Fidelio

2 Dic

Fidelio

Ludwig van Beethoven

Nuova produzione Teatro alla Scala
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

 Dal 7 al 23 Dicembre 2014

Cantato in tedesco con videolibretti in italiano, inglese, tedesco

Direttore  Daniel Barenboim
Regia  Deborah Warner
Scene e costumi  Chloe Obolensky
Luci  Jean Kalman
 CAST
Don Fernando  Peter Mattei
Don Pizarro  Falk Struckmann
Florestan  Klaus Florian Vogt
Leonore  Anja Kampe
Rocco  Kwangchul Youn
Marzelline  Mojca Erdmann
Jaquino  Florian Hoffmann
Erster Gefangener  Oreste Cosimo
Zweiter Gefangener  Devis Longo

77 Risposte to “Fidelio”

  1. marco vizzardelli dicembre 3, 2014 a 12:18 pm #

    pereira grazie. berliner e wiener a 100 euro in galleria. Tienteli

    marco vizzardelli

    • Pietro Tristano dicembre 3, 2014 a 1:12 pm #

      ho notato anch’io, Marco, e onestamente è un prezzo esorbitante. e anche Boston Symphony, Concentus e Cleveland mi sembrano davvero troppo cari rispetto al momento deflattivo. già la stagione dei concerti è l’unica cosa interessante (quella d’opera è scarsina), se poi viene venduta a questi prezzi…

    • Cusati dicembre 4, 2014 a 4:42 pm #

      Concerto di Barenboim – Ciclo Schubert. Daniel Barenboim splendido. Certo faceva impressione la quantità dei palchi COMPLETAMENTE vuoti a partire dal palco reale, neanche una persona. Se per primo chi amministra questo teatro non ci crede e non sente la necessità di andarci come può pensare che ci credano i cittadini?

    • marco vizzardelli dicembre 8, 2014 a 10:36 am #

      Tenta il finale ideal esaltato tipo Nona di Furtwangler ma è solo Boim e ne esce un macello, un caos d’inferno di urla beluine

      marco vizzardelli

  2. marco vizzardelli dicembre 3, 2014 a 1:53 pm #

    Per tanto così uno va direttamente a Vienna e Berlino e spende meno e sente meglio in luoghi dall’acustica più adatta rispetto alla sorda Scala.

    Quest’anno niente Scala: la lirica fa schifo, i concerti sono inaccessibili. Spero che il pubblico diserti. Vattene, Pereira.

    marco vizzardelli

  3. lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 6:46 pm #

    Visto che avete già iniziato a “popolare” il post del Fidelio, ricopio l’appello di Bacca, che mi sembra degno di attenzione (mi sembra di riabilitarmi un po’, per così dire, richiamando tutti a qualche opera di bene, dopo le dispute accese del post precedente; se volete aderire, vi inserisco anche il sito che vi fornisce le coordinate per passare all’azione, diciamo così: http://www.microcammino-onlus.it/ ):

    Cari amici mutiani e abbadiani,
    questa volta mi rivolgo a tutti voi non per tornare su cose che ci siamo già detti centinaia di volte in 10 anni di vita del blog, ma per ricordarvi che in Africa si muore non solo per l’Ebola, ma ormai anche per la fame, se non si porta il cibo alle popolazioni in quarantena.
    Anche i malati hanno possibilità di sopravvivenza se adeguatamente idratati e nutriti.
    Oltre alla emergenza sanitaria ce ne è già un’altra alimentare, che andrà ben al di là dell’epidemia: l’economia dei paesi colpiti è in ginocchio e gli aiuti internazionali arrivati sono enormemente inferiori a quelli promessi.
    Io sono il tesoriere di una piccola Onlus, l’Associazione Microcammino, che aiuta la popolazione della regione più interna e povera della Sierra Leone e le testimonianze che ci pervengono dicono che Ebola è devastante come la guerra dell’oro e dei diamanti, che durò fino al 2002 e che è costata un duro sforzo per intraprendere un percorso di pacificazione e di sviluppo, ora drammaticamente interrotto non sappiamo per quanto tempo.
    Se potete inviare cifre importanti a Emergency, MSF o altre ONG che hanno la forza di prestare le cure ai malati, ve ne sarò grato.
    Noi, nel nostro piccolo, abbiamo finanziato la prevenzione e ora anche la carestia, inviando, dallo scoppio dell’epidemia, circa 40.000 euro raccolti da una miriade di grandi e piccole donazioni, da 5(cinque, non cinquemila) a 8.000 euro, spesso provenienti da sconosciuti che non riusciamo neppure a ringraziare. Anche una piccola somma può salvare una vita.
    Se vi interessa sapere come vengono impiegati i nostri fondi, andate sul sito Microcammino-Onlus.it: c’è tutta la storia dell’associazione e la documentazione fotografica degli acquisti fatti dal nostro fondatore e presidente onorario, che dopo vent’anni passati in Italia è tornato nel paese natale e ne è divenuto Ministro per il Turismo (che ora è a zero) e i Beni Culturali.
    In queste settimane però fa la spola tra la capitale Freetown e la regione di Koinadugu, dalla quale proviene, per coordinare gli sforzi volti a curare le persone e soprattutto per educarle a evitare i rischi di contagio, che colpiscono lui per primo.
    Se anche solo andate a vedere il sito, MICROCAMMINO-ONLUS.IT, mi farete il più bel regalo di Natale. Auguri a tutti.
    Gabriele Baccalini

    • Franco Nava dicembre 3, 2014 a 6:52 pm #

      Nel frattempo, Attilia, mi spiace che Petrenko ti abbia dato buca…

      • lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 7:48 pm #

        Lo so, se penso che resterò a Berlino solo 16 ore e che avevo progettato tutto al limite del possibile per sentire la sesta di Mahler sotto la sua direzione…Vabbé, ormai vado lo stesso, dopotutto sono affezionata a Daniel Harding e quindi non mi dispiace poi così tanto! Buona prima a voi!
        (ora vedo di inserire un post anche per la serie Schubert di Barenboim)

  4. marco vizzardelli dicembre 3, 2014 a 7:04 pm #

    Ahi questo è il limite del pur bravissimo Kirill Petrenko. I forfeit. Me l’avevano detto.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli dicembre 3, 2014 a 7:08 pm #

    Fidelio poco venduto alle repliche, Die Soldaten non vendono un cavolo, ma ancor più clamoroso, Aida non sta vendendo nulla o quasi. Eh Pereira, Pereira, i nodi già vengono al pettine!
    E questa sarebbe la grande stagione dell’Expo?

    marco vizzardelli

  6. Ninci dicembre 4, 2014 a 8:15 am #

    Gli squilli di tromba che accolsero Barenboim nel contesto della demutizzazione adesso tacciono malinconicamente. Gli squilli di tromba che hanno accolto Pereira nel contesto della delissnerizzazione sono ora, altrettanto malinconicamente, relegati in soffitta. Tuttavia anche queste vicende miserabili riflettono l’andamento generale della storia. Questa s’indirizza infatti verso tempi sempre più accorciati. Nello stesso modo, il disprezzo per Barenboim ci ha messo un po’ di più ad affermarsi di quello per Pereira; il quale, secondo quanto leggo qui, dovrebbe andarsene addirittura prima di aver cominciato. Il pubblico della Scala è sempre impagabile. Un po’ infantile, a dir la verità; rotto un giocattolo, ne vuole subito un altro.
    Marco Ninci

  7. Biagio dicembre 4, 2014 a 9:58 am #

    Io credo che aumentare il prezzo dei biglietti come primo atto di una gestione sia sempre arrischiato. Che lo ammettiamo o no, oggi l’opera è da molti considerata un lusso inutile. Speriamo che in Scala abbiano fatto bene i conti, perché Pereira ha sempre lasciato bilanci piuttosto allegri, il che fino a cinque o sei anni fa era solo un problema contabile, oggi potrebbe diventare qualcosa di più grave, soprattutto quando cala la vendita degli ingressi. Detto questo, concordo con Vizzardelli quando dice che si inizia a manifestare già un certo scollamento (o addirittura disamore?) del pubblico rispetto a una dirigenza artistica e musicale che molti spettatori vivono – e a ragione – come imposta occultamente da logiche inadeguate. Rimane l’auspicio che tutto ciò venga smentito da prestazioni artistiche convincenti. Ma, sulla carta, la vedo molto ma molto dura…

    • Elenas dicembre 5, 2014 a 9:14 pm #

      Un certo scollamento?

  8. marco vizzardelli dicembre 5, 2014 a 4:42 pm #

    Mentre la Scala vive senza grandi entusiasmi la viglilia di un Fidelio non molto atteso e poco voluto, Jader Bignamini, la Verdi e Jessica Pratt sono protagonisti in questi giorni di un momento di eufonia sinfonico-operistica. Tale il concerto di sinfonie d’opera e arie di belcanto in programma all’Auditorium, con un’orchestra Verdi sempre più numero 1 a Milano per precisione, aplomb, colori e dedizione. Un primato acquisito he dovrebbe far riflettere (ma non fa) in quel di via Filodrammatici.
    Iniziano Bignamini e l’orchestra con una formidabile lettura della sinfonia di Guglielmo Tell: a Bologna, Michele Mariotti la “sentiva” più corrusca e accentuata, Jader privilegia la bellezza del suono e la chiarezza della scrittura: magnifico il recitativo dei celli, trasparenti la tempesta, la pastorale e la fanfara finale.
    Poi la Pratt è subito nitida, agilissima interprete della cavatina di Amenaide da Tancredi che le guadagna la prima ovazione.
    Bignamini torna con una vibrante sinfonia di Norma, nel segno dell’impeto ma sempre in quello della trasparenza sonora. E dei colori e delle mezzetinte in quella de l’Africaine. Benissimo Pratt nelle agilità della pazzia di Elvira de i Puritani e di Margherita degli Ugonotti.
    Non sbaglia un colore o un fraseggio il direttore in Luisa Miller, leggera di suono.
    Pratt non sicurissima in Caro Nome da Rigoletto, il suo momento meno felice. Ma tutto torna a splendere con Donizetti. Bignamini è travolgente di ritmi e colori nell’ouverture del Devereux. E direttore e cantante creano una stupenda atmosfera lunare, allucinata, nella scena della Pazzia di Lucia, che vede la Pratt sicurissima ed espressiva.
    Ma la sorpresa arriva ai bis. Lei si rivela cantante attrice d’altissimo livello, lui è una meraviglia di nitore, colori e umorismo nel “Glittering” da Candide di Bernstein. E si chiude in gloria con ulteriore bis di “Spargi un amaro pianto”. Magnifico concerto.

    marco vizzardelli

  9. exl dicembre 5, 2014 a 9:38 pm #

    ma a che ora ci sarà la coda per l’appello? nottata???

  10. beppe dicembre 6, 2014 a 12:45 pm #

    Ricordo che oggi il grandissimo Nikolaus Harnoncourt compie 85 anni. Auguri, Maestro. Prosit!

    • marietto novati dicembre 6, 2014 a 12:54 pm #

      m’hai anticipato d’un soffio…
      per onorarlo, il video completo dell’incredibile, squassante, abissale concerto dell’anno passato con la Royal Concertgebouw Orchestra: https://www.youtube.com/watch?v=gNX8y5nYVeM.
      Buon compleanno, e grazie.

      • Ninci dicembre 6, 2014 a 9:30 pm #

        Caro Marietto, le tue affermazioni mi ricordano un po’ i dinieghi di Fiordiligi; più si alza la voce, più si accumulano gli aggettivi, minore è la credibilità delle nostre affermazioni. Ciao

      • Biagio dicembre 7, 2014 a 12:32 am #

        ma Ninci, non preoccuparti dei miei aggettivi, continua ad ascoltare concerti e dischi di Muti, e non disturbare chi ama direttori d’orchestra degni di questo nome. ciao.

      • Biagio dicembre 7, 2014 a 12:36 am #

        boh, io ho scritto «nostri aggettivi» ed è uscito «miei aggettivi». chiedo scusa a Marietto per l’indebita appropriazione, proprio lui che è uno dei loggionisti più dolci che io conosca…

      • marietto novati dicembre 7, 2014 a 10:14 am #

        😉

  11. Ninci dicembre 7, 2014 a 7:07 am #

    Sono sempre colpito dalla capacità di comprensione dei miei interlocutori.

  12. silvia dicembre 7, 2014 a 10:17 am #

    Immagino che oggi molti di noi si collegheranno a Rai5 per la diretta.
    Io però prima mi gusterò alle due la differita del secondo concerto di Daniele Gatti ad Amsterdam dopo la nomina a direttore musicale; tra l’altro suona Kavakos che è il mio violinista preferito. Appuntamento alle 14 su http://www.danielegatti.eu. Astenersi perditempo.

  13. marco vizzardelli dicembre 7, 2014 a 4:15 pm #

    Un uragano di mozartianità, uno tsunami di teatro in musica: è quanto Theodor Currentzis Musicaeterna e un incredibile cast dalle dedizione assoluta scetenano addosso all’ascoltatore del nuovo, incredibile Così Fan Tutte, seconda tappa dell’itineriario iniziato con le pure avvincentissime Nozze. Diciamo subito che qui si va, in ogni senso, “oltre” quell’esito, nella radicalità della scelta di un suono materico, fisico, corporeo, nel quale il teatro prende anima e vita. E’ un Così di carne e di fuoco, pur se resta, a dire che siamo in teatro, la finzione e l’artifizio, peraltro sensualissimo e ricercato, di recitativi portati ad un grado estremo di sofisticazione. Quando il testo di fa filosofia, prevale l’artifizio razionale: ma il tutto avviene su una base di teatralità pazzesca e di un suono carnoso, non necessariamente bello(come già nelle Nozze) ma molto più che bello; funzionale al teatro, alla rappresentazione fisica degli stati d’animo: come definire, altrimenti, il Come Scoglio di espressività callasiana della Kermes, il suo estenuato Per Pietà, la fisicità dei ritmi, delle marce, il profumo della cioccolata assaggiata da Despina? Tutto è rappresentato fisicamente in modo da portare l’ascoltatore ad una fruizione emozionale e totale dell’opera, secondo quello che è per l’appunto il progetto di Currentzi e dei suoi meravigliosi colllaboratori. Un teatro vissuto (sia pur su disco ma sulla base degli spettacoli nati a Perm, che rende il fruitore “attore” del tutto in stato di meraviglia assoluta. E’ un teatro che poteve prender vita solo vissuto come missione, così come Currentzis ha voluto, nella ricerca di una dedizione totale di cast e orchestra. E’ una rivoluzione della fruizione musicale che fa di questo direttore un unicum nel panorama della contemporanea interpretazione musicale. Si esce da questo Così Fan Tutte felicemente stravolti e sconvolti: è esperienza che trascende la nostra quotidianità d’ascolto.

    marco vizzardelli

    ——————————————————————————–

  14. marco vizzardelli dicembre 7, 2014 a 6:20 pm #

    Stendiamo un velo pietoso sui tempi erratici, sulla volgarità del canto, sui suonacci di questo Fidelio davvero mediocre al primo ascolto. Andrà forse a posto alle repliche ma al momento è disastroso per imprecisione, approssimazione

    marco vizzardelli

  15. marco vizzardelli dicembre 7, 2014 a 6:30 pm #

    non regge tecnicamente. Ma che gesto usa?Vorrei vederlo

  16. marco vizzardelli dicembre 7, 2014 a 9:55 pm #

    Un esito di avvilente mediocrità da parte di Barenboim, con coro tutto scentrato.
    Che poi i milanesi si eccitino per una cosa simile è allarmante
    marco vizzardelli

  17. marco vizzardelli dicembre 8, 2014 a 10:37 am #

    Tenta il finale ideal esaltato tipo Nona di Furtwangler ma è solo Boim e ne esce un macello, un caos d’inferno di urla beluine

    marco vizzardelli

  18. marco vizzardelli dicembre 8, 2014 a 3:00 pm #

    sublime Silvia

  19. proetabarbun dicembre 8, 2014 a 7:39 pm #

    interessante quel video di Currentzis.
    non tanto per la musica che, a quel che è dato di sentire, pare essere eseguita in modo eccellente e intenso da tutti i punti di vista, come sottolineato qui da Vizzardelli che, mi par di capire, ha ascoltato tutto il cd.
    piuttosto colpisce l’eccellenza laddove non ce la si sarebbe aspettata, in un luogo completamente fuori dalle tradizionali mappe, ormai un po’ appannate, dello star-system della classica.
    forse alla base di tutto c’è una mera scelta di risparmio da parte della Sony ma fa piacere comunque vedere che alcune modalità alla Roth vanno estendosi ad altri direttori e compagini e certamente risolleva lo spirito sentire finalmente CFT cantato e suonato in modo sensato (e sensuale) dopo la Baremboiata dell’anno scorso.

    • masvono dicembre 8, 2014 a 8:25 pm #

      Currentzis arriverà alla Scala, se arriverà, non prima del 2070. Sempre che l’orchestra non lo protesti perché “non ne capisce il gesto”…

      -MV

    • lavocedelloggione dicembre 8, 2014 a 8:35 pm #

      Affascinante, etereo, mi viene voglia di prenotare un volo per Perm, o per Novosibirsk, non ho capito bene dove sia ora Currentzis! (e, ironia della sorte, era una settimana che consultavo le temperature delle città più fredde del globo, fra cui Perm e Novosibirsk, insieme a Oymyakon, il posto più freddo della terra, dove però non mi risulta che esista un teatro d’opera! Attilia

      • masvono dicembre 8, 2014 a 8:52 pm #

        Viene a Ferrara con la MCO in Aprile…

  20. lavocedelloggione dicembre 8, 2014 a 8:59 pm #

    Dal Corriere di oggi, il commento di Paolo Isotta

    Tutto quello che a me non è piaciuto
    Barenboim crede di saperla più lunga di Beethoven. Corretta anche se lenta la prova del maestro. E i cantanti non brillano
    di Paolo Isotta
    Il primo errore di grammatica del maestro Daniel Barenboim, direttore del Fidelio inaugurale alla Scala, è stato quello di aver aperto l’Opera con la grandiosa Ouverture Leonora n. 2 , che ne esaurisce del tutto il percorso drammatico e che Beethoven aveva espunta. Il Barenboim crede di saperla più lunga dell’Autore; ed ecco perché la mezza cultura è peggiore della completa ignoranza. Il secondo è stato quello di aver scelto la regia di una Deborah Warner. Fino a metà del II atto essa mi pareva povera per avvilire in una sporca quotidianità la terribilità tragica; ma quando all’ultimo quadro la fabbrica dismessa viene occupata da un popolo di straccioni agitanti stracci rossi, ci si rende conto che oggi la migliore regia straniera non vale la peggiore italiana.
    Per il resto Barenboim dirige con correttezza, tempi troppo lenti e concerta malissimo il coro. Egli ha prescelto quale Leonora una Anja Kampe che un tempo si sarebbe detto al di sotto di una comprimaria: sconosce la grande declamazione tragica, ha una vocina stridula all’acuto, inesistente al centro, ventrale al grave. Ridicolo è il Pizarro di Falk Struckmann, che parla e non canta e la voce gli balla il tango. Klaus Florian Vogt, Florestano, è un tenore caratterista, adatto per Mime, invece che un tenore eroico.
    Modesto il don Fernando di Peter Mattei. Ottimi il Rocco di Kwangchul Youn, la Marcellina di Mojca Erdmann, il Jaquino di Florian Hoffmann, dotato di peso tenorile superiore a quello di Florestano: le sole scelte giuste del maestro Barenboim. Chi ha tanto ammirato la recita odierna tenga conto che io sono al mio quarantesimo 7 dicembre.

  21. lavocedelloggione dicembre 8, 2014 a 9:14 pm #

    Ecco anche il commento a caldo di Foletto su Repubblica di oggi, 8 dicembre 2014:

    Beethoven in felpa e jeans emoziona per l’orchestra più che per interpreti e regia – Angelo Foletto
    Quando la musica fa teatro, anzi “è” teatro, dettagli e grandi legati, pianisismi tesi e commossi contrastati da slanci improvvisi dell’orchestra sono l’unica regia possibile. Daniel Barenboim ha firmato un Fidelio scrrevole, a volte sovracarrico, rispetto a voci quasi mai decisive. Era inevitabile, l’ostentazione di fiducia in un’idea di Beethoven che non ha bisogno di scene e voci per travolgere sentimenti. L’articolazione lenta e anticata ha un po’ privato di umori i quadri di commedia ma lasciando affiorare misteriosi corali dei legni e acidi controcanti degli archi tracciando un percorso “sinfonico” teso. Drammaticamente autosufficiente. Un po’ per inclinazione, un po’ perché la compagnia era peso piuma rispetto alla potenza espressa dalla buca. Bel personaggio nella recitazione la protagonista Anja Kampe, dalla sua aria risolta con determinazione non ha trovato più un baricentro efficace tra qualità vocali educate ma esili, e esigenze espressive; e alla fine ha dialogato alla pari con Klaus Peter Flor, privo del necessario metallo eroico. Pungente e garbata ma troppo in ombra negli assieme Mojca Erdmann. Gli altri (Falk Struckmann, Kwangchul Youn e Florian Hoffmann) erano buoni professionisti ma poco altro. Purtroppo anche l’attesa regia di Deborah Warner ha dilapidato progressivamente il grosso capitale emotivo ispirato a scene e costumi di Chloe Obolensky. L’ambientazione moderna senza tempo né spazio, cupa e postindustriale è stata sfruttata con realismo pedante nei primi quadri, e poi senza far sentire l’irresistibile crescendo spirituale e narrativo della musica.

  22. lavocedelloggione dicembre 8, 2014 a 9:34 pm #

    Insomma, non sembra piaciuto molto ai critici di Corriere e Repubblica questo Fidelio, al contrario del pubblico in sala, che ha decretato un trionfo incondizionato, dopo anni di prime con almeno qualche intemperanza dal loggione (o anche dai piani bassi); sarà perché Fidelio qui da noi è semi-sconosciuto o perché la cricca dei fischiatori non c’era, o perché di fatto era nel complesso uno spettacolo da applaudire senza riserve?
    A me in TV è sembrato il tipico spettacolo ben fatto da teatro tedesco dove Fidelio è in repertorio dai tempi di Beethoven: compagnia affiatata ma senza nessuna gemma che brilli particolarmente, direzione sicura, regia nella solita tendenza all’attualizzazione (ma allora perché non rappresentare una prigione dei tempi moderni tipo Saint Quentin con Florestano nel braccio della morte?), insomma tutto a posto (o quasi) ma niente emozione! Mi ha dato l’impressione del prodotto con marchio di qualità, costoso, prestigioso, ma che alla fine si potrebbe fare battere facilmente da una produzione fatta con molti meno mezzi ma con più anima (e forse è proprio quello che pensava Silvia quando ci ha segnalato il video di Currentzis, che peraltro ora è alle prese con Mozart e non con Beethoven, ma possiamo aspettare pazientemente anche un suo Fidelio, chissà…)
    Buona notte, Attilia

    • albertoemme dicembre 9, 2014 a 4:57 pm #

      Io c’ero e le “cose” stanno proprio così: un primo atto che in località vicine a Milano si definirebbe “smorsa osel” (che non stimola insomma la virilità maschile o la sensualità femminile) ed un secondo un po’ più vivace sia sotto il profilo scenico che orchestrale dove però dominava nel primo caso il deja vu e latitava nel secondo il carisma interpretativo. Un pelino di malafede nei miei amici del CDG che hanno definito Vogt scarso di decibel, perché tutto si può di lui: sarà un Taminonen ma si sente (anche alla Scala) concertati compresi. Provinciale invece la protagonista, arrugginito (meno che a Lucerna invero) Struckmann e solo vocalmente a posto Youn che in un contesto Ancien realism o Nouvel minimalisme appannava, ahimé, le lenti dei possessori di binocolini. Grazie per l’ospitalità un saluto particolare a Ninci. Albertoemme

  23. Elenas dicembre 9, 2014 a 9:36 am #

    Alla radio si è sentito – soprattutto nel finale – un gran baccano alternato a noia. Ma vedremo a teatro.
    Oggi comunque Pereira dice che “farà grande” la Scala. Non lo fosse mai stata (e non bastasse renderla com’era fino a trent’anni fa)…

    Il delirio di onnipotenza, soprattutto, mi è sempre parso cosa preoccupante.

  24. Gabriele Baccalini dicembre 9, 2014 a 12:42 pm #

    Non scrivo mai peima di essere andato in teatro, per i noti squilibri tra buca e palco provocati dalla squilibrata presa del suono della Rai.
    Certo questo non è un Fidelio che passerà alla storia.
    Volevo solo dire che mi stupisco che Vizzardelli si allarmi per l’entusiasmo dei milanesi per le sapientemente definite “baremboioate” che avvengono alla Scala. Ci sono state ovazioni e applausi a scena aperta all’orrenda ultima Lucia, alla ripresa dell’orribile Simone e ancora giovedì sera all’inaccettabile Schubert, sempre di Boim.
    Il trionfalismo della trasmissione Rai poi era affidato a mani teleguidate nell’ignorante presenzialismo santambrogino e ha trovato la sua massima espressione nell’intervista concessa dalla inverosimile Natalia Aspesi.

  25. marco vizzardelli dicembre 9, 2014 a 3:35 pm #

    allarme eufemistico. Nessuna reale meraviglia per gli scimmieschi entusiasmi

    marco viz

    • Ninci dicembre 9, 2014 a 6:54 pm #

      Ciao, Albertoemme. Come stai? Spero che tutto vada come sempre, come sempre Donzelli non sa il latino, la chat del CDG è allucinante, etc. etc. Tu ed io ci teniamo in disparte, ci saranno tempi migliori. Ciao
      Marco Ninci

  26. marco vizzardelli dicembre 10, 2014 a 2:16 pm #

    Pare canti Kaufmann, echissenefrega

  27. masvono dicembre 10, 2014 a 2:23 pm #

    A Pereira consiglierei di incominciare a “fare grande la Scala” partendo dai biglietti venduti, perchè è la prima volta in trent’anni che vedo un’Aida invenduta (per tacere del resto).
    Il concerto di Natale a 200 euro a poltrona vedo che i milanesi glielo mettono in quel posto, e fanno bene.

    In second’ordine, ma in realtà al primo, questa Scala mi ha stufato. Mi hanno stufato le maschere con il medaglione sempre incazzate che non sorridono mai, gli orchestrali in punta di sciopero, il coro che si lamenta perchè non viene “ringraziato” a sufficienza, il Pereira che pare non abbia capito la differenza tra un teatro ed un Festival e pure Barenboim che appesta l’aria nei locali pubblici con i suoi Cohiba nella piena continuità dell’arrogante stile-Scala.

    Viceversa a Milano c’è un luogo dove si fa musica in modo eccellente, e sarebbe tempo che questo blog se ne occupasse, tralasciando la mediocrità scaligera.
    Perchè a me, di scrivere su Fidelio, sui Soldaten, sui vari Zanetti non interessa molto e non vedo il motivo di restare asserviti alle locandine di questo luogo di potere povero di musica che ha nome Scala.
    Ciao

    -MV

  28. lavocedelloggione dicembre 11, 2014 a 10:04 am #

    Vizza, altro che Kaufmann “chi se ne frega”!!!! Valeva la pena di correre a prendersi un ingresso ieri! (e poi non c’era neppure bisogno di correre, l’avresti trovato anche all’ultimo momento). Kaufmann è perfetto nel ruolo, è stata una vera gioia per le orecchie! E in ogni caso, a me questo Fidelio è piaciuto, nonostante non sia quello che resterà in cima ai miei ricordi (ho visto e sentito quelli di Bohm, Bernstein, Maazel, Muti, Abbado, Rattle). Speravo ci fosse zio Bacca ieri sera, ma non l’ho visto!
    Chi c’era si faccia sotto! Attilia
    P.S. una cosa davvero strideva nella regia: il fatto che Florestano e Fidelio-Leonora non si abbracciassero (come cantano di fare) dopo il riconoscimento; lo richiede proprio l’azione teatrale come scioglimento della tensione creata dalla scena nei momenti precedenti. Questa scelta non l’ho proprio capita!

    • albertoemme dicembre 11, 2014 a 5:03 pm #

      Io non so se sia vero quanto ha scritto Donzelli sul CdG circa la perdita di volume e di ampiezza del “nostro” (Si sa, egli é pingue blogger e forse fa del volume suo e degli altri una bandiera, tuttavia pur di far tornare i conti, fa come al liceo quando nei compiti in classe si viene a sapere il risultato, uno lo inserisce ma é probabile che “qualcuno” verifichi quei “conti”). Personalmente ricordo il Florestan di Kaufmann a Lucerna, sicuro, elastico e molto originale. Tenuto conto che si é trovato catapultato in una nuova produzione, mi basterebbe il 50 per cento di quella memorabile performance per giustificare il prezzo del biglietto.

  29. E. dicembre 11, 2014 a 2:54 pm #

    Su questo Fidelio mi esprimerò solo dopo averlo sentito e visto in teatro, preferisco non basarmi sulla diretta televisiva. Vorrei fare però una constatazione, senza polemiche o saccenteria: non capisco tutti questi commenti anti-Pereira e contro i titoli della stagione. Ricordiamoci che si tratta di un cartellone “a metà”, di sicuro i titoli scelti da Pereira al posto di altri programmati da Lissner sono “Aida”, “Lucio Silla”, “Otello” e, obtorto collo, “Wozzeck”. Prima di criticarli a prescindere, perché non aspettare di vederli in scena? Nemmeno io condivido la sua scelta di calmierare i prezzi, arrivando in alcuni casi a cifre esorbitanti: non oso immaginare, però, come sarebbe la situazione con titoli quali “Die Soldaten” e “L’incoronazione di Poppea”, se i prezzi fossero stati gli stessi di opere più note…..

  30. marco vizzardelli dicembre 14, 2014 a 7:49 pm #

    http://youmedia.fanpage.it/video/ab/VInMYuSwUP-7gZzA

    marco vizzardelli

    Dalla Javarone in giù, evviva i milanoti! Per fortuna c’è il GIanni!

  31. Gabriele Baccalini dicembre 14, 2014 a 8:05 pm #

    Solo un’ora di Jonas
    nel cuor della Scala.
    Ed è subito sera.

  32. marco vizzardelli dicembre 15, 2014 a 5:16 am #

    STREPITOSA INTERPRETE, IRONICA E SUBLIME A PROPRIO PIACERE. Simone Kermes

    E SOPRATTUTTO
    Beccatevela qui! Strepitosa cabaletta!
    La ADORO!!!!!!! E il pupblico senza puzza sotto il naso, anche!

    marco vizzardelli

    e adesso, via col sangue!!! Pereira, la voglio in recital d’arie verdiane alla Scala!Hai il coraggio? O temi le lapidi e i sepolcri?

    marco vizzardelli

    • silvia dicembre 15, 2014 a 11:22 am #

      Ma Marco, la tua ipotesi è improponibile! La Scala si accorge dei talenti solo quando essi hanno già l’agenda completamente piena…
      Per inciso, c’è più verità nella cabaletta di Amalia cantata dalla Kermes che in tutto il Verdi inciso da Muti.

    • Leontyne dicembre 16, 2014 a 9:21 am #

      Ma se è INGUARDABILE! Non si capisce UNA PAROLA. La voce c’è anche se non è verdiana…ma ha ridotto Verdi a un gag dell’XFactor. Per carità!!!

  33. Inattuale dicembre 15, 2014 a 8:33 am #

    Purtroppo ascoltata sabato sera.
    Degni di menzione solo i due pastori tedeschi nel primo atto (si, quelli appartenenti ai canidi)
    su tutto il resto stendiamo un velo….peloso

  34. marietto novati dicembre 15, 2014 a 11:57 am #

    Di questo “Fidelio” ho evitato di scrivere, perché uscito il 7 dalla sala ero indeciso se definirlo scadente o inutile, oltre che pentirmi dei soldi spesi.
    Per rifarci le orecchie ecco il finale del migliore edizione dell’opera ch’io abbia mai sentito dal vivo. Ero presente proprio la sera cui si riferisce questa registrazione. Semplicemente elettrizzante: https://www.youtube.com/watch?v=t4ssPTmkB_w!!!

  35. marco vizzardelli dicembre 15, 2014 a 1:38 pm #

    Inattuale, intendi ascoltato Fidelio, credo. Non la Kermes. Rifatti le orecchie con quersta strordinari dea-showwoman della liricA

    VIZZA

  36. marco vizzardelli dicembre 15, 2014 a 1:39 pm #

    Inattuale, intendi ascoltato Fidelio, credo. Non la Kermes. Rifatti le orecchie con questa strordinaria dea-showoman della liricA

    VIZZA

  37. Gabriele Baccalini dicembre 15, 2014 a 2:50 pm #

    Simone Kermes è in carriera dai primi anni ’90. Anche noi ce ne accorgiamo un po’ tardi…

  38. marco vizzardelli dicembre 15, 2014 a 6:06 pm #

    Io so che è vero quanto ha scritto il CdG sull’Orchestra Verdi e questo Blog ha il dovere di sentir propria la difficoltà di un orchestra che dona a Milanop valanghe di musica.

    . La Verdi ha messo in sieme un VERO calendari da Expo con attività ENORME, sta lanciano straordinari giovani direttori, è ccresciuta in qualità, ha un pubblico meraviglioso e chi la sdegue ne è orgoglioso. Dobbiamip sostenerla tutti, ciascuno come ritiene meglio. Ma che muoia poer mancanza di soldi è un colpa che ricade su tutta Milano se non si dà da fare: e la Scala stessa dovrebbe sentirsne responsabilità, dai colleghi a Chailly allo stesso Pereira. I modi si escopgitano. basta volere

    Propongo sottosctrizione della Voce del Loggione. Forza Attilia!

    marco vizzardelli

    • Biagio dicembre 15, 2014 a 6:18 pm #

      Beh, proprio da Chailly (che è il Direttore onorario de La Verdi) mi aspetto che faccia la voce grossa, visto che adesso riveste un ruolo apicale in città.
      Però mi permetto un appunto: lunga vita a La Verdi, ma cambiate il Direttore musicale!!! Avete un roster invidiabile tra Direttore principale, Direttori principali ospiti, Direttore associato e Direttore residente. Promuovetene uno di loro, e sarà comunque un successo!

  39. marco vizzardelli dicembre 15, 2014 a 6:15 pm #

    E se a qualcuno secca che la Grisi abbia preso posizione, ebbene è giunto il momento di dire che se i gusti e i costumi di ascolto possono dividerci, quando sussiste una ragion superiore (e la Verdi, i suoi direttori
    Xian, Bignamini, D’Espinosa, Axelrod, Grazioli, Colombo e… spero di non dimenticare nessuno, dimostrano tutto l’anno con gli orchestrali le superiori ragioni delle musica, offrendosi al poubbblico in pratica QUOTIDIANAMENTE). si ha il dovere di agire unanimemente, sia pur ciascuno nelle modfalità che ritenga migliori, ma con lo stesso scopo. Bravo Paolo Isotta che ha preso posizione, (ifdem come sopra, mille bvgolte in disaccordo, ma qui pienamente d’accordo). Brava Grisi. e ancora: forza Attilia. Se non lo facciamo noi, io aderirò alla sottoscrizione della Grisi, contattandone i dirigenti o alcuni con cui “bisticcio” sui forum, ma con i quali solidarizzio in pieno nel nome de La Verdi.

    marco vizzardelli

    • tornic dicembre 16, 2014 a 8:50 am #

      solo per dare merito e giusto riconoscimento, aggiungerei alla lista dei direttori Ruben Jais che fa un lavoro di eccellenza sul campo della musica barocca ingiustamente dimenticata nel repertorio delle principali orchestre italiane (filarmonica della scala compresa)

  40. masvono dicembre 15, 2014 a 6:44 pm #

    Ciao, quoto Vizzardelli, ribadendo che restare pervicacemente attaccati alle locandine della Scala è di scarso interesse. Solo rimanendo a Milano la musica è ben altro.
    A presto!

    -MV

  41. masvono dicembre 15, 2014 a 6:51 pm #

    p.s. La petizione (ed il versamento) sono sottoscrivibili su http://www.laverdi.org. A presto

    -MV

    • lavocedelloggione dicembre 15, 2014 a 7:46 pm #

      Facciamo un post per la Verdi e mettiamo il link sul loro sito invitando a partecipare alla sottoscrizione! Attilia

  42. proetabarbun dicembre 15, 2014 a 10:01 pm #

    fatta salva la qualià artistica attuale dell’orchestra Verdi della quale non dubito, mi verrebbero da dire delle malignità ma, visto il vostro entusiasmo e l’avvicinarsi del Natale, non le dico. 🙂

  43. marco vizzardelli dicembre 16, 2014 a 12:17 am #

    Meglio Proeta. Ho dismesso anch’io le poleniche. Desidererei che la Filarmonica/e/o/ Orchestra Scala, con Chailly fosse fra i primi sottoscrittori pro -Verdi. Chailly può fare anche ben altro, di suo. Darebbero un bel segnale

    Marco Vizzardelli

    • marco vizzardelli dicembre 16, 2014 a 1:02 am #

      Comunque,Proeta, caro Vono, cara Attilia, caro Gabriele, cara Silvia, caro Inattuale, cara Elena, caro Ninci, caro Beppe, cari tutti.Kermes si puà essere ma Sante si nasce!
      Vi prego, GUARDATE, ASCOLTATE, non perdete una piega di questo volto, una nota, un’espressione. Come “passa” questa voce! Proprio passa. Come si trasfigura questa Santa. Proprio ascende, col volto estatico. Su, godète, l’estasi belliniana sia con voi. Marco Viz

  44. marco vizzardelli dicembre 16, 2014 a 1:40 am #

    Qui, invece, purtroppo c’è solo l’audio, ma è ugualmente una meraviglia anche maggiore. Chi è ‘ sta Kermes? Ascolti il VERO, BEL CANTO!

    http://www.youtube.com/watch?v=JiVQ5gployk

    marco vizzardelli
    rimasto afono e senza parole
    nell’estasi dell’ascolto della Santa voce

    Macchè Kermes e Kermes. Chi è sta gattamorta?

    marco vizzardelli

  45. Biagio dicembre 16, 2014 a 6:41 am #

    seguendo la rapsodicita’ del vizza, posso invitarvi all’ascolto della meraviglia delle meraviglie?
    http://m.youtube.com/watch?v=fSXGH7RAnso

  46. albertoemme dicembre 16, 2014 a 9:35 am #

    E’fin troppo facile criticare la Kermes, ma uno che ama la lirica come noi dovrebbe saper trarre emozioni anche da quel venti per cento di cose che la predetta sa fare bene. Sarebbe veramente interessante ascoltarla qui in Italia, magari in una città piccola, così sarebbe l’occasione di ritrovarci in tanti.-

  47. E. dicembre 22, 2014 a 7:41 pm #

    Finalmente ho sentito e visto dal vivo questo Fidelio: nel complesso più che soddisfatto. Non del tutto convincente Mojca Erdmann, spigliata e aggraziata in scena ma, vocalmente, asprigna e puntuta in acuto; lo strumento vocale di Struckmann sente ormai il peso della carriera il alcuni passaggi, ma interpretativamente era ben calato nella parte del malvagio tirannico e aggressivo. Molto bene gli altri interpreti. Spettacolo di impostazione tradizionale, visivamente efficace, toccante nel finale.

  48. Fabrizio dicembre 23, 2014 a 10:50 pm #

    Ultima serata del Fidelio e ultima serata scaligera di Barenboim. Spettacolo molto bello, bravissimo Daniel Barenboim, bravi i cantanti (un po’ meno la regia). Peccato per l’enorme quantità di posti in platea e l’enorme quantità di palchi vuoti. Finita l’opera fuggi fuggi generale. Forse Barenboim meritava un po’ di più.

  49. marco vizzardelli dicembre 24, 2014 a 4:44 am #

    Sì ma non avete ancora capìto l’attuale dirigenza scaligera. Speriamo che se ne vadano presto.Le illegalità sono e saranno all’ordine del giorno. La vicenda Die Soldaten è emblematica. Alagna è stato emblematico. I forfeit degli artisti a casaccio sono emblematici. Il flop sull’orario d’inizio è emblematico. E non è solo questo. La Scala è su una china micidiale. Il Sindaco non interverrà, con Expo alle porte, ma dovrebbe farlo al più presto perché, quando si accorgeranno, saranno guai grossi.. Può darsi che l’anno Expo copra le evidenti magagne. Poi dovranno, per forza saltar fuori. Esattamente come a Salisburgo che si è affrettata a sistemar le cose. Fossi chi ci lavora sarei seriamente preoccupato. Una Scala commissariata mi sembra un orizzonte – non so quanto lontao, forse abbastanza vicino – tutt’altro che impossibile.

    marco vizzardelli

  50. E. dicembre 24, 2014 a 10:34 am #

    Personalmente ritengo il nuovo sovrintendente una persona in gamba: prova ne siano gli anni da lui trascorsi a Zurigo e a Salisburgo, dove sono stati proposti spettacoli perlopiù di alto livello e con artisti notevoli (penso a Gatti, Harnoncourt, Kaufmann, Bartoli, Stemme, Guth, Michieletto, ecc.). Per farmi un’idea più precisa sul suo operato milanese, vorrei aspettare di vedere le proposte per la stagione 2015/2016, essendo questa dell’Expo un’ibrida tra le scelte di Lissner e quelle di Pereira. Magari mi sbaglierò e rimarrò deluso, ma ora come ora non mi pare opportuno attaccarlo a prescindere; nel frattempo, valutiamo anche il proseguire di questa stagione.
    Per quanto riguarda i posti vuoti a Fidelio, purtroppo anche alla penultima recita ce n’erano parecchi: un vero peccato, spero la situazione si risollevi per i titoli futuri. Fortunatamente, il 20 sera Barenboim è stato accolto da prolungate, affettuose ovazioni.

    • tornic dicembre 26, 2014 a 5:49 pm #

      senza nulla togliere a quanto fatto in passato, Pereira presentando la nuova stagione della scala avrebbe potuto dire: signori questo è il meglio che si poteva mettere in stagione quest’anno essendo una stagione di transizione; invece ha dichiarato: questa è la migliore stagione degli ultimi 50 anni alla scala. Questa frase è stata la sua presentazione ufficiale a Milano e su questa frase, da abbonato (ormai ex) io giudico Pereira. Le cose sono due: se crede veramente a quanto dichiarato è platealmente un incompetente, se (come personalmente credo) lo ha detto come frase di circostanza mi sento direttamente preso in giro.

  51. Fabrizio dicembre 24, 2014 a 2:04 pm #

    A margine dell’enorme quantità di biglietti invenduti per tutte le rappresentazioni del Fidelio ho fatto la seguente considerazione.

    A Firenze, nel nuovo teatro dell’opera
    Biglietto di prima categoria per il Fidelio di domenica 3 maggio diretto da Zubin Mehta: € 100
    Biglietto di prima categoria per il concerto dell’orchestra del maggio di sabato 2 maggio diretta da Zubin Mehta: € 50
    Prezzo per una camera di un buon 4 stelle per 2 notti per 2 persone: 250 / 300 € circa
    Con quello che la Scala chiede per 2 biglietti a Firenze è possibile assistere a 2 spettacoli e pernottare 2 notti
    Forse il commissariamento è auspicabile

  52. E. dicembre 31, 2014 a 2:03 pm #

    Scusate per il ritardo nel rispondere, ma sono appena tornato da un piccolo tour teatrale in Svizzera: prima a Zurigo per Luisa Miller (Nucci e Mosuc sempre inossidabili; interessante l’allestimento di Michieletto, voluto anni fa da Pererira) e Il flauto magico (edizione poco fiabesca dal punto di vista visivo, supportata però da un cast di giovani davvero validi), poi a Losanna per una frizzante versione in francese de La vedova allegra.
    Pereira, si sa, è un personaggio che sta subito simpatico od antipatico, abituato a certe uscite magari un po’ troppo trionfalistiche e “gonfiate”…ma sicuramente sa il fatto suo (prova ne siano gli anni trascorsi a Zurigo e Salisburgo). Continuo a non capire questo astio pregresso nei suoi confronti, soprattutto considerando che, sino a poco tempo fa, proprio in questo blog veniva elogiato con lodi sperticate da alcuni melomani che spesso intervengono in tale sede: possibile che sia peggiorato in pochissimi mesi, da quando ha lasciato Salisburgo? Diamogli tempo, prima di criticare od incensare.
    Comunque sia, auguri per un 2015 felice a voi tutti!

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