Concerti Eschenbach e Chailly

20 Ott
16 ottobre 2016
Milano, Teatro alla Scala
Direttore Christoph Eschenbach
Violoncello Sol Gabetta

Edward Elgar

Concerto in mi min. op.85 per Violoncello e Orchestra

Gustav Mahler

Sinfonia n°1 in re magg. “Titano”
Dal 20 al 22 Ottobre 2016
Filarmonica della Scala

Il concerto del 22 ottobre sarà trasmesso in diretta radiofonica su RAI-Radio3

Direttore Riccardo Chailly
Pianoforte Benjamin Grosvenor

chailly-riccardo-09hiroyuki-ito

Johannes Brahms Tragische Ouverture in re minore op. 81
Franz Liszt Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore

per pianoforte e orchestra

Johannes Brahms Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

24 Risposte to “Concerti Eschenbach e Chailly”

  1. Suny ottobre 20, 2016 a 8:20 pm #

    IL RITORNO DI CAPITAN FRACASSA

    Sarebbe stato bello interrogarli i/le fighetta milanesi che si permettevano di eccepire su Petrenko ed Eschenbach.
    Chiedere loro cosa ne pensano del ritorno di Capitan Facassa sul podio di questo miserabile concerto sinfonico.
    Per quanta gioia abbia potuto dare il giovane e dotatissimo Grosvenor (soprattutto nel bis mosslovskyano), la serata è una dichiarazione di bancarotta interpretativa totale.
    Dopo quasi due anni di direzione musicale di Chailly l’esito sono nell’ordine: timpani costantemente sparati e calanti; fiati stonati con flauti degni di uno studio dentistico; ottoni bandistici; archi vetrosi. Complimenti.
    La Tragica sembra una presa in giro, infatti il pubblico risponde gelido con 52 secondi di applausi totali.
    Il Concerto di fatto lo dirige Manara per gli archi, mentre Grosvenor dà gli attacchi a Meloni e soci.
    La Seconda ê su un piano diverso. Chailly ha una sua idea interpretativa. Di una superficialità imbarazzante. Solfeggio come ideale ritmico. Fracasso come ideale timbrico.
    Si esce arrabbiati, domandandosi il perché dell’esistenza della Filarmonica se poi suona così male.
    E domandandosi per quanto ancora il pubblico – che palesemente non va oltre una scocciata sopportazione – dovrà sorbirsi un padrone di casa musicale così.

    • Susy ottobre 20, 2016 a 11:34 pm #

      Curiosità: sebbene neanche a me il conceto sia piaciuto…domanda tecnica; io sono uscita dal teatro dopo le 22. Lei ha scritto il suo messaggio alle 20.06 (così dice il blog)….nemmeno a metà della Ouverture…….
      Chiaroveggenza o orologio del blog sballato?

      Concordo sulla serata priva di qualsiasi emozione o quasi.

      Molto bello il bis, benchè non sia riuscita a capire chi potesse esserne l’autore.

      Ironia della sorte, gli unici momenti di risveglio musicale sono stati i corali delicatissimi dei tromboni (il che è tutto dire….)

      Buona notte, Sara

      • Suny ottobre 21, 2016 a 2:26 am #

        Boh, io il commento l’ho scritto circa venti minuti dopo la fine.

        Il bis è stato una Etude di Moritz Moszkovsky.

  2. marco vizzardelli ottobre 21, 2016 a 9:35 pm #

    Cercherò, per carità di patria, di distinguere fra note positive e note negative (peraltro perfettamente evidenziate da chi mi ha qui preceduto).
    Note positive: a) una buona tenuta complessiva esecutiva dell’orchestra b) il corno Jorge Monte De Fez che è tanto bravo di suo da migliorare l’intera, e come noto assai critica, sezione; c) il magnifico clarinetto di Meloni, sempre e in particolare quando dialoga con Grosvenor nel concerto di Liszt; d) una certa ricerca di sfumature, insolita, da Chailly sia nella parte centrale dell’ouvertore, sia in quella centrale del concerto; d) ma non del tutto a mio avviso, il pianista Grosvenor, notevole per gusto, non irreprensibile la prima sera, un po’ british gnegné, a tratti, nell’approccio. Avercene comunque.
    Fine delle note positive
    Note negative: non c’è un forte o fortissimo di Chailly che non sia un baccano d’inferno. Il plenum del primo movimento della Sinfonia sembra un disturbo violento di stomaco. Il finale, preso ad una velocità quasi insostenibile per l’orchestra dopo l’introduzione, è rumore culminante nelle cannonate conclusive. Se poi passiamo all’idea di Brahms, be’ ragazzi, questo luogo e questa orchestra sono stati la sede e lo strumento del Brahms di Carlo Maria Giulini. Dopodiché, del Brahms del suo allievo Chung. Dopodiché del Brahms di Daniele Gatti (quello appositamente richiesto anche dai Wiener Philarmoniker). A fronte dei quali i Brahms di Chailly appare un esercizio tecnico (pur se guardandolo si capisce che dà l’anima: ma il limite resta quello). Esercizio tecnico peraltro limitato dal costante problema acustico dinamico dal forte al fortissimo: i timpani sforano per tutta la serata, e il forte o fortissimo è un boato senza colore… come evidenziato nei precedenti interventi. Cioè, non lo dico io e basta. E’ una percezione diffusa.
    Ho saltato la Messa fi Requiem di Verdi per impegni e mi dispiace, pare che lì si fosse volati un po’ più alti. A tutt’oggi da quando è qui in forma continuativa, a parte i due buoni esiti nelle opere (Giovanna e Fanciulla), non ho ascoltato un solo concerto sinfonico di Riccardo Chailly dopo il quale, nella totale indifferenza (e questo è l’aspetto più grave) non sia uscito dicendo “be’, finito, ora vado a farmi una cotoletta”, uguale identico a com’ero entrato. Non è un bel segno.

    marco vizzardelli

    • danilo stagni ottobre 23, 2016 a 3:18 pm #

      Caro Vizzardelli, prima di giudicare forse è meglio che guardi e ascolti meglio: il corno che lei dice “tanto bravo di suo” era Danilo Stagni e non Jorge Monte de Fez.

      • Suny ottobre 23, 2016 a 8:31 pm #

        Va bene, maestro Stagni. Però Lei, che è un musicista con tanta esperienza, davvero ritiene che il giudizio complessivo di Vizzardelli sul concerto sia sbagliato? Non Le pare che un Brahms così sia impresentabile? Perché continuate ad accettae di lavorare con un direttor musicale così evidentemente inadeguato? Quando tornerete a far prevalere l’arte sugli interessi? Un caro saluto.

  3. marco vizzardelli ottobre 21, 2016 a 9:44 pm #

    Cercherò, per carità di patria, di distinguere fra note positive e note negative (peraltro perfettamente evidenziate da chi mi ha qui preceduto).
    Note positive: a) una buona tenuta complessiva esecutiva dell’orchestra b) il corno Jorge Monte De Fez che è tanto bravo di suo da migliorare l’intera, e come noto assai critica, sezione; c) il magnifico clarinetto di Meloni, sempre e in particolare quando dialoga con Grosvenor nel concerto di Liszt; d) una certa ricerca di sfumature, insolita, da Chailly sia nella parte centrale dell’ouverture, sia in quella centrale del concerto; d) ma non del tutto a mio avviso, il pianista Grosvenor, notevole per gusto, non irreprensibile la prima sera, un po’ british gnegné, a tratti, nell’approccio. Avercene comunque.
    Fine delle note positive
    Note negative: non c’è un forte o fortissimo di Chailly che non sia un baccano d’inferno. Il plenum del primo movimento della Sinfonia sembra un disturbo violento di stomaco. Il finale, preso ad una velocità quasi insostenibile per l’orchestra dopo l’introduzione, è rumore culminante nelle cannonate conclusive. Se poi passiamo all’idea di Brahms, be’ ragazzi, questo luogo e questa orchestra sono stati la sede e lo strumento del Brahms di Carlo Maria Giulini. Dopodiché, del Brahms del suo allievo Chung. Dopodiché del Brahms di Daniele Gatti (quello appositamente richiesto anche dai Wiener Philarmoniker). A fronte dei quali i Brahms di Chailly appare un esercizio tecnico (pur se guardandolo si capisce che dà l’anima: ma il limite resta quello). Esercizio tecnico peraltro limitato dal costante problema acustico dinamico dal forte al fortissimo: i timpani sforano per tutta la serata, e il forte o fortissimo è un boato senza colore… come evidenziato nei precedenti interventi. Cioè, non lo dico io e basta. E’ una percezione diffusa.
    Ho saltato la Messa di Requiem di Verdi per impegni e mi dispiace, pare che lì si fosse volati un po’ più alti. A tutt’oggi da quando è qui in forma continuativa, a parte i due buoni esiti nelle opere (Giovanna e Fanciulla), non ho ascoltato un solo concerto sinfonico di Riccardo Chailly dopo il quale, nella totale indifferenza (e questo è l’aspetto più grave) non sia uscito dicendo “be’, finito, ora vado a farmi una cotoletta”, uguale identico a com’ero entrato. Non è un bel segno.

    marco vizzardelli

    P.s. Capitan Fracassa è titolo diabolico, ma rende notevomente l’idea di quelle dinamiche…

  4. lobo toni zato ottobre 22, 2016 a 2:04 pm #

    Il concerto non mi è piaciuto per nulla, e non starò qui a ripetere quello che gli amici qui sopra hanno detto meglio di me.
    Vorrei, personalmente, ritornare su due osservazioni generali che convergono in Suny e in Marco: il “gelo” e la “totale indifferenza” che caratterizza il rapporto tra Chailly e il pubblico scaligero.
    Chailly non è un direttore amato da abbonati e frequentatori scaligeri, la cosa è nota. Plurimi i motivi. Il più gettonato è l’accusa (difficilmente controvertibile) di essere stato imposto come direttore musicale della Scala da interessi estranei alla musica e al Teatro, pur avendolo l’orchestra bocciato a maggioranza assoluta, pur stando sulle palle al 90% del loggione, pur costituendo il genere operistico ormai una bassissima percentuale nel suo calendario, eccetera. Altri gli preferivano altri, molto ma molto più amati e bravi di lui, e di tutte le nazionalità ed età: Gatti, Mariotti, Luisi, Harding, Chung, Noseda, Pappano, Nézet-Séguin, Dudamel…
    Però.
    Però, se i suoi concerti portassero il marchio di una passione e di una dedizione autentiche, nella singola serata e dopo la singola performance il pubblico si infuocherebbe comunque, come fa per la maggior parte dei direttori che vengono ospiti, anche con programmi elaborati.
    Ma – scusate – se dopo una Seconda di Brahms, che solitamente fa venir giù caterve di ovazioni, si ha un applausetto scialbo con un solo spettatore a urlare continuamente “bravo” (un sessantino seduto in prima fila nel Palco Reale, quindi presumibilmente non pagante), mentre la platea si alza e se ne va già durante la terza chiamata e su in loggione c’è il deluso fuggi-fuggi verso il guardaroba; beh, allora il problema è grosso e reale.
    La soluzione più logica è sciogliere ciò che non una logica artistica ma una logica para-massonica ha unito. E farlo al più presto. Anche perché la cosa inizia a essere nota e a far rumore anche all’estero (vedi le pessime recensioni che, generalmente, hanno accompagnato la tournée estera estivo-autunnale della Filarmonica).

    • lavocedelloggione ottobre 22, 2016 a 2:26 pm #

      Mi accodo anch’io, anche se ieri mi sono sforzata con tutta l’anima di trovare buono il concerto. Troppo fracasso, nessuna eleganza e nessuna finezza (che Brahms richiede in particolare), troppa ricerca dell’effetto (tipo fare pianissimi inudibili -pochi- e forti fortissimi -molti – tanto che io che sono mezza sorda dovevo tapparmi le orecchie!).
      Condivido soprattutto l’osservazione di Toni quando dice che se si trovasse la passione nelle sue esecuzioni (come direi invece che capita nelle sue esecuzioni operistiche), allora anche i difetti passerebbero in secondo piano; ma così si ha proprio l’idea che sia tutto volto ad impressionare il pubblico con potenza e autorità. Insomma un altro direttore della serie di quelli che si servono della musica per affermarsi piuttosto che servire la musica perché essa si mostri nella sua bellezza e magia.
      Attilia

      • Suny ottobre 23, 2016 a 8:36 pm #

        «Come direi invece che capita nelle sue esecuzioni operistiche»: beh, anche qui non esageriamo. Molta riflessione intellettuale, ma anche molta routine. E mai mai mai il colpaccio geniale.

  5. masvono ottobre 23, 2016 a 5:29 pm #

    Non devo scrivere altro rispetto a quanto già espresso da tutti. Un concerto inutile, Non ho trovato una sola nota dell’interpretazione di Chailly degna di un qualche interesse o sorpresa. Anzi, sono rimasto sbalordito dall’inerzia: percorreva le note della partitura come io percorro l’asfalto dell’autostrada quando guido l’auto. Nella replica di ieri sera, inoltre, orchestra tutt’altro che impeccabile nella sinfonia di Brahms, segnatamente la prima tromba e i tromboni (ad esempio, la nota iniziale dell’ultimo tempo una pernacchia).

    Grossvenor interpreta un Liszt che più leziosamente biedermaier non si può, ben assecondato da Chailly che nell’accompagnamento orchestrale al solista indovina il momento migliore della sua presenza sul podio.

    Saluti
    -MV

  6. marco vizzardelli ottobre 23, 2016 a 8:24 pm #

    Ma no ma no ma no, Maestro Stagni , ho ben visto e ascoltato il suo ruolo di “primo” in Brahms, ruolo peraltro ben assolto. Ma non mi pare che lei fosse l’unico corno in attività nel concerto e poiché l’esito complessivo della sessione-corni è stato, questa volta, apprezzabile, mi viene da confermare che l’inserimento nella sessione suddetta, in recenti stagioni, del – peraltro assai bravo – giovane strumentista sia stato benefico per tutti voi in una situazione apparsa altre volte in passato, un pochino… come dire… “stagnante”.

    marco vizzardelli

  7. Suny ottobre 23, 2016 a 8:33 pm #

    Ecco. Stasera esco dal concerto di Pappano.
    In sintesi: c’era tutto quello che l’altra sera mancava. Ed è venuto giù il teatro.
    Non aggiungo altro.

    • Loge ottobre 23, 2016 a 9:06 pm #

      Concordo totalmente. Il confronto è impietoso. Provo una grande invidia per tutti i miei amici che vivono a Roma. Farò un abbonamento a Italotreno.

    • lobo toni zato ottobre 24, 2016 a 9:25 am #

      Quoto al 100%.

  8. Gabriele Baccalini ottobre 24, 2016 a 1:03 pm #

    Io devo solo aggiungere a quanto detto sin qui che la replica di sabato sera è stata, in particolare nella sinfonia di Brahms, di una sciatteria impressionante (anche Vono lo fa notare). L’orchestra ha avuto vistosi sbandamenti, per il resto il fracasso era la nota distintiva sia nell’Ouverture Tragica, sia nella Seconda Sinfonia.
    Non condivido il giudizio di Max Vono sul pianista: a me è sembrato vigoroso quanto serve nei momenti di forza, mentre nel Concerto di Liszt ci sono momenti di lirismo e delicatezza sonora, che non mi pare siano da ascrivere al “biedermaierismo” di Grosvernor. E’ un giovane che può crescere e, quanto a mezzi tecnici, li ha esibiti anche nel bis di Moskowskij.
    Il folto pubblico di sabato ha applaudito fin troppo generosamente, ma lo spettatore scaligero medio non fa testo: applaude cose impresentabili, come il Simone di Domingo e la regia di Tiezzi, e latita appena si offrono occasioni di ascolto più rare, vedi il Giro di vite, musicalmente eseguito molto bene.

    • Zio Yakusidé ottobre 25, 2016 a 10:05 am #

      Ne discutemmo a suo tempo, ma davvero buoni risultati in ambito operistico mi sembra oltremodo generoso; le perle, il “percorso” pucciniano, per ora, a mio modestissimo giudizio, è stato tutt’altro che significativo.
      Irrita anche l’approccio filologico da quattro soldi che l’ineffabile vuole somministrare agli spettatori: anche quest’anno è stata trovata una ur version (sono volutamente….scorretto). Davvero la piccina ricerca di statura intellettuale che forse è necessaria a mascherare risultati artistici che non ..arrivano.
      Sul versante sinfonico ho smesso …mi sono disintossicato ed ora sto meglio: la combinazione di suonacci emessi dall’orchestra con la direzione insulsa, piatta, foriera di nulla mi procurava un gravissimo accumulo di tossine che non potevo che smaltire, come da nome, con rilevanti quantità di liquidi (quali lascio a voi…).
      Se qualche ascoltatore nutre ancora qualche speranza, vorrei sommessamente ricordare la terrificante intervista programmatica di qualche tempo fa: il sinfonismo italiano (Martucci, di nuovo!) tutto Rach (le sue sinfonie, aiuto!) ed altro.
      Non piace al pubblico, forse neanche a tutta l’orchestra, non leggo critici entusiasti, insomma, conoscendo il sistema Italia starà sul podio per i prossimi cinquanta-sessanta anni.
      un caro saluto a tutti

  9. simona ottobre 25, 2016 a 1:03 pm #

    “starà sul podio per i prossimi 50-60 anni”…
    temo sia facile; però ricordiamoci che da una fondazione che produce arte con copioso finanziamento pubblico dovremmo aspettarci qualcosa che giustifichi la spesa…
    se la qualità è quella espressa da Chailly avrà sempre più consenso quella parte di Italia che ritiene gettati nel water i soldi per la lirica…

  10. Ninci ottobre 25, 2016 a 6:16 pm #

    Che strano, il concerto di Eschenbach non interessa a nessuno…magari è stato anche bello.

    • Suny ottobre 25, 2016 a 8:25 pm #

      Non male, soprattutto Elgar con la Gabetta. Per la Prima di Mahler: esecuzione piena di spunti interessanti (interessantissimi nell’ultimo movimento), ma l’asticella messa da Salonen un paio di stagioni fa era sinceramente irraggiungibile.

  11. Gabriele Baccalini ottobre 26, 2016 a 2:52 pm #

    Io ero presente alla prova aperta, esperienza sempre interessante.
    Sol Gabetta strepitosa nel concerto di Elgar, che peraltro non è una novità visto che ha debuttato sempre con quello nelle più grandi sale da concerto del mondo. Dobbiamo ringraziarla per avere equiparato la Scala al Singverein e alla Philharmonie…
    Eschenbach ha diretto bene il Titano, da musicista raffinato qual è. Chiacchierando con Foletto il suo pertinente commento è stato che ha riportato il primo Mahler alla fine dell’800, mentre è chiaro che tale non è l’approccio di Salonen, direttore per il quale io stravedo, sia chiaro.
    Perciò, Suny, ognuno è libero di scegliere l’approccio o il direttore preferito.
    Di asticelle irraggiungibili ce ne sono tante, si potrebbe risalire fino al Titano di Bruno Walter. Oggi il gusto è cambiato e ci siamo abituati ad ascoltare di più un Mahler “progressivo” rispetto alle interpretazioni storiche, che però rimangono monumenti incrollabili.
    Se poi il confronto è Eschenbach-Filarmonica contro Salonen-Philharmonia, allora la gara è truccata.

    • Suny ottobre 26, 2016 a 9:52 pm #

      Concordo. Quel che intendevo dire è che dalla Filarmonica della Scala Salonen (con la sua interpretazione) ha cavato di più di Eschenbach (con la sua interpretazione). Proprio come risultato sonoro, al di là di quale lettura della Prima sia preferibile.

  12. Gabriele Baccalini ottobre 28, 2016 a 10:23 am #

    Non credo di avere ascoltato il Titano di Salonen alla Scala, ricordo la Fantastica con la Philharmonia al Conservatorio e le opere di Janacek e Strauss alla Scala..
    Come già ho detto, Eschenbach è un musicista raffinato, anche come pianista, ma il genio di Salonen ne fa uno dei massimi interpreti di questo secolo.

    • Suny ottobre 30, 2016 a 2:34 pm #

      …Allora ti sei perso anche Vizzardelli che come un novello Octavian consegna la rosa a Salonen dopo la terza replica del Titano filarmonico…

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