Filarmonica della Scala – Fabio Luisi

12 Gen
 12  gennaio 2015
Milano, Teatro alla Scala
Direttore Fabio Luisi
Violino Joshua Bell
Johannes Brahms

Concerto per violino
György Ligeti

Lontano
Edgar Varèse

Amériques

5 Risposte to “Filarmonica della Scala – Fabio Luisi”

  1. marco vizzardelli gennaio 14, 2015 a 2:17 pm #

    Credo che nessuno si sia sottoposto….

    marco vizzardelli

  2. marco vizzardelli gennaio 16, 2015 a 1:18 pm #

    Vissuta ieri ad Amsterdam straordinaria esperienza. Ascoltare live la Terza sinfonia di Mahler eseguita dalla Concertgebouw Orchestra nel proprio auditorium è un’immersione nell’idiomaticità assoluta. Il Concertgebouw “è” Mahler. Tutto, il suono e il fraseggio dell’orchestra uniti all’acustica prodigiosa del luogo realizzano un’adesione totale al linguaggio del compositore. Se a questo si aggiunge, sul podio, la presenza di un direttore in grado di sviscerare la sinfonia fin nel minimo dettaglio riportando il tutto ad unità interpretativa originale e congrua, si ha un esito stupefacente. E stupore è stata la reazione del pubblico alla stretta conclusiva del primo movimento, resa incandescente da Daniele Gatti sul podio del Concergebouw nel concerto in programma in questi giorni (cui ho assistitio la sera del 15). Le letture mahleriane di Gatti, da sempre, appaiono quasi una sintesi fra due approcci: la chiarezza di un Abbado unita all’emotività, dinamica-estetica-espressiva, portata ai limiti di rottura di un Bernstein. La concertazione è una filigrana di assoluta trasparenza, non un dettaglio sfugge, non un’inflessione è omessa. L’idea che l’orchestra maleriana sia sinfonica ma allo stesso tempo “cameristica” trova in Gatti totale realizzazione, in un continuo trascorrere da “macro” al micro”. Ma alla trasparenza fa riscontro una tensione espressiva quasi insostenibile, il gioco dei tempi è ininterrotto e concesso al direttore dalla sbalòrditiva duttilità di una orchestra che pare di burro, nelle sue mani. Il suono del Concertgebouw, unico e tutto “suo” – scuro, bronzeo, brunito – trova riscontro in una mobilità di frase in cui tradizione e modernità si fondono. Gatti rispetta pienamente le caratteristiche storiche dell’orchestra olandese ma al tempo stesso le chiede, e ottiene, fraseggi mobilissimi e questa dettagliatissima trasparenza che fanno del suo Mahler un compositore in giusto bilico fra due secoli.
    E’ una terza tesa e drammaticissima nel movimento iniziale, reso fremente da Gatti, poi via via sempre più straniata nell’espressione, dai due movimenti centrali (spettacolose nel terzo, le sortite fuori scena della tromba!), al canto allucinato del contralto (l’ottima Stotjin), per chiudere con il forse più bell’adagio di Mahler, che Gatti legge come una lenta onda sonora ad emozione e dinamica montante, fino ad un finale maestosissimo (senza enfasi) nel quale assoluta è la tenuta dell’orchestra che – là dove quasi tutte sentono la fatica – approda in incredibile freschezza ed esattezza alla conclusione (incredibili i “pianissimo” dei corni!). Quando l’ultimo accordo infinito resta nell’aria, il pubblico lo accoglie con un lungo silenzio prima di scattare, tutto insieme, in una standing ovation. Memorabile lettura-esecuzione di un direttore e di un’orchestra che bene hanno fatto – per affinità di entrambi – ad iniziare da Gustav Mahler la propria avventura comune.

    marco vizzardelli

  3. E. gennaio 17, 2015 a 11:20 am #

    Grazie per il dettagliato resoconto, dev’essere stata un’esperienza catartica (Daniele Gatti non delude mai le aspettative).
    Con qualche giorno di ritardo, eccomi qui a scrivere due righe sul concerto di cui sopra: Bell ha dimostrato freschezza nell’esecuzione e bel piglio virtuosistico; Luisi, a mio modesto parere, più a suo agio nelle due impegnative ed ostiche partiture di Ligeti e Varèse, ove è merso in tutta la sua maestria propendendo per un gesto pulito e districandosi alla perfezione.

    • lavocedelloggione gennaio 17, 2015 a 1:49 pm #

      Io andrò a sentire Gatti a Ferrara il 26, nel suo concerto beethoveniano con la MCO che chiude la settimana dedicata a Claudio Abbado. Lo replica anche a Pavia, ma per me andare a Ferrara è come ripetere un rito che per tante volte mi aveva reso felice!
      Sono dìaccordo con la recensione del concerto di Luisi, ma sono rimasta delusa dal primo movimento del concerto di Brahms; non c’era energia, tutto sommesso e annacquato! Poi ho potuto apprezzare suono e piglio virtuosistico, ma nel complesso mi aspettavo di più!
      Attilia

  4. E. gennaio 17, 2015 a 2:22 pm #

    Concordo, un Brahms più fluido e scorrevole non avrebbe certo stonato, anzi!
    Ci faccia sapere come sarà il concerto del maestro Gatti a Ferrara! A malincuore perderò questa tournee….

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