Nabucco

24 Ott

Dal 24 Ottobre al 19 Novembre 2017
Giuseppe Verdi

Nabucco
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
(Edizione critica a cura di R. Parker;
The University of Chicago Press e Casa Ricordi, Milano)

 

 

 

 

 

 

 

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala, Royal Opera House – Covent Garden di Londra, Lyric Opera di Chicago, Gran Teatre de Liceu di Barcellona
Durata spettacolo: 2 ore e 40 minuti incluso intervallo
Direttore Nello Santi
Regia Daniele Abbado
Scene e costumi Alison Chitty
Luci Alessandro Carletti
Video Luca Scarzella
Movimenti Coreografici Simona Bucci
CAST

Nabucco Leo Nucci
Ismaele Stefano La Colla
Zaccaria Mikhail Petrenko
Abigaille
Martina Serafin (24, 27, 31 ott.; 4 nov.)
Anna Pirozzi (7, 11, 16, 19 nov.)
Fenena Annalisa Stroppa
Il Gran Sacerdote Giovanni Furlanetto
Abdallo Oreste Cosimo
Anna Ewa Tracz

L’OPERA IN POCHE RIGHE

Unanimemente considerato un punto di riferimento per il repertorio italiano, Nello Santi è strettamente legato a Nabucco, di cui è tra gli interpreti più accreditati. La ripresa dell’allestimento di Daniele Abbado si avvale nella parte di Abigaille di Anna Pirozzi, al suo secondo titolo verdiano alla Scala dopo I due Foscari, e di Martina Serafin, mentre protagonista è ancora una volta Leo Nucci. Come Ismaele torna Stefano La Colla, ascoltato come Calaf nella Turandot di apertura del semestre di Expo diretta da Riccardo Chailly, mentre Zaccaria è Mikhail Petrenko, una delle voci di basso più interessanti degli ultimi anni, al suo debutto scaligero.
ott24

3 Risposte to “Nabucco”

  1. marco vizzardelli ottobre 24, 2017 a 11:59 pm #

    IL BACUCCO DI VERDI ALLA SCALA
    ————————————————–
    Chiarisco subito, il mio titolo non si riferisce a Leo Nucci che, almeno in questa serata, non ripete la formidabile prova della volta precedente ma in gran parte non per demerito suo. Il tempo, forse, ha ulteriormente prosciugato lo strumento, ma la saldezza complessiva, sbalorditiva in acuto, c’è tutta.
    Ma è un uomo di… anta e rotti anni che deve far fronte, stavolta, all’impossibile: i tempi e i respiri di un Mammouth del podio.
    Il Bacucco è il podio, e, caro signor Pereira, forse è veramente ora di smetterla con questa esibizione di decrepiti esibiti con la spavalderia di un Barnum. Perché i vecchioni fanno tanta tenerezza, il passo incerto, la “sensazione” del passato che ritorna, ommammamia a 86, 92, o tot anni è ancora cosi!… sì ma, ripetuta fino alla noia, è roba da basso cinismo televisivo, una specie di x-factor dei vecchioni. Poi, se parliamo di Haitink o del compianto Pretre, è un conto, ma Nello Santi appartiene a questa specie solo nella testa di Isotta o di suoi seguaci. Mai stato, in realtà, ma il problema di fondo è il solito. Tutto ciò che Pereira ha fatto a Zurigo viene riciclato, anni dopo, alla Scala, come se fosse Vangelo. E così non va. Compresi gli orrendi registi. Compreso Nello Santi. Il Bacucco alla Scala. In questa prima della ripresa, la sola emozione è venuta dalla cantante forse più discutibile dell’intero, discreto e non più, cast. I dieci minuti finali, e solo quelli, di Martina Serafin-Abigaille. Preceduti, purtroppo, da un’esibizione che faceva rimpianto e rabbia, per i mezzi e il timbro stratosferici di una cantante dal potenziale storico ma gettato al vento fino a trasformarsi, attualmente, in tre voci in una – urla di sopra, chioccia e distrutta di sotto, una meraviglia i “centri”. Con possibilità sceniche favolose (è anche una donna splendida), buttate via negli anni. Poteva, davvero, essere una voce storica.. Non sappiamo chi abbia sbagliato, se lei o chi l’ha consigliata negli anni. Resta una fascinosa incompiuta, ed è un vero peccato. Ormai è tardi.
    Ma, anche se la sua disastrosa cabaletta viene giustamente buata, lei è, per quei minuti, il solo barlume di arte viva di questo Nabucco. Il resto è grigio e spento dalla sepolcrale scansione del “podio”. Abbiamo avuto, negli anni scorsi, la terrificante immagine dei resti di André Previn in concerto, e credevamo fosse il massimo del cinismo esibizionistico possibile. Sfruttamento bieco della tenerezza provocata da persone anziane. Ci risiamo, e non è un bello spettacolo: né per noi, né per loro. Basta, Pereira! La Scala non è un cronicario.

    marco vizzardelli

  2. Gabriele Baccalini ottobre 25, 2017 a 2:35 pm #

    Io mi guardo bene dal mettere piede in Scala per questo Nabucco, del quale ho apprezzato la regia quando debuttò, non ricordo con quale direttore, forse Roberto Abbado. Sono convinto che Vizzardelli dia un resoconto equanime (il che nel suo caso non è scontato).
    Il guaio è che Pereira, non sazio delle performance del grande maestro in Traviata e Nabucco, l’ha scritturato l’anno prossimo per l’Aida. Povero Verdi!
    Io ho molto rispetto per tutti i vecchietti di 86 anni, ma ci sarà un modo gentile per dire a costui, che non è mai stato un genio del podio, “Caro Maestro, bisogna che diamo spazio ai bravi giovani che stanno crescendo. Perché con lo smog che c’è a Milano non va a prendere un po’ d’aria buona in località più amene come la Riviera o la Costa Azzurra, dove c’è qualche teatrino nel quale può ancora deliziare il pubblico turistico dalle teste bianche o pelate così prodigo di applausi?”.

  3. marco vizzardelli novembre 2, 2017 a 11:11 am #

    .. e mentre Nello Santi porta avanti le repliche di Nabucco alla Scala, ecco a voi, all’Auditorium con l’Orchestra e il Coro della Verdi, la Messa da Requiem diretta da Elio Boncompagni! Uao! Che botta di gioventù!!
    Milano, una città aperta alle giovani speranze della direzione d’orchestra. E’ l’ora del Milano Young Festival! I Ragazzi Irresistibili!

    marco vizzardelli

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