Filarmonica della Scala – Daniele Gatti

12 Apr

 

 

 

 

 

 

Direttore Daniele Gatti
Johann Strauss
Künstlerleben
Paul Hindemith
Mathis der Maler
Hector Berlioz
Symphonie fantastique

6 Risposte to “Filarmonica della Scala – Daniele Gatti”

  1. LucaB. aprile 12, 2017 a 9:46 am #

    Orchestra Filarmonica irriconoscibile, in senso positivo. Due osservazioni: a) il valzer non è nelle sue corde, né in Strauss, né in Berlioz; b) i tempi di Gatti nella Fantastica sono lenti in modo quasi estenuante.
    A parte questo, una prova maiuscola di orchestra e direttore. Grande precisione di ottoni e legni, un fantastico De Angelis alla guida dei violini. Archi di precisione assoluta nei pizzicati, e non solo. Palese grande sintonia tra maestro e orchestra, che alla fine tributa un’ovazione a Gatti, visibilmente commosso. A quando un nuovo direttore musicale?

  2. Francesca aprile 12, 2017 a 12:46 pm #

    Scusa Luca. L’orchestra non l’ho trovata in grande forma, con parecchie sbavature nei corni.
    Concerto abbastanza noioso e monocorde; c’era un senso di stanchezza e poche prove.
    Pubblico abbastanza gelido in generale che ha tributato un ringraziamento a Gatti dopo un po’ di uscite; ma la Fantastica è stata molto noiosa.
    Spero di no vedere mai Gatti sul podio del concerto di capodanno con i valzer viennesi.
    Dopo una fantastasmagorico Wagner, un concerto mediocre con programma che poteva essere più interessante

    • LucaB. aprile 12, 2017 a 3:28 pm #

      Francesca, immagino che tu abbia sentito qualche volta la Filarmonica diretta da Chailly, detto Capitan Fracassa. Quelli sono concerti monocordi: tutto forte o fortissimo.E la sintonia tra orchestra e direttore è nulla. Gatti, pur nella lentezza dei tempi, ha la fiducia dell’orchestra. Sui valzer, come ho già scritto, meglio stendere un velo pietoso….

  3. Francesca aprile 13, 2017 a 9:40 am #

    Questi continui paragoni con Chailly (che non amo) sono per me stucchevoli.
    Per me Gatti è un bene che non sia direttore musicale della Scala perchè non in grado di gestire un teatro con tutte le problematiche come la scala; artisticamente va molto ad alti e bassi ed in certo repertorio non è adatto e lo dirige male (molto verdi (tranne il fantastico Falstaff), puccini, mozart, rossini, il verismo).
    GAtti è meglio averlo uno due volte l’anno dal di fuori con le opere in cui può dare il suo meglio (come il fantastico Wagner di quest’anno).
    Io spererei in Mariotti che per la Scala sarebbe perfetto.
    Quello che è successo ieri alla bellissima Gazza LAdra è squalificante per il teatro; quella sparuta gente fanatica-disturbatrice con i suoi comportamenti da pescivendoli (con tutto il rispetto per questi ultimi) sta facendo il male della Scala.

  4. marco vizzardelli aprile 13, 2017 a 3:02 pm #

    In sintesi: ho trovato affascinante l’idea complessiva (le vite d’artista) del concerto:questo modo di impaginare è uno degli aspetti che mi fa apprezzare Daniele Gatti.Poi, sugli esiti credo occorra fare qualche distinguo. Hindemith ha patito un disgraziatissimo inizio dell’orchestra, una sfasatura tale (ottoni) tale da compromettere i primi minuti dell’esecuzione. Poi Gatti ha dato l’anima (lo si intuiva anche dal “sonoro” della voce, facendo capire cos’è per lui Mathis der Mahler, ma si era nel reparto “buone intenzioni” realizzate con fatica. Del Valzer iniziale, un po’ allo stesso modo, ho trovato affascinante la lettura, ma condizionata dalla poca abitudine dell’orchestra a questo repertorio.
    Invece la Filarmonica ha dato grande prova di sé nella sinfonia di Berlioz, e non era facile seguire le esigenze di Gatti, i tempi, le sfumature. Lettura discutibile (ma ritengo che fosse esattamente ciò che il direttore voleva) nell’atmosfera cupa fin dall’inizio, con il tema eseguito come “ansiogeno”, esitante, affannato, l’inizio di un incubo. Splendidi i refoli iniziali quasi di vento dell’orchestra nel valzer. E da manuale la scena nei campi. Da qui in poi, Gatti diviene radicale, la “sua” marcia al supplizio e il sabba non concedono nulla o quasi alla spettacolarità esteriore, ma tutto è incubo vissuto (vien da pensare a tanta letteratura francese: certi personaggi deformi di Hugo, ad esempio). La chiusa stessa, secca ma antivirtuosistica nel peso sonoro, è come il risveglio improvviso da un sogno malvagio. Non ne farei una questione di tempi lenti o veloci.E’ una lettura che si può detestare o amare,ma che fa pensare, ti lascia con un cumulo di riflessioni, di possibili connessioni culturali. Ti fa muovere l’anima e il cervello: ed è esattamente ciò che rende così particolare la figura artistica di Daniele Gatti, negli esiti eccelsi (come i recenti Maestri Cantori) e là dove è (ripeto:volutamente) più discutibile. Non si esce indifferenti da una sua esecuzione.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli aprile 13, 2017 a 3:22 pm #

    Mi è scappata un h in più a Mathis der Maler che ho trasformato in Mahler… magari per amore al divino Gustav!

    marco vizzardelli

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