MAURIZIO POLLINI

16 Nov
16 Novembre 2015
Pianoforte

Pollini

Pianoforte Maurizio Pollini

PROGRAMMA

Robert Schumann Allegro op. 8

Fantasia op. 17

Fryderyk Chopin Barcarolle in fa diesis magg. op. 60

Deux nocturnes op. 55

Polonaise-Fantasie in la bem. magg. op. 61

Scherzo n. 3 in do diesis min. op. 39

 

4 Risposte to “MAURIZIO POLLINI”

  1. Gabriele Baccalini novembre 17, 2015 a 12:35 pm #

    Il grande Pollini è tornato alla Scala con un programma Schumann-Chopin, che non conteneva grandi novità ancora da lui non presentate in concerto o in disco, ma con una energia e una precisione, che si temeva che problemi di salute potessero avere incrinato.
    Invece abbiamo risentito un Polini che in concerto si esalta e si accende a mio parere molto più che nei dischi.
    L’Allegro op.8 di Schumann è servito soprattutto come fase di riscaldamento, ma l’attacco della Fantasia in Do maggiore, grandioso monumento dedicato a Beethoven, ci ha fatto capire che andavamo incontro a una serata memorabile, conclusa con due bis chopiniani, Polacca e Notturno, e ovazioni da stadio (purtroppo ci sono stati anche due applausi fuori tempo durante la Fantasia: ma perché la gente che non sa che un pezzo finisce in pianissimo non aspetta che il la all’applauso lo diano quelli che lo conoscono?).
    Inutile elencare i pregi dell’approccio polliniano a questi due autori, di cui esiste anche una vasta discografia.
    Voglio invece raccontare un episodio al quale ho assistito un paio di anni fa. Vladimir Ashkenazy era ospite del Conservatorio e tenne non esattamente una masterclass, ma una specie di audizione, per la quale, in presenza del pubblico, erano stati selezionati tre allievi con la raccomandazione di non superare i 20 minuti a testa. Il terzo, furbastro, superò la mezz’ora eseguendo la Fantasia di Schumann e si beccò una divertente e ironica paternale dal grande pianista russo, che suonava più o meno così: “Vedi, questo brano è uno dei più difficili da interpretare, bisogna che esso appaia come una improvvisazione. Io lo ascoltai una volta da Richter e sembrava proprio che lo stesse creando lui in quel momento, fu meraviglioso. In vita mia mi è riuscito solo due o tre volte di suonare bene la Fantasia in Do, l’unico che non la sbaglia mai è Pollini”.
    Credo che questo complimento dell’illustre collega valga più di qualsiasi recensione.

  2. Philoctetes novembre 17, 2015 a 4:38 pm #

    Serata memorabile, di quelle che difficilmente si dimenticano.
    Pollini davvero in stato di grazia, in un crescendo che ben ha già descritto il signor Baccalini (mi permetto solo di correggere i bis: studio n.12 op.10 e ballata “polonaise” n.1 op.23)
    Anche io temevo un po’ per le condizioni del maestro: prima il rinvio da maggio a novembre, poi il cambio di programma… Invece … che suono! … Che nitore! … Che splendore e che luminosità delle note! …
    Schumann e Chopin, così eseguiti, sono riusciti a far passare in secondo piano, per una volta, gli spettatori smaniosi di applaudire, i soliti maleducati flash-maniaci, e anche l’ennesima disorganizzazione scaligera (concerto iniziato con oltre 10 minuti di ritardo per problemi alla biglietteria dovuti – immagino – al cambio di data).
    Grazie, maestro Pollini!

  3. lavocedelloggione novembre 17, 2015 a 9:17 pm #

    Davvero grazie maestro Pollini, pilastro del nostro teatro alla deriva! Eravamo tutti commossi dalla musica ma anche da questo piccolo gigante all’antica, con la sua figura un po’ curva, il suo camminare un po’ da pinguino, le sue mani sulla tastiera senza mai un gesto di troppo, tutto così familiare e nello stesso tempo di qualità artistica sublime! Che bello una serata così! Attilia

  4. Ste novembre 24, 2015 a 11:27 am #

    Seguo Maurizio Pollini dal 1971.
    E’ a mio avviso uno dei più grandi pianisti viventi e le emozioni che mia ha dato sentirlo nel corso di tutta la sua evoluzione non potranno mai essere cancellate.
    Da qualche anno, con mio grande dolore, vedo un progressivo decadimento non solo tecnico (ma questo sarebbe l’ultimo dei problemi), ma di suono, di intepretazione, di svuotamento interiore, di nervosismo assoluto nei primi 30 minuti di concerto: non è più il Pollini che ero abituato a sentire.
    Da tempo non ricordo nuovi pezzi o nuovo repertorio (se si eccettuano gli sconfinatmenti nella musica antica dei suoi vari ‘Progetti’ intorno al mondo dove spesso non suonava).
    Il concerto dell’altra sera, a parte alcuni momenti sempre sublimi ed eccelsi, ne è stata l’ulteriore conferma.
    Se penso alla Fantasia di Schumann sentita anni fa dalle stesse mani, siamo lontani anni siderali.
    Anche il suo Chopin, per non parlare di Beethoven, sono pallidi ricordi di quello che ci aveva abituato.
    Il rispetto per un grandissimo (forse il più grande) pianista dei nostri tempi rimane intatto.
    Ma mi chiedo perchè continuare ad esibirisi quando, lui stesso ne sarà pienamente consapevole, non riesce più a mantenere il livello a cui siamo sempre stati abituati.
    L’idea nei prossimi anni di continuare a sentire Pollini come Placido Domingo mi rattrista.
    Il grande Alfred Brendel ha lasciato le scene al massimo della sua carriera e continua a dedicarsi alla musica in altro modo.
    Maurizio Pollini spero che presto prenda la stessa decisione presto. Al mondo della musica, ai giovani, alla cultura può dare tantissimo anche lontano dal palcoscenico
    Con infinita ammirazione riconoscenza.

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