Filarmonica della Scala

7 Mar

Concerti

Stagione della Filarmonica della Scala
marzo 2016 ore 20:00
Milano, Teatro alla Scala
Direttore Daniele Gatti
Arnold Schönberg

Verklärte Nacht op.4
Richard Strauss

Tod und Verklärung op.24
Richard Wagner

Vorspiel und Isoldes Liebestod

102 Risposte to “Filarmonica della Scala”

  1. Zerbinetta marzo 8, 2016 a 1:02 am #

    Il miracolo si ripete.

    Non so da dove iniziare, davvero. Ripeterei cose già dette ogni volta che Gatti dirige al Piermarini

    Per cui dico soltanto: ogni giorno in cui Gatti non viene nominato alla guida del Teatro alla Scala è un giorno scaraventato via. Per l’orchestra. Per le masse. Per il pubblico. Per la città. Punto.

  2. marco vizzardelli marzo 8, 2016 a 9:32 am #

    Schoenberg favoloso con i soli archi, magnifici (da sogno gli arabeschi luminosi del violino di Francesco De Angelis).
    Urge in maniera improcrastinabile una vera direzione stabile che unifichi le altre sezioni. dell’orchestra. Uno che se ne curi stabilmente. Dov’è il direttore stabile?

    marco vizzardelli

    • Angelo Calvi, Milano marzo 8, 2016 a 2:43 pm #

      Marco, la tua domanda è quella che la maggior parte degli abbonati e frequentatori scaligeri si sta ponendo. È frustrante vedere cosa la Scala potrebbe essere quando vi lavorano i Gatti o i Mariotti, e cosa invece è per il resto dell’anno. Manca un timone sicuro. Qui non si tratta di dare giudizi morali sulle persone e le loro carriere. Qui non si tratta di alimentare astratte rivalità. Occorre agire al più presto perché venga ingaggiato un direttore musicale capace di dedicare tempo e lavoro, capace di indicare una prospettiva artistica, capace di imporre una mission chiara e qualitativamente alta. Speriamo che il nuovo Sindaco dopo il suo insediamento intervenga al più presto.

      • lidia marzo 8, 2016 a 3:04 pm #

        Quoto al 100%!

  3. marco vizzardelli marzo 8, 2016 a 9:45 am #

    Gatti viene da ospite ma le scelte, qui, sono state diverse. In pratica continuano a suonare da soli e, su un piano “sinfonico”, a piena orchestra con tutte le sezioni, i limiti e le disparità emergono. Per questo lo invocavamo in funzione stabile!

    marco vizzardelli

  4. pippo plauto marzo 8, 2016 a 2:23 pm #

    splendido concerto anzitutto per l’impaginazione.

    nel brano di Schoenberg gli archi della Scala hanno dispiegato più colori e timbri che negli ultimi cinue concerti messi insieme! non fosse per gli errori di una prima viola che non mi pareva faccia conosciuta, parlerei di esecuzione perfetta. ci sono suoni che solo Gatti è in grado di trarre dagli scaligeri.

    nella seconda parte, un’orchestra ai limiti delle proprie attuali capacità asseconda due interpretazioni onestamente storiche di Strauss e Wagner.
    mai si era sentita tale differenza tra la morte e la trasfigurazione, perché Gatti coglie genialmente sia la timbrica della prima sia quella della seconda, e invece di cercare l’impossibile amalgama, opta per la scelta contrario: massima differenziazione. risultato strepitoso.
    quanto a Wagner, Gatti ci fa finalmente mandare in soffitta il parabrucknerianesimo tanto in voga alla Scala nell’ultimo triste lustro, riagganciando il dramma di Isolde alla linea che da Bernstein conduce a Salonen a Rattle a Cambreling. la sofferenza umanissima di una donna la cui trasfigurazione è di fatto una consunzione per svuotamento di energia. ecco che allora i terribili fortissimi del preludio (quell’andatura di terzine!) lascia lo spazio a un finale in cui Gatti non va oltre il forte perché capisce che l’essenza wagneriana è estenuazione e non misticismo. la sala tiene il respiro per almeno una decina di secondi prima di abbandonarsi a ovazioni torrenziali.

    consueta, ormai, nota finale. questi orchestrali che sembrano amare così tanto fare musica con questo eccezionale direttore, questi orchestrali che già al termine del primo brano rifiutano di alzarsi affinché il calorosissimo trionfo venga indirizzato per intero al concertatore (idem avviene dopo Wagner), questi orchestrali che escono da via Filodrammatici con gli occhi lucidi per l’evento musicale che si è appena concluso. questi orchestrali cosa aspettano a pretendere – come già lo pretende il pubblico – l’insegnamento di Daniele Gatti alla testa del Teatro alla Scala?

    • plumkéik marzo 8, 2016 a 2:37 pm #

      Sono stradaccordo con la tua proposta finale. Daniele Gatti è l’uomo giusto per una rinascita della Scala e della sua talentuosissima ma smarrita orchestra.
      Non è con un programma di Cherubini o con sei repliche di “Giovanna d’Arco” più sei repliche di “La fanciulla del west” in un anno, che si educa un’orchestra. Attualmente la Scala è de facto senza guida musicale, una nave che sbanda e viene superata da destra e da sinistra da molti teatri anche italiani, primi tra tutti Bologna, Roma e Torino.

  5. plumkéik marzo 8, 2016 a 2:33 pm #

    Che concerto stupendo! Ce ne vorrebbero tanti così! Gatti sempre meglio!

  6. masvono marzo 8, 2016 a 2:42 pm #

    Il meraviglioso programma impaginato da Daniele Gatti per la stagione della Filarmonica pareva all’ascolto essere concepito “per precipitazione”, dove il soluto era la “Trasfigurazione per amore” di Isotta e la “soluzione” erano i due elementi precedenti: la Notte Trasfigurata di Schoenberg e la Morte e Trasfigurazione di Strauss. Perchè dico questo? Perchè certe sottolineature, microaccenti quasi, della filigrana quasi di brina serica della ramificata struttura del “notturno” di Schoenberg impresse da Gatti sembravano già ricordare e, quindi, mettere in evidenza, per analogia certi incisi del brano di Wagner. Filigrana è un termine non utilizzato a caso, perchè la prova degli archi della Filarmonica è stata memorabile, assecondando perfettamente la linea interpretativa del direttore, quasi post-schercheniana nella asciuttezza e nella trasparenza che rendevano l’ordito sempre miracolosamente intelliggibile. In più vi era una luce, un calore, un vibrante lucore acqueo che permeavano di effusività l’analisi.riuscendo a non renderla solo astratta.
    Il “riflettore” Wagner illuminava anche la successiva interpretazione del poema sinfonico straussiano. Personalmente non sono convinto che un’impostazione così attenta, sbalzata in un bassorilievo strumentale molto sovraesposto ed in qualche modo tendente a caricare lo strumentale di lacerazioni “mahleriane” sia stato assimilato dall’orchestra sicchè l’idea interpretativa, a mio parere, non riusciva a trovare piena realizzazione organica nell’orchestra. Incidentalmente è la prima volta che trovo lo Strauss di Gatti così “overcharged”: non mi era capitato nel suo Don Giovanni nè, tanto meno, nella Suite del Rosenkavalier o nelle giovanili, meravigliose “Metamorphosen” con la “Stradivari”. E’ anche vero che, probabilmente, certe scelte interpretative dipendevano dal programma ed evidenziare una timbrica “wagneriana” nell’orchestra straussiana faceva parte del “fil-rouge” del programma.
    In chiusura la splendida realizzazione del Preludio di Tristano, dalla timbrica cinerea, quasi da “dolce morte” fatalmente rassegnata trovava conclusione in una “Morte d’Amore” non tanto voluttuosamente sensuale, quanto misticamente salvifica. C’è un po’ di Parsifal in quest’idea di Tristano, non so a quanti possa piacere, però è una legittima e valida prospettiva.
    Grande successo.
    A presto

    -MV

  7. lidia marzo 8, 2016 a 2:50 pm #

    Serata commovente… Grazie maestro Gatti! (e bravissimo De Angelis spalla)

  8. marco vizzardelli marzo 8, 2016 a 8:09 pm #

    Leggo questi 10 interventi e mi pare esca, chiarissimo, un comune denominatore. Dieci su dieci. E allora mi chiedo (sono anni che me lo sto chiedendo): ma è possibile che alla Scala, cioè dentro l’istituzione Scala, nessuno ascolti l’invocazione chiara, netta, che da anni sta venendo al teatro?
    Davvvero: a cosa servono quegli occhi luci di orchestrali se poi le decisioni sono diverse?

    marco vizzardelli

  9. marco vizzardelli marzo 8, 2016 a 8:14 pm #

    Angelo Calvi dice giustamente: è frustrante vedere cosa “potrebbe essere” la Scala quando ci lavorano i Gatti e, adesso, i Mariotti, e cosa invece è, a livello di complessi strumentali, nel resto dell’anno. E’ proprio questo il punto. Ma: ci sentono, lì dentro, o son sordi?

    marco vizzardelli

    • Franco Nava marzo 9, 2016 a 11:22 am #

      Credo che sia un caso di “non vedo, non sento, non parlo” unico nella storia delle grandi istituzioni musicali internazionali. Onestamente inspiegabili in termini razionali.

  10. Stefania marzo 8, 2016 a 10:13 pm #

    Ho seguito il concerto ieri sera da appassionata ma non da tecnica come voi: ero in estasi.
    Il concerto più bello dall’inizio della stagione. (Persino le galline della platea non hanno tossito!!)
    Mi sono subito chiesta come mai Gatti non sia stato nominato Direttore Principale al posto di Chailly….
    Questa sera ho trovato il vostro blog e ho fortunatamente scoperto di non essere l’unica a pensare che Gatti sia veramente bravissimo e che sappia trarre il meglio, l’anima, dal l’orchestra.

    • davide marzo 9, 2016 a 11:02 am #

      la tua domanda è la stessa che aleggia nella città da un paio d’anni…. come mai?… perché nel terzo millennio deve ancora prevalere il potere sull’arte?…..

    • Franco Nava marzo 9, 2016 a 11:23 am #

      Stefania, grazie per il tuo intervento: sei la conferma che certe cose sono evidenti a chiunque sia in buona fede.

  11. der rote Falke marzo 8, 2016 a 10:30 pm #

    Amici, riesco a dire la mia solo a ventiquattro ore di distanza a causa di una giornata pesante di lavoro.

    Ho trovato esaltante l’impegno profuso da Gatti in Notte Trasfigurata, che è pezzo tale da richiedere un enorme sforzo di concentrazione. Ottimo posizionare i dieci fenomenali contrabbassisti a corona dell’orchestra, creando così un fondamento saldo su cui è stato possibile alle altre file muoversi con fantasia e rigore. Anche io come Vono ho subito pensato alla lezione stilistica di Scherchen, pur riconoscendo che quel languore quasi religioso è una cifra squisitamente gattiana. Esito sommo, a ogni modo.
    Con Strauss riemergono taluni vizi dei filarmonici, che sono in fondo tutti riconducibili a squilibri intra ed extra le varie sezioni. Non si sono percepiti certi orrori dell’ultimo paio di mesi. Forse facendo di necessità virtù, Gatti non ha esitato a sottolineare particolarmente certo melodismo di cui non sarà immemore Bernstein componendo il suo «Candide». È certamente il miglior Morte e Trasfigurazione ascoltato in Scala da vent’anni.
    Il brano tristaniano mi ha sinceramente commosso, svolto da Gatti con quella capacità che solo i grandissimi hanno di trasformare il ritmo in componente del fraseggio. Nessuna tedescheria filosofeggiante, ma amore che si consuma, umanissimo, autentico, definitivo.
    Pubblico in deliquio e in delirio. Platea strapiena di vip. E nel palco reale un Michele Mariotti che pare oggi l’unico italiano a potere portare avanti ciò che Gatti ormai sta seminando in termini di cultura del suono e di profondità di ricerca.

    Due osservazioni finali anche da parte mia.
    La prima riguarda l’attesa smisurata del debutto in «Tristan und Isolde» di Gatti nella coproduzione parigino-romana. Per chi ama Wagner posso facilmente prevedere una tappa interpretativa storica.
    La seconda riguarda il timore che di questo passo la nostra Filarmonica non sia più appetibile dai direttori ospiti di più alto lignaggio, i quali – come acutamente segnalano Vizzardelli e Calvi – si trovano a lavorare a partire da un livello iniziale non confacentesi alla grande tradizione scaligera e agli standard oggi richiesti. Urge un intervento radicale che può passare solo da chi, ancora una volta ieri, ha mostrato di saper far volare anche chi ha ali ormai infragilite e imbolsite.

  12. allievi Conservatorio Milano marzo 8, 2016 a 11:04 pm #

    Chiediamo ospitalità su questo blog per portare una nostra personale testimonianza.
    Siamo un gruppo di allievi di direzione d’orchestra del Conservatorio di Milano.
    Dopo l’esperienza meravigliosa di arricchimento che è stato partecipare alla masterclass che il maestro Daniele Gatti ha tenuto presso il nostro istituto durante cinque giorni di novembre, abbiamo chiesto al maestro Gatti di poter assistere alle prove di questo concerto presso il Teatro alla Scala. Il maestro, anche grazie alla sensibilità di chi regge il teatro, ha generosamente accolto la nostra richiesta. Abbiamo così potuto assistere all’intero processo di costruzione dell’interpretazione effettuato nel lavoro congiunto tra direttore e professori d’orchestra.
    Ancora una volta il maestro Gatti ci ha testimoniato cosa significhi lavorare con preparazione, dedizione e abnegazione assoluta. Sono personalità come queste che, col loro esempio, ci sostengono nello studio e nel desiderio di una professione difficile e selettiva come la direzione d’orchestra.
    Possiamo dire, anche dopo aver assistito in piedi in loggione al concerto vero e proprio, che in Daniele Gatti si realizzano in maniera unica tutte le qualità morali e artistiche che identifichiamo nella funzione del direttore d’orchestra. Difficilmente scorderemo questo che è stato uno dei concerti più significativi della nostra vita di spettatori appassionati.
    Grazie, maestro, per essere per noi fonte di ispirazione sicura e umile.
    Auguriamo a noi e a Milano di averla sempre più presente e operante nella nostra città.

  13. davide marzo 9, 2016 a 11:13 am #

    periodo d’oro questo febbraio-marzo in Scala….. dopo gli storici Foscari di Mariotti un conerto che fa sognare una Scala competitiva e capace di essere faro e guida del mondo musicale italiano…..
    un programma che non si rifugia nel comodo e nel pavido (stile Cherubini o Rachmaninov o Maderna), ma che affronta di petto il periodo d’oro del germanesimo in musica……
    Daniele Gatti offre l’ennesimo esempio in atto di cosa significhi far lavorare un’orchestra cavandone fuori non un meglio astratto ma il meglio possibile per “quella” orchestra…..
    Verklarte Nacht indimenticabile con un De Angelis che si conferma spalla di livello mondiale….. Strauss luminoso e scatenato (ogni confronto con l’intollerabile esecuzione del 5 maggio 2014 è semplicemente improponibile)…. Wagner intenso e trascinante…..
    molte persone escono dal Piermarini con i lacrimoni agli occhi….. quando l’arte è arte questo succede…..
    al maestro Gatti mi sento di chiedere, malgrado l’ambiente infido, di non trascurare il teatro della sua città…… è vero, Amsterdam è il gotha del sinfonismo; è vero, gli inviti gli fioccano da tutto il mondo (un giro sul suo calendario su http://www.danielegatti.eu mostra una serie di appuntamenti impressionanti!)…… ma il pubblico scaligero, i questi tempi grami e corrotti, merita ogni tanto di vivere serate così….. viva la musica!….

  14. Franco Nava marzo 9, 2016 a 11:21 am #

    Ho assistito al concerto da un palco.
    Straordinario Gatti, e per una volta straordinario anche il pubblico, che non scatarra e scaramella durante l’esecuzione, e che attende in religioso silenzio che il maestro al termine dei brani abbassi il braccio per scatenare appalusi e bravo.
    Gatti direttore musicale prima che sia troppo tardi!!!

    • lulù marzo 10, 2016 a 10:50 am #

      Incornicio e quoto la tua ultima frase, Franco: “Gatti direttore musicale prima che sia troppo tardi!!!”

  15. Zio Yakusidé marzo 9, 2016 a 1:02 pm #

    Carissimi Tutti,
    non c’è da aggiungere molto a quanto prima provato in sala e poi scritto da tutti Voi
    mi permetto solo di porgere uno speciale grazie agli Allievi del Conservatorio milanese per la testimonianza riportata: se i giovani (presumo lo siano) pensano ed agiscono così c’è da sperare benissimo per il futuro della Musica e dei suoi Esecutori…permettete anche ad un vecchiaccio un episodio sdolcinato!

    saluti

    • lulù marzo 10, 2016 a 10:49 am #

      Grande Zio, la penso come te.

  16. E. marzo 9, 2016 a 6:20 pm #

    Leggendo i commenti di chi mi ha preceduto non me la sento di aggiungere molto altro. Serata emozionante, commovente, a livelli esecutivi eccellenti. Musica colta eseguita con raffinatezza, sensibilità, intelligenza interpretativa, garbo e gusto.
    Grazie Maestro Gatti, grazie di cuore per questa esperienza, è il caso di dirlo, TRASFIGURANTE.

  17. Ninci marzo 10, 2016 a 6:18 am #

    Anch’io ammiro molto Gatti, che ha diretto a Firenze un bellissimo Pelléas et Mélisande. Ma certe affermazioni dei melomani lasciano a bocca aperta. Caro Davide, lasciamo perdere Rachmaninov, che per altro non è un musicista di secondo ordine. Ma perché mai dovrebbe essere pavido e comodo eseguire Cherubini o addirittura Maderna? sono veramente stupito.
    Marco Ninci

    • lulù marzo 10, 2016 a 10:55 am #

      Perché, come ha ribadito anche Davide, nessun direttore al mondo costruisce ed educa il suono e l’omogeneità e la disciplina della sua orchestra attraverso Cherubini, Rachmaninov o Maderna!
      Si tratta di una ovvietà, che fa il paio con quest’altra: nessun direttore al mondo costruisce ed educa il suono e l’omogeneità e la disciplina della sua orchestra attraverso *Giovanna d’Arco*, *La Fanciulla del West* o *La Gazza Ladra*!
      Se poi vogliamo difendere l’indifendibile…
      Però poi non lamentiamoci se l’orchestra della Scala presenta una qualità artistica media inferiore di molte altre orchestre italiane. Un po’ di coerenza, please.

  18. marco vizzardelli marzo 10, 2016 a 7:40 am #

    “periodo d’oro alla Scala, dopo, anzi durante i Foscari di Mariotti ecco questo concerto di Gatti”. Verissimo, sotto lo spazio riservato ai Due Foscari riferisco dell’ulteriore, fantastica recita di ieri sera. La presenza di questo due direttori ha elevato, direi infuocato la “temperatura artistica” del luogo..Due presenze a dir poco preziose, di cui oggi sarebbe follia fare a meno alla Scala.

    marco vizzardelli

    P.s. Concordo con Davide sui due direttori di cui sopra, ma anche con Ninci sull’obiezione: non vedo alcuna pavidità o comodità nell’esecuzione di Cherubini o Maderna. Di recente alla Scala Pappano ha eseguito benissimo Cherubini in concerto, Chailly lo porta, Muti lo fece molto bene e non ci vedo niente di male. Non è questo il punto della questione, quando parliamo di presenze auspicabili alla Scala quali quella di Gatti o di Mariotti, non è una polemica “contro”, ma un desiderio, una richiesta “per” .

    • lulù marzo 10, 2016 a 10:48 am #

      Marco, ma in Scala il direttore musicale può essere solo uno, per cui essere “per” significa inevitabilmente essere “contro”. O no?

  19. Ninci marzo 10, 2016 a 9:10 am #

    Maderna è un compositore veramente straordinario, sempre troppo poco eseguito. E anche grande direttore d’orchestra. Oltretutto, chi l’ha conosciuto bene me lo ha descritto come una persona davvero simpatica e vitale, mancata troppo presto. Luciano Berio, un uomo molto navigato in uomini e cose, non ne poteva parlare senza che gli venissero le lacrime agli occhi. Per quanto riguarda Cherubini, che troppi descrivono come un reazionario senza talento, bisognerebbe sempre pensare che Beethoven, sul cui spirito rivoluzionario non ci dovrebbero essere molti dubbi, lo considerava il più grande compositore della sua epoca. Il padre di Mendelssohn, dubbioso sull’autentico talento del figlio, lo portò a Parigi e lo fece esaminare da Cherubini, tanto grande era la fama che lo circondava. Infine, Brahms lo stimava così tanto che lasciò scritto che lo seppellissero insieme al busto di Cherubini; per lui la “Medea” era il culmine della musica drammatica. Non sono testimonianze da poco.
    Marco Ninci

  20. davide marzo 10, 2016 a 10:40 am #

    evidentemente non mi sono spiegato bene…… ci riprovo: non intendo dare giudizi di valore su Cherubini, Rachmaninov e Maderna come compositori, ci mancherebbe!!!!…… sto solo dicendo con grande convinzione che non è con autori come questi che un direttore principale può creare una cultura del suono e uno stile e una omogeneità tra sezioni….. per questo la Filarmonica della Scala di fatto è senza guida musicale….. e sfido chiunque a dire il contrario…. i nostri filarmonici devono affinarsi su Mozart, Strauss, Brahms, Beethoven, Mahler, eccetera, cioè su quel repertorio basilare che solitamente un direttore principale usa per plasmare il tutto…. dopodiché ditemi se dopo 15 mesi di lavoro di Chailly ve la sentite di dire che la Filarmonica sta svoltando!…. ma stiamo scherzando?!…..

    • lulù marzo 10, 2016 a 10:47 am #

      Non preoccuparti Davide, si era capito eccome!
      E io sono d’accordo al 100% con te.
      Anch’io sono “per” e non “contro”, ma il posto di direttore musicale può esser solo una persona, per cui inevitabilmente essere “per” è anche essere “contro”. Non mi sembra difficile da capire.

    • Stefania marzo 10, 2016 a 11:02 am #

      sempre da profana mi accodo….. sono d’accordo con Davide. Ho avuto l’occasione di ascoltare recentemente un concerto a Londra della LSO, con un repertorio assolutamente classico ancorché non semplice (Bruckner), e vi assicuro che tutte le qualità d’insieme di cui parla Davide erano meravigliosamente lampanti e purtroppo ahimé nettamente superiori a quelle della nostra beneamata Filarmonica.

  21. lobo toni zato marzo 10, 2016 a 10:59 am #

    io so solo che il concerto di Gatti è stato meraviglioso e l’orchestra ha suonato come poche volte capita. secondo me non può essere un caso.
    quanto al problema del per/contro, so solo che il concerto del 7 marzo è l’unica apparizione di Daniele Gatti alla Scala per tutto l’anno solare 2016. secondo me nemmeno questo è un caso.
    MALA TEMPORA CURRUNT

  22. Fr Ate marzo 10, 2016 a 11:05 am #

    Lo so che sono passati molti giorni ma anche io voglio aggiungere il mio elogio a questo splendido concerto, sono gia’ state dette tante cose meglio di quel che saprei fare io, aggiungo che quando dirige Gatti nella sala si respira una passione e una sensazione di evento che sono bellissime da vivere, qualcuno la chiama magia, ma forse e’ semplicemente il frutto di chi lavora con tanto impegno e con amore per quello che fa, allora dico anche io che questa e’ la persona giusta per guidare il nostro amato teatro, che in serate come queste fa ancora vedere i sorci verdi a molti altri teatri.

    • Stefania marzo 10, 2016 a 11:24 am #

      E’ proprio cos!

  23. marco vizzardelli marzo 10, 2016 a 2:47 pm #

    Oh, ora sono perfettamente d’accordo con Davide, che ha ben precisato il suo pensiero. Era necessario lo facesse, perché la sua prima esposizione lasciava spazio alle inevitabili obiezioni.
    Certo, con quei programmi non si forma un beato cavolo! E, come ho già scritto, se alla Scala non si avvedono di quel che di differente un Gatti porta, e porta da anni, o sono sordi o non ci vogliono sentire. Lo dico da anni e ho il dubbio su quale delle due ipotesi sia più vera. Un po’ entrambe, forse.

    marco vizzardelli

    • davide marzo 11, 2016 a 10:34 am #

      perfetto

  24. Ninci marzo 11, 2016 a 7:59 am #

    Caro Marco, però per amore di verità una cosa bisogna dirla. Pereira ha proposto la nomina di Gatti a direttore stabile. Il fatto è che l’orchestra era divisa. Una metà Gatti non lo voleva proprio. Questo lo sanno tutti. Non so perché, non ne ho idea, ma per la nomina di un direttore stabile è necessaria, se non proprio l’unanimità, almeno una convincente maggioranza. E, riguardo al repertorio, Chailly ha diretto per più di dieci anni una delle più nobili e tradizionali compagni sinfoniche europee, il Gewandhaus di Lipsia. Con questa orchestra il direttore milanese ha diretto in maniera massiccia il repertorio proposto da Davide; ha soltanto dato all’orchestra una brillantezza e una agilità che erano mancate alla direzione un po’ grigia di Masur. Tutto qui. E’ un po’ difficile che Chailly, venuto a Milano, rinneghi questa pratica.
    Marco Ninci

    • lulù marzo 11, 2016 a 10:34 am #

      Vinci, scusami ancora, ma a me non risulta assolutamente quel che tu dici. Tutt’altro.

    • lobo toni zato marzo 11, 2016 a 10:51 am #

      Mi sa che Marco Ninci ha sbagliato blog: la sua non è la voce del loggione ma la voce del PADRONE.

  25. davide marzo 11, 2016 a 10:38 am #

    ma chi ti ha raccontato queste panzane?….. chi non ha la maggioranza in orchestra è proprio Chailly……. che non ottenne la maggioranza nella votazione…… evitiamo di diffondere falsità……

  26. Fr Ate marzo 11, 2016 a 10:49 am #

    Marco Ninci, ma vivi su Urano???
    Pereira non ha mai proposto Gatti perché chi lo ha nominato gli ha imposto qualcun altro. Punto. L’orchestra non c’entra un bel niente. Anzi, al momento della votazione (o meglio: consultazione) Chailly non ottenne alcuna maggioranza, il più votato fu un altro direttore.
    Continuare a dire che l’orchestra non vuole Gatti oltre che falso è il modo migliore per non inchiodare alle proprie colpe il gruppo di potere che tiene in scacco il teatro.
    Sveglia!!!

    • davide marzo 11, 2016 a 10:55 am #

      l’orchestra però ora potrebbe uscire dalla sua afasia e finalmente far sentire la sua voce…… questi qui non mi sembrano molto combattivi per la loro dignità artistica…… mi piacerebbe un colpo d’ala e l’indizione di una nuova votazione…..
      con all’orizzonte un nuovo sindaco e un nuovo vicepresidente della fondazione, ora secondo me ci sono gli spazi per ottenere Daniele Gatti come direttore musicale….. battete un colpo, scaligeri!!!……

      • Fr Ate marzo 11, 2016 a 10:59 am #

        D’accordo al 1000per1000 con te.

  27. Ninci marzo 11, 2016 a 11:42 am #

    Le mie fonti sono degne de fede. Se poi questa fede è immeritata, va bene. Comunque, è una voce che ho ascoltatoda persone molto diverse e che nemmeno si conoscono. Caro Lobo, non ti permettere di dire queste sciocchezze, capito? Silenzio.
    Marco Ninci

  28. Gabriele Baccalini marzo 11, 2016 a 12:42 pm #

    Cari amici, io non ho assistito ad alcuna votazione all’interno dell’orchestra sulla nomina del nuovo direttore musicale, nella quale mi sarei pronunciato a favore di Gatti, ma alcune cose sono troppo note perché qualcuno faccia finta di non saperle. All’interno dell’orchestra c’era una parte sfavorevole alla scelta di Gatti ed essa era ispirata da persone artisticamente autorevoli nell’ambito scaligero, notoriamente amiche di Chailly.
    Sta di fatto che, Pereira o non Pereira (a me non risultano suoi chiari pronunciamenti in materia), Direttore musicale della Scala dalla fine del 2016 è stato nominato Chailly e l’orchestra non ha avuto nulla da obiettare in merito.
    Potrei enumerare diversi motivi per cui tale nomina era sconsigliabile, ma il fatto è che è avvenuta perché chi ha il potere alla Scala l’ha voluta.
    Per un periodo di tempo imprecisato ci terremo Chailly Direttore musicale e Gatti dirigerà, oltre che alla Scala, dai più prestigiosi podi del mondo, come fa ormai da anni, oltreché dirigere stabilmente un’orchestra del calibro del Concertgebouw.
    Questa è la realtà, poi se volte continuare a belare “Vogliamo Gatti, vogliamo Gatti” fate pure, ma ricordatevi che alla Scala per poter gridare (non belare) qualcosa e farsi ascoltare ormai bisogna mettere sul tavolo diversi milioni di euro. Così va il mondo, e non certo per colpa mia.

  29. M. Prataioli marzo 13, 2016 a 2:22 pm #

    Convengo che oggi le ragioni di potere surclassino di molto le ragioni artistiche.
    Epperò se è questione di potere la nomina del direttore musicale della Scala, è invece questione di impegno del nominato (al di là di come la nomina sia avvenuta) operare in maniera adeguata. A mio parere ciò non sta avvenendo.
    Come si vede, sono due livelli da non sovrapporre.

    Quanto a Daniele Gatti, credo che tutti convengano che sarà il prossimo direttore musicale della Scala; sarà il suo turno quando l’attuale smetterà. Mi sembra giusto moralmente e artisticamente necessario.

  30. francesco lattuada marzo 14, 2016 a 7:27 am #

    ciao a tutti:
    vorrei invitarvi a evitare “fantasiose dietrologie” sui motivi che hanno portato la nomina di Chailly, che mi pare peraltro una scelta quanto mai appropriata vista la statura internazionale del nome scelto, cui si associa una comprovata esperienza scaligera, e un felicissimo esito della recente inaugurazione.

    che molti di voi preferissero Gatti al posto di Chailly non dovrebbe rendervi così faziosi da non vedere che la presenza alla Scala del vostro beniamino è costante sia nel sinfonico che nell’opera, e tutto fa presagire che prima o poi avrà la sua opportunità di ricoprire la carica, a rigor di logica anagrafica….

    la nomina del Direttore Principale alla Scala attiene alla Direzione Artistica, non all’Orchestra, che ovviamente va coinvolta nella discussione, ma alla fine il Direttore Artistico fa la sua scelta: solo i Berliner, che io sappia, scelgono autonomamente il loro Direttore, e a dir la verità io preferisco non avere tale responabilità, mi basta già cercare di suonare il meglio possibile!

    ciao
    checco

  31. marco vizzardelli marzo 14, 2016 a 11:42 am #

    “prima o poi”. Ovvero, la ricoprirà a 75 anni?
    Suvvia, Maestro Lattuada!

    Cerchiamo di non fuorviare il tema. Visto che alla Scala e a Lucerna è successa, più meno la stessa cosa (cambia solo Nelsons di là e Gatti di qua) forse sarebbe il caso che chi di dovere fornisse qualche spiegazione.
    Non mi interessa alcun dualismo (per questo avevo eccepito sulla prima enunciazione di Davide, ritrovandomi invece perfettamente sulla sua successiva precisazione. La prima si prestava ad interventi fuorvianti che infatti son giunti puntuali): mi sono spellato le mani per Chailly in Giovanna d’Arco e in quell’occasione ne ho tessuto l’elogio qui e altrove.
    Ma la chiarezza, direi… abita altrove da là dove sono state prese certe decisioni, (e piuttosto improvvisamente), al posto di altre.

    E, a questo punto, ribadisco: è perfettamente inutile sortire dal concerto di Gatti con le lacrime agli occhi, (o stupirsi per lo straordinario livello attinto nei Due Foscari con Mariotti) se poi, nelle stanze dei bottoni passano linee e “suggerimenti” differenti.
    Vorrei essere nella testa di Alexander Pereira per conoscere tutta la verità sugli ultimi due anni di Scala, e di Filarmonica……… Ma tutta, e davvero!!!!

    marco vizzardelli

  32. masvono marzo 14, 2016 a 12:35 pm #

    A Checco rispondo che “La Scala” non ha mai “scelto” qualcuno in base alla “statura internazionale”. Semplicemente lei stessa creava la “statura internazionale” grazie alla lungimiranza artistica delle scelte fatte. Dall’epoca di Toscanini (compreso) in poi i direttori musicali erano internazionalmente quasi “nessuno”, prima di assumere la carica. Dopo averla ricoperta sì. Ma era una Scala che faceva la storia, non un festival delle ospitate. Saluti

    -MV

  33. il bamba marzo 14, 2016 a 1:18 pm #

    Grazie a Checco Lattuada che ci mette sempre la faccia.
    Però teorizzare che un’orchestra non metta becco nella scelta del proprio direttore musicale è fuori dal sistema solare. Da statuto la nomina spetta al sovrintendente, ci mancherebbe. Ma se non si è degli eunuchi, la propria voce là si può far sentire eccome. Senza ricatti, ma con lealtà e coscienza.
    Un altro appunto, Lattuada: se l’orchestra non è entrata nel merito della scelta, come fa a essere così sicuro dell’assenza di aspetti dietrologici politico-massonici? O se ne è occupato, e quindi lo sa; oppure non se ne è occupato, e quindi non lo sa.
    Comunque, tanta stima perché lei è uno dei pochi che non si chiude nella torre d’avorio.

    p.s.: buon divertimento con le prove di Cherubini.

  34. marco vizzardelli marzo 14, 2016 a 2:33 pm #

    Scrive Fr Ate: “Anzi, al momento della votazione (o meglio: consultazione) Chailly non ottenne alcuna maggioranza, il più votato fu un altro direttore”.

    Anche io la sapevo così

    marco vizzardelli

  35. francesco lattuada marzo 14, 2016 a 2:58 pm #

    per MaxVono:
    mi pare che come al solito tendi a generalizzare per sostenere le tue tesi (spesso strampalitissime…):
    gli utlimi 3 direttori stabili del Teatro alla Scala (nell’ordine: Muti, Barenboim, Chailly) avevano tutti un ottimo curriculum internazionale alle spalle, così come quelli nominati prima di Abbado, che fu invece una scelta abbastanza rara nella storia del Teatro.
    se tu distorci la realtà, è un tuo problema, non della Scala.

    per Vizzardelli:
    se a te piace sino alle lacrime Gatti, ma invece alla Scala si è scelto Chailly e fattene una ragione e smettila di fare piagnistei, che tanto il tuo beniamino verrà regolarmente anche prima del tuo 75° compleanno…

    per tutti gli altri complottisti:

    la nomina del Direttore Musicale alla Scala scatena come è ovvio che sia, molte discussioni all’interno del Teatro e particolarmente in Orchestra, che ha espresso varie opinioni, nessuna realmente maggioritaria, e dunque alla fine l’attuale Direttore Artistico ha fatto la sua scelta, che io considero ottima.

    se poi vi piace raccontarvi le vs storielle massoniche, fate pure….

    ciao

    • masvono marzo 14, 2016 a 3:21 pm #

      Per Lattuada: rinfreschiamo gli la storia del luogo in cui vive e lavora.
      Toscanini: direttore musicale nel 1898 età 31 anni. Veniva dal Regio di Torino. Internazionalmente zero.
      De Sabata: direttore musicale dal 1929 per 24 anni. Età : 37 anni. Internazionalmente incominciava a fare carriera. A Montecarlo, per esempio.
      Tralascio Giulini e Gavazzeni: direttori per brevi anni e non certo internazionalmente famosi in quel periodo.
      Abbado, eccezione secondo Lattuada quando abbiamo visto che eccezione non è.
      Muti: aveva 45 anni all’epoca della nomina è già era , lui sì, un’eccezione rispetto a tutta l’epoca storica precedente. In ogni caso internazionalmente aveva la Philharmonia e, da un anno, l’incarico di Philadelphia. Stava, per così dire, salendo in orbita.

      Con Barenboim si è inaugurato il Festival delle Ospitate, che dura ancora oggi. La storia la fanno gli altri, non più La Scala. Con buona pace di Lattuada. Saluti

      -MV

  36. masvono marzo 14, 2016 a 3:49 pm #

    P.S. Sempre per Lattuada. Sei benvenuto è liberissimo di scrivere nel blog. Ma se ci scrivi mettendoci la faccia ovvero la penna non devi fare il “pesce in barile”, ovvero prenderci per il naso. Le consultazioni le avete fatte, i nomi li avete votati. Gatti c’era nei vostri voti? Per me c’era. Chailly c’era nei vostri voti? Per me non c’era. Ciao ciao

    -MV

  37. marco vizzardelli marzo 14, 2016 a 4:00 pm #

    Sottoscrivo Vono. Caro Lattuada, non si tratta di piagnistei.

    marco vizzardelli

  38. marco vizzardelli marzo 14, 2016 a 4:47 pm #

    Naturalmente, poi, parlavo dei 75 anni di Gatti… che per Lattuada son diventati i miei. Io parlavo di orchestra e di teatri e di direttore, lui parla di me.
    Ripeto ancora, non ne faccio una questione di dualismo. Ripeto, ancora: vorrei essere nella testa di Pereira. E’ possibile ci sia una parte di verità in quella frase sui milioni di euro scritta da Lattuada. Che poi, peraltro, considera ottima la cosiddetta scelta della Direzione artistica… Mah. Ripeto, ancora: da un lato, parrebbe a Milano e Lucerna sia accaduto un che di “analogo”. Dall’altro, quel concetto espresso da Vono – il Festival delle Ospitate e la sua peraltro logica conseguenza – mi sembra vada al nocciolo della questione. L’altro nocciolo è che allo stadio attuale, alla Scala è forse davvero meglio fare gli ospiti. Venire, fare il concerto o l’opera e salutare. Toccata e fuga. Pensano l’abbiano capito in tanti, italiani e anche non. Il terzo nocciolo è che, poi, caro Vono, io penso che stando a quella votazione, o consultazione o come vogliamo chiamarla, non sarebbe stato eletto Chailly e neppure Gatti…. e , in realtà, fra Scala e Filarmonica, io non ho ancora capito “cosa” questa orchestra voglia essere, anche qualitativamente. Lattuada forse non ha letto a fondo, o forse sì, la totalità degli inteventi scritti qua sopra. Pongono domande precise, illustrano problematiche chiarissime. Da questi interventi, l’orchestra della Scala ed il Teatro non vengono presi per il naso. Tutto il contrario. Chiederebbero, appunto, risposte che non prendano per il naso….

    marco vizzardelli

  39. francesco lattuada marzo 14, 2016 a 4:53 pm #

    per Vono e Vizza:

    mi pare che siate troppo ossesionati dal gossip, e spesso in preda a deliri di onnipotenza, visti gli eccessi delle vostre considerazioni….

    i nomi di Gatti e Chailly sono da almeno 10 anni i più papabili per la direzione scaligera, e in orchestra si è a lungo dibattuto, senza peraltro mai raggiungere una maggioranza convincente su alcun nome, nè sono mai emersi veti particolari.
    semplicemente ognuno di noi ha gusti propri, come avviene per voi.
    la Direzione Artistica ha fatto benissimo a nominare Chailly, che ha un ottimo rapporto con la Scala e con la città di Milano, oltre a la grandissima reputazione internazionale (nonstante i vostri inutili piagnistei!) e un vasto repertorio operistico e sinfonico.
    Peraltro la nomina di Chailly non sta impedendo a Gatti di essere presente alla Scala con regolarità, sia in campo operistico che sinfonico, e tutto lascia supporre che dopo Bologna e Amsterdam, anche a Milano avvenga la staffetta tra i 2 meneghini……

    insomma:
    mi pare proprio che siete matti da legare!

    ciao

    PS x Vono che fa il saputello sulla storia della musica.

    la nomina di Toscanini a fine ‘800 è stata di caratura internazionale, in quanto all’epoca direttori d’orchetra italiani erano assai pochi, e Toscanini era già considerato un fenomeno, così come De Sabata.
    Gavazzeni e Giulini tu non li consideri perchè contraddicono le teu strampalate tesi, etc.

    forse è meglio che te ne stai zitto, che spari tante di quelle castronerie, che sto ancora sghignazzando….

  40. francesco lattuada marzo 14, 2016 a 5:02 pm #

    per Vizzardelli
    rileggi meglio anche tu:
    io non mai parlato di milioni di euro etc.
    mi limito a ripetere che trovo giusta, coerente, logica e valida la scelta di Chailly alla Direzione Musicale della Scala.
    se a voi non piace peggio per voi.
    smettetela però di fare i bambini, che ormai credo siate grandicelli…..

    • masvono marzo 14, 2016 a 6:03 pm #

      Lattuada, gli epiteti nei miei confronti li rispedisco al mittente. In merito alla storia della Scala non sai, purtroppo, nulla e di Toscanini ancora meno. Nel 1898 Toscanini internazionalmente era NESSUNO. Come incarico stabile aveva il Regio di Torino.

      Giulini e Gavazzeni negli anni ’50 e ’60 erano noti il primo un po’ a Londra, il secondo in Italia e a Barcellona (non era il “Liceu” di adesso sai?). Erano come Capuana, De Fabritiis…

      Purtroppo non sai di cosa parli: attacchi con offese per dissimulare la tua assenza di informazioni in merito.

      Quanto all’altra questione, che non mi appassiona, credo che tu abbia partecipato alle consultazioni.
      Sai i nomi che avete votato. Sai anche che la
      Vostra preferenza non era andata all’attuale vostro direttore musicale (io preferisco chiamarlo direttore ospite principale) ma ad un altro. Però sai com’è, i nomi dovresti farli tu invece che girare nel barile dove ti sei cacciato. Ciao ciao

      -MV

      P.s invece di sghignazzare ascolta la Budapest
      festival Orchestra…..

  41. Francesco Lattuada marzo 14, 2016 a 6:45 pm #

    Continui a mostrare la tua ignoranza abissale caro MaxVono:
    A fine ‘800 i teatri italiani erano ancora il centro internazionale per ciò che attiene la produzione operistica, e Toscanini fu il primo vero direttore d’orchestra italiano di statura internazionale.

    D’altra parte tu chi sei?
    Un musicologo? Un intellettuale?
    Hai scritto libri o saggi? Recensioni pubblicate al di fuori di qst blog?
    Come mai non sei ancora stato nominato direttore artistico da qualche parte?
    Tutta colpa della massoneria? Del sindacato?

    Quanto al tuo interesse per il gossip scaligero relativo alla nomina del direttore, continuo a constatare il tuo pressappochismo: non hai alcuna idea di ciò che davvero sia avvenuto in orchestra e ti basi su tuoi pregiudizi e/o chiacchiere da bar

    Ti lascio alla tua spocchia

    • masvono marzo 14, 2016 a 7:12 pm #

      Certamente Toscanini fu di statura internazionale. Che fu raggiunta DOPO il SECONDO incarico
      Scaligero 1903-1908 quando andò al Met prima e alla Philarmonic Society of New York poi. E che
      Si stabilizzò nel vertice musicale all’epoca della TERZA DIREZIONE scaligera 1920-1929 grazie anche alla tournée americana della Scala Philharmonic (la tua bisnonna) e a spettacoli portati in tutta Europa. Lucerna, Bayreuth, Salisburgo, il mito americano, la fondazione della Israel Philharmonic sono tutte “cose” che Toscanini fece DOPO gli incarichi con La Scala e in contemporanea con il suo ultimo.

      Purtroppo per te le cose le so. Con spocchia o meno.

      E la Scala da Barenboim compreso in poi è SOLO un Festival delle Ospitate. Che ti piaccia o no.

      Ciao
      Ciao

      -MV

      P.s. Le due domande sono retoriche?

    • masvono marzo 14, 2016 a 7:44 pm #

      P.P.S: ma se non ho alcuna idea di quello che è successo in orchestra non sei qui apposta a dircelo
      Tu, pesce nella rete? Comprendiamo bene che con il nome e cognome sei individuabile, ma nel barile non ti abbiamo messo noi, ci sei venuto tu. Prenditela con te stesso.
      Lo sai che anche Toscanini andava al bar? E quando chiacchierava non erano propriamente “chiacchiere da bar”…Anzi, nei bar e nei ristoranti si sono prese decisioni epocali.
      Ciao ciao

      -MV

  42. Francesco Lattuada marzo 14, 2016 a 8:25 pm #

    Ma quale barile? Quale pesce?

    …. Stai farneticando….

    Se hai argomenti tirali fuori, sennò sta zitto che é meglio!

    • masvono marzo 14, 2016 a 9:11 pm #

      Nervoso questo Lattuada. Ora che con Toscanini è stato spocchiosamente zittito chiede dal sottoscritto “argomenti”non ben specificati. Ma lui, l’unico che potrebbe, non dà i dati autentici della loro “consultazione”. Prima dice che l’orchestra è fuori dai giochi, poi è costretto ad ammettere che sì insomma fra loro ne parlano, messo alle strette che un “parere” lo danno…e poi vuole gli “argomenti” da me. Strano.
      Gli argomenti sono tutti suoi. Siamo tutt’orecchi…

      Ciao ciao

      -MV

  43. Alice marzo 14, 2016 a 8:59 pm #

    Chailly per buona pace vostra ha avuto 65 sessantacinque, quindi ben oltre il 50% delle preferenze in una lettera con tanto di firme. Nomi e cognomi di praticamente tutte le prime parti e altri professori,contrari in un primo luogo al famigerato “sondaggio”.

    Questa è come è andata la storia. Quindi ammesso che il voto dell’Orchestra fosse rilevante, ahimè il vincitore è stato lui.

    Seguiva Fabio Luisi. Terzo Nicola Luisotti. Quarto Daniele Gatti.

    Ora basta con questa barzelletta per cortesia. Leggete i giornali del tempo e sinceratevi oppure sentite i vostri “insiders”

    Ah, un’ultima riflessione….

    Come vedete non ho espresso preferenze su nessuno ma, se siete in 10 a volere Gatti….. Un po’ pochini su 2000 spettatori al giorno…..

    Buonanotte.

    Alice

    Mettetevela via e buonanotte

    • il bamba marzo 14, 2016 a 11:22 pm #

      Grossa bugia, cara Alice. Il primo fu Luisi, il secondo Luisotti. Hai la memoria corta o selettiva.

  44. Francesco Lattuada marzo 15, 2016 a 5:44 am #

    Max Vono:
    Su Toscanini hai pisciato 2 metri fuori dal vaso tu, la tua spocchia e la tua ignoranza.

    Per quello che riguarda il resto, mi sa che state dando tutti quanti i numeri…..

    Cosa c’entra essere dentro o fuori dai giochi?

    La nomina del direttore musicale la fa il sovrintendente.

    Punto.

    Il resto sono chiacchiere inutili.
    Se vi appassionano così tanto conviene che vi dedichiate alle riviste da parrucchiere

  45. Francesco Lattuada marzo 15, 2016 a 5:46 am #

    Max Vono:
    Su Toscanini hai pisciato 2 metri fuori dal vaso tu, la tua spocchia e la tua ignoranza.
    Quanti esami di storia della musica hai superato?

    Per quello che riguarda il resto, mi sa che state dando tutti quanti i numeri…..

    Cosa c’entra essere dentro o fuori dai giochi?

    La nomina del direttore musicale la fa il sovrintendente.

    Punto.

    Il resto sono chiacchiere inutili.
    Se vi appassionano così tanto conviene che vi dedichiate alle riviste da parrucchiere

    • masvono marzo 15, 2016 a 8:05 am #

      Aspetto da Lattuada di conoscere dove è quali cariche internazionali Toscanini ha ricoperto prima del 1898, quali ricoprì De Sabata, quali Gavazzeni, quali Giulini e quali Abbado. Tutti questi “ante” la loro nomina a direttori musicali della Scala. Non “inviti”. Cariche musicali. Grazie

      -MV

  46. il bamba marzo 15, 2016 a 6:55 am #

    Checco, io voglio solo che tu sappia che qui nessuno vuole male all’orchestra. Quel che diciamo è per amore di questo luogo. Non c’è livore, anzi, c’è passione.

  47. francesco lattuada marzo 15, 2016 a 7:50 am #

    qualcuno di voi mi pare abbia del livore, sia verso l’orchestra che verso la Scala in generale.

    tutto il polverone che scatenate intorno alla nomina del Direttore scaligero non tiene conto di alcune questioni fondamentali.

    1) Direttore Musicale, Direttore del Ballo, Direttore del Coro sono 3 cariche assai importanti (la prima più delle altre ovviamente) per il Teatro alla Scala, che essendo appunto un teatro e non un’istituzione sinfonica, deve tenere in considerazione varie argomentazioni nella scelta.
    E’ ovviamente necessario che la Sovrintendenza consulti le masse artistiche del Teatro, ma la scelta deve essere presa in autonomia, e nessuna votazione dell’orchestra potrà mai risultare vincolante (anche se certamente sarebbe un grave errore nominare qualcuno palesemente sgradito, ma non mi pare sia mai avvenuto un fatto simile per un Direttore Principale. Semmai ci siamo opposti alla nomina di Meli come sovrintendente, visto come voleva distruggere il nostro sistema!)

    2) tempo fa da qst blog si invocò la nomina di Gatti, e siccome nessuno vi ha dato retta, sono iniziati i piagnistei e i voli pindarici

    forse conviene che torniate a parlare dei vostri gusti musicali, magari evitando insulti beceri (come quelli che di solito Vizzardelli rivolge ai miei colleghi ottoni…).
    si può criticare un’esecuzione musicale senza spandere fango. nevvero?

    o vi piace essere e agire come i grisalidi?

    • masvono marzo 15, 2016 a 8:24 am #

      Rinfreschiamo a Lattuada un concetto semplice . Questo blog è libero. Chiunque vi può scrivere. Anche lui che passa la vita a dare dell’ignorante a questo e a quell’altro senza portare nulla a sostegno delle sue tesi, parendo in effetti più un “troll” che un musicista.
      Libero anche quando si tratta di criticare uno spettacolo nel bene e nel male. Ottoni compresi. La storia delle recensioni di questo blog è colma (COLMA) di recensioni positive. A cominciare dalla “Giovanna d’Arco” di Chailly.

      Quanto ai “titoli” accademici non occorre averne per capire o meno uno spettacolo o se un’orchestra ha suonato bene o male. Basta ascoltare.
      Invece per conoscere la carriera di Toscanini ecc. basta aver letto qualche libro. Ne bastano tre o quattro, non cinquanta.
      Saluti

      -MV

  48. francesco lattuada marzo 15, 2016 a 10:43 am #

    il concetto semplice io lo conosco a memoria.
    siete tu e Vizza, caro Vono, a fare recensioni piene di insulti e basse insinuazioni di ogni genere (fango su noi orchestrali, sul sindacato, sulle scelte massoniche etc.), spesso postando commenti di concerti non scaligeri, cui dovremmo tutti quanti fare riferimento (vedi i vari peana ai vs direttori preferiti, gioveni o vecchi che siano…)

    su toscanini tu dimostri ancora una volta di non sapere granchè, e sfoggi un inutile nozionismo storiografico, senza davvero comprendere il “fare musica”.
    infatti non mi risulta tu abbia alcuna competenza musicale, o sbaglio?

    tu dici che basta ascoltare.

    io non credo affatto sia così, e infatti la scarsa conoscenza della materia musicale (e forse dei congeniti limiti intellettuali) impediscono a Vono di comprendere molta musica del XX secolo (Berio, Nono, Donatoni, Stokhausen, etc.), considerata molto rilevante dal mondo accademico internazionale ( che però secondo Vono son tutti massoni e comunisti!)

    mi sembrate come gli ultras dello stadio, che commentano ogni scelta tecnica, magari non avendo mai giocato a calcio….. (nello sport però c’è il risultato oggettivo della vittoria di una coppa o scudetto, che mette a tacere o avvalora ogni critica, mentre nell’Arte vale tutto, mancando una vera oggettività di giudizio….. compresi i vs piagnistei o lodi sperticate!)

    • Fr Ate marzo 15, 2016 a 10:56 am #

      Lattuada, posso suggerirle di essere meno aggressivo?
      Lei è leale e si firma con nome e cognome, quindi chapeau. Però il pubblico è parte integrante della vita della Scala, anche quando assume toni accesi.
      Sono d’accordo con lei che nell’arte non esiste oggettività di esito (per fortuna!), però se in molti individuano questo o quell’altro direttore come particolarmente bravo nel portarvi a quei livelli interpretativi che noi pubblico – ma penso anche voi orchestrali – ci auguriamo siano la norma in Scala, credo che si potrebbe essere tutti più collaborativi.

      Un dato oggettivo però mi permetto di sottoporglielo: è quantitativo e non qualitativo. Ma ha un grande significato. Totale delle serate di recite di opera della stagione 2015-2016 del Teatro alla Scala dirette dal Direttore Principale: 17 distribuite su 2 titoli (i titoli operistici totali della stagione sono 14). Ora, caro Lattuada, se siamo irritati per una trascuratezza generale di chi dovrebbe presiedere alla qualità del lavoro orchestrale, secondo lei, abbiamo pregiudizi o qualche ragione ce l’abbiamo? Si è informato sulle statistiche degli altri teatri paragonabili alla Scala? Si rende conto del gap?

  49. francesco lattuada marzo 15, 2016 a 10:47 am #

    dimenticavo:

    il diritto di critica non dovrebbe coincidere con il diritto di insulto.

    questo concetto (molto elementare anch’esso) non mi pare sia nella zucca di Vono e del suo amico Vizzardelli, che non lesinano gravi offese quando le loro delicatissime orecchie di grandi intenditori sono offese dai nostri errori tecnici\musicali….

  50. Fr Ate marzo 15, 2016 a 10:57 am #

    Lattuada, posso suggerirle di essere meno aggressivo?
    Lei è leale e si firma con nome e cognome, quindi chapeau. Però il pubblico è parte integrante della vita della Scala, anche quando assume toni accesi.
    Sono d’accordo con lei che nell’arte non esiste oggettività di esito (per fortuna!), però se in molti individuano questo o quell’altro direttore come particolarmente bravo nel portarvi a quei livelli interpretativi che noi pubblico – ma penso anche voi orchestrali – ci auguriamo siano la norma in Scala, credo che si potrebbe essere tutti più collaborativi.

    Un dato oggettivo però mi permetto di sottoporglielo: è quantitativo e non qualitativo. Ma ha un grande significato. Totale delle serate di recite di opera della stagione 2015-2016 del Teatro alla Scala dirette dal Direttore Principale: 17 distribuite su 2 titoli (i titoli operistici totali della stagione sono 14). Ora, caro Lattuada, se siamo irritati per una trascuratezza generale di chi dovrebbe presiedere alla qualità del lavoro orchestrale, secondo lei, abbiamo pregiudizi o qualche ragione ce l’abbiamo? Si è informato sulle statistiche degli altri teatri paragonabili alla Scala? Si rende conto del gap?

  51. Gabriele Baccalini marzo 15, 2016 a 11:17 am #

    Constato che intervenendo in questa discussione ho fatto la parte di Sant’Antonio da Padova nel celebre Lied di Mahler. I pesciolini hanno ripreso a questionare e a beccarsi su una materia ormai consegnata agli archivi della Scala.
    Tuttavia Checco ha detto una cosa giusta, ricordando che rispetto a Gatti e Chailly in orchestra pare vi fosse una maggiore propensione per un altro più giovane candidato, che fu abbandonato per la sua scarsa esperienza operistica (informazione che a quel tempo ho avuto da fonte più che attendibile).
    Luisi e Luisotti sono nomi che sono circolati, ma mai presi in considerazione in sede decisionale. E’ curioso che Pereira non abbia puntato su uno dei due direttori, con cui aveva avuto le maggiori frequentazioni a Zurigo, ma la decisione è stata presa sulla base dei rapporti di potere (non necessariamente massonici) all’interno del Consiglio, che è formato in parte da nominati dal potere politico e in parte dai maggiori finanziatori del teatro. Evidentemente in questo ambito Chailly aveva le carte migliori da giocare e così l’ha spuntata.
    E’ una realtà così evidente, che non meriterebbe ulteriori discussioni, una volta lasciate da parte le preferenze personali, compresa la mia che ho già scritto sarebbe andata a Gatti.
    Ma ora forse sarebbe il caso di dedicarsi alla meravigliosa esecuzione della Terza di Mahler da parte di Ivan Fischer e della Budapest Festival Orchestra.

  52. masvono marzo 15, 2016 a 11:28 am #

    A me sembra che a Lattuada sia un po’ “partita la brocca”. Avremo toccato qualche nervo scoperto, meglio così. Continuare a tenersi i nodi non serve, i nodi bisogna risolverli. “Fango e insulti” non ho nemmeno idea a cosa si riferisca. Scrivo raramente sul blog, Scrivo pochissimi commenti ai concerti da moltissimi mesi a questa parte, solo quando mi ha interessato qualcosa particolarmente. Che poi questo alla Scala avvenga di rado peccato: interessatemi di più.

    Quanto all’orchestra se suona bene lo diciamo se suona male pure, perchè le orecchie (quelle protuberanze che ha anche Lattuada ai lati della testa) le abbiamo tutti e non soltanto i diplomati in Conservatorio.

    Poi, che dire. Ancora Lattuada non ha spiegato per quali ragioni, secondo lui, Toscanini, De Sabata, Giulini, Gavazzeni, Capuana, Abbado erano “internazionalmente famosi”, ovvero “avevano incarichi prestigiosi internazionali” quando furono chiamati a ricoprire l’incarico di direttore musicale nel teatro.

    Ripeto: non lo erano. Lo divennero dopo. Perchè, all’epoca (non un’epoca arcilontanissima, anche Muti, in minor misura, ne fa parte) le scelte della Scala erano LUNGIMIRANTI, ovvero individuavano personalità di cui si intuiva la GRANDEZZA ed INSIEME facevano, negli anni LA STORIA.

    Ora La Scala è al traino dello “star system”, come un festival qualunque. Il Festival delle Ospitate.
    Saluti

    -MV

  53. francesco lattuada marzo 15, 2016 a 12:11 pm #

    maxvono smettila con le tue trombonate:
    i giudizi tuoi sul valore dei Direttori che hai citato, non tengono minimamente conto dei parametri di giudizio che in Italia si usavano allora per valutare un Direttore d’orchestra:
    Toscanini e De Sabata erano già alla data della nomina nomi di grande valore in Italia, e in quegli anni nessuno avrebbe mai affidato la Scala a uno straniero, nè ci occupava troppo di ciò che accadesse oltralpe,

    gli anni immediatamente successivi alla guerra videro in Gavazzeni e Giulini i 2 alfieri della giovane scuola direttoriale italiana che finalmente iniziava ad avere una certa storia (come è noto a tutto infatti in Italia la figura del direttore si impose con almeno 50 anni di ritardo rispetto alla mitteleuropa).

    tutti i nomi sopra citati avevano già una certa fama internazionale al momento della nomina, proprio come ce l’ha Chailly, che si è presentato con ottime progettualità (Puccini, Verdi, Cherubini, e altro ancora) e grandissima sicurezza alla guida del Teatro.

    se poi a te non piace, ranges!

    e se continui a dire falsità sulla tua correttezza negli interventi mi toccherà andare a frugare tra i tuoi numerosi commenti, laddove spargi copiosamente materia marrone il lungo e in largo.

    e poi il troll sarei io….

  54. masvono marzo 15, 2016 a 12:41 pm #

    Secondo me Lattuada non ricordi quello che hai scritto. Eccolo qui:

    “per MaxVono:
    mi pare che come al solito tendi a generalizzare per sostenere le tue tesi (spesso strampalitissime…):
    gli utlimi 3 direttori stabili del Teatro alla Scala (nell’ordine: Muti, Barenboim, Chailly) avevano tutti un ottimo curriculum internazionale alle spalle, COSI’ COME QUELLI NOMINATI PRIMA DI ABBADO, che fu invece una scelta abbastanza rara nella storia del Teatro.
    se tu distorci la realtà, è un tuo problema, non della Scala”.

    Ora tu scrivi:

    “Toscanini e De Sabata erano già alla data della nomina nomi di grande valore in Italia, e in quegli anni nessuno avrebbe mai affidato la Scala a uno straniero, nè ci occupava troppo di ciò che accadesse oltralpe,”

    Quindi contraddici te stesso. Nessuno nega, tantomeno io l’ho fatto, che Toscanini fosse famoso in Italia. infatti dirigeva il Regio di Torino. Anche De Sabata era famoso. Anche Gavazzeni lo era IN ITALIA ecc.ecc.
    E’ proprio quello che dico io. LA STORIA DELLA SCALA è stata fatta scegliendo direttori non ancora famosi a livello internazionale per poi INSIEME fare LA STORIA.

    Ora si fa solo il Festival delle Ospitate. Da Barenboim in poi.

    Non credo troverai granchè negli ultimi mesi di miei interventi. Meglio che tu vada direttamente a un paio d’anni fa.
    Bye Bye

    -MV

  55. Francesco Lattuada marzo 15, 2016 a 1:01 pm #

    Essere famosi in Italia tra fine ‘800 e inizio ‘900 come direttori d’orchestra equivale a dire che lo si era a livello internazionale, visto che all’epoca il centro produttivo operistico era saldamente in Italia.

    Continui a dire scemenze….

    • masvono marzo 15, 2016 a 2:48 pm #

      “All’epoca il centro produttivo operistico era saldamente in Italia”. Nikisch a Lipsia, Mahler a Vienna, a Parigi un’iradiddio da Bizet a Chabrier, da Massenet a Charpentier. A Berlino un tale Richard Strauss. Sì, proprio saldamente.

      In realtà proprio a fine ‘800 il centro musicale si iniziava a spostare dal vecchio mondo al Nuovo Mondo che grazie ai dollaroni compravano tutti gli artisti e ne facevano star mondiali . Così Toscanini nel 1908, così Caruso, così Mahler,

      Il pensiero che “essere famosi in Italia voleva dire esserlo nel mondo” (quando il mondo manco conosceva di chi si stesse parlando) è un tipico effetto della prosopopea scaligera applicata alla storia,

      Saluti

      -MV

  56. Ortrud marzo 15, 2016 a 2:58 pm #

    Ma non ho capito, scusate.
    Un conto è non apprezzare la contemporanea, altra cosa è non accorgersi delle stecche. Mica ci vuole una gran cultura o un diploma di conservatorio – né è una questione esclusivamente di gusto – per sentire la differenza tra gli ottoni (ma anche gli altri) di ieri sera e le spernacchiate cui talune orchestre sottopongono il pubblico.
    Lattuada, alcune parti dell’orchestra della Scala hanno ampia fama, altre pure. Ma una nota suonata male è una nota suonata male. Non stiamoci troppo a ricamare sopra, eh…

  57. Zio Yakusidé marzo 15, 2016 a 3:25 pm #

    Mi ficco anche io in questo bailamme …ma non per partecipare alla rissa
    Mio limite, ma per dirla come le persone colte che sanno di impresa, non mi è chiaro il …”modello reale di governance”, o detta in altri termini, chi effettivamente comanda (e quindi sceglie), chi è sentito per un parere non vincolante(e quindi non conta nulla), e poi, purtroppo siamo nella italiaccia, chi non risponde a nessuno ma però decide davvero, insieme A fiancheggiatori occulti e con il fattivo apporto di rimestatori, giornalisti, opinionisti, ed alltri ..isti vari).
    Non avrò risposta, ovviamente, ma suppongo che uno dei problemi del teatro sia anche quello, di decisioni “diluite” fra molti, poteri economici che apparentemente sono mecenati senza macchia e senza paura e tanti altri che non appaiono (comune, provincia(?), regione), forse non decidono, forse ratificano? chissà
    al di là del dualismo Coppi/Bartali, dal quale sembra non possiamo schiodarci, è incontrovertibile il pasticcio fatto a suo tempo sull’attuale sovrintendente (che è e rimarrà un vulnus incancellabile), un comune che purtroppo se ne è lavato le mani (comprensibile in epoca di expo aver altra gatte da pelare…ma nulla è stato fatto), un direttore principale che lavora poco (e permettetemi, male) , le masse artistiche che non appaiono passasersala troppo bene, a leggere i loro sfoghi (non su questo blog)
    Albert Camus scrisse: Essere privi di speranza non significa disperare, quanto è vera questa asserzione !
    saluti a Tutti

  58. francesco lattuada marzo 15, 2016 a 3:58 pm #

    per ortrud:
    un conto è notare una stecca e\o un errore, un altro ricamarci sopra e\o insultare (spesso scrivendo vere bestialità, a proposito di chi abbia stonato etc…)

    quanto alla analisi musical-trombonesche di maxvono, continuo a domandarmi come mai questo genio della critica musicale non abbia altri luoghi oltre a qst blog ove esprimere la sua sapienza.

    chissà se prima o poi una casa editrice raccoglierà le sue imprescindibli analisi (e elativi piagnistei….) o se sarà acclamato come Direttore Artistico Unico del Sistema Itaglia…..

    quanto alla speranza e alla disperazione, temo che qualcuno confonda la mia irritazione verso alcuni insopportabili loggionisti saccenti con un “mal de vivre”:

    chi mi conosce di persona sa come sono fatto e ciò che penso,

    degli altri non mi curo troppo

    ciao

  59. marco vizzardelli marzo 15, 2016 a 4:45 pm #

    “Ma non ho capito, scusate.
    Un conto è non apprezzare la contemporanea, altra cosa è non accorgersi delle stecche. Mica ci vuole una gran cultura o un diploma di conservatorio – né è una questione esclusivamente di gusto – per sentire la differenza tra gli ottoni (ma anche gli altri) di ieri sera e le spernacchiate cui talune orchestre sottopongono il pubblico.
    Lattuada, alcune parti dell’orchestra della Scala hanno ampia fama, altre pure. Ma una nota suonata male è una nota suonata male. Non stiamoci troppo a ricamare sopra, eh…”

    E già, devo dire, questo intervento di Ortrud non è male, coglie un “punto” non indifferente.
    Quanto a Lattuada, noto che la sua argomentazione è passata all’insulto e alla denigrazione dell’interlocutore, il che è abbastanza tipico di chi, quanto a ragioni, sta approdando alla frutta. Non avrei proprio voglia di buttarla sul personale, ma tocca dire che il bello di persone che rappresentano solo se stessi quali Vono o Vizzardelli è che spesso bisticciano fra loro (Netrebko caso recente) ed esprimono pareri liberi da ruoli, corporazioni o quant’altro. E già questo è un bel vantaggio. Devo poi dire che, rileggendo uno per uno gli interventi di Lattuada, da un lato riconosco anch’io e lodo che ci metta la faccia, dall’altro, quanto a “forma mentis”, mi riesce più facile capìre perché certi limiti di questa orchestra, che pure ha solisti di assoluta bravura ed eccellenza, risultino, di fatto, insormontabili. Penso, anzi mi auguro anzi so no certo, ci siano molti strumentisti di “forma mentis” differente. Come dice Ortrud, non ci vuole il diploma di conservatorio per rendersi conto di stecche o situazioni stagnanti.
    E, forse, bisognerebbe capìre che auspicare una crescita da tali situazioni non è voler male alla Scala o alla sua orchestra. Forse è l’esatto contrario.

    marco vizzardelli

  60. Fr Ate marzo 15, 2016 a 5:05 pm #

    Il Direttore Principale del Teatro alla Scala dirige 17 (diciassette!!!) serate di opera nell’arco di un’intera stagione.
    Qualcuno dell’orchestra mi vuole commentare questo dato e metterlo in relazione coi macroscopici difetti di conduzione artistica e qualità media di cui il pubblico si è ormai accorto (vedi quantità abnorme di biglietti invenduti)?

  61. lulù marzo 15, 2016 a 5:08 pm #

    Parole da incorniciare!
    Qui ci vuole qualcuno che si sporchi le mani, altro che Cherubini e Bollani e gazze ladre.
    Occorre ripartire dai fondamentali con gente come Gatti e Mariotti, altrimenti converrà evitare di invitare orchestre ospiti – come ieri sera – perché il confronto è annichilente.

    • masvono marzo 15, 2016 a 5:19 pm #

      Una timida nota per Lattuada: guarda che Fr’Ate, Lulù, lo Zio Yakusidè, Ortrud ecc.ecc…non sono Vono e Vizzardelli in incognito. Prima che la paranoia lo colpisca è meglio dirglielo…
      Ciao

      -MV

      • il bamba marzo 15, 2016 a 6:48 pm #

        E sia detto una volta per tutte: io son convinto che con un direttore musicale davvero engagé gli scaligeri farebbero vedere i sorci verdi anche agli ungheresi di iersera.

  62. Ortrud marzo 15, 2016 a 7:58 pm #

    Sì, hai voglia eh…
    La cornetta da postiglione – tanto per dirne uno – proprio non la vedono. E ha fatto un errorino.

  63. Francesco Lattuada marzo 15, 2016 a 8:41 pm #

    Allora:
    Intervengo x l’ultima volta e non per rispondere a Vono né Vizzardelli che considero sbroccati da anni….

    Dico solo che la presenza del nostro attuale direttore principale si sta gradualmente intensificando, in quanto, come tutti dovrebbero sapere su qst blog, sino al 2017 aveva impegni pregressi.
    Ci sono progetti operistici, sinfonici sia in Scala che in trasferta, oltre a vari progetti discografici.

    Anni fa vi lamentavate di una presenza troppo invasiva del direttore musicale, e ora lo fate per il motivo opposto.

    Ma forse é questo il bello del Loggione:
    Siete incontentabili 😜

    Buona vita a tutti, anche al becerume vario….

    • il bamba marzo 15, 2016 a 9:42 pm #

      Anche se si litiga rimani la nostra viola preferita. 😜

  64. marco vizzardelli marzo 16, 2016 a 9:33 am #

    Penso che Lattuada, con la sua valanga di insulti personali, si commenti da sé. Ci ha offerto, papale papale, la ragione dei problemi di quell’orchestra in quanto sinfonica, cioè non tale.
    Sulla famosa votazione, mah (leggiamo “Grossa bugia, cara Alice. Il primo fu Luisi, il secondo Luisotti. Hai la memoria corta o selettiva”) non son d’accordo nemmeno fra loro. Figurarsi se possiamo risolvergli la vita noi, poveri ignoranti come ci descrive il Lattuada!
    Dice Il Bamba: “io son convinto che con un direttore musicale davvero engagé gli scaligeri farebbero vedere i sorci verdi anche agli ungheresi di iersera”. Io ci andrei un filo cauto con i paragoni, ma un fatto c’è: che il direttore “engagé” non ce l’hanno. E si sente.

    marco vizzardelli

    • tornic marzo 16, 2016 a 10:00 am #

      vorrei ricordare al maestro Lattuada che, nonostante tutto, Vizzardelli e Vono continuano a pagare un biglietto per venire alla Scala e quindi a pagargli lo stipendio (esattamente come gli altri che definisce “becerume vario”). Personalmente, da quando ho visto l’andazzo Pereira, ho deciso di non spendere più un euro a supporto di questa direzione e, purtroppo per Pereira, mi sembra di non essere l’unico visto il crollo della vendita di biglietti. Forse è il caso che Lattuada se li tenga stretti Vizzardelli e Vono (e il “becerume vario”) perchè, se non cambia la situazione, nonostante tutto, forse saranno gli ultimi a continuare a spendere soldi per venire alla Scala

      • lulù marzo 16, 2016 a 12:30 pm #

        Ben detto.

  65. Ninci marzo 16, 2016 a 12:13 pm #

    Vi ricorderete che Gatti è stato in procinto di divenire direttore musicale a Firenze. Non lo è diventato; e comunque so per certo che alla maggioranza dell’orchestra non piaceva. Mi potete rispondere che è piaciuto alla maggioranza degli orchestrali di Amsterdam, ben più prestigiosi di quelli fiorentini; e avete ragione. Ma quanto avvenuto a Firenze è un fatto. A Firenze fra due anni verrà Luisi, un direttore bravo ma non entusiasmante; anch’io avrei preferito Gatti.
    Marco Ninci

    • lulù marzo 16, 2016 a 12:30 pm #

      Ninci, esistono almeno due lettere in cui l’Orchestra del Maggio prega Gatti di diventare suo direttore musicale. La trattativa si è rotta a livello di sovrintendenza e di funzionalità del nuovo teatro, non certo a livello di orchestra.
      Evita di diffondere falsità.
      Anche perché se l’orchestra gli si fosse rivoltata davvero contro, certamente Gatti non andrebbe tra venti giorni a dirigere l’Elias di Mendelssohn, cosa che quest’anno ha fatto già due volte al Musikverein che è luogo ben più prestigioso della triste provincia toscana.

  66. Ninci marzo 16, 2016 a 12:50 pm #

    Cara (o caro?) Lulù, io la sapevo diversamente; e fonti assolutamente degne di fede me lo hanno confermato. Se poi questo non è vero, benissimo. Non c’è bisogno di adirarsi per questo. Devo dire che è la prima volta in vita mia che sento descrivere la Toscana come una triste provincia…E tutti sanno che da Firenze è passato nell’ultimo secolo tutto il meglio della musica mondiale. Chi sa cosa ci trovano gli innumerevoli olandesi, tedeschi, americani etc. che hanno scelto di venire a vivere qui. E chi sa cosa ci trovava lo stesso Maestro Gatti, se una simile proposta la trovava interessante. Ciao e baci
    Marco Ninci

    • lulù marzo 16, 2016 a 1:24 pm #

      Adoro la Toscana, l’ho scritto appositamente per provocare le tue giuste ire.

    • il bamba marzo 16, 2016 a 8:20 pm #

      Beh, sono anni, però, che Firenze è una piazza musicale di retroguardia. Roma, Bologna, Torino sono molto più autorevoli.

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