Die Soldaten

17 Gen

Die Soldaten

Bernd Alois Zimmermann

 Orchestra del Teatro alla Scala

Nuova produzione
in coproduzione con Festival di Salisburgo

Il pubblico che desideri approfondire quest’opera complessa e affascinante, tratta dal testo settecentesco di Jakob Lenz, potrà; partecipare agli incontri introduttivi gratuiti che avranno luogo nel Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini un’ora prima dell’inizio di ogni recita.

Dal 17 Gennaio al 3 Febbraio 2015

Durata spettacolo: 2 ore e 30 minuti incluso intervallo

Cantato in tedesco con videolibretti in italiano, inglese, tedesco

DIREZIONE
Direttore Ingo Metzmacher
Regia  Alvis Hermanis
Scene  Alvis Hermanis e Uta Gruber-Ballehr
Costumi  Eva Dessecker
Luci  Gleb Filshtinsky
Video designer  Sergej Rylko
 6z132

CAST

Wesener  Alfred Muff
Marie  Laura Aikin
Charlotte  Okka von der Damerau
Weseners alte Mutter  Cornelia Kallisch
Stolzius  Thomas E. Bauer
Stolzius’ Mutter  Renée Morloc
Die Gräfin de la Roche  Gabriela Beňačková
Der junge Graf  Matthias Klink
Desportes  Daniel Brenna
Pirzel  Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Eisenhardt  Boaz Daniel
Mary  Morgan Moody
Haudy  Matjaž Robavs
Obrist  Johannes Stermann
Drei junge Offiziere  Paul Schweinester  Andreas Frueh  Clemens Kerschbaumer
Andalusierin (dancer)  Donatella Sgobba
Der Bediente der Gräfin de la Roche  Werner Friedl
Drei Faehnriche, Drei Hauptleute  Stephan Schäfer; Justus Wilcken (27 gen.)
Volker Wahl
Michael Schefts
Madame Roux  Anna-Eva Köck
Der junge Faehnrich, Ein junger Jaeger  Rupert Grössinger
Der betrunkene Offizier  Aco Biscevic
Artistin  Katharina Dröscher
Offiziere  Il Canto di Orfeo
Ensemble vocale “Il canto di Orfeo”
Direttori Ruben Jais e Gianluca Capuano

134 Risposte to “Die Soldaten”

  1. E. gennaio 18, 2015 a 10:08 am #

    Serata coronata da un franco e meritato successo, con poco meno di 10 minuti di calorosi applausi e nemmeno l’ombra di una contestazione. Musicalmente opera impegnativa, con alle spalle uno studio notevole. Metzmacher solido concertatore (come già dimostrato, per il sottoscritto, a Salisburgo in “Fierrabras”, “Tristan und Isolde” a Zurigo e a Berlino in “Al gran sole carico d’amore”), in possesso di una tecnica ferrea, in grado di mantenere coesa una simile enorme compagine orchestrale. Cantanti molto calati nelle parti (straordinaria la protagonista, Laura Aikin, già splendida Lulu a Milano nel 2010 diretta da Daniele Gatti); spettacolo curato nei minimi dettagli, in grado di rendere l’atmosfera opprimente di degrado che permea la trama.
    Consiglio vivamente, a chi può, di andarci, senza pregiudizi di sorta.

  2. mattia gennaio 21, 2015 a 6:26 pm #

    Il fantasma dell’espressionismo si aggira per la scala. Produzione meravigliosa. Qui la mia opinione, e la vostra è ugualmente positiva?

  3. lavocedelloggione gennaio 21, 2015 a 9:45 pm #

    Magnifico spettacolo, devo vederlo almeno un’altra volta! Anche l’ineffabile Isotta ne è entusiasta (vedi Corriere di oggi; domani lo copio qui!)
    Stasera ho sentito Buchbinder nel concerto di beneficenza per Haiti; interessante, solida interpretazione, all’antica, ma affascinante, soprattutto nell’Appassionata. La mia amica ha detto che è la risposta della Mittel-Europa ai pianisti cinesi! Ora lo risentiremo nell’Imperatore con Harding. (non metto il post di questo concerto perché temo che non ci fosse nessuno di quelli che di solito scrivono su questo blog) Buona notte Attilia

  4. E. gennaio 22, 2015 a 3:07 pm #

    Concordo sull’interpretazione di ieri sera di Rudolf Buchbinder, onesto rappresentante della tradizione viennese “d’altri tempi”: tecnica di roccia, stile impeccabile e preciso, pacato ed espressivo.

  5. marco vizzardelli gennaio 23, 2015 a 1:00 pm #

    La Stampa pubblica oggi, con giusto rilievo e disappunto, la scandalosa distribuzione delle erogazioni ministeriali ai Teatri lirici ed enti musicali. Una vera porcheria: viene assistita la perversa Opera di Roma, vergogna e simbolo del malcostume italiaco, e puniti il Regio di Torino, La Fenice di Venezia e (pesantemente) l’Accademia Santa Cecilia, sole realtà virtuose del panorama nazionale. Uno sproposito l’erogazione al Teatro alla Scala in rapporto allo squallore dell’attività recente, ma si sa, c’è Expo. Si conferma che in Italia la meritocrazia cede il passo alla bassa politica delle raccomandazioni.
    Questo Franceschini sta combinando disastri (come già testimoniava la questione-orchestra Verdi, altra realtà positiva maltrattata).

    marco vizzardelli

  6. E. gennaio 23, 2015 a 6:25 pm #

    Non definirei uno sproposito l’erogazione al Teatro alla Scala, dal momento che l’attività recente non mi è parsa affatto squallida: si pensi alla bellissima e coinvolgente edizione di “Die Soldaten” (che mi permetto di consigliare nuovamente a tutti), alla coreografia magica e neoclassica di Duato per “Lo schiaccianoci”, all’intensa e granitica “Messa da Requiem” con Chailly sul podio, al raffinato recital di canto di Bostridge, eccetera. Al contrario, trovo vergognoso ed inconcepibile che abbiano premiato l’Opera di Roma, dove i cast cambiano anche a pochi giorni dalla prima e, per vendere biglietti, inseriscono in cartellone artisti di grido in realtà mai scritturari; parimenti, non capisco come si faccia ad elogiare l’Arena di Verona dove, da qualche anno a questa parte, spesso propongono cantanti e direttori davvero discutibili. Amareggiato per il Regio di Torino, a mio modesto avviso una realtà viva ed interessante, grazie anche (e soprattutto) alla presenza Gianandrea Noseda.
    Ma si sa, gli ultimi ministri dei Beni culturali sono stati uno peggio dell’altro……….

  7. Gabriele Baccalini gennaio 26, 2015 a 12:40 pm #

    Spettacolo davvero potente, quello dei Soldaten, firmato da Alvis Hermanis, sia pure un po’ rimaneggiato rispetto all’originale salisburghese, già in DVD, per adattarlo al palcoscenico scaligero (ma la nuova torre scenica non doveva permettere allestimenti megagalattici?), in un ambiente sicuramewnte meno suggestivo della Felsenreitschule, il cui nome è rimasto nel fregio che sovrasta le arcate della scena fissa,
    Il regista ha accompagnato come meglio non si poteva la forza tragicamente espressionista della musica.
    E’ difficile commentare in poche parole uno spettacolo complesso, che per essere capito in pieno richiede più ascolti e più visioni, ahimé possibilmente dal basso a danno del loggione. Ho avuto la fortuna di assistere dalla platea alla prova generale e di essere in loggione ieri sera dedicando più attenzione alla scena durante la prova e alla musica nella replica.
    Metzmacher, che alla Scala si era visto prima degli Arcimboldi per una precisa Qunta di Mahler, lontano dal Piermarini è maturato come uno dei massimi interpreti della musica moderna e ne ha dato la conferma con una assoluta padronanza del magma musicale dei Soldaten, un collage che proveniva per gran parte dalla gigantesca orchestra in buca, ma anche da diversi palchi e dalla sala prove, dalla quale la musica veniva trasferita in sala dagli altoparlanti. Lo avremo di nuovo con il Wozzeck, che sostituisce nel cartellone la mancata novità di Kurtag tratta da Fin de partie di Beckett.
    La combinazione Soldaten-Wozzeck è sicuramente azzeccata, in quanto tra le due opere c’è un chiaro debito reciproco, che viene così pareggiato: la drammaturgia del Wozzeck contiene una carica antimilitarista e una presentazione della donna come vittima del degrado morale e civile dell’ambiente militare e del ceto aristocratico ma anche di quello borghese del tardo Settecento, che sono presenti in pieno nei Soldaten, scritti una quarantina di anni prima da Jakob Lenz e ben conosciuti da Büchner.
    Dal punto di vista musicale l’influenza berghiana e mahleriana (quest’ultima assorbita anche nel Wozzeck prima della serialità, presente solo in una delle quindici scene) è assolutamente evidente nonostante l’impianto interamente dodecafonico dei Soldaten, cui la scelta di Zimmermann di cambiare la serie di dodici suoni ad ogni scena conferisce una varietà espressiva di grande suggestione.
    Musica coinvolgente al massimo, scena come ho detto potente, recitazione eccezionale fanno di questo spettacolo uno dei massimi visti e sentiti alla Scala ed è incredibile che siano passati 50 anni prima che venisse in mente di rappresentarlo. Ha sicuramente costi molto alti, ma ai tempi delle vacche grasse doveva essere meno difficle metterlo assieme che non con la magra attuale. In un teatro che non ha ancora messo in scena Intermezzo e Capriccio di Strauss non c’è da meravigliarsi di nulla.
    Detto della grande prova di Metzmacher e di Hermanis, Laura Aikin si è confermata, dopo Lulu, grandissima attrice e cantante in un repertorio di grande difficoltà e ha svettato su un cast da elogiare in blocco insieme all’orchestra e al coro, realizzato dai coristi della Verdi Barocca. Una citazione particolare infine per la grande Gabriela Benachkova, che ha realizzato ben più di un semplice cammeo nella parte della Contessa.

  8. marco vizzardelli gennaio 27, 2015 a 10:44 pm #

    Fa molto chic e a la page, di quiesti tempi fra i musicofili milanesi, cacciare la balla che questo pappone multistili sia un capolavoro. Non mi associo. Di pappone spurio si tratta, un collage ad incastro neanche tanto ben riuscito di Berg, Mahler, Bach, jazz e quant’altro, beneficato da una messa in scena bella ancorché visibilmente addomesticata per il palcoscenico della Scala, che offre pessima scatola acustica alla espansa sonorità.
    Avete in mente… Fuori Orario Cose Mai Viste, la tremenda, oppressiva trasmissione di Ghezzi su RaiTV 3, nella quale, per tutta la notte, vengono ammanìti atroci vecchi film veterocomunisti sugli operai infelici? Ecco, il vecchiume e la tritezza di Die Soldaten vivono in questo clima. Godeteveli. Noi, all’ìntervallo, siamo allegramente fuggiti a farci una bella cotoletta con risotto. Cura ricostituente dalla noia.

    marco vizzardelli

  9. marco vizzardelli gennaio 27, 2015 a 10:53 pm #

    Fa molto chic e a la page, di questi tempi fra i musicofili milanesi, cacciare la balla che questo pappone multistili sia un capolavoro. Non mi associo. Di pappone spurio si tratta, un collage ad incastro neanche tanto ben riuscito di Berg, Mahler, Bach, jazz e quant’altro, beneficato da una messa in scena bella ancorché visibilmente addomesticata per il palcoscenico della Scala, che offre pessima scatola acustica alla espansa sonorità.
    Avete in mente… Fuori Orario Cose Mai Viste, la tremenda, oppressiva trasmissione di Ghezzi su RaiTV 3, nella quale, per tutta la notte, vengono ammanìti atroci vecchi film veterocomunisti sugli operai infelici? Ecco, il vecchiume e la tristezza di Die Soldaten vivono in questo clima. Godeteveli. Noi, all’ìntervallo, siamo allegramente fuggiti a farci una bella cotoletta con risotto. Cura ricostituente dalla noia.

    marco vizzardelli

  10. Gabriele BAccalini gennaio 28, 2015 a 11:49 am #

    Cerca di spiegare cosa c’entri il veterocomunismo con la denuncia antimilitarista e antiaristocratica, oltreché la difesa della donna dalle prevaricazioni di militari e nobili, fatta da un illuminista tedesco del ‘700.
    Questa del comunismo sta diventando una tua vera ossessione, peggio di Berlusconi.

  11. marco vizzardelli gennaio 28, 2015 a 11:53 am #

    Ho detto che sembra la barbosa trasmissione di Ghezzi, non che è veterocomunista. Comunque dal vecchiume che emana, sembra proprio vecchia come il ‘700! Anzi, medievale, direi. Cavernicola, meglio ancora. Una barba cavernicola.

    marco vizzardelli

  12. lavocedelloggione gennaio 28, 2015 a 1:41 pm #

    E pensare che è piaciuta immensamente a Paolo Isotta!!! Se trovo il suo articolo, ve lo metto qui, nel caso non l’aveste letto! Baci baci baci Attilia

  13. lavocedelloggione gennaio 28, 2015 a 1:46 pm #

    Ecco qua:

    Corriere della Sera
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    IL SUCCESSO DELL?OPERA ALLA SCALA DI MILANO
    «Die Soldaten» di Zimmermann: non chiamatela Avanguardia
    Bernd Alois Zimmermann si uccise il 10 agosto del 1970; era nato nel 1918: è uno dei più importanti compositori degli anni che vanno dal 1945 ad oggi. Il suo suicidio si radica in una serie di disturbi psichici di natura depressiva vieppiù crescenti: pur essendo un musicista di quella categoria denominata «d?avanguardia» Zimmermann era profondamente cattolico: lo dicono la sua forma-zione e il fatto che la sua vita creativa fu un costante dialogo con Sant?Agostino. Il suo capolavoro drammatico s?intitola Die Soldaten ( I soldati ) ed è stato eseguito alla Scala sabato 17 in un imponente allestimento co-prodotto col festival di Salisburgo. Die Soldaten erano stati rappresentati per la prima volta a Colonia nel 1965 sotto la direzione del grande Michael Gielen dopo ch?erano stati giudicati ineseguibili altrove; e in effetto si tratta d?una partitura di complessità quasi senza eguale sia per le specifiche richieste rivolte all?orchestra ancor prima che ai cantanti sia per le forze che vuole mettere in campo: numerosissimi interpreti; all?orchestra in buca altre se ne aggiungono disposte nello spazio per dialoghi concertanti, in ispecie durante gl?Interludî, che paiono ridar nuova vita a una pratica fiorita nel Cinquecento veneziano, lo stylus antiphonicus del doppio coro. Credo che quanto a difficoltà rappresentativa il precedente principale dei Soldati sia il Palestrina di Hans Pfitzner, del 1917, il quale pure ha una pletora di interpreti; e non solo per questo, giacché anche tale capolavoro del Novecento si propone, nel II atto, vivi intenti di rappresentazione sociale; oltre a ispirare un omaggio, il personaggio del capitano Pirzel, che deriva direttamente dal patriarca orientale del II atto del Palestrina . Il testo drammatico dei Soldati venne dall?Autore medesimo ricavato dal dramma Die Soldaten di Jacob Michael Lenz, del 1775: è la storia di come una ragazza venga sedotta da un nobile ufficiale e a passo a passo, per l?altrui infamia e per la stessa sua tendenza a provocarla, degradi sino a diventare una puttana dei soldati ? così l?Autore si esprime ?: il barone del quale è innamorata combina per divertirsi ch?ella sia violentata dal suo attendente; finché il padre stesso suo la vede e non la riconosce, tanto s?è abbrutita. Questo terribile finale è contrappuntato dal canto fuori scena del Pater noster : e ciò credo non tanto significhi una redenzione per tutti quanto ponga la riflessione dello spettatore sul fatto che l?Opera, a onta del suo vivissimo esser rappresentazione storico-sociale dotata di caratteri grotteschi precisi, voglia esser piuttosto una meditazione sul mysterium iniquitatis che proprio il Vescovo d?Ippona porta alla coscienza del mondo moderno: Si Deus est unde malum? – «Se Dio è donde può scaturire il Male?». Agostino entra nella composizione dei Soldati ancora per un aspetto. Zimmermann, scrittore affascinante e profondo, fa rampollare dal Filosofo la sua concezione del Tempo: non già lineare sibbene sferico : quell? eterno presente nel quale tutta la Storia è compresente a Dio e nel quale pure gli eventi sono compresenti all?anima: sì che la loro successione è negata essendo ognuno di essi sempre in relazione di simultaneità all?altro. Vorrei si ricordasse che tale concezione del tempo sferico è rivendicata come propria da Federico Nietzsche ma si deve in realtà a Riccardo Wagner che la fonda col suo sistema tematico in continua elaborazione, onde il futuro in grado d?influenzare il passato.Zimmermann è un ben atipico compositore «d?avanguardia» se accetta la costruzione col metodo seriale ma la contamina coll?inserzione d?ogni genere di elementi linguistici e stilistici. Die Soldaten pare una gigantesca meditazione sul Wozzeck e sulla Lulu di Berg, sul Mosè e Aronne di Schönberg (l?Interludio dedicato all?orgia è un omaggio alla danza del vitello d?oro di quest?ultima Opera): questa è osservazione ovvia; le sonorità orchestrali posson essere pesanti or diafane or «puntillistiche»; il canto è asperrimo; forme musicali «assolute» presiedono all?impaginazione drammatica. La scrittura per le percussioni è così complessa ed eccelsa che sotto questo rispetto un sol compositore può esser accostato a Zimmermann, Rodion Schedrin. In definitiva mi pare che Die Soldaten non possegga oggi nessun carattere cosiddetto «d?avanguardia» sibbene fortissime connotazioni classiche; anche per la sua continua efflorescenza melodica: appunto come la musica di Schönberg, Berg e Webern. Credo che l?allestimento dei Soldati sia la cosa più importante che la Scala abbia fatto negli ultimi anni; e certo varrebbe la pena venisse ripreso, non fosse la sua straordinaria dispendiosità. Or lo spettacolo dovuto al regista Alvis Hermanis, con scene sue in collaborazione con Uta Gruber-Ballehr e costumi di Eva Dessecker, non rispetta la didascalia settecentesca né quella drammatica: ma si tratta d?un caso di riflessione e ricreazione poetica d?uno spettacolo ab imo che acquisisce così quasi una propria e memorabile dignità estetica. I miei elogi al concertatore e direttore Ingo Metzmacher che ho ammirato moltissimo non riposano sopra uno studio della partitura, che mi avrebbe preso un anno e che farò solo ora che, ascoltati i Soldati , mi sono reso conto di trovarmi di fronte a un capolavoro. L?orchestra s?è assoggettata a una prestazione pesantissima e ne esce con grande onore. Gl?interpreti di canto sono troppi perché li nomini: ma si sono tutti assoggettati alle esigenze di parti, come ho detto, asperrime, e insieme a una difficillima prestazione in quanto attori. I soldati avrebbe dovuto essere una sfolgorante inaugurazione della stagione 2015. © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Isotta Paolo
    Pagina 39
    (21 gennaio 2015) – Corriere della Sera

  14. marco vizzardelli gennaio 28, 2015 a 1:46 pm #

    Infatti è roba da cavernicoli! Poi con tutti quei bei soldatoni che si masturbano….

    marco vizzardelli

    • lavocedelloggione gennaio 28, 2015 a 1:50 pm #

      Marco, pensa che nella versione originale di Salisburgo alla fine si masturba anche la povera Marie sui cavalli in alto, come faceva all’inizio del secondo atto la figurante!

  15. Elenas gennaio 28, 2015 a 2:03 pm #

    A me l’opera è piaciuta molto, sia sul piano musicale sia per la regia, e non ci vedo nulla di veterocomunista (sempre che voglia significar qualcosa). Piuttosto, mi pare molto snob schifare qualsiasi cosa assuma vagamente un’aria contemporanea (anche se qui potremmo tranquillamente dire moderna), in modo così tranchant. Sta diventando un po’ un “partito preso”, con associazioni (pseudo)politiche francamente imbarazzanti.

    Raccogliendo il riferimento di Baccalini alla condizione della donna, ho trovato anche molto efficace la rappresentazione della protagonista, completamente in balìa degli uomini che la circondano (e non se ne salva uno).
    Andrò a rivederla, se riesco, leggendo meglio il libretto, perché il sovrapporsi delle scene è complesso da seguire. Trovo valga veramente la pena.

    In sintesi: bellissimo spettacolo. Nulla a che vedere con i film di Elio Petri (se a quelli si riferiva Vizza e senza nulla togliere a Elio Petri, ovviamente): ma tant’è ….

    P.S. Alla tua giustamente amata Fenice, Marco, hanno dato “Intolleranza 1960” di Nono e qualche anno fa hanno aperto con Lou Salomè di Sinopoli (in cui l’influenza delle sue predilezioni musicali si faceva ben sentire). Teatro pieno in entrambi i casi. Nel primo oltretutto – comunista Nono lo era davvero, vetero non saprei -, non si sono comunque viste fughe per il Baccalà.
    Tantomeno a Zurigo per il Prometeo in forma di concerto (sala stracolma). Opera assai meno digeribile di Die Soldaten.
    Fatevi qualche domanda.

    Elenas

    • marco vizzardelli gennaio 28, 2015 a 2:47 pm #

      Non confondiamo la sublime Fenice con il Teatro alle Mummie, che ora si appresta con sommo giubilo a scoperchiare le lapidi di Mehta e Peter Stein per una bella Aidona da 160 anni in due!

      marco vizzardelli

    • lavocedelloggione gennaio 28, 2015 a 3:03 pm #

      Nell’argomento “condizione della donna” mi piacerebbe aprire un discorso sul ruolo delle varie madri. Il gioco di queste genitrici di maschi mi sembra molto interessante! Attilia

  16. marco vizzardelli gennaio 28, 2015 a 2:51 pm #

    Più che i film di Elio Petri, Die Soldaten mi ricorda quei tremendi, angosciosi bianco e neo di cinesini che RaiTV 3 ammanisce per tutta la notte, o quelli superangosciosi degli operai infelici. Fuori Orario Cose Mai Viste, appunto. Vecchiume.

    marco vizzardelli

    Lascerei Berg, Nono e quant’altri dove stanno. Ben altrove rispetto a questo pasticcio: concordo con Wolfgang Sawallish che lo detestò.

  17. marco vizzardelli gennaio 28, 2015 a 2:56 pm #

    “bianco e neo” voleva essere bianco e nero, però è un errore carino. m.viz

  18. Gabriele Baccalini gennaio 28, 2015 a 4:03 pm #

    Vizza, datti una calmata.
    Per un Sawallisch che rifiutò i Soldaten ci fu un Gielen (tra i più autorevoli interpreti del repertorio moderno) che lo prese in mano e lo passò poi a Kontarsky e oggi a Metzmacher.
    L’opera fa discutere e l’allestimento è pure stimolante. Mi sta bene l’esistenza di opposte opinioni, con Isotta sei stato d’accordo tu recentemente, questa volta capita il contrario, però nella sua recensione c’è traccia di uno studio anche sul lato filosofico del lavoro di Zimmermann.
    Da parte tua invece solo improperi, che qualificano te come cavernicolo, anche a proposito di Metha e Peter Stein, due grandi artisti ancora in grado di dire qualcosa di nuovo. Cosa volevi, un altro Zeffirelli – Chailly – chiappe di Bolle?

  19. Gabriele Baccalini gennaio 28, 2015 a 4:23 pm #

    P.S. Caso mai per l’Aida vedo notevoli incognite nel cast, non certo su autorevolezza di direzione e regìa.

  20. E. gennaio 29, 2015 a 9:48 am #

    La bellezza del teatro: uno spettacolo trasmette, ad ognuno di noi, sensazioni ed emozioni diverse. Mi ripeto, personalmente mi ha parecchio affascinato quest’opera, sia dal punto di vista visivo (proiettare dagherrotipi erotici di fine Ottocento è una trovata davvero interessante, hanno reso l’atmosfera opprimente e debosciata della caserma senza inutili scene splatter o di forte impatto, come nei recenti allestimenti di Zurigo e Monaco di Baviera), sia musicalmente: vi ho scorto un sincretismo notevole di vari stili e linguaggi a seconda delle situazioni e dei personaggi, tenuti assieme con solida tecnica e precisione chirurgica da Metzmacher, probabilmente oggi uno dei maggiori conoscitori del Novecento in musica. Ad avere tempo, varrebbe la pena ritornare ad una replica. La mia non vuole assolutamente essere una posizione “a la page” o da intellettualoide, poiché non tutta la musica del secondo Novecento o contemporanea mi piace; penso, per esempio, a “Cuore di cane” di Raskatov: quella sì che mi è parsa un agglomerato poco coeso di musiche differenti, il più delle volte cacofonico e stridente; ho resistito sino alla fine per correttezza, ma davvero sono uscito da teatro annoiato e deluso. Ovviamente è un parere personale e discutibile, che molti possono confutare senza problemi.
    Buona giornata e buona musica a tutti

    • lavocedelloggione gennaio 29, 2015 a 1:40 pm #

      Sono perfettamente in linea con E. Anche a me è piaciuto molto per l’impatto che suscita, per la regia, per la forza dei personaggi, per l’atmosfera che crea e per il fascino della musica, anche se proprio non saprei analizzare la partitura e l’esecuzione nel loro valore. Per le competenze musicali che ho posso solo dire che l’opera mi è piaciuta in senso generale, il che significa che sono riuscita a giudicare più o meno la sua coerenza rispetto all’azione rappresentata sulla scena e ai personaggi che vi si muovono, tanto da uscire da teatro soddisfatta e con la voglia di tornare (tornerò per la terza volta sabato, il che non mi porterà a fare poi un’analisi raffinata da musicologo, perché è come osservare un’equazione differenziale per me, posso dire che è bella e affascinante ma non la capisco veramente). Del resto nella mia ignoranza rappresento lo spettatore medio e tutto sommato resto della convinzione che l’arte deve piacere, a patto di fare qualche sforzo di comprensione: voglio dire che se uno si è nutrito solo di telenovele e musica tipo Sanremo, allora non resiste 5 minuti!
      Mi piacerebbe che qualcuno in questo blog dicesse il suo parere su come uno spettatore di media cultura deve giudicare un’opera contemporanea e quale è lo sforzo minimo che gli è richiesto per dare un giudizio almeno un po’ motivato. Saluti a tutti Attilia

  21. Massimiliano Vono gennaio 29, 2015 a 2:41 pm #

    Io, per rispondere ad Attilia, ritengo che da parte di un ascoltatore non debba esserci nessuno “sforzo”. Rifiuto l’idea della fruizione dell’arte come “sforzo”. Se ascolto musica non voglio “sforzarmi” in nulla, non sto avvitando bulloni, non sto progettando una rete di telecomunicazioni, non sto lavorando. Se *mangio* in un ristorante mi interessa che il cibo *mi piaccia*, non intendo *sforzarmi* a capire i motivi, il perchè, il percome, il perquando lo chef abbia deciso che ingredienti mettere e cosa mettermi nel piatto. Mi deve *piacere*. La categoria del *piacere* è l’unica che riservo nel giudizio dell’arte.

    E se quella determinata arte, o quel determinato piatto *piacciono* a tanti, a tutti, alla maggioranza ne viene decretato il successo, altrimenti no.

    In fin dei conti la cosa che maggiormente mi avvilische è vedere ai concerti tutta quella gente che *ha paura* di buare, di fischiare, di urlare “bravo” perchè timidamente in soggezione, a cui hanno inculcato di essere “come in chiesa” di fronte a chissà quale “capolavoro” sempre e comunque.
    Il “capolavoro” in sè non esiste, esiste solo quando viene riconosciuto come tale dalla maggioranza dei fruitori, non da quattro “espertoni” che passano la vita a farsi pippe.
    Ciao ciao

    -MV

    • Ulisse gennaio 29, 2015 a 7:58 pm #

      Ammazza, sei davvero uno che parla come magna.

      Ulisse

      • Massimiliano Vono gennaio 29, 2015 a 9:12 pm #

        Si, davvero 🙂 Mi sono stancato di essere “elevato” e di stare davanti a un palcoscenico a pensare al perchè, percome, perquando. Se l’artista è in grado di farmelo capire, bene. Se no si allestisca le opere o si suoni la sua musica a casa propria.
        Ovviamente non sto parlando dei “Soldaten” che non ho ancora visto, ma rispondevo all’interrogativo di Attilia, in generale.

        Premetto che a me la musica “classica” è piaciuta da subito. Non provengo da una famiglia musicale, mio padre la detesta ad esempio, trovandola noiosissima. Idem mia sorella, mia mamma ecc. E’ puramente una questione di *gusto*. Se piace a tanti, bene. Se piace a pochi peggio per loro, Ciao 🙂

        -MV

      • Ulisse gennaio 29, 2015 a 10:42 pm #

        Adesso ti sei stancato. Ma dopo quanti anni di ascolti? Se tu ti fossi precocemente stancato di sforzarti di capire e approfondire, non capiresti niente. Francamente non capisco come si possa pensare di capire e apprezzare la Commedia di Dante, l’Amleto di Shakespeare, la Passione secondo Matteo o il Crepuscolo degli dei senza un po’ di sforzo. No, non è come sedersi tavola e degustare le robiole di Carlo Petrini.

        Ulisse

      • masvono gennaio 29, 2015 a 11:32 pm #

        Veramente io non mi sono mai “sforzato” di capire alcunchè, Ulisse. Tutte le opere da te citate mi sono piaciute, alcune di più altre meno senza sforzo. Se mi fossi dovuto “sforzare” stai sicuro che non le avrei mai ascoltate.
        Ciao
        -MV

    • lavocedelloggione gennaio 29, 2015 a 8:24 pm #

      Max, ma lo sforzo (non inteso come sforzo titanico) ci vuole anche per apprezzare un piatto che sia almeno un po’ elaborato, nel senso che se si è solo mossi dalla fame, si ingurgita tutto senza nemmeno sentire i sapori, basta mangiare per non morire! Quindi ci vuole, diciamo così, un’arte anche da parte del fruitore per apprezzare sapori, aromi, accostamenti, etc etc di un piatto che non sia semplicemente un ammasso di calorie. Quindi tanto più per la musica, per apprezzarla, ci vuole un minimo di disponibilità all’ascolto da parte di chi la fruisce, disponibilità che io intendo come capacità di accogliere e comprendere quella musica. Per accogliere e comprendere, secondo me, si deve avere un minimo di esperienza pregressa che ti rende capace di farlo. Sempre nella metafora culinaria, un bambino piccolo ad esempio non è in grado di apprezzare le raffinatezze della cucina francese (quindi è inutile usarlo come tester per sapere se gli piace o non gli piace), così come una persona che non si sia allenata a sentire musica, non potrà capire e dare un giudizio su certi tipi di musica che non sono “orecchiabili”; e se non la capisce minimamente non potrà dire neppure se gli piace o non gli piace, O meglio, magari dice che non gli piace, ma perché la rifiuta in blocco e non si pone neppure il problema. Un ascoltatore un po’ più abituato per lo meno se lo chiede!
      Non credo di essermi espressa al meglio, ma spero lo stesso che abbiate inteso il senso! Ciao ciao Attilia

      • Massimiliano Vono gennaio 29, 2015 a 9:07 pm #

        Il bambino piccolo ha i suoi gusti, Attilia. E per quanto tu ti possa sforzare di cambiarli amerà sempre le patatine fritte. Ora, la pretesa di “educare le masse” è sempre stata l’arma con cui una supposta elite si autoproclamava detentrice di ciò che “vale” e ciò che “non vale”. Un ascoltatore non è un “bambino piccolo” da crescere. Un ascoltatore è ciò che è. E’ l’espressione della società in cui vive. Non è che chi ama Beethoven è *superiore* a chi ama Karl Jenkins o i Pink Martini. Ci si deve mettere in testa che la validità della forma d’arte la decide il fruitore non l’artista.
        Ciao
        -MV

        p.s. se la società tutta fosse formata da bambini, nessun dubbio: la nouvelle cousine sarebbe letteralmente una porcata. Anzi, nemmeno esisterebbe. Non la mangerebbe nessuno.

    • Elenas febbraio 2, 2015 a 9:11 am #

      Perfetto. Salvo un particolare: Il successo non significa valer qualcosa.
      Se no inginocchiamoci ad Allevi e fischiano liberamente Boulez

  22. Gabriele Baccalini gennaio 30, 2015 a 11:32 am #

    Max, a me non sembra che la fruizione della musica, quale che ne sia il genere, sia un sinonimo di “ingestione”, come le patatine fritte. Posso essere d’accordo sul fatto che la musica ti deve entrare da sola nelle orecchie, come un quadro dagli occhi.
    Però attenzione e curiosità sono necessarie per apprezzare i molteplici aspetti che qualunque brano musicale propone, allo stesso modo di un quadro del Caravaggio o un romanzo di Thomas Mann.
    Ulisse, L’uomo senza qualità o la Recherche non cessano di essere opere d’arte fondamentali anche se richiedono un impegno nella lettura superiore ai romanzi del Manzoni o di Tolstoi.
    Del resto quando recensisci le opere o i concerti su questo blog dimostri una finezza di analisi dei particolari, che non potresti avere senza una lunga abitudine all’ascolto supportata da una cultura musicale non frequente tra gli ascoltatori “medi”.
    Poi a te piacciono i veristi e a me gli espressonisti (attendo con curiosità il tuo giudizio sui Soldaten, con l’avvertenza che un primo e solo ascolto sono per uno spettatore medio insufficienti e qui ha ragione Attilia ad andarci tre volte), ma questa è questione di gusti, a volte bizzarri: mio padre era un accanito ascoltatore di opere, musica sinfonica e pianistica, ma lo annoiavano i quartetti d’archi: era fatto così e basta; io sono contento di di averlo seguito nell’amore per la musica, ma anche di non avere ripreso da lui quella sua singolare idiosincrasia..

    • Massimiliano Vono gennaio 30, 2015 a 1:42 pm #

      Credo che diciamo la stessa cosa. Quello che sicuramente non compio è uno “sforzo”. Provo piacere. Ma provavo piacere anche a cinque anni con i dischi delle filastrocche dei bambini. E’ naturale che, ad esempio, ascoltando un qualche cosa che piace si venga spinti dalla curiosità ad ascoltare qualcosa d’altro di analogo (curiosità) ed è altrettanto naturale che l’attenzione sia un prerequisito per provare il piacere dell’ascolto (cosa non necessaria nel “non ascolto” della musica ambient :-). Ma “sforzo” proprio no. Se un compositore pretende uno sforzo, per me ha già fallito.
      Ciao

      -MV

    • Ulisse gennaio 30, 2015 a 2:59 pm #

      Gabriele, non devo essermi spiegato bene perché, se bene intendo le tue parole, l’obiezione che tu mi muovi è esattamente quello che sostenevo io e cioè: ci sono opere d’arte (a mio giudizio tutte le opere d’arte veramente grandi) che richiedono parecchio impegno, e quindi sforzo, per essere comprese un poco a fondo.

      U

  23. E. gennaio 30, 2015 a 1:16 pm #

    Io sono dell’idea che si debba andare a teatro con curiosità, interesse (se possibile preparandosi prima leggendo e/o ascoltando qualcosa riguardo a ciò al quale si assisterà), senza pregiudizi di sorta. Credo poi siano importanti le sensazioni e le emozioni che uno spettacolo ci trasmette: se esci da teatro appagato, vuol dire che lo spettacolo ha fatto centro. Se poi si è in grado di fare un’analisi un po’ più approfondita di ciò che si è ascoltato e visto, meglio ancora (purché non scada in una sterile elencazione filologica e – a mio parere, noiosa ed inutile – di tutti i difetti o i pregi, vivisezionando chirurgicamente il tutto.

  24. Trebbiatore gennaio 30, 2015 a 1:35 pm #

    La mia opinione è che un’opera d’arte è tanto più grande quanto più è leggibile e/o fruibile a differenti livelli, partendo da una pura e semplice fruizione emotiva e arrivando poi a una lettura sempre più consapevole, preparata e ragionata. Da ragazzino ho ascoltato per la prima volta dal vivo il Titano senza aver mai prima sentito una sola nota di Mahler. Fu un’esperienza vissuta nella più completa ignoranza e senza nessuna consapevolezza di quello che stavo ascoltando, eppure ne rimasi abbacinato. Non lo ricordo assolutamente come un ascolto sofferto e faticoso, ma come un grande godimento. E potrei dire esattamente la stessa cosa per tante altre mie “prime volte” senza preparazione: da Tristano a Rosenkavalier, da Rakes Progress a Pelleas e Melisande…

    • Massimiliano Vono gennaio 30, 2015 a 1:47 pm #

      Giusto Trebbiatore! Con Mahler in particolare capitò la stessa cosa anche a me. Ciao

      -MV

  25. tornic gennaio 30, 2015 a 1:54 pm #

    posso esprimere solidarietà al padre di Baccalini (proprio gli stessi gusti) e a Vono? L’arte deve “piacere” senza sforzo; poi potrai studiare, approfondire, maturare esperienza per poter capire meglio la sostanza del piacere. Secondo me se una qualunque opera artistica non ti piace, lo studio potrà aiutarti a farti capire perchè piace agli altri ma non a fartela piacere. E per quanto uno possa sforzarsi, la situazione non cambia. Faccio un esempio personale con due compositori diversissimi: Mozart e Berg. Fin da giovane non mi è mai piaciuta la loro musica. Avendo studiato pianoforte e composizione ho avuto la possibilità di maturare, accrescere la mia capacità critica, di approfondire entrambi i compositori; oggi posso tranquillamente ascoltarmi le nozze di Figaro o la Lulù ma nessuno “sforzo” cognitivo mi ha aiutato a farmele piacere.

    • lavocedelloggione gennaio 30, 2015 a 2:02 pm #

      Secondo me lo sforzo non deve essere un prerequisito per apprezzare un’opera d’arte, però a me succede spesso che un prodotto dell’arte, soprattutto in campo musicale, mi “entri dentro” davvero solo dopo più di una fruizione, per cui mi piace in senso pieno solo dopo averlo assimilato a sufficienza (il che significa che l’ho accettato dopo una certa elaborazione cognitiva, non mi basta la prima volta; insomma, non sempre per me è “colpo di fulmine”). Ciao ciao Attilia

  26. marco vizzardelli gennaio 30, 2015 a 2:03 pm #

    Ammazzalo, tre volte bisogna andare, per capirla? Ecche sarà mai? Er Tristano redivivo?
    Per carità, mezza volta e via con la cotoletta!!!!!!!

    marco vizzardelli

    P.S. A Vono magari piacerà moltissimo (liberissimo, ovviamente, come tutti coloro che hanno gradito il simpatico Masturbation-show!). Ma sui concetti espressi preliminarmente, sono pienamente d’accordo con lui. Basta con ‘sta “kultura” per iniziati-snob.
    A proposito, Gabriele: prima dell’Aidona degli Ottantenni, arriva il godimento delle Belle Statuine di Bob Wilson, che ricopierà fedelmente se stesso nella Poppea. Tutta una sorpresa e un entusiasmo, questa Scala!

  27. Gabriele Baccalini gennaio 30, 2015 a 2:53 pm #

    Infatti per la generale dei Soldaten mi sono dato da fare per vedere lo spettacolo dalla platea e poi risentirlo in loggione.
    Per l’Incoronazione non ci penso neppure: andrò a sentirla la sera per cui ho il biglietto perché l’opera mi piace moltissimo, ma prender freddo oggi per accattonare un biglietto della generale proprio no.
    Peraltro Alessandrini mi ha detto più o meno, di fronte alle mie obiezioni sulle regìe del Trittico, che Bob Wilson non disturba minimamente i direttori: ci credo, le opere sono praticamente in forma di concerto.

  28. marco vizzardelli gennaio 31, 2015 a 8:31 pm #

    Un mio amico munito di ottime orecchie, presente alla replica di stasera di Die Soldaten, dopo il primo atto mi ha inviato un sms composto di una sola parola, che riporto testualmente perché in realtà non è una parolaccia ma un efficace “toscanismo” e, some si suo dire, sciacquare in panni in Arno….

    “CACATA”

    Mi sembra la perfetta sintesi

    marco vizzardelli

    • alberto febbraio 1, 2015 a 12:10 am #

      Concordo! Ricordate il commento di Fantozzi a proposito del “famoso” film
      La Corazzata Potemkin….. .? Ho visto lo spettacolo questa sera e devo dire che l’ho trovato decadente ed irritante : faccio veramente molta fatica a credere che alcuni trovino piacevole un simile indigesto polpettone musicale ….se e’ lo specchio del nostro tempo allora significa che viviamo veramente male! Un’ultima considerazione….ho provato una grande pena per le contorsioni vocali e gestuali a cui sono stati obbligati gli interpreti.

    • E. febbraio 1, 2015 a 11:23 am #

      Suppongo questa persona non sia il mio stesso amico, violinista, insegnante di musica e frequentatore di teatri da circa 25 anni, che questa mattina mi ha scritto una mail concisa ma entusiasta, di cui vi riporto il testo: “Serata travolgente ed emozionante. Partitura un riuscito sincretismo tra linguaggi e stili diversi, uniti solidamente e supportati da una tecnica ferrea ed analitica – grazie anche alla bacchetta del maestro Metzmacher. Era ora proponessero questo titolo al Piermarini.”

      Ennesima riprova del fatto che dipende dai gusti personali di ognuno di noi.

  29. marco vizzardelli febbraio 1, 2015 a 8:30 pm #

    A me gli stili sembravano incollati uno all’altro. Il jazz in particolare, è attaccato con la colla senza che c’entri niente con quel che c’è prima e quel che c’è dopo. Idem i frammentri di Bach. Tutto un copia e incolla circondato da un copia-Berg. Fra l’altro prolisso. La meravigliosa sintesi di Wozzeck diventa una insopportabile logorrea.
    Quanto ai contenuti, direi che la sede naturale sarebbe un cinema-porno, proiettata con il titolo “Die Trombaten”, che indica quello che in pratica è il fil-rouge, se non l’argomento – alquanto monotono – e in pratica unico, del tutto. Quanto al tasso erotico, equivale più o meno a Wanna Marchi nuda che si cosparge di pomata scioglipancia. I toscani aspirano le C dure trasformandole in H per dire

    una HAHATA

    marco vizzardelli

  30. masvono febbraio 1, 2015 a 8:59 pm #

    Colui che ha mandato quell’SMS è senza dubbio un rozzo (censura) inacculturato. Solo un essere antropologicamente inferiore non può apprezzare la vera arte seriale del sublime Zimmermann, coesa e raffinatamente sincretica in grado di espandere per due ore ció che il suo predecessore Alban Berg aveva purtroppo condensato nei soli otto minuti della scena di Marie e del Tamburmaggiore è in qualche momento della Lulu.

    Non bastano tre ascolti per capire questo sommo capolavoro, ma almeno trecento in religioso silenzio
    conoscendo, ovviamente, il libretto a memoria. Ciao ciao.
    -MV

  31. marco vizzardelli febbraio 1, 2015 a 9:11 pm #

    ah ah ah

    marco vizzardelli

    • alberto. febbraio 1, 2015 a 11:14 pm #

      E’ inutile,cosi’ come esiste il “circolo” dei politicamente corretti allo stesso modo c’e’ quello dei culturalmente corretti: se ti iscrivi e ti adegui rispettando le indicazioni delle menti “illuminate”
      che lo guidano sei “in”, altrimenti vieni catalogato come un essere inferiore con cui non vale la pena di discutere. Resta il fatto che Die Soldaten al di là di ogni possibile speculazione di tipo letterario,filosofico,musicale,interpretativo e’ un’opera disarmonica, confusionaria ed irritante….certo,esistono anche i masochisti !

  32. Ninci febbraio 1, 2015 a 10:30 pm #

    Certo, come facciano Vono e Vizzardelli a dare giudizi così perentori dopo aver ascoltato metà dell’opera, immagino pensando ben più alla cotoletta che all’opera, è una cosa difficilmente comprensibile. Pare che per loro sia diventata una questione di vita o di morte dare pollice verso ai “Soldaten”. Dove mai vanno a ficcarsi le questioni di sopravvivenza… Del resto, è un bel po’ che ho smesso di meravigliarmi. Perfino una cosa del genere può aiutare a sentirsi qualcuno e a convincersi di esistere sul serio.
    Marco Ninci

  33. Ninci febbraio 1, 2015 a 10:40 pm #

    Il discorso sullo “sforzo” è ridicolo e senza senso, da dilettanti. Qualunque grande opera d’arte può rimanere ostica per moltissimo tempo; poi la chiave si trova, appunto con lo sforzo dell’intelligenza e della sensibilità. Chiunque abbia avuto a che vedere sul serio con fatti culturali lo sa perfettamente. Come se il gusto dell’individuo fosse qualcosa di assoluto, di isolato, e non fosse invece condizionato da innumerevoli fattori sociali e psicologici, i quali coll’andare del tempo possono mutare segno, appunto per lo sforzo di chi ha voluto andare al di là di essi. Cose da matti…
    Marco Ninci

  34. Massimiliano Vono febbraio 2, 2015 a 1:40 am #

    Ninci a leggere la tua frase ” Chiunque abbia avuto a che vedere sul serio con fatti culturali” mi si è caricata da sola la “Colt” sul comodino.
    E poi io l’opera l’ho ascoltata tutta. Non ne ho perso una sillaba, una nota, un gesto scenico.
    Che vuoi da me?
    Come diceva Luke a Darth Vader nella parodia di Mel Brooks “Balle Spaziali”….” Il tuo Sforzo è più grosso del mio”.
    Ciao ciao

    -MV

  35. Ninci febbraio 2, 2015 a 5:03 am #

    Ciao, Max. Il discorso della Colt mi piace. Allora è solo Vizzardelli che ne ha sentita metà e pure non si perita di sparare a zero. Il problema è sempre il solito: lo sforzo ci vuole, non c’è nulla da fare. Io i “Soldaten” li ho sentiti nel ’72 a Firenze, in una tournéè della Deutsche Oper am Rhein di Duesseldorf, con la grandissima Catherine Gayer. L’opera ebbe un successo trionfale e anch’io ne rimasi entusiasta. Ma allora l’Italia, nonostante tutti i problemi legati alle lotte sociali, proprio per quelle lotte sociali era in una fase dfi ascesa culturale, i teatri erano pieni, Firenze e Milano vivevano grazie a Riccardo Muti e Claudio Abbado una stagione privilegiata, non c’era nulla di paragonabile con lo squallore odierno, grigio e opprimente.
    Ciao
    Marco Ninci

  36. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 5:45 am #

    Viva la cotoletta! (e la Colt puntata contro la Kultura!).

    marco vizzardelli

    Caro Ninci ti assicuro che 65 minuti di noiosissime trombate in scena bastavano e avanzavano. In certi casi, risparmiarsi i successivi 55 è sano… altrimenti, se restavo, mi mettevo ad urlare e non fa bene alla salute, mentre la cotoletta è salutare!
    Per lo stesso motivo, lungi da me andare alla Poppea di Palla Wilson e Alessandrini che mi hanno già detto essere la fotocopia delle precedenti menate (ridateci Harnoncourt e Ponnelle!). Mamma mia, ‘sta Scala, però!!!! Andiamo molto male…

  37. Inattuale febbraio 2, 2015 a 8:43 am #

    Kultura, cotoletta, colt, cacate …davvero un bel rosario di alti concetti
    giudizi a casaccio, per sentito dire o preventivi (fra parentesi ieri sera l’Incoronazione è stata magnifica) che sono del medesimo tenore di quanto espresso (meglio ruttato) ai tempi del concerto di Helmut Lanchemann
    Zimmermann è vecchio (cosa vuol dire?) come Lanchemann , Wilson una palla
    decenni di musica moderna e contemporanea risolti con un andate via….(concerto di Lanchemann, davvero volte la programmazione della Biennale?)
    qualche secolo di riflessioni sul ruolo dell’arte risolte con un: l’arte me deve sollazzà

    allevi e il bagaglino sono disponibili, in qualche teatrino si mangia mentre si guarda, andate

    • Massimiliano Vono febbraio 2, 2015 a 3:23 pm #

      Lachenmann, si scrive Lachenmann. Scrivere per tre volte Lanchemann equivale a non sapere nemmeno di chi si parla. Come scrivere Betoven, Donizzetti, Wanger.

      Si scrive L a c h e n m a n n.
      Se si vuole fare i “saputi” sulla musica contemporanea almeno si sappia scrivere il nome del compositore.
      Se no è solo s c e n a.
      Ciao ciao

      -MV

  38. E. febbraio 2, 2015 a 9:04 am #

    Mi fa piacere constatare che non sono l’unico ad aver apprezzato “Die Soldaten” (pur non essendo indottrinato da alcuno) e “L’incoronazione di Poppea” della ditta Alessandrini – Wilson: iniziavo a preoccuparmi!!!!!
    Comunque sia, viviamo in una democrazia (almeno spero): chi vuole si dedichi a Zimmermann o al barocco, chi non vuole è liberissimo di mangiarsi una cotoletta, magari evitando di esprimere pareri perentori e fuori luogo o fare ironia spiccia che a nulla serve per confrontarsi civilmente su gusti ed impressioni PERSONALI.

    • Alberto febbraio 2, 2015 a 9:38 am #

      Concordo sul confronto civile.I pareri perentori sono però venuti da chi pretende di imporre agli altri la propria opinione,restando nel campo artistico,considerando chi la pensa diversamente uno stupido incolto…..come al solito sarà poi la storia a stabilire cosa e chi sarà meritevole di essere lodevolmente ricordato.

  39. Inattuale febbraio 2, 2015 a 10:39 am #

    caro Alberto,
    le sfugge qualcosa….
    si rilegga la cronologia degli interventi
    E., Mattia, lavocedel loggione fino ad arrivare alla pregevole riflessione di Gabriele Baccalini commentano ed esprimono pareri più che civili.
    I pareri perentori, il sarcasmo che puzza di muffa e piuttosto sgradevole (à la page da quanti secoli non si usa più?) è opera dei…detrattori
    Visto il livello degli argomenti mi pare molto appropriato un “caloroso” invito ad approfondire, magari ascoltando l’opera fino al termine
    mi appare una cosa sensata, tu che ne pensi?

    ps
    lasciamo perdere la storia, anche se minore…credo che si debba occupare di cose ben più importanti

  40. Elenas febbraio 2, 2015 a 10:56 am #

    Oh…. L’immagine del giovane Vono incantato da Mahler mi ricorda tanto Ciaula scopre la luna.

    Se il valore di un’opera dipendesse dal suo successo, ne avremmo buttate in gran numero. E soprattutto – in virtù dell’appello in stile “casa delle libertà” e in spregio al tempio e alla sua sacralità – se tutti si esprimessero a fischi ogni volta che qualcosa non piace, in ottemperanza al proprio personale gusto, sarebbe una defecatio unica. Voglio dire: su youtube c’è persino chi mette un “non mi piace” a esecuzioni di Benedetti Michelangeli. Redivivo, avrebbe senso venisse fischiato dall’unico sordo in sala?

    Max, rassegnati: non sei un fan di Allevi, ma un sofisticato ascoltatore (piuttosto informato) che per fare un po’ di scena scatarra come un burinazzo. Se fosse per il gusto corrente, tu Mahler non lo ascolteresti più.

    Renditi conto che le tue recensioni, quando le produci, non sono per Libero.

    Elenas

    • Massimiliano Vono febbraio 2, 2015 a 12:39 pm #

      Non sono un fan di Allevi, però mi piace tantissimo Karl Jenkins e prima di addormentarmi mi ascolto sempre i Pink Martini. Favorisci o è un cibo troppo volgare per la Kulturissima? Ciao ciao

      -MV

      • Elenas febbraio 2, 2015 a 3:33 pm #

        Garda che io ascolto anche “I cugini di Campagna”

      • masvono febbraio 2, 2015 a 3:56 pm #

        Prova con i Pink Martini, fidati! Ciao ciao

        -MV

  41. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 11:31 am #

    “I pareri perentori sono però venuti da chi pretende di imporre agli altri la propria opinione,restando nel campo artistico,considerando chi la pensa diversamente uno stupido incolto…”

    Bravo Alberto, centrato il concetto! Ma sai, sono veterocomunisti, amano la dittatura… anche quella delle opinioni! Nonché il conformismo (Wilson è un mito quindi è un mito e basta, ecc.). In questo momento Die Soldaten è la moda della Kultura milanese, li fa sentire tanto all’avanguardia, dunque guai parlarne men che benissimo.

    marco vizzardelli

  42. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 11:35 am #

    Non mi risulta peraltro che, a parte l’entusiasmo de l’Inattuale, questa Poppea sia stata un trionfo, alla prima. Leggo anche qui pareri alquanto tiepidi….anche per via di orecchie molto tese a cercare di udire l’orchestra, nonostante altre voci mi riferiscano addirittura di amplificazione artificiale (!)

    marco vizzardelli

  43. lavocedelloggione febbraio 2, 2015 a 11:50 am #

    Perdonatemi, non ho messo il post, mi sono dimenticata! Lo inserisco fra un paio d’ore, adesso ho lezione! Attilia

    • masvono febbraio 2, 2015 a 12:16 pm #

      Elena, ma di quali “capolavori” stai parlando? È la società che decide se in un tale momento una cosa è o non è un capolavoro. Ovvero per la società del tempo Salieri era un genio, per la nostra no. Ma a prescindere da questo che vuoi da me?

      Non bastano 3000 ascolti per CAPIRE l’enorme portata rivoluzionaria di DIE SOLDATEN. È come la lava incandescente che sgorga da un vulcano . Ci mette centinaia d’anni a divenire roccia. Anche il povero pubblico, rozzo e ignorante tranne te ed Inattuale avanti anni-luce, per ora viene sconvolto dall’apocalittico rullio delle percussioni a tempo di marcia del finale, e reagisce come i primitivi di fronte alle danze tribali. La prima parte infatti termina nel silenzio totale, esterrefatto davanti all’inconoscibile.
      Una montagna incantata quanto ardua da scalare, poveri rozzi ignoranti lettori di Libero..!
      Ma ce la faranno anche loro, passo dopo passo, tra qualche centinaia d’anni DI SFORZO.
      Ciao ciao

      -MV

      • Elenas febbraio 2, 2015 a 3:36 pm #

        Ma che vuoi tu scusa? Tu e Vizzardelli scrivete su un blog dando dei veterocomunisti (e che vuol dire?) a chi, semplicemente, sommessamente afferma che ha gradito l’opera. Parli di Kultura, di gente che si sente anni luce avanti… Sono tue fantasie.
        Datti un calmata.

  44. Inattuale febbraio 2, 2015 a 12:03 pm #

    certo che riferisi alla recensione di Stefano Jacini sul Giornale della musica che parla di ” un’amplificazione discreta con due altoparlanti piazzati a metà sala all’altezza della quarta fila dei palchi” non ti fa molto onore: sono i diffusori utilizzati per Soldaten, domani c’è l’ultima replica
    nell’incoranazione erano spenti, perché riportare le cazzate?
    mi sembra che la sordità dilaghi
    certamente il volume dell’orchestra è basso, vi sono due violini ed una viola
    è certamente necessario “ritarare” l’orecchio, sia per gli strumenti sia per le voci: è proprio necessario pretendere i volumi della pista di linate? gli anni di Barembooom hanno plasmato il pubblico oppure, vista l’età molto molto avanzata i nostri amati nonnetti devono prontamente recarsi dall’audiologo?

  45. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 12:13 pm #

    Un amico molto affidabile mi ha appena definito “disastrose” le belle statuine di Bob Wilson. Non ne dubito erano già così le puntate precedenti. Riduce il sublime Monteverdi alla sua menata personale che porta avanti, sempre uguale, da secoli, qualunque opera metta in scena. E’ artisticamente sepolto, da decenni!!!!

    marco vizzardelli

  46. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 12:14 pm #

    ma i nonnivetero lo trovano così kulturale!

    marco vizzardelli

  47. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 12:16 pm #

    Quanto all’audio, anche alle precedenti puntate del ciclo dalla buca sortivano ronzii di api.
    Ma con Harnoncourt, NO! Ed era la stessa musica.

    marco vizzardelli

  48. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 1:23 pm #

    Vono, attento che i detentori del sapère ti chiudono nella Kasa della Kultura, dentro una cellula!

    Su lottiaaaam l’ideaaaaleee, nostro alfine sarraaaaaaaaAAAAAAAAAAAAAAAAAGH!

    marco vizzardelli

  49. Massimiliano Vono febbraio 2, 2015 a 1:40 pm #

    Edukare le masse nelle fabbrike
    Tutti uguali.
    Ciao ciao

    -MV

    Osservare gli sguardi spauriti degli operai della AEG di fronte alla KULTURA…
    Tremate MASSE!

  50. E. febbraio 2, 2015 a 1:44 pm #

    Alla luce dei fatti, mi ritengo un veterocomunista molto atipico: “Die Soldaten” mi ha entusiasmato, apprezzo l’algida raffinatezza di Bob Wilson ma i miei registi del cuore sono Michieletto, Jones e Guth, ritengo Daniele Gatti uno dei migliori direttori d’orchestra oggi, adoro Harnoncourt nel repertorio del Seicento e Settecento, non ho mai votato sinistra (per ora), non mi ritengo affatto un detentore del sapere e della Kultura, anzi.
    Fatevela una risata ogni tanto, non capisco perché ci si debba insultare e sbranare anche parlando di argomenti così piacevoli come l’arte, la musica, eccetera.

  51. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 1:50 pm #

    Guarda che la risata è per l’appunto ciò che mi sto facendo. Die Risaten uber Die Cacaten.

    marco vizzardelli

  52. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 1:53 pm #

    Bello il filmatino proposto da Vono! Perfettamente esplicativo: la KULTUUUURAAA!

    marco vizzardelli

  53. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 1:55 pm #

    Comunque, E., le TUE obiezioni sono garbate e non sto martellando te

    marco vizzardelli

  54. Massimiliano Vono febbraio 2, 2015 a 1:58 pm #

    “E.”, per quanto mi riguarda non sbrano nessuno….personalmente non ho amato “Soldaten”. Sostanzialmente mi ha disinteressato. Fuor di ironia posso apprezzarne la scrittura, la forma ed il grande gesto teatrale degli ultimi minuti. La “meditazione sul Wozzeck e la Lulu di Berg” secondo Isotta non la trovo realistica, perchè una “meditazione” deve dire qualcosa di nuovo, come le “Metamorphosen” di Strauss rispetto all’Eroica di Beethoven. Più che “meditazione” è un’ “imitazione” di originali ben più potenti che hanno trattato gli stessi temi in modo anche più completo e attento.
    Ma il problema degli “Inattuali” è che non accettano che ciò che loro ritengono arte sublime sia schernita. Loro però scherniscono Mozart, Verdi e tutto il romanticismo. Quindi sì, verso di loro facciamo molto sarcasmo.
    Ciao ciao

    -MV

  55. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 2:26 pm #

    Quel Verdi, così rozzo!

    ih ih

    marco vizzardelli

  56. E. febbraio 2, 2015 a 3:22 pm #

    Chiarito tutto, grazie e scusate per il misunderstanding.
    Un consiglio (sebbene son convinto sia inutile): non terrei minimamente in considerazione ciò che scrive Isotta, perché dalla sua penna escono solo idiozie.
    Un caro saluto!

  57. Gabriele BAccalini febbraio 2, 2015 a 3:28 pm #

    Cerchiamo di ricondurre la discussione entro margini, o per meglio dire “argini” di ragionevolezza.
    Die Soldaten ha una tradizione esecutiva che li ha visti partire da Colonia nel 1965, con la bacchetta di Michael Gielen, sono passati a Stoccarda con Kontarsky, poi nel 1972 al Maggio Fiorentino e, dopo chissà quante rappresentazioni nei decenni successivi, sono approdati a Salisburgo nel 2012 con Metzmacher, la regìa di Hernanis e il canto di Laura Aikin. Se Lissner non li avesse visti là, probabilmente alla Scala sarebbero mancati per molto altro tempo.
    Non ho letto di alcun musicologo o storico della musica, che non ne parli come di una delle pietre miliari del secondo Novecento, compresi Franco Pulcini e Melchiorre, che l’hanno presentata al pubblico e molti hanno avuto l’umiltà di andarli ad ascoltare. L’edizione andata in scena alla Scala ha messo d’accordo in un forte consenso Mattioli, Foletto e Isotta. Il pubblico ha dimostrato di apprezzare l’opera in modo convinto.
    A Vizzaardelli, Vono e un non meglio precisato Alberto non sono piaciuti. Fatti loro.
    Vorrei però fare una riflessione seria sul filmato di Furtwaengler con i Berliner alla AEG nel 1942. E’ difficile capire quante di quelle facce identificavano Wagner con la svastica, ma anche se Hitler aveva un consenso di massa in Germania, che forse nel 1942 cominciava già a incrinarsi. Nella classe operaia tedesca, falcidiata dall’assassinio di migliaia e migliaia di suoi rappresentanti come altre categorie professionali o intellettuali (e persino militari) il nazismo non godeva di un sostegno totalitario, così come in Italia avveniva con il fascismo.
    In quelle facce si possono leggere molte cose: lo spaurimento sicuramente più per la guerra che per i Meistersinger, l’amore del popolo tedesco per la musica e per una delle sue massime espressioni, l’emozione suscitata dalle note immortali che stavano ascoltando, l’ammirazione per gli artisti che erano andati a portare un po’ di consolazione in un luogo di sofferenza come era necessariamente una fabbrica bellica nel 1942, magari anche in parecchi un’adesione contemporanea alla musica e al regime che la proponeva in nome di un patriottismo destinato a un esito tragico non ancora percepito.
    Tutto questo si può leggere e direi che oggi possiamo guardare con rispetto a Furtwaengler, ai Berliner e alla musica di Wagner, pur con le grandi contraddizioni che hanno contraddistinto la loro opera di artisti.
    Abbado e Pollini hanno portato Beethoven tra gli operai della Necchi di Pavia e in tante altre fabbriche italiane, alla Scala l’Eroica risuonava il 25 aprile: tutto ciò è da buttare via come manifestazione di ottuso kulturame? Attento, Max, a non scherzare col fuoco.

  58. Elenas febbraio 2, 2015 a 3:31 pm #

    Ma siete matti?

  59. Gabriele BAccalini febbraio 2, 2015 a 3:32 pm #

    Errata corrige: a mestà del mio commento c’è un “ma” di troppo, Si legga “Wagner con la svastica, anche se…” Scusate e grazie.

  60. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 3:40 pm #

    Abbado e Pollini han fatto bene a far quel che han fatto, ciò c’entra zero con un giudizio su Die Soldaten che non è proibito giudicare una gran boiata . E’ piaciuto a Mattioli e Foletto (il terzo nome non lo prendo in considerazione, come giustamente fa notare E.). Embé? Tanto valgon loro, tanto vale Sawallisch, che vomitò Die Soldaten.

    marco vizzardelli

  61. Massimiliano Vono febbraio 2, 2015 a 3:41 pm #

    I concerti nelle fabbriche sono espressioni di un concetto “educativo” nei confronti di persone che, a torto o a ragione, si ritengono “bisognose” di questa “educazione”.
    Tale pretesa di una sedicente o supposta “elite” di “educare” qualcuno al Nazismo, al Comunismo o a Beethoven e Wagner senza che questo “qualcuno” lo voglia come atto impositivo di “benevolenza” la aborrisco.
    Poi, Gabriele, se a te piace il ruolo di pastore di greggi contento tu.
    Ciao ciao

    -MV

  62. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 3:50 pm #

    “I concerti nelle fabbriche sono espressioni di un concetto “educativo” nei confronti di persone che, a torto o a ragione, si ritengono “bisognose” di questa “educazione”.
    Tale pretesa di una sedicente o supposta “elite” di “educare” qualcuno al Nazismo, al Comunismo o a Beethoven e Wagner senza che questo “qualcuno” lo voglia come atto impositivo di “benevolenza” la aborrisco”.

    La aborrisco anch’io.

    marco vizzardelli

  63. Elenas febbraio 2, 2015 a 3:52 pm #

    Mi sembra veramente che la discussione (per modo di dire) abbia superato davvero il limite. Non è possibili essere “politicamente” etichettati in base al fatto che un’opera è piaciuta oppure no.
    Mi sono avvicinata, personalmente, a Die Soldaten in totale ignoranza e con molte riserve. Mi è piaciuta, e non ci ho neppur più di tanto meditato: infatti vorrei tornare dopo aver letto il libretto. Ma, ad oggi, semplicemente, mi è piaciuta, regia compresa. Era necessario questo sproloquio di idiozie di fronte a personali impressione (espresse da molti, peraltro)?

    Ho anche trovato raffinatissima l’Incoronazione di Poppea di ieri sera, compresa la regia di Robert Wilson. Purtroppo dal Loggione si vede poco. Ora: è consentito, o uno/a deve sentirsi insultare per questo?

    La politica è una cosa seria. Vediamo di tenere fuori le biografie e le scelte personali da questa “arena”. Oltretutto, si tratta di facili etichette date a casaccio che manco corrispondono alla verità delle convinzioni espresse. Che, per alcuni, sono importanti e hanno segnato anche percorsi non semplici: non ci scherzerei.

    Elenas

  64. Elenas febbraio 2, 2015 a 4:10 pm #

    Marco, nessuno impedisce a nessuno di dissentire, ma non si può pretendere di etichettare a vanvera chi NON dissente, attribuendo ad altri intenzioni che non hanno e facendo parallelismi del tutto impropri (vedi video). Oltrettutto non hanno nulla a che fare con l’opera e l’autore.

    Spero almeno che la cotoletta fosse fatta come si deve.

    Elenas

    • masvono febbraio 2, 2015 a 4:47 pm #

      Alle ingiurie anonime di Inattuale non dó alcun peso, possono tranquillamente restare dove sono perché sono autoqualificanti. Oltretutto non dando loro alcun peso, sostanzialmente “me ne frego”, in tale modo Inattuale potrà completare il trittico con un “quadrittico” aggiungendo un “fascista” che manca.

      Ma il concerto di Furtwängler era un concerto in fabbrica, esempio ante-litteram di tanti concerti in fabbrica, come anche si usava all’epoca di Stalin. Il concetto-guida era sempre l’educazione delle masse a un “qualcosa”. Perché il gregge di natura stolto ed ignorante deve essere innalzato “a forza” verso qualcosa di superiore. E questo qualcosa è detenuto, ovviamente, nelle mani dei pochi sapienti. La “politicizzazione” dell’arte, cara Elena, è qualcosa che riguarda i Nazismi e i Comunismi, ma anche i Culturalismi (tre facce della stessa medaglia).Fare politica in musica era dichiaratamente l’intento di Nono, iscritto al PCI, quando scriveva Intolleranza 1960. Ed anche l’intento di Goebbels quando assordava gli operai della AEG con le note di Wagner.

      Per quanto mi riguarda, chiunque abbia almeno un neurone (UNO) capirebbe che un liberista è talmente lontano dallo “stato omnicontrollante e accentratore” di tutti i nazismi e comunismi del mondo che dargli del “nazista” equivale a dare del mammifero a un tavolo di legno. Non c’entrano niente.
      Ciao ciao

      -MV

      • Elenas febbraio 2, 2015 a 5:35 pm #

        E allora?
        Chiunque abbia almeno un neurone sa che con il gusto – e col fatto che sia o no piaciuta un’opera – l’aggettivo veterocomunista non c’entra una mazza.
        Sono tue fantasie. Qui nessuno vuole acculturare nessuno. Piantala con sta menata.

        Quanto a Nono, Abbado (non certo i primi a fare politica in musica, per tua informazione… evita di ascoltare l’Eroica) diciamo pure che avevano intenti politici: e allora? Hanno fatto concerti in fabbrica: e allora? Lo dici tu che la premessa fosse “innalzare il gregge verso qualcosa di superiore”: forse era la volontà di far uscire la musica da quel “tempio” che tu tanto vuoi infrangere. In ogni caso, diversamente da Goebbels, non hanno deportato nessuno: c’è una sostanziale differenza.

        Comunque, per chi ritiene “il gregge” capace di intendere e di volere il problema non si pone. Si pone per te.
        Sei tu che pensi che chi continua a fare quello che, in fondo, facevi anche tu quando distribuivi gratuitamente Lorien davanti alla Scala sia uno stronzo. Chi volevi elevare, tu, allora? Nessuno, immagino: eppure, potrebbero dirlo anche di te.

        Hai smesso di farlo? Benissimo. Visto che sei così liberal, non la menare agli altri. Le masse sanno anche mandare a quel paese gli intellettuali, non lo sapevi? Se non lo sapevi guardati i film di Petri!
        Ed evita tu il paternalismo: le masse si libereranno degli intellettuali (se ne sono già liberate, guarda) anche senza il tuo prezioso intervento, che, alla fine, mira solo a etichettare gli altri e a far polemica.

        Soprattutto, non la menare a chi si è sinceramente gustato Die Soldaten, attribuendo intenti che non ha e non ha voglia di sentire la predica del sacerdote di turno.

        Bye bye, Elenas

      • masvono febbraio 2, 2015 a 5:51 pm #

        Tu continui con questo aggettivo “veterocomunista”…ma che vuoi da me? Quando l’ho usato? Leggiti le firme, please.

        “Sei tu che pensi che….sia uno stronzo”. Ma hai bevuto? Quando mai ho scritto “stronzo”? Distribuire Lorien a chi lo prende non vuol dire obbligare a leggere Lorien. Se uno vuole lo legge se no lo butta nel cestino o non lo ritira.

        Prima di scrivere inesattezze leggiti i thread: indagare se si vuole far uscire la musica dal tempio o farla entrare nella fabbrica è un sofisma. Di fatto con Stalin, Goebbels, Nono è uscita dal primo ed entrata nel secondo. DUE hanno deportato, uno no.
        Bye Bye

        -MV

    • Massimiliano Vono febbraio 2, 2015 a 4:59 pm #

      Cotoletta fatta così.
      Educàti, massa!

      -MV

      • Elenas febbraio 2, 2015 a 5:42 pm #

        Fritta nell’olio della California te la mangi tu, bestia!

  65. marco vizzardelli febbraio 2, 2015 a 4:17 pm #

    Era ottima. Grazie.

    marco

  66. Elenas febbraio 2, 2015 a 5:40 pm #

    A proposito di Petri…
    Gli intellettuali li mandavano già a quel paese in tempi non sospetti, figurati… (basterebbe sapere di cosa si parla, eh, nani): arrivi tu.
    Ma va a lavurà…

  67. lavocedelloggione febbraio 2, 2015 a 6:21 pm #

    Ma cosa vi è successo? Ci deve essere stata una tempesta elettromagnetica, bohhhhh??!!

    • Elenas febbraio 2, 2015 a 8:22 pm #

      Veramente Tilla, prendiamoli a secchiate …

  68. Elenas febbraio 2, 2015 a 8:41 pm #

    Appunto Vono. Ma chi “obbliga chi”?
    “Distribuire Lorien a chi lo prende non vuol dire obbligare a leggere Lorien. Se uno vuole lo legge se no lo butta nel cestino o non lo ritira”. Eh … idem con Die Soldaten!

    Posso SOMMESSAMENTE dire che mi è piaciuto senza che uno mi etichetti per ciò che, tra l’altro, non sono e l’altro, cioè tu, venga a commiserare “il povero pubblico, rozzo e ignorante tranne te ed Inattuale avanti anni-luce”. Ma avanti de che, che manco sapevo quale fosse il soggetto?

    Sei tu che stai sognando. Credimi, la pastorizia non è il mio genere: figurati che ho pure smesso di insegnare vent’anni fa.
    Quello che è irritante è il processo alle intenzioni. Uno potrà dire che qualcosa è piaciuto senza che tu ci veda della pastorizia, o no? Guarda che non è che la fucilano al gente, se non va a sentire Nono…

    Guarda che era Pol Pot che vedeva intellettuali da tutte le parti, eh …

    Eleans

  69. lavocedelloggione febbraio 2, 2015 a 9:50 pm #

    Gente, ora non ho voglia di rileggermi tutto per poi censurare quello che è meglio censurare, e non tanto per decoro del blog, quanto proprio per evitare a chi ha scritto insulti inappropriati di vergognarsene eventualmente (non si sa mai…) Intanto ringrazio Bacca ed Elena che hanno cercato di spegnere gli incendi.
    Meno male che il concerto di stasera è stato strepitoso! Buona notte Attilia

    P.S. Io quando mi sento aggressiva vado a correre per un’oretta, così mi passano i bollenti spiriti; che ne dite, non è una buona idea?

    • Elenas febbraio 2, 2015 a 9:58 pm #

      MI PIACE 🙂 🙂 🙂

  70. Ninci febbraio 3, 2015 a 7:59 am #

    Lo so, lo so che anche di me si pensa che io sia un nazi-comunista omologatore. Va bene. Continuo a pensare che nella sostanza tutti gli esseri umani siano uguali e che le differenze fra loro risultino assolutamente irrilevanti. Non per questo mi sento però autorizzato a fare degli uomini dei numeri e a spedirli di conseguenza in un gulag o in un Lager. Però, che meraviglia quell’esecuzione di Furtwaengler! Che forza, che inquietudine! Ogni battuta diversa dall’altra, la negazione di qualsiasi meccanicità, una forza sinistra, implacabile, presaga della fine. Che musicista…
    Marco Ninci

  71. silvia febbraio 3, 2015 a 12:12 pm #

    Mi sembra elitario scannarsi sulla qualità della partitura de “Die Soldaten”…

    C’è un principio molto ma molto più alto da tutelare, un principio previo che sintetizza l’essenza della funzione delle fondazioni liriche della Repubblica Italiana, un principio che né Sergio Mattarella né Fidel Castro possono permettersi anche solo di offuscare. Come dice il rosso violista: http://www.lastampa.it/2015/02/03/italia/cronache/la-turandot-in-bilico-il-maggio-alla-scala-ombra-sul-via-allexpo-qAPr9h2GuZcACN8OqZFnpK/pagina.html!!!

    E voi che credevate che si potesse parlare di opera e arte e canto e cultura, poveri sciocchini…

    • masvono febbraio 3, 2015 a 12:29 pm #

      Ahahahah Lattuada Ahahahahaha. Checco Lattuada si auto colloca oltre Puglisi, oltre la Camusso, oltre Fidel Castro.

      Checco Lattuada vuole le bandiere con sopra stampate la sua faccia. La barba del Che c’è riuscita quella del Che-Cco non si sa.

      Ahahahah
      Ciao ciao

      -MV

    • lavocedelloggione febbraio 3, 2015 a 12:30 pm #

      E se si mobilitasse il papa?

      • masvono febbraio 3, 2015 a 12:39 pm #

        Ahahah bisogna chiederglielo…ma credo che sia oltre il Papa….forse se gli apparisse la Madonna…chissà…

        Per Checco direi che è perfetta la definizione di Armonica-Charles Bronson da parte di Cheyenne-Jason Robards in “C’era una volta il West”: “È uno che quando dovrebbe parlare suona e quando dovrebbe suonare…parla.”
        Ciao ciao

  72. Massimiliano Vono febbraio 3, 2015 a 1:29 pm #

    “Il Che-Co” (pronuncia: “Cieco”) lo faccio diventare un personaggio dei fumetti. Ciao ciao

    -MV

  73. Elenas febbraio 3, 2015 a 3:30 pm #

    Non ho letto il comunicato, ma credo davvero che si stia un po’ esagerando con gli “appellativi” e minacce degna del peggior squadrismo.
    Se il professor Lattuada vi denuncia fa bene, francamente.

    Poi sul chi “vive a sbafo” certe categorie dovrebbero proprio astenersi dal profferir parola.

    Lieta di aver lasciato anni fa la gestione del blog alla fin troppo paziente Attilia, con oggi termino ogni frequentazione.

    Elenas

    • Massimiliano Vono febbraio 3, 2015 a 3:52 pm #

      Intoniamo un Ingemisco per questa tua triste scelta. Intoniamo nel senso di “plurale maiestatis”.

      Nel frattempo attendiamo fiduciosi il ripetere delle ingiurie che un tale Inattuale ha rivolto a noi (plurale maiestatis) vigliaccamente nascondendosi sotto un “nick”.

      Desideriamo leggere le coraggiose ingiurie con firma di nome e cognome, dato che sono le UNICHE ingiurie presenti nel presente thread a cui si può dar mandato di querela.

      Bye Bye

      -MV

      • marco vizzardelli febbraio 9, 2015 a 10:31 pm #

        Per intanto, prendiamo atto che, mentre noi litigavamo come sciocchi, in questi giorni la Scala è stata letteralmente arpionata, nel suo Cda, dalla peggior politica nazionale (ahi, Renzi! Brutta mossa), senza che né Pereira né Pisapia (!) dicessero be’. Che, davanti agli occhi estatici dei milanesi è stata fatta passare per avanguardia una mediocre opera di marca più o meno nazista (piaciuta tanto all’Isotta che giustamente ha menato per il naso gli “impegnati di sinistra” avvertendoli: guardate che non è avanguardia!) importata dal nerume salisburghese (messaggio filosofico dell’opera: le donne sono tutte put…: e giù tutti ad applaudire!). Che i nostri companeros minacciano lo sciopero per Turandot ma si sono beccati, e magari hanno anche votato, il colpo di mano-Chailly, cui segue logicamente questo del CdA, senza batter ciglio. La stagione dell’Expo è una pena, e per il dopo…. mah. Che dire?

        marco vizzardelli

  74. lavocedelloggione febbraio 3, 2015 a 4:22 pm #

    Ho censurato gli ultimi interventi e fra poco mi dedicherò anche al resto, compreso l’insulto di “inattuale”, datemi tempo, ma prima vi scrivo quello che penso

    Non capisco proprio perché questo bisogno di usare toni accesi, offensivi, derisori e intolleranti. Non è questione di libertà di espressione, è questione di buona educazione, di stile e, aggiungerei di dignità; è sempre un peccato quando li si perde volutamente e premeditatamente. A volte succede di essere eccessivi in un impeto di rabbia, o di orgoglio, o di ribellione, ma allora si chiede scusa (senza bisogno di genuflettersi), sempre che si tenga a continuare una relazione o una frequentazione, che in questo caso è il blog in questione.
    Altrimenti, se non lo si vuol fare, e se al contrario il bisogno di menare fendenti a destra e a manca è insopprimibile, allora le cose sono due:
    1 si censura (come ho fatto ora e devo continuare a fare fra poco) e/o si blocca l’accesso agli indisciplinati, oppure
    2 – si chiude il “salotto” e si spegne la discussione, il che è un vero peccato, ma alla fine inevitabile se non si adotta la soluzione 1 che a me francamente ripugna (soprattutto la seconda parte della prima opzione)

    Già Elena dice di avere con il suo ultimo intervento di poco fa terminato la sua partecipazione al blog e questo per me già varrebbe da solo la decisione di chiudere; per non essere precipitosa lascio un’ultima chance. Se insulti e accuse pesanti (da querela) smettono, allora continuiamo, altrimenti chiudiamo questa “Voce del Loggione” che sta diventando troppo sguaiata! (con rammarico, dopo quasi 10 anni!!!)
    Baci a tutti Attilia

    • masvono febbraio 3, 2015 a 4:29 pm #

      Ciao Tilla ti pregherei di leggere con attenzione il thread, perché è assolutamente VERO che ho usato molta ironia e anche sarcasmo in un paio di interventi.

      MA all’ironia si risponde con l’ironia e al sarcasmo con il sarcasmo.
      Non credo che dalle mie parti potrai trovare alcunché da censurare.
      A dopo

      -MV

  75. lavocedelloggione febbraio 3, 2015 a 4:56 pm #

    Ho dovuto togliere completamente l’intervento di Inattuale perché mi sono cavata gli occhi ma non sono riuscita a trovarlo nella pagina riservata all’amministrazione del blog che purtroppo non ha l’indicazione esatta dell’ora in cui un intervento è stato inserito. Quindi ho dovuto cancellarlo dal messaggio ricevuto per posta elettronica che permette solo di cancellarlo e non di modificarlo. Ad ogni modo il testo di quell’intervento che avrei lasciato è il seguente (a me è satato notificato il 2 febbraio alle ore 15.29):

    Massimiliano Vono , pur comprendendo che tu abbia grossi problemi di comprensione del testo scritto e di civilizzazione (quando ho mai schernito Mozart, Verdi e tutto il romanticismo?) , provo sincero disgusto, sentimento che credo provi chiunque legga la tua prosa e soprattutto guardi ciò che posti.
    Cosa c’entra il concerto nazista con la nostra “discussione”? amore per la svastica? preciso sarcasmo al sottoscritto?

    sono doverose le tue scuse a tutti i partecipanti a questo blog, non si scherza con tali eventi (Marco Vizzardelli compreso) .

  76. marco vizzardelli febbraio 3, 2015 a 5:35 pm #

    Tilla, io toglierei tutto, ma proprio TUTTO ciò che va sul personale. Se no, non funziona. Passo indietro collettivo, ok. Parziale, no. Detto ciò, le mie scuse le faccio subito. Aspetto quelle altrui,meglio se con nome e cognome. Arriveranno?

    Questa storia mi lascia molte meditazioni e quella che mi amareggia non riguarda assolutamente il blog né i suoi partecipanti, ma riconosco che è un problema mio, infatti ci ho dato un taglio già netto che diverrà ancora più radicale, a presenze sempre più diradate a meno di cambiamenti che attualmente non vedo. E, ripeto, non sto parlando del blog né dei partecipanti. Io quest’anno ho scelto di non rinnovare un abbonamento. Non con piacere

    marco vizzardelli

    • masvono febbraio 3, 2015 a 5:52 pm #

      Ma che vuoi che arrivi? Le scuse sono “à la page”…
      Ciao ciao

      -MV

  77. proetabarbun febbraio 8, 2015 a 10:01 am #

    peccato, devo essermi perso qualcosa! 🙂

  78. marco vizzardelli febbraio 9, 2015 a 10:28 pm #

    Per intanto, prendiamo atto che, mentre noi litigavamo come sciocchi, in questi giorni la Scala è stata letteralmente arpionata, nel suo Cda, dalla peggior politica nazionale (ahi, Renzi! Brutta mossa), senza che né Pereira né Pisapia (!) dicessero be’. Che, davanti agli occhi estatici dei milanesi è stata fatta passare per avanguardia una mediocre opera di marca più o meno nazista (piaciuta tanto all’Isotta che giustamente ha menato per il naso gli “impegnati di sinistra” avvertendoli: guardate che non è avanguardia!) importata dal nerume salisburghese (messaggio filosofico dell’opera: le donne sono tutte put…: e giù tutti ad applaudire!). Che i nostri companeros minacciano lo sciopero per Turandot ma si sono beccati, e magari hanno anche votato, il colpo di mano-Chailly, cui segue logicamente questo del CdA, senza batter ciglio. La stagione dell’Expo è una pena, e per il dopo…. mah. Che dire?

    marco vizzardelli

  79. marco vizzardelli febbraio 9, 2015 a 10:30 pm #

    Per intanto, prendiamo atto che, mentre noi litigavamo come sciocchi, in questi giorni la Scala è stata letteralmente arpionata, nel suo Cda, dalla peggior politica nazionale (ahi, Renzi! Brutta mossa), senza che né Pereira né Pisapia (!) dicessero be’. Che, davanti agli occhi estatici dei milanesi è stata fatta passare per avanguardia una mediocre opera di marca più o meno nazista (piaciuta tanto all’Isotta che giustamente ha menato per il naso gli “impegnati di sinistra” avvertendoli: guardate che non è avanguardia!) importata dal nerume salisburghese (messaggio filosofico dell’opera: le donne sono tutte put…: e giù tutti ad applaudire!). Che i nostri companeros minacciano lo sciopero per Turandot ma si sono beccati, e magari hanno anche votato, il colpo di mano-Chailly, cui segue logicamente questo del CdA, senza batter ciglio. La stagione dell’Expo è una pena, e per il dopo…. mah. Che dire?

    marco vizzardelli

  80. Massimiliano Vono febbraio 10, 2015 a 1:23 pm #

    Nelle more ed in attesa che queste locandine scaligere vetuste e, tutto sommato, insignificanti, visto che si ascolta grande musica anche e soprattutto altrove, cessino nella loro esclusività trascriviamo alcuni passi dell’intervista di oggi a Daniele Gatti sul Corriere Milanese di oggi in cui ritrovo nella sostanza ciò che ho affermato in diversi commenti:

    Domanda: ” Si può ipotizzare un’ “alimentazione musicale” che sia sostenibile?

    Risposta: “Certo. Se ciascuno facesse la sua parte si potrebbe fare grande musica con due noccioline…Se vogliamo che diventi davvero patrimonio comune, va ripensata radicalmente. Anche dal punto di vista emozionale. Sulla “classica” pesano troppi pregiudizi. Di cui spesso siamo responsabili proprio noi, gli addetti ai lavori”.

    D: “Si spieghi meglio”

    R: “Attorno alla “classica” si è creata un’aura sacrale, del tutto assurda. Che finisce per allontanare chi vorrebbe avvicinarsi. Chi non ha una laurea in tasca o magari esce da studi tecnici, spesso si ritrova in soggezione di fronte a CERTI ATTEGGIAMENTI ELITARI (maiuscolo mio ndr). Si sente ignorante, inadeguato. E finisce per rinunciarci”.

    D: “In effetti vige l’idea che ci voglia una preparazione per varcare la soglia di una sala da concerto o un teatro lirico”

    R: ” MA LA MUSICA PRIMA DI TUTTO E’ EMOZIONE! (maiuscole mie ndr). Puoi non sapere niente di Beethoven o di Verdi e restare travolto, commosso dal loro ascolto. La musica è come la pittura. Non devi aver studiato storia dell’arte per innamorarti di un quadro. QUEL CHE SERVE SONO OCCHI E ORECCHIE APERTE (solite maiuscole mie ndr). E quando trovi il dipinto o il brano musicale che ti scuote, che ti dà sensazioni inattese, il gioco è fatto. Un mondo nuovo sta per schiudersi. Chi andava all’opera nell’Ottocento, CHI ASCOLTAVA MOZART O HAYDN MICA SI PREPARAVA PRIMA. ANDAVA E BASTA. (maiuscole mie ndr). Si godeva la musica senza troppe domande”.

    Oooohhh. Che aria fresca.
    Saluti

    -MV

  81. Massimiliano Vono febbraio 10, 2015 a 1:25 pm #

    Nelle more ed in attesa che queste locandine scaligere vetuste e, tutto sommato, insignificanti, visto che si ascolta grande musica anche e soprattutto altrove, cessino nella loro esclusività trascriviamo alcuni passi dell’intervista di oggi a Daniele Gatti sul Corriere Milanese di oggi in cui ritrovo nella sostanza ciò che ho affermato in diversi commenti:

    Domanda: ” Si può ipotizzare un’ “alimentazione musicale” che sia sostenibile?

    Risposta: “Certo. Se ciascuno facesse la sua parte si potrebbe fare grande musica con due noccioline…Se vogliamo che diventi davvero patrimonio comune, va ripensata radicalmente. Anche dal punto di vista emozionale. Sulla “classica” pesano troppi pregiudizi. Di cui spesso siamo responsabili proprio noi, gli addetti ai lavori”.

    D: “Si spieghi meglio”

    R: “Attorno alla “classica” si è creata un’aura sacrale, del tutto assurda. Che finisce per allontanare chi vorrebbe avvicinarsi. Chi non ha una laurea in tasca o magari esce da studi tecnici, spesso si ritrova in soggezione di fronte a CERTI ATTEGGIAMENTI ELITARI (maiuscolo mio ndr). Si sente ignorante, inadeguato. E finisce per rinunciarci”.

    D: “In effetti vige l’idea che ci voglia una preparazione per varcare la soglia di una sala da concerto o un teatro lirico”

    R: ” MA LA MUSICA PRIMA DI TUTTO E’ EMOZIONE! (maiuscole mie ndr). Puoi non sapere niente di Beethoven o di Verdi e restare travolto, commosso dal loro ascolto. La musica è come la pittura. Non devi aver studiato storia dell’arte per innamorarti di un quadro. QUEL CHE SERVE SONO OCCHI E ORECCHIE APERTE (solite maiuscole mie ndr). E quando trovi il dipinto o il brano musicale che ti scuote, che ti dà sensazioni inattese, il gioco è fatto. Un mondo nuovo sta per schiudersi. Chi andava all’opera nell’Ottocento, CHI ASCOLTAVA MOZART O HAYDN MICA SI PREPARAVA PRIMA. ANDAVA E BASTA. (maiuscole mie ndr). Si godeva la musica senza troppe domande”.

    Oooohhh. Che aria fresca.
    Saluti

    -MV

  82. marco vizzardelli febbraio 11, 2015 a 5:31 pm #

    Teatro di BUFFONI! Mette in vendita le tre serate di Pretre a nome Pretre, vende i biglietti, OGGI mette sul sito il nome Welser-Moest. Una truffa.
    BUUUUUUUUUUUU, Pereira! BUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU PER SEMPRE!!!!!

    marco vizzardelli

  83. marco vizzardelli febbraio 11, 2015 a 5:31 pm #

    Teatro di BUFFONI! Mette in vendita le tre serate di Pretre a nome Pretre, vende i biglietti, OGGI mette sul sito il nome Welser-Moest. Una truffa.
    BUUUUUUUUUUUU, Pereira! BUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU PER SEMPRE!!!!!

    marco vizzardelli
    .

  84. Massimiliano Vono febbraio 11, 2015 a 5:48 pm #

    Solita TRUFFA. LA TRUFFA DELLA “FUFFA” DI CUI QUESTO TEATRO E’ INCARNAZIONE.

    -MV

  85. marco vizzardelli febbraio 11, 2015 a 5:52 pm #

    E’ il non rispetto che irrita. Per questo Pereira il pubblico è solo una spugna da spremere, fra l’altro a prezzi impossibili.

    marco vizzardelli

  86. marco vizzardelli febbraio 13, 2015 a 11:10 am #

    ELENCO DELLE MERAVIGLIE SCALIGERE:
    1) il Werther è stato soppresso
    2) Alagna è stato messo in cartellone senza avere i contratti firmati
    3) il concerto dei Wiener in ottobre è saltato
    4) nella Missa Solemnis Edith Aller non ha cantato
    5) nella Tosca spunta Rizzi al posto di Santi
    6) Kaufmann ha saltato il Requiem di Verdi
    7) il concerto dei Munchner è saltato
    8 ) Fin de Partie – commissionata a Kurtag per l’EXPO – non è ancora completata e sostituita con l’ennesima ripresa di Wozzeck
    9) l’Ottava di Bruckner – che doveva essere diretta da Pretre – è affidata a Welser-Most (no comment)
    10) sul sito ufficiale di Kaufmann la Cavalleria scaligera non c’è (mentre ci sono impegni precedenti e successivi): ci sono i contratti? O è il solito giochino?
    11) l’Aida di Stein – la terza Aida in una manciata di anni – pare, dalle fotografie circolate, di una bruttezza imbarazzante (roba da recita parrocchiale)
    12) sono previsti nuove edizioni di Rosenkavalier, Trovatore, Falstaff! Appena fatti tutti e tre
    13) il fantomatico festival delle orchestre si è trasformato in una rassegna venezuelana.
    E tutto questo in soli cinque mesi di gestione-Pereira….che dire?

    marco vizzardelli

    • alberto. febbraio 13, 2015 a 11:20 am #

      Veramente sconfortante!!!!!!!

    • lavocedelloggione febbraio 13, 2015 a 11:45 am #

      Hai fatto benissimo a fare questo elenco, e anzi, se qualcuno pensa di dover aggiungere qualcos’altro, lo faccia. Mi sembra un modo molto utile di evidenziare quello che non funziona.
      Potremmo già aggiungere al cahier des doléances anche la Turandot del 1° maggio, il cda e le politiche dei prezzi dei biglietti. Se siete d’accordo raccolgo, ne faccio un post a parte e segnaliamo alla direzione scaligera. Attilia

      • alberto. febbraio 13, 2015 a 12:29 pm #

        Ottimo!!!!

    • masvono febbraio 14, 2015 a 1:32 am #

      Puoi anche aggiungere che “Die Soldaten” è andata in scena in versione “abridged” non autorizzata dai detentori dei diritti…A proposito ma sono veri i “rumors” che danno un’Aida privata dei Ballabili?
      Saluti

      -MV

  87. alberto. febbraio 13, 2015 a 11:18 am #

    Veramente sconfortante!!!!!

  88. marco vizzardelli febbraio 13, 2015 a 12:47 pm #

    Copio anche qui l’intervento di Massimiliano Vono febbraio 13, 2015 at 12:37 pm #

    Oltre a tutto questo noto dei *flop* al botteghino incredibili. Una volta “La Scala” era luogo da “tutto esaurito” quasi sempre. Ora a qualche giorno dalla prima abbiamo ancora diverse centinaia di invenduti per Aida (roba da non crederci), addirittura *migliaia* di invenduti per il Lucio Silla. E lo stesso concerto del direttore musicale Chailly con la “sua” orchestra del Gewandhaus ha ancora, a 48 ore dall’inizio, più di 60 posti da piazzare.

    Ma provate a immaginare a 48 ore dall’inizio se un concerto di Muti nel 1990 con la Philadelphia sarebbe stato “invenduto”, oppure di Abbado con i Wiener. E non parliamo di personalità lontane nel tempo e nello spazio. Lo stesso Gatti con il Requiem fiorentino di qualche giorno fa aveva un bel “sold out” da settimane.

    La verita è lampante: La Scala è un teatro che i milanesi ormai detestano. Lo detestano per la programmazione, per la supponenza dei suoi lavoratori, dai dirigenti in giù, per l’inesistente serietà nella programmazione che pare opera di dilettanti (a questo punto chiunque di noi è in grado di pianificare una stagione: si mettono nomi di fantasia e chi c’è c’è chi non c’è non c’è) e, soprattutto, per la suicida e criminale politica di prezzi a cui corrisponde una qualità parrocchiale.

    Questa è “hic et nunc” la gloriosa e ammuffita Scala.
    Saluti

    -MV

  89. marco vizzardelli febbraio 14, 2015 a 3:34 pm #

    L’Aida verrà data senza ballabili, per decisione del regista-genio.
    Peter Stein a La Repubblica (oggi, pagina XV delle pagine milanesi): Liquidata la questione ballabili del secondo atto: “Sono ANTITEATRALI, non amo il balletto e non saprei cosa fare”.
    E allora, stattene a casa tua! E questo Teatro prende soldi pubblici per affidare (l’ennesima) Aida ad uno che si esprime così?

    marco vizzardelli

  90. silvia febbraio 15, 2015 a 11:50 am #

    Mi permetto di riportare da altro blog due post di persona solitamente molto affidabile, tale Viola Margherita. Tutt’e due sono ironici, ma svelano aspetti inquietanti e inaccettabili, che richiederebbero una svolta immediata da parte del nuovo cda che si insedia domani. La situazione è gravissima.

    Il primo si riferisce alle condizioni di prova di Zubin Mehta.

    ***
    Credo che sia una grande e infondata malignità anche solo sospettare che Zubin Mehta non sia concentratissimo ed entusiasta nel suo lavoro, solamente perché sta provando in parallelo a Milano Aida e a Napoli Tristan und Isolde, facendo due ore qua e due ore là. E nemmeno mi sembra giustificato sospettare il minimo cedimento per il fatto che costui provi ed esegua due concerti con la Filarmonica della Scala e poi provi anche un programma da ripetere in quattro concerti coi Wiener Philharmoniker (con brani facili come quelli di Ligeti, Marx e Bruckner). E poi il suo calendario di recite mi sembra del tutto consono alla sua età: 09-02 Milano, 11-02 Milano, 15-02 Milano, 18-02 Milano, 21-02 Milano, 22-02 Napoli, 24-02 Milano, 25-02 Napoli, 28-02 Napoli, 01-03 Milano, 03-03 Napoli, 05-03 Napoli, 11-03 Milano, 12-03 Graz, 13-03 Wien, 14-03 Wien, 15-03 ore 11 Wien, 15-03 ore 20 Milano.
    Ritengo altresì che questo (qualche prova a spizzichi e bocconi tra il 3 febbraio e la prova generale dell’11 febbraio) sia il modo consono e adeguato per un direttore d’orchestra di preparare una nuova produzione verdiana alla Scala. Perfettamente in sintonia con i valori professati da Bruno Ermolli, Alexander Pereira e Riccardo Chailly. Davvero questo magnifico trio sta guidando in maniera eccelsa un’istituzione mai stata così di riferimento nel mondo.
    ***

    Il secondo riguarda il fatto che oggi pomeriggio Pereira recita nella “Ariadne aut Naxos” alla sua vecchia Opera di Zurigo, invece di essere a Milano nelle ore precedenti la prima di “Aida”.

    ***
    Non solo oggi, farà tutte le repliche (http://www.opernhaus.ch/vorstellung/detail/ariadne-auf-naxos-15-02-2015-4130/).
    Ma di cosa vi stupite? Arriverà stanco dopo la recita con qualche mezzo privato, magari addirittura per le otto (o per le otto-e-cinque, vedi mai che la regola l’ha cambiata per sé?).
    Del resto. Da quando in qua un Sovrintendente nonché Direttore artistico dovrebbe presidiare il proprio teatro il giorno di una prima importante come Aida? E al Teatro alla Scala, per giunta? E dopo che il tenore previsto ha saltato la generale, per giunta? E dopo che il direttore d’orchestra ha fatto poche e slavate prove, per giunta?
    “Son giunta, grazie a Dio”…
    ***

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