Filarmonica della Scala

5 Nov
Dal 5 al 10 Novembre 2015

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Direttore Daniele Gatti

PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart Sinfonia n. 34 in do magg. KV 338
Dmitrij Šostakovič Sinfonia n. 10 in mi min. op. 93

 

39 Risposte to “Filarmonica della Scala”

  1. Tiziano novembre 5, 2015 a 11:56 pm #

    EC CE ZIO NA LE !!!

    Filarmonica al di sopra di ogni elogio, sembravano trasfigurati.
    Pazzesco il Mozart di Gatti, roba da ingaggiarlo subito per la trilogia dapontiana.
    La Decima struggente, col secondo tempo talmente veloce e ossessionante da trattenere il fiato, Gatti dominatore di ogni suono, amalgami calibratissimi.
    Che bello!!!
    Quanto è grande la Scala quando presenta esecuzioni da Scala… Con Gatti è sempre più così, ne abbiamo bisogno come il pane.

  2. E. novembre 6, 2015 a 10:35 am #

    Beh, che dire? Ieri sera il maestro Gatti ci ha fatto uno splendido regalo – nonostante sia lui a compiere gli anni oggi. Dopo un Mozart solido ecco la vera chicca, Šostakovič: trascinante, magmatico, a tratti parossistico, teso e spasmodico, impeccabile nell’esecuzione e nei tempi. Alla fine pubblico festante e ripetuti, scroscianti applausi: Gatti ha colpito nuovamente nel segno. Grazie, Maestro, e tanti auguri!

  3. marco vizzardelli novembre 7, 2015 a 5:48 pm #

    Il Direttore Musicale che la Scala dovrebbe avere

    marco vizzardelli

    • lulù novembre 11, 2015 a 8:46 pm #

      sì, assolutamente.

  4. pippo_bo novembre 11, 2015 a 11:02 am #

    CRONACA E STORIA

    CRONACA

    Il concerto si pone ai livelli più alti dalla fondazione della Filarmonica della Scala. Bisogna riandare alle grandi stagioni dei Maazel, dei Sawallisch e dei Giulini per ritrovare una prova di forza così potente di questa orchestra.

    Il Mozart che non ti aspetti.
    Alzi la mano chi identifica Mozart con Daniele Gatti. Nessuno. Appunto. Invece la prestazione è storica. La frequentazione con quella meraviglia dal nome Mahler Chamber Orchestra ha instillato in Gatti una capacità e autorevolezza tali che ne esce un suono che sembra un gustosissimo wafer. Gatti non batte il tempo, non ne ha bisogno. L’agogica è invariabilmente giusta, l’orchestra è uno splendore (menzione con lode alla prima viola Rossi e al timpanista Arfacchia), il direttore suggerisce qui l’accento, lì il timbro, qui il rallentando, lì lo sforzando. Secondo movimento struggente.
    Applausi eccitati, con ben tre chiamate e, già, urla di bravo.
    Suggerimento ai sovrintendenti e direttori artistici: offrite qualche opera del Mozart serio a Gatti. Sarà vincere facile.

    Lo Shostakovich che ti annichilisce.
    Certe esecuzioni ti travolgono proprio fisicamente, ti torcono le budella. Ci siamo capiti. Questa Decima è francamente perfetta e trascinante. Il primo tempo oppressivo e implacabile, con gli archi bassi e le prime parti dei fiati che fanno a gara di bravura. Il secondo tempo è preso a una velocità supersonica, l’orchestra suona in apnea e compie un miracolo tecnico e fisico. Il terzo tempo (meraviglioso il primo corno!) è una danza di fantasmi, terrorizzante, livida, sorda, defunta. Il quarto tempo si apre con un oboe talmente meraviglioso da voler morire su quelle note (avete presente l’effetto-nenia dell’esordio del terzo atto di “Tristan und Isolde”?), e poi l’orchestra prende il volo. Le ultime battute sono vertiginose e si chiudono con quel glissando ascendente che ti fa saltare dalla sedia.
    Da lì il delirio: loggione tutto in piedi a urlare. Ma per alcuni lunghissimi secondi Gatti rimane fermo e immobile come una statua. Guarda uno per uno gli orchestrali con una tenerezza che diresti paterna. Loro lo riguardano con gli occhi che sembrano voler dire: “Ma cosa abbiamo fatto stasera?!”. Solo dopo questo shock reciproco il maestro fa alzare l’orchestra tra il tripudio. Seguono cinque chiamate in proscenio, l’orchestra batte i piedi e non vuole alzarsi. L’ovazione si spegne solo perché il maestro fa ciaociao con la manina verso il pubblico. Stravolto. Trasfigurato. Annichilito.
    La gente scende dalle gallerie in silenzio, quasi avesse assistito allo svelamento di un graal.

    STORIA

    Occorre dirlo in maniera definitiva. L’èra di Riccardo Chailly, se mai è iniziata o inizierà, è nei fatti già conclusa. Pubblico e orchestra hanno già deciso quale è il presente e il futuro di questo teatro. Poi si possono attribuire politicamente ruoli e titoli. Ma la realtà è evidente e indistruttibile.
    Ogni confronto col ridicolo (musicalmente e interpretativamente) Rachmaninoff del giorno precedente – sul quale taccio per carità di patria – è semplicemente improponibile. È come tentare di paragonare Furino a Zidane.
    Ciò che di imbarazzantissimo sta accadendo in questa complicata e nebbiosissima situazione scaligera è inquietante. Ma dopo due mesi di Gatti in teatro è chiaro dove si va. Ed è chiaro che ci si andrà al più presto.
    Gabriella o non Gabriella. Giuliano o non Giuliano. Ernesto o non Ernesto.

    Benvenuto, maestro Gatti, nel suo e nostro Teatro alla Scala. Che bello il fidanzamento, quando si sa che sfocerà in un matrimonio glorioso!

  5. masvono novembre 11, 2015 a 12:22 pm #

    Concerto eccezionale. Comprendo il panegirico di Pippo, del tutto condivisibile. Trovo che la cosa importante sia che l’idea interpretativa di Gatti sia stata esattamente realizzata dall’orchestra, cosa che capita raramente. Poi, ognuno secondo il proprio gusto potrà preferire un Mozart più leggero, fra borotalchi e crinoline, o spensierato. Personalmente ho trovato la densità cameristica di questo Mozart giovanile già collocata nel mondo olimpico e “alto” della “Jupiter”. Giusto? Sbagliato? Nella realizzazione, splendida ed esatta dell’idea sta la risposta e, personalmente, l’ho ammirata ed apprezzata tantissimo.
    Per quanto riguarda l’enorme realizzazione di Shostakovich, dove Gatti si è gettato a capofitto nelle scure densità dei passaggi più cupi e desolanti (soprattutto il I tempo e l’introduzione al IV) conferendo al capolavoro un connotato insolitamente monumentale, vale lo stesso discorso. L’importante, a mio avviso, è comprendere che “i cieli” attualmente attraversati dall’arte musicale di Daniele Gatti sono oggigiorno riservati solo a lui e pochissimi altri e, da questo, trarre le opportune conseguenze. Noi, inascoltati, le avevamo manifestate chiaramente già all’epoca del suo Lohengrin.
    Saluti

    -MV

  6. lulù novembre 11, 2015 a 12:37 pm #

    ero onestamente molto prevenuta ieri sera, perché il concerto della Filarmonica con Chailly del giorno prima aveva mostrato un’orchestra sotto il livello di guardia.
    mi son trovata di fronte a tutt’altro mondo; ignoro quanti strumentisti fossero gli stessi del giorno addietro, ma sembrava un’altra orchestra, se avessi chiuso gli occhi potevo essere al Musikverein, per dire.
    mozart pulitissimo, suonato con dolcezza e partecipazione, più vicino ad Abbado che a Muti, direi. facce sorridenti, grande entusiasmo, anche del pubblico.
    dopo l’intervallo l’eccezionale è diventato addirittura astrale: Shostakovich così non l’ha fatto manco Jurovsky con la London Philharmonic. ho visto e udito cose pazzesche.
    ripeto: sembrava un’altra orchestra.
    con Pippo e Marco condivido la constatazione: Gatti è in grado oggi di fare cose bellissime, e soprattutto ha un feeling con questa orchestra che è speciale e porta gli strumentisti a prestazioni pazzesche.
    devo dire che anche il pubblico sembrava un altro. alla freddezza e al distacco mostrati nei confronti di Chailly si è sostituito l’entusiasmo e il calore riservata Gatti.
    anch’io – soprattutto riferendomi al “Falstaff” – mi associo nel chiedere a gran voce la nomina di Gatti al più presto come direttore musicale del Teatro alla Scala.

  7. error404 novembre 11, 2015 a 4:12 pm #

    Il caro Pippo Bo ha informazioni alla maggior parte del pubblico sconosciute?
    davvero il matrimonio si farà ?
    concordo sul fatto che i risultati artistici ed il consenso del pubblico sono incontrovertibili
    il paragone già ora è imbarazzante e lo sarà sempre più
    sul fatto che questo venga preso in considerazione dai “coinvolti” ce ne passa
    che questi facciano un passo indietro ne passa ancor di più
    io purtroppo ho ancora un vivo ricordo della plumbea era mutiana che fu interminabile

    • davide novembre 11, 2015 a 4:18 pm #

      non sono molto appassionato alle dietrologie… qui però, amici, ne va del futuro di questo teatro…. cioè i primi segni richiamano proprio il peggior mutianesimo: stampa plaudente anche di fronte a prestazioni discutibili, pompaggio di ogni brano anche brutto solo perché chailly lo mette in programma….
      a chi giova questa situazione se non allo stesso chailly che corona il sogno della sua vita di essere a capo della scala?… ma io dico: possiamo permetterci di sacrificare il teatro alle ambizioni personali?
      io spero sempre che quando le cose sono artisticamente incontrovertibili poi seguano i fatti….. per cui anche io ho speranza che la cappa chaillyana finisca quanto prima…. anche perché lo shostakovic di gatti è stato impressionante e l’orchestra mostra di seguirlo alla cieca.

  8. giorgio novembre 11, 2015 a 4:41 pm #

    Anche per me il concerto di Gatti e’ stato magnifico.

    Mi sono davvero goduto il Mozart cosi’ flessibile e amoroso ma non per questo melenso. Orchestra seduta in punta di sedia pronta a reagire alla minima sollecitazione della bacchetta. Bellissimo.

    Su Shostakowich voglio essere onesto: e’ un compositore con cui faccio molta fatica, perche’ mi sembra sempre triste e depresso (scusate il giudizio sommario, ma è per capirci). Ieri sera, invece, l’ho come riscoperto. Il primo tempo mi è passato via senza neanche accorgermi. Ma soprattutto il secondo, staccato da Gatti cosi’ veloce e ritmico, mi ha esaltato; non perche’ la musica sia allegra, ma perche’ ho capito quel che finora mi mancava: un direttore capace di infondere una tensione continua nel discorso musicale. Per cui anche per me il terzo tempo, quella specie di danza, è stato stupefacente per le differenziazioni che Gatti ha saputo tirar fuori dagli scaligeri al massimo assoluto del loro splendore. E poi il quarto è stato un trionfo vero e proprio.

    Si’, confermo, la chimica tra Gatti e la Filarmonica e’ perfetta. E anche tra Gatti e il pubblico. Corro a comprare il biglietto per il concerto del 7 marzo prossimo (Schoenberg, Strauss, Wagner).

    • lavocedelloggione novembre 11, 2015 a 5:27 pm #

      …e io anche quello di Ferrara Musica (nona di Beethoven con la MCO sabato 28 maggio 2016)
      W Gatti, vogliamo Gatti alla Scala, perché non facciamo una petizione? Intanto inizio a mandare tutto quanto scritto qui all’ufficio stampa della Scala, che almeno ci meditino sopra! Attilia

      • davide novembre 11, 2015 a 5:59 pm #

        Non solo all’ufficio stampa, carissima Attilia, mandala anche al sovrintendente e al presidente (sindaco). Sono i piani alti a dover e poter intervenire.

  9. Pietro Tristano novembre 11, 2015 a 4:48 pm #

    Cosa potrei aggiungere?
    In due mesi abbiamo visto:
    * il “Falstaff” migliore dai tempi di Maazel.
    * un debordante e gioioso concerto agli Arcimboldi dedicato a musiche americane e francesi
    * tre serate di Mozart/Shostakovich dove la Filarmonica ha suonato come non le accadeva dal concerto Abbado-Debussy del 1986.
    Gatti sta esplodendo di maturità e musicalità, ogni giorno senza di lui alla Scala è un giorno perso.

    • giorgio novembre 11, 2015 a 5:16 pm #

      D’accordissimo. Sottoscrivo soprattutto la tua ultima frase.

      • Tiziano novembre 11, 2015 a 6:25 pm #

        Anche io quoto al 100%.

  10. Franco Nava novembre 11, 2015 a 5:11 pm #

    anche io desidero dire la mia (soprattutto perché ci aspettano un paio di mesi di rieducazione al grigio e funereo stile del direttore principale in carica in barba a ogni merito).
    ho aspettato quasi ventiquattr’ore perché si tratta di una esperienza piuttosto squassante quella di questo indimenticabile concerto. per l’occasione era in platea perché un amico del turno C mi ha ceduto il suo biglietto.
    che Gatti, una volta deciso di eseguirlo, avesse in serbo qualcosa di diverso su Mozart lo immaginavo. ma mai e poi mai avrei immaginato una vetta così alta. confermo: egli non batte il tempo, egli evoca il suono. qualcuno più sopra lo paragonava al Mozart di Abbado, ma io credo che siamo oltre, e gli unici antecedenti che mi paiono comparabili sono Kertész e Fricsay. c’è qualcosa in Gatti di olimpico e apollineo, di scattante e brioso; ma il tutto è pervaso da una tenerezza costante che suona così latina, così cristiana. questo Mozart genio assoluto viene da Gatti approcciato non per via ascetica ma per via affettiva. “ti vogliamo così bene perché hai composto musica così inarrivabile”: questo sembra gridare Gatti a Wolfgang Amadeus. ma tutto questo sarebbe impossibile se la Filarmonica della Scala (qui ridottissima in numero d’esecutori) non si presentasse all’appuntamento con una dedizione alla causa che difficilmente avevo constatato negli ultimi tempi. qualcuno nel foyer commentava: “era tanto tempo che non li vedevo seduti sulla punta della sedia, così carichi e concentrati”. vero, confermo.
    quanto alla Decima dello Schostakowitsch, siamo di fronte a un monumento del sinfonismo di tutti i tempi. se non si è Karajan o Bernstein come si fa ad affrontarlo? ma anche qui Gatti stravince la sua sfida. i suoni che chiede e ottiene dall’orchestra sono fondati nel terreno come radici ispessite e potenti, ma allo stesso tempo leggere. altri hanno già notato che il difficilerrimo secondo movimento è stato proposto a una velocità inusitata, ma gli strumentisti non perdono un colpo, anzi! certo, il capolavoro di Gatti è il terzo movimento, letto come omaggio all’universo mahleriano fatto di valzerini, laendler, nachtmusik, eccetera. strepitoso (e applausi al corno solista).
    la reazione del pubblico è degna dell’esecuzione: ovazioni, tutti in piedi e applausi ritmati.
    una festa della musica come evento umanistico.

  11. marco vizzardelli novembre 12, 2015 a 5:26 am #

    L’applauso ritmato, di uso frequente in altre sale, non è di norma né di costume alla Scala. Quando si verifica, testimonia eccezionalità. Tale l’esito della terza ed ultima replica del concerto MOzart-Šostakovic tenuto da Daniele Gatti in questi giorni, con la Filarmonica. Esito pienamenmte rispondente alla qualità di quanto si è ascoltato da direttore ed orchestra. II 2015 della Scala va qualificandosi – molto più che per una discutibile programmazione operistica – come annata di grandi ascolti “sinfonici”, grazie ad Expo, al Festival delle Grandi Orchestre e a tutta una serie di avvenimenti musicali verificatisi dalla primavera all’autunno. In tanta dovizia di musica e di sinfonie, ad avviso di chi qui scrive gli esiti massimi sono stati due, seguiti da vicino da altri due. Ovvero: al top, la Quarta Sinfonia di Mahler con Ivan Fischer e la sua Budapest Festival Orchestra, e ora questo concerto di Gatti e Filarmonica. Accanto a questi, la Terza di Mahler Jansons-Wiener Philarmoniker e l’Ottava di Šostakovic Jurovskij-London Philarmonic.
    Mozart, poi Šostakovic: Gatti, da Dresda a Salisburgo alla Scala, ha portato avanti e approfondito questi programma nell’arco della stagione. E l’ascolto dà tutta l’idea di un cammino interpretativo, condotto, in profondità, che ha riferimento con altre tappe, altri nomi, altri autori nell’attività prossima del direttore milanese. Non è affatto un caso che la Decima di Šostakovic, in fondo “storia” di un artista a confronto con una terribile vicenda di potere politico, preceda l’approccio prossimo di Gatti ad un’altra celebre “vita d’artista”: quella dell’immaginario protagonista della Symphonie Fantastique di Berlioz che il direttore “incontrerà” ad Amsterdam nel 2016.
    Mozart, poi Šostakovic, l’accostamento parrebbe strano, ma non appare più tale quando ad unificarli è l’approccio di un maestro “dell’inquietudine in musica” quale Gatti. La K 338 in do maggiore, 1780, è l’ultima sinfonia “salisburghese” di Mozart. E, nella lettura di Gatti, è parsa una sorta di congedo dal Settecento, in apertura tematica e “sentimentale” al nuovo secolo, alla nuova musica. Il direttore ha adottato da un organico ridotto al minimo, ma ha chiesto ed ottenuto un suono molto “sinfonico”: sicché la leggerezza si è unita alla densità, in una prova tecnicamente impeccabile della Filarmonica, qui come in Sostakovic, in formidabili sortite solistiche e compattezza d’assieme, in forma e convinzione tali da lasciarci intendere cosa potrebbe diventare in qualche tempo di cura-Gatti: ciò che forse avverrà solo a periodi, per scelte differenti (e proprio in questi giorni, chi ha orecchie per intendere ha inteso, valori e qualità…). Congedo dal Settecento: pochissimo resta, del vecchio secolo, in un Mozart frammentato in mille inquietudini, fraseggi che si spezzano, note improvviasamente “appoggiate” e subito lasciate, densità di suono e inquietudine dell’anima: pizzi e crinoline sono scomparsi. O appaiono, qua e là, come un ricordo. Ma tutto – l’allegro vivace a frammenti, l’andante così ombroso, perfino il croccante humour (peraltro pure venato di ombre) del finale – rimandano sicuramente già alle due ultime grandi sinfonie di Mozart, e – per chi ascolta oggi – “guardano ben oltre”. Questo Mozart di Gatti, nei suoi sussulti musicali e dell’anima, ci lascia presagire un altro prossimo, fondamentale appuntamento dell’interprete: quello, previsto in primavera a Roma-Santa Cecilia, con le quattro sinfonie di Schumann, maestro di sussulti ed inquietudini. Ciò che più appassiona e avvince, in chi segua Daniele Gatti, è l’impressione di un cammino umano ed interpretativo segnato da temi e “umori” musicali che si intrecciano e si legano, costruendo la vicenda di uno dei più “intriganti”, oltrechè grandi, direttori del nostro tempo.
    Magnifico Mozart, sconvolgente Šostakovic. L’aggettivo si applica alla Decima, in se stessa, e alla lettura fornitane. Se uno pensasse cosa sta dietro questa sinfonia, sentimenti e storia, rischierebbe di perdercisi emotivamente: è stravolgente l’ascolto e, d’altra parte, al tramite di questo spaventoso cumulo d’emozioni, cioé al direttore e all’orchestra, è richiesto l’assoluto della comunicativa nell’assoluto del controllo. E in entrambi gli aspetti, Gatti e la Filarmonica sono stati esemplari. Il nichilismo allucinante del “moderato” iniziale, il ghigno e la frenesia dell’allegro (il volto di Stalin…), l’enigma dell’allegretto (quel tema che alla fine, torna, sottile, ironico, nel quasi sussurro di oboe e poi violino: e proprio questo movimento è parso il massimo, nella lettura di Gatti) e la “festa” (mah, sarà tale?) folle dell’artista nel finale (orchestra lasciata libera d’esprimersi da Gatti e formidabile prova del cornista Jorge Monte de Fest, dall’urlo al pianissimo): tutto ha trovato esaltazione in quella che, sicuramente, è stata la massima prova stagionale della Filatmonica della Scala, e – per noi – un ascolto di qualità e coinvolgimento dell’anima tali da sortirne sconvolti. A contatto con la materia incandescente di Šostakovic, al direttore è richiesto il controllo, a noi è data l’emozione. Tutto questo, alla Scala. si è compiuto al massimo livello.

    marco vizzardelli

  12. Marco novembre 12, 2015 a 8:46 am #

    A proposito del Mozart di Gatti, vorrei annotare che il Maestro ha eseguito qualche mese fa a Firenze le ultime due sinfonie del Salisburghese con risultati a mio parere superlativi. Inspiegabilmente non lessi, allora, alcunché di significativo da parte della critica “ufficiale” dei grandi giornali (che forse non si degnò nemmeno di presenziare al concerto). Già in quella occasione (che anticipava il successivo Pelleas e la straordinaria interpretazione della Seconda di Mahler) l’intesa con i professori del Maggio fu evidentissima e, anche quella sera, le indicazioni del direttore erano tutte rivolte alla ricerca di un fraseggio concepito ad ampio respiro e cura personalissima delle dinamiche, con indicazioni di tempo (specie nella sinfonia in sol minore) appena accennate. Meraviglioso.

  13. masvono novembre 12, 2015 a 11:36 am #

    Copio questo link dove troviamo un Shostakovich che esegue la Decima nella sua riduzione pianistica a quattro mani. a

    A presto
    – MV

    • Tiziano novembre 12, 2015 a 12:26 pm #

      Commovente.

  14. Luigi Brambilla novembre 12, 2015 a 1:31 pm #

    D’accordissimo col malcontento generale, avanzo una proposta secondo me percorribile e non traumatica.
    Riccardo Chailly è Direttore Principale del Teatro alla Scala con contratto dal 1.1.2015 al 31.12.2016.
    Al termine non gli si rinnova l’incarico e lo si ringrazia per il lavoro prestato.
    Punto.
    Dalla stagione 2017-2018 Daniele Gatti venga nominato Direttore Musicale del Teatro alla Scala per, che so io, cinque stagioni.
    Tutto limpido, alla luce del sole, senza giochetti.
    Per la gioia della città, del pubblico e delle masse artistiche.

  15. lavocedelloggione novembre 12, 2015 a 9:15 pm #

    Come avevo promesso, ho segnalato a una serie di indirizzi di posta scaligeri questo post; ha risposto Paolo Besana, come sempre gentile e disponibile, che fa questa proposta:

    Cara Attilia,
    grazie della segnalazione, anche se vi leggo comunque e sempre. Anch’io ho trovato bellissimo il concerto di Gatti e meraviglioso il Falstaff. Trovo meno bello che qualcuno a Milano non impari ad apprezzare gli artisti se non in opposizione ad altri artisti, come prigioniero di un’assuefazione all’odio che non riesce a superare. Magari ci vediamo per un caffè o un aperitivo prima di spettacolo e ne parliamo.

    A presto
    Paolo

    Fatemi sapere chi è disposto a un incontro, anche per spiegare che non si tratta di odio contro qualcuno, ma semmai di passione che si manifesta in favore di qualcun altro, come in questo caso, Le contrapposizioni nascono per forza quando si tratta di scelte a lungo termine, altrimenti sono d’accordo anch’io che ci deve essere posto per tutti, siamo per la musico-diversità (come c’è la bio-diversità), se no che noia sarebbe!
    Buona serata! Attilia

    • masvono novembre 12, 2015 a 10:01 pm #

      Ciao Tilla, ma perché dovremmo incontrare Besana? Se vuole può incontrarci lui salendo in loggione. Io ho il turno D da una dozzina d’anni. Come giustamente hai detto tu nessuno odia nessuno. O per essere precisi: odiamo le scelte di “convenienza”. Ciao

      -MV

    • lulù novembre 12, 2015 a 10:19 pm #

      esatto, Attilia, qui non si tratta di odio………… se Chailly dirige in Scala io sono ben disposta ad andarci……. ma qui stiamo parlando di una nomina per i prossimi anni……….. ed è qui che la passione per Gatti coincide col bene della Scala……….

    • Tiziano novembre 12, 2015 a 10:24 pm #

      «Assuefazione all’odio»: ma quale?
      La scelta del direttore musicale non ha nulla a che vedere con l’odio, ma stiamo scherzando?
      Io mica odio Chailly se dico che il suo concerto è stato imbarazzante e che la sua nomina in Scala è una prospettiva artisticamente orrenda.
      Se poi sento Gatti far musica così stando per due mesi a Milano, devo stare zitto e non dire che sarebbe la persona più adatta?

      P.s.: al dottor Besana è piaciuta, in coscienza, la Terza di Rachmaninoff come eseguita lunedì sera? Così, per sapere…

    • davide novembre 12, 2015 a 10:58 pm #

      a parte che parole come ‘odio’ non mi appartengono, Besana è responsabile dell’ufficio stampa. e io non sono né un giornalista né un editore, ma un loggionista appassionato. perché dovrei incontrarlo? al limite è una questione che pertiene al sovrintendente o al responsabile delle relazioni esterne o col pubblico.

  16. lavocedelloggione novembre 13, 2015 a 7:57 am #

    Davide, è vero, ma non si può non ricambiare gentilezza con gentilezza; e poi penso che Besana possa eventualmente “girare” le questioni qui dibattute là dove vengono prese le decisioni e a chi abitualmente non risponde. Forse qualcosa si può fare!
    Saluti a tutti (penso di avere un black out da qui a domenica sera) Attilia

    • davide novembre 13, 2015 a 10:22 am #

      la gentilezza anzitutto, d’accordo.
      però, Attilia, converrai con me che sia molto italiota dire: siccome dissenti da me mi odi.
      in Scala la rivalità tra Chailly e Gatti non si pone. e non tanto perché il confronto è clamorosamente impari. ma perché Chailly ha fatto e fa pochissima opera, che – sino a prova contraria – è il cuore del cuore dell’attività scaligera.
      è legittimo (anche se sospetto) che sovrintendente e/o sindaco si rifiutino di rispondere e fare chiarezza, non è legittimo che ci dicano cosa possiamo o non possiamo chiedere.
      siamo pubblico pagante e cittadini onesti col fisco (a proposito, qualcuno sa qualcosa della società Chagral?), non vedo perché dobbiamo essere accusati di lesa maestà.
      lo dico senza astio alcuno.

      • lavocedelloggione novembre 13, 2015 a 2:14 pm #

        Diciamo che ho trasformato il “siccome dissenti da me mi odi” in “siccome dissenti da me, m’odi”, esortazione in italiano librettistico per dire “ascoltami, parliamoci”. Vi è piaciuta? Baci baci Attilia

  17. marco vizzardelli novembre 13, 2015 a 8:56 am #

    Conosco Paolo Besana, è persona gentilissima e disponibile al dialogo e sono e sarò ben contento di parlarci. Però, all’inizio del dialogo, gli trascrivo e domando conto quanto segue, da me appena scritto sotto ai commenti sul concerto di Chailly:
    —————————————-
    “Orrendo il Corriere della Sera, con Girardi che si sdilinquisce su Chailly e… silenzio sul concerto di Gatti, accolto da un trionfo ad applausi ritmati che meritava di esser favorito, ma forse conveniva tenere un po’ sotto silenzio. Tipico da Corriere. Istituzionale, direi.
    Del resto, ritengo che il non far parte di certi giri o portici sia un ulteriore merito di Daniele Gatti.
    E, se guardate bene, tutti questi personaggi “di potere” più o meno mediatico o “di gruppo”, passati e presenti, sono accomunati da una caratteristica: parlano, parlano, parlano ad ogni propria apparizione.
    I Claudio Abbado e i Daniele Gatti, al contrario, hanno sempre parlato “il minimo” e fatto musica “al massimo”! “.
    —————————————-

    Detto questo, a Besana, ufficio-stampa, domanderei: perché il Corriere (non solo lui) si comporta così?
    Poi, avrei altre due o tre domandine (tipo “come mai, a Lucerna e Milano è successa la stessa cosa? Due candidati direttori stabili eccellenti e pronti e quasi già eletti, “desaparecidi” tutt’ad un tratto, e un terzo che appare tutt’ad un tratto…). Ma queste non riguardano direttamente l’ufficio-stampa, anche se roitengo valga la pena parlarne. Giusto per chiarirsi le idee, se possibile

    marco vizzardelli

  18. marco vizzardelli novembre 13, 2015 a 8:59 am #

    Conosco Paolo Besana, è persona gentilissima e disponibile al dialogo e sono e sarò ben contento di parlarci. Però, all’inizio del dialogo, gli trascrivo e domando conto quanto segue, da me appena scritto sotto ai commenti sul concerto di Chailly:
    —————————————-
    “Orrendo il Corriere della Sera, con Girardi che si sdilinquisce su Chailly e… silenzio sul concerto di Gatti, accolto da un trionfo ad applausi ritmati che meritava di esser favorito, ma forse conveniva tenere un po’ sotto silenzio. Tipico da Corriere. Istituzionale, direi.
    Del resto, ritengo che il non far parte di certi giri o portici sia un ulteriore merito di Daniele Gatti.
    E, se guardate bene, tutti questi personaggi “di potere” più o meno mediatico o “di gruppo”, passati e presenti, sono accomunati da una caratteristica: parlano, parlano, parlano ad ogni propria apparizione.
    I Claudio Abbado e i Daniele Gatti, al contrario, hanno sempre parlato “il minimo” e fatto musica “al massimo”! “.
    —————————————-
    Detto questo, a Besana, ufficio-stampa, domanderei: perché il Corriere (non solo lui) si comporta così?
    Poi, avrei altre due o tre domandine (tipo “come mai, a Lucerna e Milano è successa la stessa cosa? Due candidati direttori stabili eccellenti e pronti e quasi già eletti, “desaparecidi” tutt’ad un tratto, e un terzo che appare tutt’ad un tratto…). Ma queste non riguardano direttamente l’ufficio-stampa, anche se ritengo valga la pena parlarne. Giusto per chiarirsi le idee, se possibile

    marco vizzardelli

  19. lulù novembre 13, 2015 a 9:22 am #

    continuo a ritenere che la proposta di Luigi Brambilla sia la cosa più giusta da fare.

  20. error404 novembre 13, 2015 a 9:23 am #

    Carissima Tilla e Tutti Voi,
    le parole di Besana (che non conosco) sono un chiarissimo esempio del perché c’è una frattura sempre più profonda fra pubblico e teatro.
    reputo le parole di questo professionista che ha un ruolo all’interno dell’organizzazione irritanti e fuori luogo: sono un anziano ascoltatore (ahimé con migliaia di concerti…alle spalle e non solo alla scala… volutamente minuscola) sa apprezzare gli artisti senza fare opposizioni di qualsivoglia tipo (moto guzzi contri gilera si usava in gioventù fra ragazzini) e non è certo assuefatto all’odio: il signore cerchi gli hooligans in altri luoghi, purtroppo ne troverà molti.
    asserire che Chailly è una iattura artistica, che tanti appassionati non hanno alcuna voglia di ascoltarlo, che il suo porgere la musica è assolutamente non stimolante è fastidioso per l’establishment? e chi se ne frega! i giornalisti sono proni (anche rai radio tre che pessima partaccia) gli ascotatori molto meno…
    qui molti scrivono esprimendo in modo assolutamente civile il loro dissenso per scelte che hanno motivazioni non artistiche
    gli autoreferenziali e ottusi decisori del teatro provino ad ascoltare: i problemi ci sono e sono incontrovertibili: “trasparenza” della biglietteria, procedura di rimborso, “gestione” del pubblico durante gli spettacoli con maschere nullafacenti, prezzi totalmente al di fuori di ogni motivazione, oltre a quanto pertiene il lato artistico, con un cartellone ammuffito, interpreti del giurassico e totale aleatorietà della programmazione: domani riuscirò ad andare ad ascoltare? chi ci sarà?
    i ” buchi” di pubblico sono sempre più vistosi: nelle aziende ciò è un allarme

  21. marco vizzardelli novembre 24, 2015 a 3:45 am #

    Rimeditando su magnifici ascolti recenti e scartabellando nel passato, ci si imbatte in “cose” come questo stupefacente reperto-live del 1969. Ascoltare tutto o anche solo andare al minuto 25 e rotti per il secondo movimento (le percussioni!). D’altronde, Lui – HvK – è Lui!

    http://www.youtube.com/watch?v=E2XI8SoJito

  22. marco vizzardelli novembre 28, 2015 a 3:13 pm #

    MASTERCLASS GATTI IN CONSERVATORIO
    In due parole: incantevole e necessario. Incantevole nel rapporto “giusto” fra Daniele Gatti e i giovani direttori. Niente esibizionismo jamme jamme o sterilmente “amicale”, ma calore umano, entusiasmo e una misura e stile umano che è tutta la sua cifra: è se stesso, con i giovani. E l’esito è che crescono con lui.
    Necessario: perché una settimana, tutti attorno alla 4 di Mahler e al Preludio 3 dei Maestri di Wagner diventa per i ragazzi l’accostamento ad un mondo, ad uno stile, ad una storia rivissuta col loro da un grande interprete di oggi. Stasera in Conservatorio i tre direttori, Ivan Antonio per Wagner, Azzurra Steri e Ulrich Stocker per Mahler, e l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio, vivranno con il pubblico l’esito di queste giornate. Seguir le prove giorno per giorno (io ho cominciato a metà settimana, per motivi di lavoro) è stata esperienza splendida anche per l’ascoltatore. Un grazie ai ragazzi e al maestro

    marco vizzardelli

    • lulù novembre 28, 2015 a 8:57 pm #

      perché Gatti non solo è un nr. 1 di musica…… è un nr. 1 anche di umanità…

  23. marco vizzardelli novembre 28, 2015 a 11:00 pm #

    E incantevole e necessaria è stata la serata finale (o iniziale, di una vita in musica), con i tre giovani direttori e l’orchestra del Conservatorio per il concerto, conclusivo della Masterclass, il cui clima e significato è stato perfettamente colto dalle parole con le quali Daniele Gatti ha ringraziato i ragazzi per aver potuto viver con loro queste giornate. “Stasera ci è stato restituito il senso dello stupore” di fronte alla musica ed alla bellezza. E questa è stata l’esatta “percezione dell’anima” che si aveva guardando e ascoltando quel Wagner e quel Mahler così come i ragazzi ce li hanno trasmessi: stupore, appunto, qualcosa di sospeso nell’aria. La Quarta sinfonia di Mahler, nelle mani di Ulrich Stocker e del soprano Caterina Piva (bellissima voce, calda, morbida: nel bis ha invece cantato Sofia Nagast) cui sono stati affidati i movimenti conclusivi (Azzurra Steri ha diretto i primi due, Ivan Antonio il Preludio atto III dei Maestri Cantori) è rimasta nell’aria, e nell’anima, così, e le misurate parole di Gatti ci hanno aiutato a spiegarci cosa avevamo dentro, noi ascoltatori e lui stesso, che in prima persona ha vissuto accanto ai giovani queste giornate (). Stupore per la bellezza e senso di vita: “la musica non muore” (frase di Toscanini citata da Gatti) aveva nulla di retorico e tutto di vero. Abbiamo più che mai bisogno di vita e di musica, è stato curioso e “giusto” che mentre Hollande (e Natahalie Dessay, e gli altri musicisti) a Parigi evocavano e invocavano la musica come apportatrice di vita contro una cultura di morte, da Milano, dai giovani del Conservatorio sia giunto il medesimo, identico messaggio. Il che ha reso la serata necessaria ed indimenticabile per chi l’ha allestita e per chi l’ha vissuta.

    marco vizzardelli

    • CP gennaio 12, 2016 a 11:03 pm #

      Gentilissimo Sig. Vizzardelli,
      Sono Caterina, il soprano della IV di Mahler. Cercavo qualche recensione riguardo la serata del 28 novembre e mi sono con piacere imbattuta nel Suo commento. Non posso far altro che condividere e confermare quanto ha scritto: una serata necessaria e densa di stupore. È stato un onore poter “dar voce” a quelle note e quel testo. Sono convinta si sia percepita un’elettricità particolare, tutti i musicisti sembravano dar vita ad ogni nota con meraviglia e hanno permesso così di immergersi nel mistero delle sonorità di Wagner e Mahler.
      La ringrazio per gli apprezzatissimi aggettivi che ha utilizzato per descrivere la mia voce e ne approfitto per invitarLa a vedere “Le nozze di Figaro” (interpreterò Cherubino) sempre in Conservatorio il 7 e l’8 maggio di quest’anno.
      Un saluto e grazie ancora!

      Caterina

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