Ti vedo, ti sento, ti perdo

14 Nov

Dal 14 al 26 Novembre 2017
Salvatore Sciarrino
Nuova produzione in coproduzione con Staatsoper Unter den Linden di Berlino
Prima mondiale
Commissione Teatro alla Scala e Staatsoper Unter den Linden di Berlino

 

 

 

 

 

 

 

 

Libretto di Salvatore Sciarrino
(Edizioni Musicali Rai Com)

Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Maxime Pascal
Regia Jürgen Flimm
Collaboratore del regista Gudrun Hartmann – Wild
Scenografo George Tsypin
Costumi Ursula Kudrna
Lighting Designer Olaf Freese
Movimenti coreografici Tiziana Colombo
CAST

La cantatrice Laura Aikin
Musico Charles Workman
Letterato
Otto Katzameier
Pasquozza Sonia Grané
Chiappina Lena Haselmann
Solfetto Thomas Lichtenecker
Finocchio Christian Oldenburg
Minchiello Emanuele Cordaro
Giovane Cantore Ramiro Maturana*
Coro
Hun Kim*
Massimiliano Mandozzi
Chen Lingjie**
Oreste Cosimo*
Sara Rossini*
Francesca Manzo*
*Allievo Accademia Teatro alla Scala
** Allievo Conservatorio G. Verdi di Milano

Ti vedo, ti sento, mi perdo di S.Sciarrino sarà trasmesso in diretta radiofonica su RaiRadio3 il 14 novembre.

L’OPERA IN POCHE RIGHE

In conclusione di stagione la Scala presenta Ti vedo, ti sento, mi perdo, commissionata a Salvatore Sciarrino insieme alla Staatsoper Unter der Linden di Berlino.
Sciarrino, uno dei compositori contemporanei più apprezzati ed eseguiti a livello globale, ha una profonda passione per la musica italiana tra ‘500 e ‘600. Se Carlo Gesualdo era stato tra le fonti d’ispirazione per la fortunatissima Luci mie traditrici (1998), al centro della nuova opera è la tragica vita di Alessandro Stradella (1639 – 1682). A differenza dei numerosi predecessori ispirati soprattutto dagli aspetti romanzeschi della figura del compositore (tra loro anche Flotow e Franck), Sciarrino sceglie di non portarlo in scena ed evocarlo unicamente attraverso la musica. Lo spettacolo è affidato a Jürgen Flimm e Gudrun Hartmann, legati a Sciarrino da un lungo rapporto artistico e personale, mentre sul podio sale il giovane Maxime Pascal, vincitore del premio Nestlé e direttore e dell’Orchestra Le Balcon di Parigi, dedicata alla musica d’oggi. Dopo il successo di CO2 di Giorgio Battistelli la Scala riprende così la consuetudine di proporre ogni anno un titolo contemporaneo, preferibilmente in prima assoluta.

7 Risposte to “Ti vedo, ti sento, ti perdo”

  1. marco vizzardelli novembre 25, 2017 a 12:12 am #

    Ti vedo, ti sento…MI SPARO.
    ————–
    E ho detto tutto.

    marco vizzardelli

  2. masvono novembre 25, 2017 a 1:42 pm #

    Ti vedo, Ti sento, Ti perdo.
    Per sempre.

    -MV

  3. alberto novembre 27, 2017 a 8:58 am #

    Condivido! Il problema però è il pubblico, poco ma sempre troppo, che alla fine applaudiva convintamente (?), secondo mè per piaggeria culturale o puro masochismo, autorizzando però così la Scala a definire l’opera un successo di elevato livello culturale, sottintendendo quindi che solo pochi eletti con quoziente intellettivo molto alto erano in grado di apprezzarla……sarà, ma vorrei però dire a Sciarrino e alla direzione del teatro che io, nonché mia moglie ed alcuni nostri amici che pure collezioniamo alcune lauree, ci eravamo adeguatamente preparati documentandoci sia dal punto di vista musicale che da quello letterario filosofico tra glissandi, pause, vuoti, accelerazioni, richiami storici e quant’altro ma il risultato è stato che vedendo ed ascoltando ci siamo persi in un mare di noia mortale.

    Alberto

  4. lavocedelloggione novembre 27, 2017 a 9:54 am #

    L’idea era buona, ma alla fine un lavoro teatrale musicale non può annoiare, nonostante la buona volontà e l’assenza di pregiudizi di chi è andato a vederlo; non si può chiedere al pubblico di sapere giudicare da musicologi, come se fosse un concorso di composizione! L’arte deve arrivare a segno in modo diretto, con una certa preparazione sì, ma non può presupporre una competenza da addetti della materia. Insomma non devo “studiare” prima per capire! (nella fattispecie io mi sono addormentata ma forse perché ero troppo stanca…)
    Attilia

  5. Zio Yakusidé novembre 27, 2017 a 10:41 am #

    non sono del tutto d’accordo con i drastici giudizi (o meglio battute) precedenti.
    Concordo sull’opera, non certo un capolavoro, ma ben altro è passato alla Scala di peggiore qualità; vogliamo ricordare CO2, Teneke, 1984 tanto per citare i primi tre che mi ricordo?
    Se poi allarghiamo l’orizzonte e si va oltre il teatrun, esempi orripilanti ne abbiamo da vendere.
    La “produzione” contemporanea è ammorbata da una cricca di sedicenti compositori autoreferenziali e reciprocamente riverenti. Il docente di conservatorio tal dei tali scrive, poi il suo amico lo cita in radio, un altro amico lo magnifica sul giornale, un ulteriore amico lo inserisce in un festival, il suo allievo lo dirige ecc ecc, in un meccanismo perverso che porta il più lontano possibile dalla qualità .
    A mio giudizio Sciarrino non è corretto sia annoverato tra questi e certamente questa opera poteva beneficiare di un migliore direttore e di una regia meno squallida.

    • alberto novembre 28, 2017 a 3:22 pm #

      È proprio l’opera in sè che “annoia”, poi possiamo pure discutere la regia ed il direttore, comunque difficile da giudicare in casi come questo.
      Resta il fatto che si è trattato di uno spettacolo deprimente e deludente: se fossi stato la direzione del teatro avrei rimborsato il costo del biglietto con tante scuse…..specialmente nel caso degli abbonati che concedono si fiducia alle scelte della Scala con largo anticipo e quindi a loro rischio e pericolo però, a tutto c’è un limite!

  6. Luca novembre 30, 2017 a 2:05 pm #

    Di questa accozzaglia di suoni non ne rimarrà traccia alcuna per i posteri.
    GRAZIE A DIO !

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