Stagione della Filarmonica della Scala

8 Feb
08 febbraio 2016
Milano, Teatro alla Scala
Direttore Hruśa Jacob
Pianoforte Marc-André Hamelin
Johannes Brahms

Concerto n°1 in re min. op.15 per Pianoforte e Orchestra
Antonín Dvořák

Sinfonia n°8 in sol magg. Op.88

17 Risposte to “Stagione della Filarmonica della Scala”

  1. Zerbinetta febbraio 8, 2016 a 11:07 pm #

    È il caso di essere molto molto sinceri.
    Una orchestra che si presenta in queste condizioni al proprio pubblico è disgustosa.
    L’esecuzione strumentale di Brahms entra di diritto nel peggio del peggio dai tempi di Piermarini vivente. Scandaloso.
    Di Dvorák taccio, il direttore cerca delle sue vie, essi suonano come al dopolavoro. Siamo all’imbarazzante livello della Terza di Rachmaninov diretta da Chailly.
    Rimangono due bis strepitosi di Hamelin.
    Pubblico freddino dopo Brahms, buante dopo l’Ottava.

    Due considerazioni.
    Uno: che ci sta a fare un Direttore Artistico della Filarmonica della Scala?
    Due: ormai è chiaro che Chailly non sta imponendo una disciplina e non sta educando un gusto.
    A cada tutti e due. Al più presto.

  2. marco vizzardelli febbraio 9, 2016 a 12:39 am #

    Zerbinetta mi ha preceduto, sul fin qui peggior concerto della stagione. Rimangono, appunto, due bis meravigliosi di Hamelin e la voglia di riascoltarlo in altro concerto, con altra orchestra, con altro direttore. Perché già il Primo di Brahms non mi sembra perfettamente “aderente” al suo pianismo, e viceversa. Però, ci ha messo classe e bel suono (con qualche imprecisione sintomatica in un virtuoso di questo stampo): ma gli era impossibile ovviare alla melma sonora che l’ha circondato e all’indole catatonica di un pur giovane direttore che scambia “adagio” e “piano” per catalessi e inerzia, e “forte” per “rumore”. E niente poteva, Hamelin contro il suono gastrointestinale e la sciatterìa di una Filarmonica stasera al peggio dei suoi difetti. Sì, l’esecuzione orchestrale di questo Brahms entra nel peggio storico ascoltato da… n.tempi.
    Della prova di Hrusa in Dvorak, basti ricordare che , in una meraviglkiosa esecuzione scaligera di anni or sono, Myung Whun Chung bissò il sublime terzo movimento dell’Ottava, l’allegretto grazioso-molto vivace, annunciando “è talmente bello che lo voglio fare due volte”. E lo eseguì in poesia totale. Hrusa è riuscito a solfeggiarlo, battendo il tempo dalla prima all’ultima nota. E poi, a trenta anni, si ha almeno un po’ di vita! Il tutto, peraltro, non giustifica la solita, spocchiosa e irritante noncuranza dell’orchestra. Né le insufficienze esecutive in brani mille volte eseguiti (ma: studiare, mai?). ove sia Chailly (che, in Giovanna d’Arco, ha detto di saperli far lavorare) non so. Ma, ad ascoltarli stasera, veniva da sperarli sotto frusta e disciplina: perché non è lecito né decoros presentarsi agli abbonati e al pubblico nelle “vesti esecutive” propinateci in questo concerto. Non importa che, fra pochi giorni, con Harding, possa esser tutta un’altra cosa. Se vogliamo metterla in termini cari ad alcuni di loro, esiste un”minimosindalcale” sotto il quale non scendere quando, sotto l’egida del teatro o come Filarmonica, si usa il nome Scala. E bisognerebbe almeno avere un briciolo di sano orgoglio di portarlo, al di là della bontà, o meno, dei direttori che si avvicendano sul podio.
    “Un orchestra che si presenta al proprio pubblico…”. La frase di Zerbinetta è fotografica. Purtroppo. Non fa certo piacere confermarlo, ma è esattamente ciò che si è ascoltato. Vogliamo rifletterci?

    marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli febbraio 9, 2016 a 12:57 am #

    Per non far come loro, trascrivo provando a correggere i refusi di battitura

    ——–
    Zerbinetta mi ha preceduto, sul fin qui peggior concerto della stagione. Rimangono, appunto, due bis meravigliosi di Hamelin e la voglia di riascoltarlo in altro concerto, con altra orchestra, con altro direttore. Perché già il Primo di Brahms non mi sembra perfettamente “aderente” al suo pianismo, e viceversa. Però, ci ha messo classe e bel suono (con qualche imprecisione sintomatica in un virtuoso di questo stampo): ma gli era impossibile ovviare alla melma sonora che l’ha circondato e all’indole catatonica di un pur giovane direttore che scambia “adagio” e “piano” per catalessi e inerzia, e “forte” per “rumore”. E niente poteva, Hamelin contro il suono gastrointestinale e la sciatterìa di una Filarmonica stasera al peggio dei suoi difetti. Sì, l’esecuzione orchestrale di questo Brahms entra nel peggio storico ascoltato da… n.tempi.
    Della prova di Hrusa in Dvorak, basti ricordare che , in una meravigliosa esecuzione scaligera di anni or sono, Myung Whun Chung bissò il sublime terzo movimento dell’Ottava, l’allegretto grazioso-molto vivace, annunciando “è talmente bello che lo voglio fare due volte”. E lo eseguì in poesia totale. Hrusa è riuscito a solfeggiarlo, battendo il tempo dalla prima all’ultima nota. E poi, a trenta anni, si ha almeno un po’ di vita! Il tutto, peraltro, non giustifica la solita, spocchiosa e irritante noncuranza dell’orchestra. Né le insufficienze esecutive in brani mille volte eseguiti (ma: studiare, mai?). Ove sia Chailly
    (che, in Giovanna d’Arco, ha detto di saperli far lavorare) non so. Ma, ad ascoltarli stasera, veniva da sperarli sotto frusta e disciplina: perché non è lecito né decoroso
    presentarsi agli abbonati e al pubblico nelle “vesti esecutive” propinateci in questo concerto. Non importa che, fra pochi giorni, con Harding, possa esser tutta un’altra cosa. Se vogliamo metterla in termini cari ad alcuni di loro, esiste un”minimo sindacale”
    sotto il quale non scendere quando, sotto l’egida del teatro o come Filarmonica, si usa il nome Scala. E bisognerebbe almeno avere un briciolo di sano orgoglio di portarlo, al di là della bontà, o meno, dei direttori che si avvicendano sul podio.
    “Un orchestra che si presenta al proprio pubblico…”. La frase di Zerbinetta è fotografica. Purtroppo. Non fa certo piacere confermarlo, ma è esattamente ciò che si è ascoltato. Vogliamo rifletterci?

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli febbraio 9, 2016 a 7:24 am #

    Continuo a pensare che Claudio Abbado, fondandoli, avesse in mente ben altro! Così come sono, tradiscono il fondatore. Certo, ora arrivano Harding e Pretre, si daranno una mossa. Ma dura lo spazio delle loro presenze. Restano un’orchestra senza ottoni, di repertorio poco rinnovato, di poco studio, con una stagione in sede di pochi concerti. La Verdi lavora il triplo e suona meglio. E non diciamo che c’è l’opera: se c’è e non riescono a tenere un livello qualitativo, meglio che rinuncino del tutto. Non sto dicendo che sarebbe un bene. Ma una orchestra che aspiri a chiamarsi Filarmonica ha uno standard differente! “Standard”, quello che in Italia possiedono sia (al massimo livello) l’Orchestra di Santa Cecilia, sia (a Milano) l’Orchestra Verdi.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli febbraio 9, 2016 a 7:45 am #

    Domenica, a Bologna, ascoltando la fantastica Nona di Beethoven eseguita da Michele Mariotti (ne riferisco sotto concerto Haitink), ho constatato cosa significhi prendere in mano un’orchestra (e si badi, un’orchestra di teatro, non “naturalmente” sinfonica, situazione quindi simile) e farla lavorare, motivarla. Con un vero direttore stabile, purché di valore, si può. C’è Chailly? Ha realizzato una bella Giovanna d’Arco, ne siamo stati felici. Che cominci a lavorare qui e a farli lavorare! Ma per davvero! Da orchestra degna di portare il nome Scala e l’aggettivo Filarmonica.
    Ieri sera, erano solo la Catatonica della Scala.

    marco vizzardelli

  6. davide febbraio 9, 2016 a 1:21 pm #

    io sarei un po’ più tenero col direttore Hrusa; è vero ha idee personali, è molto estremo nelle sonorità e nei tempi, però debuttava con davanti dei rammolliti……
    sottoscrivo il giudizio di Zerbinetta…. e quoto Marco quando dice che il sogno di Claudio Abbado è ormai tramontato…… uscendo ieri sera in molti (anche insospettabili) commentavano: a cosa serve ancora la Filarmonica?……

  7. der rote Falke febbraio 9, 2016 a 1:50 pm #

    Quando ho saputo che avrebbe debuttato in Scala il nuovo direttore musicale dei Bamberger Symphoniker, Jakub Hrusa, ho volentieri acquistato il biglietto. I Bamberger mi hanno regalato negli ultimi anni alcuni tra i concerti più memorabili (penso a una Terza di Mahler con Jonathan Nott, o alla Pastorale con Daniele Gatti).

    Dopo il primo tempo di ieri sera ho avuto un momento di panico artistico. Delle due l’una:o i bavaresi han preso un granchio colossale oppure qualcosa non funziona. La prima la escluderei, dunque mi sembra chiaro che si tratti di un concerto che la Filarmonica ha provato pochissimo e “sentito” meno ancora.
    Devo dire che anche Hamelin ha commesso non pochi errori, proprio di note, tanto che l’applauso, come giustamente notato da Zerbinetta, è stato proprio freddino.
    Il solista s’è ampiamente riscattato con due bis strepitosi (il primo addirittura entusiasmante) e ha scaldato la sala.
    Giustizia avrebbe voluto che anche il direttore potesse riscattarsi nel suo Dvorak. La cosa è riuscita a metà. Certamente Hrusa sa cosa dirige, avrebbe anche una sua idea massimalista dell’espressione boema. Ma con davanti gente stravaccata e sbadigliante, che vale?

    Perché il vero tema uscito ieri sera è proprio questo: ormai la Filarmonica della Scala è inutile. Propone un abbonamento con direttori anche interessanti, ma il ritmo produttivo impresso dal nuovo sovrintendente non lascia alcuno spazio reale a prove approfondite e a studio curioso.
    A settembre l’Ottava di Dvorak l’abbiamo già sentita da Harding. Così come Harding in autunno ha diretto la Quinta di Mahler che risentiremo tra un paio di mesi da Chung.
    Ora, poiché il costo dei biglietti non è certo basso, a quale pubblico sta puntando la Filarmonica.
    Sento già l’obiezione: sì ma settimana prossima con Harding sarà diverso, sì ma il 7 marzo arriva Gatti con un programma superbo. Posso anche essere d’accordo, ma per fare singoli concerti belli (anche molto belli) basta la stagione sinfonica dell’Orchestra della Scala.
    E adesso allargo un po’ il discorso, e vi chiedo di non accusarmi di essere pretestuoso. Perché la Filarmonica della Scala è inutile? Perché non ha una “mission” chiara. Come è nata? Abbado sognava – ha notato correttamente Marco – un modo di far musica cooperativo, che consentisse un mutuo accrescimento tra esperienza lirica ed esperienza sinfonica, sull’esempio dell’esperienza dei Wiener Philharmoniker.
    Ma vi ricordate chi la dirigeva? Solo maestri che avessero già fatto la storia della Scala: Giulini, Bernstein, Maazel, Pretre, Ozawa, Sawallisch, Muti. Ogni tanto compariva qualche nuovo ingresso di qualità, ma l’ossatura era quella.
    Oggi? Tolti i grandissimi come Salonen o Gatti o Gergiev, tolti i non-più-giovani Harding o Chung o Dudamel o Luisi, cosa rimane? Inviti un po’ così, a caso. Un Metzmacher che passava di lì, un Mehta che non sapeva come riempire l’agenda tra Firenze e Napoli, qualche giovanotto di ipotetiche speranze. Ma anche qui: a cosa serve invitare Hrusa se gli si dà in mano un’orchestra con la quale è impossibile al pubblico farsi un’idea della sua reale statura direttoriale?

    Manca la “mission”, dicevo. Allora si dovrebbe puntare tutto su una personalità trascinante, tale che valga la pena seguirne la traiettoria.
    Ma Chailly non lo è. Non lo può essere: bolso, burocratico, piatto, grigio. Chi farebbe un viaggio per ascoltarlo dirigere la Terza di Rachmaninov o i Ballabili dai Vespri Siciliani? Ma stiamo scherzando?!

    Poiché non amo il lamento senza controproposte, io vedo due persone che hanno tutte le caratteristiche per prendere in mano da domani la baracca e rilanciare tutta l’operazione (sezione operistica compresa): Daniele Gatti e/o Michele Mariotti.
    Mi smentisca chi può.

  8. masvono febbraio 9, 2016 a 3:51 pm #

    Non ho ascoltato il concerto di lunedì. Però ho ascoltato Hamelin il 5/2 a Perugia. Tre sere prima, quindi del concerto alla Scala. Tra il 5 e l’8 Hamelin non aveva altri impegni. Da Perugia è andato a Milano. Alla fine del recital del 5 ci ho parlato brevemente. Era molto contento di debuttare alla Scala ed anche emozionato.

    Prima del recital, a porte chiuse, Hamelin, come fanno tutti, ha provato l’acustica e il pianoforte della Sala dei Notari eseguendo tutto il primo tempo del Concerto di Brahms. Quasi venti minuti ininterrotti, senza errori. Ero in piedi in fondo alla sala e l’ha suonato a memoria.

    Poi ha tenuto il recital, impeccabile, nel suo tipico stile esecutivo da “sublimatore del Rococò”, fatto di estrema eleganza, grazia e luminosa delicatezza. E’ un esteta del suono e del pianoforte ed è, di norma, esattissimo meccanicamente. Nel recital ha sporcato in tutto tre note, due delle quali negli improvvisi di Schubert che di difficoltà ne hanno proprio pochina e che, personalmente, ho imputato ai diversi rumori che provenivano dall’esterno della sala (affacciandosi sul corso principale di Perugia, la sala dei Notari è rumorosissima tra sirene di ambulanze, schiamazzi degli studenti e campane del vicino Duomo). Altri pianisti diversi da lui come indole se ne sarebbero andati interrompendo l’esecuzione.

    Ho quindi la sensazione che la serata di Milano sia stata particolarmente infelice per lui e che sia stato innervosito da una situazione particolare (mancanza di prove? poca coordinazione esecutiva? boh). In ogni caso va riascoltato, perchè è davvero sorprendente, anche in autori classici come Mozart e Haydn e, soprattutto, Debussy.
    Saluti

    -MV

  9. marco vizzardelli febbraio 9, 2016 a 5:29 pm #

    Direi che sono d’accordo con Die Rote Falke, fino in una certa indulgenza nei confronti di Hrusa, che si è trovato a dover dirigere una melma stravaccata, quindi andrebbe riascoltato in condizioni più felici. Confermo che la melma stravaccata di sottofondo è stata probabilmente alla base degli inattesi errori di Hamelin in Brahms, tanto è vero che poi, da solo, ha suonato meravigliosamente. Poi, sulle conclusioni e sui nomi dei direttori adatti… be’ quei due nomi li ripeto, tali quali li ha proposti Die Rote Falke, da un bel po’ di tempo. C’è un problema: che, per il bene che voglio sia a Gatti che a Mariotti, al momento non gli auguro la Scala e la sua orchestra. Meglio continuino a venirci da ospiti. Ma da “stabili”…. mmmm.

    marco vizzardelli

  10. der rote Falke febbraio 9, 2016 a 6:56 pm #

    Vero, Marco, se penso all’interesse “personale” di Gatti e Mariotti, perché augurar loro tale incredibile gatta da pelare?
    Però non credi che un futuro neo-sindaco potrebbe almeno sondarne la disponibilità? Voglio dire, meglio farsi rispondere un bel “no” avendoci provato che esser tacciati di noncuranza.
    E ti dirò di più, Marco: io li chiamerei in coppia!!!
    Gatti come senior (Direttore Musicale e Ideatore Artistico) e Mariotti come junior (Primo Direttore Ospite e Curatore dell’Accademia)?
    Io credo che la storia del Teatro alla Scala possa meritare un dream-team di questo tipo. La Scala ha una legge speciale che drena molti soldi pubblici: perché non affidarne l’indirizzo musicale a persone di specchiata moralità e di dedizione artistica illibata?
    Se penso ai vari Serafin, Votto, Karajan, Gavazzeni, Kleiber, Galliera, Pretre (l’unico dei “grandi vecchi scaligeri” ancora viventi) io mi commuovo. Ma davvero.
    Perché oggi devessere meno?

    • davide febbraio 9, 2016 a 7:11 pm #

      beh, sarebbe stimolante: sul podio di Abbado i due direttori cui ha lasciato in eredità le su bacchette.

    • Ortrud febbraio 13, 2016 a 5:33 pm #

      Il futuro neo-sindaco sarà o Sala o Parisi. Burocrati e manager al ribasso: cosa vuoi che gliene freghi della Scala? Tra un po’ ci fanno una convention.

      • lavocedelloggione febbraio 13, 2016 a 5:54 pm #

        …con le sfilate hanno già iniziato! Hi hi hi! Attilia

  11. marco vizzardelli febbraio 9, 2016 a 8:19 pm #

    Magari!!!!!!!!!!!!

    Ma se una meravigliosa utopia di questo tipo si realizzasse, avrebbe bisogno di condizioni ambientali che al momento ancora non vedo. Ripeto: io augurerei a me stesso Gatti e/o Mariotti alla Scala, ma, allo stato attuale delle cose, non mi sento di augurarlo a loro!

    Roma sarà pure in crisi ma, in musica, è stata capace di “adottare” Pappano e farlo sentire amato (dalla sua orchestra, dal suo pubblico). E gli esiti sono stati e sono eccezionali. Milano sarebbe capace di altrettanto? L’orchestra, il teatro, il pubblico…. Mah.

    marco vizzardelli

  12. marco vizzardelli febbraio 9, 2016 a 8:34 pm #

    Questa è una città strana. Per dire: abbiamo alla Verdi, cioè a Milano, uno straordinario giovane direttore di nome Jader Bignamini. Voi siete sicuri che la Verdi lo eleggerà – come sarebbe logico, e come avverrebbe ovunque – a proprio direttore stabile? Io non ne sono sicuro. E questo è tipicamente milanese. Si eccepisce su tutto: così, in musica, avviene che i direttori più adatti finiscano altrove…

    marco vizzardelli

  13. marco vizzardelli febbraio 13, 2016 a 7:11 am #

    INKINEN E LA VERDI, MENDELSSOHN E BEETHOVEN

    Sembra un piccolo Lohengrin, il biondo Pietari Inkinen. Lo immagineresti giungere sul podio a bordo di un cigno. E dirige e fa musica con la purezza di un giovane Parsifal. C’è in questi direttori preziosissimi sortiti dall’estremo Nord (Inkinen dopo Salonen, ma anche appena sotto in latitudine, la stessa dinastia Jarvi) il dato comune di un suono terso, saturo di luce, trasparente come ghiaccio, e di una scansione tendente alla acrobazia leggera, ad uno slancio aereo. Aria e luce: credo senz’altro che questo abbia a che fare con l’anagrafe, la provenienza, i paesaggi stessi che hanno avuto negli occhi dalla nascita.
    E piene di aria e luce sono state, all’Auditorium milanese con l’Orchestra Verdi diretta da Inkinen, le due sinfonie in la maggiore, l’Italiana di Mendelssohn e la Settima di Beethoven.
    Mendellssohn: aereo, appunto, nello slancio del tema iniziale e dell’intero Allegro vivace, poi ripiegato con leggerezza in lirismo nei due movimenti centrali, l’Andante con moto e il Con moto moderato, poi ebbro di ritmo nel saltarello, ritmo e sempre luce, azzurrina e argentea. L’Italia di un uomo del Nord e, mettendoci se stesso, Inkinen coglie perfettamente l’idea di Mendelssohn.
    Quanto alla Settima, veniamo appena dalla geniale, “eversiva” eppure appropriatissima, nonché sofisticata e sperimentale riflessione dataci a Reggio Emilia da Daniele Gatti con la Mahler Chamber. Niente di tutto questo con Inkinen: la “sua” Settima pare sortire e prendere il volo “di getto”, per germinazione spontanea, tutta ritmo e luce, ebbra di danza e di luminosità. Solo l’allegretto (con Inkinen in tempo più comodo ed espressione più tradizionalmente drammatica rispetto a Gatti che, rispettando alla lettera l’indicazione, sveltiva e assottigliava in punta di bacchetta) introduce una nota, più “scura” di mistero. Poi, è di nuovo tutto luce e slancio. Corre il presto, si inarca ma con levità il suo trio, vola a una velocità fra le massime udite l’allegro con brio conclusivo, segnato dal battito acrobatico del timpani (Mologni!!), dai disegni appuntiti di legni (Ghiazza & Co.) e ottoni (Ceccarelli, Benedetti & Co.) che si prestano con bravura al gioco di acrobazia richiesto dal giovane direttore. Ecco, gioco: nel senso acrobatico dei tempi e delle dinamiche, e nella luminosità, la Settima di Inkinen ricorda quella, trascendentale e formidabile, che Salonen esegue con la sua Philarmonia. Ma Esa Pekka ha una nota, se vogliamo, più “intellettuale”. Con Inkinen il ritmo e la luce si accendono e volano dal cuore, con un “senso” più “infantile” di gioco, anche di divertimento condotto sempre con eleganza e gusto. Si diverte e diverte, Pietari Inkinen, si vede anche fisicamente: fa musica con il sorriso sulle labbra. Ed è molto, molto bravo. Successone già dopo Mendelssohn, trionfo vero dopo Beethoven, con l’Auditorium in tripudio di applausi ritmati e l’omaggio dell’orchestra seduta al giovane puro eroe venuto dal Nord. Si replica domani pomeriggio, da non perdere.

    marco vizzardelli

  14. lulù febbraio 15, 2016 a 5:37 pm #

    OT AMSTERDAM

    Amici, guardate qua!!!
    http://danielegatti.eu/cal.php?m=6&a=2017
    Le prenotazioni aprono il 7 febbraio 2017.
    Io ci vado sicuro!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: