La Valse / Symphony in C / Shéhérazade

27 Apr
Dal 19 Aprile al 13 Maggio 2017
Maurice Ravel / Georges Bizet / Nikolaj Rimskij-Korsakov

Nuova Produzione Teatro alla Scala

Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala

 

 

 

Durata spettacolo: 2 ore e 20 minuti incluso intervallo

 

LA VALSE: 17 minuti / Pausa: 4 minuti / SYMPHONY IN C: 36 minuti / Intervallo: 20 minuti / SHÉHÉRAZADE: 46 minuti

Direttore Paavo Järvi

La Valse

Musica Maurice Ravel
Coreografia Stefania Ballone

Matteo Gavazzi

Marco Messina

Costumi Irene Monti
Luci Valerio Tiberi

Nuova Produzione Teatro alla Scala

SYMPHONY IN C

Musica Georges Bizet
Coreografia George Balanchine

©School of American Ballet

Ripresa da Colleen Neary
Costumi Karinska
Luci Andrea Giretti
Étoile Roberto Bolle (19, 21 apr.; 10s, 11 mag.)

Produzione Teatro alla Scala

Shéhérazade

Musica Nikolaj Rimskij-Korsakov
Coreografia Eugenio Scigliano
Scene e Luci Carlo Cerri
Costumi Kristopher Millar e Lois Swandale

Nuova Produzione del Teatro alla Scala

2 Risposte to “La Valse / Symphony in C / Shéhérazade”

  1. lavocedelloggione aprile 27, 2017 a 2:01 pm #

    Ricopio subito qui il commento di Vizzardelli (che è stato costretto a insierire nella Gazza Ladra per mancanza del post):

    Nel silenzio pressoché totale dei media, è arrivato a Milano il grande Paavo Jarvi, cioè il direttore cui si deve la più intrigante, nuova, discutibile se si vuole (bene!) ma eccezionale integrale di Sinfonie di Beethoven (io udita tutta dal vivo a Salisburgo) eseguita ed incisa dai tempi di Abbado a Roma e Vienna.
    Ha iniziato, in questi giorni, con una magistrale direzione del trittico di balletti in scena alla Scala. Un po’ penalizzato, se vogliamo, dalle coreografie govanili nostrane di contorno al capolavoro di Balanchine (la Sinfonia in Do di Bizet), ma strepitoso, in danza, nelle prove dei solisti (c’è un Bolle di poesia assoluta, un Coviello strepitoso, e tutti gli altri e altre) nel Bizet medesimo; e in musica nelle tre letture di Jarvi. Abbiamo appena ascoltato La Valse di Ravel nella calligrafica, praticamente perfetta in tutto, lettura-esecuzione di Mung Whun Chung. Bene, riproporla in buca e dovendo seguire la coreografia non è semplicissimo: Jarvi lo fa ed è fantastico, nei dettagli, nel rubato, nel suono. L’orchestra della Scala è in stato di grazia da mesi (son passati Chung e Gatti, non a caso…). Ma ancora meglio è la Sinfonia di Bizet, nella cui esecuzione si sente tutta la sapienza e l’assimilazione del linguaggio da parte di un direttore che ha trascorso anni a Parigi nel recente passato. Il Bizet by Balanchine and Paavo Jarvi and coppie soliste è un momento altissimo di questa stagione scaligera. Non perdetelo.

    marco vizzardelli

  2. Francesca aprile 28, 2017 a 6:38 am #

    Alberto Mattioli
    La Stampa

    Stagione 17-18 e piano triennale del Teatro approvati con un’unica astensione. D’accordo, il Consiglio d’amministrazione della Scala è composto in massima parte da gente che non distingue un soprano di coloratura da un basso profondo, però il suo bollino sul cartellone è indispensabile.

    Dopo parecchie polemiche, il sovrintendente Alexander Pereira incassa dunque l’ok. Beppe Sala, sindaco di Milano nonché presidente della Fondazione, dice che «i conti sono in ordine», che la nuova pianta organica sarà «leggermente sotto» i 920 dipendenti e che è confermata la linea-Pereira di molti titoli e molte recite. La nuova stagione prevede quindi 15 opere e nove balletti, di cui due presentati dal Bolshoi in tournée. Naturalmente, con il solito perfetto automatismo, annunciare la stagione a Cda e sindacati significa annunciarla urbi et orbi, in attesa della rituale conferenza-stampa fissata quest’anno al 30 maggio. Ecco le indiscrezioni, allora.

    Inaugurazione, come stra-annunciato, con Andrea Chénier di Giordano, direttore Riccardo Chailly, regia di Mario Martone. Cantano Yusif Eyvazov (con il quale Chailly sta già provando), sua moglie, cioè la divinissima Anna Netrebko, e Luca Salsi. Chailly dirigerà anche Don Pasquale di Donizetti, protagonista, pare, Ambrogio Maestri. Sul fronte Verdi, ci saranno un nuovo Ernani (Perez, Meli, Piazzola, Abdrazakov, direttore Fischer, regia Bechtolf) e la ripresa della vecchissima Aida storica di Zeffirelli. Torna Bellini con Il pirata (Yoncheva, Pretti, Alaimo, direttore Frizza), Zubin Mehta dirige Il pipistrello di Johann Strauss a Capodanno, Myung-Whun Chung il Fidelio di Beethoven (e, si dice, anche un secondo titolo), Michele Mariotti l’Orphée di Gluck in versione francese, dunque per tenore, che sarà Juan Diego Florez.

    Ci sono anche titoli meno usuali. Del recupero del «verismo» italiano fa parte Francesca da Rimini di Zandonai (dirigerà Fabio Luisi), poi si faranno il bellissimo Fierrabras di Schubert diretto da Daniel Harding (una prece: non si potrebbe recuperare la bellissima regia zurighese di Claus Guth?), l’Alì Babà di Cherubini per i ragazzi dell’Accademia, La finta giardiniera di Mozart e, se György Kurtág finirà una buona volta di scriverla, anche la sua Fin de partie. Si vocifera anche di un’opera da eseguire d’estate all’aperto, fra piazza Duomo e la Galleria: speriamo non sia vero. Conferme e dettagli il 30.

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