Appello per la Verdi

16 Dic

Salviamo la VERDI!

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http://www.laverdi.org/italian/con_laVerdi_per_Milano.php

41 Risposte to “Appello per la Verdi”

  1. masvono dicembre 16, 2014 a 12:54 pm #

    Ora elenco un po’ di motivi per andare ai concerti dell’ Orchestra Verdi. Perchè, a mio parere, essa paga il prezzo delle *trombonate* scaligere: “ubi maior minor cessat” e, quindi, dato che per i tromboni “La Scala” è il maior, l’attività di qualunque cosa che si svolga a Milano è residuale nella critica e nella percezione del pubblico.

    1. L’orchestra Verdi è attualmente la migliore orchestra di Milano, quindi è proprio un peccato non andarla ad ascoltare qualche volta, vi pare? Perchè è la migliore? Perchè *è un’orchestra*. Ovvero tutti concorrono alla creazione di un suono comune, omogeneo, esatto dotato di una sua individualità riconoscibile. Questo avviene, ora, senz’altro grazie ai professori d’orchestra che vi suonano ma, indiscutibilmente, al suo direttore principale Xian Zhang che negli anni ha trasmesso brillantezza di suono, ordine, disciplina.

    2. I programmi dell’ Orchestra Verdi sono eccezionali per varietà, quindi stimolanti. Non è raro recarsi all’Auditorium per ascoltare un programma desueto o, addirittura, mai ascoltato prima. Sono frequenti le prime esecuzioni. Il ciclo, ad esempio, che Francesco Maria Colombo dedica ai Paesi Expo è concettualmente geniale. Eccolo http://www.laverdi.org/italian/risultato_ricerca_categorie.php?categoriaID=92. Sfido chiunque di *noi* (me compreso, quindi) a conoscere almeno il 20 per cento dei pezzi proposti. Questo significa *stimolare* orecchie e cervello a gusti (musicali) nuovi, non riproporre per la quarantesima volta “il Titano” in dieci anni (o il Simon Boccanegra due volte in quattro anni, o la Bohème di Zeffirelli cinquecento volte in cinque anni ecc.ecc.). Gli appassionati d’opera possono ascoltarsi anche un paio di opere in forma da concerto (esempio Madama Butterfly con Bignamini e Pipistrello di Strauss con d’Espinosa….a proposito..il Pipistrello di Strauss qualcuno a Milano lo ha mai ascoltato nei luoghi *teatrali*? Così, una curiosità…).

    3. L’Auditorium della Verdi è l’unico luogo che funziona acusticamente a Milano. L’ha realizzato Liuni, credo a un ennesimo delle cifre delle archistar. Non ha scalinate alte settecento gradini a strapiombo progettate da archistar (che non conoscono nemmeno i più elementari protocolli di sicurezza) e sono sempre chiuse. E’ un luogo, in pratica, *idoneo* a far musica. Non come la sorda Scala, non come il tarpato Dal Verme, non come l’afono Arcimboldi. Ed io sono molto perplesso e mi chiedo: come mai uno che fa moquettes crea un auditorium dall’ottima acustica mentre dall’archistar arcimboldiana esce una sala ronzante? Mistero.

    4. Alla Verdi (come nel 90 per cento dei luoghi musicali mondiali) funziona così: tu compri il biglietto on line, te lo stampi a casa, entri nell’auditorium e le “maschere” lo validano con le apposite “pistole” (o lettori di barcode). Niente code in biglietteria e niente postini a casa.

    5. L’Auditorium è un posto allegro!! Le maschere sono sorridenti e gentili e non ti guardano in cagnesco come un vigile urbano quando lasci la macchina in doppia fila. Xian Zhang è sorridente. Bignamini è sorridente. D’Espinosa è sorridente. L’orchestra è sorridente. *D’altronde si sta facendo musica*! Una cosa che dà gioia, che è impossibile da trasmettere con volti corrucciati.

    6. All’Auditorium, incredibile, si mangia! C’è l’aperitivo pre-concerto a prezzi molto contenuti (non il panino a 7 euro del posto che conoscete voi) e, cosa inimmaginabile, ci sono i cestini della carta straccia, quindi vi è risparmiata la pena, una volta sorbito il caffè ed essendovi nettate le labbra col tovagliolino, di consegnare lo stesso “brevi manu” al cameriere.

    7. I prezzi! Siete stufi di ascoltare un pianista per 102 euro? O un concerto a 165 euro? O un Requiem di Verdi a 200 euro. Nessun problema. Con 50 euro potete avere la stessa cosa ed eseguita pure meglio (ma se avete convenzioni il prezzo è ancora inferiore).

    8. Il Parcheggio della macchina è convenzionato e, se decidete di fare il dopoconcerto alla Conchetta (cucina milanese strabuonissima) il parcheggio lo paga il ristorante.

    9. Non rischierete mai che al tavolo di fianco si segga un tipo con un Cohiba Esplendidos acceso ad impuzzolentirvi i vestiti. I maestri della Verdi non sono arroganti.

    Con questo termino il presente post da *piazzista* invitando l’anfitrione che ci ospita a ampliare l’orizzonte di questo blog, Lo spirito del loggione non è più in Piazza Scala.
    Ciao a tutti

    -MV

    • beppe dicembre 16, 2014 a 5:12 pm #

      tutto vero, anche se a me piacciono tutti i direttori della Verdi tranne proprio la direttora cinese.

  2. marco vizzardelli dicembre 16, 2014 a 1:30 pm #

    Ineccepibile Vono. Ora non c’è che agire.

    Anche con i quattrini, possibilmente, oltre che con la sempre lodevole firma

    marco vizzardelli

  3. lavocedelloggione dicembre 16, 2014 a 4:15 pm #

    OK, potremmo chiamarlo il blog degli ex che hanno trovato altra musica intorno, e magari non solo a Milano alla Verdi, ma anche in giro per il mondo! Solo che fare un post per ogni evento degno di nota diventa difficile, forse si potrebbe fare un post per ogni mese dell’anno e ognuno scrive le sue esperienze musicali. Ci dovrebbe essere però un modo di fare come dei sotto-insiemi distinti in modo che i commenti siano al posto giusto; temo che sia complicato! Attilia

  4. Gabriele Baccalini dicembre 16, 2014 a 4:23 pm #

    Ho appena inviato un bonifico compatibile con il mio conto corrente alla Verdi.
    In compenso ho letto che l’ingresso in loggione al Concerto di Natale (per il quale è già saltato il soprano, ma fa niente) costa 11 euro. Prima degli Arcimboldi erano 5000 lire, ora sono 21.300, pari al 426% del prezzo nominale di allora.
    I prezzi del loggione di tutti gli spettacoli sono aumentati in percentuale in misura enormemente superiore a quelli degli altri posti, anch’essi divenuti più salati.
    L’inflazione è ai minimi, Pererira forse vuole combattere la deflazione da solo da Via Filodrammatici con i soldi dei loggionisti? Ma mi faccia il piacere!
    Sapete cosa faccio? Con 11 euro alla Esselunga mi compro una bottiglia di buon vino e me la bevo ascoltando su Radio3 la diretta del concerto.
    Lo so che dal vivo è meglio, pur con la mediocre acustica della Scala, e che le riprese Rai sono qualitativamente di gran lunga inferiori a quelle delle altre radio europee (basta ascoltare per credere), ma questa storia dei prezzi a gogò di Pereira non mi va proprio giù. Die Soldaten in loggione costerà 11 euro, contro i 15 di quel Fidelio di quart’ordine.
    Lasciargli i biglietti sul gobbo è l’unico segnale che (forse) capiscono.
    Buon Natale a tutti.

  5. marietto novati dicembre 16, 2014 a 5:08 pm #

    Massì, ennesima prestidigitazione di via Filodrammatici: per la Missa Solemnis fuori la Haller dentro la Stoyanova. Ormai si sa che i nomi sul sito della Scala sono del tutto millantati.
    Certo che 103,20 euro per la prima galleria, 40 euro per un posto lateralissimo in seconda galleria!!! Mi sembra esageratissimo, soprattutto tenendo conto che la platea costa 180 euro. Porca miseria, in tutti il mondo si diversificano i prezzi in maniera molto più oculata. Con Pereira costa tutto di più, è tutto meno interessante, e non puoi fidarti di titoli e interpreti perché cambiano.
    Poi si lamentano perché per il “Fidelio” di stasera rimangono quasi centoventi posti invenduti (alcuni in galleria)… Ma chi ce la fa più a espettorare così tanti euro solo per dire io c’ero?
    È così difficile fare come il compianto Gerard Mortier, che all’ultimo momento dava tutti i biglietti invenduti ai giovani sotto i trent’anni al 10% del prezzo? Io, per età, non potrei evidentemente approfittarne, ma almeno tireremmo su qualche appassionato per il futuro. Ma noi no: noi abbiamo la primina, dove la maggior parte dei giovani presenti gioca a scimmiottare i quel che fanno i grandi alla prima. Che miserie…

  6. beppe dicembre 16, 2014 a 5:11 pm #

    Sottoscrivo, Marietto. Milano è molto di più della Scala. Ma soprattutto la Scala è molto di più della Scala di Pereira/Chailly/Pisapia/Ermolli.
    Perciò dico: viva La Verdi!, ma dico anche: riprendiamoci la Scala!

  7. der rote Falke dicembre 16, 2014 a 5:51 pm #

    desidero riprendere alcuni spunti di gabriele e marietto, attraverso un semplicissimo esempio.
    “L’incoronazione di Poppea”: medesimo direttore, medesimo allestimento, quasi lo stesso cast. due teatri paragonabile per prestigio e bellezza monumentale: Palais Garnier e Teatro alla Scala. ebbene, andate a paragonare i prezzi, e poi ditemi perché un milanese dovrebbe essere più sfigato di un parigino.

  8. proetabarbun dicembre 16, 2014 a 10:25 pm #

    mica solo Mortier, se è per quello a Torino già 12 anni fa un’ora prima qualsiasi posto invenduto veniva dato a 20 euro (o qualcosa del genere, non ricordo bene) a chiunque, over e under 30.
    ma la Scala da sto punto di vista non c’ha mai sentito.
    tanto finché hanno FUS e Autonomia dalla loro chegglie frega?

  9. marco vizzardelli dicembre 16, 2014 a 11:54 pm #

    Lasciargli i biglietti sul gobbo è l’unico segnale che i Pereira (forse) capiscono.
    Buon Natale a tutti.
    Caro Gabriele, sottoscrivo.
    Stasera comunque altro segnale. Contestazione aperta per la vaccata dell’inizio alle 20.05. Anche questo è un modo per aprirgli (forse) le orecchie. Certo, se va avanti così mi chiedo quanto durerà.La supponenza viennese è una brutta roba, quando è così, mi sa che non lo reggevano più nemmeno a Salisburgo

    marco vizzardelli

    • Franco Nava dicembre 17, 2014 a 3:33 pm #

      Scusa, Marco, in che senso “contestazione aperta”? Cosa è successo esattamente? Grazie.

  10. proetabarbun dicembre 17, 2014 a 12:30 pm #

    Vizzardelli ha definitivamente voltato gabbana ma io credo sia assurdo farne una questione di nomi o di contrapposizioni fra Scala e Verdi etc etc.
    Il sistema intero è in crisi e ognuno dei due fa quel che può, la differenza è solo che la seconda non ha mai avuto veri e propri finanziamenti pubblici e regolari ma solo interventi una tantum e comunque neppure lei si regge da sola coi biglietti, piuttosto col non pagare i lavoratori (almeno nei primi anni, ora non so…).

  11. marco vizzardelli dicembre 17, 2014 a 1:02 pm #

    Non si tratta di voltar gabbana ma di prendere atto che il personaggio ha aspetti, almeno di valutazione d’ambiente, piuttosto deludenti
    Quanto alla Verdi, mi rifaccio e ritrovo a quanto scritto da Vono, né più né meno

    marco vizzardelli

  12. tornic dicembre 17, 2014 a 4:09 pm #

    Nonostante le difficoltà economiche della Verdi non ricordo (almeno negli ultimi anni da quando la frequento assiduamente) che abbiano fatto uno sciopero recando danno e disagio al proprio pubblico. Al contrario gli orchestrali tutti hanno saputo costruire un rapporto splendido con il pubblico che si percepisce in modo tangibile alla fine di ogni esecuzione.
    Se al confronto pensiamo a tutti gli scioperi fatti alla Scala e sopratutto alle motivazioni….

  13. masvono dicembre 17, 2014 a 4:32 pm #

    Vero Tornic! Le sacrosante proteste dell’Orchestra Verdi non toccano mai il pubblico, Anzi, più di una volta hanno suonato *gratis* per protesta con direttori che hanno rinunciato al cachet (personalmente ricordo qualche anno fa un concerto di Ceccato con questo scopo). Questa capacità di creare un rapporto con il proprio pubblico è uno degli elementi di maggior successo della Verdi ed il motivo perchè sono *di fatto* i più amati a Milano. Ciao

    -MV

  14. proetabarbun dicembre 18, 2014 a 7:17 pm #

    Mattioli dice bene ma va detto che il finanziamento statale ai tempi fu oggetto di qualche malignità (visti gli antichi legami miglioristi di Corbani con il Presidente della Repubblica) per essere stato inserito in finanziaria con un emendamento “ad orchestram” che prescindeva dal FUS e tutto il resto.
    nelle condizioni della Verdi vi sono altre istituzioni culturali e giornali e altri soggetti destinatari di finanziamento pubblico che aspettano da anni che lo Stato onori non solo le sue promesse (certificate per legge) di finanziamento ma in molti casi i crediti per lavori, servizi e forniture regolarmenti eseguiti.
    in un certo senso si può dire che la Verdi è un’orchestra costruita sul modello del lavoro autonomo (nonostante i 150 a tempo indeterminato…), in questo certamente è un caso più unico che raro!

    • masvono dicembre 18, 2014 a 9:21 pm #

      Che la Verdi *meriti* e *debba ricevere* il contributo più di tutti i suoi consimili in Italia è un dato di fatto, come espresso da Mattioli. E che sia un caso più unico che raro è una pura verità.

      Ho sempre sostenuto la Verdi fin dalla sua nascita. Sono stato l’abbonato numero 3 della sua prima stagione, ha avuto, come tutte le istituzioni e tutti gli esseri viventi periodi alti e meno alti. Però ricordo perfettamente come anche coloro che ora scrivono su questo blog la guardassero con aria di degnazione, rivolgendo ogni energia al “salvataggio” di quel rudere denominato “Orchestra della Rai di Milano” a cui l’attuale Scala pare guardare come orizzonte di arrivo. Ora la Verdi svolge un servizio pubblico con un’infinità di soldi pubblici in meno rispetto al rudere suddetto, e con una qualità incommensurabilmente superiore, sia nella programmazione sia nella realizzazione. E questo è quello che conta.
      Saluti

      -MV

      • der rote Falke dicembre 18, 2014 a 9:39 pm #

        Il parallelo tra Orchestra Sinfonica di Milano della Rai e Teatro alla Scala è pauroso ma verissimo.

  15. proetabarbun dicembre 18, 2014 a 10:53 pm #

    dunque il finanziamento pubblico va bene se meritato? 🙂

  16. Biagio dicembre 18, 2014 a 11:59 pm #

    Ritengo che il finanziamento pubblico vada bene laddove vi sia un reale servizio alla popolazione che paga le tasse. La Verdi – per varietà di prezzi, attività e iniziative – indubbiamente lo dà.

  17. Gabriele Baccalini dicembre 19, 2014 a 3:28 pm #

    L’orchestra Rai di Milano è stata ridotta a un rudere, come quella di Roma e la Scarlatti di Napoili, dalla stessa volontà politica che finanzia Belen Rocriguez e affama la Verdi.
    Non condivido il ragionamento di Max, per cui era un bene demolire il rudere per far nascere la Verdi. In una metropoli di tre e passa milioni di abitanti tre orchestre sinfoniche di qualità possono e devono coesistere insieme ad altre minori, come oggi (purtroppo) sono ridotti i Pomeriggi.
    Gli enti radiofonici hanno da sempre una funzione importantissima nella diffusione della musica di qualità (evito il termine classica, perché altri generi musicali secondo me hanno pari dignità): la nascita della radio, che in Italia avvenne un secolo fa proprio con la trasmissione di un concerto sinfonico, ebbe la capacità di garantire la fruizione della musica a milioni di ascoltatori impossibilitati a raggiungere le sale da concerto e i teatri d’opera.
    Faccio il solito paragone con la Germania: dal vivo ho avuto la possibilità di ascoltare le orchestre radiofoniche WDR di Colonia, NDR di Amburgo, la fantastica Bayesrischen Rundfunks Symphonie-Orchester di Monaco. Via radio o video ho ascoltato le orchestre di Radio Monaco (che è un’altra rispetto alla Radio Bavarese), di Baden Baden, Francoforte, Stoccarda, Lipsia, Bamberga, in altri tempi la mitica RIAS di Berlino oggi sostituita da Radio Berlino e sicuramente ne dimentico altre.
    Considero, insieme al Maestro Muti, un delitto esecrabile il massacro delle orchestre Rai.
    Il che non mi impedisce di sostenere, nei limiti delle mie modestissime possibilità, la Verdi per i meriti che ha conquistato sul campo e che vengono disconosciuti dai distributori delle prebende pubbliche.

  18. Gabriele Baccalini dicembre 19, 2014 a 3:38 pm #

    P.S. Se Max si riferisce anche a me per l’atteggiamento assunto al momento della nascita della Verdi, preciso che all’epoca sostenni la necessità di difendere fino in fondo la sopravvivenza della Rai di Milano, evitando tra l’altro il “conflitto di interessi” di cui fu vittima più che profittatore il grande Vladimir Delman. Anche procrastinando la nascita della Verdi di qualche settimana, la Rai non si sarebbe salvata, ma nessuno avrebbe potuto accampare alibi a causa della nascita di una nuova orchestra, che io ho ascoltato sin dall’inizio al Consevatorio nella stessa sala dove suonava l’orchestra Rai.

  19. masvono dicembre 20, 2014 a 10:46 am #

    Ciao Gabriele, ne parleremo in separata sede. Ma l’Orchestra Rai si è suicidata da sola. Suonava da far schifo, non perdeva occasione per boicottare prove e concerti, costituiva il peggio del peggio di quanto abbia mai udito musicalmente (fatti salvi i concerti di Delman, infatti lo odiavano e non perdevano occasione per boicottarne le prove…ti ricorda qualcosa l’atteggiamento? A me sì…). Almeno negli anni da me frequentati, dal 1988 alla loro tomba.

    Nessun paragone è possibile con la Verdi attuale che è, a mio parere, fra le prime tre in Italia e la prima a Milano e che, di fronte alle difficoltà suona ancora meglio e di più.
    Ciao

    -MV

  20. proetabarbun dicembre 20, 2014 a 12:37 pm #

    però scusate, prescindendo da ogni riferimento ai trascorsi giudiziari e correntizi del Corbani e cercando di ragionare nella logica di mercato che ormai sottende anche ai finanziamenti pubblici, a voi pare che la Verdi sia un buon modello di business?
    a me no, mi è sempre parsa una gestione sciatta, paternalistica e dilettantesca che gioca, come pare anche accadere nelle riflessioni che leggo qui, sull’ambiguità fra essere servizio alla cittadinanza (dunque meritevole di finanziamento pubblico) e un prodotto da vendere sul mercato (dunque escluso dal finanziamento pubblico).
    non voglio certo difendere la Scala in questo contesto, poiché si tratta dell’esempio opposto.
    però a me questa storia della musica e della cultura che servono sempre a richiedere soldi pubblici mi ha un po’ rotto le scatole.
    i soggetti che ne avrebbero diritto sono tantissimi, in tutti i settori e in tutte le discipline artistiche e musicali, ma è evidente che lo Stato non può accontentare tutti.
    allora come si fa a decidere? la tendenza mi pare evidente: visto che la qualità artistica non è valutabile oggettivamente, si vanno a guardare i bilanci e da questo punto di vista, nel caso della Verdi, secondo me c’è qualcosa che lascia davvero a desiderare…
    e poi scusate ma che metodo è? prima metti in piedi una cosa che non si regge, poi la spacci per servizio pubblico e dunque chiedi l’aiuto dello stato per risanare i debiti? ma dove si è mai visto? citatemi un solo caso di azienda che abbia fatto questo!

  21. masvono dicembre 20, 2014 a 1:13 pm #

    Barbun, a me sembra che Mattioli abbia già risposto nel suo articolo. Non esiste alcuna istituzione orchestrale che possa fare a meno del servizio pubblico. La Verdi è l’istituzione musicale che cost(erebbe) e costa al pubblico infinitamente meno che le altre, quindi il modello della Verdi, se replicato altrove, farebbe risparmiare al pubblico molti soldini. Non mi sembra ci siano controsensi. Mi sa che lei è più mercatista di me (” a me questa storia della musica e della cultura che servono sempre a richiedere soldi pubblici mi ha un po’ rotto le scatole”, non è che a sentire la parola cultura le viene in mente di mettere mano alla pistola? :-)”
    Saluti

    -MV

  22. der rote Falke dicembre 20, 2014 a 2:28 pm #

    “prima metti in piedi una cosa che non si regge, poi la spacci per servizio pubblico e dunque chiedi l’aiuto dello stato per risanare i debiti?”

    In astratto nulla avrei da obiettare su questa frase.
    Epperò – per contro – starebbe allora allo stato fondare e promuovere orchestre?
    Perché delle due l’una: o la musica “di qualità” è un valore per la civiltà e la convivenza di una nazione e quindi si spende anche se si sa già che ben poco se ne guadagnerà (anzi al contrario), o la musica “di qualità” è un lusso vacuo e superfluo e dunque immeritevole di impegno pubblico.
    Però dobbiamo metterci d’accordo, e poi non piangere se nessuno studente italiano sa chi sia Monteverdi o Bellini o Dallapiccola.

  23. masvono dicembre 20, 2014 a 3:09 pm #

    Peraltro a me la Verdi sì, pare un buon modello di business. Il migliore in Italia del settore (cfr Mattioli) dato che allo Stato costa poco, si finanzia per lo più privatamente e produce tantissimo con qualità ottima. Avercene. A Milano abbiamo l’esempio opposto…
    Saluti

    -MV

  24. proetabarbun dicembre 20, 2014 a 3:23 pm #

    sì, avrebbe più senso che lo Stato o le Amministrazioni Pubbliche avessero fra i loro compiti anche quello di fondare e gestire le orchestre, ognuna a seconda delle sue possibilità.
    ho letto l’articolo di Mattioli ma non mi pare un buon modello quello di una impresa che ha 150 dipendenti stabili e 700 precari.
    senza contare le cause aperte (o spero chiuse) in tribunale per mancato pagamento dei compensi alle masse artistiche e le persone che aspettano soldi da anni senza dire nulla e magari contrattando sotto banco altre prestazioni professionali.
    o i creditori numerosi che aspettano pagamenti sempre da anni (alberghi, collaboratori, solisti etc), per non parlare di una quota notevole di lavoro volontario, visibile e invisibile.
    potrà essere un modello culturale funzionale (più che altro sul piano divulgativo) ma certamente non mi pare che sia apprezzabile sul piano del bilanco.
    non sono diventato mercatista ma non sopporto più l’ambiguità italica in merito.
    o dentro o fuori il mercato, qui invece siamo ai Soliti Ignoti.
    le nostre inmprese invece son sempre brave a chiedere aiuti per poi non restituire nulla alla collettività e siamo sempre lì: privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite.

  25. Gabriele Baccalini dicembre 20, 2014 a 4:37 pm #

    Caro Max, le orchestre Rai sono morte per inedia, finanziaria e artistica. La Verdi sta correndo lo stesso rischio per l’aspetto finanziario. Sono talmente convinto che non meriti questa fine, che cliccando sul link in cima a questo post potrai trovare il mio nome tra i sostenitori, così come ho trovato il tuo.
    Se vuoi dire che gli orchestrali della Rai alla fine erano impiegati pubblici lavativi (non tutti), posso essere d’accordo. Ma la Rai e lo Stato, invece di motivare i bravi e investire nel rilancio della qualità, ha approfittato del pelandronismo suicida per far morire prima le tre orchestre.
    E’ stata una scelta politica che non ho condiviso e che condanno ancora oggi, in compagnia, stavolta, di Riccardo Muti.
    Ciao.

  26. silvia dicembre 20, 2014 a 7:07 pm #

    FERMI TUTTI!

    non solo produzioni comprate per ripianare il debito di un’istituzione festivaliera estera
    non solo titoli annunciati e non eseguiti
    non solo cast falsi esibiti sul sito e regolarmente frutto di millanteria
    non solo biglietti stra-aumentati e invenduti
    non solo concerti cancellati
    non solo cinque minuti “aggiunti” e poi “tolti”
    non solo prediche ai loggionisti di essere più buoni
    non solo prime mondiali sventolate e poi rimandate perché le partiture non sono completate

    IL POKER PEREIRA/CHAILLY/PISAPIA/ERMOLLI SI ESIBISCE IN UN INEDITO ESILARANTE NUMERO!

    L’opera “Die Soldaten” (première il 17 gennaio 2015) verrà eseguita senza l’autorizzazione della casa editrice che ne possiede i diritti e senza l’autorizzazione degli eredi di Bernd Alois Zimmermann. Motivo? L’esecuzione espungerà completamente i nastri magnetici previsti in partitura per la scena finale dell’opera (per inciso mi permetto un commento personale: si tratta del momento più alto dell’opera, momento che senza l’utilizzo degli effetti elettronici perde circa la metà del suo fascino).

    NELLA SPERANZA CHE CIÒ NON COMPORTI PURE UN ESBORSO PER PROBLEMI GIURIDICI, SALUTIAMO CON ENTUSIASMO QUESTO NUOVO CAPITOLO DI UNA DIRIGENZA GIÀ FALLIMENTARE.

    • beppe dicembre 20, 2014 a 7:15 pm #

      Ennesimo scivolone imbarazzante. Siamo al dilettantismo spinto.

      A quando
      – MADAMA BUTTERFLY senza coro a bocca chiusa dietro la scena?
      – TRISTAN UND ISOLDE senza corno inglese solista?
      – LA FORZA DEL DESTINO senza rullanti sul palco?
      – BORIS GODUNOV senza campane interne?
      – IL BARBIERE DI SIVIGLIA senza chitarra?

      Povero Zimmermann…

  27. proetabarbun dicembre 20, 2014 a 7:23 pm #

    vabbè adesso per dare addosso a Pereira vi attaccate pure ad un’opera che nessuno di voi probabilmente sarebbe andato a vedere.
    e con qualche ragione, da alcuni frammenti ascoltati in rete pare una Lulu in sedicesimo, con l’aggiunta appunto di qualche effetto più moderno, tipo i nastri elettronici, il gruppo pseudo-jazz e i coristi che percuotono a tempo le gamelle sui tavoli fra uno stupro simulato e l’altro.
    per il resto la solita sbobba dodecafonico-espressionista ormai inascoltabile, segno di un distacco totale della direzione artistica, vecchia e nuova, della Scala da ciò che invece di nuovo si va creando in Europa e nel mondo.
    sarebbe divertente che la bloccassero (a prove già iniziate tra l’altro), cosa potrebbero trovare in sostituzione?

    • silvia dicembre 20, 2014 a 7:59 pm #

      Scusa Proeta, non capisco la tua polemica con me.
      Io non amo “Die Soldaten”, condivido totalmente quel che dici di male in questa partitura, è il tipico clangore di chi imita Berg sessant’anni dopo. Anzi, sono più dura di te, e richiamo il giudizio di Sawallisch, che si rifiutò di dirigerne la prima: è scritta talmente male quanto a sintassi musicale – affermò – che è ineseguibile.
      Per me il primo errore di Pereira è infatti aver programmato un tale residuo di modernariato. Se però presenti l’opera in una maniera tale per cui nemmeno chi ne possiede i diritti può in coscienza dare il suo benestare, beh, allora la cassata è completa.
      D’accordissimo con te, invece, che ci sarebbe ben altro da eseguire quanto a teatro musicale degli ultimi quaranta anni.

  28. marco vizzardelli dicembre 20, 2014 a 7:32 pm #

    Di elevatissimo livello e buon gusto il breve concerto su musiche di Nino Rota, Grazioli e la Verdi perfettamente in stile davanti ad una meravigliosa platea di bambini e genitori. Al termine appello di Grazioli “concerti come questo sono rarità che solo con la Verdi si posson fare”. Signor ministro, stiamo aspettando.

    marco vizzardelli

  29. beppe dicembre 20, 2014 a 8:28 pm #

    Proeta, io sono uno di quelli (pochi) che hanno comprato il biglietto per la prima. L’opera a me emoziona parecchio, non son d’accordo con Silvia. Però questa situazione milanese proprio non la capisco. DIE SOLDATEN l’ho ascoltata nel 2013 in Svizzera e nel 2014 in Baviera, teatri che sia per dimensioni che per budget che per prestigio sono paragonibili alla Scala. Lì i nastri magnetici furono regolarmente usati, rendendo il finale veramente un grande momento di teatro in musica. E gli esempi che ho fatto sono tutt’altro che buttati lì: immaginatevi il Rataplan senza tamburi o la Scena dell’incoronazione dello zar Boris senza campane. Ecco: la mutilazione che sentiranno gli spettatori del Piermarini sarà paragonabile a queste. Perché la dirigenza della Scala abbia preso questa sciocca decisione, facendosi così anche criticare dagli eredi del compositore e dalla Schott, mi pare onestamente illogico. Per questo ho parlato – e lo confermo – di dilettantismo. Probabilmente alla fine dei tempi questa sarà stata l’unica serie di recite di quest’opera, dunque, con quel che costa tra solisti e allestimento, perché farla in modo tale che chi ne detiene i diritti non l’autorizza? Perdonatemi se lo dico, ma per una pirlata simile in area austro-tedesca un direttore artistico verrebbe costretto a dimettersi.

  30. der rote Falke dicembre 20, 2014 a 8:36 pm #

    son riuscito a scovare il comunicato ufficiale che esiste solo in inglese in modo che: a) le sciure milanesi oltre a non sapere niente dell’opera non sappiano niente anche di questa figuraccia, b) i giornalisti milanesi di corte non siano edotti dello squallore culturale della nuova dirigenza scaligera e continuino plaudenti a dire le loro ignorantate. tutto molto triste, penoso, decadente.

    In this production of the opera, the tape performances provided for in the Iast scene of the Iast act in the score of Bernd Alois Zimmermann have been omitted. This change of the work has not been authorized by the publisher and the legal successors of Bernd Alois Zimmermann; therefore, this production is a no authorized version of the work.

  31. marco vizzardelli dicembre 20, 2014 a 9:04 pm #

    pazzesco. Non ci sono parole
    marco vizzardelli

  32. masvono dicembre 20, 2014 a 10:11 pm #

    Ma la domanda è: perchè sono stati omessi? E, seconda cosa, in base al diritto di autore se qualcuno *storpia* un’opera non rischia una sonora causa?
    Saluti

    -MV

    • Biagio dicembre 20, 2014 a 10:50 pm #

      Sicuramente la rischia; poi dipende se ai depositari dei diritti conviene far causa alla Scala.
      Quel che non è un rischio ma una certezza è l’ennesima figuraccia della nuova gestione scaligera. A questo punto è difficile immaginare quale altro tipo di svarioni possano avere in serbo Pereira e Chailly. Ormai il catalogo è pressoché completo. Forse esecuzioni in playback? Un sintetizzatore fisso al posto dell’orchestra? Spettacoli che inizino alle 20:38 esatte?

  33. marco vizzardelli gennaio 23, 2015 a 12:53 pm #

    La Stampa pubblica oggi, con giusto rilievo e disappunto, la scandalosa distribuzione delle erogazioni ministeriali ai Teatri lirici ed enti musicali. Una vera porcheria: viene assistita la perversa Opera di Roma, vergogna e simbolo del malcostume italiaco, e puniti il Regio di Torino, La Fenice di Venezia e (pesantemente) l’Accademia Santa Cecilia, sole realtà virtuose del panorama nazionale. Uno sproposito l’erogazione al Teatro alla Scala in rapporto allo squallore dell’attività recente, ma si sa, c’è Expo. Si conferma che in Italia la meritocrazia cede il passo alla bassa politica delle raccomandazioni.
    Questo Franceschini sta combinando disastri (come già testimoniava la questione-orchestra Verdi, altra realtà positiva maltrattata).

    marco vizzardelli

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