Stagione sinfonica

17 Mar
Dal 17 al 20 Marzo 2016

Orchestra del Teatro alla Scala

Chailly

Direttore Riccardo Chailly 

 Luigi Cherubini Ouverture da concerto in sol maggiore
Sinfonia in re magg.
Giuseppe Verdi da I Vespri Siciliani

Ballabili (Le quattro stagioni)

Sinfonia

18 Risposte to “Stagione sinfonica”

  1. marco vizzardelli marzo 17, 2016 a 11:24 pm #

    Circa 30 secondi di blandissimi applausi dopo l’ouverture di Cherubini. Circa un minuto e mezzo di blandi applausi dopo la impeccabile ma gelida resa della Sinfonia in re magg.,
    che non ha destato entusiasmi.

    Giusto apprezzamento del pubblico all’esecuzione dei
    ballabili dai Vespri (orchestra qui molto bene,
    come sempre idiomatica in Verdi, bei colori, anche eleganza pur con volume piuttosto elevato di suono). Un paio di minuti di applausi cordiali dopo la Sinfonia da I Vespri con orchestra di nuovo precisa ma resa piuttosto pesantuccia, nel gusto (grancassa e volumi in genere).

    Aleggiava sul tutto, pur in un certo grado di pregio, la fisionomia del wagneriano Beckmesser, ovvero: accademia…

    Uno spettatore, all’uscita: “Dopo esser stati in cielo con Ivan Fischer, siamo tornati sulla terra”.

    marco vizzardelli

  2. E. marzo 18, 2016 a 8:29 am #

    Probabilmente ieri ho partecipato ad un’altra serata, poiché gli applausi non mi sono sembrati così sbrigativi e di cortesia…..certo, non paragonabili a quelli che hanno accolto due settimane fa Daniele Gatti alla fine del suo splendido concerto. Ma nemmeno così freddi.

  3. marco vizzardelli marzo 18, 2016 a 9:28 am #

    Diciamo che il calore c’è stato, giustamente, dopo i Ballabili da I Vespri Siciliani. Cherubini è “passato” nel gelo della sala. Una trentina di secondi di clap clap per l’ouverture, qualcosa di più per la sinfonia (è vero che era il turno A, notoriamente “quieto”).
    La Sinfonia da I Vespri, solitamente, di sua natura accende ben altro calore….

    marco vizzardelli

  4. Philoctetes marzo 18, 2016 a 12:52 pm #

    Buongiorno.
    Approfitto del blog per chiedere un’informazione.
    Qualcuno sa dirmi quanta coda c’era ieri al concerto? i 140 ingressi sono stati esauriti? avrei intenzione di venire sabato o domenica, e vorrei regolarmi di conseguenza.
    Molte grazie.

    • lavocedelloggione marzo 19, 2016 a 4:14 pm #

      mi spiace arrivare fuori tempo massimo, sono in Canada e ho provato ieri ad informarmi, ma la dritta mi è arrivata solo ora: alle 17, cioè un quarto d’ora fa, c’erano solo 15 persone in fila per il concerto!!! Immagino che il nostro Philoctetes non abbia avuto problemi!
      Saluti a tutti da Vancouver! Attilia

  5. Zio Yakusidé marzo 21, 2016 a 10:53 am #

    Mentre mi accingo a scrivere già immagino che sarò irriso dagli strenui difensori dell’italicità, degli autori che saranno citati e dai fans del Grande Direttore, ma come diceva Arthur Schopenhauer, – Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.
    Giovedì il sempre più istituzionale e prono quotidiano “La Repubblica”(Milano) si preoccupa di presentare il concerto che accosta Cherubini a Verdi, e soprattutto nell’intervista ci fa i sapere i tristissimi futuri programmi dell’Ineffabile.
    Per farla breve (l’intervista di Foletto è emblematica del pensiero del direttore) il futuro ci riserva Casella, Salviucci, De Sabata e Rota e, dulcis in fundo, una integrale di Rachmaninov (quanti amano le sue sinfonie?).
    Comprendo la necessità di “esplorare”, di portare novità(?) al pubblico ma davvero la stagione sinfonica può reggersi su questi due pilastri..ni? La motivazione è la valorizzazione della tradizione sinfonica italiana, così è riportato nell’intervista.

    Con patriottica fierezza dell’arte italica, pur avendo già dato con Martucci che il grande condottiero somministrò in passato al suo uditorio, mi permetto umilmente di proporre Antonio Cagnoni, Giovanni Sgambati ed altri imprescindibili Autori del sinfonismo.

    Più volte, anche in questo blog, si è detto che le proposte non erano né attrattive né, negli anni, varie. Forse però non si intendeva questo.
    Foletto accenna ad una defezione di ascoltatori alla quale si risponde che “costruirà” il pubblico e che l’orchestra è con lui.
    Auguri di cuore da chi non si farà ….costruire ed un ultimo modesto consiglio: destinate una parte del budget all’ingaggio di comparse, immagino sia triste suonare in una sala vuota

  6. masvono marzo 21, 2016 a 2:03 pm #

    La sfortuna colpisce i pavidi. Questo concerto, incastonato tra due “vasi di diamante” quali quelli della Budapest Festival Orchestra e quello di stasera della Bayerische Rundfunk, fa davvero la figura del “vaso di coccio”, sia come impaginazione del programma, sia come realizzazione.

    Sappiamo tutti quanto la Filarmonica della Scala possa, molto di rado, stupirci con realizzazioni artisticamente alte. E’ capitato con direttori del calibro di Salonen, Gatti, Chung, un paio di volte con Barenboim. Mai, a nostra memoria con Riccardo Chailly. Fin da una sua remota Nona di Mahler per arrivare a più recenti Settime, o alle sinfonie di Bruckner o la mediocrissima Valse di Ravel di un paio d’anni fa le prove dell’orchestra scaligera ci sono apparse con il direttore milanese molto ricche di decibel e poco di artisticità.

    E’ strano per due ragioni: la prima è che la stupefacente Giovanna d’Arco di Chailly è stata realizzata in maniera eccezionale dall’organico orchestrale del teatro, la seconda è che lo stesso Chailly, sinfonicamente, ci aveva abituato negli anni a prove di valore con l’Orchestra Verdi. E non stiamo parlando del “pleistocene”, ma solo di pochi lustri fa. Quindi la nostra idea è che i concerti sinfonici siano affrontati e realizzati sia dall’orchestra che dal direttore con superficialità, sbrigativamente, accontentandosi di una realizzazione generica e poco approfondita.

    Davvero gli archi impastati di ieri sera, costretti, o meglio, liberi di esprimersi in una comoda dinamica perennemente oscillante tra mf e ff erano gli stessi ascoltati in una di vertiginosa bravura capaci di infinite sfumature nella memorabile “Verklarte Nacht” di solo qualche sera fa? Cos’è che impedisce loro di esprimersi sempre a quel livello? Pigrizia realizzativa o scarsa volontà di applicarsi del concertatore? Non lo sappiamo, perchè possiamo solo ascoltare. E, francamente, mentre in Cherubini, pur in una certa indistinta morchia di tutti i settori, il risultato di un’esecuzione genericona si poteva apprezzare per l’assenza di inesattezze esecutive, in Verdi ci siamo trovati a rimpiangere i fraseggi di Riccardo Muti. E non avremmo mai pensato di doverlo un giorno dire. Il motivo? E’ presto detto: quando l’attenzione nell’interpretazione di un brano come quello della Sinfonia dei Vespri Siciliani sembra essere solo quello di fare il più “fracasso” possibile, tralasciando qualunque espressività nel cantabile patetico verdiano il risultato è solo la noia. Assordante noia.

    Saluti

    -MV

  7. marco vizzardelli marzo 21, 2016 a 10:56 pm #

    Direi che, fra Chailly e Muti, c’è stato e c’è chi, alla Scala, anche in anni recenti, anche ieri, anche … adesso, ha fatto del Verdi più stimolante di quelli fornitici da entrambi.

    marco vizzardelli

  8. marco vizzardelli marzo 21, 2016 a 11:03 pm #

    Premesso quanto sopra, è davvero avvilente, per gli impaginatori e i realizzatori del tristissimo concerto Filarmonica-Chailly, che il medesimo sia finito nel bel mezzo di tre serate – il Schoenberg di Gatti, e le eccezionali apparizioni di Budapest-Fischer e Radio Bavarese-Jansons – di musica d’eccezionale temperatura esecutiva ed interpretativa. Il divario di livello è stato, francamente, abissale.

    marco vizzardelli

  9. Philoctetes marzo 21, 2016 a 11:59 pm #

    Ringrazio la signora Attilia per le “dritte”, rivelatesi azzeccate anche per il concerto di domenica, al quale ho assistito.
    A proposito di questo, mi chiedo e chiedo a voi: è possibile che, a fronte di centinaia di persone in coda a pochi metri dalla biglietteria per visitare il teatro dei filodrammatici (giornate del FAI), soltanto 15/20 erano in coda per il concerto? Forse c’è anche un problema di comunicazione perché – ne sono certo – se mi fossi messo con un cartello presso la lunga coda informando che la sera stessa si sarebbe potuto assistere a un concerto alla Scala pagando “ben” 6,5€, in 5 minuti si sarebbero esauriti i 140 ingressi.
    Tutto ciò, ovviamente, a prescindere dai giudizi sul concerto.
    E veniamo a questi.
    Non ho l’esperienza e la competenza di chi mi ha preceduto, ed ascoltavo per la prima volta i due brani di Cherubini. Effettivamente non mi hanno entusiasmato, anzi, ammetto che (e mi succede assai raramente a un concerto) a un certo momento della sinfonia mi chiedevo quanto mancasse alla fine. E forse se lo chiedeva anche il pubblico che, alla fine sia del primo che del secondo movimento, ha iniziato ad applaudire…
    Ho apprezzato di più la seconda a parte, soprattutto i ballabili, eseguiti con fervore e colore.
    Nella sinfonia dei Vespri era, in effetti, parecchio evidente la presenza delle percussioni, come già altri hanno fatto notare.
    Impressione finale: concerto “pulito”, probabilmente destinato a non rimanere nella memoria, forse più per come è stato costruito il programma che non per l’esecuzione del medesimo.

  10. Ninci marzo 23, 2016 a 6:10 pm #

    Cari amici amici scaligeri, ma perché non proponete Denis Verdini per il posto di sovrintendente? Denis, altrimenti da Pereira, ha le entrature giuste, come diremmo noi toscani, e Gatti ve lo porterebbe di certo su un piatto d’argento. Così tutte le controversie e i dualismi sarebbero risolti. Provare per credere.

    • il bamba marzo 23, 2016 a 7:01 pm #

      Post di pessimo gusto. Accostare Gatti a Verdini è idiozia pura o frutto di ubriachezza.
      Alla Scala Gatti avrebbe senso proprio perché spezzerebbe un decennio di occupazione politica non solo dei livelli dirigenziali (questo purtroppo capita da sempre…) ma dell’indirizzo artistico del teatro.

  11. Ninci marzo 24, 2016 a 7:56 am #

    Certo, questo “Bamba” è un personaggio singolare. Nessuno a Firenze avrebbe preso sul serio un post del genere.

  12. Gabriele Baccalini marzo 24, 2016 a 11:36 am #

    Per prendere alla lettera il post di Ninci bisogna proprio essere un “bamba”.
    Fermo restando che Gatti è una persona per bene e non metterebbe mai in piedi una massonata fiorentin-aretina per occupare un posto, non so quanto consapevolmente Marco Ninci abbia sollevato un problema reale, del quale anche il bamba sembra essere consapevole.
    Se non sei Ribot o Varenne, per vincere certe corse bisogna essere nei “giri giusti”.
    Per vincerne due alla volta (Chailly è stato nominato inopinatamente, in quanto sembrava acquisita la nomina di Andris Nelsons, anche Direttore Musicale della Lucerne Festival Orchestra) direi che i giri devono essere “giustissimi”.
    La direzione delle orchestre importanti assomiglia un po’ alle cattedre universitarie, C’è un giro di baroni che ti fa entrare se gli sei simpatico o gli dai qualcosa in cambio.
    Chailly ha un curriculum internazionale (Concertgebouw e Gewandhaus, ma anche Radio Berlino) buono per tutte le massime cariche musicali, ma a proposito di Lucerna mi domando se un’orchestra cucita su misura sulle spalle di Claudio Abbado andrà bene anche alle misure di Chailly. Sicuramente li pagano bene, ma a parte la Mahler Chamber Orchestra, che costituisce il nocciolo permanente della LFO, i vari Meyer, Allegrini, Gutman, il Quartetto Hagen, gli orchestrali dei Berliner, che non corrono certo il rischio della disoccupazione, saranno attratti dall’avventura lucernese nella stessa misura in cui lo erano per il magnetismo d i Abbado?
    Speriamo che Chailly dimostri di avere le stesse virtù mesmeriche dell’illustre predecessore scomparso.

    • lulù marzo 24, 2016 a 2:11 pm #

      Onestamente ho sempre ritenuto che la LFO avesse senso solo con Abbado in vita, esattamente come in passato era avvenuto per Toscanini: ovvero come unico (o quasi) strumento con cui si poteva assistere alle prestazioni di un grandissimo con agenda ormai striminzita.

      Quanto poi la MCO, che è il cuore pulsante della LFO, gradisca il nuovo nominato lo si verificherà entro poche settimane, quando verrà annunciata una notizia un po’ felina. Hi, hi, hi!

  13. Ortrud marzo 26, 2016 a 3:49 pm #

    Comunque io sono d’accordo con codesto Ninci.
    Per raccattare uno come l’internazionale Pereira, che dai contratti non firmati in poi ha dimostrato d’esser peggiore dei peggiori provinciali di cui sempre ci lamentiamo, tanto valeva un vero “local” e di provata competenza maneggionica.

    Voto, anzi quoto Verdini.

  14. Ninci marzo 26, 2016 a 8:36 pm #

    Finalmente! Ci voleva una fattucchiera per indicare la vera strada ai loggionisti miscredenti. Spero che l’ascoltino.

    • Ortrud marzo 27, 2016 a 10:15 am #

      Verrò senz’altro condannata al rogo.
      Ma sono altresì certa che un cavaliere senza macchia e senza paura mi libererà. Un cavaliere o un padre che infrangerà le catene e mi inviterà a combattere contro i Portoghesi.

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