BOSTON SYMPHONY ORCHESTRA

31 Ago
AndrisNelsons
1 Settembre 2015
Direttore Andris Nelsons

Direttore Andris Nelsons

PROGRAMMA

Gustav Mahler Sinfonia n. 6 in la min.

4 Risposte to “BOSTON SYMPHONY ORCHESTRA”

  1. marco vizzardelli settembre 2, 2015 a 12:41 am #

    Alcune considerazioni preliminari.
    Se un sovrintendente direttore artistico di teatro italiano invita eccellenze mondiali quali la Boston Symphony e Andris Nelsons, è vergognoso, avvilente, inadeguato e direi scandaloso (da inchiesta interna all’azienda) che presenti loro una sala semivuota a causa di errore marchiano nella politica dei prezzi in funzion di presenze immaginate e non realizzate
    D’altra parte (la vita è sempre a due facce) può accadere che a quel dirigente si debba gratitudine per una estate di musica ad altissimo livello. Sono, appunto, le due facce di una situazione. La Scala ha montato una meraviglia ma ha sbagliato il target
    Ciò detto… e tre!!!! Terzo Mahler strepitoso di stagione. Dopo la poetica terza di Jansons e Wiener e la storica, fondamentale Quarta di Fischer e Budapest (che resta il vertice e, come ha ben notato F.M.Colombo, un riferimento assoluto di interpretazione mahleriana) ecco la eccellente Sesta di Nelson e Boston.
    L’orchestra è l’eccellenza storica che sappiamo: unica, fra i complessi Usa, per ricchezza di colori, duttilità, e un carattere quaais più europeo che americano per sublime civiltà i suono. Era così quando incise la miglior edizione dei Notturni di Debussy più Daphnis e Chloe con Claudio Abbado, è stata così con il grande Ozawa, è così oggi, e le avviene di essere in mano ad uno dei più bravi direttori, non solo viventi, ma mai apparsi su podio (ho detto “bravi” e misuro i termini, se no usavo “grandi” che implica altro). Andris Nelsons è superbravo, bravo in misura iperbolica, un talento semplicemente mostruoso, promana musica da tutto il corpo, vene braccia gambe muscoli, e dall’anima, come fosse la colata lavica di un vulcano. E’ anche, forse, più spontaneo che realmente profondo (ecco perché dico “bravo”) ma va benissimo così. E il suo Mahler è lava incandescente, pregno di una eccitazione sonora al limite del sostenibile, estremo nella scelta dei tempi e delle espressioni. Si può volere una Sesta più stilizzata (Abbado era profondissimo e lineare anche se nel concerto del ritorno scaligero – pur sensazionale emotivamente ed umanamente – si trovò un po’ frenato dalla modestia esecutiva dell’orchestra della Scala, pur integrata dalla eccellente Mozart: altre sono state le Seste realmente memorabili di Claudio, quella di Lucerna e le varie della sua vita) ma è tale il livello reattivo della Boston alle intenzioni del podio e tale la vertiginosa abilità, da acrobata di eccelso circo, del direttore lettone, da far sì che l’esecuzione trascenda perfino l’interpretazione. Mai udito il “rumore”mahleriano (soprattutto primo movimento) strumentalmente esaltato a tal punto. Mai una simile compattezza di suono. Mai legni così parlanti o archi così densi o percussioni così espressive. Mai vista lamusica”uscire” così dal corpo di un uomo. Tutto questo può non implicare l’assolutezza interpretativa (quella l’abbiamo vissuta con Fisher e gli ungheresi nella Quarta), ma implica sicuramente l’eccellenza trascendentale della esecuzione.
    Trionfo ad applausi ritmati, non senza l’esibizione sciagurata di un applauso finale anticipato che ha rotto il silenzio pur vistosamente richiesto, come giusto, dalle braccia di Nelsons, ma è la solita platea scaligera che deve far vedere di sapere quando un pezzo è finito e non coltiva il valore di una pausa di silenzio. Amen. E’ stata comunque una meraviglia.

    marco vizzardelli

  2. Gabriele Baccalini settembre 2, 2015 a 11:06 am #

    Della Sesta di Mahler ieri sera Vizzardelli scrive: “…non assolutezza interpretativa,.. ma sicuramente l’eccellenza trascendentale dell’esecuzione”. Se il giudizio è questo, siamo d’accordo. Tecnica strabiliante, timbrica e tempistica fantasmagoriche, per cui scrive sempre Marco Viz “l’esecuzione trascende perfino l’interpretazione”. Sono d’accordo anche sul fatto che la Boston sia forse la meno “americana” delle big five dell’Est o anche della Los Angeles, in virtù dei grandi non americani che l’hanno diretta a lungo (Koussevitzkij, Monteux, Munch, Osawa), però è comunque meno “europea” dei Berliner e della Lucerne Festival Orchestra, guidando le quali a mio avviso Abbado ha dato interpretazioni insuperabili della Sesta e anche delle altre sinfonie mahleriane. Quella della Scala ieri sera non mi è neppure tornata in mente: è stata un’occasione di riconciliazione con il teatro e anche con l’orchestra, ma non certo paragonabile alle cose grandissime che Claudio fece quando era stabile al Piermarini. Occasione di riconciliazione, che mi auguro riesca a concretizzarsi, senza fretta, anche con Riccardo Muti. Le ferite che si chiudono sono meglio di quelle che marciscono.
    Ieri sera, vuoti in teatro a parte (i biglietti invenduti erano tutti, a metà pomeriggio, da 180 euro, poi sono aumentati e forse se ne è aggiunto qualcuno di galleria alla modesta tariffa di 100 euro…), abbiamo assistito ad una esibizione memorabile, e sottolineo “esibizione”, senza con questo svalutare la prestazione di Nelsons e della Boston. Probabilmente ci sono repertori in cui questa orchestra riesce ad esprimere lo spessore interpretativo che possiede (ricordo una grandissima Quarta di Bruckner diretta da Osawa), che ieri sera è stato “trasceso”, come dice Viz, dall’esecuzione.

  3. E. settembre 2, 2015 a 12:34 pm #

    Concordo: politica dei prezzi sbagliati ma piena gratitudine per un’estate musicale di altissimo livello (in attesa del “Falstaff” diretto da Gatti, che già sto pregustando). Nelsons sicuramente bacchetta da tenere d’occhio, ho ancora impresso nella memoria il fantastico concerto della scorsa estate a Lucerna, con la Boston e il tenore Klaus Florian Vogt alle prese con Wagner e Beethoven. Speriamo venga spesso chiamato a dirigere alla Scala belle prossime stagioni….

  4. marco vizzardelli settembre 2, 2015 a 4:18 pm #

    Sono contento perché con Baccalini ci eravamo brevemente sentiti dopo il concerto e parevamo su posizioni opposte, in realtà il parere è consimile. Sono d’acordo che quello espresso ieri da Nelsons sia stato un Mahler sensazionale al limuite della bravura funambolica dal punto di vista strumentale, magari discutibile da quello della lettura così marcata e direi “carnale”. Ci sta, può non piacere a tutti. Io stesso preferisco maggior linearità in Mahler ma non posso che inchinarmi alla bravura trascendentale di Nelsons e orchestra
    E resto d’accordo sulle “Seste” di Abbado: quelle memorabili sono la giovanile (se non sbaglio) con la European Youth e le esecuzioni mature di Lucerna e Berlino. L’ultima alla Scala è stata una struggente, emotiva foto ricordo legata alle circostanze ma ha aggiunto poco o niente alla storia dell’immenso interprete Abbado e delle grandi esecuzioni della Sesta. Questa di Nelsons e soprattutto Boston era di altro calibro
    marco vizzardelli

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