Filarmonica della Scala – Gergiev

19 Feb

Stagione della Filarmonica della Scala
19 febbraio 2018

Milano, Teatro alla Scala

Direttore Valery Gergiev
Pianoforte Nelson Freire

Johannes Brahms
Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bem. magg. op.83 durata 46′
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sinfonia n. 6 in si min. op.74 durata 45′

10 Risposte to “Filarmonica della Scala – Gergiev”

  1. lavocedelloggione febbraio 19, 2018 a 10:22 pm #

    Indimenticabile Patetica, mai sentita così!

  2. Gio’ febbraio 20, 2018 a 2:25 am #

    ammaliante Secondo, col debutto (finalmente!) di Freire alla Scala. squisito il bis con la trascrizione di Sgambati dall’«Orphée et Euridice» gluckiano, omaggio alla prima che andrà in scena sabato. e Gergiev si ascolta in piedi tutto il,bis, da vero gentiluomo.

    sbalorditiva Patetica, diretta dal maestro senza podio e quasi “in mezzo” all’orchestra. cinquanta minuti soggioganti. venti secondi di silenzio, poi trionfo. che serata!

  3. Gabriele Baccalini febbraio 21, 2018 a 11:57 am #

    Ho trovato sinceramente scadente l’esecuzione del concerto di Brahms, sia da parte dell’orchestra sia del solista, del quale non sentivo la mancanza alla Scala. La scelta è in linea con la gerontocrazia cara a Pereira. Il corno solista non era il giovane spagnolo che ha guidato i corni nella Patetica, ma un tale che si identifica con la peggiore tradizione degli ottoni della Scala.
    Quanto a Gergiev, ho il sopsetto che sia avvenuto qualcosa di simile a quella volta in cui il Grande Maestro mandò l’assistente a fare le prove riservandosi la generale. Sfortuna volle che l’aereo fosse in ritardo per cui Gergiev effettuò solo metà della generale il mattino stesso del concerto. Sono cose che non dovrebbero essere permesse neanche al Padreterno dei direttori d’orchestra. Ho avuto modo di visionare contratti di altre grandi istituzioni musicali del mondo, firmati tre o quattro anni prima del concerto o dell’opera, in cui tra l’altro erano fissate date e orai delle prove e non solo della generale.

    Quanto al concerto, io l’ho ascoltato la prima volta alla Scala nel 1962 alla prima apparizione di Sviatoslav Richter al Piermarini con la direzione di Sawallisch. Ricordo incancellabile e inevitabile pietra di paragone. Conosco poi tre esecuzioni di Pollini: con Abbado e i Wiener, con Abbado e i Berliner e con Thielemann e la Staatskapelle Dresden; quella di Zimerman con Bernstein, quella di Arrau con Giulini, quella di Gilels con Jochum, quella leggendaria di Backhaus con Böhm e la Staatskapelle: un altro pianeta rispetto al suono striminzito di Freire, che ha suonato bene il bis, di difficoltà esecutiva non confrontabile.

    Nella Patetica tutto è cambiato. Partitura molto più congeniale a Gergiev, mai sentita così da chi non ha ascoltato dal vivo l’esecuzione con l’orchestra del Teatro Mariinskij. E’ vero che la lettura di Gergiev si colloca al vertice e che l’orchestra lo ha assecondato molto meglio che nella prima parte del concerto: la “sua” Patetica valeva tutta la serata.
    E’ vero che così la dirige solo lui, ma altre Patetiche, di differente ispirazione, non sono da meno: parlo di Mravinskij, di Temirkanov sentito anche alla Scala con la Filarmonica di San Pietroburgo e, se mi è consentito, di Karajan, senza contare il disco dal vivo di Celibidache, la Patetica più struggente e metafisica al tempo stesso che io abbia mai sentito in vita mia. Quindi evitiamo di cadere nel divismo.

    • Gio’ febbraio 21, 2018 a 12:42 pm #

      Gabriele, accetto il tuo richiamo alla sobrietà. non dimenticare però che il precedente Čaikovskij della Filarmonica (Quarta diretta da Chailly) era stato così tremendo che l’altra sera sembrava di respirare altro ossigeno.

    • John Ahrens febbraio 23, 2018 a 10:24 am #

      Probably we get into the trap of the memory when we had heard so many great artists in the past.
      Today it happens to me , when I listen to the actual generation of tenors and compare them with the available ones 40 to 50 years before.
      Nelson Freire is a reputed and excellent brazilian pianist, who worked many times with Mr. Gergiev. The same concert from Brahms was a big success 2017, presented with the Marinsky Orchestra in Baden Baden. Mr. Gergiev uses to support with care the soloists, some times perhaps adapting too much to the their „tempo“ . Probably there was only a short rehearsal with the orchestra in the Scala.

  4. Gabriele Baccalini febbraio 21, 2018 a 3:46 pm #

    La Quarta di Chailly mi è bastato ascoltarla alla radio.

  5. Zio Yakusidé febbraio 22, 2018 a 11:04 am #

    concerto a due facce con un secondo di Brahms davvero pessimo, con direttore svogliato e senza il minimo feeling con il pianista e quest’ultimo davvero malmesso; l’orchestra ha collaborato producendo orripilanti suonacci.
    Anche i nostri amati bancari hanno abbozzato una smorfietta.
    Durante l’intervallo deve esser successo qualcosa: la patetica sembrava diretta da un altro direttore e da un’altra orchestra, davvero impressionante il divario.
    Non è “la Patetica” (ma esiste? molti ne hanno citate di meravigliose e forse superiori) ed è sempre quella da ormai decenni ma Gergiev l’ha diretta con indiscutibile “magnetismo” e la Filarmonica ha risposto in modo eccellente.

    L’orchestra come metafora, mi ricorda l’apologo Felliniano…

    “Ma lei crede davvero che pubblico capisce musica?”

  6. Gabriele Baccalini febbraio 22, 2018 a 11:22 am #

    Grazie Max per l’aggiunta. La mia è stata una pura dimenticanza.

  7. marco vizzardelli febbraio 25, 2018 a 8:11 am #

    Suggerirei l’ascolto della recente incisione della Patetica ad opera di Teodor Currentzis e dei suoi MusicAeterna. Ascoltata quella sconvolgente esecuzione, molte “grandezze”, almeno fra i viventi, si ridimensionano.

    marco vizzardelli

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