Carmen

22 Mar

Carmen

Georges Bizet

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala


Coro di Voci Bianche e Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala

Produzione Teatro alla Scala

Dal 22 Marzo al 16 Giugno 2015

Durata spettacolo: 3 ore e 25 minuti inclusi intervalli

Cantato in francese con videolibretti in italiano, inglese, francese

 carmen_u30

Direttore  Massimo Zanetti
Regia  Emma Dante
Scene  Richard Peduzzi
Costumi  Emma Dante
Luci  Dominique Bruguière
Movimenti coreografici  Manuela Lo Sicco
 CAST
Don José  José Cura (marzo)
Francesco Meli (giugno)
Escamillo  Vito Priante (22, 24, 28 mar.);
Artur Ruciński (4, 6, 9, 13, 16 giu.)
Le Dancaïre  Michal Partyka
Le Remendado  Fabrizio Paesano
Moralès  Alessandro Luongo
Zuniga  Gabriele Sagona
Carmen  Elīna Garanča (marzo)
Anita Rachvelishvili (giugno)
Micaëla  Elena Mosuc (marzo)
Nino Machaidze (giugno)
Frasquita  Hanna Hipp
Mercédès  Sofia Mchedlishvili*
Une marchande d’orange  Alessandra Fratelli
Un bohemien  Alberto M. Rota
Lillas Pastia  Rémi Boissy
Un guide  Carmine Maringola

31 Risposte to “Carmen”

  1. Michele 55 marzo 23, 2015 a 9:40 am #

    Egregi

    Ho avuto il piacere di assistere ieri alla prima rappresentazione della Carmen.
    Posto il mio commento, che in effetti esprime solo il desiderio di avere qualche dubbio chiarito. Lo spettacolo al termine è stato sonoramente contestato, in particolare hanno ricevuto i maggiori dissensi il direttore d’orchestra Massimo Zanetti ed anche la protagonista Elena Garanca così come Escamillo Vito Priante ed anche Don Jose interpretato da Josè Cura.

    Sul fronte del canto ho trovato la Garanca estremamente discontinua, quasi fleblile nel primo atto ma poi “risvegliata” nel resto della rappresentazione, molto poco comunicativa, rigida ed alla fine fuori ruolo , secondo la mia personale opinione. Vito Priante è stato un Escamillo di poco peso sonoro e di buona presenza scenica, non è riuscito a suscitare alcuna delle emozioni “canore” di cui ci si aspetterebbe di essere colpiti.
    Francamente a me è piaciuto Don Jose – Jose Cura – anche lui forse ha messo il suo tempo per entrare in parte (il primo atto mi è sembrato tutto un po’ dimesso e lunare, forse sbaglio…) ma si è poi riscattato abbondantemente e credo abbia convinto i più.
    Non comprendo bene i notevoli dileggi attribuiti al direttore Zanetti e qui necessito di opinioni competenti che sicuramente non mancheranno.
    Ho infine trovato belle, forse bellissima la messa in scena di Emma Dante, non presente al saluto finale. Il calore, la vivacità, la luce ed il pathos mediterraneo della scena mi hanno fatto spesso dimenticare o trascurare le flebilità non rare nel canto.

    In attesa di commenti e giudizi più preparati di quanto nelle mie possibilità…

  2. marco vizzardelli marzo 23, 2015 a 2:12 pm #

    Non c’ero. Dovevo andare ma non son stato troppo bene e ho rinunciato. Dico solo che, fino all’anno scorso, sul podio di Carmen erano saliti direttori di caratura diversa. Poi, per carità, lo Zanetti sarà bravissimo….Mi riservo l’ascolto, ma sulle scelte (non di Lissner) che stanno guidando l’attuale stagione ho già ampiamente espresso il mio parere. La Scala è in grave pericolo.

    marco vizzardelli

  3. marco vizzardelli marzo 23, 2015 a 4:57 pm #

    Alè. Olé. Trallallero. Trallallà. Da Otello di Rossini è saltato Sir John Eliot Gardiner. Avanti così!!!!!!
    Per la “gioia” di abbonati e appassionati milanesi.

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli marzo 24, 2015 a 9:41 pm #

    Nuovo gioco di prestigio!
    Appare oggi, all’improvviso, un recital di Juan Diegp Florez per metà giugno alla Scala. Accorriamo, compriamo i biglietti. Al massimo, cinque giorni prima, “è indisposto” e al suo posto compare Bobby Solo, che ha appena fatto i 70, quindi è giusto giusto entrato nell’età per il luogo (un po’ giovane, dieci o dodici in più sarebbero adeguati) nella sua attuale identità.

    marco vizzardelli

  5. Trebbiatore marzo 25, 2015 a 6:54 pm #

    Sempre parlando di età in Turandot Altoum sarà Giorgio Merighi, classe 1939

  6. marco vizzardelli marzo 27, 2015 a 5:55 pm #

    Ora direi che possiamo davvero parlarne. Oggi su La Repubblica (pag. XVII delle pagine su Milano, chi non ha quell’edizione forse non avrà visto l’articolo corredato da foto di Chailly, Pereira, Chung, Mehta e Harnoncourt), Paola Zonca ha reso nota buona parte della stagione 2016-17 del Teatro alla Scala (come Pereira l’ha presentata al CdA). Uno sconcertante miscuglio di orrori (grossi!) e un paio di meraviglie (idem! Ma proprio due o tre, quali siano è evidente alla lettura, ma ahimè si tratta, oltretutto, di singole rappresentazioni). Ne fornisco elenco così come appare sull’articolo.

    G. Verdi: Giovanna d’Arco dir. Riccardo Chailly, interpreti: A. Nerebko, F. Meli, C. Alvarez, regia: Moshe Leiser-Patrice Curier. Nuova produzione
    G. Verdi: Rigoletto dir. Stefano Ranzani, interpreti: Leo Nucci, Vittorio Grigolo
    G. Verdi I due Foscari dir. Michele Mariotti, Foscari: Placido Domingo
    G. Verdi: Simon Boccanegra dir. Myung-Whun-Chung, Simone: Placido Domingo e Leo Nucci
    G. Puccini: La Fanciulla del West, dir. Riccardo Chailly, interprete: Marcelo Alvarez, regia Graham Vick
    U. Giordano: La Cena delle Beffe, dir. Carlo Rizzi, regia Mario Martone
    C. Monteverdi: L’Incoronazione di Poppea, dir. Riccardo Alessandrini, Regia R. Wilson
    R. Strauss: Rosenkavalier, dir. Zubin Mehta nella messa in scena di Salisburgo
    G. Kurtag: Fin de Partie, dir Ingo Metzmacher
    G. Gershwin: Porgy and Bess (in forma semiscenica) dir. Nikolaus Harnoncourt
    M. Ravel: L’Enfant et les Sortileges- L’Heure Espagnole (credo una sola rappresentazione in forma di concerto) dir. Marc Minkowski
    G.F.Haendel: IL Trionfo del tempo e del Disinganno (interpreti non citati nell’articolo)
    B. Britten: The Turn of the Screw, dir. Christoph Eschenbach
    W. A.Mozart: Die Zauberflote (Accademia della Scala)
    W. A. Mozart: Le Nozze di Figaro, Dir. Franz Welser-Moest

    Balletti: Cinderella, Schiaccianoci, Lago dei Cigni, Don Chisciotte, Giselle e una non precisata coreografia da camera.

    Il 17 settembre 2015 all’Aeroporto Malpensa, Elisir d’Amore di Donizetti in formato flash mob, con Nemorino cameriere al ristorante dello scalo.

    marco vizzardelli

    Vi risparmio i miei commenti, capisco che sarei monotono. Aspetto i vostri

  7. marco vizzardelli marzo 27, 2015 a 6:10 pm #

    Trascrivo correggendo la data della stagione (l’errore è dovuto al fatto che anche su La Repubblica c’era scritto 2016-17). Ovviamente si tratta di 2015-16

    Ora direi che possiamo davvero parlarne. Oggi su La Repubblica (pag. XVII delle pagine su Milano, chi non ha quell’edizione forse non avrà visto l’articolo corredato da foto di Chailly, Pereira, Chung, Mehta e Harnoncourt), Paola Zonca ha reso nota buona parte della stagione 2015-16 del Teatro alla Scala (come Pereira l’ha presentata al CdA). Uno sconcertante miscuglio di orrori (grossi!) e un paio di meraviglie (idem! Ma proprio due o tre, quali siano è evidente alla lettura, ma ahimè si tratta, oltretutto, di singole rappresentazioni). Ne fornisco elenco così come appare sull’articolo.

    G. Verdi: Giovanna d’Arco dir. Riccardo Chailly, interpreti: A. Nerebko, F. Meli, C. Alvarez, regia: Moshe Leiser-Patrice Curier. Nuova produzione
    G. Verdi: Rigoletto dir. Stefano Ranzani, interpreti: Leo Nucci, Vittorio Grigolo
    G. Verdi I due Foscari dir. Michele Mariotti, Foscari: Placido Domingo
    G. Verdi: Simon Boccanegra dir. Myung-Whun-Chung, Simone: Placido Domingo e Leo Nucci
    G. Puccini: La Fanciulla del West, dir. Riccardo Chailly, interprete: Marcelo Alvarez, regia Graham Vick
    U. Giordano: La Cena delle Beffe, dir. Carlo Rizzi, regia Mario Martone
    C. Monteverdi: L’Incoronazione di Poppea, dir. Riccardo Alessandrini, Regia R. Wilson
    R. Strauss: Rosenkavalier, dir. Zubin Mehta nella messa in scena di Salisburgo
    G. Kurtag: Fin de Partie, dir Ingo Metzmacher
    G. Gershwin: Porgy and Bess (in forma semiscenica) dir. Nikolaus Harnoncourt
    M. Ravel: L’Enfant et les Sortileges- L’Heure Espagnole (credo una sola rappresentazione in forma di concerto) dir. Marc Minkowski
    G.F.Haendel: IL Trionfo del tempo e del Disinganno (interpreti non citati nell’articolo)
    B. Britten: The Turn of the Screw, dir. Christoph Eschenbach
    W. A.Mozart: Die Zauberflote (Accademia della Scala)
    W. A. Mozart: Le Nozze di Figaro, Dir. Franz Welser-Moest

    Balletti: Cinderella, Schiaccianoci, Lago dei Cigni, Don Chisciotte, Giselle e una non precisata coreografia da camera.

    Il 17 settembre 2015 all’Aeroporto Malpensa, Elisir d’Amore di Donizetti in formato flash mob, con Nemorino cameriere al ristorante dello scalo.

    marco vizzardelli

    Vi risparmio i miei commenti, capisco che sarei monotono. Aspetto i vostri

  8. E. marzo 29, 2015 a 3:53 pm #

    Ieri terza recita di “Carmen”. La bionda protagonista è stata una Carmen impeccabile, fascinosa, intrigante, sexy, mai verista o volgare…grazie Pereira per aver fatto finalmente debuttare alla Scala, in un titolo operistico, la splendida Garanca. Cura, sostanzialmente, si è difeso: i soliti problemi in acuto, ma meno accentuati rispetto al suo discutibilissimo Canio scaligero di qualche anno fa. Cristallina e virginale la Mosuc, un po’ monotono nel fraseggio ma elegante e ben presente Escamillo. Direzione brillante, attenta a curare dinamiche e tempi, però non sempre coinvolgente. Arrivederci a maggio con “Turandot”.

  9. marco vizzardelli marzo 29, 2015 a 7:50 pm #

    grazie di tutto, pereira, ci stiamo divertendo… da morire

    marco vizzardelli

  10. marco vizzardelli aprile 5, 2015 a 12:27 am #

    Facciamo solo un piccolo pensiero: se la Scala, a suo tempo, non avesse dato fiducia ai trentenni Claudio Abbado e Riccardo Muti, avrebbe perso due pagine esaltanti della propria storia. Adesso, se lo fai presente, ti dicono: Riccardo Chailly è finalmente in età da Scala, “sufficientemente maturo” (aspetta ancora un po’….), a Daniele Gatti invece mancano ancora un po’ di anni, verrà pronto al prossimo turno (a 70 anni!!!), Michele Mariotti non se ne parla nemmeno, è in fasce!!!! (35). Anni fa ci fu un fenomeno di costume definito come “riflusso”, per indicare un ritorno alle antichità. Alla Scala, attualmente, per arrivare bisogna essere “preistorici”, se no ti dicono che non sei maturo.
    E io, a questo punto, vado a Monaco ad ascoltare il quarantenne – e maturissimo – Kirill Petrenko. Mi godo Harding (praticamente espulso da Pereira). E seguo con partecipazione, affetto e senza tanta prevenzione gerontofila le carriere dei direttori “giovani”, italiani e non. Santa Cecilia ne sta provando alcuni, la Scala… zero: con Pereira, siamo a Zanetti e Rizzi, i “mestieranti” di mezza età, oppure ai trisnonni!!! Ragazzi: il futuro non è Zubin Mehta!!!!!!! Si è completamente smarrita, alla Scala, la fiducia nel “provare”. Poi è pur vero che, esempio, un Dudamel è stato ed ancora è buttato in operazioni sbagliate: vedi quel Rigoletto che c’entrava zero con lui, e altri son stati male usati, mentre ad un giovane devi costruire attorno uno spettacolo ad hoc (e ricito Monaco, che a Omer Wellber darà un Mefistofele nato con lui, ad hoc, mentre alla Scala è stato buttato allo sbaraglio in una Aida vergognosa fin nel cast).
    Una Scala che rinunci a provare giovani di valore si riduce a cimitero degli elefanti. Tale è nel 2015-16 firmato da Pereira (a parte i Foscari di Mariotti, cui immediatamente, peraltro, è stato affiancato dal Vecchio Finto Baritono nel ruolo del protagonista: e sì che di baritoni giovani e in gamba ne stanno venendo fuori. Per Pereira non esistono).

    marco vizzardelli

  11. marco vizzardelli aprile 8, 2015 a 5:30 am #

    Ascoltata e vista (in video) da Salisburgo: la Kavalleria Bavarese
    Prime impressioni: bella l’idea dei quadri a visione contemporanea, quel che si vede è bello, ma quel che si sente, DAL PODIO e IN BUCA e dal coro, mi lascia perplesso.
    1) “Gli aranci olezzano” sembra, proprio come timbro, scansione e fraseggio, un koro ti ciofanotti e ciofanotte del Chiemsee. Zero Mediterraneo, zero Sicilia. Mutter Luzia sembra la Segretaria di Hitler, si attende l’arrivo del Fuhrer. Stupenda la Staatskapelle, ma suona Richard Strauss: gelida!
    2) Nella Gasthaus bavarese entra Herr Alfio. Ottimo Maestri, ma è il tipo di timbri e canto richiesto da Thielemann che non ha nulla di italiano. E questa è un’opera ITALIANA.
    3) Inneggiamo al Signor. Sono lì che aspettano Ratzinger. Anche qui timbri gelidi. Ma Thielemann è mai stato in una chiesa dell’Italia del Sud?
    4) Monastirska splendida voce ma mi sembra non capire a fondo ciò che canta: proprio le parole, i concetti. Gelida, anche lei.
    5) MA PER FORTUNA C’E’ LUI: KAUFMANN INCREDIBILE!!! PAROLA, PERSONAGGIO, CANTO. E lui sì, dimostra di saper… cos’è l’Italia! Vale da solo tutto il resto.
    6) Il brindisi. Ho dei dubbi sulla scelta di regia. Mai e poi mai un siciliano metterebbe in piazza il suo adulterio, e la sbronza manifesta di Turiddu mi lascia molti dubbi…
    7) Il finale. E’ confermato: la mamma di Turiddu, Frau Luzia, era tedesca e faceva la segretaria di Hitler. Sarà….
    Invece molto bella la chiusa con i quadri in contemporanea: quello è scenicamente un gran momento, anche se Thielemann in buca ne fa l’ingresso degli dei nel Walhalla. E’ una Cavalleria poco Rusticana in cui si sente tanto suono, ma sempre freddo. E la concertazione è accurata ma il fraseggio pure è… gelido. E la spia ne è proprio quell’intermezzo, strumentalmente perfetto ma completamente privo di sangue. Accidenti, ho appena ascoltato Cavalleria da Bignamini con l’orchestra del Filarmonico di Verona – che è ovviamente imparagonabile alla Staatskapelle – ma c’era LA FRASE, IL CANTO ORCHESTRALE, IL COLORE E CALORE che qui non ci sono.

    marco vizzardelli

    • lavocedelloggione aprile 9, 2015 a 9:31 am #

      Vizza, ma anche la scelta registica è zero Sicilia e zero Mediterraneo! Forse pensava di mettere in scena il Wozzeck, periferia industriale desolata in bianco e nero di una città del Nord! Che senso ha? Se c’è un’opera e un testo profondamente connotati e intrasferibili al di fuori della Sicilia e del contesto specifico descritto dal Verga, è proprio Cavalleria! E poi, se hai trovato assurda la scelta registica per il brindisi, allora anche il quadretto familiare della mansarda (e in Sicilia le case non hanno mansarde) dove convivono Turiddu e Santuzza è assurda, per di più con un figlio chierichetto! Altro che “disonorata” perché Turiddu fa la corte a Lola, ma vi rendete conto? Come avrebbe potuto esistere una scena così nella Sicilia del 1880? E poi dal vivo il tutto risultava molto claustrofobico, e stranamente appiattito in due dimensioni, era davvero un effetto deprimente. Cavalleria è sanguigna, passioni, trandimenti e vendette, ma non triste e desolata! (la trasmissione televisa migliorava molto l’impatto visivo rispetto all’impressione in teatro) Baci baci Attilia

      • E. aprile 10, 2015 a 12:59 pm #

        Concordo sull’incongruenza della regia, troppo farraginosa e ricca di trovate quantomeno risibili: non ho per nulla apprezzato la trasposizione della vicenda nella Little Italy anni ’30, con Alfio padrino mafioso e mamma Lucia anch’ella mafiosa. In compenso, vocalmente ineccepibile il cast. Personalmente, dal punto di vista visivo mi ha convinto maggiormente Pagliacci.

  12. marco vizzardelli aprile 8, 2015 a 6:52 am #

    E, a proposito di Cavalleria Rusticana, ben altri stimoli, ben altro interesse mi avevano destato, alla Scala, la direzione innovativa di Daniel Harding e lo spettacolo di Martone (che quest’anno verrà ripreso, ma senza Harding che ne era l’anima).

    marco vizzardelli

  13. marco vizzardelli aprile 8, 2015 a 11:59 pm #

    Dilettiamoci pure con Carmen o Giselle, ma perde un’occasione di vita chi è a Milano e non va, e chi è fuori Milano e non viene, al Piccolo Teatro Studio, a vedere (entro fine aprile) “Divine Parole” di Valle Inclan nella prodigiosa messa in scena di Damiano Michieletto, con prodigiosa compagnia e prodigiosa regia, perde un’occasione storica di meditare su COSA E’ TEATRO, COSA DICE IL TEATRO QUI E ORA A NOI, e su molti altri aspetti di vita, di fede o non, di pensiero (ma attraverso il cuore, ed è questo il segreto degli spettacoli di Michieletto) sul nostro stare al mondo. SPETTACOLO MEMORABILE (visto ieri sera per la seconda volta, e se possibile ci tornerò per la terza e la quarta) che l’abulica, catatonica Milano non sa come accogliere (va troppo oltre gli schemini mentali e di costume in cui è attualmente avviluppata questa città) ma IMPERDIBILE per chi voglia impegnare cuore e mente in una straordinaria avventura di teatro e di vita.

    marco vizzardelli
    daphnis Messaggi: 417

    • MGL aprile 9, 2015 a 7:50 am #

      Egregio,

      vuole forse dire che per una volta Micheletto la ha azzeccata?
      Ricordo con orrore la sua regia del Ballo in Maschera del 2013 alla Scala (ambientato in un seggio elettorale), della Madama Butterfly al Regio di Torino (ambientato in un centro commerciale), dell’Ispettore Generale di Gogol lo scorso anno al Piccolo (ambientazione tipo Drive-in). Ricordo anche le sue interviste nelle quali il nostro si pregia di non leggere ed informarsi troppo sui testi che mette in scena per interpretarli più liberamente (alla faccia della modestia…). Io lo ho bandito da tempo e quando vedo “Michieletto” me ne sto alla larga. E’ prevista questa estate una sua regia alla Fenice per il Flauto Magico, dopo il seggio elettorale ed il centro commerciale cosa vedranno gli sventurati che si faranno accalappiare del ns prodigioso ed inspiegabilmente quotato regista (uno per intenderci di quelli meglio pagati), ambientazione in una discarica oppure in uno studio televisivo od in qualche altro luogo che semplicemente puzzi di modernismo?
      Esiste il rischio che il posto del compianto Ronconi venga lasciato al nostro prodigioso Michieletto, conosco molte persone che di fronte a questo deprecabile evento hanno già dichiarato che non aggiorneranno il loro pluriennale abbonamento al Piccolo…

      Con immutato rispetto del suo insindacabile giudizio (lo è anche il mio)

      MGL

  14. marco vizzardelli aprile 9, 2015 a 8:38 am #

    Non ho dubbi (e l’intervento qui sopra me lo conferma) che la catatonica Milano attuale (di cui l’attuale sovrintendente-programmatore scaligero sembra aver ben colto l’identità….) troverà per il Piccolo una soluzione più tranquillizzante e meno istituzionale.
    Del resto, ricordo bene le reazioni cittadine ai primi spettacoli di Ronconi giunti in questa città… che non cambia mai, nel suo terror panico per la novità.

    marco vizzardelli

  15. marco vizzardelli aprile 9, 2015 a 8:41 am #

    ERRATA CORRIGE (c’è un evidente errore, chiedo scusa e riscrivo, un meno deve diventare più)

    Non ho dubbi (e l’intervento qui sopra me lo conferma) che la catatonica Milano attuale (di cui l’attuale sovrintendente-programmatore scaligero sembra aver ben colto l’identità….) troverà per il Piccolo una soluzione più tranquillizzante e più istituzionale.
    Del resto, ricordo bene le reazioni cittadine ai primi spettacoli di Ronconi giunti in questa città… che non cambia mai, nel suo terror panico per la novità.

    marco vizzardelli

  16. marco vizzardelli aprile 9, 2015 a 9:28 am #

    Quanto all’MGL, il tono saccente del suo intervento è esemplare. Come ogni milanese di un certo tipo che si rispetti, lui “sa” (sa quant’è pagato Michieletto, sa che i teatri che lo cercano non capiscono niente: guarda un po’, quella cretinata del Covent Garden a giugno allestisce Guglielmo Tell diretto da Pappano con regia di Michieletto… che stupidi sono a Londra!!! Dovrebbero chiamare MGL, per la regia!), lui giudica, lui ha deciso. E’ l’eterno problema di questa città.
    E alla fine (vedasi anche Scala attuale) abbiamo ciò che meritiamo…

    marco vizzardelli

    • MGL aprile 9, 2015 a 9:31 am #

      Caro Vizzardelli,

      ma a lei è piaciuto il Ballo in Maschera con regia di Michieletto del 2013?
      E la Madama Butterfly di Torino (trasmessa su RAI 5)?

      Cordiali Saluti

  17. masvono aprile 9, 2015 a 10:07 am #

    A me il “Ballo” è piaciuto moltissimo. L’ho trovato anche commoventissimo nel finale (le parole di Riccardo lette sulla lettera).
    Dell’ambientazione non mi importa nulla. Le didascalie di un libretto scritto nel 1800 sono interessanti per chi pensa che allestire un’opera sia attività propria di “Guardiani del Museo” o “di Cimiteri”, che poi è la stessa cosa.
    Saluti a tutti
    -MV

    • michele aprile 9, 2015 a 10:43 am #

      C’è da augurarsi che la prossima volta invece che in un seggio elettorale il tutto venga ambientato in un campo di calcio durante il campionato. Sai che emozioni…

  18. marco vizzardelli aprile 9, 2015 a 11:28 am #

    A me il “Ballo” è piaciuto moltissimo. L’ho trovato anche commoventissimo nel finale (le parole di Riccardo lette sulla lettera).
    Dell’ambientazione non mi importa nulla. Le didascalie di un libretto scritto nel 1800 sono interessanti per chi pensa che allestire un’opera sia attività propria di “Guardiani del Museo” o “di Cimiteri”, che poi è la stessa cosa.
    Saluti a tutti

    marco vizzardelli

    (ho trascritto pari pari Vono perché lo condivido e non saprei ripetere meglio quel che ha scritto)

  19. marco vizzardelli aprile 9, 2015 a 11:29 am #

    Ah: la Madama Butterfly by Michieletto l’ho vista in tv e l’avevo trovata entusiasmante

    marco vizzardelli

  20. MGL aprile 9, 2015 a 7:18 pm #

    cari signori,

    Sapete certamente di essere tra i pochi ad apprezzare le due opere citate.
    Ma questo non importa nulla, visto che nel gusto e nella sensibilità esistono posizioni fortunatamente differenziate, in principio tutte di uguale dignità culturale dove oneste.
    Il dovere omologarsi ad un gusto cumune è abitudine e pretesa di altri tempi.
    Basta rispettare le opinioni che ciascuno matura , specie se motivate ed espresse con la dovuta educazione.
    Buona fortuna a Michieletto ed a coloro ai quali piace.

  21. tornic aprile 10, 2015 a 9:27 am #

    ho visto la madama butterfly di Michieletto dal vivo e anch’io l’ho trovata bellissima. Personalmente considero tutte le regie di Michieletto geniali (anche quella del ballo in maschera). Io trovo accettabile qualunque idea di base del regista. Quello che personalmente ritengo fondamentale è che ci sia una perfetta aderenza tra il testo e la recitazione/ambientazione, aspetto che sembra i registi di oggi abbiano dimenticato. Faccio un esempio: nella traviata di Tcherniakov a molti è piaciuta l’ambientazione della casa di campagna del secondo atto (una cucina tutta pentole e padelle) . Ma che senso ha tale scelta se quando entra Germont esclama: “pur tanto lusso”? perchè Violetta ha appena finito di impastare la pizza e tagliare verdure?
    Michieletto fa sempre scelte ardite ma poi segue con una diligenza che definirei “ossessiva” la corrispondenza del testo ed è per questo motivo che trovo questo regista il migliore oggi esistente.

    PS la madama butterfly non è ambientata in un centro commerciale ma in una periferia degradata di una città del sud-est asiatico e il parallelo con il problema attualissimo del turismo sessuale di quell’area è perfetto . Se si inizia a capire male il punto di partenza di una regia…

    • MGL aprile 10, 2015 a 10:15 am #

      Egregio Signore

      la ringrazio per il cortese commento e naturalmente rispetto la sua opinione sulla Butterfly di Michieletto così come della sua opinione positiva del Ballo in Maschera del 2013.
      Io in quel caso ero presente alla rappresentazione del 22 luglio, la fine della rappresentazione è stata costellata di una marea di “bhu” per il povero Michieletto e per altri interpreti. Il tutto ovviamente dal loggione, dal quale ho assistito allo spettacolo e del quale questo blog rappresenta una delle voci.
      Il quel caso (Ballo in Maschera) ricordo di una scena ambientata in un parcheggio anch’esso di periferia, anch’esso degradato con tanto di travestito sudamericano.
      Chi “decontestualizza” lo fa a suo rischio e pericolo, specie se non si pone il punto di leggere ed interpretare le volontà dello stesso autore – che anzi secondo le stesse dichiarazioni stampa del nostro potrebbero influenzare il suo lavoro “geniale” e quindi non vanno approfondite.
      A me viene facile immaginare il sanguigno toscano Puccini oppure il colto e determinato Verdi assistere – in un sogno da “viaggiatori del tempo ” – a quelle due rappresentazioni….
      Personalmente penso che nella interpretazione di un testo di qualunque genere, si debba tenere conto della integrità concettuale data dall’autore e non solo della “corrispondenza del testo” (ci mancherebbe che non venisse rispettato… a medo di volere presentarsi come autore e non come regista).
      Io sono tra quelli che hanno trovato lo stile di regia del nostro più adatta ad una televisione commerciale ed al suo pubblico che ad altro.
      Con cordialità

      • E. aprile 13, 2015 a 1:12 pm #

        Gentile signore, se già non ha visto in teatro “La scala di seta” messa in scena da Michieletto a Pesaro e ripresa, nel 2013, alla Scala, Le consiglio vivamente di non perdersela questo autunno, quando verrà riproposto al Donizetti di Bergamo e nei teatri del Circuito Lirico Lombardo: si tratta, a mio modesto parere, di uno spettacolo fresco, ironico, giovanile, fluido, in puro stile rossiniano.
        Un caro saluto

        Edoardo

  22. marco vizzardelli aprile 11, 2015 a 8:29 am #

    Un orchestrale de La Verdi, mi diceva, dopo la stupefacente replica di ieri, venerdì, di Titano di Mahler e Quinta di Beethoven con la Verdi all’Auditorium di Milano: “In vent’anni, il “Titano” di Mahler ha sempre fatto parte del nostro repertorio, e l’abbiamo eseguito con fior di direttori. Ma mai ho provato quel che sto provando in questi giorni eseguendolo nella direzione di Jader. E le dico di più: se parlo non da strumentista ma da ascoltatore – e le conosco tutte, le grandi edizioni del Titano – io, come questa, non ne ricordo”.
    In qualche modo, è stata la medesima impressione vissuta da parte di chi qui scrive, e per questo ho aspettato un giorno, la replica e il riascolto (con un’orchestra, la seconda sera, praticamente perfetta e ovviamente più sciolta, le esecuzioni servono a questo) prima di scriverne. Ma il dato di fondo, era stato chiaro fin dal primo ascolto… e lascio di nuovo la parola all’orchestrale di cui sopra, che mi ha soggiunto. “Il fatto è che suonare con Bignamini è un’esperienza particolare, non solo perché è stato uno di noi, questo sarebbe banale. Ma perché si ha l’impressione che la musica gli germini, e si comunichi a noi esecutori, con una tale naturalezza e chiarezza e semplicità, che il nostro compito diventa un piacere e lo stimolo naturale a dare il massimo. Ci sono direttori, alcuni anche anche bravi o bravissimi, ma talora problematici, faticosi per se stessi e per noi. Suonare con Jader è trovarsi davanti uno dal quale la musica fuoriesce per germinazione. E le assicuro che anche per noi esecutori suonare diventa un puro piacere”.
    E questo è, esattamente, ciò che, dai tre/quattro anni dell’”apparizione” di questo direttore, stiamo vivendo noi, ascoltatori-frequentatori delle stagioni dell’Orchestra Verdi. La sensazione, esaltante, di una sorta di “germinazione” della musica da un corpo, da un’anima, da una persona. Tanti sono gli interpreti che si ammirano per intelligenza del testo, capacità e profondità d’analisi, proprietà dello stile. Ma la musica è ancora qualcosa d’altro. E Jader Bignamini ce l’ha dentro – e da dentro, dalle vene, dal cuore, dal corpo, dall’anima la comunica – con una semplicità e una naturalezza che lasciano disarmato – e felice: si esce felici! – l’ascoltatore. Senza far nomi d’altri o paragoni, dico che – da ascoltatore -è un’esperienza esaltante che si è pienamente ripetuta in questi giorni nell’esecuzione della Prima sinfonia di Mahler e della Quinta di Beethoven.

  23. marco vizzardelli aprile 11, 2015 a 8:31 am #

    Un orchestrale de La Verdi, mi diceva, dopo la stupefacente replica di ieri, venerdì, di Titano di Mahler e Quinta di Beethoven con la Verdi all’Auditorium di Milano: “In vent’anni, il “Titano” di Mahler ha sempre fatto parte del nostro repertorio, e l’abbiamo eseguito con fior di direttori. Ma mai ho provato quel che sto provando in questi giorni eseguendolo nella direzione di Jader. E le dico di più: se parlo non da strumentista ma da ascoltatore – e le conosco tutte, le grandi edizioni del Titano – io, come questa, non ne ricordo”.
    In qualche modo, è stata la medesima impressione vissuta da parte di chi qui scrive, e per questo ho aspettato un giorno, la replica e il riascolto (con un’orchestra, la seconda sera, praticamente perfetta e ovviamente più sciolta, le esecuzioni servono a questo) prima di scriverne. Ma il dato di fondo, era stato chiaro fin dal primo ascolto… e lascio di nuovo la parola all’orchestrale di cui sopra, che mi ha soggiunto. “Il fatto è che suonare con Bignamini è un’esperienza particolare, non solo perché è stato uno di noi, questo sarebbe banale. Ma perché si ha l’impressione che la musica gli germini, e si comunichi a noi esecutori, con una tale naturalezza e chiarezza e semplicità, che il nostro compito diventa un piacere e lo stimolo naturale a dare il massimo. Ci sono direttori, alcuni anche anche bravi o bravissimi, ma talora problematici, faticosi per se stessi e per noi. Suonare con Jader è trovarsi davanti uno dal quale la musica fuoriesce per germinazione. E le assicuro che anche per noi esecutori suonare diventa un puro piacere”.
    E questo è, esattamente, ciò che, dai tre/quattro anni dell’”apparizione” di questo direttore, stiamo vivendo noi, ascoltatori-frequentatori delle stagioni dell’Orchestra Verdi. La sensazione, esaltante, di una sorta di “germinazione” della musica da un corpo, da un’anima, da una persona. Tanti sono gli interpreti che si ammirano per intelligenza del testo, capacità e profondità d’analisi, proprietà dello stile. Ma la musica è ancora qualcosa d’altro. E Jader Bignamini ce l’ha dentro – e da dentro, dalle vene, dal cuore, dal corpo, dall’anima la comunica – con una semplicità e una naturalezza che lasciano disarmato – e felice: si esce felici! – l’ascoltatore. Senza far nomi d’altri o paragoni, dico che – da ascoltatore -è un’esperienza esaltante che si è pienamente ripetuta in questi giorni nell’esecuzione della Prima sinfonia di Mahler e della Quinta di Beethoven.

    marco vizzardelli

  24. marco vizzardelli aprile 12, 2015 a 11:12 pm #

    VERONA, IL “BARBIERE” A FUMETTI: DA NON PERDERE
    CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

    a) Andateci
    b) ma non andateci con lo spirito del loggionista ciglioso che spacca il capello in quattro e attende tutto e tutti al varco. No: qui siete nel regno del divertimento puro, spettacolo natp e voluto per quello. Allacciate le cinture (o anche non: lasciatele slacciate che è meglio!) e lasciatevi andare, occhio orecchio mente cuore. Via, tutto in libertà
    c) non state ad eccepire se non tutti i pesi sonori buca-palcoscenico sono perfetti. Il Filarmonico (ne abbiamo parlato, proprio qui) è un inferno per chi sta sul podio, figurarsi in un Barbiere di Siviglia! Godete, invece, della valanga di idee e musicalità promananti da Stefano Montanari
    d) se vi appare Luciano Pavarotti e vi vien da ridere, non pensate che sia una presa in giro o un’offesa postuma. E’, al contrario, un omaggio ricolmo d’affetto, e la parte prescelta dal regista è, semmai, una risposta a quei critici beceroni che – di fronte a quella voce e a quell’interprete – stavno lì ad eccepire se sapesse o meno legger la musica. La risposta è: gli faccio fare Don Alonso, Maestro di Musica!! Perfetto! Sorridete con lui: Lucianone, di lassù, sarebbe il primo a sorriderne.
    e) se vi appare Giovanni Allevi, non tirate pomodori e non… schiacciatelo. C’è già chi ci pensa!
    f) se vi appare Gioacchino Rossini, fategli una interminabile standing ovation. E vi apparirà… sotto le spoglie di tutto e di tutti
    G) e… Godetevelo, Godetevelo, Godetevelo!!! Senza pensieri. E’ fatto perché lo godiate. Come quando leggevate Topolino o Asterix. Colori e spirito.

    marco vizzardelli

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