26 Ott

Filarmonica della Scala

Direttore Pierre-André Valade

 (concerto dedicato a Luciana Pestalozza e Claudio Abbado

23° Festival di Milano Musica

Direttore  Pierre-André Valade

 PROGRAMMA
György Ligeti
Lontano
Fausto Romitelli
Dead City Radio. Audiodrome
Claude Debussy
La mer
De l’aube à midi sur la mer
Jeux de vagues
Dialogue du vent et de la mer

21 Risposte to “”

  1. proetabarbun ottobre 27, 2014 a 1:17 pm #

    toc, toc, c’è nessuno…?
    qualcuno è andato a questo concerto?
    io l’ho sentito alla radio e, ahimé, ho sentito un Debussy tirato un po’ via e un po’ troppo ridondante per i miei gusti.
    forse l’han provato poco, lavorando di più su Romitelli?
    in tutti i modi l’ordine dei brani qui ha una sua logica, nel concedere agli ascoltatori di uscire dal teatro rinfrancati dal naturalismo ancora pre-cinematografico e tutto sommato innocuo di Debussy, ancora permeato di un rapporto tutto sommato fiducioso e privo di paure con la dimensione del mistero.
    tutt’altra angoscia panica vi è nel brano di Ligeti, o la solitudine siderale di un’epoca a cavallo fra il vecchio e il nuovo mondo in cui è stato scritto il brano.
    poi c’ha pensato Kubrick ad usarlo come colonna sonora e da qui si arriva a Romitelli che di fatto scrive qualcosa di molto simile al soundtrack di un blockbuster hollywoodiano, di quelli pieni di esplosioni, stellari o terrestri, super-eroi muscolosi e l’incombere della minaccia (una qualsiasi, gli islamici o gli alieni va bene lo stesso) come tema dominante.
    il titolo stesso del brano rimanda a una dimensione fantascientifica o fumettistica e, come si sarà capito, mi ha deluso molto.

  2. Biagio ottobre 27, 2014 a 3:58 pm #

    La mia impressione. Programma ben assortito, anche se non benissimo eseguito. Anch’io prediligo il Romitelli di «Mediterraneo» o di «Golfi d’ombra» (brani che non a caso entusiasmavano Grisey), però preferisco che si ricordi lui a dieci anni dalla tragica scomparsa piuttosto che presentare l’ennesimo debosciato brano di un compositore vivente. «Lontano» è ormai un caposaldo del repertorio di qualsiasi orchestra seria. «La mer» è «La mer»: basta e avanza sempre.

  3. luzy ottobre 27, 2014 a 7:54 pm #

    Io c’ero. Serata flaccida come poche. Innanzitutto dovrebbero proibire programmi cosi brevi (o farci entrare gratis) – i brani sono tutti capolavori, a cominciare da Ligeti (prego ascoltare Romitelli nella prima disponibile su YT e Lontano nell’incisione live di Abbado). Ad ogni modo, suonare La Mer così male è una vergogna assoluta. E per dio, dedicano il concerto a Claudio e Luciana Abbado. Ok. Chiudere bottega.

  4. der rote Falke ottobre 28, 2014 a 10:29 am #

    ultimissime da via Filodrammatici.
    il duo di illusionisti Pereira/Chailly effettua l’ennesimo cambio rispetto al cartellone annunciato (siamo ormai al settimo od ottavo tra titoli spariti, direttori defunti o defuntibili, orchestre sostituite, tenori sedicenti malati, contratti non firmati, soprani ectoplasmatici, date scambiate, eccetera).
    questa volta a saltare è l’opera FIN DE PARTIE che vien sostituita dal vecchio e triste WOZZECK nell’allestimento di Flimm.
    onestamente sono senza parole. credo che sia impossibile per una persona minimamente sana di mente acquistare un biglietto o un abbonamento (costosissimi!!!) per un teatro che ogni settimana cambia qualcosa nel suo programma…
    io continuo a invocare l’intervento di qualcuno che riporti serietà in una istituzione che sta raggiungendo a passi velocissimi il livello di più bassa credibilità della sua storia pluricentenaria.

  5. silvia ottobre 28, 2014 a 10:31 am #

    Se non fosse nauseante, la questione sarebbe comica!!! Quei due vanno cacciati al più presto da Milano e insieme con loro il miserabile sindaco che li ha investiti, in barba a tanti pareri contrari anche dei suoi uomini, di questo incarico evidentemente troppo alto per il loro squallido dilettantismo.

  6. beppe ottobre 28, 2014 a 10:38 am #

    mah, la mia stima per kurtag è pari a zero per cui non piango di certo… però la situazione in scala inizia ad essere veramente fuori controllo… il wozzeck di flimm ha quindici anni, era brutto già alla prima, figurarsi oggi con metzmacher… voglio dire cosa può aggiungere più di sinopoli o conlon o gatti?… e del casto l’unico degno mi pare volle, che è un grande cantante, il resto è roba da opera di francoforte… e i biglietti aumentano… e la pazienza diminuisce… e la stagione “più bella degli ultimi cinquanta anni” (chailly) è sempre più un residuato bellico raffazzonato… ormai a londra si scommette sui cambi di cartellone della scala… vomitevole…

    • Trebbiatore ottobre 28, 2014 a 11:32 am #

      Metzmacher è un eccellente direttore per la musica del XX° secolo, il suo sarà un Wozzek di grande interesse

  7. Inattuale ottobre 28, 2014 a 11:59 am #

    A proposito di “carenze” gestionali e di sedicenti dirigenti allo sbando, al di là di ogni giudizio “estetico” su tale produzione zeffirelliana, riporto dall’intervista su Repubblica di oggi:
    “E’ il caso dell’infame e bestiale destino con cui la Scala ha gestito la mia ultima creazione di Aida nel 2006. Si trattava in effetti, e con tutta umiltà, della migliore produzione di questo capolavoro che abbia mai portato al pubblico e che ora è stata incredibilmente cacciata dal repertorio scaligero e venduta, non scherzo, al teatro di Astana in Kazakistan. Un destino purtroppo imprevisto perché questa vendita repentina ha trattato come merce avariata questo mio spettacolo che io reputo di grande valore e merito”.

    Sono all’accattonaggio, o forse lo fanno per il loro pubblico: vogliono solo essere sicuri che tu non abbia rimpianti…..

  8. Trebbiatore ottobre 28, 2014 a 12:54 pm #

    Io ci andrei cauto a parlare con sufficienza del teatro di Astana. Il Kazakistan, nazione con immense risorse naturali, è considerato il paese con la maggiore ricchezza pro capite al mondo. Questi signori nel 2013 hanno inaugurato un teatro d’opera costruito ex novo in stile teatro all’italiana per 1250 spettatori. La stagione presenta importanti allestimenti acquistati da altri teatri (oltre all’Aida anche la Tosca scaligera Ronconi Palli e l’Attila di Pizzi vista a Roma la scorsa stagione), direttori nome (Gergiev ha diretto l’Attila) e buone compagnie di canto. Se è stato ben pagato vendere ai Kazaki il non memorabile allestimento dell’ultima Aida di Zeffirelli non mi sembra un’idea così peregrina. Per ulteriori informazioni vedi http://astanaopera.kz/?lang=en

  9. Inattuale ottobre 28, 2014 a 4:03 pm #

    Provo a spiegare….
    lungi da me la volontà di denigrare il nobile teatro di Astana (da cosa si evince?) o di difendere Zeffirelli (che, in estrema sintesi, può lagnarsi ma nulla più, la proprietà è della Scala), ho posto la mia attenzione sulla decisione di vendere e sulle sue ragioni: il teatro non è autosufficiente pur drenando l’aliquota FUS che ben sappiamo? l’aumento (spropositato) dei biglietti non copre gli aumenti dei costi di gestione? si è seguito un percorso autorizzaztivo corretto e sarà la prima di una lunga serie oppure è già successo?

    si potrebbe considerare come dismissione di un bene strumentale dal processo produttivo ….
    innocenti domande di un povero vessato spettatore …….nulla più

    • masvono ottobre 29, 2014 a 7:07 pm #

      Quell’allestimento hanno fatto benissimo a venderlo e malissimo a commissionarlo. Piuttosto che tenerlo a marcire nei capannoni o, peggio, ripropinarlo con cadenza biennale meglio averlo caricato sui container ed incassato, mi auguro, almeno qualche eurino.

      Peraltro non capisco il motivo per il quale se salta un’opera si deve andare a pescare la solita carne stramasticata. In sintesi: perchè Wozzeck che l’abbiamo stravisto in diverse salse negli ultimi anni? Con tutti gli allestimenti “creati ed abbandonati” della Scala fanno girare sempre i soliti tre/quattro.
      Al Kazakistan, per esempio, avrei venduto anche questo prossimo Simone con incorporato Domingo, in perenne esilio nella terra con la maggiore ricchezza pro-capite del mondo.
      Saluti

      -MV

  10. proetabarbun ottobre 28, 2014 a 9:29 pm #

    certo, viene da chiedersi, leggendo i vari pareri su questo concerto e confrontandoli con quelli relativi al post precedente, se abbia ancora senso un modello di teatro lirico con orchestra e coro stabili che si dedicano a un repertorio che va da Mozart (e talvolta anche qualcosa di precedente) a Romitelli.
    personalmente ho sempre rifuggito la specializzazione ma allo stesso tempo la realtà professionale odierna tende a questo e non si capisce perché dei musicisti stipendiati debbano essere in grado di suonare bene di tutto e per di più con i ritmi di produzione imposti dalle trasformazioni in atto.
    non voglio giustificare né accusare nessuno (e tanto meno licenziare), tuttavia la questione mi pare ineludibile.
    di fatto qui dentro la Filarmonica è criticata se non addirittura sbeffeggiata la maggior parte delle volte e sono rare le occasioni in cui si parla in termini entusiastici di un loro concerto.
    le orchestre ospiti invece ottengono quasi sempre applausi entusiastici.
    come mai?
    non sarebbe meglio che gli scaligeri si dedicassero solo alla buca che è la loro specialità (e ciò per cui vengono stipendiati principalmente) evitando di salire in palcoscenico a rifilarci un Debussy quasi bandistico?

    • masvono ottobre 29, 2014 a 7:00 pm #

      Francamente Proetabarbun le orchestre “normali”, ovvero quelle i cui strumentisti “di norma” non sbagliano le note e che hanno un suono appunto da “orchestra”, non da “somma di singoli” sono in grado di suonare ogni tipo di repertorio molto bene. Non mi risulta che i Wiener siano a disagio con Kurtàg o che i Berliner abbiano problemi con Adès. La “specializzazione” riguarda al massimo l’annosa questione degli “strumenti originali”, ma anche in quest’ambito non mi sembra più tanto di moda parlarne…

  11. Inattuale ottobre 29, 2014 a 4:55 pm #

    Proeta evidenzia un annoso problema ed una storica carenza milanese……
    Vorrei partire dal concerto di venerdì e poi….
    perché Milano Musica (che si conservi in salute, visto che nessuno organizza nulla in ambito “musicanuova” !) deve pagare pegno e “coinvolgere” il baraccone in uno o più concerti ogni anno?
    Il risultato è stato quanto ottimamente scritto: un mediocre direttore che ha diretto un’imprecisa orchestra in un grigio concerto, non direi un grande risultato
    purtroppo ciò non avviene solo con la cosiddetta musica moderna (e ciò sarebbe comprensibile) ma pressoché con tutte le performance dell’orchestra, che sia la “sinfonica” o la filarmonica (per intenderci) il risultato non cambia granché

    tante domande mi frullano in testa, ma forse si può discuterne con voi:

    perché Milano non ha una eccellente orchestra sinfonica? (forse il peccato orginale sta nella costituzione della stessa Filarmonica e nell’ingormbrante, asfissiante e “ostativa” presenza del teatro migliore del mondo)
    perché Milano non ha un auditorium degno? è possibile pensare che tutti gli eventi, tutto quanto è “importante” debba solo ed esclusivamente passare nel teatro?
    perché dal salvataggio della Rai di Milano non è partito a tempo debito un tentativo di creare i…Mailander Philarmoniker (passatemi la stupidaggine)?
    è ancora sensato pensare ed agire per parrocchiette? quante orchestre (mediocri) si dividono sale (in alcuni casi pessime) ed il relativo pubblico?
    forse non è più sensato e, almeno per quanto mi riguarda, ci si stufa di proposte trite e ritrite (che penosi programmi) e di un livello qualitativo non entusiasmante, per usare un eufemismo

    • Elenas ottobre 29, 2014 a 10:31 pm #

      Se la sente Zio Bacca dire che “Mailander Philharmoniker” è una stupidaggine guai.
      Non sveli la sua reale identità.

      Sa, con al sfilza di eccelsi assessori alla cultura che abbiamo avuto, compreso il sublime Sgarbi, chi voleva che facesse da visionario collante? Fontana?

    • masvono ottobre 30, 2014 a 12:10 pm #

      Milano non ha un’eccezionale orchestra sinfonica, ma ne ha una molto buona: l’Orchestra “Verdi”, alias Orchestra Sinfonica di Milano che mantiene uno standard esecutivo buono e notevolmente superiore alla non compianta orchestra Rai. Anzi, lo *standard* dell’Orchestra Verdi è attualmente superiore a quello della Filarmonica, suonando infinitamente di più.
      Ciao

      -MV

  12. FABIONE ottobre 30, 2014 a 10:37 am #

    prima di gettare la croce addosso a Pereira e Chailly (non si sa poi perchè a quest’ultimo visto che non è ancora direttore musicale e la presente stagione non è opera sua) , ricordiamoci che la famosa opera di Kurtag è in cantiere da diversi anni ed il compositore ha più volte fatto slittare la prima rappresentazione (ad esempio era già stata programmata a Salisburgo per il 2014 ed è stata sostituita da altra opera prima di altro autore).
    quindi può darsi benissimo che, per l’ennesima volta vi sia un rinvio.
    La prova la avremo i 6 Novembre quando uscirà il cartellone del Festival di Salisburgo 2015.
    Visto che Finale di Partita è una coproduzione SCALA/FESTIVAL SALISBURGO il mistero sarà presto svelato. Riguardo alla scela di Wozzeck, è un tale capolavoro che bene fa la scala a riproporlo. E Metzmacher è interprete del assoluto riferimento in questo repertorio (vedrete con Die Soldaten).
    il cast mi sembra infine di ottimo livello.
    Mi sa che un abbonato nel cambio una volta tanto ci guadagna…

  13. FABIONE ottobre 30, 2014 a 10:40 am #

    Aggiungo infine che finalmente è stata programmata una recita pomeridiana di Domenica. Così anche chi viene da fuori Milano può venire alla Scala senza problemi.
    come avviene del resto in tutti i teatri di Italia.

  14. Biagio ottobre 30, 2014 a 12:17 pm #

    Cosa c’entra Chailly? È stato il sindaco Pisapia ad affermare pubblicamente a giugno (il video si trova ancora in giro per internet) che non licenziava in tronco Pereira malgrado il problema delle compravendite di allestimenti salisburghesi – uno di essi è proprio l’opera di Kurtág infilata in fretta e furia per tranquillizzare il sindaco di Salzburg che i costi sarebbero stati ripianati coproducendo con la Scala – perché «il maestro Chailly ha garantito la qualità assoluta e la veridicità programmatica del cartellone presentato al consiglio di amministrazione». Lo stesso Chailly che, senza vergogna, ha dichiarato ai giornalisti trattarsi della più bella stagione operistica degli ultimi cinquant’anni a Milano.
    Sai qual è il problema, Fabione? Che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E quando le cose le si fa in fretta, con criteri di interesse personale, e per inseguire il potere dato da un ruolo, poi la realtà si ribella. La nuova dirigenza è al lavoro da appena trenta giorni e ha già inanellato una serie di cambiamenti di titoli e cast quanti in un teatro d’opera seria avvengono in un decennio.
    Ecco, per ora si è ribellata la realtà, e continuerà a farlo. Quando poi inizierà a ribellarsi anche il pubblico (profumatamente) pagante, allora vedrai che ne vedremo delle belle.

  15. proetabarbun ottobre 30, 2014 a 12:24 pm #

    ringrazio tutti delle risposte ma resto ancora un po’ della mia idea.
    e aggiungo che se in Italia ognuno facesse un solo lavoro molti problemi sarebbero risolti, in primis quello della disoccupazione.
    invece, permettendo il cumulo di incarichi e di pensioni o, per esempio nei Conservatori, di più docenze a contratto o addirittura di una cattedra a tempo determinato con una docenza a contratto, si favorisce solo l’accumularsi di potere e lavoro nelle mani di qualcuno a scapito di altri.
    nel caso di cui stiamo parlando io sarei per l’abolizione proprio della Filarmonica che, a quanto mi risulta è un’attività esterna degli orchestrali stipendiati dalla Scala per altro, cioè suonare principalmente in buca durante le recite di opera e balletta che è, come si usa dire ora, il core business del Teatro stesso finanziato dai cittadini attraverso il FUS.
    tanto più se i risultati sono quelli sentiti domenica sera (a quanto pare non solo dall’ascolto radiofonico) o riferite continuamente da queste colonne.

    • Biagio ottobre 30, 2014 a 3:28 pm #

      Sottoscrivo ogni parola.

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