Il bagarinaggio sul web

31 Ott

Sul Corriere della Sera di oggi, 31 ottobre, nelle pagine di Milano, si legge la seguente lettera cui replica Isabella Fedrigotti, che riporta la risposta del teatro in proposito. Ecco lettera e risposta:

LetteraBagarinaggio31ott2015Corriere

15 Risposte to “Il bagarinaggio sul web”

  1. lavocedelloggione ottobre 31, 2015 a 8:28 pm #

    Spero si riesca a leggere, altrimenti copierò il tutto!
    Nel frattempo ho inviato la lettera seguente alla posta dei lettori di Milano:

    Gentile signora Fedrigotti, si vede che il teatro alla Scala l’ha debitamente informata di come funzionano le cose circa il bagarinaggio online e i siti che vendono biglietti a prezzi gonfiati ancora prima di averli in tasca, sicuri dello loro task force di centinaia di “professionisti” del pc in grado di avventarsi sui biglietti disponibili all’apertura delle vendite su internet, ma non le ha detto una cosa fondamentale: i biglietti che si comprano da questi siti hanno tutti un nome stampato sopra, che è evidentemente un prestanome, e sono stati acquistati con una carta di credito, che ha il suo titolare con nome e cognome. Quindi basterebbe controllare che il nome sul biglietto sia quello della persona che entra effettivamente in teatro, come invece il teatro fa per i 140 posti di loggione venduti la sera stessa! Perché mai questi posti che sono storicamente i posti dei più appassionati sono soggetti a tale controllo e tutti gli altri no, con grande delizia dei bagarini del web? Misteri!!!!
    Una frequentatrice del teatro e loggionista di lungo corso.
    Attilia Giuliani

    • masvono ottobre 31, 2015 a 9:35 pm #

      Ma esiste ancora un “bagarinaggio”? Con centinaia e centinaia di invenduti ad ogni sera? Ma chi sono quei folli che comprano fuori dal sito “Scala”? Più folli ancora di quelli (pochi) che ancora ci comprano.
      Ciao-MV

      • Tiziano ottobre 31, 2015 a 11:54 pm #

        Sono d’accordo. Il bagarinaggio – che è e rimane pratica odiosa e da perseguire – fiorisce lì dove c’è grande richiesta di biglietti. La situazione attuale della Scala, con centìnaia di biglietti invenduti ogni giorno, risolverà da sé l’annoso problema…

  2. lavocedelloggione novembre 1, 2015 a 7:46 am #

    Il fatto è che resta il bagarinaggio sui posti di galleria, rastrellati alla grande da questi “professionisti” che alle 9 e un secondo nei giorni di vendita di titoli allettanti hanno preso tutto quello che si poteva. E costoro che comprano i biglietti su questi siti non si accorgono che dopo aver pagato un biglietto di galleria a prezzo maggiorato ci sarà quella sera chi ha avuto un posto in platea a prezzo inferiore!
    Ad ogni modo, pubblicando questa lettera con relativa risposta imbeccata dal teatro, volevo sottolineare anche questo modo “falsettone” (per restare in tema di lirica) di rispondere sia da parte della responsabile della rubrica milanese, sia del teatro che sa benissimo come potrebbe fare a stanare i responsabili ma non lo fa.
    Baci baci e buona domenica a tutti Attilia

    • pippo_bo novembre 1, 2015 a 2:01 pm #

      Concordo, Attilia, e ricambio.

  3. Ulisse novembre 1, 2015 a 10:43 am #

    Attilia, mi sembra che ti sfugga il punto centrale: i bagarini sono dentro il teatro, tra gli stessi funzionari della biglietteria che gestiscono privatisticamente una quota dei biglietti.

    • Diplomatico novembre 2, 2015 a 6:23 pm #

      Forse sfugge a lei che Attilia è un tipo diplomatico … anche perché certe affermazioni, sulle quali uno/a potrebbe persino concordare, in linea teorica, vanno provate.

  4. Philoctetes novembre 1, 2015 a 5:43 pm #

    Per quella che è la mia esperienza, anche la pratica del controllo del documento per i 140 ingressi è stata ben presto accantonata (magari recuperata ogni tanto “a spot”, quando gli ingressi vengono venduti tutti).
    Concordo con la nota di Ulisse; a me è persino successo di assistere a questa scena, durante una vendita pomeridiana degli ingressi: un incaricato della biglietteria che chiede a un bagarino: “che cognome ti stampo sul biglietto?”. In questo modo, anche l’eventuale controllo del documento è eluso, perché il bagarino sa già per chi compra il biglietto e si fa stampare il cognome dell’acquirente.
    Vedo una sola soluzione possibile: biglietto nominale per tutti, con tutti i rischi che questa scelta comporta.

  5. Diplomatico novembre 2, 2015 a 6:26 pm #

    La Bossi Fedrigotti, si sa, è una giornalista che vaglia attentamente le fonti: le riporta con molta precisione.

  6. marco vizzardelli novembre 4, 2015 a 4:42 am #

    In ogni caso, come giustamente sottolinea Vono, si sta parlando di un teatro ormai quasi costantemente vuoto, VUOTO, VUOTISSIMO!! Questo è il grave problema attuale, i bagarini, al momento, mi sembrano un problema di minore importanza.
    Il vuoto – improvviso, tutto d’un tratto – creato dalle sciagurate valutazioni economiche nel periodo-Expo, nonché dai bidoni in serie tirati al pubblico dalla attuale dirigenza, è la questione che chi ha le redini della Scala ( e parlo di CdA e di sindaco!) dovrà ben affrontare.
    Ci sono in Italia teatri (Fenice, Torino esempi, ma ho constatato di recente l’esito lusinghiero del Circuito lirico lombardo) che riempiono le proprie sale. L’Opera di Roma sta rinascendo dai suoi disastri passati e lancia una eccellente, originale stagione. La Scala di Pereira è un CADAVERONE, pensano di rivolgersi ad un target di turisti danarosi che della Scala se ne fregano altamente, dimenticano il pubblico degli appassionati con il contentino di qualche serata a prezzi contenuti, per il resto sono fuori mercato. E stanno offrendo una programmazione di stantie rimasticazioni zurighesi del sovrintendente-direttore artistico affiancate a spettacoli di basso interesse e banale concezione. E, sul palco quanto agli artisti, in platea quanto al pubblico, l’attuale Scala è sostanzialmente un gerontocomio. Il Teatro alla Dentiera.

    marco vizzardelli

  7. marco vizzardelli novembre 4, 2015 a 4:45 am #

    A QUESTO PROPOSITO, UN SUGGERIMENTO “RINFRESCANTE” PER RIPRENDERSI DAI VECCHIUMI SCALIGERI: ANDATE A VEDERE E ASCOLTARE LE “NOZZE” DEL CIRCUITO LOMBARDO
    ———-
    Credo d’aver assistito a questo spettacolo nella location più adatta: il Fraschini di Pavia, bellissimo e affollato ed entusiasta, pieno anche di giovani (altro che Scala!), per la replica di sabato sera. Un luogo nel quale Mozart vi arriva “in bocca”, letteralmente, e nel cuore con una “presenza” straordinaria. Non sto a farla lunga: vi dico solo che ci sono ancora le due repliche di Bergamo, il 6 e 8 novembre. Ora, non so se il Teatro Donizetti consentirà, come a Pavia è accaduto, tutta la fantastica resa anche scenica dell’ancor validissimo spettacolo di Martone, che per Mozart (vedi lo storico Così Fan Tutte con Abbado) ha davvero il tocco magico. Ma l’equilibrio, la compattezza e la dedizione vocale e scenica di tutto il cast basta a sé ed è ammirevole. E, soprattutto, fuochi di artificio vengono dalla direzione di Stefano Montanari che, alla guida dei cantanti e dell’orchestra dei Pomeriggi, sorride e ride e alla fine s’intenerisce, e ci fa sorridere, ridere e infine intenerire: ritmo, colori, musica e silenzio, bacchetta in bocca, bacchetta nel collo, podio e cembalo (e che cembalo!) – autentico “personaggio in più”, e marcia in più di questa produzione davvero molto bella. Andate a Bergamo, se potete: è l’ultima occasione, e merita. Raramente le Nozze sono davvero e così “folle journée”, raramente così divertenti nel senso pieno e nobile e allo stesso tempo popolare (cioé mozartiano che più non si può) del termine.

    marco vizzardelli

  8. marco vizzardelli novembre 5, 2015 a 1:11 am #

    Ultima replica di Falstaff alla Scala a livello d’altissima arte.
    Basterebbe un episodio: quando al primo atto, primo concertato, parte dal tavolo delle donne il chiacchericcio-rumore delle donne, sul quale si innesta quello, sghembo metricamente rispetto al primo, degli uomini. Tutto questo con Daniele Gatti avviene con la semplicità d’un sorso d’acqua preso da un bicchiere, e con un rilievo scultoreo dei suoni e una esattezza ed una leggerezza da restare senza parole. E tutto il suo Falstaff va così.
    Scala finalmente piena (ma guarda, c’erano le platee a prezzi di costo europei e il resto di conseguenza! Chissà se la capiscono, lì dentro!!) e piena di un pubblico non di gerontoabbonati ma di gente normale, di ogni età, ricettiva, e partecipe: ridevano come matti e lo facevano ai momenti giusti. Un trionfo con infinite chiamate.
    Tutto il cast cresciuto in corso di repliche: particolarmente il Falstaff dell’ottimo Alaimo, ora più riflessivo che all’inizio delle rappresentazioni, soprattutto negli atti finali, dopo il tuffo in acqua. Sta assumendo le corde della malinconia oltre quelle, che già aveva, del teatro e del comico. Direi che abbiamo un ottimo Falstaff in più, dopo Maestri, il che è un bene prezioso. E tutti gli altri bene: ancora una volta, nota particolare per l’incredibile Lemieux. Alla sua Quickly recitano (eccome!) perfino le tette, con tutto il corpo e l’anima: irresistibile!
    Penso che alla Scala (e non lo dico così per dire, ma credo con qualche fondatezza) l’esito, appunto artistico, di questo Falstaff (lo spettacolo di Carsen, fra laltro: si vede che è nato assieme a Gatti. Con lui funziona in maniera diversa che con altri) che letteralmente si irradia dal podio, stia inducendo a qualche riflessione. Non ho voglia di far polemiche. E’ sufficiente prendere atto di come l’orchestra ha suonato in questo Falstaff. Magari fosse sempre così!!

    marco vizzardelli

    • pippo_bo novembre 5, 2015 a 12:37 pm #

      Impressionante “Falstaff” ieri sera. Adesione totale dell’orchestra e del cast al direttore, che realizza una lettura francamente impressionante con effetti di sincronia e di dinamica che credevo possibili solo in sala di registrazione. Pubblico divertito e insieme concentratissimo, con ovazioni rumorose sin dal primo cambio di scena.
      Al termine dell’opera, dal buio spuntano grossi fari addosso alla buca, dove i professori battono i piedi con entusiasmo a Gatti agitando in aria gli strumenti per un omaggio sincero e commosso. Applausi infiniti, e – all’uscita del direttore – qualcuno urla , mentre l’orchestra ancora tutta in buca aggiunge i propri .
      Anch’io non amo le polemiche, mi limito a constatare. Cosa? Che abbiamo davanti a noi, palese, la più adeguata e più eccitante ipotesi di soluzione per una guida musicale che (ri)conduca la Scala alle sue vette paradigmatiche dei tempi migliori.
      Finiti i tre concerti sinfonici di Gatti (Mozart e Šostakovič), da settimana prossima si rischia di ritornare depressivamente all’atmosfera vetusta e cimiteriale; quella – per capirsi – che vorrebbe convincerci che “Giovanna d’Arco” è un capolavoro assoluto che noi ignoranti milanesi non abbiamo compreso; oppure che si può annunciare qualsiasi direttore, regista o cantante (tanto uno vale l’altro, in assenza di un filo rosso nella programmazione) per poi sostituirlo a vendite dei biglietti già avviate; oppure che la vera eccellenza è la Filarmonica UniCredit con le sue marchettate squalificanti; oppure che eseguire un’opera all’anno di Puccini (cosa che in Scala sarebbe quasi da ritenersi obbligatorio!) è un’operazione di inusitata levatura culturale.
      Il tempo è galantuomo, ma non mettiamolo inutilmente alla prova. Facciamo, piuttosto, di tutto per mettere al più presto alla porta chi non ama questo teatro ma lo usa per i propri tornaconti miserabili di orgoglio, denaro, potere.

      • Tiziano novembre 5, 2015 a 12:56 pm #

        Pippo non solo ti quoto e straquoto ma vorrei sposarti per come sai esprimere le cose che pensiamo in tanti……..

        Tra l”altro qualcuno ha informazioni più precise sulla costosissima in termini di soldi cacciata di Graham Vick a opera di Chailly?……

  9. marco vizzardelli novembre 5, 2015 a 4:50 pm #

    Pippo sei tutti noi.
    Al tuo resoconto, e al mio, dovrei aggiungere la faccia del Sovrintendente dopo Falstaff del 4 novembre. Era quella di uno che non sa se esser felice per l’esito immediato o sconsolato per l’errore fatto… più la seconda ipotesi, però, nella faccia e nel modi del Nostro. Non credere, non è stupido e capisce benissimo. Anche diversi orchestrali credo capiscano…
    Purtroppo, ed è il vero guaio di Milano in certe situazioni, quando la decisione logica era già cosa fatta, è probabile sia prevalso un altro tipo di (dis) valori, tipici di certi ambienti nella vita di questa nostra strana città. A queste “cose” Daniele Gatti è estraneo. Lui fa musica, e la fa meravigliosamente. Ma spero – e oso ancora credere – in una presa di coscienza da parte del Teatro, di chi vi opera, di chi vi lavora. Questo Falstaff e molto altro sono lì che parlano… e a molti di noi non va di aspettare che lui e noi si abbia 70 anni, per averlo qui! Ora e subito era il momento. Non averlo fatto è stata, a dir poco, insipienza (per non dire altro).

    marco vizzardelli

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