PORGY AND BESS

13 Nov
Dal 13 al 23 Novembre 2016
George Gershwin

di George Gershwin, DuBose e Dorothy Heyward e Ira Gershwin

porgybessscala2016

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala
Esecuzione in forma semiscenica

 

La Prima rappresentazione di Porgy and Bess sarà dedicata alla memoria di Nikolaus Harnoncourt.

 

Durata spettacolo: 2 ore e 55 minuti

 

Direttore Alan Gilbert
Regia Philipp Harnoncourt
Costumi Elisabeth Ahsef
Video Max Kaufmann e Eva Grün

CAST

Porgy Morris Robinson
Bess Kristin Lewis
Crown Lester Lynch
Serena Mary Elizabeth Williams
Clara Angel Blue
Maria, Strawberry Woman Tichina Vaughn
Jake, Frazie, Undertaker, Coroner Donovan Singletary
Sportin’ life Chauncey Packer
Mingo, Robbins, Peter Crabman Cameo Humes
Detective, Archdale, Policeman Stefano Guizzi
Nelson Massimiliano Difino
Scipio Elhadji Mbodji (13, 17, 20, 23)

Kelian Aruanno (15, 18, 22)

Jim Massimo Pagano

Un’ora prima di ogni recita, per i possessori del biglietto, è prevista una
introduzione curata dal Professor Franco Pulcini presso il Ridotto dei Palchi
“Arturo Toscanini”.

L’OPERA IN POCHE RIGHE

L’opera di Gershwin torna alla Scala in versione semiscenica diretta da Alan Gilbert, direttore musicale della New York Philharmonic, che sostituirà Nikolaus Harnoncourt, scomparso il 5 marzo 2016. Verrà eseguita per la prima volta alla Scala la versione originale della partitura.
Gershwin era stato profondamente colpito nel conoscere Alban Berg a Vienna alla fine degli anni ’20 e riteneva che Porgy fosse “il suo Wozzeck”. Nella versione di Porgy and Bess che ascolteremo è inclusa molta musica influenzata dalle esperienze dell’avanguardia europea che è usualmente espunta ma che contribuisce all’effetto drammatico dell’opera e alla comprensione dei legami di Gershwin con l’universo musicale del suo tempo.
Alan Gilbert torna sul podio scaligero dopo aver diretto la Filarmonica il 15 settembre 2015. La regia è firmata da Philipp Harnoncourt; il cast comprende Kristin Lewis, già ascoltata alla Scala come Aida nel 2015 e Angel Blue.

6 Risposte to “PORGY AND BESS”

  1. masvono novembre 19, 2016 a 5:09 pm #

    Porgy and Bess alla Scala è uno dei rarissimi casi in cui Pereira è riuscito, in calcio d’angolo, a salvare uno spettacolo in abbonamento. L’inerzia di Kurtag ha impedito la messa in scena della prima di “Fin de partie” e la scomparsa di Harnoncourt ha rischiato di far naufragare anche le rappresentazioni di Porgy and Bess. Reperendo Alan Gilbert ha, oltre che salvato le rappresentazioni anche riparato gli abbonati di uno spettacolo “saltato”.

    Personalmente riteniamo Porgy and Bess capolavoro indiscutibile non solo del Novecento ma di tutta la storia dell’opera, quindi è inaccettabile che se ne possano godere rappresentazioni mediamente una volta ogni trent’anni. E’ anche vero che la storia dei “diritti” nelle mani della fondazione Gershwin che rendono impossibile di fatto la rappresentazione teatrale se non a precise condizioni (cast e coro interamente di “neri”) non agevola la situazione, perchè è impensabile oggigiorno la creazione “ad hoc” di un complesso siffatto per qualche rappresentazione. E’ anche vero che sarebbe auspicabile, una volta che si riesca ad aggirare questo “divieto” con l’ausilio della “forma semiscenica” non assistere, come nel caso di queste rappresentazioni alla Scala, a mutilazioni e tagli parossistici che riducono, ad esempio, tutta la scena I del I atto ad un moncherino (tutta l’introduzione di Jasbo Brown e gran parte della scena dei dadi). Sarebbe anche auspicabile il rispetto delle interruzioni degli atti voluta da Gershwin, perchè creare un intervallo dopo la prima scena del II atto non ha alcun senso. Il sospetto è che, come al solito, ci siano i soliti “orari sindacali” e/o consimilari.
    Musicalmente, se si eccettuano i tagli, Gilbert ha con la sua naturale musicalità e adesione stilistica raccontato l’opera con tempi spediti e una calda sonorità vaporosa che già avevamo apprezzato in un suo concerto con la Filarmonica della Scala un paio d’anni fa. Lasciando anche una certa libertà di fraseggio e improvvisatoria al cast ha fatto sì che il “nigger sound” delle voci prendesse a volte molto corpo, forse troppo. In generale in Porgy and Bess convivono così tante anime che il dono migliore per un concertatore è l’equlibrio di riuscire a metterle insieme tutte. Per questo il riferimento di prima grandezza per noi resta John DeMain dell’ultima apparizione scaligera nel 1996 (e che si ritrova anche nella sua idiomatica registrazione discografica) dove invece altri (Rattle che “swinga” a più non posso, Maazel che “classicizza” e prosciuga come in una partitura di Ravel, Harnoncourt che da par suo espressionizza la partitura collocandola nell’habitat di Wozzeck) colgono solo una parte del tutto. Gilbert lascia che il cast trovi le note “folk” mentre con l’orchestra si riserva sostegno e narrazione. E’ un buon punto di arrivo.

    Cast idiomatico, su cui non siamo interessati a trovare le pagliuzze vocali, ma apprezziamo la riuscita come interpreti. Coro notevole per volume e forza, ma chiaramente, privo dei prerequisiti del necessario idioma per affrontare in scioltezza la parte (il finale II con il “Doctor Jesus” affondato in una sorta di melassa informe corale in luogo di sapiente “organizzazione del disordine” attorno alla bacchetta di Gilbert è un momento debole della rappresentazione).
    La regia di Philippe Harnoncourt è efficace e riesce ad essere, nella sua forma semiscenica, molto più movimentata e teatrale di diverse regie “ufficiali” dell’intera stagione. Caldo successo.
    Saluti

    -MV

  2. alberto novembre 19, 2016 a 11:41 pm #

    Dopo il dotto commento di MV posso solo aggiungere che quando uno spettacolo è “giusto” il successo è garantito e nessuno scappa dopo la fine del primo atto.
    In fondo basta poco per soddisfare il pubblico…..purtroppo ,spesso, chi di dovere se ne dimentica propinandoci polpette avvelenate.
    Ora attendiamo con ansia Madame Butterfly…..le premesse non sono molto incoraggianti.
    Buona notte.

    • Pier novembre 23, 2016 a 12:53 am #

      Non è molto generoso dire che basta poco per soddisfare il pubblico della Scala….ma devo ammettere che hai ragione. Pier

  3. Gabriele Baccalini novembre 22, 2016 a 11:01 am #

    Condivido sostanzialmente il commento di Max Vono. La sostituzione del direttore è stata di un lusso che raramente capita.
    Anche la regia, intesa come direzione della recitazione è stata efficace e al limite in qualche caso gli interpreti sono stati anche migliori come attori che come cantanti. Vocalmente metterei su tutti Clara e Jake. Scenicamente Porgy e Sportin’Life.
    Nel complesso dalla prima di domenica a venerdì sera, pur avendo cantato anche giovedì, c’è stato un sensibile miglioramento. Sarà forse perché hanno fatto la generale sabato a bocca chiusa avendo dovuto cantare venerdì l’antigenerale su pretesa di uno sponsor (non vorrei sbagliare, ma era il Riso Gallo!) e domenica la prima.
    Quanto alla parte scenica, ho trovato del tutto inappropriati i fondali proiettati (es. Clara che canta Summertime in mezzo ad alberi pieni di foglie ingiallite dell’autunno inoltrato o il quartiere che viene rappresentato, che è forse quello un po’ borghese alle spalle di Catfish Row, ma non certo il vicolo degradato dei “niggers”.
    Non trovo così sbagliata la ripartizione delle scene: l’inizio del secondo atto descrive la partenza per il picnic sull’isola e prosegue con la festa che volge già al termine e il ritorno in terraferma. Avere aggiunto la partenza alla fine del primo atto ha permesso di fare un solo intervallo e di concludere lo spettacolo alle 23.30, caso mai si doveva allungare un po’ la prima parte evitando i tagli di cui parla Max.

  4. Zio Yakusidé novembre 23, 2016 a 3:30 pm #

    Dopo l’orribile concerto di chiusura del festival MilanoMusica di lunedì 21(dedicato al nostro Claudio, orrore!), purtroppo vanificato dal solito pessimo standard dell’orchestra sia quanto a suono(raramente si sente un Ravel peggiore di quello), sia in quanto a “dimestichezza” con il repertorio (Grisey sembrava una prima lettura, Messiaen uno sconosciuto), sia , forse, a “desiderio” e “coinvolgimento” nel suonare, ieri sera al Porgy è andata decisamente meglio.
    Sarebbe bello discutere di questo festival, che sebbene raggiunga in alcuni concerti punte di vera eccellenza (sono abbonato da ormai oltre venti anni, credo a ragion veduta) sembra non riuscire ad affrancarsi dal teatrone e dal suo mortifero abbraccio.

    Lo spirito del vecchiaccio sottoscritto ieri sera non era certamente dei migliori: il concerto del giorno precedente, appunto, il Direttore, colui che aspettammo per anni, ahimé non c’era più e la forma semiscenica non aiutava. In realtà concordo con i giudizi precedenti, serata decisamente positiva, con i cantanti-attori (termine non scelto a caso) bravi, orchestra a punto ed il coro, non proprio nel suo repertorio di elezione, comunque molto buono.
    Che dire, per fare un paragone calcistico, questo teatro assomiglia sempre più all’Inter, dopo il massacro di Mozart (ben due opere!) un ottimo giro di vite, l’incoronazione ed ora il Porgy, sembra di stare sull’ottovolante….
    un caro saluti a tutti

    ps
    ieri sera non ho sentito la Lewis (Bess) dopo lo svenimento, citare la fatidica frase ..show must go on (almeno rivolta al pubblico)
    licenza poetica del cronista di Repubblica?

  5. proet novembre 24, 2016 a 4:14 pm #

    “nigger sound”…????

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