12 Nov

Filarmonica della Scala

Direttore Daniel Barenboim

Dal 12 al 15 Novembre 2014

Direttore e solista  Daniel Barenboim

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PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto n. 27 in si bem. magg. K 595
per pianoforte e orchestra
Gustav Mahler
Sinfonia n. 9 in re magg.
Andante comodo
Im Tempo eines gemächlichen Ländlers
Rondo-Burleske (Allegro assai)
Adagio (Sehr langsam und noch zurückhaltend)

131 Risposte to “”

  1. Pietro Tristano novembre 13, 2014 a 6:36 pm #

    concerto che m’ha lasciato perplesso assai.
    mozart m’è sembrato francamente improponibile: per stile, fraseggio, ed equilibrio tra orchestra e solista siamo ai minimi storici.
    assai più interessante il mahler, in quanto un certo stile rétro ha dato effetti a volte affascinanti. il problema è che sono emersi alcuni problemi di tenuta orchestrale che – per fare un esempio – non si erano notati nella recente Prima con Salonen. comunque più riusciti i movimenti centrali, in particolare lo pseudo-laendler.

    p.s. totalmente off-topic segnalo due significativi avvenimenti musicali e sociali nel finesettimana europeo:
    * domani sera alle otto (con diretta video gratuita via web sul sito di Arte Concert) Daniele Gatti e l’Orchestre National de France inaugurano il nuovo Grande Auditorium di RadioFrance a Parigi.
    * dopodomani pomeriggio a Vienna meritoria iniziativa del Klangforum diretto da Sylvain Cambreling che si reca nell’enorme Szs (la scuola per mestieri medici, infermieristici e sociali) per un concerto con musiche di Rihm, Wilker, Aperghis, Furrer, Zuraj.

  2. masvono novembre 16, 2014 a 12:34 am #

    Pietro Tristano ha succintamente espresso la realtà di questa Nona di Mahler. Altrove ho letto iperboli che, alla prova dell’ascolto, ho trovato irrealistiche.

    Onore, in primo luogo, all’orchestra e a Barenboim che l’ha fatta suonare con grande presenza e sostanziale esattezza: il suono importante, la sinfonicità dell’insieme, la precisione anche se non inappuntabile degli spesso vituperati ottoni hanno fatto, per una volta, assomigliare la Filarmonica della Scala ad una eccellente compagine tedesca. Non ho trovato, ad esempio, grosse differenze tra il suono scaturito stasera dal complesso scaligero e quello, ascoltato anni fa, della Staatskapelle di Berlino. E questo, senza dubbio, è un merito del concertatore.

    Ma un demerito del direttore è quello di aver confezionato un Mahler la cui unica nota di calore derivava, appunto, dallo splendido colore “latino” degli archi e dei legni scaligeri. Raramente, ho provato una tale assenza di emozione nel dipanarsi della costruzione mahleriana. Ammirevole l’attenzione di Barenboim alla concertazione, all’intrico delle voci del tessuto sinfonico, alla varietà dinamica della partitura, ma realmente inquietante il senso di “gelo”, di mancanza di qualunque tipo di affettività e effusività, di calore e anche di grazia. Un Mahler tutto sbalzato in bassorilievo, la cui nota più accentuata è quella “grossier” (il secondo e terzo tempo, soprattutto), pure presente, ma non in modo tanto esclusivo soprattutto in questo suo ultimo capolavoro, ha, a mio parere, un limite interpretativo poco accettabile, almeno da me. Ed il riuscire a rendere a suo modo fascinose le ultime battute (Adagissimo) non è un grande merito: ci riescono in tanti. In pochi, e fra questi non è Barenboim, capiscono che l’Adagio finale non è una meditazione bruckneriana, quindi l’enfasi non ne deve essere la cifra interpretativa.

    Grande successo e acclamazioni finali per quello che è stata l’ultima presenza sul podio della Filarmonica della Scala di Barenboim come direttore stabile.
    Saluti

    -MV

    p.s. non c’entra nulla, ma quando Barenboim accende e fuma un sigaro in un luogo pubblico chiuso poco curandosi del fastidio che arreca agli altri avventori (nonchè del divieto di legge), dà la cifra dell’uomo che, in qualche modo, si riversa sullo stile interpretativo.
    Il comportamento *fa* l’uomo.

    -MV

  3. marco vizzardelli novembre 16, 2014 a 8:56 am #

    Leggo tutto, attendo con ansia di rientrare, devo dire che son più dispiaciuto di ciò che sto perdendo, stando in ospedale, all’orchestra Verdi, che dell’attività scaligera, francamente non memorabile a mio occhio (l’orecchio ovviamente non ha ascoltato). Mi spiace perdere i concerti dell’ottimo Bignamini che ora pare abbia eseguito anche una magnifica Boheme a Verona. A presto (spero)

    marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli novembre 22, 2014 a 7:41 pm #

    Sto ascoltando il Boccanegra da La Fenice. Prime riflessioni

    a) Vorrei che il Maestro Rimbomboim fosse in ascolto del collega Myun-Whun-Chung. Forse capirebbe cos’è Verdi, cos’è eseguirlo con stile
    b) Vorrei che l’orchestra Sbraconica della Scala fosse in ascolto dei colleghi de La Fenice perché capisse cos’è eseguire Verdi con stile e con sfumature
    c) Vorrei che la dirigenza scaligera ascoltasse il cast veneziano perché capisse cos’è un cast e come si allestisce
    d) Vorrei che Pereira ascoltasse questo Simone e prendesse esempio per il futuro

    Del resto è ormai chiaro che i primati dei teatrri lirici in Italia sono tutti da rivedere. Sveglia, via Filodrammatici!!!!!!!!!!!!! Siete sorpassati su tutto il fronte!

    marco vizzardelli

  5. Gabriele BAccalini novembre 24, 2014 a 1:43 pm #

    Scusate se non entrerò nel merito del post, ma sto disertando il malinconico tramonto della stagione e della breve era della leadership di Barenboim. Ho letto i commenti sul Simone, visto e ascoltato la prima volta (mi è bastata) e sul concerto di congedo nel solito stile “faso tuto mi”..
    In questo week-end abbiamo potuto ascoltare su Radio3 in due sere consecutive due formidabili produzioni operistiche: Il Giulio Cesare di Händel dal Regio di Torino, magnificamente diretto da De Marchi, che ha utilizzato in orchestra diversi elementi della sua Accademia Montis Regalis e aveva nel cast due collaudatissime star del barocco come Sonia Prina nel ruolo di Cesare e Sara Mingardo in quello di Cornelia; la sorpresa è stata il debutto in un impervio ruolo barocco come quello di Cleopatra di una splendente Jessica Pratt.
    Sabato sera c’è stato il Simone di Chung a Venezia, a proposito del quale sottoscrivo in pieno quanto scritto dal suo letto di ospedale da Marco Viz.
    Come dire: “S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo”. Torino e Venezia bagnano il naso alla Scala, che scende dal podio, perché sul gradino più alto rimane saldamente Santa Cecilia, anche per le produzioni operistiche in forma di concerto promosse da Pappano.
    Domenica invece mi sono preso la briga di andare in una piccola sala di provincia per un recital di una cantante praghese, Leona Peleskova, che ho conosciuto una dozzina di anni fa, fresca di studi all’Accademia della Scala e, cosa che non guasta mai, gran bella ragazza..
    L’ho lasciata con una delicata voce da “contraltino” non di coloratura rossiniana, ma con una eleganza di fraseggio e un’eccellente tecnica nel legato e nei temibili passaggi di registro, che le permettevano di cantare in modo affascinante le arie di Cherubino.
    L’ho ritrovata, dopo anni di duro lavoro sulla voce e sul fiato, come un eccellente soprano lirico pieno in grado di arrivare in prospettiva al lirico spinto, senza che le sue doti iniziali, compreso il “phisique du rôle”, siano minimamente scalfite. “Si licet parvis componere magna”, direi che è un po’ il percorso di Mirella Freni, che ha cominciato con Micaela, ha proseguito con Mimì ed è arrivata col tempo ad Amelia Grimaldi, Desdemona, Elisabetta di Valois e Adriana Leocuvreur.
    Nel recital ha cantato con sapienza liederistica, in tedesco e in italiano, brani di Haydn, Mozart (una Zerlina decisamente energica e maliziosa al tempo stesso), Weber, Giuliani, finendo con una bellissima Ständchen di Schubert e un bis puccinano (O mio babbino caro), che ha fatto sentire bene il côté operistico della sua vocalità.
    La sorpresa è venuta dalle bellissime ariette e cabalette di Mauro Giuliani, giustamente e brillantemente accompagnate dalla suggestiva chitarra napoletana del 1801 di Marco Battaglia.
    Perché vi ho raccontato tutto questo? Perché sono convinto che di Leona Peleskova, già presente su diversi palcoscenici italiani come la Fenice, sentiremo parlare e se vedete il suo nome in una locandina, cercate di non perdere l’occasione di ascoltarla.
    In bocca al lupo, Leona: con il tuo nome te lo mangi di sicuro in un boccone!
    Gabriele

  6. marco vizzardelli novembre 24, 2014 a 6:08 pm #

    E’ anche sfortuna per la Scala beccarsi in contemporanea al suo, così mediocre, il miglior Simone allestito da Abbado in poi. Ma è un segno del destino e come tale dovrebbe leggerlo Pereira. Ciascuno raccoglie quel che semina. La Fenice è fertile, la Scala sterile. Orchestra decaduta, programmazione inerte e solo commerciale. Il pubblico di noi aficionados sta con Venezia. Auguri di buon Fidelio alla brava Deborah Warner, sola ragion d’essere. Boim già cade nello snobismo di non fare la Leonora 3 che è bella e va eseguita senza pippe intellettuali, perché è bella.Nessuna attesa per questa inaugurazione. La grande lirica era a Bologna con il Tell di Mariotti e Vick e a Venezia con il Boccanegra del grande Chung (che alla Scala hanno ingiustamente scansato come stabile, lui e Gatti e Harding e Mariotti e Bignamini erano le scelte possibili, Chailly non c’entra niente). Santa Cecilia il top sinfonico, poi viene la Verdi e la Scala perde altri colpi, Venezia e Torino gioielli lirici, la Scala è senza identità, sommersa dai suoi stessi centri di potere che la strozzano, a partire dal corporativismo della peggiorata e sindacalizzata orchestra . Seguirà comunicato di Lattuada ma il solo comunicato è che così la Scala langue sorpassata.

    marco vizzardelli

    • masvono novembre 27, 2014 a 2:46 pm #

      “Non” eseguire la Leonore 3 è sensato. Eseguirla è una possibilità anche teatralmente interessante (non per altro fu idea di un genio quale era Mahler). Ma espungere l’ouverture ordinaria del “Fidelio” per eseguire al suo posto la “Leonore 2” è bovina imperscrutabilità. Le motivazioni addotte su una rivista musicale in edicola in questi giorni sono fatue. Unica ragione: un suo personalismo.
      Ciao

      -MV

  7. Ninci novembre 27, 2014 a 5:25 am #

    Toh, caro Marco, non mi ero accorto che le pippe intellettuali avessero contaminato anche il tuo adorato Claudio, il quale giustamente si guardava bene dall’inserire la Leonora n. 3 nelle sue esecuzioni del Fidelio. Oppure Claudio ha sempre ragione e Daniel sempre torto, anche quando fanno la stessa cosa? E quello che per l’uno è una pippa per l’altro è una giusta esigenza filologica? Così sono i melomani. Stammi bene,
    Marco Ninci

    • masvono novembre 27, 2014 a 11:59 am #

      Ciao Marco, la “pippa” sta nel fatto che Barenboim eseguirà l’ouverture Leonore 2 a inizio opera.
      Ciao

      -MV

  8. Pietro Tristano novembre 27, 2014 a 5:39 pm #

    Mah, io nella vita di “Fidelio” ne ho visti molti. Di quelli che non seguivano rigorosamente la partitura definitiva ne ho sperimentati di ogni. Per la maggior parte si tratta dell’interpolazione della Leonore III prima della scena finale.
    Tra le esperienze eterodosse più recenti faccio tre esempi.
    Cambreling nel 2008 al Palais Garnier ha eseguito in apertura la Leonore I, poi l’aria di Marzelline, poi il duetto Marzelline/Jaquino.
    Gatti nel 2010 alla Bayerische Staatsoper ha aperto con la Leonore III, mentre prima della scena finale ha interpolato l’adagio molto dal quartetto 132.
    Luisi all’Opernhaus Zuerich nel 2013 ha principiato l’opera col quartetto del secondo atto “Er sterbe” fino allo squillo della tromba dalla quale è ripartito l’ultimo segmento della Leonore III; poi l’opera è ripartita normalmente dal primo atto (e il quartetto è stato rieseguito).
    Insomma, di tutto di più. Quindi opterei per attendere il risultato complessivo e di non perdersi in disquisizioni preventive…

  9. marco vizzardelli novembre 27, 2014 a 5:58 pm #

    Cielo Marco, sai che problema! Non condivido la scelta di Abbado e di Boim di non eseguire la Leonora 3. Ok? E che problema c’è? Il mio Fidelio del cuore è quello di Karl Bohm con tanto di Leonora 3. Ok? E che problema c’è? Se non fai la tua inzigatina sterile non sei contento ma qui batti a vuoto. Potevi risparmiartela. Comunque con o senza Leonora 3 il peggior Fidelio da me ascoltato dal vivo è sicuramente stato quello diretto da Riccardo Muti. La sagra dell’insignificanza. Tié. Quando ce vo ce vo. Volevi sentirti dire questo per forza? Ti diverti così?

    marco vizzardelli

    • Pietro Tristano novembre 27, 2014 a 6:07 pm #

      Sì, fu tremendo.

  10. marco vizzardelli novembre 27, 2014 a 7:35 pm #

    DA LA STAMPA, giovedì 27 novembre 2014 (con bellissima foto di Myung Whun Chung sul podio de La Fenice senza scarpe)

    “Guardate questa foto. È stata scattata dal loggione della Fenice sabato scorso, durante il Simon Boccanegra di Verdi che ha inaugurato la stagione veneziana. Il signore visto dall’alto non sta facendo yoga e quello su cui incrocia le gambe non è un tappetino, ma il podio del direttore d’orchestra. E non si tratta nemmeno di un signore qualsiasi, ma di Myung-Whun Chung, sudcoreano, 61 anni, uno dei massimi direttori del mondo, immortalato nella pausa fra una scena e l’altra del sempreVerdi.
    Colpiscono tre dettagli. Nell’ordine: 1) Chung dirige senza partitura; 2) Chung dirige senza scarpe; 3) quando non dirige, Chung si accoccola sul podio in posizione da yoga. Il che significa: 1) che Chung conosce il Boccanegra come le sue tasche; 2) che Chung vuol stare comodo (oppure ha i calli); 3) che Chung è serafico anche durante una «prima» del Simone, cioè la serata più difficile di un titolo difficile. Per finire, si capisce anche da questo scatto che ha raggiunto lo stadio di molti grandi maestri in età matura, quello della Grazia, quando dirigi non per gli orchestrali né per la critica e forse nemmeno per il pubblico, ma solo per te stesso, perché ti piace, perché ne hai bisogno, perché magari hai ripensato a questa musica e ci hai scoperto quello che pensavi non ci fosse o che fosse diverso. Oppure, semplicemente, perché ami Verdi e il tuo lavoro.
    Infatti il Simone di Chung non è stato bello: è stato magnifico, il più intenso e straziante, tenero e violento, doloroso e luminoso dai tempi di Claudio Abbado. C’era perfino per cantarlo una gran bella compagnia e la regia era mediocre, ma non tanto da rovinare il resto (in ogni caso, potete farvene un’idea stasera alle 21.20, perché Rai5 lo trasmette).
    Ora, il Simone non è l’opera «più bella» di Verdi, anche perché questo non significa niente, ma sicuramente quella in cui Verdi ha messo più di se stesso. In particolare, la sua doppia delusione, quella privata per la paternità mancata e quella pubblica per un’Italia alla fine sì fatta, e fatta anche da lui, ma fatta male. Per questo è un’opera cupa, dolorosa, ferrigna, dove gli unici raggi di sole sono illusioni.
    Bene: tutto questo, Chung lo fa capire. E va bene che nessuna persona sensata può credere più che gli italiani siano i migliori per la musica italiana, i tedeschi per quella tedesca e così via, però che questo Verdi così vero e giusto te lo racconti uno nato a Seul un po’ fa pensare (poi sì, d’accordo, il coro e l’orchestra sono quelli veneziani e sono magnifici). E così il Simone «made in Corea» è perfettamente verdiano, tutto: le ballate romantiche e le albe sulla marina che tremola come in un quadro impressionista, la grande oratoria civile con il suo messaggio di concordia – sprecato – per gli italiani di sempre e le lacerazioni degli affetti privati.
    Un piccolo grande uomo senza scarpe (se le è poi infilate per venire a prendersi gli applausi finali, deliranti) ci ha dato una grande lezione, e non solo di musica. È la globalizzazione che ci piace: un italiano di ieri e un coreano di oggi che ci fanno emozionare e pensare, che mettono in movimento il nostro cuore e il nostro cervello per rendere un po’ migliore il domani.”

    Alberto Mattioli

    P.s. Così si scrive e si rende un vero servizio al pubblico. Scritti come questo ripagano di tanta orrenda pseudocritica musicale troppo spesso propinataci sui quotidiani.
    marco vizzardelli

  11. Ninci novembre 27, 2014 a 8:26 pm #

    Apprendo con un certo stupore che del Fidelio si può fare quello che si vuole. Dopo si vedrà quello che è venuto meglio. Mi sembra un po’ strano, devo confessarlo. In tutto degno del critico musicale che fa da dirimpettaio al nostro Pietro Tristano. Umilmente, pensavo che l’unica disquisizione preventiva fosse quella che desiderava l’opera fosse eseguita come Beethoven aveva voluto. Ma tant’è. Riguardo a Muti il mio stupore è, se possibile, ancora maggiore. Nessuno l’ha ricordato; rammentarlo in un contesto simile assume un vago sapore psichiatrico. Per concludere. Anche in questa occasione Abbado si è riconfermato un musicista serissimo, molto più serio di ammiratori che non merita assolutamente.

    • beppe novembre 27, 2014 a 10:27 pm #

      scusa Ninci, ma il significato del post di Pietro Tristano – che non mi pare aggressivo od offensivo – mi sembra fin troppo ovvio: certe scelte, anche di versioni spurie o inventate di sana pianta, le si può capire solo dopo averle viste nel contesto dell’intera esecuzione e tenendo presente l’allestimento scenico.
      allora sì che il giudizio può essere anche feroce.
      anche secondo me stroncare un “Fidelio” (così come qualsiasi altra opera) perché si sceglie una ouverture piuttosto che l’altra mi sembra davvero preconcetto.

  12. marco vizzardelli novembre 28, 2014 a 2:18 am #

    Attilia, per favore, ci togli questo troll? Esistono ancora delle regole nell’uso dei blog e dei forum. Siccome ne frequento parecchi, posso dirti che in ognuno si trova dentro Ninci e regolarmente bisticcia con qualcuno. Questo uso di internet è fuori dalle regole codificate: si chiamano troll e vanno espulsi Pregherei di oscurarne gli interventi quando prendono questo tono, fra l’altro di totale inutilità per la discussione. E no “su ragazzi fate pace”. Nessuna guerra:un troll è un troll, quando si comporta come tale, e va censurato, Grazie.

    marco vizzardelli

    • lavocedelloggione novembre 28, 2014 a 7:13 am #

      Caro Vizza, no, non vi chiedo di fare la pace, ma non ritengo (ancora) di considerare Ninci un troll, perché per quanto provocatorio e forse anche non proprio in buona fede, alla fine alimenta una discussione che comunque è interessante. L’unico problema che può creare è che gli altri non reagiscano a “cazzotti verbali”, ma se tutti mantengono i nervi saldi, come è successo ora, alla fine è gustoso leggere i vari interventi in risposta (che nelle fattispecie dovrei togliere insieme alla provocazione ninciana, altrimenti non si capirebbe a chi si sta rispondendo).
      Per curiosità, vi metto il link al simbolo di Trollfreezone, divertente! Baci a tutti Attilia

  13. lavocedelloggione novembre 28, 2014 a 7:14 am #

    Ah, vedo che invece del link è apparso il simbolo stesso, meglio ancora! Attilia

    • Ninci novembre 28, 2014 a 9:32 am #

      Ma sì, Marco, scusami, la mia vena provocatoria non la posso trattenere. Sono fatto così. Forse non sono neppure in buona fede; va bene. Però una cosa la devo dire; questa bella litigata mi ha fatto ringiovanire di dieci anni, sono ritornato ai tempi eroici del blog. E’ stato molto divertente e salutare. Ti auguro ogni bene per tutto e ogni tanto telefoniamoci. Ciao
      Marco Ninci

  14. lavocedelloggione novembre 28, 2014 a 11:47 am #

    Un bel lifting psico-fisiologico da musicofili litigiosi! Ora ci provo anch’io a provocare sul blog, vediamo cosa succede, che ho bisogno anch’io di ringiovanire! Smac smac Attilia

  15. Gabriele Baccalini novembre 28, 2014 a 12:14 pm #

    Sapevo di varianti al Fidelio, ma quanto ha scritto Pietro Tristano è al di là dell’immaginabile.
    Sarò un pedante, ma il Fidelio va eseguito nella versione licenziata da Beethoven dopo alterne vicende dell’opera e ripensamenti vari, cioè con l’Ouverture comunemente denominata Fidelio, che dura la metà delle Leonore ed è più proporzionata all’opera.
    Poi c’è chi fa anche la Leonore 3 nel corso dell’opera (Mahler, Strauss, Bernstein, Böhm, Muti, che io sappia) e chi no (Karajan, Abbado e, mi pare, Klemperer e Fricsay): se la fanno la ascolto volentieri, se no, se proprio ho voglia mi ascolto un disco.
    Di quello che ne pensano Vizza e Ninci non potrebbe fregarmene di meno: mi pare una discussione francamente inutile. Ninci se c’è da litigare ci sguazza, anche se vedo che da segni di resipiscenza.
    Darei un consiglio a tutti: atteniamoci all’argomento e azzuffiamoci pure, ma evitiamo accuratmente riferimenti allo stato mentale degli interlocutori. Un conto è dire che uno sbaglia o anche che è ignorante, se la cosa è dimostrabile, un altro fare riferimenti a cose (pippe mentali, problemi psichiatrici), che devono rimanere riservate a pazienti e medici curanti e che oggi si chiamano “dati sensibili”. E allora “sensibilizziamoci” un po’ tutti.
    Quanto alla scelta di Barenboim della Leonore 2, avrebbe un senso se avesse deciso di riesumare integralmente la prima edizione del Fidelio, ma neanche questa mi sembrerebbe un’ideona.
    .

  16. masvono novembre 28, 2014 a 3:02 pm #

    Sarà anche un ragionamento semplice il mio. Se Beethoven ha scritto tre ouverture “Leonore” un motivo ci sarà. Se la 1 e la 2 non trovano un grande favore in sala da concerto un motivo ci sarà. Se la 3 lo stesso Beethoven la trovava troppo “ingombrante” un motivo significativo per non eseguirla davanti o in corso d’opera ci sarà. Se l’ouverture “Fidelio” è stata messa lì da Beethoven dove è ora un motivo ci sarà.

    Non è che Barenboim eseguendo la 2 ad inizio d’opera abbia tante frecce nel suo arco. A mio parere l’unica è di “distinguersi in mezzo agli altri”. Un vezzo personalistico che con Beethoven non c’entra nulla.

    Ciao
    -MV

  17. Biagio novembre 28, 2014 a 5:20 pm #

    …ma che c’entra moltissimo con Barenboim…

  18. marco vizzardelli novembre 29, 2014 a 12:38 pm #

    viva Karl Bohm e Leonard Bernstein che facevano ouverture Fidelio e Leonora 3

    marco vizzardelli

  19. Biagio novembre 29, 2014 a 1:20 pm #

    Grande notizia per tutti (gl)i (a)mici di questo blog! Soprattutto per quelli come me che certe trasferte se le possono purtroppo solo sognare…

    Domani, domenica 30.11, alle 14:15 sarà possibile seguire in diretta da Amsterdam Daniele Gatti che dirige la Sesta di Mahler con la Royal Concertgebouw Orchestra. Si tratta della terza e ultima replica del primo concerto che Gatti fa lì dopo la sua nomina a direttore musicale (dal 2016).

    Appuntamento su http://www.danielegatti.eu per ascoltarlo direttamente dal computer.

  20. lavocedelloggione novembre 29, 2014 a 1:32 pm #

    Grazie Biagio della dritta! Io invece venerdì prossimo sentirò la Sesta di Mahler a Berlino con Petrenko, un bel match! Attilia

  21. Elenas novembre 29, 2014 a 9:23 pm #

    Niente rispetto ai tempi d’oro comunque …Ci vuole una bella Aidone con abbandoni in scena e ravanelli per riaccendere gli animi (e riscatenare le pippe)!!
    Mi deludete…

  22. marco vizzardelli novembre 30, 2014 a 8:01 am #

    Una Aida è sempre in arrivo e, Mehta a parte, credo non mancherà di destar fuoco e fiamme. Stein con Verdi ha la manina e il gusto pesanti

    marco vizzardelli

    • Ninci novembre 30, 2014 a 8:18 am #

      E’ vero, Elena, però siamo anche un po’ invecchiati. Il lifting la giovinezza non te la restituisce.

  23. marco vizzardelli novembre 30, 2014 a 11:15 am #

    fatti due bei labbroni come il fiorentino Roberto Cavalli!! ih ih ih ih ih

    marco vizzardelli

  24. marco vizzardelli novembre 30, 2014 a 3:03 pm #

    pazzesco, viene giù il Concertgebouw. Da restare senza fiato dopo l’accordo conclusivo. Gatti cosmico

    marco vizzardelli

  25. Elenas dicembre 1, 2014 a 11:34 pm #

    Ah ah … Ecco qualcosa che può rinvigorire gli animi: Riccardo Muti al Quirinale!

  26. ONE MORE LANGUAGE dicembre 2, 2014 a 10:10 am #

    Muti al Quirinale? Comincio a pensare che abbia ragione chi dice che son tutti massoni…e lui che commenta come se fosse una cosa possibile, quandoinvece dovrebbe solo dire che è una solenne stupidaggine. Siamo messi davvero male!

  27. Pietro Tristano dicembre 2, 2014 a 1:12 pm #

    La cosa che reputo realmente squallida è l’utilizzo che Muti fa, sistematicamente, dei suoi concerti. Ormai l’esecuzione musicale (ieri sera decisamente mediocre, peraltro) è puro pretesto per poter svolgere omelie sui più svariati temi (terminate le quali esegue un bis e manda a casa il pubblico). Ciò che le mie orecchie hanno sentito iersera a Firenze è qualcosa di miserabile. Soprattutto lo spudorato attacco a “La Traviata” diretta da Gatti al Teatro alla Scala (“Non ho resistito più di dieci minuti alla televisione”) è stato detestabile oltre ogni modo, tanto che alcuni tra il pubblico han cominciato a mormorare. Naturalmente tutti sorridenti i vari Nastasi, Nardella, sora Agnese e compagnia cantante e suonante. La demutizzazione del mondo musicale italiano sarà purtroppo opera ancora lunga e faticosa. E le macerie lasciate da questo narcisista non sono poche davvero.

    • lavocedelloggione dicembre 2, 2014 a 1:24 pm #

      Ho sempre sospettato in passato che Muti soffrisse del complesso della Regina Grimilde (specchio specchio delle mie brame, chi è il direttore più bravo e bello del reame?), ma pensavo che, morto Claudio Abbado, guarisse da questa fastidiosa sindrome; e invece, evidentemente, deve aver trovato un altro rivale per poter continuare ad interrogare lo specchio! In questa chiave non stupirebbe che accettasse la candidatura a capo dello Stato, carica ovviamente più alta di quella di senatore a vita (Sì, vendetta tremenda vendetta!!!).
      Spero proprio che Chicago si getti ai suoi piedi per dissuaderlo, anche perché comunque come direttore d’orchestra può ancora dare molto, portando lustro al suo Paese meglio che come politico! Attilia

  28. marco vizzardelli dicembre 2, 2014 a 2:16 pm #

    squallido personaggio, diffamatore dei colleghi, complessato, patetico
    Non cambia mai. Fa schifo

    marco vizzardelli

  29. Ninci dicembre 2, 2014 a 3:22 pm #

    Attilia, ma a queste stupidaggini credi anche tu? Finché ci credono Peter Tristan o Vizzardelli, non c’è da stupirsene; è tutto normale. Ma tu? Insomma…
    Marco Ninci

  30. Ninci dicembre 2, 2014 a 3:43 pm #

    Particolarmente esilarante è soprattutto il nostro Pietro Tristano, il quale vede il Maestro Muti come un bombardiere intento a ridurre in macerie la Milano e la Firenze musicali, proprio come i bombardieri inglesi e americani ridussero Dresda e quelli nazisti Coventry, L’evocazione non è allegra, ma tant’è. Comunque il sublime viene raggiunto colla cosiddetta demutizzazione. Adesso, nelle nostre gite, non mancheremo di imbatterci in cartelli che ci indicano un qualche comune non già denuclearizzato, bensì demutizzato. Forse ci sarà bisogno di qualche spiegazione, perché non tutti saranno in grado di capire, temo. Quello che è certo è che il comico è una delle grandi categoria della letteratura e della vita in genere; ma non quando è involontario.
    Marco Ninci

  31. marco vizzardelli dicembre 2, 2014 a 4:17 pm #

    Ninci è così. Fattene una ragione

    marci vizzardelli

  32. lavocedelloggione dicembre 2, 2014 a 4:38 pm #

    Marco, ho verificato con un amico (che è anche dipendente del Teatro di Firenze), presente al concerto e mi ha confermato che è stato imbarazzante sia il concerto come esito artistico, sia il pistolotto finale con l’attacco a Gatti. Quindi, primo non trovo che queste siano stupidaggini e, secondo, non le trovo affatto esilaranti, semmai inquietanti, pensando appunto che il suo nome sia stato fatto come possibile presidente della Repubblica.
    Mi ha fatto pensare a James Watson che a causa di incaute affermazioni denigratorie sull’intelligenza di fenotipi umani differenti, adesso è abbandonato da tutti, vittima di una riprovazione sociale che ora lo costringe a mettere all’asta la sua medaglia da premio Nobel! Ma il mondo anglossassone perdona meno, mentre noi di estrazione cattolica siamo più inclini al perdono, del resto anche tu Marco lo dimostri, considerando questi fatti delle quisquilie a cui non credere! Saluti a tutti Attilia

    • lavocedelloggione dicembre 2, 2014 a 4:50 pm #

      Nota di redazione: ho censurato la parte non pubblicabile del commento di Vizzardelli, al quale aveva già risposto prima che arrivasse la mia censura, un altro commentatore che però era del tutto anonimo, che esprimeva dissenso sullo stesso piano. Essendo anonimo, ho cancellato l’intervento, ma se volesse esprimersi nuovamente (ma in termini corretti) almeno con uno pseudonimo, resterà pubblicato come tutti gli altri.
      Comunque il testo diceva: Vizzardelli,……. e complessato sarà Lei. E neanche troppo bravo e competente.
      Sappiate inoltre che come amministratore del blog, mi viene segnalato l’indirizzo mail di provenienza. Attilia

  33. Ninci dicembre 2, 2014 a 4:48 pm #

    Certo, io dimostro una tolleranza incredibile. Sono un estimatore di Muti; ma su di lui ne sento di cotte e di crude, volgarità incredibili, stupidaggini stratosferiche. Eppure non perdo mai il controllo. Inversamente, basta che accenni una minima critica ad Abbado, di cui parlo sempre benissimo, perché molte persone perdano il controllo dei nervi. Mi complimento con me stesso.

    • lavocedelloggione dicembre 2, 2014 a 5:00 pm #

      Marco, ora devo uscire per fare la spesa (molto prosaicamente); ma cosa c’entra la tolleranza, il criticare o non criticare Abbado rispetto a Muti? Sei su un piano sbagliato! O hai anche tu il complesso della regina Grimilde su chi sia l’ammiratore più onesto, il mutiano o l’abbadiano? O forse io ho lanciato invettive ingiustificate a Muti? Ho solo confermato quanto dice Pietro Tristano ed esprimo disappunto nel pensare che una persona capace di essere in pubblico così meschina verso un collega, possa diventare il presidente della Repubblica Italiana, Tutto qui! Posso preoccuparmi, visto che questo sta per diventare un argomento politico vero e proprio e non più solo musicale? Musicalmente, come ho già detto, penso che possa ancora illustrare l’Italia, e lo penso veramente! Ciao ciao Attilia

  34. Ninci dicembre 2, 2014 a 4:50 pm #

    Magari fossero quisquilie! Non arrivano neppure ad essere quisquilie, solo imbarazzante pettegolezzo. Imbarazzante anche per chi le riporta. Ciao

  35. marco vizzardelli dicembre 2, 2014 a 4:55 pm #

    patetico ninci smettila

  36. Ninci dicembre 2, 2014 a 5:01 pm #

    Eh, purtroppo, caro Vizza, non sei in grado di rispondermi. Non lo sei mai stato; e questo un po’ ti duole. E’ comprensibile. Ciao

  37. marco vizzardelli dicembre 2, 2014 a 5:05 pm #

    Smettila, patetico

    marco vizzardelli

  38. Ninci dicembre 2, 2014 a 5:08 pm #

    Come sopra o, per quei pochi che ancora sanno il latino, semper idem. Basta, mi sono seccato.

  39. proetabarbun dicembre 2, 2014 a 5:17 pm #

    Ninci, però lei non entra nel merito.
    Era presente all’evento?
    Muti ha pronunciato quelle parole in pubblico?
    Perché in caso positivo non è comunque segno di grande signorilità.
    Ci dia qualche ragguaglio invece di attaccare gli altri.

  40. Ninci dicembre 2, 2014 a 5:30 pm #

    Certo che ero all’evento. Ha attaccato soltanto la regia di Traviata e Gatti non l’ha neppure ricordato. La questione della presidenza l’ha sbrigata con una parola. Tutte ovvietà. Gli altri non sono delle mammolette, dicono assurdità e vanno criticati senza pietà.

    • beppe dicembre 2, 2014 a 9:22 pm #

      Ah, ho capito!
      Quindi è normale che un direttore durante gli applausi che precedono il bis prenda il microfono e dal podio ci faccia sapere le sue illuminate opinioni su produzioni operistiche altrui, politiche artistiche internazionali e altro ancora!
      La megalomania fa davvero scherzi tremendi. Ma voi che lo appoggiate e lo difendete siete proprio deprimenti…

    • silvia dicembre 2, 2014 a 9:28 pm #

      “Ha attaccato soltanto la regia di Traviata”: e ti sembra normale che un direttore d’orchestra durante le sue esibizioni si metta a sotterrare su prestazioni professionali di altri colleghi e soprattutto di un teatro rispetto al quale prova odio e fomenta destabilizzazione attraverso i suoi luridi scherani???

      • silvia dicembre 2, 2014 a 9:30 pm #

        sotterrare va letto sdottorare, maledetti correttori!

  41. Ninci dicembre 2, 2014 a 5:48 pm #

    Attilia, non mi rivolgevo a te. Mi riferivo a Vizza e Tristano, che non mi sembrano un granché da questo punto di vista. Poi ognuno fa storia a sé, abbadiani e mutiani. Ma quando uno parla di demutizzazione è senz’altro un po’ di fuori, a dir poco.

  42. Pietro Tristano dicembre 2, 2014 a 6:11 pm #

    1) Smentisco di essere abbadiano.
    2) Confermo tutto ciò che ho udito ieri sera: un mediocre concerto e un miserabile e lungo sermone prima del bis.
    3) Confermo la frase “Non ho resistito più di dieci minuti alla televisione”: questo è un giudizio sprezzante sul regista di questa produzione, sul teatro che questa produzione ha prodotto, soprattutto sul direttore d’orchestra che di questa produzione era il garante complessivo.
    4) Se – ma non accadrà più – pago un biglietto per un concerto non intendo sorbirmi i delirii di un signore che approfitta di un momento artistico per fare il masaniello dei poveri contro i nemici dai quali la sua mente è ossessionata.
    5) Ribadisco che l’effetto malefico di Riccardo Muti sul mondo musicale italiano è a mio parere grande e grave, e disintossicarci da un certo modo di fare e intendere l’opera e il concerto non sarà opera breve e facile.
    6) Gli interventi di Ninci mi confermano che ogni artista ha i fan che si merita.
    7) Mi son rotto le scatole di dovermi sentir dire che sono psichicamente disturbato solo perché esprimo opinioni che danno fastidio a certo mainstream.
    8) Qualche divinità illumini i grandi elettori che tra alcune settimane dovranno eleggere il presidente della Repubblica Italiana.
    9) Un grato saluto ad Attilia.

    • Biagio dicembre 2, 2014 a 6:21 pm #

      Grande Pietro Tristano!!!
      È ora di dire che il re è nudo.

    • beppe dicembre 2, 2014 a 9:23 pm #

      Caro Pietro, ti esprimo la mia totale solidarietà. Ormai dire come stanno le cose sembra un lusso che non ci si può permettere. Ti abbraccio.

  43. Roberto dicembre 2, 2014 a 6:29 pm #

    Sono l’utente di prima che è stato censurato. Ora il mio nick è visibile pertanto spero che resti anche il mio commento
    Vizzardelli, squallido personaggio complessato, patetico e altro sarà Lei. Lo ha capito tutto il mondo che Le piace Gatti, se lo tenga ben stretto e se lo porti pure a casa sua e continui a tesserne le lodi pure in privato, ma basta con i soporiferi pipponi che il suo pupillo continua proporci, da ultimo il noiosissimo Trovatore salisburghese, tanto noioso quanto inutile per non aver aggiunto nulla, se non in peggio, a tanti altri Trovatore già ascoltati. O preferisce Harding che è più giovane e in forma?

    • lavocedelloggione dicembre 2, 2014 a 6:40 pm #

      Ho tolto tutte le parolacce, come da richiesta.

      I giudizi su questo o quel direttore o cantante o regista che sia, non sono deducibili come teoremi matematici, per cui è chiaro che ognuno la può pensare come vuole, solo che se li si esprime in modo argomentato saranno molto più efficaci e credibili. Così mica tanto! E ora, dopo aver fatto la spesa, vado anche a far da mangiare! Ciao ciao Attilia

      • Roberto dicembre 2, 2014 a 7:00 pm #

        Gentile Attilia, la tolga pure la parolaccia e mi scuso. Le auguro una buona cena.

    • silvia dicembre 2, 2014 a 9:25 pm #

      Gatti potrà piacere o non piacere. Ma mai e poi mai userebbe un concerto per sproloquiare e mandare messaggi e critiche ad altri.
      Mi spiace, ma questa differenza è abissale, e distingue un uomo e artista vero da un sedicente semidio in decadenza artistica e nervosa.

    • beppe dicembre 2, 2014 a 9:37 pm #

      Scusa, Roberto, il giudizio sul Trovatore salisburghese te lo ha comunicato Muti durante qualche suo concerto? No, così, giusto per sapere…

      • Roberto dicembre 3, 2014 a 8:08 am #

        No, è il parere di molti e anche di certa critica, andate a leggervi le cronache in austria e germania oltre a critiche in Italia. Ma avete sentito il concerto con cui ha aperto il nuovo auditorium della maison de radio france….patetico.

  44. lavocedelloggione dicembre 2, 2014 a 7:46 pm #

    Fatto! Buona serata a tutti A

  45. marietto novati dicembre 2, 2014 a 9:18 pm #

    pongo una domanda a Marco Ninci e Roberto: ritenete degno e civile che un direttore d’orchestra usi il podio di un concerto presso una fondazione lirica per criticare la produzione di un’opera di un’altra fondazione lirica?
    cioè, potete amare Muti quanto volete, ma se iniziamo a giustificare queste cose, allora siamo veramente alla frutta.
    mi citate, per favore, il nome di un solo altro direttore vivente che prima del bis si permetterebbe un simile atteggiamento?
    chi ha eletto il signor Muti a essere difensore di alcunché?
    io credo che “demutizzazione” sia un termine fin troppo flaccido.
    detto questo, desidero esprimere la mia solidarietà a marco vizzardelli e pietro tristano.
    e per dirla proprio tutta: credo che la morte di Abbado (del quale pure ho ritenuto discutibile certi atteggiamenti, ma che non era certo un cafone) abbia tolto anche gli ultimi freni inibitori a Muti, che ora pensa di poter imperversare col suo ego a dare giudizi su ciò che è bello e ciò che non lo è.
    qualcuno lo riporti a terra, al più presto!

  46. der rote Falke dicembre 2, 2014 a 9:32 pm #

    Il comportamento di Muti merita di essere stigmatizzato. Punto. Chi lo difende fa solo il suo male. Punto. Demutizzazione è un bellissimo neologismo. Punto.

  47. Elenas dicembre 2, 2014 a 9:45 pm #

    Lo sapevo LO SAPEVO! Questa è “La Voce del Loggione” che mi piace.
    Sangue e arena (come direbbe la Bartoli: e qui ne cerco un’altra, di rissa).

    Manca Vono.

  48. Ninci dicembre 3, 2014 a 12:06 am #

    Sciocchezzuole mediocri, che non mi toccano la suola delle scarpe.

  49. Ninci dicembre 3, 2014 a 12:20 am #

    I miei critici qui sono dotati di dialettica modesta e di un ancor più modesto senso dell’umorismo, una delle manifestazioni dell’intelligenza.

    • Ninci dicembre 3, 2014 a 12:44 am #

      Infine, devo dire che i miei nuovi amici mi sembrano abbastanza convenzionali e patetici nella richiesta di un politicamente corretto ancora più convenzionale.

      • marietto novati dicembre 3, 2014 a 8:44 am #

        Affermazioni rivoltanti. Tale idolo, tale fan.

  50. marco vizzardelli dicembre 3, 2014 a 5:22 am #

    Piantala ninci. Patetico. Come Muti che fa il male della musica non facendosi i fatti suoi. A 73 anni solo un complessato può comportarsi così.

    marco vizzardelli

  51. Ninci dicembre 3, 2014 a 7:20 am #

    Come un disco rotto, Marco. Non hai mai saputo argomentare, Non c’è niente da fare.

  52. R dicembre 3, 2014 a 7:49 am #

    Ha fatto benissimo invece. Quando una regia fa schifo è giusto dirlo e Muti ha fatto benissimo a sottolinearlo. Visto che non ha affatto parlato di Gatti, Vizzardelli potrebbe pure piantarla di farsi venire una crisi isterica. Anzi, perchè non si trasferisce ad Amsterdam così la pianta di sfracannarci i cosiddetti con Gatti e i suoi “capolavori”?

  53. Roberto dicembre 3, 2014 a 7:53 am #

    Ha fatto benissimo invece. Quando una regia fa schifo è giusto dirlo e Muti ha fatto benissimo a sottolinearlo. Visto che non ha affatto parlato di Gatti, Vizzardelli potrebbe pure piantarla di farsi venire una crisi isterica. Anzi, perchè non si trasferisce ad Amsterdam così la pianta di sfracannarci i cosiddetti con Gatti e i suoi “capolavori”?

    • beppe dicembre 3, 2014 a 8:16 am #

      “Ha fatto benissimo invece”: ma certo, quale direttore non usa i suoi concerti per denigrare le regie che non gli garbano?

    • silvia dicembre 3, 2014 a 8:19 am #

      Dài, Roberto, su, Muti ha compiuto un atto indifendibile, ammettilo e chiudiamola qui.

  54. Ninci dicembre 3, 2014 a 8:25 am #

    Muti fa una sua battaglia (non è importante distinguere se sia discutibile o meno) nella quale crede con assoluta sincerità; e usa il suo carisma e il suo prestigio per portarla avanti. E’ chiaro che non c’è nulla di personale in tutto ciò. Chi lo critica per questo sacrifica agli stupidi idoli del politicamente corretto. Ma figuriamoci se le personcine qui dentro possono capire una cosa così ovvia; ci vuole un po’ di sale in zucca per questo. Solo un pochino, non c’è bisogno di un dottorato di ricerca a Harvard o Tubinga.

    • silvia dicembre 3, 2014 a 8:30 am #

      Il termine sincerità abbinato a Muti è semplicemente ridicolo. Muti fa da sempre una sua battaglia, è vero: quella per il proprio ego.

  55. marietto novati dicembre 3, 2014 a 8:34 am #

    Ninci. Roberto. Potete rispondere alla mia domanda, per cortesia? A me non interessa Abbado o Muti o Gatti o Karajan o Marinuzzi. Mi dite se è degno che un direttore usi i suoi concerti per fare prediche denigrando prestazioni professionali di altri? Mi dite chi lo fa oltre al profeta di Molfetta? Mi basta un solo esempio di un direttore che durante un suo concerto abbia commentato una produzione lirica diretta da un collega, e vi assicuro che vi pago da bere. Forza!

    • Roberto dicembre 3, 2014 a 8:37 am #

      ma chissenefrega se è stato l’unico. Non lo ha mai fatto nessun altro, bene. Muti è stato l’unico? Meglio. Se una cosa fa schifo, fa bene a dirlo. A lui viene detto di tutto e di più. Per me poteva anche scriverlo e firmarlo oltre che dirlo.

      • marietto novati dicembre 3, 2014 a 8:46 am #

        Ho capito. C’è chi può e chi non può; Muti può.

      • silvia dicembre 3, 2014 a 8:47 am #

        Che fichi, ‘sti mutiani. Difensori del bello del vero e del giusto. C’è una sola musica e Muti è il suo profeta.

  56. Ninci dicembre 3, 2014 a 9:07 am #

    Ma guardate che di questi esempi ce ne sono a tonnellate. Musicisti che in dichiarazioni pubbliche hanno denigrato colleghi ci sono sempre stati. Toscanini nei confronti di Furtwaengler, Furtwaengler nei confronti di Toscanini. Bruno Walter nei confronti di Furtwaengler. Shostakovich nei confronti di Mravinsky (erano stati grandi amici); dichiarazioni da querela di Shostakovich (se di querela si fosse potuto parlare nell’Unione Sovietica stalinista e non di gulag) sempre nei confronti di Toscanini. E questi non parlavano delle regie, ma proprio dei musicisti. Karajan nei confronti di Böhm, Böhm nei confronti di Karajan. Nelle grandi rivalitä queste cose ci sono sempre, le dichiarazioni al veleno sono all’ordine del giorno. La Callas nei confronti della Tebaldi, la Tebaldi nei confronti della Callas, De Sabata nei confronti di Toscanini, Toscanini nei confronti di De Sabata. Con la differenza che Muti non ha parlato assolutamente di Gatti, che non gli può dare ombra da nessun punto di vista; e questo Muti lo sa benissimo. Sento fare dai miei amici della psicologia da bancarella; e li vedo sostenere una concezione del mondo svirilizzata e pseudosignorile, un mondo fatto per signorine di buona famiglia. Ma tant’é. Io ho insegnato per quaranta anni; ma ho visto che, per quanti sforzi si facciano, l’intelligenza non la si può creare dal nulla, come un fiore che crescesse sulla pietra.

    • marietto novati dicembre 3, 2014 a 9:16 am #

      Vedo che predichi intelligenza ma continui a non capire una cippa. Ci mancherebbe altro che non ci siano rivalità o giudizi malevoli tra colleghi, anche in conferenze o interviste pubbliche… è ovvio.
      Provo a rispiegartelo: LA COSA MISERABILE E’ CHE IL TUO IDOLO USI I SUOI CONCERTI PER PRENDERE IL MICROFONO FARE LE SUE PREDICHE E DARE GIUDIZI SUL LAVORO ALTRUI.
      è chiaro o devo ripetertelo ancora?!?!?!?!?!?!?
      di Gatti me ne sbatto altamente, magari ce l’aveva con Lissner o con Tcherniakov o con von Bülow o con Monteverdi, chissenefrega!
      il problema non è chi viene attaccato ma la modalità da giudice supremo della musica italiana di Muti. chiaro???????????????????
      DEMUTIZZAZIONE
      DEMUTIZZAZIONE
      DEMUTIZZAZIONE
      DEMUTIZZAZIONE
      DEMUTIZZAZIONE
      DEMUTIZZAZIONE
      DEMUTIZZAZIONE
      DEMUTIZZAZIONE

      • Roberto dicembre 3, 2014 a 9:18 am #

        Ma basta la prego, è patetico continuare. Qualche idea più concreta da scrivere? O trovarsi altro da fare?

    • Elenas dicembre 3, 2014 a 9:19 am #

      Ma dal letame nascono i fior: come la mettiamo?
      P.S. A me la regia di Traviata non dispiacque affatto. Per dire…

    • beppe dicembre 3, 2014 a 9:19 am #

      Scusa? Scendi dalla pianta, bimbo: a Muti il successo di Gatti dà fastidio, eccome, tanto che i suoi uomini hanno fatto di tutto e di più per ostacolare le trattative con Firenze.

  57. Elenas dicembre 3, 2014 a 9:20 am #

    Qualcuno è riuscito a leggere il libro di Isotta per caso?

    • beppe dicembre 3, 2014 a 9:21 am #

      Chiedi a Riccardo Muti, l’ha letto di sicuro.

  58. Ninci dicembre 3, 2014 a 9:25 am #

    Non capisco la differenza fra farlo dopo un concerto o davanti a un tavolo. Ovviamente non ce n’è nessuna. Abbandono volentieri questo festival della paranoia.

  59. Ninci dicembre 3, 2014 a 9:26 am #

    Il letame non sono le pietre, Elena. E qui ci sono proprio le pietre, non esattamente preziose. E poi di quella frase si è abusato e straabusato. Ciao

    • Ninci dicembre 3, 2014 a 9:33 am #

      Una piccola aggiunta. Secondo questo tal Beppe gli uomini di Muti avrebbero impedito a Gatti di venire in un posto dove lui non è e dove ovviamente non ha nessuna intenzione di venire, dato l’incarico prestigiosissimo che ha già. Pazzesco, che spreco di energie…fra poco lo accuseranno di essere il mostro di Firenze, visto che non lo si è mai trovato e Pacciani è morto dopo essere stato assolto. Perché no? Il livello della discussione è proprio questo. Ciao a tutti

      • Biagio dicembre 3, 2014 a 10:06 am #

        Confermo quel che dice Beppe. È chiaro che, adesso, a Gatti di Firenze frega zero. Ma le trattative col Maggio sono iniziate nel 2013, quando Jansons ancora non si era dimesso da Amsterdam. E gli emissari mutiani hanno trafficato, eccome. Del resto tutta la storia di questo personaggio è costellata di questo modo di fare del molfettano, come anche Attilia dovette patire sulla sua pelle.

  60. lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 9:52 am #

    Se è per questo Muti ha impedito anche che tornasse Claudio Abbado alla Scala con Elettra che, guarda un po’, è sata poi accolta proprio a Firenze! In quanto a spreco di energie, non le ha risparmiate neppure con la sottoscritta che un giorno ormai lontano si è vista convocare da un ufficio scaligero per subire un vero e proprio interrogatorio sui motivi per cui avevo prenotato a nome del Club Abbadiani Itineranti una ventina di posti per un concerto di Muti alla Scala a favore dell’AIRC! Erano convinti che avremmo boicottato il concerto! Questo per dire che il livello della discussione sarà pure basso, ma si adatta perfettamente al soggetto in causa!
    Saluti Attilia

  61. Biagio dicembre 3, 2014 a 10:02 am #

    A proposito di Firenze. Se fossi in Gatti, dopo il Requiem in Santa Croce per Abbado, cancellerei tutti gli impegni presi. Se un teatro si mette in ginocchio così di fronte a tali buffonerie, lo si può lasciare tranquillamente al suo triste e bancarottiero destino. Lo diriga Muti il «Pelléas et Mélisande»; o, se è partitura troppo impegnativa, si sostituisca il titolo con una sublime «Lodoïska» o con un’inarrivabile «L’Europa riconosciuta».

  62. Ninci dicembre 3, 2014 a 10:05 am #

    Veramente mi risulta che Muti a Milano Abbado lo volesse eccome in Elektra; però voleva che la suonasse l’orchestra della Scala, com’era giusto. Per altro, non mi risulta che durante la permanenza di Abbado a Berlino Muti abbia mai calcato il podio dei Berliner, cosa che succedeva regolarmente ai tempi del Maestro Karajan. Questo per la verità. Ciao

    • Biagio dicembre 3, 2014 a 10:12 am #

      Ah, sì? Fai un salto alla sede del Festival di Pasqua, e informati sul gioco delle tre carte fatto da Fontana (non so se vittima o complice), che mentre fingeva di voler coprodurre, incaricava l’ignaro Sinopoli e Ronconi di preparare una loro «Elektra» per il Piermarini. Questo per la verità. Ciao.

  63. Ninci dicembre 3, 2014 a 10:12 am #

    O forse sull’Elektra mi sono sbagliato. Comunque Muti lo voleva in Fidelio e non fu possibile. Su Muti a Berlino invece sono assolutamente sicuro. Come si vede, il problema ha sempre due facce.

  64. lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 10:13 am #

    Credo proprio che sia stato invitato a Berlino, ma non ne ha voluto sapere; d’altra parte ho visto con i miei occhi, all’indomani della rinuncia di Abbado a ricandidarsi alla guida dei Berliner, un fax di auguri di buon anno inviato da Muti all’orchestra dei Berliner Philharmoniker in data 15 febbraio 1998!!!!!! (e i punti esclamativi li hanno messi i Berliner sul fax appendendolo in bacheca!) . La personalità del personaggio è questa, c’è a chi piace, e a chi no!

  65. Gabriele Baccalini dicembre 3, 2014 a 10:19 am #

    Marco, anch’io ritengo inopportuna e irriguardosa verso il pubblico (non verso Tcherniakov o Gatti) l’uscita di Muti dopo il concerto di Firenze. Se io pago un biglietto per assistere a un concerto ho diritto di non assistere ad esibizioni da critico musicale o teatrale da parte del direttore d’orchestra. Una battuta spiritosa prima del bis ci può stare, un predicozzo no.
    A tavola con gli amici si può dire quello che si vuole, dal podio di una istituzione musicale non si parla delle altre.
    Muti ha migliaia di mezzi di comunicazione (volgarmente detti media) a disposizione per criticare chi vuole. Quasthoff diceva peste e corna dei suoi colleghi nelle interviste suoi giornali. Ma i lettori possono decidere di leggere o di ignorare un articolo.
    Per manifestare dissenso dalle affermazioni di Muti bisognava alzarsi e uscire dalla sala in modo plateale, rinunciando al bis: rispondere cioè alla maleducazione di chi approfitta di un microfono in mano con la maleducazione di chi sbatte la porta di un palco.
    Ma quella non era la sede per discutere unilateralmente e senza contraddittorio della regìa di Traviata.
    Adesso prego chiunque volesse solidarizzare con me di astenersene: questa regressione al 2005 mi sembra molto deprimente per il blog e spero di non dover intervenire ulteriormente.

  66. lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 10:29 am #

    http://www.corriere.it/cultura/14_gennaio_20/claudio-abbado-ragazzo-berlino-76f1ce86-81b3-11e3-8a88-1094d7bd0d52.shtml
    Ecco qua, leggete questa intervista a Claudio quando era direttore dei Berliner. A un certo punto vi si dice:
    “Eppure anche le leggende attingono alla Storia. Notazione puramente personale: per quanti sforzi faccia nell’ accreditare un idillio con il direttore della Scala, Claudio Abbado non ci convince. Ma avete invitato Muti ai Berliner? “Certo. Ci sono gli “Amici dei Berliner” che vengono invitati molto democraticamente e vengono regolarmente: Zubin Mehta, Daniel Baremboim, Pierre Boulez, James Levine, Simon Rattle e Seiji Ozawa. Anche Riccardo e’ stato invitato. Fra l’ altro c’ e’ l’ Europa Konzert diretto ogni anno da me o da un direttore ospite, ecco Riccardo e’ stato invitato proprio per questo concerto. L’ orchestra e’ andata a parlare con lui chiedendogli ovviamente di dirigerlo anche durante la stagione. Ma lui ha cancellato”. Tutto qui? “Io devo dire un’ altra cosa, che ho messo qui a Berlino un limite agli onorari, una cosa della quale mi sono tutti molto grati. E’ un tetto piu’ basso di cio’ che ricevo altrove e che ho imposto a me stesso sul contratto con i Berliner insieme alla clausola che nessuno ricevesse piu’ di questo compenso”. Il discorso rimane sospeso”
    Saluti Attilia

  67. lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 10:33 am #

    Bacca, sarà una regressione, ma se si parla di candidatura al Quirinale, allora diventa di attualità, se permetti! Quando questo verrà categoricamente smentito, allora chiederò che non se ne parli più. Per ora c’è la smentita di palazzo Chigi ma di sicuro il figlio minore di Muti ha parlato di questo al Fatto Quotidiano:
    http://www.ilgiornale.it/news/politica/nuovo-capo-dello-stato-renzi-pensa-riccardo-muti-1072131.html
    Nel frattempo,Matteo Renzi scalda i motori e inizia a sondare il terreno per portare al Colle un uomo a lui gradito. Nelle ultime ore i riflettori si sono accesi su Riccardo Muti. Come rivela Domenico Muti, terzogenito del Maestro al Fatto Quotidiano, il premier avrebbe già sondato la disponibilità con una telefonata.

    “Ma perché non mi fate continuare a dirigere che mi piace tanto?”, si limita a replicare Muti. Che però non dice “no”. Anzi. Valuta la proposta. “Per me mio padre è e resta un direttore d’orchestra, ma dell’eventuale elezione al Quirinale abbiamo parlato in famiglia, con lui, e sappiamo che una cosa del genere è troppo seria per non essere presa con serietà – assicura Domenico Muti – ed è quello che faremo, il suo nome lo ha fatto Renzi, e una proposta del premier, appunto, è una cosa seria”. Dichiarazioni che il cronista del Fattoraccoglie sulla scalinata di Palazzo Vecchio a Firenze, prima del saluto al consiglio comunale del maestro. Con lui erano presenti sia il sindaco Dario Nardella sia Salvatore Nastasi, potente direttore generale del ministero della Cultura. Ma Palazzo Chigi smentisce categoricamente. “Non si sentono da anni”, assicura la presidenza del Consiglio. Che, poi, aggiunge: “Il premier non ha parlato con lui né con il signor Domenico Muti che non ha il piacere di conoscere. Il che rende retroscena e presunte rivelazioni destituite di ogni fondamento”.

  68. Ninci dicembre 3, 2014 a 10:55 am #

    Questo Baccalini, con le sue pretese da vecchio saggio, mi ha veramente seccato. Voglio litigare quanto mi pare.

    • Ninci dicembre 3, 2014 a 11:20 am #

      Io abito in una piccola città fra Firenze e Pisa. Se all’ingresso della città ci sarà il cartello “comune demutizzato”, sicuramente sarò espulso dalla comunità. Bisogna che mi prepari al trasloco; forse Montelupo Fiorentino mi accoglierà.

    • Elenas dicembre 3, 2014 a 3:39 pm #

      Ora, va bene tutto, Marco, ma bollare le argomentazioni di Zio Bacca come roba da saggio, per di più vecchio, questo no: non te la passo.

  69. Gabriele Baccalini dicembre 3, 2014 a 11:26 am #

    Attilia, riprendo la parola solo per dirti che la storia di Muti Presidente a me è sembrata subito una bufala. Il figlio Domenico non so a nome di chi parlasse, ma ignora che i candidati che escono fuori un mese prima delle votazioni vengono regolarmente trombati.
    L’uscita di Berlusconi a favore di Amato, ad esempio, a me è sembrato un autentico siluro.
    Il “pactum sceleris” avrebbe coinvolto anche Berlusconi, in cambio dell’impegno di Muti a nominare Gianni Letta Segretario Generale del Quirinale! Un Presidente che si fa mettere sotto tutela da uno stipendiato di Berlusconi ancor prima di essere eletto? Ma andiamo….
    Dalla bocca di Muti su Internet io ho sentito solo le parole: “Ma perché non mi lasciate continuare a dirigere l’orchestra, che mi piace così tanto? Ognuno deve fare il suo mestiere”.
    Ma te lo immagini Muti che presiede il Condiglio Supremo di Difesa o il Consiglio Superiore della Magistratura? Roba da Crozza!
    Baci. Bacca.

  70. lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 11:40 am #

    Sono d’accordo, caro Bacca, ma allora il figlio Domenico è stato ben incauto, e non ci si può chiedere in nome di chi parlasse! Ad ogni modo organizzerò una bella cena, appena torno da Berlino e Strasburgo disertando la prima scaligera, sarò carica di leccornie nordiche e se qualcuno ci mettete una bella bottiglia di vino, è fatta! Baci baci Attilia

  71. marco vizzardelli dicembre 3, 2014 a 12:17 pm #

    vieni riccardomuti, presentati alla scala. Siamo pronti a riaccoglierti come meriti

    marco vizzardelli

    • Roberto dicembre 3, 2014 a 12:35 pm #

      Vizzardelli lei è un maleducato e frustrutato. Se ne stia a casa se Muti dovesse tornare alla scala o si compri un bel biglietto per Amsterdam senza rompere i maroni a chi spera che Muti torni. Lei e tutta la sua cricca di frustrati fischiatori.

      • Franco Nava dicembre 3, 2014 a 1:27 pm #

        muti quando mai e’ stato fischiato?

  72. Trebbiatore dicembre 3, 2014 a 12:22 pm #

    La Presidenza della Repubblica è una carica troppo riduttiva per il Maestro Muti. Lo vedrei bene dapprima come primo Imperatore degli Stati Uniti d’Europa e e quindi come Pontefice Massimo Unificato delle tre religioni monoteiste.

  73. Franco Nava dicembre 3, 2014 a 1:26 pm #

    vorrei umilmente far notare che se c’e’ un artista vittima di cricche di fischiatori questi e’ proprio daniele gatti giusto o non giusto che sia fischiarlo

  74. marco vizzardelli dicembre 3, 2014 a 3:00 pm #

    vieni riccardomuti, presentati alla scala. Siamo pronti a riaccoglierti come meriti

    marco vizzardelli

  75. Gabriele Baccalini dicembre 3, 2014 a 3:19 pm #

    Cari amici mutiani e abbadiani,
    questa volta mi rivolgo a tutti voi non per tornare su cose che ci siamo già detti centinaia di volte in 10 anni di vita del blog, ma per ricordarvi che in Africa si muore non solo per l’Ebola, ma ormai anche per la fame, se non si porta il cibo alle popolazioni in quarantena.
    Anche i malati hanno possibilità di sopravvivenza se adeguatamente idratati e nutriti.
    Oltre alla emergenza sanitaria ce ne è già un’altra alimentare, che andrà ben al di là dell’epidemia: l’economia dei paesi colpiti è in ginocchio e gli aiuti internazionali arrivati sono enormemente inferiori a quelli promessi.
    Io sono il tesoriere di una piccola Onlus, l’Associazione Microcammino, che aiuta la popolazione della regione più interna e povera della Sierra Leone e le testimonianze che ci pervengono dicono che Ebola è devastante come la guerra dell’oro e dei diamanti, che durò fino al 2002 e che è costata un duro sforzo per intraprendere un percorso di pacificazione e di sviluppo, ora drammaticamente interrotto non sappiamo per quanto tempo.
    Se potete inviare cifre importanti a Emergency, MSF o altre ONG che hanno la forza di prestare le cure ai malati, ve ne sarò grato.
    Noi, nel nostro piccolo, abbiamo finanziato la prevenzione e ora anche la carestia, inviando, dallo scoppio dell’epidemia, circa 40.000 euro raccolti da una miriade di grandi e piccole donazioni, da 5(cinque, non cinquemila) a 8.000 euro, spesso provenienti da sconosciuti che non riusciamo neppure a ringraziare. Anche una piccola somma può salvare una vita.
    Se vi interessa sapere come vengono impiegati i nostri fondi, andate sul sito Microcammino-Onlus.it: c’è tutta la storia dell’associazione e la documentazione fotografica degli acquisti fatti dal nostro fondatore e presidente onorario, che dopo vent’anni passati in Italia è tornato nel paese natale e ne è divenuto Ministro per il Turismo (che ora è a zero) e i Beni Culturali.
    In queste settimane però fa la spola tra la capitale Freetown e la regione di Koinadugu, dalla quale proviene, per coordinare gli sforzi volti a curare le persone e soprattutto per educarle a evitare i rischi di contagio, che colpiscono lui per primo.
    Se anche solo andate a vedere il sito, MICROCAMMINO-ONLUS.IT, mi farete il più bel regalo di Natale. Auguri a tutti.
    Gabriele Baccalini

  76. Trebbiatore dicembre 3, 2014 a 4:39 pm #

    Grazie Gabriele

  77. lavocedelloggione dicembre 3, 2014 a 7:52 pm #

    Marco Ninci, ho cambiato idea! Ho pensato che sostenere la candidatura di Muti al Quirinale avrebbe poi dei risvolti esilaranti, tipo una prima del 7 dicembre alla Scala diretta da Gatti con Muti presidente, ospite d’onore in sala (chi dei due farebbe il pistolotto?), oppure tutti i concerti di radio3 della domenica mattina autogestiti in casa! Che ne dici? (ho seguito il tuo consiglio di metterci un po’ di humor!) Baci baci Attilia

    • Ninci dicembre 3, 2014 a 10:14 pm #

      Sono assolutamente d’accordo con te, Attilia. Tutto ciò che è leggero, umoristico, un po’ Lustiger Streich come quelli di Till Eulenspiegel mi piace. Ci rende sopportabile questo mondo così insopportabilmente serioso.
      Ciao baci
      M.

  78. proetabarbun dicembre 3, 2014 a 10:55 pm #

    Baccalini, ho letto con grande attenzione il suo ultimo commento che mi pare di gran lunga il più interessante di tutti quelli di questo post.
    ho anche condiviso il link su facebook e qualcuno mi ha fatto notare come la cifra di 3.000 euro per 6 quintali di riso sia un po’ troppo alta.
    siccome non ho modo di dubitare né della sua onestà né di quella del Ministro io immagino che vi siano costi di spedizione aerea e terrestre molto elevati ma mi piacerebbe avere qualche dettaglio in più da lei su questo tema poiché l’auspicio sarebbe quello di poter consegnare ancora più cibo con la stessa cifra.

    questo a meno che nei vari passaggi, inevitabili in questi casi, non ci sia qualche Cecato che lucra sopra la disperazione e la sofferenza altrui, ennesima vergogna italica quasi inimmaginabile sulla quale non mi risulta che nessun Salvini abbia pronunciato ancora una sola parola di commento:

    http://www.pagina99.it/news/societa/7635/-C-hai-idea-quanto-ce-guadagno-sugli-immigrati—-Affari-sulla-pelle-dei-rifugiati.html

  79. Inattuale dicembre 4, 2014 a 1:24 pm #

    più surreale di un presidente che rifiuta di dirigere la marcetta di Novaro ……cosa c’è?
    ricordate la “ferita” al galateo istituzionale? Fidelio del 99 e Ciampi, se ricordo bene

    da presidente come potrebbe comportarsi? la dirige lui? poi (a concerto concluso) passa in rassegna le truppe con il mascellone in bella evidenza?
    tutto bellissimo!
    …paese in grado di deliziarmi sempre, aspetto il Gruppo Armato Rivoluzionario del Bambin Gesù

  80. Gabriele Baccalini dicembre 4, 2014 a 2:18 pm #

    Caro Proeta, il riso è il maggiore prodotto alimentare della Sierra Leone, che ne ha due varietà pregiate, che – Ebola permettendo – verranno presentate al cluster del riso dell’Expo. Una volta era anche esportatrice, oggi è importatrice netta di riso.
    Noi raccogliamo fondi e spediamo soprattutto soldi, anche se in collaborazione con altre Onlus toscane abbiamo partecipato a due spedizioni di presidi sanitari via aerea e container per mare.
    Il riso lo comprano giù e purtroppo da quando è scoppiata l’epidemia i prezzi di tutti i generi di prima necessità sono schizzati in alto e c’è già il mercato nero. Molte persone non possono uscire di casa perché in quarantena e perciò non producono né possono acquistare roba da mangiare.
    Noi abbiamo finanziato sinora l’acquisto di oltre 250 q.li di riso.
    Sul Ministro metto tutte e due le mani sul fuoco: mentre viveva a Milano ha creato Microcammino e realizzato una radio, scuole, pozzi, centri sanitari per la sua regione. Il Comune di Milano gli ha dato anche una medaglia d’oro di Sant’Ambrogio. Adesso è a capo di un Ministero formato da 6 (sei) persone e rischia quotidianamente la vita andando nei villaggi per convincere la sua povera gente a non mettere in atto comportamenti tribali, che provocano il contagio come il lavaggio dei morti (contagiosissimi nei primi giorni dopo il decesso) prima dei funerali, cui partecipa tutto il parentado moltiplicando le occasioni di trasmettere l’infezione. Ha messo anche dei posti di blocco, per impedire i passaggi da un villaggio all’altro soprattuttto per funerali e altre cerimonie, ma anche ai posti di blocco bisogna portare da mangiare.
    E’ una situazione tragica e in Sierra Leone ancora in peggioramento. Tutti i soldi che prima spendevamo per creare infrastrutture e servizi socio-economici (tra cui una cooperativa agricola di donne finanziata con il microcredito) adesso vanno nel tentativo di salvare la popolazione.
    Gli aiuti internazionali sono stati promessi, ma ne sono arrivati pochissimi. Il governo italiano sta sperperando i 50 milioni che ha promesso, come ha dimostrato l’infettivologa del Sacco che ha parlato in TV insieme a Gino Strada, che è in Sierra Leone e ha rifiutato un assurdo bando della Cooperazione italiana per 200.000 euro ciascuna a 4 ONG, ma sta terminando un centro di isolamento per un centinaio di letti con 4 milioni, che ha ricevuto come primo acconto dalla Cooperazione britannica (fino a 50 anni fa la Sierra Leone era colonia inglese).
    Purtroppo sappiamo già che al termine dell’epidemia il paese sarà in ginocchio come dopo la guerra dell’oro e dei diamanti, finita nel 2002, dalla quale si stava risollevando faticosamente, e quindi ci vorranno molti anni per rimettere in moto un processo di sviluppo.
    Come ho già avuto occasione di scrivere, noi non possiamo competere con Emergency o MSF, che praticano le cure ai malati, ma ci occupiamo di prevenzione e di assistenza alimentare alla più povera e lontana regione del paese. Per questo dico che anche con donazioni di pochi euro possiamo salvare vite umane.
    E tutto ciò in questo momento mi preme di più anche di un concerto alla Scala.
    Grazie per l’attenzione e un cordiale saluto.
    Gabriele.

  81. Gabriele Baccalini dicembre 4, 2014 a 2:27 pm #

    P.S. Non ricordo dove sta scritto che in Sierra Leone 6 quintali di riso costano 3.000 euro
    . Comunque è un errore.
    Le utlime informazioni ci dicono che il riso è arrivato a 60 euro al q.le e quindi 6 q.li
    costano 360 euro.

  82. proetabarbun dicembre 4, 2014 a 2:40 pm #

    ci sono informazioni contrastanti sul sito.

    qui c’è scritto correttamente 60 euro al quintale (dunque 60 centesimi al kilo):
    http://www.microcammino-onlus.it/riso-per-la-sierra-leone/

    mentre in questo post pià recente si parla di 3000 euro per 6 quintali che sarebbe 5 euro al kilo;
    http://www.microcammino-onlus.it/emergenza-ebola-emergenza-fame/

    comunque ora posterò su facebook il primo dei due, aggiungendo le sue ultime osservazioni, molto interessanti.
    e poi farò una donazione, nei limiti delle mie possibilità di barbun.

    grazie ancora e a presto, PB.

  83. Gabriele Baccalini dicembre 4, 2014 a 3:21 pm #

    P.PS. Ho individuato l’errore del 26 novembre nel sito di Microcammino e informato l’amministratore del sito, che provvederà a correggere lo strafalcione. D’altronde mi dicono che un quotidiano nazionale ha scritto che il riso in Sierra Leone costa 60.000 euro al quintale!
    La Botteri al TG3 da New York ha detto che Koinadugu è il più ricco sobborgo di Freetown, dove ci sono il cloro per disinfettare, le mascherine e i guanti monouso, riprendendo la notizia dalla Reuter. In realtà Koinadugu è la regione più lontana dalla capitale e la più povera del paese, mentre i presidi sanitari sono quelli mandati da Microcammino e da altre Onlus collegate.
    Devo dire che anche le difficoltà nelle comunicazioni e la scarsità di occidentali in loco
    favoriscono la disinformazione.
    Gabriele Baccalini

  84. Gabriele BAccalini dicembre 5, 2014 a 11:39 am #

    Grazie, Proeta, soprattutto per la promessa di una donazione, ma anche per la segnalazione dell’errore. Come tesoriere dell’associazione ho il dovere di essere pignolo anche sui centesimi, ma stavolta era proprio uno sproposito..
    Ho accertato che l’indicazione dei 3.000 euro era solo il frutto di un banalissimo zero scappato in più, che ho chiesto comunque di cancellare. Siamo tutti volontari e quindi non si può neppure redarguire oltre un certo limite un amico che si distrae un attimo.
    Infatti alcune settimane fa il riso costava 50 euro al q.le e quindi 6 quintali si compravano con 300 euro. Forse chi ha scritto il post non sapeva che nel frattempo il prezzo era salito a 60 euro e temiamo che non si fermi lì.
    In Siera Leone c’è la guerra (contro Ebola, ad armi impari) e ormai anche la carestia: gli avvoltoi che speculano in tali situazioni arrivano puntualissimi.
    Questo scambio di commenti sui prodotti agricoli non non è poi così fuori luogo in un blog musicale: è noto che sul bordo di un autografo di Traviata Verdi aveva annotato la contabilità dei carri di letame in entrata nella tenuta di Sant’Agata…
    Cari saluti.
    GB

  85. masvono dicembre 5, 2014 a 3:50 pm #

    PADEREWSKI VS RICCARDO MUTI

    Mi dispiace per il povero Marco Ninci, ma Muti può solo sperare di arrivare *secondo* dopo il *sommo* Paderewski, leggenda del pianoforte, Primo Ministro della Polonia, Ministro degli Esteri della stessa, Ambasciatore Polacco presso la Lega delle Nazioni.
    E questo solo *da vivo*.

    *Da morto* le sue spoglie riposano nella Cattedrale di Varsavia, e voglio vedere se quelle di Muti saranno dentro San Pietro.

    E poi, vuoi mettere firmare il Trattato di Versailles con l’essere sotto tutela di Gianni Letta?
    Niente, Muti (s)battuto su tutti i fronti!

    Ninci! In Toscana avete perso ogni smalto. Nessuno durante quel ridicolo pistolotto ha gridato “Ricchardo! Il champo di phaphaveri hera peggio!!”

    D’altronde producete Renzi….
    Ciao ciao

    -MV

    • Ninci dicembre 5, 2014 a 6:05 pm #

      Caro Max, la produzione di Renzi è per noi motivo di somma vergogna. Ma anche quella di Silvio non è un granché. Anche se, da uomo di sinistra devo confessarlo, preferisco forse Silvio al virgulto di Rignano e la Santanchè a una qualche vestale renziana. Ciao

      • Ninci dicembre 5, 2014 a 6:17 pm #

        Poi, sai, tutto l’amore possibile pet Paderewski e la Polonia, tuttavia non è che il Trattato di Versailles alla Polonia abbia portato molto bene. Tutti i firmatari non hanno mostrato molta intelligenza politica, viste le conseguenze disastrose che ne sono nate. Speriamo che al Maestri Muti, che ovviamente però non diventerà mai presidente, le cose vadano un po’ meglio.ciao

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