LONDON PHILHARMONIC ORCHESTRA

5 Set
7 Settembre 2015
Direttore Vladimir Jurowski
Jurovski

 

 

DIREZIONE

Direttore Vladimir Jurowski
Pianoforte Daniil Trifonov

PROGRAMMA

Pëtr Il’ič Čajkovskij Concerto n. 1 in si bem. min. op. 23
per pianoforte e orchestra
Dmitrij Šostakovič Sinfonia n. 8 in do min. op. 65

18 Risposte to “LONDON PHILHARMONIC ORCHESTRA”

  1. lavocedelloggione settembre 7, 2015 a 9:37 pm #

    Impagabile Šostakovič, davvero magnifico!
    Čajkovskij meno convenzionale, una lettura asciutta ma piena di scoperte; pianista fantastico, travolgente!
    Buona notte Attilia

  2. marco vizzardelli settembre 8, 2015 a 12:40 am #

    Lettura semplicemente sconvolgente dell’Ottava da parte di uno dei tre/quattro massimi direttori viventi. Orchestra addirittura trascendentale in Sostakovic.

    Non sono del tutto convinto di Trifonov fatta salva indubbia musicalità e fantasia.Ma anche in Ciaikovskij il lato più interessante era l’originalità, modernissima, dell’approccio di Jurovkij. I due sono andati ciascuno per la sua strada il che non è necessariamente un difetto, in un concerto quale il Primo di Ciaikovskij, ma lo ha immesso un po’ nella categoria dello “stravagante”, con qualche limite del caso.

    Con Sostakovic eravamo, invece, nell’assoluto dell’intelligenza e dell’idiomaticità in una tensione tragica ai limiti dell’umanamente sostenibile. Stupendo Vladimir Jurovskij (credo imperdibile il Wozzeck 2016 a Salisburgo e, va da sé, l’Angelo di Fuoco a Monaco)

    marco vizzardelli

  3. Franco Nava settembre 8, 2015 a 7:10 am #

    Serata sconvolgente, e finalmente con la sala piena.
    Sotto gli occhi dell’appena nominato (da un gruppo lobbystico di giornalisti ben identificabili) “direttore d’orchestra dell’anno” che scrutava incredulo dal suo palchetto tale magnificenza, una grandissima orchestra e un direttore sempre più da podio assoluto ci hanno regalato un’Ottava fisicamente e metafisicamente squassante.
    Dopo che il “direttore d’orchestra dell’anno” aveva letteralmente massacrato la Quinta facendola diventare una specie di rapsodia bandistica, finalmente la sala del Piermarini si riconcilia – e al massimo livello – con Sostakovic.
    L’asticella a questo punto è altissima, e anche per due campioni del mondo come Gatti (Decima a novembre) e Jansons (Settima a gennaio) sarà dura tenere il passo.

    Piccola nota polemica.
    Bene tutti questi concerti, ma la Scala ha come funzione precipua la produzione operistica. Perché uno Jurowski (ma aggiungo: un Harding, un Petrenko, un Cambreling, un Currentzis, un Heras-Casado, un Pappano, un Jordan, un Bolton, un Nagano, un Rattle, un Nézet-Seguin, un Altinoglu, un Salonen, un Albrecht, un Ticciati, un Gergiev, un Bychkov, un Runnicles) non dirige opera qui? Che senso hanno tutti ‘sti Zanetti, Rizzi, Alessandrini,Franck, Mehta, Eschenbach e cimiteriume vario con cui si stanno toccando livelli abissali di noia e insignificanza?

    Seconda piccola nota polemica.
    Che forza propulsiva può avere un teatro operistico la cui cura musicale è affidata a un personaggio bolso e sedentario la cui unica preoccupazione sembra quella di marcare il territorio attraverso campagne-stampa sempre più avulse dalla realtà dei fatti? Qui tra poco mancheranno persino i lumini da appoggiare sulla lapide del teatro che fu…

  4. marco vizzardelli settembre 8, 2015 a 7:54 am #

    Sacrosanto Franco Nava. Che il Cielo ti benedica. Ho pensato per tutta la serata le stesse, identiche cose. E ripensavo alle repliche dell’Oneghin nella meravigliosa direzione di Jurovskij… e a tutto ciò che hai puntualmente enunciato. Condivido al 100%. Passa Temirkanov che è dovuto andare a Parma per lasciare all’Italia una Traviata memorabile. Passa Jurovskij e chissà quando tornerà per un’opera… che qui è affidata, per lo più, alle mezze calzette ed al “cimiteriume”.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli settembre 8, 2015 a 8:03 am #

    Del resto, mi riferiva ieri sera un conoscente questo significativo episodio.
    Conservatorio, uscita del concerto Harding-Filarmonica (e meno male che, avendo Pereira cancellato Harding dalla lirica, la Filarmonica lo tiene in lizza). Ad un Filarmonico (non so chi fosse) viene chiesto: “Domani sera ci sono il Marinskij con Gergiev e la London Philarmonic con Jurovskij. Da chi è megliop andare?” (domanda plausibile, anche se chi qui scrive si era riosposo da tempo). Risposta del Filarmonico: .

    Sic. Poi, uno capisce il perché di tante cose, di tante scelte, di tanti disastri, di tanta mediocrità….

    marco vizzardelli

  6. marco vizzardelli settembre 8, 2015 a 8:08 am #

    Del resto, mi riferiva ieri sera un conoscente questo significativo episodio.
    Conservatorio, uscita del concerto Harding-Filarmonica (e meno male che, avendo Pereira cancellato Harding dalla lirica, la Filarmonica lo tiene in lizza). Ad un Filarmonico (non so chi fosse) viene chiesto: “Domani sera ci sono il Marinskij con Gergiev e la London Philarmonic con Jurovskij. Da chi è meglio andare?” (domanda plausibile, anche se chi qui scrive si era riosposta da tempo). Risposta del Filarmonico: “Non c’è dubbio, il Marinskij. Questi inglesi sanno solo fare colonne sonore” .
    Sic. Poi, uno capisce il perché di tante cose, di tante scelte, di tanti disastri, di tanta mediocrità….
    marco vizzardelli

  7. marco vizzardelli settembre 8, 2015 a 8:53 am #

    ecco, poiché il 100% della ragione non esiste, per avvalorare quanto dice Franco eccepisco su… un 2% e spezzo un paio di lance. Zubin Mehta non può stare fra le mediocrità. Può esser discusso per singoli momenti di mediocrità, ma grandezza, signorilità e musicalità e carriera lo pongono fuori da quel giro di mediocri. E aspetterei a giudicare Mikko Franck che ha sconvolto Santa Cecilia con una memorabile Patetica di Ciaikovskijj ed è direttore quanto meno interessantissimo. Resto invece pienamente d’accordo sul concetto generale espresso da Nava.

    marco vizzardelli

    • Franco Nava settembre 8, 2015 a 9:49 am #

      Per punizione guarderai per almeno dieci volte consecutive questo obbrobrio.

  8. Gabriele Baccalini settembre 8, 2015 a 11:14 am #

    Su Zubin Metha, ma anche ovviamente su Jurowsky e la London Philharmonic, sono d’accordo con Vizzardelli.
    La vera punizione per un reprobo non è l’ascolto dell’ultima Aida con la regia “arte povera” di Peter Stein, ma un viaggio in Kazakistan per rivedere l’ultima di Zeffirelli giustamente venduta (magari sottocosto) con suo gran dispitto, della quale ci siamo finalmentre liberati. Metha è un direttore di rango anche per Verdi, anche se qualche volta dirige in modo un po’ neghittoso.
    Stasera lo valuteremo in un cimento assoluto, come la Nona di Mahler alla guida della Israel Philharmonic, nella speranza che sia ancora quella che dirigeva Leonard Bernstein.

  9. masvono settembre 8, 2015 a 12:03 pm #

    Ripensando al concerto di ieri tendo a dimenticarmi di Trifonov. Direi che i suoi fraseggi e la sua interpretazione del Ciaikovski siano stati curiosi, sul momento divertenti ma, alla fine, del tutto fatui. Non ho trovato nemmeno grandi colori nel suo pianismo e, se pensiamo a tanti “giovani”, e vogliamo restare su quelli quando esordirono, Cominati, Gavrilov, Pogorelich abita(va)no altri cieli rispetto al povero Trifonov.
    A ciò aggiungiamo che mentre Jurovski suonava il “suo” Ciaikovski noto da tempo, scuro, asciutto, spoglio, talvolta acido e scabro, Trifonov faceva per conto suo i “bottarelli di Capodanno e qualche girandolina luminosa” senza, per mio conto, grande costrutto per l’economia interpretativa del pezzo.

    L’Ottava di Shostakovich è stata idiomatica perchè è composizione che pare avere tutte le caratteristiche per essere evidenziata dalla naturale poetica di Jurovsky.
    Saluti

    -MV

  10. Gabriele Baccalini settembre 8, 2015 a 2:19 pm #

    I pasticci della Scala sul calendario, che in queste settimane si sovrappone a quello del Mito, stanno diventando patetici.
    Ieri sera, mentre Jurowsky dirigeva la London Philharmonic alla Scala, Gergiev dirigeva il Mariinskij al Conservatorio. La Scala era piena perché il concerto era in abbonamento, il Conservatorio non so, ma aveva prezzi molto più abbordabili.
    Stasera, lo spostamento del concerto della Israel Philharmonic l’ha fatto sovrapporre a uno spettacolo organizzato al binario 21 dal Piccolo Teatro con una rievocazione della Shoa. Pensavo che la comunità israelitica sarebbe stata interessata al concerto, ma il risultato è che 5 minuti fa c’erano in vendita 647 posti, tutti a prezzi a prezzi pazzeschi, oltre ai 140 di loggione, che per Temirkanov (Mito) costavano 5 euro e stasera, come ieri,9. Mi pare che la schizofrenia avanzi a passo molto spedito.

    • Franco Nava settembre 8, 2015 a 5:27 pm #

      E non dimenticare che in Conservatorio suonano gli interessantissimi Les Siècles. Altra sovrapposizione demenziale.

  11. Gabriele Baccalini settembre 8, 2015 a 4:56 pm #

    Aggiornamento.
    Alle 18.53 i posti in vendita si Internet erano 881, oltre ai 140 di loggione.

  12. marco vizzardelli settembre 8, 2015 a 5:49 pm #

    Vado a Les Siecles, anche per ragioni di orario (è anche un po’ forte l’ascolto della Nona di Mahler una sera dopo l’Ottava di Sostakovic e le coronarie hanno dei limiti, non perché Sinfonia di Berlioz sia acqua di rose, ma insomma…).
    Franco, su quella tremenda Aida mi sono abbondamente espresso. Subito dopo però ho ascoltato un magnifico Mehta in Tristano a Napoli. E nella vita m’ha dato più gioie che delusioni: la patente di medoiocrità, direi proprio che non gli spetta. E su Franck la scelta di dargli Rigoletto è rischiosa, ma anche affascinante. Può esser tutto, genio o disastro.

    Per il resto, sulle scelte effettuate e le conseguenze confermo che sono totalmente d’accordo con te. Credo anch’io che da quel palco il Prescelto, ieri sera, abbia fatto alcuni pensieri…

    marco vizzardelli

  13. marco vizzardelli settembre 8, 2015 a 5:57 pm #

    Sui biglietti ormai è sparare su un uomo, in tal senso, morto. Un allucinante errore di valutazione. Che, poi, il Festival delle Orchestre e i sudamericani, arrampicandoci sui biglietti di galleria, ci abbiano dato e ci diano gioie, è altro conto. Sulle questioni artistiche, le scelte effettuate, e i disguidi… adesso, gioite tutti! Sembra sia in dubbio il concerto di Harnoncourt di ottobre. Avanti un altro! Che ne dite?
    Ho detto e ripetuto per un mese il mio pensiero. Sta alla Scala tirare le conseguenze

    marco vizzardelli

  14. Tiziano settembre 8, 2015 a 8:52 pm #

    Giganteschi Les Siècles!!!
    Uno stile che si fa suono, si fa discorso. Mamma mia!
    Chi più chi meno giovane, tutti entusiasti, dediti a quest’ottica interpretativa per la quale, anche fisicamente, danno tutto.
    Guardateli, per esempio, i cinque giovani percussionisti nella Fantastica: impeccabili, complici, trascinanti.
    E che intonazione.
    Pubblico non folto ma incredulo di fronte a tanta bellezza.
    Una lezione assoluta. E tanta tanta invidia.

    Già, perché mentre ci si commuove per la viola di Adrien La Marca, la mente va, va, va, va, va, lontano ma non così lontano, a ben altra viola, così nota per il suo impegno in difesa delle più invereconde indennità esistenti. La Filarmonica degli estinti o, per dirla con Franco, del cimiteriume ci riporta alla triste realtà fatta di sindacalismo e marchettate.
    C’è sempre una banca che sponsorizza. Ma ci sarà ancora un pubblico?

  15. marco vizzardelli settembre 9, 2015 a 12:17 am #

    Sì magnifici loro e la viola (che strumento ha in mano quel La Marca! Credo che la sera la metta a letto – la viola! – la accarezzi, le rimbocchi le coperte…) Per belllezza di suono, idiomaticità totale rispetto a Berlioz in una sonorità tornita, rotonda, luminosa, veniva da pensare al Berlioz di Ozawa. Ecco, dovessi dire… ci sarebbe voluto lui, sul podio, per trasformare una esecuzione trascendentale anche in una interpretazione. L’inglesino sul podio era pulito, preciso, vivace, simpatico… non di meno ma neanche di più. Ma, al di là di questo, l’altissimo livello esecutivo dell’orchestra ha reso godibilissima la serata. Altra grande orchestra, questa volta all’insegna di Mi.To. Godiamocele, che poi torna la Quaresima…

    marco vizzardelli

    • Franco Nava settembre 9, 2015 a 10:18 am #

      Purtroppo motivi di lavoro non mi hanno consentito di assistere ai Les Siècles… Tutte le volte che sono uscito da un loro concerto non ho però potuto trattenere l’entusiasmo per una compagine davvero eccezionalmente motivata e capace.
      Ricordo per esempio un “Le sacre du printemps” (nella versione originale) che è stata un’esperienza per me decisiva di ascolto.
      Bello!

      Qui una imprevista chicca dal loro immenso repertorio.

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