BAYERISCHES STAATSORCHESTER

6 Set
5 Settembre 2016
Direttore Kirill Petrenko
Direttore Kirill Petrenko 

kirill-petrenko

Soprano Diana Damrau 

PROGRAMMA

Richard Wagner da Die Meistersinger von Nürnberg

Vorspiel (Preludio al I atto)

Richard Strauss Vier letzte Lieder (per soprano e orchestra)

Frühling

September

Beim Schlafengehen

In Abendrot

 

Symphonia domestica op. 53

5 Risposte to “BAYERISCHES STAATSORCHESTER”

  1. lavocedelloggione settembre 6, 2016 a 5:57 pm #

    Grande ritorno al tempio ieri sera; mi sembra di aver visto tutti i frequentatori abituali del loggione che conosco da tempo. Appuntamento atteso ma, almeno nel mio caso, ha disatteso le aspettative. Ouverture dei Maestri Cantori non all’altezza della fama dell’orchestra e del direttore, senza nerbo e solennità (ma andrò a Monaco a sentire l’opera per intero). Neppure gli ultimi quattro leader di Strauss mi hanno incantato, mi sono sembrati senza espressione, al di là della precisione di cesello sia della voce sia dei solisti in orchestra. E infine la sinfonia domestica è proprio il più brutto dei poemi sinfonici di Richard Strauss, ne avesse scelto uno degli altri… Ah, dimenticavo, il bis assolutamente fuori posto, giusto per fare confusione fra i vari Strauss che non c’entrano nulla né per parentela fra loro, né con il senso del concerto! Bah… Attilia

  2. marco vizzardelli settembre 8, 2016 a 8:25 am #

    Invece, cara Attilia, proprio la Sturmisch in LIeb’ und Tanz dello Strauss viennese, eseguita come una meravigliosa spuma di champagne da Petrenko e dalla sua orchestra, avrebbe dovuto farti da “spia” sull’intero programma, proprio perché ne incorniciava perfettamente l’identità e l’immagine interpretativa.
    Intanto, andana e va detto del pubblico: da anni e anni (compresa la festa per il ritorno di Claudio Abbado) non partecipavo ad una simile esplosione di entusiasmo, ad un’accoglienza lontanamente pari a quella di cui Kirill Petrenko è stato fatto oggetto. Il boato, l’urlo pazzesco ma consapevole esplosi in platea e palchi e gallerie (meno Attilia e alcuni altri miei amici) sull’ultima nota dell’Ouverture dei Maestri Cantori esprimevano, appunto, la consapevolezza che era accaduto qualcosa di nuovo e strabiliante – mai ascoltata così: ed è esattamente ciò che a Monaco hanno provato davanti all’esecuzione dell’intera opera -. Mai così leggera, volatile – SEMPLICE anziché pomposa – mai così traboccante di vita e colori, mai così giovane e sorridente, mai così dalla parte del nuovo poeta e così poco da quella di Beckmesser . Sorridente e, fondamentalmente semplice, perché questo sono, in fondo, e questo raccontano i Maestri Cantori.
    Qualche anno fa, in seguito all’indicazione di alcuni conoscenti, ascoltai per la prima volta Kirill Petrenko, alla Rai di Torino, in un’ampia sintesi dal Crepuscolo degli Dei. Poi andai a Monaco per La Valchiria (non è umanamente possibile descrivere cosa fosse il finale atto 1, e cosa si scatenasse in sala!). E scoprii un mondo: scoprii che si poteva fare e raccontare Wagner con il colore e con le nervature senza diventare iconoclasti come il pur fantastico Boulez, senza indulgere a “decadenza” come il pur leggendario Karajan (o l’ottimo, ma minore Mehta), per stare ai sommi che hanno detto una parola nuova sull’interpretazione, ed esecuzione, della musica di Wagner. Forse il solo, vero precedente stilistico di Petrenko (in Wagner e non solo: torniamo a quello Strauss viennese del bis, e al Pipistrello fantastico eseguito a Monaco lo scorso Capodanno) si chiama Carlos Kleiber, con il quale il maestro Kirill condivide la volatilità e la mobilità del fraseggio, pur con colori (un tripudio) e spessore (quando ci sta, ce n’è!) che non fanno mai della leggerezza un cliché.
    Ma fenomenale di leggerezza e trasparenza (un velo, dietro al quale balenava la tragedia) è stata la lettura dei Quattro Ultimi Lieder di Richard Strauss, direttore e orchestra tutt’uno con la voce di Diana Damrau (perfetta fin nell’abito “in tema”). Una voce che entrava e usciva dall’orchestra come ne facesse parte. La natura forse più “operistica” che “liederistica” (la parola sfuma) del canto della Damrau è stata perfettamente finalizzata da Petrenko, che ha creato una tinta, un “mondo” sonoro quasi straniato, nel quale l’ultima parola, la “morte” appena soffiata dalle labbra della Damrau e immersa nella rarefatta orchestra ha lasciato la Scala in un silenzio attonito.
    Trasformatosi di nuovo in un impressionante boato (un “bravo” cubitale, partito dalle prime file di palchi!) sulla nota conclusiva della Sinfonia Domestica. Che il più brutto poema sinfonico di Richard Strauss diventi una dichiarazione di poetica ed estetica interpretativa entusiasmanti, e che scateni una reazione mai vista del pubblico scaligero (la chiamata del direttore da solo, a orchestra uscita, dopo le ovazioni e il bis, è arrivata naturale: non si poteva lasciarlo andare senza ringraziarlo ancora, da solo!), ebbene, tutto questo è segnale che, a Milano e alla Scala, è stata recepita – e accolta – una eccezionalità della quale a Monaco, e della quale i Berliner, si sono ampiamente accorti.

    marco vizzardelli

  3. Lorenzo settembre 8, 2016 a 8:57 am #

    http://francescomariacolombophoto.com/il-marziano/
    Condivido ogni parola di Vizzardelli. Allego un post di Colombo che condivido pienamente.
    Sentire il pubblico della Scala esplodere in quel modo (non lo sentivo da decenni) dopo la sinfonia domestica di Strauss è evento del tutto eccezionale ed imprevedibile.
    Chi non abbia sentito i Maestri Cantori a Monaco con Petrenko e Kauffmann faccia un viaggio fra qualche settimana per sentire le ultime repliche perchè musicalmente è un’edizione irripetibile sconvolgente !
    E non vedo l’ora di sentire la Contessa della Damrau !

  4. Zio Yakusidé settembre 8, 2016 a 11:06 am #

    ho sentito anch’io qualche dubbio/giudizio non troppo positivo sul concerto e francamente sono molto stupito.
    quanto cita il “libretto” descrittivo della tourné dell’orchestra mi sembra davvero centrato e vale la pena di riportarlo, così non scrivo io….pigro che non sono altro:

    “Kirill Petrenko sprigiona un’ incredibile gamma di colori dalla sua orchestra passando rapidissimamente dalla morbidezza piu’ delicata alle esplosioni piu’ sorprendenti ma perfettamente bilanciate. Ora romantico ora moderno, realizza in modo istintivo e intellettuale la quadratura del cerchio; l’orchestra si getterebbe nel fuoco per lui…”
    (Le Figaro, a proposito della Frau ohne Schatten).

    Lunedì e’ stato chiaro perche’ oggi e’ il numero uno (ed uno che credo si possa enumerare nei grandi) ed e’ stato votato all’unanimita’ dai Berliner (cosa mai accaduta in precedenza nel dopo Karajan).

    Mi fa piacere inoltre, almeno per una parte, la grande selettività dell’esigente e severo pubblico scaligero che spero avrà medesimi giudizi anche per i prossimi fulgidi concerti di una stagione sinfonica da annoverare fra le più grige e insulse della sua storia (con quache eccezzione, ovviamente…attendiamo George!)
    a Monaco dopo due ore dall’apertura delle vendita e’ sempre sold out, noi facciamo i difficili, mah

    un caro saluto a tutti

  5. MGL settembre 9, 2016 a 11:24 am #

    Condividendo i giudizi molto positivi sulla rappresentazione, una di quelle da ricordare, vorrei aggiungere una nota sulla interpretazione della signora Damrau. Dalla mia posizione in prima galleria spesso la sua emissione risultava coperta o nascosta dall”orchestra. Questo nonostante la sapiente organizzazione dei volumi della direzione orchestrale. Non so se altri hanno avuto la stessa percezione. Questo deficit (parziale) nei volumi naturalmente non era riscontrabile nel recital meraviglioso che la signora Damrau ci ha regalato qualche mese fa nel “nostro” teatro. Ho cercato di assistere ad una sua recente Lucia, ma purtroppo nel giorno prenotato e’ stata sostituita dalla Masur (mi sembra) per qualche problema. Alla fine, nei Vier letze Lieder , che. comunque ritengo siano stati degnissimi, mi sarei aspettato qualche cosa di meglio. Forse chi ha assistito in platea ha avuto diversa impressione – ma alla Scala si deve cantare anche per il loggione. L’appuntamento prossimo sono le imminenti “Nozze”, mi auguro di trovarvi un suo canto meno coperto.
    Passando ad altro tema non ci sono ancora commenti nel blog su LSO diretta da Noseda. Ho provato grande soddisfazione anche in quella serata, sia nella direzione che nella orchestra. Chissà se altri che sono stati presenti possono commentare.

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