LE NOZZE DI FIGARO

27 Ott
Wolfgang Amadeus Mozart

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Nuova produzione Teatro alla Scala

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La Prima rappresentazione del 26 ottobre sarà trasmessa in diretta radiofonica su RAI Radio3 mentre la recita del 2 novembre sarà trasmessa in diretta televisiva su RAI 5 e in diretta cinematografica (maggiori informazioni sul sito www.all-opera.com).

Durata spettacolo: 3 ore e 45 minuti inclusi intervalli

 

Direttore Franz Welser-Möst

Michele Gamba (19 nov.)

Regia Frederic Wake-Walker
Scene e costumi Antony McDonald
Luci Fabiana Piccioli

CAST

Il Conte Carlos Álvarez (26, 29 ott. 2, 5 nov.)
Simon Keenlyside (8, 10, 16, 19, 24, 27 nov.)
La Contessa Diana Damrau
Figaro Markus Werba
Susanna Golda Schultz
Cherubino Marianne Crebassa
Marcellina Anna Maria Chiuri
Bartolo/Antonio Andrea Concetti
Don Basilio/Don Curzio Kresimir Spicer
Barbarina Theresa Zisser*
Contadine Francesca Manzo*

Kristin Sveinsdottir*

15 Risposte to “LE NOZZE DI FIGARO”

  1. Trebbiatore novembre 3, 2016 a 7:48 am #

    I presupposti della regia delle Nozze di Figaro secondo Frederic Wake-Walker:

    1) Con le nozze di Figaro Mozart e Da Ponte hanno realizzato una farsa

    2) La farsa di Mozart e Da Ponte non è abbastanza divertente, quindi bisogna renderla più comica disseminando per tutto lo spettacolo una serie di gag alla Alvaro Vitali

    3) Lo spettatore non è abbastanza intelligente per capire le gag alla Alvaro Vitali, che pertanto vanno sempre spiegate e sottolineate

    4) Lo spettatore non è in grado di comprendere la sottile e intensissima sensualità di cui è pervasa la musica di Mozart nelle Nozze, quindi è opportuno procedere a esemplificazioni visive esplicite

    5) La dimensione “politica” delle Nozze, già presente e fondamentale in Beaumarchais prima che in Mozart, non esiste

    6) Una spruzzatina di commedia dell’arte qua e là non guasta mai

    7) Per non scontentare nessuno, fare un bel mischiotto tra antico e moderno, classico e trasgressivo, rock e lento…

    In sintesi: come come buttare nel cesso una compagnia di canto mediamente molto buona e a tratti ottima, che con un’altro regista e un’altro direttore avrebbe potuto realizzare uno spettacolo di alto livello

  2. lavocedelloggione novembre 3, 2016 a 8:21 am #

    in realtà la regia non è rivolta allo spettatore perché capisca tutte le sottigliezze di Mozart-Da Ponte, è rivolta a se stesso per compiacersi di quanto sia stato bravo lui, il regista, a capirle tutte facendo un metaspettacolo delle Nozze di Figaro, che, rassegnamoci, costituisce il futuro dell’opera come genere di spettacolo, Insomma, per un film si direbbe che è il remake di un capolavoro, con tanto di citazioni dell’edizione originaria!
    Ho visto tutto ieri in TV: devo dire che, avendone viste tante di edizioni più o meno “filologiche” o più o meno originali, questa mi ha anche divertito ma sarei imbarazzata a portarci mia nipotina per la prima volta, dubitando che capisca tutto questo complesso gioco di riferimenti! Mi riservo di capire come è l’impatto in teatro una delle prossime repliche. Baci a tutti Attilia

  3. masvono novembre 3, 2016 a 12:00 pm #

    Purtroppo ieri sera abbiamo assistito a un orrendo scempio: il perfetto meccanismo teatrale delle Nozze di Figaro stuprato da un “regista” che in un’epoca non lontanissima non sarebbe nemmeno arrivato a presentare i “bozzetti”. Non crediamo valga la pena accennare e dedicare spazio ad uno spettacolo che costringe lo spettatore ad uscire, magari contestando, dopo aver ascoltato la sublime arte di Mozart. Ma non possiamo tacere del “suggeritore” che con voce chioccia per due volte interrompe i recitativi e per il resto delle tre ore di spettacolo sta seduto al lato del proscenio come un vecchio “Uncle Scrooge” a fingere di seguire lo spartito. Non possiamo tacere degli orrendi costumi con la parrucca della Contessa che sembra un paralume. Non possiamo tacere di quella specie di “gemelle Kessler” che a conclusione del Terzo Atto prendono il Conte a braccetto simulando un balletto. Non possiamo tacere, soprattutto, sulla distruzione totale e sistematica della magia ambigua del Quarto Atto che, in luogo di essere immerso nel mistero della notte nel giardino che pervade le coppie fino a sfaldarle e ricomporle, viene illuminata a giorno, anzi nemmeno, illuminata a “stage” con una freddissima luce al neon violentissima in mezzo al nudo palcoscenico gremito di sedie business rovesciate.

    La parte musicale, distrutta da quella visiva, non è commentabile,
    Non riteniamo che un sovrintendente che avalli un simile spettacolo abbia i prerequisiti per esercitare le sue funzioni. Se ne vada a più presto.
    Saluti

    -MV

  4. marco vizzardelli novembre 3, 2016 a 12:32 pm #

    Nel primo atto, ogni volta che Figano annuncia che vuol suonare il chitarrino al Conte, si tocca i genitali. E, per tutta l’opera ad ogni impennata dell’orchestra fa un saltello così si vede che segue la musica e che il regista la conosce. La sua recitazione sembra Alberto Angela quando gesticola in tv “spiegando” al pubblico come vivevano gli Etruschi. E siccome il regista conosce la musica, il “Farfallone” è doppiato in scena, a ritmo, dalla danza-disco di alcune bagonghi in nero, che poi dipingeranno la casa a Conte e Contessa e alla fine si traformeranno in vestali di non si sa cosa. Il Conte è molto tifoso dell’Italia visto che indossa (orrendi) abiti o vestaglie biancorossoverdi, ma alla fine si presenta all’appuntamento notturno (in piena luce) a petto nudo, perché il regista ci spiega che vuol far sesso. Per due volte perde la memoria (perché due?) e allora a lato scena, un vecchietto rimbambito (Da Ponte? Forse, ma chissenefrega) gli gracchia le battute con voce da vecchietto dei film western. Cherubino sembra la compianta Sandra Mondaini quando faceva Sbirulino per la gioia dei bimbi scemi . Basilio e Curzio sono gay (ma che idea originale, nuova!). Antonio sembra Morgan, il cantante dai bei capelli. Nel primo atto la Contessa è vestita da abat-jour con un paralume di capelli in testa (la brava Damrau, che avrebbe dovuto riufiutarsi, canta “Porgi amor” conciata così e al tempo ed espressione catatonici impostigli dal ragionier Welser Most), in seguito gira in camicia da notte. Nel finale secondo tutti buttano per aria cartacce. Al terzo atto arrivano le gemelle Kessler, belle scosciate, e cantano “gli amanti costanti” facendo il dadaumpa gambe all’aria. La magica notte degli inganni si svolge in pieno giorno in un neon feroce che paraltro riproduce il suono bianco-neon, costante per tutta l’opera senza un colore, dell’orchestra (pur precisa e incolpevole) del (colpevole) Welser Moest. La scena è qui composta da una marea di sedie (ma che novità, di nuovo!) che ad un certo punto Figaro prende a calci. La luce di pieno giorno serve però al regista per farci definitivamente capire che lui conosce bene il senso dell’opera: il Figaro che prima si toccava il “chitarrino”, bisticcia con Susanna poi i due fanno pace e, per sancirla, lei gli dice “ah corriamo mio bene e le pene compensi il piacer” ma il regista, che sa il testo, scambia le pene con il pene, allora Susanna e Figaro non corrono ma lei si ferma e gli fa un pompino. Suggello al capolavoro registico definito “omaggio a Strehler” con tanto di poltrona strehleriana al primo atto. Ma lasciamo perdere Strehler. E’ un insulto alla memoria.
    Del direttore si è detto per inciso. Si chiama Welser Moest ma, come quasi sempre, si potrebbe chiamarlo Malmoest: direzione malmostosa, monocolore, monotona nella scansione pseudobrillantina che pialla tutto, perfino la scena del riconoscimento fra padre, madre e figlio. Se ne salva, grazie a Mozart, il conclusivo “Deh Vieni non tardar” di Susanna. Bravo il cast vocale, con punte in Damrau e Alvarez, Conte e Contessa, peraltro avviliti dalle “trovate” registiche e dagli orrendi costumi che forse vorrebbero far ridere e invece fan tristezza tanto son brutti, e spesso a loro volta piallati dal podio. Werba-Figaro non ha (più) gran voce ma la userebbe bene, non dovesse fare Alberto Angela che spiega le tombe etrusche ai telespettatore. Marianne Crebassa si confermerebbe un talento, non dovesse fare, di Cherubino, Sbirulino. Susanna-Golda Schultz è gradevole, meno tormentata degli altri dal regista che però alla fine le concede la gioia del pompino all’amato.
    E così, nel giro di poche settimane, la Scala è riuscita nell’impresa di avvilire musicalmente (e a nostro avviso scenicamente) il Flauto Magico e di massacrare le Nozze di Figaro. Un record. Complimenti!
    Ma, Pereira (e anche Chailly, che qualcosa potrebbe dire) c’è e avalla questo scempio? Basta, per carità.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli novembre 3, 2016 a 2:03 pm #

    Nel primo atto, ogni volta che Figaro annuncia che vuol suonare il chitarrino al Conte, si tocca i genitali. E, per tutta l’opera ad ogni impennata dell’orchestra fa un saltello così si vede che segue la musica e che il regista la conosce. La sua recitazione sembra Alberto Angela quando gesticola in tv “spiegando” al pubblico come vivevano gli Etruschi. E siccome il regista conosce la musica, il “Farfallone” è doppiato in scena, a ritmo, dalla danza-disco di alcune bagonghi in nero, che poi dipingeranno la casa a Conte e Contessa e alla fine si traformeranno in vestali di non si sa cosa. Il Conte è molto tifoso dell’Italia visto che indossa (orrendi) abiti o vestaglie biancorossoverdi, ma alla fine si presenta all’appuntamento notturno (in piena luce) a petto nudo, perché il regista ci spiega che vuol far sesso. Per due volte perde la memoria (perché due?) e allora a lato scena, un vecchietto rimbambito (Da Ponte? Forse, ma chissenefrega) gli gracchia le battute con voce da vecchietto dei film western. Cherubino sembra la compianta Sandra Mondaini quando faceva Sbirulino per la gioia dei bimbi scemi . Basilio e Curzio sono gay (ma che idea originale, nuova!). Antonio sembra Morgan, il cantante dai bei capelli. Nel primo atto la Contessa è vestita da abat-jour con un paralume di capelli in testa (la brava Damrau, che avrebbe dovuto riufiutarsi, canta “Porgi amor” conciata così e al tempo ed espressione catatonici impostigli dal ragionier Welser Most), in seguito gira in camicia da notte. Nel finale secondo tutti buttano per aria cartacce. Al terzo atto arrivano le gemelle Kessler, belle scosciate, e cantano “gli amanti costanti” facendo il dadaumpa gambe all’aria. La magica notte degli inganni si svolge in pieno giorno in un neon feroce che peraltro riproduce il suono bianco-neon, costante per tutta l’opera senza un colore, dell’orchestra (pur precisa e incolpevole) del (colpevole) Welser Moest. La scena è qui composta da una marea di sedie (ma che novità, di nuovo!) che ad un certo punto Figaro prende a calci. La luce di pieno giorno serve però al regista per farci definitivamente capire che lui conosce bene il senso dell’opera: il Figaro che prima si toccava il “chitarrino”, bisticcia con Susanna poi i due fanno pace e, per sancirla, lei gli dice “ah corriamo mio bene e le pene compensi il piacer” ma il regista, che sa il testo, scambia le pene con il pene, allora Susanna e Figaro non corrono ma lei si ferma e gli fa un pompino. Suggello al capolavoro registico definito “omaggio a Strehler” con tanto di poltrona strehleriana al primo atto. Ma lasciamo perdere Strehler. E’ un insulto alla memoria.
    Del direttore si è detto per inciso. Si chiama Welser Moest ma, come quasi sempre, si potrebbe chiamarlo Malmoest: direzione malmostosa, monocolore, monotona nella scansione pseudobrillantina che pialla tutto, perfino la scena del riconoscimento fra padre, madre e figlio. Se ne salva, grazie a Mozart, il conclusivo “Deh Vieni non tardar” di Susanna. Bravo il cast vocale, con punte in Damrau e Alvarez, Contessa e Conte, peraltro avviliti dalle “trovate” registiche e dagli orrendi costumi che forse vorrebbero far ridere e invece fan tristezza tanto son brutti, e spesso a loro volta piallati dal podio. Werba-Figaro non ha (più) gran voce ma la userebbe bene, non dovesse fare Alberto Angela che spiega le tombe etrusche ai telespettatore. Marianne Crebassa si confermerebbe un talento, non dovesse fare, di Cherubino, Sbirulino. Susanna-Golda Schultz è gradevole, meno tormentata degli altri dal regista che però alla fine le concede la gioia del pompino all’amato.
    E così, nel giro di poche settimane, la Scala è riuscita nell’impresa di avvilire musicalmente (e a nostro avviso scenicamente) il Flauto Magico e di massacrare le Nozze di Figaro. Un record. Complimenti!

    marco vizzardelli

  6. marco vizzardelli novembre 3, 2016 a 11:03 pm #

    Esistono spettacoli e regie di una forza e di una novità, ma soprattutto, di un’intelligenza tali da rivoluzionare “visioni” prestabilite o codificate di un’opera. Quest’anno, ad esempio, la Fenice riprende lo sconvolgente allestimento di Carmen di Calixto Bieito, che alla Scala neanche si sognano, per ardimento di situazioni. Ma quello è un allestimento rivoluzionario e geniale, questo delle Nozze di Wake-Walker non è né nuovo né vecchio né originale (c’è molto di già visto, anzi): è, semplicemente, una boiata.

    marco vizzardelli

  7. alberto novembre 4, 2016 a 3:47 pm #

    I commenti precedenti sono oltremodo significativi di come una splendida opera possa essere rovinata da improvvisati “apprendisti stregoni” che pensano di essere depositari di intuizioni geniali troppo intelligenti perché il “Pubblico” possa comprenderle e che, quindi, le contesta……. l’altro pubblico, ahimè , applaude sempre a prescindere, rendendosi così complice dello pseudo successo di tali nequizie e convincendo i vari responsabili che stanno svolgendo un ottimo lavoro contestato dalla solita frangia di vecchi, barbosi, ammuffiti, incontentabili melomani in via d’estinzione.
    Piaccia o non piaccia, così va il mondo!

  8. marco vizzardelli novembre 5, 2016 a 9:31 am #

    Più che altro, Alberto, così va – così sta andandosene – la Scala. E questo, francamente, dispiace. Io mi chiedo: c’è un CdA, c’è un sindaco, ci sono persone con ruoli di responsabilità. Non si stanno accorgendo di nulla? Tutto tace, tutto va bene madama la marchesa?

    marco vizzardelli

  9. Trebbiatore novembre 5, 2016 a 2:22 pm #

    Non sarei così negativo su tutto e tutti. La mia opinione è che, a parte i due scivoloni mozartiani di Flauto e Nozze, la stagione 2015/16, che ha presentato 14 titoli operistici, sia stata andata nel complesso ampiamente oltre la sufficienza, con almeno 5 spettacoli di ottimo livello (Giovanna, Fanciulla, Dittico Ravel, Rosenkavalier, Britten), altri 2 almeno per alcuni aspetti molto interessanti (Foscari, Simone) e altri 4 nella media (Rigoletto, Haendel, Cena delle Beffe, Poppea)

    • alberto novembre 5, 2016 a 3:55 pm #

      Contento te……..ricordati però che stiamo parlando di rappresentazioni scaligere dove l’eccellenza dovrebbe sempre essere di casa. Prima di tutto dal punto di vista musicale e vocale ma anche registico e scenografico perché ormai,spesso, registi e scenografi fanno a gara nel manomettere in modo scellerato opere che chiedono solo di essere rappresentate rispettando i dettami di chi le ha concepite oltretutto con conseguenze deleterie sulle interpretazioni vocali e musicali.
      Se vogliono opere che rispecchino i nostri tempi ne facciano di nuove ( se ne sono capaci

      • alberto novembre 5, 2016 a 3:59 pm #

        così registi e scenografi potranno sbizzarrirsi a loro piacimento.

  10. Zio Yakusidé novembre 11, 2016 a 2:08 pm #

    ascoltata ieri sera, 10 novembre, con Keenlyside.
    Le aspettative, dopo l’ascolto radiofonico e la visione su RAI 5 non erano certamente elevate, ma il tutto, dal vivo, è stato ancor peggio.
    Una volta, tanto tempo fa, c’era l’avanspettacolo, una forma di spettacolo comico di intrattenimento in attesa del filmo (non è un errore, fu italianizzato anche questo termine).
    Come si sa (Luci del varietà ne fornisce un meraviglioso spaccato) non era un genere particolarmente raffinato e non voleva esserlo, piena di doppi sensi, battute grevi, balletti ammiccanti ed altro. Nulla a che fare con il cabaret francese o tedesco.
    Ieri sera quanto ci è toccato di vedere era proprio questo, un brutto cabaret con dozzinali costumi, macchiette, luci orribili, scene da quattro soldi e …proseguite voi con tutto ciò che desiderate, il livello (infimo) era molto basso in ogni dove.

    Io, che certamente non posseggo un infinitesimo dell’acume, del gusto e delle capacità registiche e sceniche di colui che è stato definito, da Trumpereira una giovane (?) promessa “universale” della regia, davvero non ho capito cosa c’entri con Beaumarchais e Mozart, ma spero che qualcuno mi illumini.
    Non di meglio giunse dal lato musicale con un conosciuto grigissimo direttore che ha prodotto un suono del medesimo colore, con scelte agogiche e ritmiche degne di un piallatore (operaio addetto alla macchina piallatrice).
    Keenlyside, robusto professionista, dava l’impressione di passare per caso in teatro e di fare una rimpatriata con amici (davvero non sapeva che fare e come muoversi), ma è comprensibile: vocine ben introdotte mi dicono che la star, come si sa la scala subisce ormai lo star system (una volta lo imponeva), sia giunta il giorno precedente la sua (prima) recita. Unica vera nota positiva la Damrau, forse perché meglio trattata dal direttore che in più di una occasione decideva di imporsi su chi, dal palco tentava di tener in piedi la baracca …
    Tantissimi i turisti che hanno utilizzato i minuti prima dello spettacolo per qualsivoglia tipo di autoscatto (così denominato ai mei tempi); fuga precipitosa al termine del primo atto, deserto al secondo intervallo. Questa la qualità “media” del pubblico e forse della motivazione ad accedere al teatrone.
    un caro saluto a tutti
    ps il filmo al termine dello spettacolo non l’ho visto….era troppo tardi, peccato! sicuramente sarà stato migliore!

    • alberto novembre 11, 2016 a 2:44 pm #

      Scusami zio ma non ho capito l’accostamento Trump-Pereira…….

      • Zio Yakusidé novembre 11, 2016 a 3:31 pm #

        Forse, anche per lo shock subito, la voce dall’interno, a causa del fatto che sono saltate in aria tutte le regole, sono stati ridefiniti gli standard della gestione e l’attività di fundraising è ossessiva, lo assimila al tycoon…

        relata refero
        un caro saluto, Alberto

      • alberto novembre 11, 2016 a 11:31 pm #

        Cioè ? Chi si sarebbe espresso con queste chiare considerazioni?
        Buonanotte, zio

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