La Gazza Ladra

12 Apr
Gioachino Rossini – La Gazza Ladra

Melodramma in due atti

Libretto di Giovanni Gherardini

(Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro

in collaborazione con Casa Ricordi, Milano

a cura di A. Zedda)

A 200 anni dalla prima rappresentazione – Teatro alla Scala 1817

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala

Durata spettacolo: 03 ore e 40 minuti incluso intervallo

La Prima rappresentazione di La gazza ladra è dedicata alla memoria di Alberto Zedda

Direttore Riccardo Chailly
Regia Gabriele Salvatores
Scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
Luci Marco Filibeck
Movimenti coreografici Emanuela Tagliavia
Marionette, costumi e animazione a cura di Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli

CAST

Ninetta Rosa Feola
Pippo Serena Malfi
Lucia Teresa Iervolino
Fabrizio Vingradito Paolo Bordogna
Giannetto Edgardo Rocha
Fernando Villabella Alex Esposito
Gottardo Michele Pertusi
Ernesto Giovanni Romeo
Giorgio Claudio Levantino
Antonio Matteo Mezzaro
Isacco Matteo Macchioni
La gazza (acrobata) Francesca Alberti
Il Pretore Claudio Levantino

La gazza ladra di Gioachino Rossini sarà trasmessa in diretta radiofonica su RAI-Radio3 il 12 aprile, in diretta televisiva in Italia su RAI 5 e cinematografica in Italia e all’estero il 18 aprile (circuito all-opera.com).

22 Risposte to “La Gazza Ladra”

  1. Zio Yakusidé aprile 13, 2017 a 12:00 pm #

    benvenuti sull’ottovolante scala, un po’ anche circo
    ieri sera, al di là di quanto gonfiato su alcuni giornali, dopo le vette raggiunte, solo fra le ultime opere, da Don Carlos e Maestri Cantori, purtroppo si è …andati giù, molto giù, dopo aver ascoltato una grigia ed insignificante Gazza, degna sequenza dell’orripilante Bolena.

    A modestissimo giudizio di vecchio ascoltatore che di gazze nel carniere ne ha ormai molte, principale responsabile di tale operazione degna di segheria (la piallatura) è il Direttore.
    Difatti , fin dalla ouverture, senza la minima espressione, tutto fila via (si fa per dire, la noia impera) in un magma sonoro (brutto) dal quale non traspare nessun sentimento, nessun amore verso l’opera, nessuna voglia di “giocare” con questo capolavoro che tanto si presterebbe. Desolante! Comunicativamente un vero disastro.

    Niente accade e davvero parlare del cast (con “accesi” chiaroscuri nel rendimento) o d’altro mi pare superfluo, così come descrivere il circo finale che ha eccitato qualche pettegolo giornalista; il 99% del pubblico, sottoscritto compreso, alle 24.00 va a ciapa’ il tram!
    “Ciapa’l tram, balurda, ciapel ti che mi sun surda”
    un caro saluto a tutti

    • carlo aprile 14, 2017 a 7:01 am #

      ognuno ha le proprie orecchie (e il proprio gusto e la propria cultura). ma le orecchie di chi ha inguustamente e preventivamente busto un bellissimo spettacolo e un direttore di gran classe sono orecchie da somaro

  2. marco vizzardelli aprile 13, 2017 a 1:56 pm #

    Condivido direi in pieno, con solo una sfumatura diversa. Ho apprezzato molto il cast vocale nel suo complesso. (e moltissimo Esposito, che pareva giunto lì dall’ Iperuranio… o, forse, dalla strepitosa Semiramide con Mariotti a Monaco) La piallatura non è stata opera loro.

    marco vizzardelli

  3. La Lira aprile 14, 2017 a 9:33 am #

    Ma voi lo conoscete questo Vizzardelli?

    http://www.classicvoice.com/rivista/mondo-classico/fischi-per-la-gazza-ladra/#.WO-X3_fA8WE.facebook

  4. lavocedelloggione aprile 14, 2017 a 10:16 am #

    Certo, io lo conosco da decenni, è una persona assolutamente “pura”, non viene certo alla Scala con pregiudizi e con l’intenzione di buare, come ha spiegato nell’intervista. Ciò non toglie che personalmente mi sento raggelare per queste manifestazioni perché parto dal presupposto che chi sta sul palcoscenico (o in buca o sul podio) abbia messo altrettanta buonafede nel preparare lo spettacolo e che quindi vada rispettato per questo. Insomma, io sarei rimasta in silenzio se non avessi approvato l’esecuzione. Ma il teatro d’opera è anche questo, in fondo è vitalità, visto che a volte mi chiedo se non sia destinato a morire! Auguri di buona Pasqua a tutti. Attilia

  5. Gabriele Baccalini aprile 14, 2017 a 11:25 am #

    Non ho l’abitudine di scrivere prima di avere visto e sentito l’oggetto della critica dal vivo, cosa che avverrà domani sera.
    L’altra sera ero alla radio e quindi mi astengo dall’entrare nel merito.
    Osservo solo che se un’esecuzione mi sembra semplicemente noiosa, alla fine mi alzo e me ne vado subito senza applaudire.
    Nel caso specifico a maggior ragione, per non mescolarmi alla cagnara “a prescindere” delle Sturmtruppen dei grisini (verosimilmente i ragazzini di cui ha scritto Paola Zonca su Repubblica), che come al solito si saranno preparati ascoltando i dischi di Madama Colbran, di cui detengono segretissime registrazioni.
    Questo vale anche per il “puro” Vizzardelli, definizione di Attilia, con la quale concordo: infatti mi ricorda il “Falparsi” wagneriano. Una sera o l’altra lo vedremo entrare con la sacra lancia e infilzare implacabilmente Chailly, così la richiesta di cambiare il direttore musicale della Scala acquisterebbe una sua concretezza.

  6. marco vizzardelli aprile 14, 2017 a 3:58 pm #

    Che onore, Gabriele: Parsifal!
    Ma no, al più, una specie di Nemorino!

    marco vizzardelli

  7. Gabriele Baccalini aprile 18, 2017 a 10:08 am #

    Sabato sono stato alla Scala e quindi posso dire qualcosa a ragion veduta (e ascoltata).
    Salvatores è meglio che si dedichi al cinema, magari d’animazione che è molto di moda.
    Nella Gazza ladra c’è una marcia funebre tra le più grandiose della storia della musica e lui me la fa concludere da una burattinaio vestito da maschera della Scala, che porta in giro una marionetta di 50 cm. vestita da Ninetta? Ma mi faccia il piacere! Anche la Gazza, scopiazzata da Michieletto, che però l’aveva fatta più discreta, era irritante. La Gazza è solo un espediente per trasformare un’opera, che Rossini ha scritto con profondo senso tragico, in semiseria, con obbligatorio lieto fine, al contrario di quanto avveniva ai ladri domestici all’epoca della Restaurazione.
    Non so se fosse ancora in auge la carretta dei sanculotti, ma quell’andata verso il patibolo e il ritorno infiorettato, giacché il colto e l’inclita non avevano capito, secondo il regista, che il finale tragico era capovolto, era una roba che neanche per i bambini scemi.
    La direzione di Chailly era implacabilmente monotona e a volte d’impaccio al liberarsi di vocalità belcantistiche, come la musica richiederebbe. A tratti copriva i cantanti, come nel duetto Ninetta – Giannetto nella prigione del secondo atto.L’orchestra ha eseguito disciplinatissima e quindi ad essa appunti non se ne possono fare.
    Meno male che c’era una compagnia di canto di prim’ordine, a partire da Rosa Feola che ha ricevuto, secondo copione delle repliche, soltanto applausi calorosissimi. Superlativo Alex Esposito e all’altezza della fama e dell’esperienza rossiniana Pertusi. La Malfi come Pippo andava benissimo, anche se di vocina piccola ma intonata. Ottimi anche gli altri comprimari e, ça va sans dire, il Coro istruito dal grande Casoni.
    Alla fine applausi per tutti, salvo un piccolo buu all’apparire sul palcoscenico di Chailly, che non si è ripresentato fuori dal sipario insieme ai cantanti, presumo per evitare altri guai.
    Io non ho buato (forse un buu mi sarebbe scappato per il regista, ma non c’era), ma neanche applaudito il direttore. I cantanti sì, e con convinzione.

    • Stiffelio aprile 18, 2017 a 6:04 pm #

      Finalmente una recensione equilibrata e obiettiva.

  8. Francesca aprile 19, 2017 a 7:21 am #

    Sono stata ieri sera e, a dispetto di tutto, avevo delle buone aspettative.
    Opera assolutamente da non fischiare e buare.
    Ma l’operazione non è riuscita: la Gazza Ladra è un’opera discontinua; momenti di grande , grandissima musica e vocalità con momenti di cadute e di noia.
    La sua doverosa riscoperta è stato un fallimento per:
    – la scelta sbagliata del regista che non ne ha azzeccata una; non c’era senso del teatro, lavoro con i cantanti, tutto era catapultato a caso (dalla Gazza alle marionette); il finale poi bruttissimo;
    – il cast: cantanti anche bravi (alcuni) ma privi assolutamente di personalità; l’unico era Esposito che sembrava nuotare in un’latra acqua; Pertusi ormai non ha più voce; non si può affrontare un’opera del genere con cantanti bravini ma così privi di carattere; è mancato un lavoro registico e di concertazione; i recitativi completamente lasciati a sè stessi;
    – Chailly: l’orchestra ha suonato veramente molto bene; la musica è meravigliosa; ma la noia ha pervaso tutto; non riesco veramente a capire.
    Il secondo atto ho fatto veramente fatica a portarlo a termine come uditrice; per la prima volta continuavo a guardare l’orologio nella speranza che arrivassero le fatidiche 23.40.
    La reazione gelida del pubblico è stata quella giusta. E’ sicuramente più civile anche se più severa.
    Non si bua, non si insultano artisti che comunque hanno comunque svolto un lavoro altamente professionale; non si rovina la serata a coloro che magari sono riusciti a godersela.
    Ma una reazione così fredda e sbolsa dopo un’opera così bella di Rossini è il termometro del fallimento dell’operazione Gazza Ladra

  9. marco vizzardelli aprile 27, 2017 a 12:40 am #

    Tornato stasera a La Gazza Ladra diretta come fosse un’ipotetica Vestale di Spontini, o l’immagine ipotetica di un gelido marmo neoclassico. Sono stato bravo e buono e zitto fino all’intervallo poi, ricolmo di noia, mi sono alzato, ho raccolto i miei abiti dal guardaroba e me ne sono andato a leggere la sublime biografia di Renoir by Renoir (quella scritta dal figlio regista sul padre pittore) davanti ad una coppa di prosecco aspettando a tavola i miei amici che resistevano fino alla fine. Della metà riascoltata confermo:
    a) da bravi a bravissimi i cantanti, con Esposito fuoriclasse e la Jervolino migliore fra le signore, una voce e artista preziosa che mi auguro continui a trovare valorizzazione quanto merita.
    b) ininfluente lo spettacolo di Salvatores, nato vecchio e (credo involontariamente) scopiazzato, solito inno alla prudenza registica “comandata” dalla direzione artistica-musicale de La Scala, che trasforma i registi, si chiamino Hermanis o Salvatores, in servi inutili. E così’ si salta a piedi pari, senza risolvere, il problema-regia.
    c)mortale nella iperformale rigidezza metronomica la direzione di Chailly. La Sinfonia piallata quasi senza crescendo (Rossini senza crescendo?). Per il resto, la testa dell’ascoltatore va in rollìo e beccheggio metronomico ascoltando i “ritmi” del direttore. Non penso che la riforma Zedda & co. mirasse a questo. Quando in questa Gazza, il direttore prova ad imprimere una accelerazione, le braccia vanno su e giù a zappa, e l’orchestra martella. Il tutto è accuratissimo quanto a preparazione, l’orchestra medesima è bravissima, i legni in particolare fanno preziosismi, la compagnia di canto da brava a bravissima. Ma il manico è inerte. Formale.

    Me ne sono educatamente andato a metà. Fossi rimasto, alla fine avrei ripetuto quanto espressi al precedente ascolto. Non sono pentito di alcunché. Buuu alla sinfonia compreso. Rifarei tutto, pari pari.

    Un carissimo saluto

    Marco Vizzardelli

  10. marco vizzardelli aprile 27, 2017 a 1:15 pm #

    (per ora scrivo qui poi Attilia aprirà una sezione dedicata al tutto Paavo Jarvi di questo mese alla Scala)

    Nel silenzio pressoché totale dei media, è arrivato a Milano il grande Paavo Jarvi, cioè il direttore cui si deve la più intrigante, nuova, discutibile se si vuole (bene!) ma eccezionale integrale di Sinfonie di Beethoven (io udita tutta dal vivo a Salisburgo) eseguita ed incisa dai tempi di Abbado a Roma e Vienna.
    Ha iniziato, in questi giorni, con una magistrale direzione del trittico di balletti in scena alla Scala. Un po’ penalizzato, se vogliamo, dalle coreografie govanili nostrane di contorno al capolavoro di Balanchine (la Sinfonia in Do di Bizet), ma strepitoso, in danza, nelle prove dei solisti (c’è un Bolle di poesia assoluta, un Coviello strepitoso, e tutti gli altri e altre) nel Bizet medesimo; e in musica nelle tre letture di Jarvi. Abbiamo appena ascoltato La Valse di Ravel nella calligrafica, praticamente perfetta in tutto, lettura-esecuzione di Mung Whun Chung. Bene, riproporla in buca e dovendo seguire la coreografia non è semplicissimo: Jarvi lo fa ed è fantastico, nei dettagli, nel rubato, nel suono. L’orchestra della Scala è in stato di grazia da mesi (son passati Chung e Gatti, non a caso…). Ma ancora meglio è la Sinfonia di Bizet, nella cui esecuzione si sente tutta la sapienza e l’assimilazione del linguaggio da parte di un direttore che ha trascorso anni a Parigi nel recente passato. Il Bizet by Balanchine and Paavo Jarvi and coppie soliste è un momento altissimo di questa stagione scaligera. Non perdetelo.

    marco vizzardelli

  11. masvono aprile 27, 2017 a 2:12 pm #

    Direi che a Chailly manchi lo scatto, la capacità di imprimere vorticosità nei tempi, privilegiando la morbidezza e la preziosità timbrica. Ma “scatto” e “vorticosità” non li aveva nemmeno a venticinque anni quando registró (a proposito…la finisca di parlare a vanvera sui “giovani direttori” quando a quell’età esordiva con la Decca, proprio lui….) il Guglielmo Tell. Non concordo con l’amico Vizzardelli, si tratta di una grande direzione il cui maggiore o minore apprezzamento afferisce ai gusti individuali o ideali.
    Su compagnia di canto concordo, in merito alla regia molto meglio la prudenza corretta di un Salvatores che brutture insensate come quelle delle recenti Nozze di Figaro.
    Saluti

    -MV

  12. marco vizzardelli aprile 27, 2017 a 2:45 pm #

    Attendevo con ansia il commento di Vono (anche se sapevo già, avendolo aspettato a cena per tutti i secondi 90 minuti della barba chialliana, piacevolmente leggendo la biografia di Renoir by Renoir anziché subire la seconda parte dei solfeggi chailliani).
    Concordo sul commento alla regia: Salvatores ancorché castrato e addomesticato nell’occasione è sicuramente più digeribile rispetto alla regia da legge-Basaglia delle Nozze di Figaro.
    Invece, “grande direzione” quella marmorea esibizione, mi pare un filo eccessivo. Mi viene or ora in soccorso un comune amico, colto e moderato nei giudizi, il quale confessa di aver gradito complessivamente il tutto, ma di… essersi addormentato durante la seconda parte della direzione chailliana, perdendo diversi minuti di opera che vorrebbe tornare ad ascoltare. Una reazione perfettamente naturale. Gli ho consigliato di farsi una bella cena, al posto del riascolto.

    marco vizzardelli

    • masvono aprile 27, 2017 a 2:52 pm #

      Se non assisti alla Gazza Ladra con almeno quattro caffè assunti in un’ora come ho fatto io logico Che poi ti perda la sua grandezza!
      Ciao

      -MV

  13. marco vizzardelli aprile 27, 2017 a 2:59 pm #

    Strepitoso Vono !! Standing ovation

    marco vizzardelli

  14. Trebbiatore aprile 29, 2017 a 8:27 am #

    Disturbare con fischi e schiamazzi la rappresentazione non ha nulla a che vedere con i giudizi artistici, è solo maleducazione bella e buona. I cosiddetti “intenditori” non hanno un millesimo della cultura musicale degli artisti che contestano e con i loro comportamenti velleitari e infantili danno solo prova di ignoranza e presunzione mancando di rispetto agli artisti ed al restante 99% del pubblico, fatto di persone per bene. Sarò ben contento quando il Teatro precluderà l’ingresso in sala a chi non merita di accedervi.

    • masvono aprile 29, 2017 a 12:16 pm #

      Che gli “intenditori” abbiano meno cultura musicale degli artisti è tutto da dimostrare. Non hanno la tecnica, forse, ma quanto a preparazione culturale possono essere anche superiori , come anche grandi artisti del calibro di Giulini e Delman hanno pubblicamente sostenuto e riconosciuto. Saluti

      -MV

      • Trebbiatore aprile 29, 2017 a 7:38 pm #

        Si vede che Giulini e Delman oltre ad essere due sublimi musicisti sapevano anche tenersi buono il loro pubblico!

  15. alberto maggio 1, 2017 a 9:39 pm #

    Ho visto la replica del 26/4…..nessuna contestazione ed applausi convinti da parte di tutto il pubblico. È forse accaduto un miracolo rispetto alle critiche di cui sopra? Penso proprio di no: la regia e le scene erano assolutamente insipide e a tratti irritanti ma la direzione musicale corrispondeva alla personale sensibilità del maestro che si può più o meno condividere ma non buare mentre per i cantanti valgono le considerazioni già espresse che
    nel complesso mi sono parte abbastanza positive.
    Il fatto è che La Gazza Ladra rappresenta nel panorama rossiniano un caso particolare……dice niente il fatto che non venisse rappresentata da così tanto tempo?
    I caffè talvolta sono comunque necessari, del resto anche con i Maestri Cantori non si scherzava……!

  16. Trebbiatore maggio 7, 2017 a 5:54 pm #

    Oggi trionfale ultima recita di Gazza Ladra. Un grande GRAZIE a tutti i componenti del cast, alle masse artistiche e alla dirigenza del Teatro per aver offerto ai milanesi l’opportunità di scoprire un’opera straordinaria in questa eccellente produzione. Avanti così!

  17. lavocedelloggione maggio 7, 2017 a 6:19 pm #

    Io ho visto la recita di venerdì e devo dire che lo spettacolo mi è piaciuto nel complesso, nonostante concordi con alcune critiche fatte su questo blog. A me non sembra un’opera riuscitissima, drammaturgicamente assurda, in bilico fra il tragico e il brillante, con momenti di musica molto belli ma anche con momenti di noia. L’avesse accorciata un po’, forse i caffè necessari sarebbero stati di meno. Sulla direzione concordo con il fatto che sia precisa, pulita, attenta, elegante, ma non particolarmente stimolante; sicuramente questo è voluto, sono convinta che Riccardo Chailly, come ha detto nella sua intervista alla Barcaccia, non fa nulla di improvvisato. Quindi questa è la sua concezione dell’opera e va rispettata, non andava buato, è stato ingiusto farlo e alla fine giustifica un eccesso di lodi da parte di altri come atto di “compensazione” (sono contenta che l’ultima replica sia stata trionfale, la penultima non ha avuto particolari esplosioni di approvazione da parte del pubblico, ma ritengo che sia un limite dell’opera in sé di non essere entusiasmante)
    Alla prossima! Attilia

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