L’ELISIR D’AMORE

15 Set
Dal 21 Settembre al 17 Ottobre 2015
Gaetano Donizetti

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Produzione Teatro alla Scala

«L’elisir d’amore» all’Aeroporto di Malpensa

 

 

 

 

 

Durata spettacolo: 2 ore e 30 minuti incluso intervallo

Direttore Fabio Luisi (21, 23, 28 sett; 3, 5, 15 ott.)
Pietro Mianiti (10, 17 ott.)
Regia Grischa Asagaroff
Scene e costumi Tullio Pericoli
Luci Hans Rudolf Kunz

Adina Eleonora Buratto
Nemorino Vittorio Grigolo (settembre)
Atalla Ayan (ottobre)
Belcore Mattia Olivieri
Dulcamara Michele Pertusi
Giannetta Bianca Tognocchi
Attore Jan Pezzali

 

14 Risposte to “L’ELISIR D’AMORE”

  1. lavocedelloggione settembre 15, 2015 a 6:16 am #

    Che ne è della storia dell’Elisir a Milano Malpensa? Chi sa qualcosa? Saluti a tutti Attilia

    • tornic settembre 15, 2015 a 8:36 am #

      avverrà (almeno per quanto riportato da diversi siti) il 17 settembre e sarà trasmessa in diretta da RAI5 a partire dalle 18.45

  2. pippo_bo settembre 15, 2015 a 9:22 am #

    Io ho trovato questo link.
    http://concert.arte.tv/fr/scala-aeroport-milan

  3. marco vizzardelli settembre 15, 2015 a 10:33 am #

    C’è tutto sui giornali di oggi. Divertente, stavolta un’ottima iniziativa di Pereira (meno mi convince l’annuncio di una successiva Tosca fra Duomo e Scala in cui Floria si butterebbe giù dal balcone del teatro. Che fanno, mettono i materassi in piazza? Suvvìa… l’idea degli spettacoli in esterno è interessante ma va usata con moderazione e in situazioni mirate). E, fra le righe, si evince che Luisi diriga in maniera eccellente. Purtroppo giovedì sera ho altro impegno se no andavo a Malpensa. Ma lo vedrò alla Scala.

    marco vizzardelli

  4. pippo_bo settembre 17, 2015 a 2:16 pm #

    Stamattina ero di cattivo umore, poi ho visto questi tre minuti e mi è tornata l’elettricità. Quando poteremo finalmente ammirarlo a Milano?

  5. marco vizzardelli settembre 18, 2015 a 3:13 pm #

    Currentzis è semplicemente un mostro di bravura (questo finale di Uccello di Fuoco è fra l’altro di una “novità” sconvolgente nella sua lettura), speriamo che approdi alla Scala prima del 98° compleanno.

    marco vizzardelli

  6. Tiziano settembre 19, 2015 a 6:21 pm #

    I bene informati mi garantiscono che il personaggio milanese «comandato a bacchetta» cui si riferisce oggi Dagospia al numero 1 di questa rubrica sia il Direttore Principale del Teatro alla Scala.

    http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/chi-quella-conduttrice-sposata-che-tutti-dicono-sia-lesbica-esce-solo-108926.htm

  7. marco vizzardelli settembre 21, 2015 a 12:50 pm #

    La Scala di Alexander Dulcameira si pregia di annunciarci, dal suo sito, che stasera va in scena l’Elisir d’Amore di Puccini…

    marco vizzardelli

  8. marco vizzardelli settembre 22, 2015 a 8:46 am #

    Non c’entra con il topic ma è avvenuto a Milano e merita un commento.

    ———————————————————

    René Jacobs a Milano con l’Academie di Berlino, Bach per il finale di Mi.To. Non ho potuto ascoltare la Passione secondo Giovanni perché via per lavoro, ma ieri sera c’ero, a quella secondo Matteo, in Conservatorio.
    Luci e qualche ombra. Le luci riguardano il genio di u senso del suono plastico, teatrale (quello che sappiamo, dalle formidabili incisioni mozartiane). E la concezione, discutibile magari ma originalissima e coerente, di una Passio quasi totalmente laica. Ci viene raccontata la storia della passione e morte di un uomo. Stop. E questo avviene in una forma che sfiora il melodramma. Forse è una forzatura ma la testa, il cervello, il genio di Jacobs la sostengono benissimo.
    Il braccio, meno. E qui, a mio avviso, c’è proprio un sopravvenuto problema fisico. Non lo vedevo da un paio d’anni (proprio qui a Milano): è spaventosamente ingrassato ed invecchiato, rigido e appesantito nel gesto. E, nell’esito della Passio, entrano – accanto a diversi momenti geniali – sacche di inerzia e, ho il dubbio, momenti come di smemoratezza, con sfasature rispetto al canto dei singoli (il Rias Chor è invece una nota meraviglia). Va detto che i solisti di canto erano pèiuttosto modesti. Così l’esito resta geniale nel complesso, ma carente in alcuni particolari. Francamente, fossimo Jacobs, cureremmo un po’ il fisico, la dieta, l’alimentazione: abbiamo la netta impressione che alcuni problemi partano da lì. Fa abbastanza impressione essendo un uomo relativamente giovane. Ed è un peccato, dato il livello del musicista.

    marco vizzardelli

  9. marco vizzardelli settembre 23, 2015 a 4:38 pm #

    Mi risulta che, vista la prima rappresentazione in teatro, anche pereriani di lunga data abbiano trovato aberrante la scelta di affidare la regia (su messa in scena di Pericoli) ad Ashgaroff, vegliardo degli anni zurighesi del Nostro, che proprio in questo, il riciclo della soffitta ormai polverosa di Zurigo, trova il lato più discutibile della sua presenza scaligera. Verrò e vedrò. Penso invece che la parte musicale, una volta rodata dopo il dannoso esperimento aeroportuale (valido in sé ma sicuramente nocivo ad una preparazione per la scena normale), sarà di soddisfazione, superate le inceppature di cui mi si riferisce alla prima.

    marco vizzardelli

  10. marco vizzardelli settembre 23, 2015 a 4:43 pm #

    Mi risulta che, vista la prima rappresentazione in teatro, anche pereriani di lunga data abbiano trovato aberrante la scelta di affidare la regia (su messa in scena di Pericoli) ad Asagaroff, vegliardo degli anni zurighesi del Nostro, che proprio in questo, il riciclo della soffitta ormai polverosa di Zurigo, trova il lato più discutibile della sua presenza scaligera. Verrò e vedrò. Penso invece che la parte musicale, una volta rodata dopo il dannoso esperimento aeroportuale (valido in sé ma sicuramente nocivo ad una preparazione per la scena normale), sarà di soddisfazione, superate le inceppature di cui mi si riferisce alla prima.

    marco vizzardell

  11. marco vizzardelli settembre 24, 2015 a 2:13 am #

    Allora, allora, buona la seconda. Senza eccessi in un senso o nell’altro, è spettacolo godibilissimo, superate le isterie della prima. Al proposito consiglierei per l’ennesima volta i censori ufficiali (lo ha dovuto fare, stavolta, perfino il mio amato Mattioli) di non scrivere più sulle prime della Scala. Sono serate troppo falsate dalla tensione cretina cui vanno incontro.
    Ciò detto, premessa nr 2, banale vi sembrerà ma è la verità: un atto d’amore al titolo. L’Elisir d’Amore è una meraviglia e, se appena ben rappresentato (e qui, con limiti, lo è) una manna per il teatro che ,o mette in scena e per tutto un ambiente: la gente accorre, gode e si commuove e pianfe e ride, esce felice e contenta e affollla (provare per credere il dopo Elisir a Milano) i ristoranti. Così a Valencia, così a Venezia, così a Milano, per dire i tre ultimi che ho ascoltato. Sempre la stessa reazione di ambiente e di popolo e i teatro. Donizetti ha fatto felice il mondo con questa opera. Forse non ci si rende conto fino a che punto, ma è un vertice del teatro musicale, per come sa entrare nel cuore della gente.
    Ciò detto, andrò – di nuovo banalmente -per voti e pagelle, perché ci son state delle differenze e numerarle può aver senso e aiutare a comprendere come – secondo me – è andata. Bene complessivamente, ripeto. Ok, partiamo.
    MIchele Pertusi (Dulcamara): 10. Questo artista, a mio avviso, non si misura neanche più con la quotidianità, ma solo con la Storia. Come sempre, il suo Dulcamara è tutto nel canto, anche qualora nella Barcarola usi il fischio nelle sibilanti com modulo espressivo. Può farlo e lo fa magnificamente perché Pertusi ha l’esatta concezione el confine fra comicità e farsa, e non va mai oltre. E’ tutto canto, e stile e misura d’interprete. Si sorride e si ride con tanto più gusto, in quanto l’interprete non va mai “oltre”. E’ un maestro del teatro d’opera, qui, addirittura, trascina con sé in alcuni momenti un direttore bravo ma fin troppo posato quale l’ottimo Luisi (non nella Barcarola, in cui il podio va fuori tempo entrambe le volte e non si capisce perché, dato che, per il resto, Luisi è preciso). Pertusi è un artista ormai “oltre”: superiore alla quotidianità. Puro stile, nella Storia.
    Vittorio Grigolo (Nemorino): 9,5. Da quando lo ascolto, credo sia uno dei suoi due massimi esiti (l’altro, a mio avviso, Romeo). Nemorino gli calza a pennello, divora vocalità e personaggio, allarga e assottiglia la voce come fosse gomma, ma non basta. Qui, non ha cachinnato e ha cantato splendidamente, con il bendiDio che ha avuto in sorte e in gola. Se ciò sia merito (probabilmente anche) della misura di Luisi o (probabilmente anche) di intelligenza e buon senso del cantante dopo la recente Boheme, le critiche, i consigli dati solo per bene e stima, non so. Fatto sta che qui abbiamo un saggio di ciò che può esser Vittorio Grigolo. L’esuberanza resta, ed è un bene, è una firma e una dote, ci mancherebbe. Ma è mediata da stile, e canto, canto, canto, e che canto! Il mezzo punto in meno si riferisce a quel pochino che questo stupendo tessuto vocale ha inevitabilmente lasciato (qualche “centro” diventato un po’ agro, ad esempio) a furia di spingere e strafare, ma Vittorio è giovane e se canta “giusto”, torneranno anche quelle note non bellissime all’interno di una vocalità obiettivamente prodigiosa. Purché canti, e interpreti, come fa qui. Non c’è bisogno di sembrare ogni volta Eleonora Duse o Totò, a seconda dei ruoli. Basta essere Grigolo, con quella voce. Con una noterella in più. E’ stato scritto che, qui, ricordi o si ispiri a Pavarotti, suo estimatore. Io ci ho letto un altro ascolto: il Nemorino, originalissimo, di Bergonzi con Schippers (vedi la straordinaria parte in cui canta e recita la sbronza, e non solo, anche la Furtiva Lacrima e altro). Magari lo steso Grigolo potreebbe darne conto, o risposta. Comunque, bravissimo. E non dimentichi o bypassi questa sua prova. Questo è Vittorio Grigolo come può essere.
    Eleonora Buratto (Adina): senza voto, che è la media fra 4 ad Adina e 8 alla voce. Non c’è un solo momento in cui questa voce importante, che ha cantato splendidamente anche Mahler, sia Adina. Zero arguzia, zero sensualità, zero humour e anche un ceryo conseguente impaccio scenico. Agilità o assenti o spianate o appena acchiappate. Eleonora di Valois o una futuribile Aida che cantano Adina.Uno spreco anche condito di qualche problema su cui lavorare; intonazione e presa degli auti. Lasci questo ruolo, pensi alla lunga a Verdi, magari condendo il progetto, al momento, da un salutare passaggio mozartiano, che fa spesso bene alla voce. Quando il mezzo è del tipo di cui ella dispone (i “centri” sono addirittura impressionant, in corpo e timbro) va lavorato e preservato. Cosa c’entra, lei, con Adina?
    Mattia Olivieri (Belcore): 7. Quando entra e quando si muove sembra Roberto Bolle. Quando canta no, ma non sappiamo come canti Bolle. Occhio, però, all’intonazione, visto che la voce “c’è”, la presenza pure. Fabio Luisi: 7 e mezzo. Chiedetegli l’intelligenza, anche la poesia di un Elisir colto nelle malinconie pià che nella comicità. Non chiedetegli l’estro: a Valencia e anche a Venezia, il finale primo di Omer Wellber ti sollevava di peso dalla poltrona. Questo, a Luisi forse è precluso. Una nota strana. Entrambe le volte, la Barcarola di Dulcamara va fuori tempo, nonostante la precisione inattaccabile di Pertusi. Perché?
    Coro: 8.Non una delle prove memorabili, ma sono sempre “loro”. Alto livello.
    Orchestra: 5. La prova in forma Filarmonica con Gilbert è rimasta una speranza. Torniamo al suono morchioso, agli eccessi di volume e pesantezza e a un generale senso di fiacca. E’ il vero attuale problema del luogo. Ma Chailly sarà l’uomo giusto? Mah.
    Spettacolo: Pericoli 9, Asagaroff da 4 in giù. Scene e costumi una meraviglia storica da preservare. Ripresa registicaa inesistente, peggio ancora quando non tale: ok (anche se non lo “sentiamo” così) che Luisi stacchi un tempo quieto per il finale primo. Ciò non significa che, in scena, debba trattarsi di una danzerella demente. Orrendo.

    marco vizzardelli

  12. marco vizzardelli settembre 25, 2015 a 12:29 am #

    Se Eleonora Buratto, che, ad onta di questa discutibile Adina, resta una speranza della lirica in virtù di uno strumento splendido, vorrà rovinarsi carriera e voce, legga e accolga gli scritti del critico ancora in forza al Corriere della Sera, che ha per l’ennesima volta strumentalizzato uno spettacolo della Scala, insultandone il direttore suo nuovo “nemico” e raccontando il contrario di ciò che è avvenuto, a consueti pensieri di amicizia-inimicizia. Resta un mistero perché il Corriere lo abbia inviato alla Scala proprio stante la presenza sul podio di Luisi. Ma è un mistero che, nel suo insieme, dura da anni. Compresa nel prezzo, una spaventosa inesattezza: che l’allestimento di questo Elisir sia nato a Zurigo: smemoratezza o disinformazione.
    Lissner aveva visto lungo, Pereira non so. Ha piacere di veder trattato così il direttore di uno spettacolo – degnissimo, fin dal podio – del Teatro che sovrintende e dirige artisticamente? Quando tutto ciò avrà un termine?

    marco vizzardelli

  13. Lollo settembre 30, 2015 a 7:17 am #

    Chailly and the Berliner Philharmoniker: the critics’ choice for World’s Best Conductor and Orchestra

    By Mark Pullinger, 03 September 2015

    Germany dominates the classical music world when it comes to the sheer quality of its orchestras, according to an international panel of professional music critics. Five of the world’s greatest orchestras, as collectively ranked, are German, with the Berliner Philharmoniker leading the way as the world’s finest. The Leipzig Gewandhaus (4), Berlin Staatskapelle (6), Dresden Staatskapelle (8) and Bavarian Radio Symphony Orchestra (10) ensure German orchestras are incredibly well represented in the line-up.

    The Berliner Philharmoniker at the 2015 season opening concert

    © Monika Rittershaus

    Neil Fisher, Deputy Arts Editor of The Times, is clear about why the Berliner Philharmoniker stood out ahead of the rest: “The Berlin Philharmonic sets an international standard for its virtuosity and precision of ensemble. More than that, however, its players show a palpable hunger to go further; to test their audiences, their conductors – and themselves.

    “While the level of interest this year shown in the election of the orchestra’s new chief conductor highlighted divisions within the organisation – and the worse sides of an obscure management structure – it also demonstrated the uniqueness of an orchestra that under Simon Rattle’s much-discussed stewardship has continued to fascinate the world’s classical music critics and fans alike.”

    Sir Simon Rattle conducting the Berliner Philharmoniker

    © Monika Rittershaus

    The Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam, ranks second according to our panel, while the Vienna Philharmonic was a distant third place. Only one UK orchestra – the London Symphony (6) – makes the top ten, while the Chicago Symphony (5) and Boston Symphony (9) represent the USA. The highest ranking French orchestra was the Orchestre de Paris at no.28.

    World’s Best Orchestra 2015

    It’s seven years since The Gramophone’s comparable poll and two orchestras have risen sharply through the ranks. The Berlin Staatskapelle (which didn’t rank in Gramophone’s top twenty) and the Leipzig Gewandhaus (up from 17 to 4). Both these can be explained by the standing of their Chief Conductors, Daniel Barenboim and Riccardo Chailly.

    Riccardo Chailly conducting the Leipzig Gewandhausorchester

    © Jens Gerber

    Indeed, Chailly tops the poll as the World’s Best Conductor. Chief Conductor of the Leipzig Gewandhaus since 2005, Chailly is also the Principal Conductor at La Scala until he takes up the post of Music Director there in 2017. Recently, Chailly was appointed the Lucerne Festival Orchestra’s next music director, effective from the start of the 2016 festival. This autumn, he tours Vienna, Paris, Birmingham and London with the Gewandhaus Orchestra in programmes of Mozart and Strauss. Their recording of Brahms’ Serenades last week won the ECHO Musikpreis, while their DVD of Mahler’s Ninth Symphony was shortlisted for a Gramophone Award. Chailly simply has the classical music world at his feet.

    Responding to today’s news, Maestro Chailly said, in answer to the critics: “Thank you to all of them and my best greetings to everybody.” Talking about the qualities he has brought to the Gewandhaus and La Scala orchestras, he explained that he had tried to “respect their personality and bring back and restructure their history for which they left their mark on the history of music.”

    “No concert or opera conducted by Riccardo Chailly is a familiar experience,” explains Neil Fisher. “The Italian conductor has an astonishing ability to rethink, provoke and enthuse, and does it across a range of repertoire that probably no other conductor can match, from Puccini operas to Brahms serenades, via Bach passions and Kurtag miniatures. Chailly marries penetrating intellect with the spontaneous charisma of a born entertainer, and the results are consistently radical and refreshing.”

    World’s Best Conductor 2015

    Sir Simon Rattle, Principal Conductor of the Berliner Philharmoniker, was narrowly pipped to the top spot by Chailly. Rattle led his Berlin orchestra on an international tour at the start of the year in cycles of Sibelius symphonies, material largely unfamiliar to the orchestra, if not its conductor. In 2017, Rattle takes up the post of Music Director of the London Symphony Orchestra and there have been a number of news stories surrounding his desire for London to have a new concert hall.

    Kirill Petrenko

    © Wilfried Hösl

    Kirill Petrenko, the surprise choice this summer in a vote by the Berliner Philharmoniker players to be their next Chief Conductor, comes in at No.7 in the critics’ top ten. Christian Thielemann, who didn’t get the Berlin Phil post, is ranked at No.10.

    Appearing at No.4 is Andris Nelsons, who has just bid farewell to the City of Birmingham Symphony Orchestra and taken up his post with the Boston Symphony. Recent highlights have included a Mahler 8 at Tanglewood, Mahler 5 at the Lucerne Festival, and Mahler 6 with the Boston Symphony at the BBC Proms.

    Andris Nelsons

    © Marco Borggreve

    While there can be few quibbles about the conductors who made the top ten, I was surprised at one omission in particular. Semyon Bychkov has consistently impressed me in recent years, whether conducting the London Symphony, the Vienna Philharmonic or even the BBC Symphony, but didn’t make anyone’s top ten. Perhaps because he does not hold a chief conductor post (and hasn’t done since leaving his post at the WDR Sinfonieorchester Köln in 2010), he slipped under the critical radar.

    What’s your verdict? Did the critics get it right? Did your favourite orchestra and conductor appear in our Top Ten? For the next month, you have the opportunity to vote for your favourites, so click here (from midday 3 September) to have your say.

    Bachtrack’s panel consisted of 16 critics across the world. Their nominations were submitted independently. They are:

    Tim Ashley (The Guardian, UK), Lazaro Azar (Reforma, Mexico), Manuel Brug (Die Welt, Germany), Eleonore Büning (FAZ, Germany), Hugh Canning (The Sunday Times, UK), Arthur Dapieve (O Globo, Brazil), Manuel Drezner (El Espectador, Colombia), Harald Eggebrecht (Süddeutsche Zeitung, Germany), Neil Fisher (The Times, UK), Christian Merlin (Le Figaro, France), Martin Nyström (Dagens Nyheter, Sweden), Clive Paget (Limelight, Australia), Clément Rochefort (France Musique, France), Benjamin Rosado (El Mundo, Spain), Gonzalo Tello (El Comercio, Peru), Haruo Yamada (Japan)

    Each critic nominated their top ten orchestras and conductors, with a points system awarding 10 to their top choice, down to 1 for their tenth.

    Three North American critics abstained from voting on the basis they felt that had not seen enough of the world’s top orchestras recently enough to cast their votes.

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