Lucio Silla

26 Feb

Lucio Silla

Wolfgang Amadeus Mozart

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Nuova produzione
in coproduzione con Fondazione Mozarteum e Festival di Salisburgo

 

Dal 26 Febbraio al 17 Marzo 2015

Durata spettacolo: 3 ore e 15 minuti incluso intervallo

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese

z-145

DIREZIONE

Direttore
Marc Minkowski
Regia
Marshall Pynkoski
Scene e costumi
Antoine Fontaine
Coreografia
Jeannette Zingg
Luci
Hervé Gary

CAST

Lucio Silla
Kresimir Spicer (26, 28 feb.; 3 mar.)
Rolando Villazón (12, 14, 17 mar)
Giunia
Lenneke Ruiten
Cecilio
Marianne Crebassa
Lucio Cinna
Inga Kalna
Celia
Giulia Semenzato
 A causa di un’indisposizione il tenore Rolando Villazón non potrà cantare alla Prima di Lucio Silla il 26 febbraio 2015. Il ruolo di Lucio Silla sarà sostenuto da Kresimir Spicer.

 

59 Risposte to “Lucio Silla”

  1. marco vizzardelli febbraio 27, 2015 a 12:48 am #

    Ora vado a nanna che ho fatto tardi. In giornata o appena posso parlo dello spettacolo (molto bello, direzione, cast e regia, tutto ok). Per ora, vi lascio con questa meravigliosa “chicca”, ascoltata all’uscita dal Silla.

    Scendendo la vecchia scalinata dalla Prima Galleria, alle mie spalle, un anziana frequentatrice scaligera sottobraccio ad un’ amica (o parente) più giovane, si lancia nei ricordi con l’aria di chi ha vissuto. “Sài, io mi ricordo il celebre direttore d’orchestra Clemens Krauss. Era il padre del grande tenore Alfredo Kraus!”.

    A momenti, cadevo dalle scale.

    marco vizzardelli

  2. proet febbraio 27, 2015 a 6:36 am #

    meno male che Villazon è malato, per stavolta il povero Mozart è salvo…
    ma chi l’ha fatto sto cast? Pereira o Lissner?
    e come mai MInkowski ha accettato una cosa simile (il Villanzon intendo…)?

  3. marco vizzardelli febbraio 27, 2015 a 8:08 am #

    non c’era Villazon, il cast ha cantato benissimo, è stato un successo

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli febbraio 28, 2015 a 2:10 pm #

    Non la farò lunga, e vi rimando allo splendido (eh, sì!) articolo di Paolo Isotta, uscito oggi sul Corriere, che spero Attilia posti sul forum. Al netto di una inutile frecciata ai filologi (poteva risparmiarsela) è un magnifico resoconto di ciò che è questo Lucio Silla scaligero.
    Ovvero, la sua forza è essere un progetto assolutamente unitario: Minkowski, il regista Pynkoski, il cast, l’orchestra, hanno tutti lavorato per dare una precisissima lettura. E ci sono riusciti. E spieghiamo (ma lo spiega benissimo Isotta, nell’articolo): innestare, su una base o contenitore neoclassico, forti pulsioni romantiche. Quella che, scenicamente e musicalmente poteva restare una infilata di recitativi e arie, si è come incendiata. E il risultato è altissimo perché tutti lavorano allo stesso scopo. Sicché, occorre siuramente dar merito a Marc Minkowski, che dell’impresa è il “manico” musicale. E al regista.Mentre sarebbe abbastanza futile andare afare il pelo nell’uovo, in senso positivo o negativo, ai singoli cantanti. Sono bravissimi tutti, dando ciascuno del suo nella realizzazione del progetto; poi, certo: non sfugge l’eccezionalità del Cecilio di Marianne Crebassa, e va detto). Ma la forza, evidente, di questo spettacolo, è nel semplice concetto “uno per tutti, tutti per uno”. Un peccato, il solito panico del corno Stagni, alla prima, nel meraviglioso “obbligato” strumentale all’ultima aria di Silla: come sempre da trent’anni a questa parte, suona bene le cose difficili, ma è preda del terore nell’emissione… e , issato, su una torre sopra la buca, bercia l’accompagnamento. Ma perché??? Stia calmo, ce la può fare.
    Comunque, è un bellissimo Lucio Silla, miglior spettacolo, finora, di questa ingrata stagione scaligera.

    marco vizzardelli

    • Michele marzo 3, 2015 a 10:23 am #

      Egregio signore,

      dissento sulla sua valutazione circa la qualità dei cantanti.
      Ho assistito alla rappresentazione del 28.02 e devo dire di avere sofferto della performance imbarazzante di Kresimir Spicer, che mi pareva un tenorino da operetta, non capisco come abbia potuto raccogliere qualche applauso…
      Purtroppo la sig.ra Lenneke Ruiten ha fatto notare la sua mancanza di potenza vocale in molte circostanze, quasi afona nei toni centrali.
      La produzione – certo brillante e piacevole – meritava sicuramente migliori cantanti secondo me.

      Credo che Rolando Villazón non farà alcuna fatica ad apparire più adeguato dello Spicer.

  5. lavocedelloggione marzo 1, 2015 a 5:42 pm #

    Ecco l’articolo di Isotta dal Corriere della Sera del 28 febbraio 2015:

    Corriere della Sera

    Lucio Silla: la grande meraviglia di un ragazzo chiamato Mozart
    Alla Scala l’opera che il compositore realizzò appena sedicenne per Milano

    Quando ho visto Cecilio immerso nell’atmosfera funebre d’un sotterraneo ispirato al Piranesi e l?ho ascoltato cantare il sublime Recitativo accompagnato Morte, morte fatal della tua mano , del Lucio Silla composto da Mozart sedicenne per Milano, mi sono sentito perfettamente felice. L?appagamento nasce dalla bellezza della musica, dal vederla così ben situata, dalla voce e dalla dizione di Marianne Crebassa. Ella non è un mezzosoprano ma un soprano scuro esteso che assomiglia a Jessye Norman e che è il perfetto Idamante dell? Idomeneo . Eravamo alla Scala. Per tutta la durata dell?Opera momenti siffatti si sono susseguiti. Lenneke Ruiten, un soprano dalla favolosa estensione negli acuti, ha cantato sia Recitativi con grande pathos sia un?Aria difficillima piena di colorature acutissime che le ha procurato un?ovazione. Ella sarebbe una ottima Astrifiammante: questo può pensarlo chiunque; a me interessa di più dire Elettra sempre dell? Idomeneo . Ma Inga Kalna ha avuto l?onore di cantare la prima Aria, la squisita e imponente Vieni ove amor ti guida , ch?è in fatto un tempo di Sonata e si divide in sette parti, e lo ha fatto con grande dominio. Il tenore Kresimir Spicer ha impersonato Silla: il regista gli fa fare un eccesso di realismo quasi comico ma canta molto bene. L?unica italiana della compagnia è la soubrette Giulia Semenzato che sarebbe un?ottima Despina; fa la parte della sorella intrigante di Silla; se il condottiero fosse stato cattolico l?avrebbe chiusa in convento.Il Lucio Silla della Scala è un altro spettacolo che meriterebbe d?essere l?inaugurazione della stagione. Sul podio Mark Minkowski, direttore celebre ma che ho ascoltato per la prima volta. Mi ha colpito la sua consapevolezza stilistica: egli è conscio che questo Mozart classicista insieme e fiammeggiante è parte di un?epoca classico-romantica in che i due membri non si susseguono cronologicamente. Quindi non ci ha offerto la partitura in una di quelle versioni esangui dello stile Salisburgo di cinquant?anni fa né in quelle secche dei cosiddetti «filologi». La sua lettura è sinfonica, piena, ricca di vita: ci presenta un Classico rosso e oro. Sono rimasto ammirato per la scienza colla quale il direttore accompagna i Recitativi obbligati conoscendone tutta la retorica (che significa arte del dire ). È constatazione in fatto che una compagnia tutta straniera possiede un?ottima dizione italiana.Il coro funebre che riecheggia l?inizio dell? Orfeo di Gluck e lo rivive in una forma più alta; le Arie ove il sentimento («affetto») viene descritto senza che si possa distinguere fra parte «espressiva» e abbellimenti (ecco che cosa separa Mozart da Jommelli!), sono cose superbe: ma di questa partitura il vertice sono i Recitativi accompagnati. Il vertice, a sua volta, dei Recitativi accompagnati di Mozart è l? Idomeneo ; ma già il Mitridate, Rè di Ponto del quattordicenne ne ha di meravigliosi; non tutti ricordano, quale capostipite di quest?arte propria a Mozart, W enn aus so vielen tausend Mund de Die Schuldigkeit des Ersten Gebotes (L?obbligo del Primo Comandamento) scritto dall?undicenne.Un?Opera del genere, se fossi regista, la farei lasciando i cantanti immobili. Marshall Pinkoski sceglie l?opposta via e anima tutto persino con interventi tersicorei; lo fa con gusto ed eleganza, i quali riposano sopra la bellezza delle scene (Antoine Fontaine) esemplate sull?incipiente Neoclassico. Mercedes Viale Ferrero, colla sua unica scienza, spiega le vicende scenografiche del Lucio Silla .Il personaggio storico, stato un sommo condottiero, depose la dittatura e tornò a casa a piedi senza i littori. Pochi avrebbero avuto quel coraggio; come quello da lui manifestato all?inizio della carriera quando, incapace Mario di vincere, catturò Giugurta esponendosi fino alla reggia di Bocco di Mauritania. Le sue imprese lo qualificano Sulla felix , ossia caro agli Dei . Il meraviglioso allestimento dovrebb?essere occasione per rileggere la sua biografia dovuta al grande Jerôme Carcopino.

    Isotta Paolo
    Pagina 69
    (28 febbraio 2015) – Corriere della Sera

  6. Tiziano marzo 2, 2015 a 7:07 am #

    OT

    clamoroso successo di Daniele Gatti coi Wiener Philharmoniker per il ciclo Brahms a New York.
    http://newyorkclassicalreview.com/2015/03/gatti-vienna-phil-go-high-and-deep-with-brahms-2-and-4/

  7. marco vizzardelli marzo 2, 2015 a 3:58 pm #

    Grande Daniele!

    marco vizzardelli

  8. der rote Falke marzo 2, 2015 a 10:13 pm #

    Qui la recensione del Deutsches Requiem, il grande finale di un grandissimo ciclo: http://www.concertonet.com/scripts/review.php?ID_review=10477.

  9. B&B marzo 3, 2015 a 10:49 am #

    Questa opera è stata fortemente voluta da Pereira: sarebbe bene dargliene atto visto che è stato attaccato (a mio modo di vedere ignobilmente) anche per l’acquisto di altre opere prodotte da Salisburgo alcune delle quali spero veramente di vedere alla Scala perchè della stessa fattura e qualità di questo Lucio Silla (che non ho ancora visto alla Scala ma ricordo bene a Salisburgo).
    Non ho ancora giudizi su Pereira (appena riconfermato per 5 anni): speriamo che questo Lucio Silla sia di buon auspicio per le prossime stagioni, visto che la presente è stata realizzata quasi per intero dalla precedente gestione con un piede già fuori…………….

  10. proet marzo 3, 2015 a 11:27 pm #

    Va bene, è probabile che questo Lucio Silla valga la pena (a parte Villanzon che continuo a domandarmi perché…).
    Però io se fossi in voi prenderei il primo low cost e mi precipiterei a Londra a vedere e sentire questo:
    http://www.eno.org/whats-on/the-indian-queen

    Non so se il nuovo direttore e orchestra e coro potranno eguagliare quello che ho potuto vedere e sentire dal video di Madrid scaricato in rete (qui, per chi usa torrent: http://rutracker.org/forum/viewtopic.php?t=4616978) ma una cosa è certa: lo spettacolo creato da Sellars e Currentzis è di un’infinita “straziante bellezza”, il cast internazionale è strepitoso (tranne forse uno dei due countertenor ma fa niente), il coro e l’orchestra di Perm (sì, una citta ai piedi degli Urali più o meno sconosciuta e dove Currentzis sta facendo un lavoro strepitoso a quanto pare) suonano e cantano in modo divino.
    il tutto creando dal nulla un’opera che più o meno non esiste e di cui si sono conservati vari frammenti integrati da altre arie e cori di Purcell più testi contemporanei, visual art, danza che vanno a comporre davvero quello che dovrebbe essere il teatro musicale contemporaneo, ricco di pathos ed ethos allo stesso tempo.
    la domanda non è tanto perché uno spettacolo così non arriva alla Scala, la cui deriva mainstream è ormai chiaramente delineata da tempo e anche qui dentro continuamente evidenziata.
    piuttosto sarebbe da portare subito al Piccolo Teatro, non aveva detto Strehler che la nuova sede serviva proprio a spettacoli come questi, lungamente pensati e provati da cast non occasionali e composti dalle agenzie?

    • masvono marzo 4, 2015 a 1:26 am #

      Currentzis l’ha scoperto l’unico talent scout che io conosca,Vizzardelli,dieci anni fa…:)

  11. lavocedelloggione marzo 4, 2015 a 7:51 am #

    Andiamo a Perm, organizziamoci, mi piacerebbe un sacco! Raccolgo adesioni, sul serio! Attilia

  12. marco vizzardelli marzo 4, 2015 a 8:48 am #

    Sì me lp vedo proprio Currentzis alla Scala con le locali puzze sotto il naso! Meglio di no, andiamo noi ad ascoltarlo. Qua,. siamo ai nonni e ai trisavoli!!!!!!!

    marco vizzardelli

  13. marco vizzardelli marzo 4, 2015 a 8:50 am #

    Minkowski ci è arrivato nel 2015 con tutti i capelli bianchi, dopo che tutto il mondo lo ha scoperto da una vita!!! Sveglia, Milano!!! Sveglia, Scala!!!!

    marco vizzardelli

  14. marco vizzardelli marzo 4, 2015 a 8:55 am #

    Comunque per chi sia interessato, Currentzis passerà da Ferrara

    marco vizzardelli

  15. proet marzo 4, 2015 a 9:43 am #

    sì, è vero, di Currentzis ho sentito parlare per la prima volta qui da Vizzardelli.
    però occorre verificare con le proprie orecchie!
    la trasferta a Perm sarebbe divertente ma fuori dalle mie possibilità di barbun.
    credo che comunque oramai Musica Aeterna giri molto e soprattutto mi piacerebbe risentirli dal vivo in questa Indian Queen dove, in particolar modo il coro esaltato dalla regia di Sellars, suonano e cantano come se fossero gli specialisti più accaniti.
    ma Currentzis dirige anche il coro?

  16. marco vizzardelli marzo 4, 2015 a 10:08 am #

    Molto prima di me lo scoprì, in Europa occidentale, il mai abbastanza rimpianto Gerard Mortier. Io “trovai” Currentzis a Parigi, alla Bastille, sul podio di un Don Carlo neppure eccezionale come produzione, al cui interno la sua direzione mi parve letteralmente folgorante. Un Verdi, dal podio, quale raramente ho ascoltato (vedasi peraltro il suo eccezionale Macbeth di alcuni anni or sono su regia di Tcherniakov).

    marco vizzardelli

  17. proet marzo 4, 2015 a 10:39 am #

    sì, a quanto pare tocca rimpiangere Mortier, se lo spettacolo di cui sopra è anche merito suo, come mi par di capire.
    ora vedremo questa nuova opera da Lorca dello spagnolo Sotelo che sta per essere trasmessa su Arte, anche questa è una sua commissione di cui però non ha potuto vedere l’esito.

  18. masvono marzo 4, 2015 a 6:34 pm #

    Currentzis arriverà alla Scala a novant’anni. O mai.

    -MV

  19. masvono marzo 4, 2015 a 6:37 pm #

    E fará Aida.

    -MV

  20. Tiziano marzo 5, 2015 a 5:44 am #

    Ecco Mortier, già provatissimo dalla malattia, che spiega il progetto «The Indian Queen»: https://m.youtube.com/watch?v=DsjZmLwOeyE. Un genio.

    • L.J. marzo 5, 2015 a 3:18 pm #

      Bellissimo. La sua morte è veramente tragica per il mondo dell’opera.

  21. marco vizzardelli marzo 5, 2015 a 12:09 pm #

    ADESSO, dovevano dargli Aida! Faceva esplodere la Scala!!!! Non potete immaginare (oppure sì, intuendola dai Mozart) la richhezza di suono e colori e fraseggi di Currentzis in Verdi (be’, su youtube c’è materiale, in tal senso, ma dal vivo è meglio).

    marco vizzardelli

  22. marco vizzardelli marzo 5, 2015 a 1:52 pm #

    (ANSA) – MILANO, 5 MAR – Il tenore Jonas Kaufmann non canterà la parte di Turiddu nella Cavalleria Rusticana di Mascagni che è in programma alla Scala dal 12 al 23 giugno. Si esibirà però in un recital di arie con la Filarmonica della Scala diretta da Jochen Rieder il 14 giugno. Kaufmann aveva chiesto di poter rinunciare a Cavalleria per la necessità di restare, in quel periodo, vicino alla sua famiglia. E’ ancora da definire ufficialmente il nome del sostituto di Kaufmann.

    Alé. Avanti il prossimo. Viva Pereira!

    marco vizzardelli

  23. Massimiliano Vono marzo 5, 2015 a 2:08 pm #

    La Scala con Pereira ha toccato il livello *infimo*. La cialtroneria d’accatto di questo personaggio è ignobile ed indegna. Ha raggirato, ovvero *truffato*, gli abbonati della presente stagione che dovrebbero fare una class-action contro il teatro.

    Qui non è più nemmeno il caso di “aridatece Lissner”, qui è il caso di cacciare a pedate questa *vergogna*.
    Saluti

    -MV

  24. marco vizzardelli marzo 5, 2015 a 2:11 pm #

    Ecco i prescelti da Pereira al posto di Kaufmann.

    http://www.youtube.com/watch?v=w1f6o1HQBvg

    marco vizzardelli

    P.s. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble sono in tre. Pare che appena saputo della chiamata di Pereira abbiamo estratto cornetti di ogni dimensione. Peraltro, ha senso: in tre, se uno becca la scarlattina, l’altro il cimurro, ne rimane pur sempre uno e sarà (forse) Turiddu.

  25. Massimiliano Vono marzo 5, 2015 a 2:17 pm #

    In tre perchè:
    – uno canterà la “siciliana” fuori scena e, quando deve comparire, cade e si rompe una gamba. Quindi tocca al secondo.

    – il quale canta fino alla fine, ma viene erroneamente ucciso veramente da Alfio perchè il coltello in scena non era finto.

    – il terzo si prende gli applausi all’uscita.

    -MV

  26. marco vizzardelli marzo 5, 2015 a 2:45 pm #

    il terzo si prende gli applausi all’uscita…. e gli cade in testa il sipario, soffocandolo.

    marco vizzardelli

  27. L.J. marzo 5, 2015 a 3:17 pm #

    Secondo me abbiamo ormai toccato un punto di non-ritorno. La fiducia tra pubblica e direzione è totalmente saltata. Per cui da un lato gli abbonamenti calano (o chi rimane abbonato diserta, come si è visto in tutti gli spettacoli tranne “Aida”), dall’altro gli appassionati si sentono continuamente traditi. Certo, può essere che in questi prossimi mesi i turisti e gli expoisti riequilibrino il tasso di riempimento, ma non appena il carrozzone si chiuderà rimarranno solo macerie. Del resto mi e vi chiedo: come posso dar credito a una direzione che in poco più di cinque mesi di gerenza ha già inanellato una tale serie di sostituzioni/soppressioni/cambi? Credo, con molta onestà, che Pereira, Chailly ed Ermolli non possano rimanere al loro posto oltre la fine del presente anno solare. E già così ricostruire sarà difficilissimo. Sindaco e Ministro non possono tergiversare oltre, altrimenti li indicheremo pubblicamente come complici di un disastro ormai sotto gli occhi di tutti.

  28. marco vizzardelli marzo 5, 2015 a 3:42 pm #

    Alé. Villazon salta anche le tre ultime repliche di Lucio Silla nato per lui. Villazon, Alagna, Kaufmann. I tre tenori. En-plein di Pereira!!

    marco vizzardelli

  29. marco vizzardelli marzo 5, 2015 a 3:56 pm #

    Il nuovo spettacolo della Scala di Pereira

    I TRE TENORI DESAPARECIDI

    un trionfo! Altro che Carreras, Domingo, Pavarotti!!

    marco vizzardelli

    • giorgio marzo 5, 2015 a 5:01 pm #

      Prestidigitazione di prima categoria.

  30. Fabrizio marzo 5, 2015 a 4:08 pm #

    ENNESIMA BUFFONATA SCALIGERA.
    In realtà si sapeva già dall’inizio in quanto gli appuntamenti milanesi non sono MAI comparsi nel sito ufficiale di Kaufmann. Inoltre quelli della Scala sono così idioti che hanno detto che Kaufmann non canterà per rimanere vicino alla famiglia quando si esibisce in altre città

    Jonas Kaufmann rinuncia a Cavalleria ma canta in concerto alla Scala
    All’inizio della stagione in corso Jonas Kaufmann ha chiesto al Teatro alla Scala di poter rinunciare alle recite di Cavalleria rusticana programmate per giugno 2015.
    Tale richiesta si basava sulla necessità per Jonas Kaufmann di restare, in quel periodo, vicino alla sua famiglia: una motivazione privata che abbiamo infine accolto.
    Abbiamo cercato di trovare un’alternativa per garantire la presenza dell’artista alla Scala.
    Siamo quindi lieti di poter annunciare Jonas Kaufmann in un concerto di arie d’opera con la Filarmonica della Scala diretta da Jochen Rieder domenica 14 giugno 2015 alle ore 20. Il programma sarà comunicato a breve.

  31. giorgio marzo 5, 2015 a 5:00 pm #

    Io credo che ci siano gli estremi per il reato di truffa.
    Tutti sappiamo che i cartelloni possono cambiare per esigenze improvvise e cause di forza maggiore.
    Ma quando sistematicamente ciò che si annuncia non è corrispondente a ciò che poi viene (o non viene, come nel caso del “Werther” e dei Munchner Philharmoniker) proposto, credo che ci sia del metodo fraudolento.
    Fuori questi millantatori da via Filodrammatici!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  32. marco vizzardelli marzo 6, 2015 a 1:20 pm #

    è l’atteggiamento “tanto si sa che va così” che non è ammissibile. No. Non si sa. Non si deve sapere. Qui c’è gente che spende fior di soldi in abbonamenti o biglietti per poi ritrovarsi bidonata. A me è andata ancora bene: appena presa visione della stagione 2015 ho disdetto l’abbonamento. Altri (e ne conosco) lo hanno sottoscritto PERCHE’ il teatro gli ha proposto di abbonarsi ai nomi di Kaufmann, Alagna, Villazon e ai variii altri illustri, rivelatisi poi assenti. Esiste un pubblico, non dimentichiamolo. E un pubblico che non è solo fatto di turisti di bocca buona, ma di appassionati locali, di più o meno lunga data, abituati (obiettivamente Lissner era ben altro, Fontana-Muti più seri, Badini più serio, Grassi-Abbado addirittura un altro mondo) a ben altra attendibilità. Qui siamo nella cialtroneria portata a regola: “tanto si sa che va così”. No. Non si sa. Oggi Pereira dichiara a Paola Zonca su La Repubblica: . Nel 2015? Eh no! Infatti, fioccano i bidoni.

    marco vizzardelli

  33. marco vizzardelli marzo 6, 2015 a 1:22 pm #

    è l’atteggiamento “tanto si sa che va così” che non è ammissibile. No. Non si sa. Non si deve sapere. Qui c’è gente che spende fior di soldi in abbonamenti o biglietti per poi ritrovarsi bidonata. A me è andata ancora bene: appena presa visione della stagione 2015 ho disdetto l’abbonamento. Altri (e ne conosco) lo hanno sottoscritto PERCHE’ il teatro gli ha proposto di abbonarsi ai nomi di Kaufmann, Alagna, Villazon e ai variii altri illustri, rivelatisi poi assenti. Esiste un pubblico, non dimentichiamolo. E un pubblico che non è solo fatto di turisti di bocca buona, ma di appassionati locali, di più o meno lunga data, abituati (obiettivamente Lissner era ben altro, Fontana-Muti più seri, Badini più serio, Grassi-Abbado addirittura un altro mondo) a ben altra attendibilità. Qui siamo nella cialtroneria portata a regola: “tanto si sa che va così”. No. Non si sa. Oggi Pereira dichiara a Paola Zonca su La Repubblica: ” si sa che questo mestiere è fondato sulla parola e i rapporti interpersonali”. . Nel 2015? Eh no! Infatti, fioccano i bidoni.

    marco vizzardelli

    marco vizzardelli

    • masvono marzo 6, 2015 a 1:37 pm #

      Intervista (? A me sembra un redazionale da ufficio stampa) di Chailly oggi su Sette. Siamo tornati al “Dembio della Guldura fondada sull’Idalianidà” di Riccardo I. Riccardo II ne segue le orme e la logorrea retorica. Deve essere il nome “Riccardo”….
      Saluti

      -MV

  34. marco vizzardelli marzo 6, 2015 a 1:43 pm #

    Sì, consuete trombonate e banalità trite e ritrite. Quando arrivano alla Scala assumono il tono tronfio

    marco vizzardelli

  35. E. marzo 6, 2015 a 6:20 pm #

    Con parecchio ritardo (causa problemi di connessione e week end a Roma con tanto di trionfale “Aida” al Santa Cecilia e interessante “Tosca” al Teatro dell’Opera – segnalo il tenore Stefano La Colla, voce interessante), eccomi a dire la mia sulla prima di questo “Lucio Silla”. Produzione elegante, curata, mai stucchevole, scorrevole; Minkowski mozartiano di lusso (ci voleva Pereira per farlo debuttare alla Scala, quando dirige Mozart nel mondo già da parecchi anni….), cast affiatato e ben assortito, a partire dal protagonista (non si è affatto sentita la mancanza di Villazon, tutt’altro…). Una di quelle serate che ti appagano l’anima: poco meno di 3 ore di musica trascorse in un batter di ciglio.
    Edoardo

  36. Tiziano marzo 6, 2015 a 6:46 pm #

    L’intervista di Chailly è preoccupante sotto molti punti di vista. Qui c’è da ricostruire un teatro, e il Riccardo discetta di pizza-pasta-e-pomodoro e quant’è-bella-l’Italia e tempio-della-lirica…
    Solo quando dirige quest’uomo è più retorico e noioso di quando parla.

  37. proet marzo 6, 2015 a 9:05 pm #

    la buona notizia, mi pare, è che VillaNzon non stuprerà Mozart come gli fu permesso di fare (da Lissner e Baremboim) con CFT.
    questa volta potrei tentare di andare (Accordo permettendo….)!

  38. marco vizzardelli marzo 8, 2015 a 6:01 pm #

    VISTO A VERONA
    Il regista-coreografo Renato Zanella ha concepito L’Amor Brujo di De Falla quasi come un prologo a Cavalleria Rusticana: in un scena unica di belle rovine greche di Sicilia una compagni di canto prova il balletto mentre Lola e Turiddu si danno appuntamento. Poi, con solo una breve pausa, inizierà l’opera di Mascagni. Detto così suona male, invece l’idea, pèur senza folgorazioni, funziona. Al Filarmonico di Verona, danza (bene) la compagnia locale, e Jader Bignamini dirige il balletto come una elegante, sensuale ma mai plateale premessa alle luci e ai fuochi di Cavalleria, (la prima opera da lui studiata, amatissima, e si sente!) che il direttore cremonese colma di struggimenti e accende del suo luminosissimo suono, in una lettura che assomma sintesi (l’opera “corre” come deve, nella sua perfetta struttura drammaturgica) ad una inusitata ricchezza di particolari e giochi di tempo, tutta avvolta nei bagliori di luce che sono la “firma” del musicista Bignamini.
    L’arco drammaturgico-musicale disegnato dal podio è bruciante, ma circola in questa Cavalleria un insolita dolcezza, uno struggimento, il senso del dolore di personaggi travolti da un destino tragico.Lo si coglie soprattutto nel meraviglioso accompagnamento e disegno orchestrale nel quale Bignamini avvolge il personaggio di Santuzza, che l’illustre Ildiko Komlosi delinea in bell’affiatamento con il direttore. Citiamo, qua e la: il “ribattuto” di “Quella cattiva femmina ti tolse a me”, il “rallentando” (stupendo!) di “battimi, battimi, t’amo e perdono”, ma anche da Turiddu il direttore chiede e ottiene ripiegamenti lirici e mille particolari di fraseggio, tanto più lodevoli in quanto ottenuti da una vocalità massiccia quale quella di Yusif Eyvazov. C’è lo struggimento, c’è il dolore, ma poi fremono le passioni: e la Cavalleria di Bignamini si incendia (pur senza mai perdere la bellezza e la luminosità del suono e la pulizia del fraseggio) nella presentazione e poi nell’ira di Compar Alfio (un ottimo Sebastian Catana, in un brindisi di straordinaria intensità e poi nel finale (non condividiamo l’uccisione a vista di Turiddu voluta da Zanella, mentre accettabile è la processione di uscita dalla chiesa durante l’intermezzo, stupendo nel lirismo luminoso impressogli da Bignamini). Milena Josipovic lodevolmente canta tutta la parte di Mamma Lucia senza cadere in quelle inflessioni semiparlate da nonna decrepita che spesso le interpreti associano al personaggio. Ed è ok la Lola di Clarissa leonardi. Alla prima Filarmonico stracolmo ed entusiastico successo con punte per Komlosi ed in particolare per Jader Bignamini, già ovazionato dopo l’Intermezzo. Altro felice capitolo nella carriera del direttore che ha plasmato e trasfigurato l’orchestra veronese, imprimendole la luminosità e l’iridescenza di quello che, per Jader Bignamini, è davvero un “suono dell’anima”.

    marco vizzardelli

  39. Gabriele Baccalini marzo 10, 2015 a 3:03 pm #

    Caro Proet, che l’Accordo sia un ostacolo ad andare alla Scala è una tua fissazione, ma priva di fondamento.
    La questione è molto semplice: per certi titoli le 140 persone abilitate ad acquistare i biglietti di loggione arrivano con grande anticipo e l’Accordo si limita a registrarne la presenza.
    Ultimo clamoroso esempio: per l’Aida cominciata alle 11 del mattino gli incaricati dell’Accordo arrivati alle ore 6.00 hanno trovato 60-70 persone ad aspettarli. Ovviamente hanno avuto diritto di precedenza, esendosi messi ordinatamente in fila. Le contromarche numerate sono state distribuite alle 8.00 e penso che a quell’ora i 140 posti siano andati esauriti.
    Ma era l’Aida, finalmente non di Zeffirelli, e per di più di domenica.
    Io ci sono andato un giorno feriale e, arrivando alle 13.30, ho trovato posto senza problemi.
    Per andare a Die Soldaten, Incoronazione di Poppea e penso anche Lucio Silla si può andare tranquillamente dopo le 19, l’Accordo non c’è più e di posti ce ne sono ancora.
    I pochi bagarini, che hanno escogitato un trucco per comprare lo stesso i biglietti nominativi per i loro clienti, si fanno vedere solo se hanno clienti a cui rivenderli, ma agli ultimi titoli che ho citato non c’è nessun bisogno di loro. E anche il mediocrissimo Fidelio non ha avuto un concorso di pubblico tale da esaurire i posti al primo appello. Quindi fino alle 6 del pomeriggio si trovava posto.
    Piuttosto ci sarebbe da protestare perché prima di andare agli Arcimboldi i biglietti di loggione venivano venduti 30 minuti prima dello spettacolo, mentre adesso la Scala ha imposto la vendita due ore e mezza prima dell’inizio, scassando la mezza giornata e anche i marroni ai loggionisti. Questa è la ragione per cui, non volendo sottosatare al diktat della Scala, non gestisco più le code e quando ho bisogno faccio la fila, pur essendo ancora socio dell’Accordo.
    Spero di esere stato chiaro.

    • Philoctetes marzo 10, 2015 a 10:47 pm #

      Anche io ritengo che il “lavoro” svolto dall’Accordo non sia di ostacolo, per quanto gli orari magari non siano accessibili a tutti.
      In ogni caso, pur frequentando le code da pochi anni, ultimamente ho notato che rarissimamente vengono raggiunti i 140 posti (e non dico alle 13, ma all’appello delle 17!). Forse ora con Carmen e altri titoli di grido potrebbe aumentare qualche spettatore. Ma dubito, anche perché sono convinto che una fetta di spettatori occasionali quest’anno prenderà i biglietti di ScalAperta, abbandonando le code…

      Ritengo comunque un’ulteriore vergogna del teatro il fatto che alcuni bagarini riescano sempre a comprare il biglietto della coda (che in teoria sarebbe nominale) e a rivenderlo. Perché le maschere non controllano sempre il documento all’ingresso? E soprattutto, come è possibile che sempre gli stessi personaggi abbiano un trattamento “di favore” dalla biglietteria: più volte ho visto coi miei occhi e sentito con le mie orecchie i responsabili della biglietteria chiedere ai soliti, di cui sopra: “che cognome ti scrivo sul biglietto?”. è questo il trucco cui lei allude? o ce ne sono altri?…

  40. proet marzo 10, 2015 a 6:07 pm #

    Caro Baccalini, lei sa che questo resta l’unico nostro punto di disaccordo.
    A pare che non capisco chi sia così masochista da alzarsi alle 5 di mattina per essere poi in coda alle & ritirare un bigliettino verso le 11, poi tornare la sera e sorbirsi tre ore e passa di opera, o è davverouno che non c’ha nulla da fare oppure bagarino (e simili) ci cova.
    Poi la risposta che mi date tutti sempre è che per barocco e contemporaneo il problema non si pone e a quanto pare neppure per il Mozart minore.
    ma insomma io negli anni passati mi son perso varie cose che mi interessavano perché qualcuno si accaparra il numerino intorno all’ora di pranzo quando io e tantissimi altri non possiamo recarci fisicamente in teatro ma ci piacerebbe provare a farlo all’ultimo momento e a pari condizioni per tutti, come avviene altrove.
    Poi le mi risponde che sarebbe il caos e ci vorrebbero i carabinieri col pennacchio per sedare il tumulto.
    Ma io dico ben venga, poi comunque le cose si assesteranno in qualche modo, intanto si ristabiliranno pari condizioni per tutti.
    Le farò sapere comunque se martedì prossimo mi verrà voglia di tentare seguendo il suo consiglio, prima non posso.

    • masvono marzo 10, 2015 a 6:22 pm #

      L’Aida a cui si riferisce Baccalini iniziava alle 11 di mattina. Ma a leggere Baccalini parrebbe che se si va alle 19 per uno spettacolo che inizia alle 20 si trovano ancora biglietti . Pereira non vende una fava.
      Saluti
      -MV

  41. Gabriele Baccalini marzo 10, 2015 a 6:27 pm #

    Mi pare che non ci siamo capiti. L’Aida che ho portato ad esempio è iniziata alle 11 del mattino per i comodi del Maestro Metha, per cui le contromarche sono state distribuite alle 8 e i biglietti venduti alle 8.30.
    Tutto ciò in virtù di un diktat della Scala, che vende i biglietti due ore e mezza prima dello spettacolo e ha imposto all’Accordo di iniziare le liste per l’opera e il balletto alle 13 per le recite serali, invece degli orari flessibili decisi un tempo dall’Accordo, in funzione della prevedibile affluenza di pubblico.
    Io questo diktat non l’ho mandato giù e ho smesso di gestire le code. Altro da solo non posso fare.

  42. Massimiliano Vono marzo 10, 2015 a 6:47 pm #

    In effetti non vedo alcun motivo per cui un’associazione debba subire dei “diktat” da parte di quel teatro. Sarà un problema masochistico dell’attuale direttivo….:-)
    Saluti

    -MV

  43. proet marzo 10, 2015 a 7:43 pm #

    ah, grazie della precisazione!
    da ex lavoratore negli Enti Lirici ero rimasto a quando il termine “matinée” non era preso alla lettera!
    chissà se Lattuada e company hanno chiesto un indennizzo per la sveglia anticipata…

    • masvono marzo 10, 2015 a 8:11 pm #

      A me basterebbe avere conferma se è vero quanto ho ascoltato l’altra sera in platea agli Arcimboldi, ovvero che il suonare alla Bicocca dà un’indennità di trasferta…
      Saluti

      -MV

      • ulisse marzo 12, 2015 a 7:28 pm #

        Perché non provi a chiederlo a una delle tue cartomanti?

        U

      • Massimiliano Vono marzo 13, 2015 a 3:00 pm #

        La mia è una domanda seria, Ulisse. E ne conosco già la risposta. Non ho capito viceversa perchè dovrei rivolgermi alla divinazione che si scomoda per casi ben più complessi. Un contratto di lavoro è facilmente reperibile, non è il caso di scomodare l’esoterismo per venirne a conoscenza.
        Saluti

        -MV

  44. Gabriele Baccalini marzo 11, 2015 a 12:31 pm #

    Attilia, puoi postare l’articolo di Classic Voice ripreso stamani dal Corriere sui cachet dei nostri beneamati musicisti? E’ la prima volta che cade il velo su un argomento considerato tabù.
    Grazie.

  45. lavocedelloggione marzo 15, 2015 a 11:49 am #

    Ecco l’articolo pubblicato sul Corriere che riguarda i cachets nel mondo della musica (e scusate il ritardo):

    MUSICA E STAR INCHIESTA DI «CLASSIC VOICE» SUI GUADAGNI DEI PROTAGONISTI
    I cachet della lirica
    Aspetto da anni il mio onorario per un Don Giovanni – Compensi fino a 30.000 euro per i direttori, 20.000 per i cantanti Ma alcuni teatri pagano in ritardo. E gli artisti vanno all’estero Fuori dall’ Italia contratti con grande anticipo

    C’è chi, come Cecilia Bartoli, il cachet stellare se lo mette in tasca la sera stessa del concerto e chi per una manciata di euro deve attendere mesi se non anni. C’è chi come Pollini o Lang Lang non si avvicina al pianoforte se prima non ha incassato quanto previsto dal contratto, e chi deve accettare le drastiche imposizioni del committente: o così, o niente.Ci sono i teatri «virtuosi» che pagano puntualmente e quelli in difficoltà, che dovrebbero affiggere all?ingresso artisti l?avviso: lasciate ogni speranza o voi che entrate. «Perché chi va a cantare lì dentro lo fa a suo rischio e pericolo» assicura al Corriere Andrea Concetti, basso baritono di solida fama, apprezzato da Claudio Abbado. Le brutte esperienza non mancano. «Anni di attesa per riscuotere quanto mi dovevano per un Don Giovanni . E ancora non è finita». Ritardi inconcepibili fino a qualche tempo fa, ormai diventati la norma traviata di tanti enti lirici. A svelare finalmente tariffari di solito segretati, ritardi e debiti delle fondazioni, provvede ora Classic Voice . Nel numero da oggi in edicola, il mensile diretto da Andrea Estero svela i cachet in vigore nelle istituzioni musicali del nostro Paese, un «tetto» stabilito dagli stessi Enti lirici per metter fine alla deregulation anni 80-90 quando l?Italia era per gli artisti il Paese del Bengodi. Trentamila euro a concerto sono ora la cifra massima per i top della musica. Per direttori come Barenboim, Chailly, Whun Chung, Dudamel, Gatti, Harding, Mehta, Muti, Rattle, Thielemann? Stessa cifra, sempre a concerto, va ai grandi solisti quali Pollini, Lang Lang, Radu Lupu, Kavakos, Sokolov.Sul fronte cantanti, tra i primi della lista (20 mila euro per concerto, 17 per ogni recita d?opera) troviamo Bartoli e Domingo, Renée Fleming ed Elina Garanca, Kaufmann e Florez. Infine, sul fronte registi, Robert Carsen e Calixto Bieito, Peter Stein, Bob Wilson, Graham Vick e Damiano Michieletto viaggiano nella quota 60 mila euro a allestimento. Una serie A indenne alle traversie di cassa, che può permettersi il lusso di scegliere le sale «giuste»: la Scala di Milano, Santa Cecilia a Roma, la Fenice di Venezia, il Massimo di Palermo. Tutto il resto è black list. Perché, rivela Classic Voice , al Lirico di Cagliari si aspettano mediamente tre anni prima di riscuotere il cachet, a Genova un anno, a Firenze nove mesi, dai 7 ai 9 mesi all?Opera di Roma, tra i 60 e 90 giorni a Bologna? La causa di tanti e tali rinvii va cercata nella mancanza di liquidità dei teatri, che anche se hanno il bilancio in ordine, ricevono irregolarmente i fondi governativi, magari decurtati causa crisi. Dilazioni e rimandi «originari» che innescano una catena perversa, indecorosa per i teatri, mortificante per gli artisti. A farne maggiormente le spese, la fascia intermedia e i giovani. Questi ultimi costretti spesso a lavorare gratis, pagandosi in più di tasca propria le spese di soggiorno e di trasferta. Così scatta la grande fuga fuori confine. Dove le tariffe sono magari un po? inferiori alle nostre, ma c?è la garanzia di essere pagati e la certezza dei contratti. «All?estero si firmano anche con anni di anticipo mentre da noi talvolta il giorno stesso in cui metti piede in teatro» svela al Corriere Roberto Abbado, bacchetta autorevole, appena nominato direttore musicale al Palau de les Arts di Valencia in coppia con Fabio Biondi. Altri due nostri artisti che lasciano l?Italia. «Dove questo malcostume è un ostacolo a una seria programmazione. Di recente però ho notato che anche all?estero i pagamenti non sono più tanto puntuali. Nei mesi scorsi mi è successo in Spagna e persino negli Stati Uniti. Purtroppo il cattivo esempio dell?Italia sta facendo scuola».© RIPRODUZIONE RISERVATALe cifre CdS Fonte: «Classic Voice» su dati del ministero dei Beni e delle Attività culturali A tutte le cifre indicate possono aggiungersi volta per volta extra cachet, corrisposti da sponsor o finanziatori dei singoli concerti e delle singole opere Calixto Bieito, Robert Carsen (foto), Dmitri Cherniakov, Hugo De Ana, Willy Decker, Claus Guth, David McVicar, Damiano Michieletto, Carlos Padrissa, Laurent Pelly, Peter Stein, Graham Vick, Bob Wilson, Franco Zeffirelli Max 60.000 euro tra diritti e presenza per un nuovo allestimento curato di persona REGISTI Cecilia Bartoli, Placido Domingo, Renée Fleming, Juan Diego Florez, Elina Garanca, Angela Gheorghiu, Anja Harteros, Jonas Kaufmann, Anna Netrebko (foto), Bryn Terfel CANTANTI Max 20.000 euro a concerto, 17.000 per singola opera Maurizio Pollini, Lang Lang (foto), Leonidas Kavakos, Radu Lupu, Grigory Sokolov GRANDI SOLISTI Max 30.000 euro per un concerto Daniel Barenboim, Riccardo Chailly, Myung-Whun Chung, James Conlon, Gustav Dudamel Daniele Gatti, Valery Gergiev, Bernard Haitink, Daniel Harding, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Andris Nelsons, Antonio Pappano, Georges Prêtre, Simon Rattle, Esa-Pekka Salonen, Christian Thielemann (foto), Michael Tilson Thomas DIRETTORI D’ORCHESTRA Max 30.000 euro per un concerto

    Manin Giuseppina
    Pagina 41
    (11 marzo 2015) – Corriere della Sera

  46. Massimiliano Vono marzo 15, 2015 a 12:50 pm #

    Ho letto questo e l’originale di “Classic Voice”. Però erano cose già note…Il tetto a 30.000 euro a recita “all inclusive” per esempio era già uscito sui giornali a suo tempo. Una cosa che, a leggere l’articolo su Classic Voice, mi ha lasciato perplesso è il cosiddetto “ritardo sui pagamenti”. Che gli artisti considerano un po’ tipo “affronto personale”, quando per me comune mortale è viceversa la regola. Che al Met viga l’usanza di consegnare il cachet recita per recita all’intervallo di ogni singola rappresentazione o concerto è qualcosa che mi fa abbastanza ridere, perchè immagino un Terzo e Quarto atto con un artista bello esaltato per avere già i “dindi” nella saccoccia…:-)
    Saluti

    -MV

  47. Massimiliano Vono marzo 15, 2015 a 12:51 pm #

    Ecco, una cosa che non sapevo è che, a leggere Classic Voice, nell’emolumento dell’all-inclusive sia compreso effettivamente tutto. Vitto, alloggio, prove eccetera. Saluti

    -MV

  48. marco vizzardelli marzo 16, 2015 a 1:23 pm #

    Vista e ascoltata sabato Die Walkure a Monaco. Su spettacolo noto e funzionale di Andreas Kriegenburg e alla guida della magnifica orchestra dell’opera bavarese e di una compattissima compagnia di canto (magnifici Herlitzius, Ventris, Mayer e Kampe, e favolosa la Fricka di Elisabeth Kulman), Kirill Petrenko è, in una parola, sconvolgente. L’avvenimento è lui, il direttore, questo omino da cui si sprigiona una colata lavica, incandescente, di musica. Quasi una sintesi dei colori di un Karajan e della “volatilità” di un Carlos Kleiber (del quale non si ebbe, ahimé, la Tetralogia). Fa punto sul passato, lo riassume in sé e punta in avanti, il che è tanto più importante in un momento in cui i due “specialisti conclamati” di Wagner, Barenboim e Thielemann, “tirano indietro” su una visione estremamente tradizionale, pur nella validità di entrambi. Petrenko, invece, è un punto e a capo messo sull’esecuzione delle opere di Wagner. Il tutto corroborato da un temperamento letteralmente incendiario, che galvanizza orchestra e cantanti. Non ho parole per descrivere il finale atto I: è fuoco, luce, passione. Si ascolta con il cuore in gola e, non per nulla, la sala esplode in un urlo liberatorio. Si ha bisogno di urlare di gioia, dopo una Walkure “così”…

    marco vizzardelli

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