19 Giu

Wiener Philharmoniker

Direttore Mariss Jansons

Singverein der Gesellschaft der Musikfreunde in Wien


Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala

 

I Wiener Philharmoniker eseguiranno lo stesso programma il 26 giugno 2015 in un concerto a favore della Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Milano.

 Mahler

Direttore
Mariss Jansons
Mezzosoprano
Bernarda Fink
Maestro del Coro
Johannes Prinz
Maestro del Coro di Voci Bianche
Bruno Casoni

PROGRAMMA

Gustav Mahler
Sinfonia n. 3 in re min.

31 Risposte to “”

  1. silvia giugno 22, 2015 a 9:25 am #

    E mentre la Scala langue in un terribile abisso artistico, con un direttore principale incapace di dare qualsiasi impulso, l’ennesima lezione ci viene dall’estero.

    I Berliner Philharmoniker hanno eletto Kirill Petrenko loro nuovo direttore artistico e musicale!
    Dopo che il Concertgebouworkest ha scelto Gatti e la Orchestre de Paris la coppia Harding e Hengelbrock, ci rendiamo conto che siamo sempre più il terzo-mondo musicale???

  2. marco vizzardelli giugno 22, 2015 a 12:16 pm #

    Sono praticamente in èstasi!!!!!!

    Dopo Daniele Gatti ad Amsterdam, Kirill Petrenko ai Berlineri!!!!!!!

    Brindo, gioisco!!!! Lui, la più bella Valchiria della mia vita e uno dei suoni più incredibili!

    Bravi, bravi, bravi Berliner!!!!!!!!!!!!

    marco vizzardelli

  3. marietto novati giugno 22, 2015 a 3:11 pm #

    …i migliori vanno nei posti più prestigiosi del mondo…

    …a noi rimangono i resti che nessuno vuole…

    …come Chailly…

    • fabione giugno 22, 2015 a 6:02 pm #

      Guardi che Chailly è il direttore della gewandhausorchester di Lipsia non proprio un resto che nessuno vuole ……, mentre l’Orchestre de Paris è una compagine di medio livello , come Harding del resto. Di Hengelbrock meglio tacere. Gli devo il peggior Rigoletto e il peggior Tannhauser che abbia mai ascoltato

      • pippo_bo giugno 22, 2015 a 9:00 pm #

        Tieniti Chailly e non rompere le palle al prossimo, allora.

  4. Fabione giugno 23, 2015 a 6:21 pm #

    Caro Pippo bo. Intanto la invito ad usare un linguaggio meno aggressivo e volgare. io ho espresso semplicemente la mia opinione. Lei giustamente può non condivdiderla, ma non scenda la prego nel lessico a livello della mediocrità che in tutti i campi ci circonda.
    Se ritengo Hengelbrock un mediocre lo dico con cognizione di causa avendolo ascoltato più volte. Riguardo a Chailly, mi riferivo solo al fatto che (piaccia o no ) non possiamo considerarlo una scelta di ripiego, visto che è stato a capo di due delle più importanti istituzioni sinfoniche del mondo, che scelgono il meglio sul mercato, avendo anche la disponibilità economica per farlo. Poi se a molti non piace come direttore per carità, nessun problema. Come potrà notare comunque , io disturbo poco . E cercherò di limitarmi anche in futuro per non darle fastidio.

  5. marco vizzardelli giugno 24, 2015 a 1:45 pm #

    La carriera di Chailly è indiscutibile. Quando uno è stato o è a Lipsia e Amsterdam, c’è poco da discutere.
    Le apparizioni scaligere degli ultimi anni, invece, a mio avviso lo sono, la qualità delle letture recenti lo è, i decibel pure.

    marco vizzardelli

  6. marco vizzardelli giugno 26, 2015 a 12:05 am #

    GRAZIE JANSONS, GRAZIE WIENER

    Chi c’era, porterà nel cuore per la vita. Sommersi nella poesia da Jansons e dalla più poetica orchestra del mondo. Con esito storico: il direttore chiamato due volte da solo al proscenio (ed erano i Wiener!) a fine concerto, ad orchestra uscita. Meritatissimo. La commozione del suono: “quel che dice l’amore”. Indimenticabile.

    marco vizzardelli

  7. Massimo giugno 26, 2015 a 12:59 pm #

    Mah. Concerto bello ma senza entusiasmi. Corni con più di una sbavatura. Applausi finali ma tutto nella norma per un’orchestra ospite. Di certo non i quattro bis richiesti alla Filarmonica della Scala a Berlino alla Philharmonie. Quello sì concerto memorabile a dare ascolto ai giornali tedeschi.

    • Lady Macbeth giugno 29, 2015 a 3:55 pm #

      Ma, forse per pietà prima della fine. In fondo a loro con gli inferiori non costa nulla.

  8. marco vizzardelli giugno 26, 2015 a 10:50 pm #

    Prese le misure all’acustica “inscatolata” della Scala, la seconda esecuzione ha visto Jansons e i Wiener ancora più liberi di dipanare tutta la poesia della loro lettura. Ed è stata memorabile.
    Della Terza ho avuto la fortuna di ascoltare, nel passanto recentissimo e in quello non remoto, le straordinarie letture dell’estremo Claudio Abbado con i suoi lucernesi e di Daniele Gatti, quest’anno stupendo ad Amsterdam. Entrambi propendono per una lettura più “filosofica” rispetto a quella di Jansons, per commentare la quale, in realtà, basterebbe citare le sei famose didascalie:
    – l’estate irrompe
    – quelche mi raccontano i fiori di campo
    – quel che mi raccontano gli animali del bosco
    – quel che mi racconta l’uomo
    – quel che mi raccontano gli angeli
    – quel che mi racconta l’amore
    Detta così, parrebbe la prospettiva di uno che stia un passo indietro, invece no. E’ solo una prospettiva differente, che nella lettura di Jansons e nell’esecuzione dei Wiener Philarmoniker ascende, con una semplicità che disarma, al livello della poesia assoluta. E’ come se tutta la natura, e poi gli animali e poi l’uomo e poi gli angeli e poi l’amore, ci venissero incontro e ci pervadessero, con una forza di commozione, intrisa di senso del canto, che ci porta al limite di rottura del cuore. Jansons (con i Wiener:nessuna orchestra al mondo potrebbe farsi poesia a tal punto) parlano direttamente al cuore: da qui, tempi che possono essere delibati o frementi (non c’è un tempo solo in questa lettura, ce ne sono un’infinità); da qui, un tripudio di colori. Da qui, un Mahler che – soprattutto in questa sinfonia, che molti leggono platealmente: Bernstein era magistralmente plateale – non abbiamo mai ascoltato così “intimo”, un cuore che parla ad altri cuori. Tutto, l’orchestra, i due cori, il canto della bravissima Fink, ci danno questa intima comunicazione del cuore. E’ ciò che rende unica e memorabile questa Terza di Jansons. Si può leggere questa sinfonia in altra maniera. Ma questa lettura è unica e memorabile per il livello di poesia che tocca ed esprime. Quando la tromba esterna, nel terzo movimento, risuona dolcissima sul tappeto lievissimo, di luce pura, dei violini primi (la luce che è solo dei Wiener!), si è nella poesia. Ecco, forse questo è il momento più simbolico di cosa è stata questa Terza, alla Scala. Ma c’era tantissimo altro: si è ben capito, ad esempio, perché i Wiener affidino per la terza volta il loro Concerto di Capodanno a Mariss Jansons: lo si è capito quando – fina dal primo movimento – sono risuonate le bande e i flauti e gli ottavini, e chi è stato sui prati o sui laghi dell’Austria sa che il suono delle bande è proprio quello, con quella luce e quel profumo di natura che canta.
    E c’è un altro dato strano, che testimonia i percorsi degli interpreti. Questo Mahler così intimo, “cantante”, lirico ed estatico rimanda diritto al precedente del massimo cantore dell’intimo, Franz Schubert, ed è curioso che questa lettura di Jansons della Terza ricordi molto un’altra lettura mahleriana segnata da intimità, baluginio di colori, estasi sonora e tematica di un dialogo cuore a cuore: il Canto della Terra, così come lo leggeva (e alla Scala, così come poi in disco, fu pure memorabile e commovente) Carlo Maria Giulini. Anche Giulini, io credo, leggeva Mahler “”via” Schubert. Non è il solo modo ma è plausibile, a patto che il direttore e l’orchestra abbiano in sé la poesia atta allo scopo. Ciò che – disponendone a volontà Mariss Jansons e i Wiener Philarmoniker – ha reso indimenticabili queste due serate alla Scala.

    marco vizzardelli

  9. marco vizzardelli giugno 26, 2015 a 10:55 pm #

    ma, questo Massimo è un dipendente-Scala? Mi pare aver assistito ad un altro concerto, oppure….
    Io ho assistito ad un concerto, anzi a due serate, alla fine di ciascuna delle quali il direttore è stato tirato fuori a furor di popolo per due volte da solo, da un pubblico che non lasciava più la sala (ancora più impressionante, la seconda sera, tutto il teatro fermo in sala ad aspettare Jansons): ciò che alla Scala, da Claudio Abbado in poi, non era più successo…

    marco vizzardelli

    marco vizzardelli

  10. marco vizzardelli giugno 27, 2015 a 1:57 am #

    mmm sì sì questo Massimo mi odora tanto di corno della Scala o cugino di corno della Scala o cognato di corno della scala o fidanzata di corno della scala o nipotino di corno della Scala o badante di corno della Scala mmmmm

    marco vizzardelli

    • Lady Macbeth giugno 29, 2015 a 3:56 pm #

      Badante direi

  11. Andrea giugno 27, 2015 a 11:52 am #

    Concordo con Massimo e concordo nel sottolineare le inspiegabili e inattese sbavature dei corni (così verrò anch’io accusato di essere un loro parente quando semplicemente basta avere buon udito ed essere scevri da pre-giudizi). Buon concerto sicuramente (prima serata) ma niente di memorabile. Lettura di Jansons che perde un po’ di estremi che in Mahler andrebbero viceversa spinti.

  12. marco vizzardelli giugno 28, 2015 a 4:08 pm #

    Segnalo che sul sito di Anna Netrebko, sul calendario 2015-16 della cantante, non vi è indicazione di alcuna Giovanna d’Arco al Teatro alla Scala. Si passa da un Oneghin in novembre a Vienna a Il trovatore in gennaio 2016 a Parigi. Ehm…..

    (http://www.annanetrebko.com/schedule/).

    marco vizzadelli

  13. marco vizzardelli giugno 28, 2015 a 4:11 pm #

    La Scala pensi alla sua attuale programmazione

    marco vizzardelli

  14. Zio Yakusidé giugno 29, 2015 a 1:24 pm #

    Cosa ci tocca leggere!
    inspiegabili e inattese sbavature dei corni
    mi auguro che l’autore di tale sussiegoso giudizio ascolti solo ed esclusivamente orchestre più “precise” (e ce ne sono) dei Wiener, ovviamente con direttori stellari
    mi permetto di dire, da uditore delle due serate, che mi accontento, possedendo orecchie di bocca buona (passatemi il gioco…anatomico) e dotato di tantissimi pregiudizi, maturati dopo anni di ascolti della nostra beneamata (si fa per dire) orchestra del teatrun
    Infatti il concerto è stato di elevatissima qualità e mai, ripeto mai ho ascoltato simili meraviglie da coloro che vengono a tacciarci di malafede; chi viene a dar lezione sappia di non aver mai neanche lontanamente sfiorato risultati simili (e questo non è solo il mio giudizio)

    qualche infortunio in un’opera colossale come la terza è assolutamente accettabile
    i suonacci,le incredibili carenze tecniche, gli attacchi a casaccio, i concerti che apparivano prime prove, insomma le ripetute orrende prove date in tutta la stagione no
    la filarmonica, le ricordo, è quella che ha avuto il coraggio di suonare in quel modo la ottava di Bruckner: chi c’era sa di cosa parlo.

    ps
    presente alle due serate assicuro che né per il primo né per il secondo concerto gli applausi erano …di circostanza
    per cortesia può essere più preciso sul trionfo scaligero? di quale concerto parla?
    per decretare il successo secondo lei dopo la terza dovevano suonare quattro bis?

    • Lady Macbeth giugno 29, 2015 a 3:58 pm #

      Perché loro avran portato i Pini di Roma (inebriando i berlinesi del loro profumo).

  15. marco vizzardelli giugno 29, 2015 a 2:13 pm #

    Oltretutto, in particolare la seconda sera ma anche la prima, proprio gli interventi in pianissimo dei corni sono stati fra i momenti memorabili di questa Terza.
    Per la fila dei corni scaligeri (fatto salvo l’eccellente nuovo arrivo Monte De Fez) sarebbe stato altamente ISTRUTTIVO sedere in platea.

    marco vizzardelli

    • Pietro M. giugno 29, 2015 a 4:00 pm #

      Vizzardelli non dica così: i corni della Scala sono perfetti, però all’osteria!

      Questi se la credono davvero: da quando Fontana disse che erano meglio dei Berliner non hanno più ascoltato altre orchestre: sia mai ricredersi …

  16. pippo_bo giugno 29, 2015 a 7:04 pm #

    La Filarmonica della Scala (insieme al loro superficiale Direttore Principale e al loro ignorante Direttore Artistico) dovrebbe fare un enorme bagno di umiltà, e imparare da queste orchestre artisticamente gigantesche.
    E quando passano dai nostri lidi permettete di godercele con l’entusiasmo meritato. Altro che cercare il pelo nell’uovo dei Wiener Philharmoniker! Ci sono intere sezioni dei milanesoni che andrebbero sostituite integralmente! Almeno abbiate la dignità di tacere!

  17. Zio Yakusidé giugno 30, 2015 a 7:59 am #

    Tanto per rincarare la dose con i Signori Massimo ed Andrea, alla penosa ricerca del perfettibile…..negli altri
    per rimanere in ambito maleriano e nella medesima settimana il vecchio zio si è recato a Firenze per la seconda con Gatti.
    Per essere molto diretti: cara Filarmonica o orchestra del teatrun che sia (anche su questo continuo “fraintendimento” quando la smettiamo?), una esecuzione di quel livello non è per voi possibile e mai è stata dal pubblico scaligero ascoltata.
    Tralascio la meravigliosa direzione che ho molto più apprrezzato di quella, pur eccellente di M. Janson, ma questo pertiene al gusto personale.

    Permettetemi ora di fare il vecchio trombone: quando un “concorrente” della mia azienda esitava sul mercato un nuovo prodotto, il mio gruppo lo analizzava, ne studiava pregi e difetti e quindi si metteva al lavoro per migliorare il nostro, non certamente si autoassolveva dicendo che in fondo i “concorrenti” non avevanocompiuto un granché….
    Questo è un pessimo atteggiamento, diametralmente opposto al miglioramento continuo e foriero di fallimenti
    Comprendo che il festival delle orchestre internazionali o come diavolo si chiama sia una spina nel fianco, ma fatevene una ragione, le orchestre ospiti sono state (e saranno) tutte di gran lunga migliori di voi
    una evidente strada c’è e voi la conoscete benissimo
    averte intenzione di percorrerla?

  18. marco vizzardelli giugno 30, 2015 a 9:17 pm #

    Esatto, zio Yakusidé. Sottoscrivo al 100%

    marco vizzardelli

  19. Lucre luglio 2, 2015 a 1:07 pm #

    Anche io ero presente alla seconda serata e ho trovato meravigliosa l’esecuzione e fantastici i Wiener. Mille di quelle sbavature.
    La sinfonia, se non fosse per l’inutile, prolisso e cervellotico primo movimento, sarebbe un capolavoro assoluto: il quarto movimento un abisso nella tragedia assoluta interpretata in modo sublime da Jansson.

    Vizzardelli sul sito della Ntrebko è assolutamente presente l’impegno scaligero……………!

    **************
    July 4, 2015 Concert

    Chateau de Versailles

    Versailles, France
    July 7, 2015 Concert

    Tchaikovsky Conservatory

    Moscow, Russia
    July 10, 2015 Concert

    Smetana Hall

    Prague, Czech Republic
    July 13, 2015 Concert

    Palau de la Música Catalana

    Barcelona, Spain
    July 26, 29, 2015 Tchaikovsky: Eugene Onegin (Tatiana)

    Bayerische Staatsoper

    Munich, Germany
    August 8, 11, 14, 17, 2015 Verdi: Il Trovatore (Leonora)

    Salzburg Festival

    Salzburg, Austria
    August 27, 2015 Concert

    Beiteddine Art Festival

    Beiteddine, Lebanon
    September 25, 29; October 3, 7, 10, 17, 2015 Verdi: Il Trovatore (Leonora)

    The Metropolitan Opera

    New York, NY
    October 25, 28; November 2, 5, 2015 Tchaikovsky: Eugene Onegin (Tatiana)

    Wiener Staatsoper

    Vienna, Austria

    December 7, 10, 13, 15, 18, 21, 23, 2015 Verdi: Giovanna d’Arco (Giovanna)

    Teatro alla Scala

    Milan, Italy
    – See more at: http://www.annanetrebko.com/schedule/#sthash.aMPrJPtu.dpuf

  20. marco vizzardelli luglio 2, 2015 a 1:39 pm #

    bene l’ha aggiunto, nei giorni scorsi non c’era come provato dal medesimo link su diversi siti
    marco vizzardelli

  21. Ninci luglio 2, 2015 a 3:36 pm #

    Inutile, prolisso e cervellotico il primo movimento… Però, che scienza da Lucre (forse Lucrezia?)

  22. marco vizzardelli luglio 3, 2015 a 3:16 pm #

    Inutile, prolisso e cervellotico il primo movimento… Però, che scienza da Lucre
    (forse Lucrezia?)
    marco vizzardelli

  23. Lucre luglio 7, 2015 a 11:55 am #

    La mia non è sicuramente scienza e non intende esserlo. E’ sicuramente un giudizio superficiale, di persona poco preparata ma è il mio pensiero assolutamente stratificato dopo aver sentito tantissimo Malher (compositore che adoro in alcuni momenti, ma che in altri trovo assolutamente costruito, freddo, cervellotico e assolutamente sopravvalutato) che liberamente e serenamente esprimo e che comprendo non sia condiviso. Pensiero che ho discusso e anche condiviso più volte, non solo sul primo movimento della 3^ (fra l’altro scritto per ultimo), ma anche su altri pezzi della produzione malheriana, con musicologi ed esperti fra cui i compianti Giovanni Morelli (che di fatto concordava) e Sergio Sablich (che difendeva in particolare questo movimento) di cui ricordo entrambi la profonda semplicità nel parlare e umiltà di giudizi data dalla loro profonda conoscenza musicologica.
    L’Otello rossiniano lo ha sentito qualcuno?
    Consiglio a tutti di non perdersi un concerto che il ns. amato direttore ceciliano Pappano farà al Conservatorio di Milano il prossimo 14 ottobre al pianoforte in duo con il grandissimo Alessandro Carbonare (primo clarinetto della ns. orchestra)

  24. Massimiliano Vono luglio 7, 2015 a 8:57 pm #

    Io ritengo, con Deryck Cooke, che il primo movimento della Terza Sinfonia sia la cosa più strabiliante che Mahler abbia composto, con tutti i significati che l’aggettivo “strabiliante” comporta.
    Inoltre è stato proprio con questo “movimento” che ho conosciuto Mahler, perchè, mentre da ragazzo ho adorato fin da subito la Prima Sinfonia, la Seconda, ascoltata dopo pochissimo tempo mi fece un’impressione diversa, meno accessibile e più “magniloquente” ( e tutt’oggi la Seconda è la sinfonia di Mahler che meno amo). La rivelazione, per me, fu la Terza e, in particolare, proprio quel “strabiliante” Primo Tempo.
    Questione di gusti.
    Saluti

    -MV

  25. Lucre luglio 14, 2015 a 4:27 pm #

    Bravo Vono: hai centrato il punto ! E’ proprio questione di gusti !

    Leggete qui sotto: ogni mondo è paese: povero Pappano …………… chissà cosa guadagna a Roma o guadagnerebbe alla Scala…………volete mandarcelo a Roma a vita ? Noi felicissimi.
    Quanto prenderà Chailly alla Scala……..?
    Ma perchè in Italia nessuno sa che cosa guadagnano le star della lirica ?

    *********************************
    dal Daily Telegraph

    Why does the Royal Opera House pay directors so much?

    The eye-watering salaries of Kasper Holten and Antonio Pappano seem inordinate when compared to other arts institutions – or even the Prime Minister, says Rupert Christiansen

    By Rupert Christiansen

    4:58PM BST 03 Jul 2015

    In recent years, I have made some small annual donations to arts organisations that have given me particular pleasure. Always at the top of my list has been the Royal Opera House, a place I have loved for half a century and where I have spent some of the most elated and enthralling hours of my life.

    Now I have decided to send my mite elsewhere.

    This is nothing to do with the wretched “gang rape” fiasco or overall artistic quality or even bad management – the CEO Alex Beard seems to be doing an excellent job in difficult circumstances, and the latest set of accounts show an impressive increase in boxoffice income and attendances, as well as an overall surplus of income over expenditure. Compared to virtually any other opera house in the World, the Royal Opera House is economically run and soundly managed.

    Except in one respect. What alienates and angers me is the amount paid to the Music Director Sir Antonio Pappano and the Director of Opera Kasper Holten, as revealed in the annual report for 2013-14: Pappano earned £104,000 as Music Director, and £435,000 for conducting some twenty-six performances in the 2013-14 season: a total of £539,000. Holten earned £228,000 as Director of Opera, and £58,000 for directing two productions for the Royal Opera: a total of £287,000. Both men also work extensively elsewhere, thanks to contracts which allow them considerable leaves of absence.

    First, some points of comparison. Alex Beard earns £250,000, which seems to me fair enough for leading year-round a highly complex organisation with over 1,000 employees and a turnover of over £125 million. Kevin O’Hare, the full-time Director of the Royal Ballet, receives only £175,000 for running a wing of the organisation which nets more to the coffers than the Royal Opera. Rufus Norris, full-time Artistic Director at the National Theatre, earns £185,000, with no extra fees for his productions or their transfers. Full-timers Sir Nicholas Serota at Tate and Neil MacGregor OM at the British Museum are both known to be paid under £200,000. David Cameron earns £143,000.

    I don’t wish to knock Pappano. He has done a splendid job over his thirteen years at Covent Garden, conducting a wide range of repertory to an exceptionally high standard and enthusiastically promoting the cause of the Royal Opera and, via his broadcasting career, that of opera in general.

    Some might say that half a million plus is the going rate, and that the proper point of comparison would be with Levine at the Met or Barenboim in Berlin who earn even more for doing less. But I’m not convinced: they only reach those heights because of strong-arm tactics by their agents.

    Pappano’s responsibilities as Music Director are not hugely onerous: he chips in, plays the figurehead, and has droit de seigneur over what he conducts, but Holten and the Casting Director Peter Katona do the lion’s share of the planning. The Vienna Staatsoper gets by without a Music Director at all. His opposite number at ENO Edward Gardner has done an equally magnificent job, for what I surmise was a quarter of what Pappano earns. I wonder how much would be charged by Mark Elder or Semyon Bychkov – said to be the front-runners to succeed Pappano when he eventually leaves and musicians of comparable stature.

    Holten’s salary also seems excessive. He seems like a nice chap, buzzing with ideas, energy and enthusiasm, but so far the results of his regime have not been particularly impressive, and in my view, the new productions on his watch to date have been pretty awful (I have higher hopes of the 2015-16 season). His own stagings of L’Ormindo and Krol Roger have been well received, of Don Giovanni and Eugene Onegin much less so. An extensive programme of new operas in the Linbury Studio, largely curated by Holten’s deputy John Fulljames, has yielded little of lasting interest. In sum, I think that Holten has yet to prove that his judgment and talent measures up to what he’s paid.

    Pappano and Holten’s salary are “supported” to some extent by private donations, but this is money which would be much better used to lift the salaries of the ROH’s lowest paid: those who work backstage, the chorus and corps de ballet who constitute and service the organisational backbone. A settlement this week concedes its lowest-paid employees the London living wage of £9.15 per hour: an annual salary of £16,500. No further comment is required.

    We live in an era of austerity, in which the ROH is a quasi-public institution annually in receipt of £25 million of taxpayers’ money. There is no justification for profligacy at a time when the country – as well as the opera business in general – is fighting to keep its balance.

    So if the ROH wants to lavish enormous tips on these two individuals, it can do so without my help. I don’t love the place any the less, but there are plenty of other worthy causes in opera and I’m writing my cheques to a few of them now.

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