlli facendo finta di aver cambiato tutto lasciando in realtà tutto come prima (bagarini in giro c’erano anche ieri sera e ci scommetto che nessuno avrà controllato niente).
    Attilia

    • barbie aprile 16, 2018 a 12:40 pm #

      Tutta la mia solidarietà ad Attilia. La situazione non si può più sopportare; sembra che chi guida la Scala non voglia che il pubblico vi acceda. E infatti i forni sono sempre più frequenti. Vergogna.

  4. marco vizzardelli aprile 19, 2018 a 3:53 pm #

    Nel periodo, l’orchestra della Scala sta suonando, in buca, ad alto livello. Ma, ascoltarla diretta in successione da Chailly in Don Pasquale e da Luisi in Francesca da Rimini è come passare dalla tv in bianco e nero a quella a colori. E non c’entra che di qui è Donizetti e di la Zandonai. C’entra la diversa “mano”….

    marco vizzardelli

  5. violamargherita maggio 6, 2018 a 6:21 pm #

    CHE GIOIELLO QUESTO “CARDILLAC”

    Chi può si rechi a Firenze per una prova maiuscolissima di Fabio Luisi, che legge “Cardillac” di Hindemith con una veemenza e una drammaticità che lo appaia al “Wozzeck”. Eccezionale davvero.
    Molto bene il debutto operistico alla regia di Valerio Binasco: ogni personaggio sa benissimo cosa fare, il coro è gestito al meglio. Si sviluppa una tensione dolce eppure non meno inquietante.
    Cast meravigliosamente amalgamato.
    Grandi applausi, ma la rappresentazione ne meriterebbe ancora di più.
    L’opera si dà in due parti, con intervallo dopo il fenomenale crescendo che chiude il primo atto.

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