Stagione della Filarmonica della Scala

11 Nov
09 novembre 2015
Milano, Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Violino Julian Rachlin
Bruno Maderna

Introduzione e Passacaglia “Lauda Sion Salvatorem” 1942
7 min
Igor Stravinskij

Concerto in re per Violino e Orchestra
22 min
Sergej Rachmaninov

Sinfonia no.3 in la min. op. 44
38 min

40 Risposte to “Stagione della Filarmonica della Scala”

  1. lulù novembre 11, 2015 a 12:28 pm #

    serata mediocre, fin dal programma. accostamento di tre brani che c’entrano poco per stile e contenuto.
    in realtà la serata ci ha fatto godere di un bravissimo julian rachlin che ha reso veramente emozionante il concerto di Stravinskij. grandissimo bis di Ysaye.
    il resto è molta noia nemmeno ben confezionata.
    Moderna bel pezzo, ma l’orchestra è spesso mal intonata e la direzione molto pesante e poco nitida.
    Rachmaninoff devastante. la sinfonia è proprio brutta, Chailly non sa suggerire niente di niente di niente di niente che la renda interessante, l’orchestra è secchissima e pesantissima. si segnalano solo nel movimento centrale il corno e il primo violino.
    pubblico addormentato e, giustamente, annoiato, che si scalda solo per il violinista.
    inizio di stagione da dimenticare, pessima prova del direttore in particolare.

    • masvono novembre 11, 2015 a 12:43 pm #

      La Terza la trovo splendida, ed anche interessantissima con quel “Dies Irae” da tutte le parti. Svetlanov la faceva in maniera incandescente, tra i viventi Jansons e Temirkanov. Non ho ascoltato il concerto, perché io ho “chiuso” con il Riccardo Chailly sinfonico dopo la sua ultima “La Valse”, dove ogni “p” e “pp” in partitura era un “f” o “ff” in una perenne sovraesposizione dinamica. Saluti

      -MV

      • giorgio novembre 11, 2015 a 5:15 pm #

        Anche io non ci casco più: non spendo più un solo euro quando dirige Chailly. Il suo stile direttoriale è divenuto pallosissimo, rumoroso e spocchioso.

  2. lavocedelloggione novembre 11, 2015 a 12:49 pm #

    Non sarei stata così decisa nel giudizio, ma certamente fra poco avrò dimenticato questa serata. Mi sembra lodevole riproporre Maderna, che a me è sembrato ben eseguito, ma non ho riferimenti in materia che mi permettano di andare più in là (ma forse sì, anch’io ho trovato l’esecuzione troppo pesante). D’accordo anche su Rachlin, ma soprattutto sull’inutilità assoluta delle sinfonie di Rachmaninoff; già avevo deplorato la simpatia di Pappano per la seconda, ma questa terza è ancora peggio, senza né capo né coda e non vi saprei dire se un’esecuzione migliore l’avrebbe resa passabile, penso di no, quindi a Chailly rimprovero solo di averla messa in programma.
    Un’ultima parola su Chailly; non è un direttore di secondo piano, questo si vede comunque al di là delle giuste critiche a questo concerto; ha sicurezza e mestiere, e alcuni autori gli sono congeniali (per cui si va “sul sicuro”), ma certo non vola alto nei “cieli” di cui parlava Vono nel post precedente!
    Saluti a tutti Attilia

    • Pietro Tristano novembre 11, 2015 a 4:51 pm #

      Sì, Attilia, però affidargli la guida della Scala è un errore. Sicurezza e mestiere li avevano anche Patané o Gardelli o Santini o Molinari Pradelli (i quali comunque avevano un repertorio operistico molto più vasto di Chailly). Ma la Scala ha bisogno di eccellenza e dedizione, non di bolsa routine.

  3. lavocedelloggione novembre 11, 2015 a 12:52 pm #

    Nel frattempo è arrivato l’intervento di Vono, che parla della terza di Rachmaninov in ben altri termini; mi ripropongo di sentire le esecuzioni di Jansons e Temirkanov. Attilia

    • masvono novembre 11, 2015 a 1:14 pm #

      Ciao Attilia mi riferivo ad esecuzioni “live”. Trovi però Jansons registrato con la Filarmonica di San Pietroburgo, che è straordinario. Ciaociao

      -MV

      • Franco Nava novembre 11, 2015 a 5:13 pm #

        concordo. l’edizione Jansons piace molto anche a me. però non trascurate la registrazione di Maazel coi Berliner di inizio anni ottanta.

  4. davide novembre 11, 2015 a 4:32 pm #

    premesso che sul violinista siamo tutti d’accordo: è magnifico!!!!!!!!!! (e speriamo ritorni prestissimo anche con un recital, magari)…..
    io speravo che chailly avesse uno scarto e uno scatto di orgoglio, ci facesse dimenticare l’orrendo strauss dell’anno scorso, e avesse in serbo un colpaccio – e una volta ne era capace, vi ricordate la stupenda glagolitica di janacek di inizio anni novanta?….
    invece è stato un disastro…… il brano di maderna è una lezione di stile e di interlinee, qui si impasta tutto (e anch’io ho sentito tante stonature, eh?), il suono cresce e cresce ma senza costrutto, la tensione è zero, il suono si satura. buttato via.
    stravinskij è diretto in maniera molto ingabbiata, ma rachlin è così fenomeno da far dimenticare il contesto orchestrale stitico….
    son d’accordo anche io sul fatto che con rachmaninov si cade nell’abisso: rumore rumore rumore…
    considerazioni finali….. ma, dico, ma ti presenti con la “tua” orchestra e [a] hai bisogno di un solista (un po’ più di fiducia no?????), e [b] metti insieme un programma così scrauso???????….. non posso credere che gli orchestrali siano contenti di sta sbobba…… cioè suonano proprio male……. dài, diteci che la nomina di chailly è un bruttissimo scherzo……..

  5. marco vizzardelli novembre 12, 2015 a 5:37 am #

    No, purtroppo.Dopo un Falstaff eccelso, dopo un concerto Gershwin-Bernstein eccellente, dopo un concerto Mozart Sostakovic stratosferico, dopo un mese di Daniele Gatti, Scala e Filarmonica a livello eccezionale, cosa ti combinano Pereira e l’orchestra? Uno è tutto impegnato a tirare la giacchetta al Dio Offeso (che si produce in imbarazzanti interviste nelle quali insulta mezzo mondo) perché torni a benedire il teatro, gli altri eleggono l’altro Riccardo il quale risponde con un concerto di imbarazzante modestia che ne conferma l’involuzione a routinier.
    Le risposte di chi assiste a questo, che purtroppo non è un bruttissimo scherzo ma la realtà, potrebbero esser due: a) non andare più alla Scala quando dirige il prescelto, anche se questo comporta il rischio di lasciar mano libera ad una scelta sciagurata; b) andarci e farsi sentire, per iscritto e a voce.

    marco vizzardelli

  6. Tiziano novembre 12, 2015 a 12:25 pm #

    Attilia, amici, ma avete letto l’indecente recensione di questo concerto da parte del Corriere della Sera?
    Ma qua siamo pazzi!!!
    Si parla di programma coraggioso e di esecuzione altissima. Mi vien da ridere!
    Ma la cosa grave è che si parla di tripudio del pubblico dopo Rachmaninov: e questa è semplicemente una balla, grandissima e gravissima.
    Qui bisogna reagire, perché reiniziano tutti i trucchetti miserabili della cricca già vissuti nell’era di Muti!
    Come si può reagire? No, perché se qui decidono di andare avanti a menzogne e provocazioni si può anche far casino grosso…. Cose dite?

  7. Luigi Brambilla novembre 12, 2015 a 1:30 pm #

    D’accordissimo col malcontento generale, avanzo una proposta secondo me percorribile e non traumatica.
    Riccardo Chailly è Direttore Principale del Teatro alla Scala con contratto dal 1.1.2015 al 31.12.2016.
    Al termine non gli si rinnova l’incarico e lo si ringrazia per il lavoro prestato.
    Punto.
    Dalla stagione 2017-2018 Daniele Gatti venga nominato Direttore Musicale del Teatro alla Scala per, che so io, cinque stagioni.
    Tutto limpido, alla luce del sole, senza giochetti.
    Per la gioia della città, del pubblico e delle masse artistiche.

    • Stiffelio novembre 12, 2015 a 6:43 pm #

      Leggo da tempo tutti i vostri commenti ma mi sembra che i giudizi siano un po’ troppo estremizzati. questo concerto di Chailly non l’ho sentito. Non abitando a Milano non faccio un viaggio per la terza di Rachmaninov e il concerto di Stravinski, che non sono capolavori. Tuttavia Chailly ho potuto sentirlo a Parigi con la sua Gewandhaus nel ciclo brahms, e sono stati concerti di altissimo livello. Chailly è un fior di direttore, apprezzato in tutto il mondo. Diamogli il tempo di dedicarsi completamente alla Scala.
      Ho apprezzato molto la sua scelta di lasciare l’incarico a Lipsia proprio per dedicarsi completamente alla scala. ricordo inoltre che attualmente egli è solo direttore principale del teatro, carica che in realtà non significa un bel nulla (così come quella proposta a Muti di direttore emerito).
      Egli diventerà direttore musicale dall’anno prossimo così come anche direttore musicale della Filarmonica con la quale comunque è già stato invitato a Salisburgo la prossima estate.
      Trovo Gatti un ottimo direttore, ma francamente è discontinuo. chi era con me al Falstaff l’ha trovata una buona eecuzione ma mancava della raffinatezza di un Abbado o della debordante e travolgente teatralità di un Levine e della calligrafica perfezione di un Maazel. in sostanza a bologna Gatti aveva fatto molto meglio.Invece il suo Pelleas a Firenze è stata una rivelazione. Così come la sua decima di Sostakovic che ho sentito a Salisburgo con la Staatskapelle di Dresda.
      Comunque , non avrebbe mai accettato un incarico stabile alla Scala, essendo stato scelto dal Concertgebouw per succedere a Mariss Jansons.
      Ma mi sembra che a Milano sia ben presente, con opere (l’anno prossimo ad esempio dirigerà i Maestri Cantori di Norimberga) concerti vari. Così come ben presente è anche il Italia per esempio con la Mahler Chamber, o a Firenze e Roma (interssantissimo il suo prossimo ciclo Schumann.
      Quindi , cari appassionati, non ne fate una questione personale o di partito.
      Aspettiamo a giudicare Chailly quando avrà assunto pienamente la guida del Teatro.
      Fidatevi che in tanti la pensano come me anche sul vostro idolo.

      Articolo riportato da un quotidiamo
      Per la stampa straniera è Chailly il direttore d?orchestra dell?anno
      Riccardo Chailly (foto) mette d?accordo i principali quotidiani del mondo, dal Times al Guardian , da Die Welt a Le Figaro e El Mundo fino all?australiano Limelight : secondo la classifica pubblicata ieri sul sito Bachtrack.com è lui il migliore direttore d?orchestra del 2015. Per la stampa straniera è Chailly il direttore d?orchestra dell?anno
      Riccardo Chailly (foto) mette d?accordo i principali quotidiani del mondo, dal Times al Guardian , da Die Welt a Le Figaro e El Mundo fino all?australiano Limelight : secondo la classifica pubblicata ieri sul sito Bachtrack.com è lui il migliore direttore d?orchestra del 2015.

      • Tiziano novembre 12, 2015 a 7:40 pm #

        Ti chiami Stiffelio o… Gabriello???

      • lulù novembre 12, 2015 a 7:54 pm #

        eh, però Stiffelio…. il tuo argomentare è un po’ furbetto…….. qui non si sta parlando di quali direttori d’orchestra meritino di potersi esprimere alla Scala…… è ovvio che il curriculum di Chailly è indiscutibile – del resto, scusa, io lunedì ho fatto la mia fila e ho comprato il biglietto spendendo miei solidi, e non l’ho fatto certo da masochista, ti pare?……. qui si sta parlando di una Scala malconcia che va ripresa in mano e rilanciata……. Chailly non ha nessuna delle qualità richieste per questa funzione……. scusami: è presente per 16 serate di opera in una stagione – cosa ci fai con 16 serate!!!…….. in più dirige un concerto così schifoso………. lo vuoi o non lo vuoi ammettere che Chailly è entrato in Scala per una bieca (e ben identificata) operazione di potere?…….. perché se non ammetti manco questo, allora non puoi capire perché una persona assennata come Attilia decide di scrivere al sovrintendente e al sindaco per metterli a parte di un malcontento diffuso assai……. non ti piace il Falstaff di Gatti? che tte devo di’, goditi quel capolavoro che è la Giovanna d’Arco diretta dal miglior direttore d’orchestra del mondo……. ma non venirci a spiegare cosa dobbiamo o non dobbiamo dire su questo sito……. per le operazioni di propaganda di regime basta e avanza il Corriere della Sera…….

      • masvono novembre 12, 2015 a 8:01 pm #

        Personalmente ritengo che chiunque si accosti alla musica senza preconcetti o appartenenze “di partito” o “di logge” che in questo blog, contrariamente alla vita quotidiana, agli incarichi pubblici, privati e artistici, contano *z e r o*, sappia decidere e constatare da sè i diversi cieli in cui abitano i due direttori. Cieli diversi e altezze, soprattutto, diverse. Seguo Gatti dall’epoca della “Stradivari” e Chailly dallo stesso periodo. E, francamente, il loro paragone è innaturalmente inutile. Oggigiorno uno mi interessa enormemente (ora come allora), l’altro per nulla. Saluti.

        -MV

      • pippo_bo novembre 12, 2015 a 8:04 pm #

        Stiffelio, quel che dici non ha molta logica.
        “Aspettiamo a giudicare Chailly quando avrà assunto pienamente la guida del Teatro”.
        Ma è proprio questa la sciagura da evitare. Per quale motivo al mondo dovrei aspettare impassibile che avvenga una cosa che non è ancora firmata per contratto (come dice l’amico Luigi Brambilla, Chailly ha in mano solo il contratto di Direttore Principale sino alla fine del 2016) senza oppormi se in coscienza lo ritengo qualcosa che danneggia la città in cui vivo?
        Posso augurarmi che si apra una nuova pagina al più presto? Sì. E io che questa pagina s’aprirà con Gatti sono più che sicuro, perché i fatti sono più forti delle interpretazioni. Sempre.
        E più Chailly e la sua cricca si arroccano, più verranno giù rumorosamente. Quel posto non è stato conseguito per volontà delle masse artistiche o per merito o dedizione pregressi (Chailly prima della “Turandot” dello scorso maggio non aveva diretto opera in Scala dal 2008!!! Chiaro, Stiffelio? 2008, sette anni fa!), ma per magheggi lobbystici. E quando le cose si fanno in modo sporco non durano.
        Per il resto credi che io pensi che Daniele Gatti sia perfetto? Ovvio che no. Ma non è questo il punto. Il punto è che Daniele Gatti è la soluzione più promettente per aprire una nuova fase – artistica e morale – alla Scala.
        Non mi sembra difficile capirlo.
        Quindi non aspetto un bel niente, caro il mio Stiffelio.

  8. fra' novembre 12, 2015 a 10:13 pm #

    Continuo – come Attilia e voialtri – a non capire che cosa giustifichi la nomina di Riccardo Chailly in Scala.

    Stiamo alle statistiche dell’ultimo quinquennio (2010-2014) che precede la sua discutibilissima nomina scaligera.

    Quante produzioni operistiche ha diretto Chailly in quel quinquennio?
    Una.
    UNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    -La bohème- a Valencia nel 2012.
    Ripeto quante: una. Ripeto quale: -La bohème-. Ripeto dove: Valencia.
    Ripeto una seconda volta quante: una.
    Ripeto una seconda colta quale: -La bohème-.
    Ripeto una seconda volta dove: Valencia.

    QUESTO SAREBBE UN DIRETTORE MUSICALE DA TEATRO ALLA SCALA???????????

    POSSIAMO SAPERE COSA NE PENSA (DAVVERO!!!) IL SOVRINTENDENTE?????????

    per gli amici perfiducci faccio lo stesso giochetto con Daniele Gatti.

    2010
    *-Elektra- Opernhaus Zürich
    *-Lulu- Teatro alla Scala
    *-Lulu- Wiener Festwochen
    *-Elektra- Salzburger Festspiele
    *-Parsifal- Bayreuther Festspiele
    *-Fidelio- Bayerische Staatsoper

    2011
    *-Fidelio- Opernhaus Zürich
    *-Falstaff- Opernhaus Zürich
    *-Parsifal- Opernhaus Zürich
    *-Otello- Opernhaus Zürich

    2012
    *-Die Meistersinger von Nürnberg- Opernhaus Zürich
    *-Falstaff- Royal Opera House London
    *-Mathis der Maler- Opernhaus Zürich
    *-La bohème- Salzburg Festspiele

    2013
    *-Parsifal- The Metropolitan Opera
    *-Die Meistersinger von Nürnberg- Salzburger Festspiele
    *-La Traviata- Teatro alla Scala

    2014
    *-Falstaff- Nationale Opera Amsterdam
    *-Il Trovatore- Salzburg Festspiele

    Queste non sono opinioni, sono dati.
    Attilia, ti prego di riportare anch’essi a chi di dovere.

    W Gatti direttore musicale del Teatro alla Scala dal 2017!!!

    ANY QUESTION???

    • Tiziano novembre 12, 2015 a 10:38 pm #

      Grazie per questi dati. Mi sembra si commentino da soli già a livello numerico.
      Se poi si entra nel merito il divario si fa ancora più abissale.

  9. lulù novembre 12, 2015 a 10:16 pm #

    grandissimo fra’…….. Chailly ha diretto un ventesimo delle opere dirette da Gatti!!!!……………. hahaha, ridicolo…………….. che vergogna………………..

  10. marco vizzardelli novembre 13, 2015 a 8:42 am #

    Orrendo il Corriere della Sera, con Girardi che si sdilinquisce su Chailly e… silenzio sul concerto di Gatti. Tipico da Corriere. Istituzionale, direi.
    Del resto, ritengo che il non far parte di certi giri o portici sia un ulteriore merito di Daniele Gatti.
    E, se guardate bene, tutti questi personaggi “di potere” più o meno mediatico o “di gruppo”, passati e presenti, sono accomunati da una caratteristica: parlano, parlano, parlano ad ogni propria apparizione.
    I Claudio Abbado e i Daniele Gatti, al contrario, hanno sempre parlato “il minimo” e fatto musica “al massimo”!

    marco vizzardelli

    • Stiffelio novembre 13, 2015 a 3:51 pm #

      Buon pomeriggio a tutti. Mi sono permesso di sollevare il problema solo perchè non condivido la contrapposizione “bianco/nero” fra i due Maestri: L’uno un fenomeno, l’altro una schiappa.
      A mio avviso non è così e non sono il solo a pensarla in questo modo. La critica di tutto il mondo tiene il Maestro Chailly nella massima considerazione, così come anche il Maestro Gatti del resto. Entrambi sono vanto e onore dell’Italia migliore.
      Dire che Chailly è stato scelto contro la volontà delle masse artistiche non è vero. A me risulta per esempio che è stato proprio l’orchestra a preferire Chailly.
      Del resto un direttore musicale imposto in una Istituzione come la Scala è contro ogni logica o meglio, semplicemente è impossibile.
      Ma tutto ciò poco importa.
      La domanda che ci si deve porre a mio avviso è questa.
      Chailly era per la Scala la migliore scelta in assoluto?
      Sicuramente no, ma ,scusatemi ,nemmeno Gatti.
      I migliori in assoluto (Pappano, Petrenko, Salonen) sono già occupati da anni.
      Chailly era la migliore scelta possibile?
      Per me sì: alla Scala serve un direttore di alto profilo, che gode di prestigio a livello internazionale, che possa dedicare all’Istituzione il maggior tempo possibile.
      E Chailly questi requisiti ce li ha tutti.
      Dovete dargli atto che ha volontariamente rinunciato al proprio incarico alla Gewandhaus proprio per dedicarsi alla Scala ed alla Filarmonica.
      il prestigiosissimo incarico assunto da Gatti ad Amsterdam (irrinunciabile spero che tutti siate d’accordo) gli preclude qualsiasi altra nomina in pianta stabile.
      Compagini come il Concertgebouw richiedono impegno e dedizione totale.
      Nessun direttore stabile di Orchestre di questo livello (parlo delle tre o quattro migliori del mondo, Berliner , Chicago, Amsterdam Bayerische Runfunk. dirige anche contemporeneamente un teatro d’opera. Semplicemente perchè un artista serio ( e Gatti lo è ) non può mantenere un livello artistico eccelso oltre un certo limite .
      Kirill Petrenko ad esempio, nominato direttore dei Berliner pare positicipi il suo insediamento al 2020 al termine del suo contratto a Monaco.
      Date il tempo a Chailly di lavorare a tempo pieno con il Teatro e giudichiamolo dai risultati, fra un paio d’anni.
      Daniele Gatti sarà sempre una gioia ascoltarlo alla Scala come altrove.
      Del resto le occasioni non mancheranno (Meistersinger alla Scala, Tristano a Roma.).
      Senza contare che egli rinnoverà sicuramente la tradizione (che proprio Chailly aveva coltivato) di dirigere con la sublime Concertgebouw un’opera ogni anno.
      E quella sarà veramente una festa.

      • davide novembre 13, 2015 a 10:21 pm #

        dài un po’ di cose per scontate e per assunte, che non stanno proprio come dici tu, Stiffelio.

  11. lavocedelloggione novembre 13, 2015 a 4:16 pm #

    Cambiando argomento (ditemi se volete un post a parte), che ne dite dello sciopero di ieri?
    Il povero Pereira non ne azzecca una! Aveva confidato in una versione minimale del balletto in programma ieri e invece non ha avuto neppure i 5 operatori necessari ad allestire il palco! Così niente Bolle e niente Zakharova . Che sia il preludio alle solite minacce di far saltare la prima del 7 dicembre?
    E poi, avete letto l’ennesima lettera al Corriere, nella parte di Milano? Questa volta Ettore Napoli lamenta i posti vuoti per Wozzeck di domenica scorsa, con conseguente risposta generica e poco puntuale della solita Isabella Bossi Fedrigotti.
    Buon fine settimana Attilia

    • Zio Yakusidé novembre 13, 2015 a 5:58 pm #

      ben gli sta, vien da dire, si è ricoperto, anche questa volta, di ridicolo
      pur non conoscendo nel dettaglio la vicenda, non mi piacciono i comportamenti antisindacali ed i tentativi padronali di chi fa la voce grossa
      ha tentato una operazione di forza (si va avanti lo stesso) che si è rivoltata contro di lui (ma alla fine non importa più di tanto) e sopratutto contro gli spettatori tutti che sono stati presi in giro e male informati
      risultato:
      ennesima figuraccia del teatro con spettatori, anche molto lontani, che difficilmente rimetteranno piede lì dentro
      insprimento delle relazioni sindacali
      ricompattamento della RSU

      complimenti al manager

      ps
      sul solito teatrino delle minacce al 7 dicembre vorrei non profferir parole, mi sembra un refrain stantio ed ormai ha davvero annoiato tutti
      tutti gli anni! basta!

      • Aida novembre 13, 2015 a 9:23 pm #

        Davvero.

        Pereira è riuscito nell’impresa quasi impossibile di ricompattare i sindacati (e persino i lavoratori non aderenti ad alcuna sigla), scontentare pubblico, artisti e lavoratori. Un capolavoro.
        Con i sindacati ti siedi al tavolo, e se non sei capace cambia mestiere.

        Pessimo, veramente.

  12. davide novembre 14, 2015 a 9:32 pm #

    sono convinto che con Gatti al posto di Chailly certe cose un sovrintendente non se le permetterebbe.

  13. lobo toni zato novembre 14, 2015 a 9:43 pm #

    Per quel che conta credo anche io che sia possibile instaurare al Teatro alla Scala un nuovo corso di rinascita artistico-morale imperniato sulla persona di Daniele Gatti.
    Ritengo che molto dipenda da quanto il nuovo sindaco di Milano (a partire da giugno) vorrà prendere in mano la situazione in maniera seria, privilegiando trasparenza e merito. Non lo credo impossibile.
    Nel frattempo occorre vegliare – lo dico sopratutto alle rappresentanze dei lavoratori scaligeri di tutti i reparti – che avvengano colpi di mano. Il più grave dei quali sarebbe firmare un contratto pluriennale a Chailly che ipotechi i prossimi anni andando oltre il suo attuale contratto che finisce con la fine del 2016.
    Se invece ciò avvenisse, ecco, io credo che a quel punto bisognerebbe reagire nella maniera più netta e decisa possibile, tramite boicottaggio e contestazione in sala. Qui ci giochiamo il futuro scaligero, non è il caso di tergiversare.
    Stiamo con gli occhi aperti e stiamo pronti a intervenire.

  14. Stiffelio novembre 15, 2015 a 3:53 pm #

    Gatti , avendo firmato un contratto a lungo termine con l’orchestra del Concergebouw, mai accetterà la carica di direttore musicale alla Scala. Proprio per la persona seria che è.
    Chailly, dai principali organi di stampa del settore, risulterebbe avere già firmato quale direttore musicale della Scala.
    L’attuale impegno quale direttore principale ( e non musicale) del Teatro era legato al suo contratto con la Gewandhaus. Proprio per tale motivo ( e perchè anche lui è una persona seria) ha ritenuto doveroso lasciare l’impegno tedesco per dedicarsi alla Scala a tempo pieno.

    • lobo toni zato novembre 15, 2015 a 6:43 pm #

      Sbagli. Chailly ha in mano solo il contratto di Direttore Principale dal 1.1.2015 al 31.12.2016. Per il dopo vi sono solo accordi verbali. Ma finché non si firma non si firma. E non si deve firmare.

      • lulù novembre 17, 2015 a 9:26 am #

        esatto……. sottoscrivo totalmente……

  15. marco vizzardelli novembre 17, 2015 a 10:42 pm #

    A) Su Daniele Gatti alla scala organizzai una petizione, il mio pensiero penso sia chiaro: però vorrei un Gatti scaligero che potesse lavorare in un ambiente rasserenante, stimolante, “accogliente” (Santa Cecilia-Pappano non sarà un matrimonio eterno, non ne esistono ed è bene che non lo siano, ma in questi anni hanno dato un fior di modello di valorizzazione reciproca e reciproca accoglienza)
    B) Andris Nelsons (che fino a qualche mese fa era parso una quasi certezza, poi improvvisamente stoppata, per Lucerna), ha appena fatto sapere che ritarderebbe l’ingresso a Lipsia per i tanti impegni già presi a Boston dove penso si trovi benissimo. Fra Lucerna e Milano (e adesso magari anche
    Lipsia?) c’è qualcosa – due stop – che continua a non tornare…
    ———————
    “Un teatro mi manca, certo. E della Scala-story la cosa che mi ha disturbato e amareggiato non è stata la scelta ma la poca chiarezza, le promesse poi rimangiate, la gestione in chiave agonistica della scelta con altri colleghi coinvolti”. Così Daniele Gatti proprio all’inizio dell’intervista fattagli da Angelo Foletto e pubblicata su Classic Voice di ottobre 2015.
    Parole chiare e corrette, e da signore. Le contrapposizioni possono essere roba da tifosi. Altra cosa la cattiva gestione di una “story” (per usare il termine sortito da Gatti stesso)
    Possibile che la Scala sia sempre così “nevrotica”?

    marco vizzardelli

  16. marco vizzardelli novembre 17, 2015 a 10:47 pm #

    Ritrascrivo correggendo e aggiungendo qualcosa.

    A) Su Daniele Gatti alla Scala organizzai una petizione, il mio pensiero penso sia chiaro: però vorrei un Gatti scaligero che potesse lavorare in un ambiente rasserenante, stimolante, “accogliente” (Santa Cecilia-Pappano non sarà un matrimonio eterno, non ne esistono ed è bene che non lo siano, ma in questi anni hanno dato un fior di modello di valorizzazione reciproca e reciproca accoglienza)
    B) Andris Nelsons (che fino a qualche mese fa era parso una quasi certezza, poi improvvisamente stoppata, per Lucerna), ha appena fatto sapere che ritarderebbe l’ingresso a Lipsia per i tanti impegni già presi a Boston dove penso si trovi benissimo. Fra Lucerna e Milano (e adesso magari anche
    Lipsia?) c’è qualcosa – due stop – che continua a non tornare…
    ———————
    “Un teatro mi manca, certo. E della Scala-story la cosa che mi ha disturbato e amareggiato non è stata la scelta ma la poca chiarezza, le promesse poi rimangiate, la gestione in chiave agonistica della scelta con altri colleghi coinvolti”. Così Daniele Gatti proprio all’inizio dell’intervista fattagli da Angelo Foletto e pubblicata su Classic Voice di ottobre 2015.
    Parole chiare e corrette, e da signore. Le contrapposizioni possono essere roba da tifosi. Altra cosa la cattiva gestione di una “story” (per usare il termine sortito da Gatti stesso)
    Possibile che Scala – e ambiente circostante – siano sempre così “nevrotici”, per non usare altri termini?

    marco vizzardelli

  17. Stiffelio novembre 19, 2015 a 5:15 pm #

    Puo’ darsi anche che le notizie provenienti da fonti quali membri di orchestra e coro dicano che Chailly ha firmato solo un contratto come direttore principale.
    Tuttavia tutta la stampa specializzata e non lo qualifica già come direttore musicale.
    Pregherei a questo punto la direzione del Teatro di smentire tali voci.
    Rimangono però i fatti certi:
    Chailly ha rinunciato ad un contratto che lo legava alla Gewandhaus fino al 2020.
    E’ stato nominato direttore (principale/musicale?) dell’ Orchestra FIlarmonica della Scala dal consiglio di amministrazione di quella istituzione.
    Non vedo proprio come non possa assumere anche la carica di direttore musicale.
    Riguardo a Gatti, proprio per la signorilità , lo scrupolo e la professionalità che lo contraddistingue, non vedo come potrebbe ora assumere un impegno gravoso quale quello di direttore musicale di un teatro.
    Guardate in internet il suo calendario di impegni fino a Giugno 2016.
    Oltre ai concerti quale direttore dell’Orchestre National de France, vi sono concerti con alcune delle più prestigiose orchestre mondiali, un tournee con la MCO per completare il ciclo Beethoven, una tournee coi Wiener ecc.
    Poi incomincerà l’incarico vero e proprio con il Concertgebouw.
    E la Scala? quando potrebbe lavorarvi?

    • lulù novembre 20, 2015 a 8:47 am #

      beh….. negli ultimi due mesi ci ha lavorato a lungo e benissimo….. d’altronde Chailly dirige solo diciassette serate d’opera in un’intera stagione…… non s’ammazza certo di lavoro!……

  18. marco vizzardelli novembre 20, 2015 a 10:11 am #

    BRAHMS, BEETHOVEN, LA VERDI, BIGNAMINI E IVANOV

    Fra i benefici effetti della presenza di Jader Bignamini sul podio dell’Orchestra Giuseppe Verdi vi è il suo senso del fraseggio e del suono, inteso come colori e proporzioni. E la capacità di diversificarlo da autore ad autore, da brano a brano, che non è di tutti i direttori. Fin da quando fu fondata, la Verdi ha una sua “cifra” stilistica chiarissima nel suono “grande”, importante. Nella sua tormentata (e mai abbastanza riconosciuta, vero signori ministri?) esistenza, è riuscita a mantenere questa sua precisa identità. Se un problema costante è esisitito è, semmai, l’opposto: la sfumatura, il gusto per la “nuance”, per un suono proporzionato e tornito. Con Vladimir Delman il problema non si poneva, in quanto – fra l’altro – genio delle sfumature, del rubato (chi ha avuto la ventura di ascoltare, esempio, il suo “Schiaccianoci” sa di cosa parliamo). Negli ultimi anni, la Verdi – tornata a fiorire e a crescere dopo un periodo difficile (vero, signori ministri?) – vive un periiodo felice nella gestione di Zhang Xian e di Jader Bignamini, che si sono ben compensati a vicenda, fra suono esuberante e fraseggio e gusto “americaneggiante” della preparata cinese (pur non entusiasmante, fin qui, nelle incursioni in repertorio tedesco: ne avremo presto ulteriore riscontro), e suono luminoso, tornito, proporzionato, “italiano” (ma senza volerne fare una categoria maniacale) del cremasco. L’esito dà soddisfazione all’orecchio. Con Bignamini stabile (e il Brahms di questo concerto ne è stato lampante conferma) si compirebbe, nella freschezza e nel talento e nell’entusiasmo di un direttore giovane quanto accorto, il salto ulteriore di qualità… verso la zona-Santa Cecilia (che , al momento, sta a sé, fra le orchestre italiane), senza perder troppo tempo e concerti dietro attempati routinier (cinque volte Flor nel 2016!) il cui prestigio internazionale va da Paolo ad Isotta, e non oltre. Sta alla Verdi decidere. Il suo pubblico ha “visto” da tempo…
    In ogni caso Xian-Bignamini “funzionano”, l’orchestra ne esce sana. Si compensano. Ma c’è un elemento di squilibrio: con Xian già così impostata, ogni presenza sul podio del bombardiere Axelrod impone alla Verdi (pur notoriamente duttile) di ricominciare un lavoro sulle proporzioni: tanto più arduo quando, nel turno settimanale di un’attività intensissima e benemerita (vero, signori ministri?), occorra “passare” dalle cannonate del Sacre by Axelrod, al senso di proporzione insito nel Concerto per violino di Beethoven e nella Sinfonia in Re Magg. di Brahms.
    Ora, dopo un Requiem di Verdi bello in orchestra e coro ma un po’ “trattenuto” e condizionato dai traballanti (e cambiati in corso d’opera) quartetti di canto che Bignamini ha dovuto far quadrare e tenere insieme al tutto, la Seconda di Brahms in particolare ci ha riproposto il direttore al suo meglio, in una lettura di una freschezza, di una fantasia di fraseggi, di una luminosità di suono e di una apparente, sorgiva, spontaneità, esattamente le doti ammirate in questi anni nel trentanovenne direttore. Apparente: come nelle sue “cose” migliori, “sembra”, all’orecchio di chi ascolta, che Bignamini dica “adesso sono Brahms”, e Brahms “gli esce, compiuto, appropriato e per di più strabordante di freschezza. In realtà non è così: dietro c’è una montagna di studio nonché di prove con l’orchestra. E la proporzione del suono, la tornitura del fraseggio, provando si ritrovano. Intanto, oseervate un particolare: come cambia il gesto di Bignamini dalla stilizzazione beethoveniana alla “rotondità” brahmsiana. Dal 1806 al 1877 c’è comunque un mondo che avanza, in musica… Poi, ascoltate questa Seconda: tutta, dalla “rotondità” dell’enunciazione del tema iniziale, ad un meditatissimo adagio non troppo, al doppio tempo a contrasto (allegretto quasi andatino e presto) con i suoi giochi timbrici dei legni, all’incredibile “cavalcata” – peraltro leggerissima, con suono sempre curato – del finale. La più solare delle quattro sinfonie di Brahms (bene ha fatto Bignamini a cominciare da questa, che gli sta a pennello, ma questo punto vogliamo anche le altre!) è uscita come un fascio di luce.
    Più formale, anche se equilibratissima la lettura del Concerto per violino di Beethoven. Bignamini tiene spediti i tempi ma sostanzialmente rispetta l’identità del solista. Il giovane Yussif Ivanov (belga nonostante il nome) è più violinista “di testa” che virtuoso spettacolare: anche l’Ysaye del bis, giusto omaggio al Belgio che accomuna compositore ed esecutore, è tendenzialmente composto e contenuto. Plauso ad Ivanov per l’educazione e garbo verso il pubblico nell’annuncio del bis. Strumentista puntuale, agguerrito (solo un istante di calo a metà primo movimento). Qui però, prima dell’esecuzione e dell’interprete, l'”avvenimento” è lo strumento: il suono luminoso dello Stradivari Lady Tennant (anno di grazia 1699) è qualcosa che raramente è dato ascoltare, e il Larghetto mirabile del Concerto ovviamente se ne giova: se solo l’educatissimo solista (bravo, intendiamoci) si lasciasse un po’ più andare… Forse gli anni e il tempo aggiungeranno al garbo il sorriso. Di suo, il Beethoven di questo Concerto è – nella sua media, e specialmente nel finale – parecchio incline al sorriso…

    marco vizzardelli

    • tornic novembre 20, 2015 a 11:11 am #

      Mi permetto di aggiungere solo un’ulteriore osservazione alla precisa analisi di Vizzardelli: il piacere dimostrato dai maestri d’orchestra tutti a suonare insieme a Bignamini; la soddisfazione e la gioia che i loro corpi e i loro visi esprimono durante e alla fine dei concerti si trasmette anche allo spettatore per il quale il concerto diventa bello non solo da sentire ma anche da vedere

  19. lulù novembre 24, 2015 a 11:13 pm #

    quel che trovo sempre più sgradevole in Chailly è la continua impressione che dà di star sempre recitando……… mai vero e trasparente……… sempre a interpretare un ruolo…….. quando parla ai giornali o in tivù, quando prova, quando dirige….. motivo in più per liberarsene….. al più presto!…..

  20. davide novembre 25, 2015 a 1:08 pm #

    ma soprattutto è BOLSO BOLSO BOLSO

  21. davide novembre 28, 2015 a 7:20 am #

    Nel frattempo – oh sorpresa! – Marcelo Alvarez sparisce dalla chaillyiana «La fanciulla del west». Prima cambio di regista. Poi cambio di tenore protagonista. Chi sarà il prossimo?

    Possibile che l’unico che dovrebbero cambiare, cioè proprio Chailly, sia intoccabile?

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