Filarmonica della Scala – stagione Sinfonica

16 Mar

Filarmonica della Scala

Direttore Franz Welser-Möst

Dal 16 al 20 Marzo 2015

DIREZIONE

Direttore Franz Welser-Möst
 Welsermoest_395

PROGRAMMA

Anton Bruckner  Sinfonia n. 8 in do min.

Il Maestro Franz Welser-Möst sostituirà il Maestro Georges Prêtre nell’esecuzione della Sinfonia n° 8 di Anton Bruckner nei concerti di lunedì 16, mercoledì 18 e venerdì 20 marzo per la Stagione Sinfonica del Teatro. L’ultima data è anticipata di un giorno rispetto al calendario precedentemente comunicato. Direttore Musicale della Cleveland Orchestra e dal 2010 al 2014 Generalmusikdirektor della Staatsoper di Vienna, Welser-Möst è nato a Linz, la città di Bruckner, ed è profondamente legato alla sua musica, che ha eseguito e inciso con le maggiori orchestre tra le quali i Wiener e i Berliner Philharmoniker, la Cleveland, la London Symphony e la Gustav Mahler Jugendorchester. I concerti erano stati programmati in omaggio a Georges Prêtre nell’ambito dei festeggiamenti per il suo 90° compleanno, ma le attuali condizioni di salute del Maestro, che ha subito una nuova frattura a una gamba, non gli consentono di essere sul podio nelle date stabilite. Il Teatro alla Scala ringrazia il M° Franz Welser-Möst per la generosa disponibilità e augura al M° Georges Prêtre una pronta guarigione.

18 Risposte to “Filarmonica della Scala – stagione Sinfonica”

  1. Zio Yakusidé marzo 20, 2015 a 1:21 pm #

    alla scala dovrebbero avvertire i vessati spettatori che assisterranno ad una prova…
    mercoledì il livello era quello di una scalcagnata prova d’orchestra di felliniana memoria
    alla solita pessima esecuzione della sezione degli ottoni in questa occasione si sono adeguati tutti gli altri: attacchi a casaccio, suonacci, stecche ed altro
    tutti aggiunti?poca voglia di suonare?troppo lunga? impossibile per loro?non lo so e francamente non mi interessa
    disgustosa
    A.

  2. Massimiliano Vono marzo 20, 2015 a 11:50 pm #

    Assistito alla terza replica. Le cose non sono andate meglio. Welser-Moest imbarazzante per l’assoluta mancanza di idee. Se sul podio avessero posto una “pialla” (sì, quello strumento da falegname) il risultato sarebbe stato lo stesso. Mai ho ascoltato i due “Allegro moderato” (I e II tempo) affrontati con una tale rigidità metronomica e, fatto ancora più curioso, con l’identica scansione.
    Ottoni scaligeri imbarazzanti per qualità del suono e, infatti, giustamente contestati alla chiamata finale del direttore (?) d’orchestra.

    A mai più risentirci, Welser-Mort!
    Saluti

    -MV

  3. marco vizzardelli marzo 21, 2015 a 12:14 am #

    PRUT
    (che potete intendere come rumore di gola o stomaco – dicesi RUTTO – o d’altre cavità). Corrisponde a quanto si è ascoltato. Ed eravamo alla terza esecuzione!

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli marzo 21, 2015 a 12:29 am #

    Questa settimana, il giorno 19, ricorreva la festa di San Giuseppe, che, come noto, esercitava la professione di FALEGNAME. Forse il Welser- Mest (molto mest), ha inteso celebrarlo con una lettura-esecuzione “in stile”. Aveva già diretto alla Scala: forse si è scordato che la particolare acustica non regge un certo uso dei decibel. Quanto allo “strumento”, ho perso speranze. Allo stadio attuale di non ascolto reciproco (gli ottimi archi e i pessimi ottoni, con l’eccezione del nuovo, magnifico cornista ispanoamericano, già altre volte lodato,. sembrano membri di orchestre diverse, e stavolta si è aggiunta una avventurosa squadra di legni improvvisata sul campo) l’idea iniziale di Claudio Abbado, si rivela una pura UTOPIA. Di SINFONICO c’è poco o nulla. Occorrerebbero, se non altro, prove e studio,studio e prove. Un discorso a parte meriterebbe il nuovo bombardiere, alias timpanista. Già altre volte lo si era notato, stavolta ha scatenato un uragano.
    Applausi, ma l’impressione è che a Milano non si abbia la minima idea di come Bruckner venga eseguito nei Paesi di lingua tedesca. E non è, come ha scritto Girardi un fatto di “leggerezza”, visto che di “leggero” il Welser-Mest (molto mest) aveva ben poco.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli marzo 21, 2015 a 1:21 am #

    Studio, prove e UN DIRETTORE che faccia un lavoro capillare, come a Santa Cecilia hanno fatto TRE GRANDI DIRETTORI, uno dopo l’altro: Gatti, Chung, e Pappano che oggi dà all’orchestra statura internazionale autentica. Ma il direttore che, qui a Milano, affronterà l’attuale, brado stato di cose, è chiamato ad un compito improbo, di fronte a vizi e vezzi ormai stabili e incancreniti (e non vale farsi applaudire quando si gioca fuori casa! La stagione è qui, il pubblico paga e si abbona qui). E’ Riccardo Chailly l’uomo giusto?

    marco vizzardelli

  6. Lucia Bassi marzo 21, 2015 a 7:34 am #

    A me il concerto è piaciuto molto!

    Vizzardelli: si dice che lei sia un esperto di ippica, e i suoi gusti, nonché conoscenze musicali lo confermano. Giochi di più al totip che è meglio.

    Bravi tutti, orchestra e maestro!

  7. marco vizzardelli marzo 21, 2015 a 10:38 am #

    Un’obiezione veramente argomentata
    Colma di motivazioni

    marco vizzardelli

    • masvono marzo 21, 2015 a 12:01 pm #

      Pensa che anche negli ultimi concerti alla Rai di Milano c’era gente che diceva: “mi è piaciuto molto. Brava orchestra e bravo maestro”…:D

      -MV

  8. Lucia Bassi marzo 21, 2015 a 3:20 pm #

    Bene argomento.

    1- Lei rimane un esperto di ippica e reitero il consiglio dedicarsi al totip anziché alle critiche musicali.

    2- Noto una fortissima propensione ad osannare tutto quello che fa Daniele Gatti e a cestinare il resto, senza cognizione di causa alcuna. Riempie i suoi scritti di tanti bei aggettivi che con le esecuzioni musicali non ci azzeccano un bel nulla

    3- I concerti (ne ho sentiti 2: mercoledì e venerdì) mi hanno molto convinto sotto molti punti di vista. Ammesso che lei conosca la partitura, è importante notare come l’immaginario Bruckneriano sia monopolizzato dalle incisioni dei Berliner con Karajan, caratterizzate per lo più dalla quasi totale assenza degli ottoni, non tanto per una scelta musicale ma quanto perchè al tempo gli ottoni dei Berliner erano i residui di quello che avanzava dal dopoguerra. Se ascoltiamo una registrazione contemporanea della stessa orchestra o dei bayerische rundfunk, le cose cambiano assai. Inoltre quel tipo di Bruckner è assai ricco di negligenze ed errori ritmici e di solfeggio. sedicesimi trentaduesimi e sessantaquattresimi, tutto uguale. non è proprio così.

    Dico quindi che ho trovato le due esecuzioni molto colorite dinamicamente e con una splendida presenza degli ottoni. volendo posso argomentare. Effettivamente l’intonazione delle tube wagneriane non era sempre impeccabile, anche con qualche indecisione d’insieme di troppo. Da anni non sentivo tromboni così compatti. Benissimo anche le trombe.

    Non mi è piaciuto il primo oboe. Poca capacità di imporsi sul gruppo e per le forti sprecisioni ritmiche. Non mi risulta che sia una membra dell’orchestra scaligera, ma solo un’ospit

    Ottimi archi.

    Bella la visione del viaggio dell’ottava del maestro Most.

    Nell’insieme due bellissime serate.

  9. tornic marzo 21, 2015 a 3:53 pm #

    litighi pure con Vizzardelli ma non con l’italiano!

    PS addirittura due volte a sentire lo stesso concerto!

  10. marco vizzardelli marzo 21, 2015 a 10:58 pm #

    Devo dire che, al primo intervento della sedicente interlocutrice Bassi, avevo scelto di rispondere in maniera minimale perché l’impressione immediata (non del tutto cancellata, invero) è che la sedicente Bassi soffrisse di qualche patologia analoga a quelle che segnarono il destino della sua celebre omonima Di Lammermoor.
    Ma, visto che insiste, occorre far notare qualche altro risvolto, ovvero: in generale, è tipico di chi non ha argomenti rispondere insultando direttamente l’interlocutore o citando a sproposito persone totalmente estranee alla materia della discussione, nello specifico: il direttore Daniele Gatti che nessuno si era sognato di nominare qui. Comunque:è quello stesso Daniele Gatti che è stato appena nominato direttore del Concertgebouw? O è quello scelto di Wiener Philarmoniker per portare in tournèe l’integrale delle Sinfonie di Brahms. O è quello che la settimana scorsa ha diretto l’Orchestra della Radio Bavarese con omaggio collettivo di tutta l’orchestra? O è quello che – unico vivente – ha diretto prime di Puccini, Wagner, Verdi e Richard Strauss al Festival di salisburgo.O è quello che è l’unico italiano vivente invitato a Bayreuth? Mi pare si tratti di lui.
    Il tutto, messo insieme, testimonia nella sedicente Bassi una grossolanità di argomentazione paragonabile, direi, alla grossolanità del suono esibito da Welser-Moest e ottoni scaligeri (la Bassi si è peraltro accorta dei legni “di fortuna” nonché dei berci delle tube wagneriane, ciò le fa onore) in questo Bruckner.
    Il tono da offesa personale con il quale risponde, peraltro, mi insospettisce: escluderei che si tratti della prozia sorda di Franz Welser-Moest (ci sente, ha, per l’appunto, colto i rumori sortiti dalle tube di cui sopra), ma riterrei plausibile che si tratti di personaggio assai vicino (se non interno) all’orchestra. Le considerazioni sul presunto “immaginario bruckneriano” monopolizzato da Karajan sono poi, per quanto mi riguarda, castronerie madornali. Nel mio immaginario c’è senz’altro l’immenso Karajan, ma ci sono altri ricordi: ad esempio il Bruckner di Carlo Maria Giulini con i meravigliosi ottoni di Chicago, ad esempio una nobilissima Ottava (che non è quella grossolana e volgarotta ascoltata l’altra sera, talmente grossolana nelle sortite degli ottoni da lasciar pensare si trattasse d’una inedita Decima Sinfonia denominata “Il Barrìto”) che ascoltai dal vivo ad opera dei Wiener Philarmoniker, splendidamente diretti (ottoni compresi) da Bernard Haitink. Per proseguire, sempre restando nel mio immaginario, con una stupenda Ottava a firma Vladimir Delman, se non erro alla guida dell’Orchestra Verdi, i cui ottoni resero ottimo servizio a Bruckner.
    Detto questo, visto che la sedicente Bassi ha ritenuto di reiterare l’insulto personale come metodo d’argomentazione, dopo averle suggerito di leggere il primo intervento (non mio) qui pubblicato sul concerto-Bruckner-Welser Moest-Filarmonica, mi permetto di farle presente che non risponderò ad altre sue scempiaggini, avendo modi migliori di impiegare il mio tempo. Buona notte e sogni tutti d’oro (come le tube wagneriane quando non berciano).

    marco vizzardelli

    • masvono marzo 22, 2015 a 12:22 am #

      Lucia, lei non sa di cosa parla. Karajan registró il suo Bruckner per la DG negli anni ’70, ultimandolo con le prime due sinfonie nei primi anni ’80. Gli “ottoni” dei Berliner, spiace per lei, erano in pienissima forma.

      Quando lei parla di “compattezza” credo che delle due l’una: o non ha mai ascoltato dal vivo l’Ottava di Bruckner prima di questi concerti o non ha mai ascoltato un’altra orchestra rispetto alla Filarmonica della Scala. Compatti erano, nella stessa sinfonia, gli ottoni della “Verdi” con Delman nel 1994. Compatti gli ottoni dei Berliner con Thielemann nel 2009. Compatti gli ottoni della New York Philharmonic con Mehta un paio d’anni fa. Compatti anche gli ottoni dei Wiener Symphoniker con PRETRE, credo nel 2010. Tutte occasioni dal vivo da me ascoltate e, rispetto alle quali, sia WELSER-Moest (Mort) , sia la performance orchestrale letteralmente scompaiono. In particolare dagli ottoni della Scala ieri sera ho sentito tanto suono (brutto!) e tanta, tanta “latta” soprattutto nelle note basse. Una performance realmente vergognosa.
      Saluti

      -MV

  11. masvono marzo 22, 2015 a 9:49 am #

    Karajan 1957 Berliner. Sentire gli ottoni, please. Lucia ASCOLTARE. Come diceva Delman “solo ascoltando la musica si conosce la musica”. Si scarichi da imslp la partitura dell’Ottava e ASCOLTI. È gratis, e magari si accorgerà anche che Karajan il solfeggio lo conosceva, anche se Lucia lo mette in dubbio.
    Ma cosa si è costretti a leggere nella vita…
    Saluti

    -MV

  12. Zio Yacusidé marzo 23, 2015 a 1:39 pm #

    Gentile Lucia,
    Lei è forse una fine umorista?
    davvero comprendo tutto, ma che la difesa dell’orchestra debba passare per balzane idee su sommi direttori del passato mi appare davvero ridicolo

    La consuetudine di Karajan con Bruckner affonda nei suoi studi a Vienna, dove ebbe fra i suoi professori Franz Schalk, che del sinfonista austriaco era stato alievo, poi difensore e quindi divulgatore.
    Secondo Lei Schalk nell’analisi e nello studio di quelle partiture raccomandava esecuzioni – caratterizzate per lo più dalla quasi totale assenza degli ottoni – (cit)?

    Ha mai ascoltato il Maestro? Io si, molte volte…la mia giovinezza lo ha permesso: ha conosciuto il suo suono, assolutamente peculiare (soprattutto in termini di incredibile spazialità) ? le assicuro la presenza degli ottoni.

    E’ stata una esecuzione a dir poco pessima, a mio giudizio ovviamente, principalmente per una orchestra in pessime condizioni: ottoni perennemente in affanno con difetti nell’attacco, legato inesistente, intonazione…imbarazzante
    legni altrettanto deludenti e non concordo nemmeno sugli archi: davvero piace il noiosissimo, monotono suono di celli e soprattutto contrabbassi?
    il timpanista aveva necessità di sedazione…insieme alla tromba
    fronteggiava tale parterre de roi un povero direttore, non certamente un gigante, ma credo che davanti a tale scempio (pensiamo sempre a chi è abituato a dirigere) non si sia impegnato più di tanto. Come dargli torto.

  13. marco vizzardelli marzo 26, 2015 a 10:07 am #

    Deliziosa serata nel delizioso Fraschini di Pavia! Ieri, la coppia Daniele Rustioni-Francesca Dego e l’Orchestra da Camera di Mantova hanno acceso d’entusiasmo il teatro (applausi ritmati e bis della violinista, applausi ritmati reciproci fra pubblico ed esecutore, orchestra e direttore, orchestra, direttore e pubblico) . Programma: Concerto in re magg. di Ciaikovskij per violino e orchestra, Sinfonia in do maggiore di Bizet.
    Ovvero: autentico esame di maturità per la Dego, che conosciamo tecnicamente agguerritissima. Superato. Adamantina nell’intonazione, e già “interprete” del pezzo alle prime frequentazioni. Qualcosa ancora da far proprio nel primo movimento in termini di scioltezza dell’articolazione, che la porta ad una certa macchinosità della scansione, ma la cadenza era perfetta, e dalla Canzonetta in poi è stato un decollo, il finale era travolgente. Grande strumentista, oltretutto in chiara evoluzione, ha qui trovato nel compagno di vita un magnifico compagno di musica: Francesca lirica (ma mai svenevole: talvolta la Canzonetta viene eseguita slentando, lei l’ha tenuta scorrevole, giocando sul calore del suono e del fraseggio), Daniele in meraviglioso lavoro con i legni dell’orchestra di Mantova (bacio in fronte al primo clarinetto, Aljaz Begus – 29 anni, di Lubiana strumentista formidabile: tenete d’occhio questo nome – per la poesia delle sue frasi, in controcanto con il violino, nella Canzonetta), e il tutto pullulava di idee, di spunti reciproci fra solista e orchestra, di musica. Bravi. E impeccabile la Dego nel bis (Ysaye).
    Ma ancora meglio Rustioni e orchestra nel gioiello di Bizet: la Sinfonia è un pezzo bellissimo, ma “carogna”, espone a rischi i solisti e l’assieme, nel continuo gioco di ritmi e mutazioni rapide fra ritmica e melodia. L’Orchestra di Mantova è fra le nostre formazioni più affidabili: Rustioni le ha cavato un suono terso, scintillante, aguzzo o delicato secondo il bisogno: splendida l’alternanza fra i due temi (martellante il primo, cantabile il secondo) nel movimento iniziale, uno scioglimento del cuore il movmento centrale, puro gioco il finale (come si ascoltavano fra loro gli orchestrali! Non un peso fuori posto) unito, da parte del direttore ad una perfetta consapevolezza stilistica (a Lyon, dove Rustioni entra in forza come stabile, avrebbero assai apprezzato questo Bizet così “charmant”).
    E affrontiamo una questione dibattuta anche su questo forum: in Ciaikovskij, gesto e atteggiamenti sono stati misurati, in Bizet Rustioni ha diretto con tutto il corpo: le mani, le gambe, la faccia. Ok, ma fatto sta che ha ottenuto una risposta totale dall’orchestra, e che il tutto aveva un senso musicale che si COMUNICAVA all’ascoltatore, come agli orchestrali. Circolavano freschezza, giovinezza, estro, gioia di far musica assieme, e il tutto “passava”, magnificamente, al pubblico. Brava l’orchestra e bravo Daniele: merita l’importante incarico appena arrivatogli, e Lyon è posto perfetto (vi sono passati e hanno maturato fior di carriera eccellenti direttori) per approfondire e maturare l’identità di direttore d’opera, lontano dagli isterismi e dalle puzze sotto il naso di ambienti nostrani (nel sinfonico è sicurissimo) per un giovane maestro che ha nella evidente capacità di “entrare in rapporto” con le orchestre una dote preziosa.

    marco vizzardelli

  14. marco vizzardelli aprile 13, 2015 a 10:09 pm #

    Pare che Maria sia furente con Simona, e che “Raffa” litighi con tutti e due: . Mentre le tre “ragazze” della tv bisticciano fra loro, il Sovrintendente Pereira gongola: .

    marco vizzardelli

  15. marco vizzardelli aprile 13, 2015 a 10:10 pm #

    Sito non funzionante. Non si può più scriverci. Ciao

    m.viz

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