SYMPHONIEORCHESTER DES BAYERISCHEN RUNDFUNKS – MARISS JANSONS

5 Feb
jansonsbayerische
5 Febbraio 2017
Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks
Direzione Mariss Jansons

Gustav Mahler Sinfonia n. 9 in re maggiore

6 Risposte to “SYMPHONIEORCHESTER DES BAYERISCHEN RUNDFUNKS – MARISS JANSONS”

  1. marco vizzardelli febbraio 6, 2017 a 3:33 pm #

    Uno ascolta la Nona di Mahler, alla Scala, nell’esecuzione dell’Orchestra della Radio Bavarese, chiude gli occhi e davanti agli occhi della mente sfilano campanili a bulbo bavaresi, dolci colline bavaresi, oro e bianco dei santuari barocchi bavaresi, dolcezza della pasticceria bavarese. Una meraviglia acustica.
    Ma, c’è un ma.
    Si esce da questa Nona con l’animo lieto e disteso, senza aver provato, nell’arco di un’ora e mezza, un solo istante, che sia uno, di inquietudine. E se una Nona di Mahler non desta la minima inquietudine, forse qualcosa è mancato.
    Mariss Jansons è un meraviglioso direttore e viene giustamente ovazionato. Ma, durante e ancor più dopo, la mente dell’ascoltatore corre:
    – al Mahler idiomatico e inquieto di Ivan Fischer con la sua meraviglia di Budapest, ascoltato anche alla Scala
    – al quarto d’ora conclusivo della Nona di Claudio Abbado (alla fine si taceva per cinque minuti, in quel silenzio fatato di note estreme. Qui dopo cinque secondi è partito l’applauso)
    – alle inquietudini della Nona di Daniele Gatti
    – a quelle della Nona di Vladimir Delman
    – alla religiosa, eppur drammaticissima Nona di Carlo Maria Giulini
    – alla cattedrale di suoni e cultura “viennese” della Nona di Karajan
    – al lancinante Mahler di Leonard Bernstein
    – alla spietata Nona di Klemperer
    – alla bruciante Nona di Scherchen
    – alla sconvolgente “contemporaneità” della Nona di Esa-Pekka Salonen
    Allora, la dolcissima crema bavarese, oro di sublime zabaione e morbidezza bianca di panna, è, sì, un incanto dell’istante, ma non ti lascia dentro molto. Se ne esce lieti, distesi, innamorati del suono unico dell’orchestra bavarese, ma l’anima non è smossa, e tutto passa presto: la Nona di Mahler dovrebbe starti dentro per giorni, come un tarlo, fino ad impedirti altri ascolti almeno per qualche tempo. Se non accade, e a me non è accaduto stavolta, forse qualcosa è mancato.

    marco vizzardelli

  2. L.J. febbraio 6, 2017 a 4:36 pm #

    forse mi farò dei nemici, ma per me Jansons – persona umanamente piacevolissima – è il più sopravvalutato dei direttori degli ultimi vent’anni.
    la Nona di ieri era perfetta, anche partecipata, ma siamo assai lontani anni luce da quanto è possibile trarre di abissale e di indicibile da questa partitura.
    senza scomodare i defunti, tra i viventi vi sono direttori molto più meritori nell’interpretazione di questo capolavoro, tra cui almeno due italiani: Gatti (https://www.youtube.com/watch?v=Q1VjTuVntGE) e Luisi (https://www.youtube.com/watch?v=2dKmt5MTK94).

  3. Zio Yakusidé febbraio 6, 2017 a 4:44 pm #

    Concordo pressoché in toto con chi mi ha preceduto, davvero un concerto perfetto…ma forse la perfezione non è di questo mondo o comunque alla fine coinvolge proprio poco.
    Raramente è possibile ascoltare un direttore tecnicamente così eccellente (il rondò burleska diretta così è di rarissimo ascolto) ed una orchestra con un suono così ammaliante. Ma Jansons leviga tutto, il Ländler -Un po’ goffo e molto rude- oppure l’andante comodo con rabbia – come da indicazioni, sono elevate, “traslate” con estrema eleganza ma nulla più. E’ un approccio che non condivido.

    All’elenco dei Sommi sopra riportato mi permetto di aggiungerne uno; ogni volta che l’ascoltai mi lasciò “sconvolto”, in particolare su Mahler: il suo nome era Giuseppe Sinopoli.

    • lavocedelloggione febbraio 6, 2017 a 4:55 pm #

      Concordo totalmente sul nome di Sinopoli, volevo citarlo anch’io ma poi mi sono limitata a citare il direttore vivente capace di soffrire dirigendo Mahler, cioé Gatti. Ma, ripeto, anche per me il Mahler di Sinopoli era sconvolgente. Attilia

  4. lavocedelloggione febbraio 6, 2017 a 4:50 pm #

    Il punto è che per restarne toccati nel profondo occorre che chi la esegue soffra, che si faccia carico del dolore che la nona di Mahler contiene. Jansons è bravissimo e l’orchestra pure ma non c’era la sofferenza, per questo non ci ha annientato, come forse speravamo che succedesse. Per me il riferimento è la nona di Abbado, ne ho ascoltate varie esecuzioni con diverse orchestre e sempre sono rimasta come in trance per un lungo tempo, senza poter ascoltare altro e con il desiderio di restare sola con i miei pensieri. Era un po’ come essere plagiati, o almeno toccati nel fondo dell’anima, come succede anche con i grandissimi libri. Penso che fra i direttori di oggi che possano ancora farmi questo effetto ci sia solo Gatti, capace di soffrire mentre dirige. Attilia

  5. marco vizzardelli febbraio 7, 2017 a 3:24 pm #

    Approvo Attilia su Gatti e approvo Yakusidé nel ricordo di Sinopoli

    marco vizzardelli

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