1 Ott

Abbado Chailly

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

In memoriam Claudio Abbado

3, 4 Ottobre

Direzione

Direttore
Riccardo Chailly
Maestro del Coro
Bruno Casoni

Programma

Giuseppe Verdi
Messa da Requiem
per soli, coro e orchestra

Cast

Soprano
Anja Harteros
Mezzosoprano
Elīna Garanĉa
Tenore
Matthew Polenzani
Basso
Ildebrando D’Arcangelo

Il tenore Jonas Kaufmann ha comunicato che a causa di un’indisposizione dovrà rinunciare, con enorme rincrescimento, alle esecuzioni del Requiem di Verdi dirette dal M° Riccardo Chailly il 3 e 4 ottobre in memoria di Claudio Abbado. Il Teatro alla Scala ringrazia il tenore Matthew Polenzani che ha accettato di sostituirlo con brevissimo preavviso.

ATTENZIONE! Si è inserita della pubblicità proditoriamente su questo blog, che non vedo quando vado nel sistema di “amministrazione” del blog, il che significa che non sono in grado di eliminarla.  Questo fa parte dei problemi che mi avevano impedito di inserire i nuovi post e che hanno creato delle anomalie anche nell’inserimento di commenti, come è successo a qualcuno di voi.  Me ne scuso, spero che non si ripetano ma non saprei come intervenire per eliminare il problema se si ripresentasse

182 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione ottobre 1, 2014 a 8:53 pm #

    RIPORTO QUI DI SEGUITO I COMMENTI RELATIVI AL FORFAIT DI KAUFMANN

    beppeottobre 1, 2014 at 2:53 pm Edit #
    VENGHINO SIGNORI VENGHINO!!!
    ALTRO GIRO ALTRO REGALO AL CIRCO SCALA!!!
    ED ECCO IL NUOVISSIMO NUMERO DEI CAMPIONI MONDIALI DI ILLUSIONISMO CHAILLY&PEREIRA!!!
    DOV’è FINITO IL TENORE DEL REQUIEM DI DOPODOMANI?
    DOPO LA DOPPIA CANCELLAZIONE DI PRETRE (WERTHER E WIENER PHILHARMONIKER), LA CANCELLAZIONE DEI FILARMONICI DI MONACO, L’ABBANDONO DI ALAGNA…
    NUOVO ESEMPIO DI MILLANTERIA.
    DEL RESTO OCCORREVA PIAZZARE CENTINAIA DI BIGLIETTI INVENDUTI PER L’”EVENTO”, PER CUI OLTRE A COINVOLGERE UN MORTO CHE NON Può RIBELLARSI, PERCHè NON COINVOLGERE ANCHE UN VIVO? SOLO CHE QUESTO SI è RIBELLATO, ECCOME!
    SI ACCETTANO SCOMMESSE PER LE PROSSIME CANCELLAZIONI.
    SINDACO E MINISTRO, CHE FATE, DORMITE???

    o
    silviaottobre 1, 2014 at 3:07 pm Edit #
    Come volevasi dimostrare. La “migliore stagione degli ultimi cinquant’anni” (R. Chailly, testuale) si sta sgonfiando giorno dopo giorno. Una serie di piccole bugie e grandi magheggi stanno sommergendo l’ultimo briciolo di reputazione di Pereira e Chailly.
    Che poi il sostituto di Kaufmann sia un tenore da Nemorino – vista la presunta emergenza – è forse il minore dei mali…
    Mala tempora currunt.

    der rote Falkeottobre 1, 2014 at 3:11 pm Edit #
    basta, qualcuno intervenga!!!
    centinaia di euro per sentire Polenzani???
    dov’è il contratto firmato da Kaufmann, se esiste?
    qualcuno può per favore dirci quali direttori e cantanti sono realmente scritturati dal signor Pereira e quali solo buttati lì sul sito internet per prenderci per i fondelli?
    e perché Chailly continua a tacere? cosa c’è dietro?
    che schifo, che vergogna!!!

    .
    marco vizzardelliottobre 1, 2014 at 3:45 pm Edit #
    Sempre meglio! Sbando totale. Scandaloso.
    marco vizzardelli

    proetabarbunottobre 1, 2014 at 6:25 pm Edit #
    Elenas, sul caso Alagna però vada a leggersi i commenti in fondo all’articolo da lei linkato che raccontano il fatto in modo un po’ diverso.
    la crisi della Scala è indiscutibile, come del resto quella di tutti i teatri lirici italiani funestati da defezioni a catena dei direttori principali, un vero e proprio fuggi fuggi (Muti, Noseda, Rustioni, Luisotti etc…) in pochi giorni.
    però accanirsi sui cast abborracciati da un Sovrintendente certamente somaro ma che non ha potuto fare diversamente, visto il poco tempo a disposizione, mi sembra maramaldesco.
    il Loggione e gli appassionati si mettano l’anima in pace e aspettino almeno che finisca la iattura dell’Expo, poi l’Asino se ne andrà e forse (dico forse, visti i chiari di luna dell’economia) si potrà ricominciare a ragionare sulla questione.
    per ora la Scala non cambierà, anzi nonostante il disastro proprio oggi Franceschini c’ha messo una pezza, così come metterà una pezza su SIAE e altri pozzi senza fondo di debiti generati dal sistema, ampiamente implicato con quello politico, che regge tutti i monopoli statali e la cutura finanziata dallo Stato.
    e sia chiaro, parlo della situazione italiana immobile culturalmente ed eticamente corrotta, non ho cambiato idea sul resto della questione

  2. lavocedelloggione ottobre 1, 2014 a 9:29 pm #

    A questo punto anch’io mi tolgo qualche sassolino dalle scarpe (a dire il vero sono pietroni più che sassolini)
    Dunque espongo i fatti cercando di essere il più possibile concisa:
    – verso la fine di giugno chiedo e ottengo dalla Scala una prelazione di 30 biglietti per la serata del 3 ottobre e 30 per la serata del 4 ottobre; la maggior parte sono in galleria, eccetto che per 2 palchi da 4 per ciascuna delle due serate
    – costo delle gallerie (I e II hanno gli stessi prezzi): 114 euro, quindi con il 20% in più come costo di prenotazione; costo dei palchi: 198 euro i posti davanti e 165 i posti dietro
    – allo scadere della prelazione, chiedo una piccola modifica, rinunciando in pratica a un solo palco (sui 4 totali distribuiti sulle due serate).
    – nello stesso momento in cui ricevo la prenotazione modificata dalla biglietteria, mi arriva dall’ufficio promozione, la proposta di posti a 50 e 60 euro in palco e platea.
    – faccio notare che da anni collaboro con l’ufficio promozione, in particolare con una persona (una signora) con cui ho ottimi rapporti e con la quale non ci sono mai stati equivoci o incomprensioni; da questa signora ricevo appunto le promozioni quando c’è disponibilità (in pratica quando il teatro non ha il tutto esaurito) e diffondo queste offerte a liste di centinaia di nominativi (i soci del Club Abbadiani Itineranti), quando non sono migliaia, avendo io accesso a tutte le liste di distribuzione del personale universitario, docente e non docente, della Statale.
    – a questo punto faccio presente la singolarità del fatto, per cui dovrei diffondere l’offerta a quei prezzi (50 e 60 euro), dopo aver fatto pagare ai soci del Club prezzi più di 3 volte superiori per lo stesso tipo di posto e di circa 2 volte superiori per un posto di galleria!
    – intuendo l’imbarazzo, propongo onestamente di avere almeno i posti di palco al costo della promozione, quando avrei potuto anche agire più furbescamente (bastava che mi informassi con l’ufficio promozione di quanti posti al massimo avrei potuto ottenere e poi trovare una scusa per annullare la prenotazione precedente). DA NOTARE CHE AL MOMENTO VI ERANO CIRCA 400 POSTI INVENDUTI PER CIASCUNA DELLE DUE SERE
    – per tutta risposta mi arriva una mail del capo dell’ufficio promozione (che non è la persona da cui avevo ricevuto l’offerta) che mi dice in stile falso-diplomatico che al massimo mi concedono 1 solo palco al prezzo della promozione (da notare che in tutto ne avevo 3 di palchi, e avevo chiesto di avere solo questi al costo della promozione, sai che sforzo sarebbe stato!!!!)
    – al che davvero ero fuori di me dalla rabbia e ho risposto che a questo punto non volevo neppure quel misero palco alle condizioni della promozione e che avrei pagato la fattura così come l’avevo ricevuta un momento prima di ricevere l’offerta dell’ufficio promozione. E così ho fatto, 7.100 euro (circa, dovrei controllare) in totale!
    – E adesso, dulcis in fundo, si scopre che Kaufmann non c’è! Un teatro serio avrebbe proposto il rimborso del biglietto!

    E comunque, chiedo il vostro parere: vi sembra che abbia un’anima vera un teatro gestito in questo modo, che non sa riconoscere un errore, anche se involontario (quello per cui la biglietteria mi manda un definitivo totale da pagare a prezzo pieno, – compreso il 20% di balzello in più che non è poco, quando tutti gli altri teatri fanno uno sconto ai gruppi – mentre l’ufficio promozione mi manda una proposta con preghiera di divulgazione con prezzi enormemente inferiori) e faccia quindi buon viso a cattiva sorte per una volta e accetti almeno la mia proposta che più onesta non poteva essere??? Io vi confesso, ero davvero disgustata! Ho avuto anche la tentazione di disertare l'”evento” che ora “evento” più non è, visto che viene a mancare la star della serata, che poteva in parte giustificare i prezzi così alti.

    Se stanno cercando un modo perché la gente si disaffezioni al teatro, questa è proprio la strada giusta!
    Buona serata a tutti Attilia

  3. marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 12:06 am #

    Ho ricevuto stasera una mail dell’ufficio abbonamenti che mi chiedeva, visto che è scaduta la mia prelazione per il posto di galleria per la stagione lirica 2014-15, se per caso mi fossi dimenticato di rinnovare l’abbonamento. Me l’avevano (gentilmente, a dire il vero) tenuto fino ad oggi oltre il termine di scadenza. Ho però risposto la verità: cioè che non mi sono dimenticato, ma ho proprio deciso di non rinnovare in quanto la stagione non è di mio gradimento e non la trovo degna di rinnovo dell’abbonamento. Ho aggiunto che spero in qualcosa di meglio per il 2015-2016 e che quest’anno andrò alla Scala (che è prima di tutto un teatro d’opera) solo per i concerti, salvo un paio di eccezioni. Questo per dire: sappiano Pereira e Chailly che i frequentatori milanesi (ne ho sentito più d’uno) sono disgustati dagli inizi del nuovo management della Scala. E certo, questioni come quella esposta da Attilia unite ai continui abbandoni di spettacoli da perte degli artisti non aiutano ad un recupero di stima nel teatro

    marco vizzardelli

    • tornic ottobre 2, 2014 a 8:58 am #

      ho ricevuto anch’io la stessa e-mail di Vizzardelli. Allego testuale risposta:
      “Confermo che non ho rinnovato l’abbonamento e non ho intenzione di rinnovarlo in quanto la stagione proposta non è una stagione rivolta agli abbonati e ai milanesi ma guarda unicamente ai facili biglietti per i turisti expo. Con il mancato rinnovo dell’abbonamento voglio esprimere il mio rammarico per un teatro che non guarda più alla sua città. Sono certo che il cartellone proposto porterà ad avere un teatro pieno nell’anno dell’expo; se però la via preannunciata con la prossima stagione dovesse consolidarsi negli anni futuri, il teatro alla scala rischia di perdere la sua peculiarità di teatro dei milanesi e quindi di snaturare la sua essenza”
      Spero che molti altri abbonati si comportino alla stessa maniera in modo da dare un forte segnale da parte del pubblico abbonato tutto

  4. masvono ottobre 2, 2014 a 12:36 am #

    Continuo a considerare i prezzi di un Requiem di Verdi a 200 euro la platea non assurdi di per sè. Se a dirigere ci fosse Verdi ne pagherei anche 400. Ma è Chailly il problema! Il prezzo di Chailly è, a dir tanto, i 30 euro che si pagavano alla Verdi quando ne era il direttore. Anzi, oggi, che è peggiorato, anche meno.
    Saluti

    -MV

    • marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 10:09 am #

      Caro Vono, l’8 febbraio 2015, una ventina di giorni dopo l’anniversario della morte di Claudio Abbado, al nuovo Comunale di Firenze, Daniele Gatti (quello che dirige gratis la Pastorale per gratitudine verso i Pomeriggi Musicali che hanno contribuito a lanciarlo) eseguirà il Requiem di Verdi in ricordo di Abbado, con l’ottima orchestra e coro del Maggio. Prezzi dei biglietti
      Platea A 50 euro
      Platea B 40 euro
      Palchi 20 euro
      Gallerie 10 euro

      La tua annotazione, qui sopra, è esatta: infatti, alla Scala, hanno, molto semplicemente, sbagliato la scelta del direttore musicale. Hanno preso quello sbagliato. Oltretutto, apparso come dal nulla, imposto improvvisamente da Pereira (o magari imposto a lui stesso). Oltretutto, come noto, costoso in maniera inversamente proporzionale alla attuale qualità delle sue prestazioni. C’è una soluzione: non andare ad ascoltare Chailly. Certo non in questa Messa da Requiem (la cui dedica ad Abbado appare, alla luce degli ultimi accadimenti, semplicemente vergognosa e offensiva)

      marco vizzardelli

      • marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 10:15 am #

        Tornic, hai (abbiamo) fatto bene. Spero che molti altri abbonati milanesi abbiano fatto lo stesso. Deve servire di lezione alla Scala di Pereira.

        marco vizzardelli

  5. Pietro Tristano ottobre 2, 2014 a 11:25 am #

    sono costernato dalle vostre testimonianze, che mi confermano quel che ho sempre pensato: il declino di un teatro è certificabile quando chi lo ama si sente da esso tradito.

    tutti noi abbiamo una venerazione per la sala del Piermarini, potremmo raccontare per ore e ore di quanto abbiano significato quel concerto, quella rappresentazione, quella serata, eccetera. starei per dire: nessuno di noi sarebbe quel che è – in termini di sensibilità e di umanità – se non ci fosse stato il contributo delle esperienze che abbiamo vissuto in Scala.

    e questo Requiem, nella sua concezione e nella sua preparazione, sintetizza tutto ciò che di orribile sta avvenendo:
    1) omaggio a un morto cui siamo tutti grati ma in una forma che puzza di approfittamento (vedi fotografie e mail per convincere ad andare);
    2) replica in due serate, tanto per togliere l’unicità e far vedere che con una stessa sessione di prove si incassa il doppio;
    3) prezzi alle stelle in un momento deflattivo;
    4) biglietti invenduti per palese disinteresse del pubblico, con storpi tentativi di svendita da parte della biglietteria negli ultimi giorni;
    5) appeal artistico azzerato dalla presenza sul podio di un routinier che a dispetto dell’evidenza si è assiso su un trono per lui, oggi, inadeguato;
    6) cast di grossi nomi sparato sul sito senza poter garantire prove adeguate;
    7) nome di richiamo (Kaufmann) che salta il giorno prima dell’evento in pieno stile “la butto lì, magari alla fine accetta e comunque vendo i biglietti, e poi dico che sta male e piglio un sostituto”.

    io sono scontento di questa situazione. la Scala è anche un po’ “mia”, ma oggi la sento lontanissima, guidata da interessi sottotraccia, con al comando un duo che si è in qualche modo autoimposto malgrado le perplessità nel metodo e nel merito, con un sindaco del tutto manchevole in autorevolezza. e, spiace dirlo, con masse prone a queste logiche, senza la dignità di ribellarsi.

    non oso pensare alle prime reazioni del pubblico, quando disinteresse e rabbia formeranno una miscela esplosiva e rabbiosa.

    credo che questa situazione da vera e propria pentola a pressione non possa durare molto. davvero l’1 gennaio 2016 deve iniziare qualcosa di totalmente nuovo, di totalmente milanese, di totalmente vero.

    siamo tutti pronti a un atto d’amore grandioso, ma vogliamo che l’oggetto di questo amore sia trasparente e affascinante, come quando ci ha conquistato cambiando le nostre vite per sempre.

    • lavocedelloggione ottobre 2, 2014 a 1:35 pm #

      Pietro Tristano, mi hai commosso, hai descritto benissimo il tradimento di un amore, o forse, peggio la fine di un amore! Attilia

  6. Elenas ottobre 2, 2014 a 12:33 pm #

    Caro Proeta, maramaldesco è l’attacco infondato di Alagna – di cui, sia chiaro, POSSIAMO FARE A MENO – al pubblico, non smentito da un Sovrintendente che non escludo a questo punto e avendo consentito affermazioni del genere abbia tra gli obiettivi la chiusura del Loggione, tanto per non infastidire i turisti.
    Maramaldesco è propinare al pubblico un cartellone infarcito di nomi che poi non ci sono, e non mi riferisco ai morti: tra parentesi, ad oggi non ho ancora ricevuto il rimborso del concerto Prêtre del che non sono affatto lieta anche se il flusso di cassa della Scala (speriamo solo quello) ne avrà certamente positive ripercussioni.
    E maramaldesco è stato il modo, a dir poco dilettantesco, con cui fin dall’inizio e anche prima sono stati gestiti i contratti: nessuno ha obbligato Pereira ad accettare l’incarico e se aveva poco tempo poteva fare meno, con meno nomi di richiamo, ma in modo più corretto e trasparente verso pubblico e abbonati che non esistono solo per pagare e per farsi prendere per il culo in silenzio, come appare evidente.

    Quanto ai cast – e fermo restando la mia contrarietà a eccessi noti -, si becchino il pubblico insieme ai cachet,
    come hanno sempre fatto tutti, con l’umiltà che è richiesta a chi si presenta in un teatro del genere. E con tutti i rischi. Se no non vengano ,senza tirare in ballo i loggionisti cattivi e fanfalucate del genere.
    Alagna lo ascoltai in Traviata: niente di speciale e per quel che ho capito lì diede il massimo. Se ne stia dov’è. E soprattutto, si comincino ad attrarre talenti meno costosi e pretenziosi ma degni di calcare le scene. Se no anche i Sovrintendenti cambino mestiere.

    Elenas

    • masvono ottobre 2, 2014 a 1:12 pm #

      “ad oggi non ho ancora ricevuto il rimborso del concerto Prêtre del che non sono affatto lieta anche se il flusso di cassa della Scala (speriamo solo quello) ne avrà certamente positive ripercussioni.”

      Ho ricevuto due giorni fa il rimborso del turno di abbonamento saltato per sciopero del Così fan Tutte, cosa avvenuta, credo tre mesi fa. Considerando che il biglietto del Così fan Tutte l’avevo pagato anticipatamente a settembre 2013, con una maggiorazione del 20 per cento, direi che il comportamento della Scala è uniforme a tutto ciò che è Pubblico, che funziona come le tasse: incassa subito e quando deve restituire “con calma è pazienza”..

      A proposito, il femore di Pretre si era rotto in giugno…o il mitico Georges sperava in un recupero miracoloso, oppure la Scala, Vienna e compagnia hanno aspettato un bel po’….
      Ciao

      -MV

      • Elenas ottobre 2, 2014 a 1:42 pm #

        Domani per loro sventura sono da quelle parti…

  7. Elenas ottobre 2, 2014 a 1:00 pm #

    Poi vediamo se anche dall’interno si svegliano o preferiscono acconsentire alla trasformazione della Scala in un Circo.
    Se così dovesse avvenire, poi non ci si metta a fare ridicole esternazioni su quanto poco si guadagna rispetto ai Wiener Philharmoniker o alla Staatsoper. Il termine di confronto diventano le sagre di paese.

    • masvono ottobre 2, 2014 a 1:16 pm #

      Ultimamente leggevo su Repubblica che un ottone dell’Opera di Roma si lamentava del suo stipendio rispetto ad un suo “pari” della Chicago Symphony…che, a suo dire, arriva a percepire 12.000 dollari al mese.
      Io mi chiedo solo una cosa: ma costoro che scioperano immagino abbiano una visione ben chiara a livello ideologico. A parte il paragone artistico, a me sembra che il modello economico di una Chicago Symphony Orchestra, che porta lo strumentista a guadagnare i famosi 12.000 dollari al mese non sia proprio quello desiderato dagli orchestrali italiani e dalle Camusso. O sbaglio?
      Saluti

      -MV

      • Elenas ottobre 2, 2014 a 1:49 pm #

        Lordi, netti, con che contratto, con che garanzie e rischi, con quali impegni?
        Di paragonare le pere con le banane son capaci tutti, anche gli ottoni romani.

        (Comunque scioperano anche a Chicago …)

  8. masvono ottobre 2, 2014 a 1:17 pm #

    Curioso, leggo 9,52 euro quando ho battuto dodicimila in cifre. Boh. Risaluti

    -MV

  9. Elenas ottobre 2, 2014 a 2:04 pm #

    @Marco Vizza
    “Ho ricevuto stasera una mail dell’ufficio abbonamenti che mi chiedeva, visto che è scaduta la mia prelazione per il posto di galleria per la stagione lirica 2014-15, se per caso mi fossi dimenticato di rinnovare l’abbonamento. Me l’avevano (gentilmente, a dire il vero) tenuto fino ad oggi oltre il termine di scadenza”.

    Avendo una certa consuetudine, ormai, ai processi commerciali, devo dire che affermazioni del genere mi ricordano le fastidiose lettere di una nota Associazione musicale di Milano – dove un tempo si entrava solo se presentati, mentre oggi “puntano sui giovani”, forse per evidenze anagrafiche – agli abbonati “ritardatari”. Associazione con il cui Presidente ho anche litigato.

    Se vado a dire a un cliente che si è dimenticato di rinnovarmi il contratto (non dovuto) mi guarda come se fossi un U.F.O.
    Non è gentilezza questa, ma puro snobismo: vorrai mica che si abbassino a fare una normale richiesta/proposta commerciale?

    Noblesse…

  10. proetabarbun ottobre 2, 2014 a 5:03 pm #

    gli ottoni di Roma ora non so cosa penseranno, visto che, primi in Italia (ma si suppone creeranno un precedente) sono stati licenziati in massa insieme ai loro colleghi di orchestra e coro con il caloroso invito a formare una cooperativa e dunque a esternalizzarsi…
    sarà curioso seguire gli sviluppi di tutta la vicenda, il castello di carte mi pare stia crollando…
    Elenas, salvano la Scala perché c’è l’Expo e con l’Expo verranno i turisti e i turisti vogliono Alagna e, mi perdoni il francesismo, dei Loggionisti se ne fottono!
    a sto punto secondo me, come in molte altre cose, la situazione è indistricabile e irrisolvibile, non c’è Pereira o chiunque altro che tenga (e mi perdoni il mio solito pessimismo).
    fa bene chi disdice l’abbonamento e va a sentire musica da un’altra parte.
    e farebbero bene anche gli orchestrali o i giovani promettenti ad andare altrove a fare audizioni (e andassero pure a Chicago…)

    • Elenas ottobre 2, 2014 a 9:16 pm #

      Vede Barbùn, la qualità non è una cosa che dipende dal numero di turisti… Questo ci è (almeno, a noi lo è) chiaro.
      In ogni caso, i turisti Alagna non l’avranno.

      Dei Loggionisti se ne fottono ma se possono il Loggione lo chiudono. Vorrà dire che l’interesse sarà reciproco.

      La situazione del teatro dell’opera di Roma è nota da anni. Anche lì se ne sono fottuti e adesso, scusi, chi vuole che se ne preoccupi?

  11. der rote Falke ottobre 2, 2014 a 8:44 pm #

    ***BREAKING NEWS***

    E domani pomeriggio la più prestigiosa orchestra del mondo annuncerà di aver nominato come sua guida uno dei migliori direttori del mondo.
    E noi milanesi ci mangeremo ancor più le mani…

  12. proetabarbun ottobre 2, 2014 a 10:17 pm #

    ah io certo non mi preoccupo né dell’Opera di Roma né degli altri e nemmeno della Scala, ho sempre fatto parte dell’altra metà del cielo (quello contrattuale, dico) anche quando lavoravo al loro fianco, anzi spesso svolgevo il lavoro che loro non svolgevano più.
    e sinceramente non mi preoccupo del loggionisti, almeno non per voi che mi sembrate tutti abbastanza preparati e benestanti da permettervi altre frequentazioni extra-scaligeri.
    e poi non vedo perché dovrebbero chiudere il Loggione, chi l’ha detto? nessuno lo farà mai.
    caso mai, se proprio dovessi dare un consiglio a Pereira o chi per lui, io romperei la convenzione con l’Accordo, così forse il loggione tornerà a essere frequentato da tutti e non solo da pochi, buatori o meno.

    • Elenas ottobre 3, 2014 a 12:05 am #

      Be’ a chiudere il Loggione ci hanno provato più volte.
      Non so se gli altri autori di questo blog siano benestanti. Personalmente trovo la Scala non proprio economica.

      Guardi che l’Accordo non è il nemico da abbattere. Non saranno chic ma non è che Gianni (che immediatamente ritornerebbe in auge) lo fosse molto di più. E anche allora, le difficoltà erano le stesse, solo che le file erano più incasinate (e forse più divertenti, ma io allora ero una studentessa, perciò non faccio testo). Non se la prenda con i poveracci, anche lei…
      E poi consideri che le opere che lei apprezza saranno le più accessibili, sempre che continuino a farle. O vuole ascoltare le cariatidi?

  13. proetabarbun ottobre 3, 2014 a 10:11 am #

    non so chi sia Gianni.
    io vorrei presentarmi alla biglietteria in tempo utile, diciamo un’ora prima dello spettacolo come avviene a Torino, mettermi in fila e, se possibile, acquistare o un posto in loggione o eventuali altri posti rimasti vuoti a prezzo ribassato.
    o se proprio vuole mettere i numerini come alla posta, che siano distribuiti da qualcuno del Teatro, sempre un’ora prima, così si evitano discussioni fra coloro (italiani, ovviamente, giacché siamo gli unici che hanno bisogno di essere regolamentati per note ragioni antropologiche che lei consoce meglio di me) che fanno la fila.
    se il problema è il bagarinaggio quello c’è ovunque ormai, anche all’Alcatraz per i concerti di popular music.
    basta solo ignorarli e recarsi a comprare il biglietto allo sportello ufficiale, di certo nessuno è obbligato a comprarli da loro oppure se proprio non gli rimane altra possibilità faccia una trattativa con loro o altrimenti chiami i carabimieri.

    • masvono ottobre 3, 2014 a 10:29 am #

      Proetabarbun lei ha ragione. Però se riuscisse a convincere i suoi ex colleghi, in particolari gli “ufficiali di biglietteria”, oppure meglio ancora “gli ufficiali di sala” a distribuire numeri, marche ecc. sarebbe ancora meglio. Però mi creda, l’Accordo è l’ultimo, o fra gli ultimi, dei problemi.

      Oggi sono piuttosto divertito dalla scelta di Marino and company di licenziare tutte le masse artistiche dell’Opera di Roma, preservando, viceversa, tutti gli altri (amministrativi, tecnici ecc.). Nel caso avrei fatto esattamente l’opposto. Un teatro *è* la sua orchestra ed il suo coro, I servizi amministrativi, gli elettricisti ed i falegnami quelli sì che li posso esternalizzare senza problemi. Il mondo è pieno di società che fanno “buste paga”.

      Saluti

      -MV

      • masvono ottobre 3, 2014 a 10:32 am #

        Ops, il diavolo ha messo lo zampino…”Un teatro *è* la sua orchestra, IL SUO PUBBLICO, ed il suo coro”. Saluti

        -MV

      • Elenas ottobre 4, 2014 a 10:21 pm #

        Max. Dimenticando il pubblico fai emergere il Labour che è in te..

    • Elenas ottobre 3, 2014 a 3:02 pm #

      Se non sa chi è Gianni significa che non sa come funziona alla Scala da decenni.
      Lei può anche mettere un addetto del teatro un’ora prima, ma questo non le eviterà ore di fila (soprattutto per alcuni spettacoli) di appassionati disposti a farsi anche la notte in bianco pur di essere tra nel novero di coloro che il numerino lo riescono a prendere: è sempre stato così. Alla Scala. Perché l’afflusso p maggiore che altrove. Tutto qui. Non è qui che si gioca la questione bagarinaggio …

      Altra cosa sono gli altri biglietti spesso introvabili on-line ma trovabili altrove.

      • proetabarbun ottobre 3, 2014 a 7:37 pm #

        so come funziona la Scala da altri punti di vista ma in effetti il Loggione non lo frequento da decenni, a meno di non avere un biglietto per un posto a sedere, ci mancherebbe altro che oltre al sorbirmi la musica in piedi debba fare anche tutto lo sbattimento precedente.
        quanto a quelli che passano le notti all’addiaccio per avere poi il posto in piedi per me facciano pure, temo però che ne risentirà la loro salute, considerando l’età proprio non giovanissima di molti aficionados…
        oltre ai carabinieri toccherà anche chiamare la Corce Rossa! 😀

  14. proetabarbun ottobre 3, 2014 a 11:38 am #

    sì, certo, mai che si esternalizzino gli impiegati o meglio ancora i dirigenti…
    però a Roma, da quel che so anche da testimonanze indirette, le masse artistiche han tirato troppo la corda con conseguente fuga di Muti che poi ha determinato la scelta attuale di Sindaco e Sovrintendente.

    quanto agli addetti della biglietteria della Scala mi pare troppo chiamarli miei colleghi, visto tra l’altro che io in Via Filodrammatici ci sono entrato sempre e solo da “esternalizzato”…
    nel loro caso, se proprio occorre chiamare qualcuno, forse è meglio rivolgersi ancora una volta ai carabinieri 🙂

    • Elenas ottobre 4, 2014 a 8:40 pm #

      Non ci sono più posti in piedi. Guardi, per la (splendida) Ekektra, bastava presentarsi alle 17.30, circa, anche 18.00, prendere il biglietto e poi starsene comodamente seduto in Feltribelli o su una panchina, se non in un ancor abbordabile caffè. Non solo sarebbe entrato, ma si sarebbe seduto e pure al posto di qualche abbonato rinunciatario o a defezioni dell’ultimo minuto.
      Certo, se vuole farsi del male con un Barbiere “d’altri tempi” o un’Aidona….

      • Elenas ottobre 4, 2014 a 8:40 pm #

        Elektra ovviamente

      • proetabarbun ottobre 5, 2014 a 3:25 pm #

        eh, Elenas, questo è il solito discorso che fate sempre ma chissà come mai vale solo per le opere moderne o poco meno.
        l’unica volta che ho tentato le forche caudine delle file fu per Les Indes Galantes in forma di concerto con Christie e Les Arts Florissants, alcuni anni fa (ne scrissi pure sul blog) e mi andò male, il numerino conquistato all’ora di pranzo non servì a nulla verso le sette e mezza, non potendo arrivare io prima per altri impegni. e comunque quella volta vidi diverse stranezze, sia prima che dopo.
        no, guardi, quel sistema è indifendibile e voi stessi fareste bene a stigmatizzarlo così come fate in modo checondivido su altre questioni.
        e in tutti i modi deve poter funzionare su tutti i titoli e i concerti, fine.
        per quanto riguarda Indes ed Elektra, me le sono godute con calma e comodamente seduto in poltrona (di casa mia) con dei bellissimi video, o scaricati o in streaming.
        certo, sulla seconda non ho resistito che pochi minuti ma questa è un’altra questione, Ekkekasita… 🙂

      • Elenas ottobre 5, 2014 a 8:15 pm #

        Vale per le opere moderne o poco meno perché sono le meno ambite… È semplice.
        Io stigmatizzo (anche se non c’è ne è bisogno) il fatto che i biglietti in vendita via internet spariscono velocemente, poi appaiono su altri siti, poi riappaiono, poi si materializzano… Su questo si gioca la credibilità di una vendita, non su un gruppuscolo di volontari a cui in cambio – per accordi palesi – vengono dati due o tre biglietti. Se ha visto cose strane dica quali: io, che li conosco e alla Scala vengo ormai da quarant’anni, se ritardo non entro. Piaccia o no, vale per tutti…

      • Elenas ottobre 5, 2014 a 8:16 pm #

        Volevo dire ce ne è bisogno. Che schifo di porcate riescono a uscire da un cellulare.

  15. Biagio ottobre 3, 2014 a 12:29 pm #

    Auguri, Daniele!
    La Milano vera ti vuole bene, e anche se per ora la gloria la trovi da un’altra parte, io sono sicuro che prima o poi sapremo darti ciò che con tutta evidenza meriti.

    http://www.concertgebouworkest.nl/en/News/News-overview/2014-2015/Daniele-Gatti-appointed-chief-conductor-of-RCO/

  16. marco vizzardelli ottobre 3, 2014 a 1:02 pm #

    Complimenti al grande Daniele Gatti, squisito direttore e squisita persona.
    Sì, la Milano vera gli vuole bene. Purtroppo non è bastato, ma credo che per lui sia molto meglio così.

  17. marco vizzardelli ottobre 3, 2014 a 1:03 pm #

    Complimenti al grande Daniele Gatti, squisito direttore e squisita persona.
    Sì, la Milano vera gli vuole bene. Purtroppo non è bastato, ma credo che per lui sia molto meglio così.

    marco vizzardelli

  18. Biagio ottobre 3, 2014 a 1:23 pm #

    Beh, consoliamoci, domenica 12 possiamo andare in Scala a sentirlo per un bellissimo concerto, e fargli sentire il nostro affetto.

    • Elenas ottobre 4, 2014 a 8:42 pm #

      Sì, se mi regalano il biglietto… (O mi rimborsano Prêtre!

  19. Fabione ottobre 5, 2014 a 7:12 am #

    Ricordo che direttore onorario a vita del concertgegouw e’ un certo Riccardo Chailly…..

    • der rote Falke ottobre 5, 2014 a 1:44 pm #

      Si sbaglia, signor Fabione. Né Haitink né Chailly sono stati nominati direttori onorarî dell’orchestra al termine del loro mandato di direttore musicale. In entrambi i casi musicisti e dirigenti non hanno voluto. L’unica carica attualmente esistente, oltre a quella di direttore musicale di Jansons sino al termine del 2014/2015 che diverrà di Gatti dal 2016/2017, è quella di direttore ospite onorario appannaggio di Harnoncourt.

      • fabione ottobre 5, 2014 a 2:35 pm #

        si certo ha ragione. La mia era una provocazione, nel senso che il maestro Chailly è stato per 16 anni direttore di questa che è una delle più prestigiose orchestre del mondo, così come ora è direttore di un’ altra compagine di primissimo livello (la Gewandahus di Lipsia). Sembra che costui all’improvviso sia diventato un dilettante….solo per il pubblico di Milano.

      • beppe ottobre 5, 2014 a 2:49 pm #

        io credo che il problema che molti di noi hanno con Chailly non riguardi il suo valore come direttore, ma il fatto che non sia la persona giusta per rilanciare la Scala nel 2015.
        io lo Chailly del 1988 l’avrei preso al volo, ma l’ha fatto Amsterdam, e na ha ricavato molto (si pensi all’apertura a certi autori come Varèse o Messiaen, o a certe combinazioni di programma innovative). oggi Amsterdam ci ruba nuovamente la persona che sarebbe stata giusta in questo momento.
        se poi il buon Chailly evitasse di dire che la stagione 2014-2015 è “la più bella degli ultimi cinquant’anni”, ci sentiremmo meno presi per i fondelli.

  20. E. ottobre 5, 2014 a 3:18 pm #

    Mi unisco alle felicitazioni per la nomina di Daniele Gatti, uno dei migliori direttori d’orchestra oggi (piaccia o non piaccia). Imperdibile il suo concerto di domenica 12.
    Parlando del Requiem in memoria di Abbado, devo confessare che non mi è dispiaciuto affatto, soddisfatto di esserci stato.

    • Elenas ottobre 5, 2014 a 8:17 pm #

      Quoto Beppe dalla prima all’ultima sillaba.

      • fabione ottobre 6, 2014 a 6:53 am #

        caro Beppe, su quello che dici siamo d’accordo. Tuttavia mi è parso di leggere che di Chally si discutessero anche le qualità artistiche, non solo quelle manageriali. Semmai l’unica incognita è che negli ultimi venticinque anni le sue apparizioni “operistiche” si sono un po’ diradate. Ma il lavoro qualitativo svolto a Bologna per me è un’ assoluta garanzia. Anche se egli ha dichiarata che non lascerà la direzione della Gewandhaus . Del resto se Gatti fosse stato nominato direttore musicale dell Scala, avrebbe lasciato l’ Orchestre National de France? Non credo.

  21. silvia ottobre 6, 2014 a 8:44 am #

    Offro dei dati reali – limitandomi agli ultimi anni -, affinché non si accusi chi è perplesso (e moltissimo) sulla nomina di Chailly di pregiudizio.

    *opere (in forma scenica) dirette da Chailly:
    2011: –
    2012: “La bohème” a Valencia
    2013: –
    2014: –

    *opere (in forma scenica) dirette da Gatti:
    2010: “Fidelio” a München, “Fidelio” a Zürich, “Falstaff” a Zürich, “Parsifal” a Zürich, “Parsifal” a Bayreuth, “Otello” a Zürich
    2012: “Die Meistersinger von Nürnberg” a Zürich, “Falstaff” a London, “Mathis der Maler” a Zürich, “Otello” a Zürich, “Falstaff” a Zürich, “La bohème” a Salzburg
    2013: “Parsifal” a New York, “Die Meistersinger von Nürnberg” a Salzburg, “La Traviata” a Milano
    2014: “La Traviata” a Milano, “Falstaff” ad Amsterdam, “Il Trovatore” a Salzburg

    Ecco, ora se vogliamo discutere possiamo. Di numeri delle produzioni, di rischiosità dei titoli, di prestigio dei luoghi.
    E ci accorgeremo che la nomina fatta alla Scala risponde a logiche politico-massoniche che nulla hanno a che vedere coll’esigenza del teatro e della città.
    Siccome il pubblico del Piermarini non è stupido, saprà ripagare queste schifezze.

    • beppe ottobre 6, 2014 a 8:46 am #

      grazie silvia.
      dati nudi e crudi che confermano quel che tentavo di spiegare più sopra.
      mi sembra che ci sia poco da disquisire, ma solo da mangiarsi le mani.

  22. Ninci ottobre 6, 2014 a 8:48 am #

    Anche da parte mia sincere felicitazioni al Maestro Gatti per la sua nomina al Concertgebouw, un incarico davvero bellissimo. Lo aspettiamo a Firenze per “Pelléas”.
    Marco Ninci

  23. marietto novati ottobre 6, 2014 a 10:30 am #

    Buona visione e buon ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=Z05k37jXCho.

  24. marco vizzardelli ottobre 7, 2014 a 9:20 am #

    Oggi su La Repubblica la funzionaria della CGIL Sara Rubino ci spiega che la prima di Turandot alla Scala, 1 maggio 2015, potrebbe essere spostata “perché è la festa dei lavoratori e ha un forte significato simbolico. Quindi noi rappresentanti sindacali dobbiamo parlare con i lavoratori. Allo scopo di confrontarci sono state indette due assemblee per il 10 ottobre”. Voci di corridoio – dice La Repubblica articolo di Paola Zonca – dicono che la Turandot potrebbe andare in scena il giorno prima, scelta che creerebbe qualche proble,ma per la coincidenza con la cerimonia di apertura di Expo con concerto in diretta tv (si fa ilnome di Andrea Bocelli). NON HO PIU’ PAROLE! Di fronte a ciò, ha fatto bene l’Opera di Roma a LICENZIARE! Siamo al grottesco!!!!
    marco vizzardelli

    • francesco lattuada ottobre 7, 2014 a 11:19 am #

      marco vizzardelli, ma sei impazzito????

      • beppe ottobre 7, 2014 a 11:31 am #

        Uh, eccolo qui che salta su il difensore del “significato simbolico” del primo maggio. Ce lo spieghi ‘sto “significato simbolico” che ti impedisce di suonare due ore di puccinata?

      • lavocedelloggione ottobre 7, 2014 a 11:49 am #

        Ma perché il problema non è saltato fuori prima in fase di programmazione? Farlo saltar fuori adesso è chiaro che crea la rissa! Attilia

  25. proetabarbun ottobre 7, 2014 a 11:51 am #

    quella del Primo Maggio è un’altra delle questioni simboliche sul quale i sindacati confederali mostrano la loro lontananza dalla realtà, basta vedere quello che succede a Milano quel giorno: MayDay strapiena, colorata e giovanile, Corteo Confederale, 4 pensionati con le solite bandiere stinte.
    e il paradosso è che invece a Roma loro stessi organizzano un concerto (artisticamente mainstream, televisivo e penoso e anch’esso già superato in qualità e presenze da quello organizzato a Taranto dal Comitato Liberi e Pensanti) dove lavorano centinaia di musicisti e tecnici, naturalmente tutti precari.
    che vuoi che sia al confronto un Turandot con tanto di straordinario festivo in busta paga, suvvia!

    • masvono ottobre 7, 2014 a 1:36 pm #

      Che poi non si capisce: festa del lavoro. Ma i precari che edificano i palchi dei concertoni sindacalisti lavorano, eccome! Auspico l’estinzione di questa festa. Spero prestissimo.
      Saluti

      -MV

  26. masvono ottobre 7, 2014 a 1:34 pm #

    Fuori dal mondo, fuori dalla realtà. Io lavoro il primo maggio. Primo maggio, festa del lavoro SI LAVORA!
    Saluti

    -MV

  27. marco vizzardelli ottobre 7, 2014 a 1:50 pm #

    Gli impazziti sono altri, caro Francesco Lattuada. Persino il Sindaco di Milano, che non mi sembra certo un reazionario, glielo ha fatto notare, nei giorni scorsi. Non si vogliono abbandonare logiche manifestamente OBSOLETE. Lo stanno scrivendo in molti, ma non c’è verso… e allora avremo tanti bei casi-Opera di Roma. Buona morte a tutti!

    marco vizzardelli

  28. francesco lattuada ottobre 7, 2014 a 4:46 pm #

    ebbene sì….sei definitivamente impazzito….. mi dispiace perchè avevo stima di te:

    copio\ incollo di seguito il comunicato unitario sindacale del settore fondazioni liriche sinfoniche, scosse tutte profondamente dai terribili fatti romani, come vedrai si è anche pensato di fare scioperi “al contrario”, ma tanto ai tuoi occhi e a quelli come maxvono (ultraliberisti convinti) saremo sempre dei ruderi ideologici morti e sepolti:

    se Attilia ritiene di cancellarlo non mi offendo

    Roma, 7 ottobre 2014
    COMUNICATO
    Il giorno 6 ottobre c.a. si è tenuta a Roma il Coordinamento Unitario Nazionale dei lavoratori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, già programmato dalle Segreterie Nazionali, per discutere tematiche e problematiche inerenti l’attuazione dei provvedimenti legislativi settoriali in percorso di validazione del Contratto Nazionale sottoscritto nei mesi scorsi.
    L’ultimo devastante intervento compiuto ai danni dei lavoratori dell’Opera di Roma ha necessariamente focalizzato la discussione interna del Coordinamento che ha sviluppato un confronto franco e articolato esprimendo nell’insieme una forte volontà di “ricompattamento” unitario contro qualsiasi ipotesi di esternalizzazione delle attività artistico produttive in forma di cooperative o di agenzie più o meno spurie.
    Le Segreterie Nazionali e il Coordinamento tutto ravvisano negli accadimenti romani la conferma di un progetto istituzionale di destrutturazione del Settore. La formulazione e traduzione negli anni di Leggi come la L. 43, la L. 100, la L. 112 e non ultima la L. 106, oltre che porre sempre più forti contraddizioni sul ruolo pubblico o privato delle Fondazioni, accentuandone la “natura anfibia”, rappresentano un chiaro passo avanti nella cancellazione del ruolo di tutela e di diffusione dell’arte musicale che la Legge 800 assegnava alle Fondazioni stesse, imboccando un’impostazione economicistico‐mercantile della produzione culturale, smantellandone i centri di produzione e rendendo precaria l’occupazione.
    Nei fatti lo Stato si sottrae a obblighi costituzionalmente definiti sulla salvaguardia del patrimonio culturale nei suoi aspetti materiali e immateriali, trasformando i Centri di produzione e le prestigiose sedi dei Teatri in contenitori di circuitazione, legati agli eventi e ai Festival più o meno “meticciati” che poco hanno a che spartire con l’arte musicale colta ma molto con il business delle grandi Agenzie internazionali.
    Non vi è dubbio che il fatto che il CCNL firmato da ambo le parti è poi “scomparso” nei palazzi delle Istituzioni che “pressantemente” volevano validarlo è di fatto un chiaro assalto e una mortificazione al diritto di contrattazione del Sindacato che firmando l’intesa, dopo sette anni, ha ricercato soluzioni del tutto equilibrate aumentando i fattori produttivi nelle prestazioni a fronte della salvaguardia della contrattazione di secondo livello nelle sue parti economiche e “contando” sugli affidamenti Ministeriali su futuri incrementi salariali.
    Le Organizzazioni Sindacali hanno dato, nei fatti, ampia disponibilità nel “sovvenzionare” la crisi dei Teatri rivedendo gli integrativi e le piante organiche nelle realtà in sofferenza ben prima degli interventi legislativi, dimostrando forte responsabilità anche a fronte di legislazioni sistemiche mirate unicamente alla destrutturazione e all’implosione del Settore.
    Crediamo che il gravissimo stato debitorio delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane non possa trovare risanamento attraverso il licenziamento delle figure artistiche che garantiscono l’eccellenza e la qualità produttiva ampiamente riconosciuta a livello nazionale e internazionale ma che si debba intervenire, come previsto dalla L 100, su tutte le voci che compongono il bilancio delle Fondazioni, per dare forti segnali di discontinuità dalle passate gestioni poco trasparenti che inducono a ipotizzare ci sia stato un governo del sistema debitorio attraverso operazioni di credito bancario probabilmente rasenti gli anatocismi, in alcuni casi al limite della vera e propria usura.
    Il Coordinamento Nazionale, a fronte del licenziamento degli artisti del Coro e dell’Orchestra di Roma, ravvisa la necessità di ridefinire un rapporto ad oggi “inesistente” con le Istituzioni, da anni sorde alla richiesta di una vera e compiuta riforma attraverso una Legge di Sistema, percorso obbligato per creare regole certe e per mettere fine alle “allegre” gestioni dei Teatri e agli insensati “colpi di mano” di una invasività politica nelle nomine apicali del tutto dequalificate che tanto danno stanno creando al Sistema in tutti i campi della Produzione Culturale e dello Spettacolo, a partire dall’Opera di Roma.
    E’ decisione unanime del Coordinamento Unitario aprire da subito i percorsi legali atti a far emergere le eventuali illegalità di chi non ha rimosso, come previsto dalla L 100, l’anatocismo, sulla probabile incostituzionalità prodotta con le Leggi 43, 100, 112 e 106 , rispetto alla natura pubblicistica delle Fondazioni, e sull’insabbiamento del CCNL.
    Il Settore da oggi scende in stato di agitazione a difesa del dettato costituzionale che assegna un ruolo fondamentale alla Produzione Culturale, ritenendo incomprensibile e del tutto negativo il comportamento del Ministro Franceschini che, senza confronto con le parti sociali, avalla un disegno destabilizzante con la complicità del Sindaco Presidente Marino e del Sovrintendente dell’Opera di Roma Fuortes.
    Sugli obiettivi identificati il Coordinamento ha definito di praticare forme di lotta e di mobilitazione dell’intero Settore:
    1. scioperi “al contrario” sulle rappresentazioni programmate per i prossimi mesi, costituendo un fondo per avvicinare il pubblico al Teatro e per pubblicizzare sui mass‐ media le nostre ragioni (vista la totale e vergognosa subalternità dei mezzi di comunicazione ai poteri costituiti);
    2. manifestazione nazionale a Roma nella prima decade di novembre;
    3. iniziative coordinate nei territori aperte al pubblico con il coinvolgimento delle Istituzioni
    e delle forze politico‐parlamentari locali;
    4. incontri nazionali con i Capigruppo Camera ‐ Senato , con le forze politico ‐ parlamentari e specifiche audizioni con i membri della VII Commissione Cultura.
    L’Opera di Roma è solo il prototipo di quello che questo Dicastero intende operare sull’insieme delle quattordici Fondazioni Lirico Sinfoniche. Gli incontri istituzionali, la mobilitazione e la lotta devono far rientrare i licenziamenti e costringere a una vera riforma per la tenuta e il rilancio del Settore.

    SLC‐CGIL S. Conti
    FISTeL‐CISL M. Giustini
    UILCOM‐UIL F. Benigni
    di Roma è solo il prototipo di quello che questo Dicastero intende operare sull’insieme
    p. LE SEGRETERIE NAZIONALI
    FIALS‐CISAL E. Sciarra

  29. proetabarbun ottobre 7, 2014 a 5:51 pm #

    Lattuada, la sua contrapposizione è esattamente fra liberismo e cosa? statalismo? social-democrazia?
    ma lei lo sa quanti servizi essenziali sono stati esternalizzati con l’avvallo dei sindacati confederali, molto più essenziali di una sè dicente “arte musicale colta” (e quella incolta non è arte? pare di sentire gli insegnanti di Conservatorio di 50 anni fa…) in realtà fruita da una ristrettissima fascia di cittadini e turisti a dispetto di un finanziamento da parte della comunità di tutti i cittadini?
    dagli asili nido alle pulizie negli ospedali, dai servizi per i disabili a quelli per gli anziani, l’elenco è infinito.
    ma non capite che queste prese di posizione, oltre a quelle di un sindacato ormai indifendibile, vi alienano la solidarietà di larghissime fasce di cittadini, lavoratori e musicisti, che tutti i primi maggio sgobbano regolarmente e per di più sottopagati e con contratti che non esistono?
    non capite che anche al vostro fianco, nel vostro stesso teatro, ve ne sono e che la prima cosa sulla quale dovreste intervenire è l’indispensabile sanatoria di questa situazione?
    si sono mai sentiti gli orchestrali o i coristi degli Enti Lirici chiedere l’abolizione della Legge 30 e la selva di contratti farlocchi che essa legalizza?
    li si è mai sentiti chiedere che sia vietata la coesistenza di contratti diversi per la stessa mansione (salvo la sua durata)?
    li si è mai sentiti chiedere il reddito di cittadinanza o la riforma degli ammortizzatori sociali per i loro colleghi, almeno sull’esempio dell’ormai sempre più malconcio modello francese in vigore da decenni?
    la risposta a queste e altre domande simili è no, né voi né i sindacati che vi rappresentano avete mai fatto nulla, siete stati solo capaci di difendere l’esistente (per non dire di peggio) e il vostro CCNL feticcio, indifferenti alla rovina sociale che vi circonda.
    certamente Renzi e compagnia sono in malafede ma, al pari del vecchio Brunetta, sfruttano dati reali per avallare politiche che in realtà andranno poi a colpire tutti gli altri.
    e tuttavia così come è posta la questione da questo comunicato sindacale non si faranno grossi passi avanti.
    mai sono state tanto valide ed adatte a questa situazione le vecchie parole di Don MIlani: “Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è l’avarizia. Sortirne tutti insieme è la politica.”
    la vostra è con tutta evidenza la prima scelta delle due.

  30. marco vizzardelli ottobre 7, 2014 a 6:29 pm #

    Francesco, te lo sta spiegando, e a chiarissime parole, Proeta!! Non un liberista fanatico o un destrorso sfegatato.

    Niente da fare: feticcio e corporazione. Non si esce da questa logica. E allora, ripeto: buona morte!

    marco vizzardelli

    • Francesco ottobre 7, 2014 a 6:51 pm #

      Proeta@

      Evidentemente non conosci affatto la delegazione CGIL scaligera, né le sue battaglie recenti.

      Per Attilia: la questione primomaggio l’abbiamo posta già più di 2 anni fa, non é un fulmine a ciel sereno

      Per vizza: prima di morire lotteró con tutte le forze possibili.

      Ciao

  31. proetabarbun ottobre 7, 2014 a 7:19 pm #

    no Francesco, non le conosco.
    la prego di illustrarmi le battaglie della CGIL scaligera in questa sede, dato che non ho altro modo per venirne a conoscenza, nessun giornale o altro media online che io sia solito leggere ne ha mai parlato.

  32. Biagio ottobre 7, 2014 a 7:19 pm #

    Sono onestamente sconvolto dal comunicato sindacale.
    Temo che chi l’ha redatto sia totalmente alienato dall’Italia del 2014. Ritenere eccellenza costituzionalmente da garantire la produzione di alcune fondazioni liriche è semplicemente delirio onanistico, proprio mentre ben altri sevizî assai più fondamentali e decisivi del popolo italiano non possono più esser erogati perché la nazione è in bancarotta!
    Il «significato simbolico» del Primo Maggio??? Non avete, caro Lattuada, argomenti più credibili per difendere i vostri privilegi di casta da basso impero?

  33. masvono ottobre 7, 2014 a 8:09 pm #

    Che io sia un liberista è fuor di dubbio. Quindi è perfettamente logico che ai miei occhi quel comunicato sindacale abbia lo stesso effetto di un papiro egizio con l’aggravante di non possederne il fascino archeologico.
    Stupisce che però *tutti* coloro i quali considerano la CGIL ,e gli altri, morti siano da Lattuada apostrofati come “liberisti”. Incredibile che lo sia MarcoViz, ma ancora più incredibile che lo sia Proeta. Insomma, a Lattuada non si accende nemmeno un istante un led neurale che gli faccia pensare “ma forse non è che siamo noi al di là del tempo e dello spazio?”.

    Come già espresso, l’unico significato possibile da dare ad un festa che si chiama “del lavoro”, non “dal lavoro”, è quello di lavorare *il doppio*, dato che, mi risulta, quasi il 50 per cento del potenziale giovanile italiano è in “festa dal lavoro” tutto l’anno. E non simbolicamente, ma di fatto.
    Saluti

    -MV

    • fabione ottobre 7, 2014 a 8:26 pm #

      Rispondo a Silvia. Dica per favore quali sarebbero le logiche politico massoniche(!?) che hanno portato alla nomina di Chailly. Non le conosco. Semplicemente egli è considerato uno dei massimi direttori a livello internazionale. Ad esempio, il suo ciclo Brahms (da me visto a Parigi) era di altissimo livello ed è stato osannato dal pubblico e dalla critica. E’ stato per sedici anni direttore del Concertgebouw, la stessa istituzione che oggi nomina Gatti (con pieno merito). Ora dirige una delle più prestigiose orchestre europee (la Gewandhaus di Lipsia. In Italia ha lavorato benissimo, sia con il Teatro Comunale di Bologna che con l’ Orchestra Verdi. Diamogli il tempo di lavorare e di dare la sua impronta musicale all’orchestra ed alla programmazione e poi giudichiamo il lavoro svolto.

      • fabione ottobre 7, 2014 a 8:42 pm #

        Riguardo al comunicato sindacale che qui leggo, resto allibito.
        Ma i sindacati quale proposte reali fanno per rilanciare orchestra e teatro di Roma? Come può sopravvivere un Teatro che fa 60 recite all’anno. Ho letto un intervista di un membro dell’orchestra che diceva che la programmazione non la fanno loro ma la sovrintendenza. Ma i sindacati quando mai hanno proposto di aumentare il numero delle rappresentazioni? Quali sono le loro idee per ripianare la voragine del debito del Teatro?
        La fine della storia sarà che il Teatro dovrà chiudere i battenti e la stagione sarà annullata.
        Riguardo al Primo Maggio, trovo l’atteggiamento del sindacato addirittura ridicolo.
        Si vadano a leggere la Staatsoper di Vienna cosa programma in quel week end: 30 Aprile italiana in Algeri con Ildar Abdrazakov ed il formidabile Javier Camarena; 1 Maggio Eugen Onegin con Peter Mattei e Maria Kovaleska; 2 Maggio Don Pasquale con Michele Pertusi e Juan Diego Florez. E non hanno l’ Expo….

      • lavocedelloggione ottobre 7, 2014 a 9:12 pm #

        Sono d’accordo con Fabione, a me il requiem è parso molto buono, ottima orchestrazione, direzione pulita e precisa; sarà anche vero che non c’erano colpi d’ala, come ha scritto qualcuno, ma è stato un requiem molto “nobile”, se posso dire! Attilia
        P.S. possibile che nessuno ne faccia la recensione?

  34. francesco lattuada ottobre 7, 2014 a 9:31 pm #

    nel comunicato sindacale che ho postato, l’argomento che vorrei fosse al centro della discussione sta tutto nel seguente concetto:
    la legge 800 (che rispondeva pienamente ai doveri costituzionali insiti nell’articolo 9) è stata completamente stravolta negli ultimi 20 anni (dalla nascita delle Fondazioni sino agli ultimi accadimenti di Roma), con un decremento costante del FUS

    dagli ultraliberisti come maxvono (l’aggettivo infatti è rivolto a quelli come lui) non pretendo né solidarietà né comprensione, visto che rappresentano proprio il mondo che voglio contrastare, ma da Proet@, che si erge a difensore della sinistra dura e pura (benchè costantemente anonima….), mi aspetterei perlomeno una difesa a prescindere del contratto nazionale, come istituto di tutela dei lavoratori tutti, e non i soliti attacchi generici al sindacato confederale.

    se Proet@ vuol conoscere meglio la delegazione cigiellina scaligera può andarsi a fare un giro qui
    http://teatroscalacgil.blogspot.it/

    forse comprenderà che la nostra linea di pensiero non è esattamente quella della camusso….

    a chi mi definisce appartenente a una casta di privilegiati da basso impero, vorrei solo chiedere se ha mai avuto modo di conoscere da vicino il lavoro che si svolge in teatro, e se conosce gli stipendi di chi sta insultando…

    ‘notte

    • beppe ottobre 8, 2014 a 5:58 am #

      Quanti lavoratori sul suolo italiano incassano la quattordicesima?

  35. francesco lattuada ottobre 7, 2014 a 9:48 pm #

    PS:
    dimenticavo una consideraziuone per Proet@: provi a informarsi su quanti lavoratori precari scaligeri la SLC-CGIL di Milano ha dato assistenza legale per stabilizzare il proprio posto di lavoro, e magari anche su quante iniziative ha promosso per le tutele dei diritti (art.18 in primis)

    • rottadipalle ottobre 17, 2014 a 12:25 pm #

      come stabilizzare le tue amiche maschere in barba ai prossimi 50 anni di studenti ugualmente bisognosi? VERGOGNATI

    • rottadipalle ottobre 17, 2014 a 1:41 pm #

      Ah, dimenticavo, anche i posti regalati a qualche corista vostra iscritta che non riusciva a apassare il concorso con i propri mezzi……eccellenza per la Scala…..

  36. Elenas ottobre 7, 2014 a 11:45 pm #

    Caro Francesco, comprendo lo stato di irritazione e anche di ansia, ma quello che sta emergendo qui è una distanza di cui bisognerebbe forse prendere atto.

    Intanto per incominciare, sia dica una cosa: il problema dell’Opera di Roma non può essere ricondotto esclusivamente a Orchestra e Coro. Questo è palese e le dichiarazioni di oggi di Franceschini sono da rispedire a mittente: dica cosa non va nel teatro!
    E che la questione non possa essere ricondotta, neanche in una logica di “speding review” solo a Orchestra e Coro del resto lo sottolineava anche Vono qualche post fa, quando – assai liberisticamente ma molto correttamente – affermava che, se proprio esternalizzare bisogna, non lo si deve fare con il “core business”, ma semmai con altre funzioni facilmente recuperabili all’esterno senza neanche bisogno di fondazioni di cooperative, e lo stesso vale per la scrematura, a partire dagli staff (ad esempio).
    Un altro livello sul quale si può e si deve intervenire sono i ruoli di coordinamento, in specie se: 1) ridondanti, 2) incompetenti, per non dire d’altro.
    Soprattutto, esiste un Sovrintendente, di cui non si fa il nome, ma che è – di fronte a una situazione critica – il principale soggetto a dover essere chiamato in causa, e dopo di lui il Direttore artistico e tutta la linea di dirigenza dalla Direzione Generale in giù.

    Ora, qui sembra che la crisi sia “scaturita” improvvisamente” dalla dipartita di Muti. Motivo? Non si capisce bene, ma tant’è. In ogni caso il piano – se si parla del direttore musicale – è eminentemente musicale e artistico. E siccome il piano (e la pietra dello scandalo) è artistico, la risposta DOVEVA colpire quel piano, cioè Orchestra e Coro, le masse artistiche, evitando, temo, accuratamente il resto.
    E tuttavia, visto che non si sa DA IERI della situazione dell’Opera di Roma, ed è del resto configurazione assai fragile una struttura che crolla perché se ne va il direttore musicale (poteva anche lasciarci le penne, voglio dire), possibile che del piano gestionale nessuno dica nulla? Nulla? Va bene tutto, ma se posso credere alla buona fede di alcuni, francamente non posso accettarla in altri.
    E questo è un primo punto.

    Che cosa c’è invece che non va – provo a interpretare – nell’atteggiamento dei sindacati? Che difendono Orchestra e Coro? Che diavolo dovrebbero mai fare …
    Allora, forse, ciò che non va sono le modalità con cui è intesa la difesa del lavoro, e cioè: 1) tardive, 2) (soprattutto) slegate dal resto dell’organizzazione e dal suo funzionamento.

    Lo so, Checco, che il Sindacato in Italia ha precisi obiettivi e confini (e anche confini tra Lavoratori, lo si dica…), ma ALCUNE delle domande che pone Fabione sono anche legittime. Chiede: “Ma i sindacati quale proposte reali fanno per rilanciare orchestra e teatro di Roma? Come può sopravvivere un Teatro che fa 60 recite all’anno? Ho letto un’intervista di un membro dell’orchestra che diceva che la programmazione non la fanno loro ma la sovrintendenza. Ma i sindacati quando mai hanno proposto di aumentare il numero delle rappresentazioni? Quali sono le loro idee per ripianare la voragine del debito del Teatro?”

    Il Sindacato, Fabione, per la precisione, non deve fare il lavoro del Sovrintendente, se no non ci sarebbe bisogno del Sovrintendente. Però una parte di obiezione tua è anche giusta. Io aggiungerei: a quando la rottura di un tacito consenso che accontenta un po’ tutti, da farsi possibilmente PRIMA del disastro? A quando la tempestiva denuncia di tutto ciò che – stanti anche i tempi: una volta in qualche modo le cose si risolvevano … – non può che determinare il crollo verticale di una qualsivoglia organizzazione, senza altri compromessi, su questo?

    In soldoni. Perché non è stato denunciato prima l’operato scorretto di tutti coloro che a quel teatro si sono alimentati? Dovevamo arrivare a questo punto – tardi – per sollevare (e si spera che ora vengano sollevate) questioni che riguardano TUTTO il teatro e la sua gestione, in specie se inefficiente o poco trasparente?
    Questa è l’obiezione, magari mal espressa e con toni irritanti. Ma questa è l’obiezione. E se non è valida, allora va chiarito cosa è stato o no denunciato prima. E se non è stato fatto, perché.

    Sul Primo Maggio scusate … non mi sembra una questione cruciale. Anche se, prudenzialmente, io l’Expo non l’avrei inaugurato, se possibile, quel giorno … (non per altro, ma perché DI SICURO ci saranno polemiche e quindi casino).

    P.S. Vediamo di non scazzarci a beneficio d’altri, grazie.

    Elenas

  37. francesco lattuada ottobre 8, 2014 a 5:09 am #

    guarda Elenas che è da anni che i sindacati dicono che senza un finanziamento adeguato del FUS saremmo arrivati a qst punto: le aperture di sipario dipendono proprio da quanta “benzina” metti nella “macchina”

    certo che se anche voi pensate (come Renzi…) che la colpa dei disastri italici sia soprattutto nel sindacato, smetterò di scrivere in questo blog, e continuerò con le azioni di lotta

    ‘giorno

    • Elenas ottobre 8, 2014 a 9:38 am #

      Ho detto un’altra cosa, Checco…

      Un saluto, Elena

  38. silvia ottobre 8, 2014 a 5:57 am #

    A me pare che in questo dibattito sul lavoro manchino due cose fondamentali da parte dei lavoratori delle fondazioni liriche: 1. autocritica per le proprie connivenze, 2. gratitudine per il proprio status.

  39. francesco lattuada ottobre 8, 2014 a 6:43 am #

    per F@bione:
    provi a informarsi su quanti finanziamenti riceveno l’opera DI STATO di vienna, l’opera DI STATO di berlino, l’opera DI STATO di parigi….

    e magari si rifletta anche su quanto sia il finanziamento pubblico italiano al comparto “cultura” nel suo complesso (in percentuale rispetto al pil) rispetto agli altri stati europei, alla faccia dell’art.9…..

    e magari anche si rifletta su come mai da noi la Chiesa non paga l’imu, ma le scuole cattoliche ricevono finanziamenti diretti e indiretti (in violazione dell’art.33 della costituzione), mentre le scuole pubbliche boccheggiano

    epperò i soldi per le guerre (anche se le chiamano missioni di pace….) si trovano sempre (violazione dell’art.11)

    per Silvi@: connivenze???? privilegi????
    ma va a ciapà i ratt!!!

    • der rote Falke ottobre 8, 2014 a 7:15 am #

      Ah, ecco, ci mancava giusto la congiura ecclesiastica contro gli orchestrali…
      Guarda, invece di venir qui a cercare una solidarietà pelosa, suona la “Turandot” che è molto meglio. E se non vuoi suonarla il primo maggio ce ne faremo una ragione.
      Detto questo, la tua posizione non fa altro che sottolineare la distanza tra voi e il vostro pubblico. Ti auguro che quest’ultimo non perda la pazienza.

    • silvia ottobre 8, 2014 a 7:26 am #

      Lattuada, non faccia il birichino. Vuol farci credere che siete gli unici senza macchia nel disastro attuale? Vada a sentir suonare i suoi colleghi berlinesi, parigini o viennesi. Poi ci dirà la differenza tra quante serate sono in buca loro e quante voi.

      Ma se vuole la aiuto con una piccola statistica sulle serate operistiche del mese di settembre appena trascorso:
      *Wiener Staatsoper: 22
      *Opéra national de Paris: 13
      *Staatsoper im Schillertheater: 9
      *Teatro alla Scala: 0

      Mi saluti i ratti, mi raccomando.

    • Elenas ottobre 8, 2014 a 9:51 am #

      Checco, abbiamo un piccolo problema di debito pubblico in Italia… (E non regge l’argomento che l’investimento produrrebbe PIL, nel caso di un teatro d’Opera: non conviene usare questo argomento).
      Inoltre siamo in zona euro e un paese Nato. Possiamo anche teorizzare l’uscita da entrambe le configurazioni, dopodiché saranno gli altri i compromessi da accettare.
      Quanto a IMU e scuole cattoliche, hai ragione.

      Qui però non stiamo parlando solo di mancanza di finanziamenti. Certo che se ci sono (magari anche tanti) i problemi automaticamente si risolvono. Indipendentemente dalle voci di costo e dalla loro entità, i soldi arrivano.

      Ti faccio una domanda (però rispondi onestamente): il problema del disastro dell’opera di Roma consiste nella mancanza di finanziamenti? Oppure, al contrario, finché i finanziamenti ci sono stati ogni rattoppo – anche improbabile – è stato possibile?
      O siamo in una situazione intermedia?

      Di fronte a questa situazione, BISOGNA denunciare abusi e sprechi, mentre si chiedono i finanziamenti. Altrimenti Franceschini è in una botte di ferro.

  40. beppe ottobre 8, 2014 a 8:29 am #

    Editoriale in prima pagina de “Il Giorno”: http://blog.quotidiano.net/mazzuca/2014/10/08/lopera-e-la-scala/.

  41. francesco lattuada ottobre 8, 2014 a 9:08 am #

    saluto volentieri i ratti: tanto mi pare che siano di casa nelle vostre cloache ideologiche….
    troppo facile sparare addosso agli orchestrali italiani, senza dire ulla sulla questione FUS e legge 800 che ho posto.

    ora però mi avete scocciato e non credo risponderò più alle vs provocazioni, anche perchè voi sapete cosa faccio io, ma io non so nulla di voi e del vostro lavoro, né dei vostri privilegi o difficoltà, dunque mi pare sbilanciata la discussione

    andate pure all’estero a sentite l’Opera, visto che non ritenete si debba lottare per avere un finanziamento pubblico adeguato a ai Teatri Lirici….

    PS: in settembre in Scala abbiamo fatto 11 recite di balletto e 2 produzioni sinfonico\corali (3 creazioni e 2 requiem)

    • Elenas ottobre 8, 2014 a 9:54 am #

      Checco,

      Ma il “voi”? Ognuno sta dicendo cose diverse, e spero apprezzerai.

      Io lo sai cosa faccio. Elena

    • Elenas ottobre 8, 2014 a 10:01 am #

      Mi è ignota la ragione per cui Fuortes in tutto ciò non abbia ritenuto opportuno dimettersi.

  42. proetabarbun ottobre 8, 2014 a 9:36 am #

    Lattuada. lei ragiona in modo elementare e contrappositivo, al pari di molti sindacalisti che spostano sempre il problema da un’altra parte (quanti ne abbiamo sentiti in questi giorni dire che il precariato non l’hanno inventato loro, embé?, mica nessuno li ha accusati di questo ma bensì di non averlo contrastato e di averlo avallato più volte in sede di quella che oramai tutti frignano perché Renzi non glie la concede più, la “concertazione”…).
    inoltre non mi pare elegante tirare sempre in ballo il FUS che dovrebbe finanziare l’intero comparto della musica e dello spettacolo e invece finanzia in gran parte solo gli Enti Lirici (che, lo ripeto, sono fruiti da una ristrettissima fascia di cittadini) e tra questi privilegia proprio il teatro in cui lei lavora, insieme a S. Cecilia.
    quanto a me, io non difendo nessuno per principio, tanto meno la sinistra dura e pura (non so neanche a cosa lei si riferisca) e intendo rimanere anonimo perché mi interessa la battaglia sulle idee e non quella personale che lei invece tanto vorrebbe intraprendere in mancanza di argomentazioni valide o della capacità ad esprimerle, nonostante l’eroico presentarsi in questa sede con nome e cognome.
    comunque io difendo tutti quei lavoratori del comparto dello spettacolo che, come è anche capitato a me negli anni passati, lavorano fianco a fianco a voi ma con un contratto diverso e senza che nessun sindacato dica né AH né BAH.
    in quella condizione di “esternalizzato” in cui vogliono mettere i vostri colleghi dell’Opera di Roma (e forse anche voi in prospettiva futura) io ho già lavorato, fin dai primi anni zero sia a S. Cecilia che alla Fenice che alla RAI di Torino e in altre sedi mi sono mosso in una selva di contratti di cui il suo capo Albori, quando glieli mostrai tempo fa, non sapeva neppure che esistessero.
    e con me centinaia di altri musicisti, cantanti e tecnici che lavorano in queste condizioni e senza uno straccio di ammortizzatore che garantisca il reddito nei periodi di disoccupazione.
    nei paesi che lei cita come campioni di finanziamento alla Cultura vi sono anche le tutele per gli intermitenti perché si considera questo lavoro, per sua natura, intermittente.
    in Italia invece esiste solo la cultura del posto fisso che è per sua natura nemico dell’intermittente e non ne vuole proprio sapere.
    fino a che queste cose non cambieranno io certo non mi faccio intenerire dagli stabili e dai loro sindacati inetti e, per ora, non vi dò la mia solidarietà, pensandola sostanzialmente come molti degli altri che intervengono qui.
    se poi vuole rispondere nel merito alle mie domande precedenti glie ne sarà grato o altrimenti illustrarmi con parole sue le iniziative che avete intrapreso in merito, oppure mettere il link preciso della pagina del vostro blog in cui se ne parla, quello che vedo io son solo una seova di comunicati su altre cose e non ho molto tempo per mettermi a cercare nell’intero blog. grazie.

    • Francesco ottobre 8, 2014 a 11:51 am #

      Lunedì 06 Ottobre 2014 07:04

      
      Sergio Bellavita
      Ignazio Marino, sindaco della città di Roma ascritto all’ala radicale del partito democratico, ha deciso di licenziare suonatori e coristi del Teatro dell’Opera della città che governa per cancellare loro tutto il salario integrativo conquistato in decine di anni di contrattazione. Una volta resi più convenienti e più poveri potranno essere impiegati nelle medesime mansioni ma alle dipendenze di un’altra azienda. Perché non una bella coop! (…)
      Marino, sempre il sindaco dell’ala radicale, chiama l’operazione esternalizzazione. Con una disinvoltura a metà tra Razzi e Cetto La Qualunque Marino pretende così di dare una parvenza di legittimità ad un’operazione condotta al di fuori ed in spregio della legislazione vigente,del sistema contrattuale e del comune senso del pudore. Che a farlo sia, anche se decadente, pur sempre un’istituzione pubblica rende il quadro desolante e preoccupante. Nei giorni successivi la conferenza stampa dell’annuncio choc dell’ “esternalizzazione” si è scatenata la canea. In un paese democratico e civile ci si sarebbe aspettati una sollevazione contro il sindaco licenziatore. Nel paese secondo Renzi la canea “orchestrata” dai media compiacenti si è invece scatenata contro i licenziati, rei di essersi organizzati sindacalmente, di difendere il loro salario dell’aggressione di Marino, rappresentati come privilegiati a difendere indifendibili indennità, da quella del vestiario a quella dell’umidità. Quando poi la canea non è sufficiente c’è sempre un sindacato pronto a dar manforte, la stessa Cisl che aveva indicato la via della resa a quei lavoratori, a dire che è colpa della loro resistenza se il padrone (Marino) ha dovuto ricorrere alle brutte maniere. Franceschini, inutile e dannoso ministro di questo paese, ha prontamente bocciato ogni possibile estensione del modello Marino al resto d’Italia. Per una ragione squisitamente reazionaria, in quanto a suo dire solo a Roma i lavoratori sono molto sindacalizzati. Come a dire che nel resto d’Italia li facciamo secchi subito e senza dare nell’occhio… Così, il messaggio non certo implicito che viene dall’Opera del governo, e’ che il sindacato che lotta e difende i lavoratori e’ incompatibile in questa fase. Così come sono incompatibili i lavoratori che si difendono. D’altro canto Marino licenzia persino Renzi con la sua “esternalizzazione” dimostrando sul campo che ci si può sbarazzare con facilità dei lavoratori in questo paese senza attendere il suo intervento sull’art.18. L’Opera di Marino ha quindi un valore generale, non è un incidente di percorso ma il tentativo di affermare un nuovo modello. Se non si sconfigge quel disegno passerà la prassi che rende il salario dei lavoratori unica moneta disponibile per pagare i debiti e competere. Ieri in Fiat oggi all’Opera. Un’altra dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di quanto sia falsa la battaglia contro l’austerità di Renzi. Il Jobs Act e’ parte integrante del nuovo modello sociale che si sta costruendo intorno e contro di noi. Un modello autoritario, repressivo, di sfruttamento intensivo del lavoro umano in modo da rendere il salario e lo stato sociale variabile dipendente del mercato, dell’impresa e delle finanze pubbliche. Marino e Renzi al Teatro dell’ Opera di Roma si riprendono gli ottanta euro, che peraltro ai lavoratori dell’Opera non avevano mai dato, e fanno il pernacchio a tutti i beoti che ancora sventolano la bandiera del nuovo verso. Se i problemi di bilancio si risolvono tagliando salari e peggiorando la condizione allora siamo solo all’inizio di una fase drammatica e dagli sbocchi imprevedibili. Spetta a tutti coloro che si oppongono alle politiche d’austerità passare dalle parole ai fatti. Ogni resistenza ai processi di impoverimento e precarizzazione del lavoro, ogni difesa di un presidio pubblico e dello stato sociale sono parte della battaglia contro il rigore che ci impongono.

      • Elenas ottobre 8, 2014 a 12:00 pm #

        Non c’entra nulla il rigore. Si colpiscano gli sprechi sottoscritti da alcuni (pro domo sua e d’altri)! Ma perché nessuno parla di chi ha gestito sino ad ora questo teatro, come se il problema fosse nato oggi o con l’addio di Muti?
        Tutto ciò è folle… Che parolai diamo diventati?

      • Francesco ottobre 8, 2014 a 12:04 pm #

        Ho postato l’articolo di Bellavita, passatomi da un ‘compagno’ scaligero, x rispondere soprattutto a Proet@, al quale però voglio anche precisare alcune cosette:
        1) non considero sbagliato il rimanere anonimi in una discussione su argomenti di carattere ideale e/o ideologico, però nella nostra discussione Lei usa le informazioni che ha su di me (compreso lo sprezzante ‘il tuo capo Albori’….), mentre io non ho alcun modo di verificare realmente le sue affermazioni sulla sua professione e storia personale.
        2) Le dico anche che da delegato sindacale in questi ultimi mesi ho dato supporti sindacali e legali a molti prof. d’orchestra, che da troppi anni hanno contratti fuori dal CCNL, sia nella forma (partite IVA e non subordinati, quindi con molti meno diritti e tutele) che nella sostanza (meno soldi).
        Difendo questo miei colleghi precari con più insistenza dei miei colleghi fissi, che di solito preferiscono altre sigle perché mi ritengono un pó troppo comunista…..

        Per Elen@s: quando vuoi ci vediamo x un caffè, così parliamo con calma. Baci

  43. proetabarbun ottobre 8, 2014 a 12:41 pm #

    Lattuada, io le faccio delle domande e pongo delle questioni e lei invece mi chiede il cv.
    siamo alle solite, lei vuole sapere chi sono per potermi attaccare sul piano personale.
    ma vede. io non l’attacco sul piano personale, non me ne può interessare di meno di chi è lei e di cosa fa.
    è cosa nota a tutti qui dentro che lei suona nell’Orchestra della Scala e ciò mi conduce a pensare che lei sia un ottimo musicista.
    è altrettanto noto che lei sia delegato sindacale (anche se io le avrei augurato di lasciar perdere) e anche questo le fa in qualche modo onore.
    ma qui si discute in termini generali di una questione che tocca tutti, musicisti, precari o meno, pubblico, cittadini.
    dunque qui si discute delle posizioni del sindacato di cui lei fa parte (e anch’io in passato, in varie forme e settori, sia educativo che artistico) nel contesto attuale ed è su questo che mi interessano le sue risposte, visto che lei si è inserito nella discussione, così come mi interessano tutti gli interventi, anche quelli che non condivido.
    io peraltro ormai sono fuori, professionalmente parlando, dal suo mondo e intervengo qui per affetto e perché comunque gli argomenti mi interessano.
    posso dirle che ho lavorato nel settore della lirica dal 1996 fino al 2005 con una certa regolarità e negli anni successivi sempre più occasionalmente.
    sono stato dipendente a tempo determinato di almeno 2 Enti Lirici e ho avuto collaborazioni e contratti occasionali con un’infinità di altri soggetti giuridici, o datori di lavoro, se preferisce, in Italia ed Europa.
    oltre a ciò, in tutti questi anni, mi è capitato non solo di conoscere un’altrettanta infinità di colleghi in tutta Italia e in Francia, che mi hanno raccontato di tutto, ma io stesso ho potuto assistere sia nelle vesti di lavoratore a tempo determinato che in quelle di “esternalizzato” a un’infinità di episodi che coinvolgevano i lavoratori a tempo indeterminato, episodi che mi hanno portato progressivamente non ad abbracciare teorie politiche e sindacali diverse dalle sue ma bensì a nutrire una certa diffidenza nei confronti di chi agita bandiere sindacali per nascondere un sostanziale individualismo e una mancanza di etica professionale e del vivere collettivo.
    detto ciò, se lei non ritiene di continuare questa discussione senza prima verificare il mio cv me lo faccia sapere che evito di perdere altro tempo a risponderle.
    quanto ad Albori è salito ormai agli onori delle cronache e tutti sanno chi è, così come molti lavoratori del settore che sono passati nel suo ufficio sperando che si occupasse di loro (precari e senza tessera, dunque richiedendogli di trovare armi diverse dalle solite per le battaglie che li riguardavano) e ricevendone in cambio solo dei gran sospiri e allargature di braccia, come a dire:”non ci posso fare nulla…”.

  44. proetabarbun ottobre 8, 2014 a 1:02 pm #

    aggiungo un’ultima cosa: mi fa piacere che lei abbia supportato chi lavora al suo fianco e con le stesse mansioni ma con un contratto diverso.
    ma il problema è a monte perché ci vorrebbe in Italia una legge che vieta questo e invece non c’è.
    così come allo stesso modo si dovrebbe intervenire sul cumulo di cariche e stipendi, altra piaga italica ma lasciamo perdere perché il discorso ci porterebbe altrove.
    ma le chiedo? il sindacato ha mai chiesto questo? ha mai proclamato uno sciopero generale per questo ? la risposta è sempre no.
    e invece, purtroppo dico io, questa richiesta l’ho sentita fare, con le mie orecchie, da Taddei, responsabile economico del PD e braccio destro di Renzi, a Radio Popolare.
    non so se alla fine ci sarà questo nel JobsAct o nella legge sul lavoro ma se ci sarà io apprezzerò e il suo collega a Partita IVA potrà avere quanto meno un contratto a tempo determinato con gli stessi diritti che ora non ha e che invece lei e gli altri avete.
    e se ciò avverrà sarà merito non certo dell’eternamente imbronciata Camusso che in quegli stessi giorni braterava di thatcherismo fuori tempo massimo.
    se lo metta in testa: il suo sindacato sui contratto atipici non sa che pesci pigliare, non lo ha mai saputo e non lo ha mai voluto fare, non gli interessa e non lo farà mai.
    ma non solo, li ha sempre avallati, fin dal pacchetto Treu, per garantire in cambio le tutele agli altri.
    ora la situazione gli è scoppiata fra le mani, perché gli atipici sono di più e fra gli iscritti alla CGIL ci sono più pensionati che lavoratori in attività.
    e questo è un buon motivo della sostanziale mancanza di solidarietà di questi giorni, sia ai suoi colleghi di Roma che a voi per la questione Primo Maggio.
    mi dispiace, lei lotterà fino alla morte, ma è solo perché lotta solamente per lei stesso e non per tutti.

    • Francesco ottobre 8, 2014 a 1:10 pm #

      Vede Proet@, più la leggo e più mi pare che sia Lei a buttarla sul personale, e mi pare anche palese il suo disprezzo x la CGIL (probabilmente giustificato dalle sue esperienze personali, che però non posso verificare…..)

      Mi pareva che l’articolo che ho postato (Bellavita) rispondesse ad alcune questioni che Lei mi ha posto, ma forse non ho capito bene le domande, o forse non so rispondere.
      D’altra parte se Lei come dice é un musicista, saprà certamente che noi violisti siano un pó tonti…..

      Buona Vita a Lei, e spero possa lottare le sue battaglie x fini più nobili dei miei

  45. masvono ottobre 8, 2014 a 1:16 pm #

    Ora come ora stavo riflettendo sul ruolo di “capo” di un musicista-sindacalista del Teatro Alla Scala, considerando che, per lo meno, egli ne ha tre, quando non quattro.
    Un “capo” è il direttore musicale del Teatro e il suo “sovrintendente”.
    Un altro “capo” è il rappresentante (regionale/nazionale) sindacale che mi pare trattasi di un certo Albori.
    Ma credo che il capo dei capi sia il banchiere Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit e Presidente della *privata*, anzi *privatissima* Associazione Filarmonica della Scala che in maniera assolutamente *privata* stipula convenzioni con il *pubblico*, o *quasi pubblico* Teatro alla Scala. Un po’ quello che, nella testa del sinistro-radicale Marino, dovrebbero andare a fare i musici di Roma. Solo che più proletariamente si chiamerebbero “Cooperativa” in luogo del più “glam” “Associazione” e, magari, non avrebbero al comando il Re delle Banche italiane.

    Salutoni
    -MV

    p.s. che sia il “capo dei capi” non vi è dubbio, perchè in Associazione scioperi *mai*!

  46. proetabarbun ottobre 8, 2014 a 3:50 pm #

    sì, Lattuada, non ho una grande stima della CGIL, almeno a partire dal dopo-Cofferati e per vari motivi legati alle mie esperienze personali.
    tuttavia le vorrei segnalare che quando nel 2002 ero un dipendente a tempo determinato del Teatro Regio di Torino ho scioperato, come tanti altri nella mia condizione, contro il tentativo di abolizione dell’Art.18, argomento che non mi toccava direttamente.
    nella stessa epoca, gli va riconosciuto, il Sig. Albori aiutò alcuni colleghi che lavoravano nei Teatri di Tradizione inviando la proclamazione di sciopero al datore di lavoro e dunque in qualche modo rivendicando quel diritto anche a lavoratori con contratti che lui non conosceva (e comunque a tempo determinato).
    ora la domanda che le faccio è la seguente: è stato mai fatto il contrario?
    cioè: voi stabili avete mai scioperato in favore di tutti i colleghi che vi lavorano al fianco senza lo stesso contratto?
    non mi risulta, lo avete fatto solo per vostre questioni specifiche, non conoscendo quel principio di solidarietà fra lavoratori che dovrebbe contraddistinguere ogni sindacato degno di questo nome,
    lei certo si è occupato dei suoi colleghi a Partita IVA, mi fa piacere, glielo ripeto, ma immagino ne abbia fatto una questione personale (appunto…) e non politica.
    e poi le chiedo cortesemente un’informazione, per mia curosità personale e se è possibile: quanti lavoratori a Partita IVA o altre forme ci sono in Scala che svolgono mansioni simili a quelle degli stabili?
    e quanti di questi sostituiscono degli stabili impegnati altrove?

  47. marco vizzardelli ottobre 8, 2014 a 4:50 pm #

    “Di fronte a questa situazione, BISOGNA denunciare abusi e sprechi, mentre si chiedono i finanziamenti”. (Elena)

    Cara Elena, Caro Francesco, non suonare il Primo Maggio per celebrare la ricorrenza è uno SPRECO, oltre che pura demagogia.

    marco vizzardelli

    • fabione ottobre 8, 2014 a 6:00 pm #

      Caro Lattuada, le rispondo solo ora perchè solo ora sono tornato dall’ufficio :infatti l’azienda (privata) per cui lavoro, un anno e mezzo fa ha chiuso la sede dove lavoravo (che si trovava nella città dove vivo) e mi ha spostato a trenta chilometri di distanza. Ovviamente la trasferta giornaliera è a mio totale carico…..
      Ma non mi lamento perchè capisco le esigenze di impresa e di contenimento dei costi. Del resto anche le rappresentanze sindacali erano d’accordo. Ho un ottimo lavoro e percepisco emolumenti più che dignitosi. Ovviamente una parte di essi sono variabili in ragione della produttività e del raggiungimento degli obiettivi personali ed aziendali.
      La cosa che mi lascia maggiormente perplesso dell’attività sindacale è che nel settore privato essi fanno le battaglie spesso necessarie e cercano di difendere, se possibile i posti di lavoro di tutti. Come è giusto che sia. Però sono disposti anche a compromessi che possono comportare qualche sacrificio per il lavoratore.
      Nel settore pubblico, voi difendete posizioni anacronistiche e fuori dal tempo . Dai coristi ed orchestrali dell’Opera di Roma e dai voi che li rappresentate come sigla sindacale non sento proposte concrete. Non parlate mai dei privilegi di cui in passate avete goduto. Lei parla dei fondi che paesi come la Germania destinano alla cultura. Ma non dice che in Italia vi è per esempio il Teatro la Fenice che mi pare percepisca lo stesso trattamento dell’Opera di Roma. Si vada a vedere la programmazione. A settembre hanno già rappresentato due opere. A Ottobre avremo Don giovanni e La porta della Legge di Sciarrino, oltre concerti sinfonici e da camera. E varie attività collaterali .
      A Novembre comincia la nuova stagione con : Simon Boccanegra, Traviata , Capuleti e Montecchi, Signor Bruschino, Elisir d’amore, Traviata di nuovo, Alceste, ancora Traviata, Tosca, Norma Juditha Triumphans ecc ecc. Ecco, questo è il modello che l’Opera di Roma deve perseguire . Ma fare questo per prima cosa bisogna lavorare, lavorare, lavorare caro Lattuada.
      Un’ultima cosa. Ho letto nell’intervista al sovrintendente Fuortes che orchestrali e coristi dell’Opera di Roma, hanno chiesto (per la trasferta a Salisburgo in occasione di Nabucco) una diaria forfettaria giornaliera di 160 euro! Non so se questo sia vero e non posso verificarlo. Sa quanto ci paga la nostra azienda come indennità di trasferta? 15,50 euro oltre i pasti a piè di lista per un massimo di 30 euro se uno e 50 euro se due.
      Cordialmente

    • Elenas ottobre 10, 2014 a 12:54 pm #

      Veramente io ho detto altro …

  48. francesco lattuada ottobre 8, 2014 a 10:27 pm #

    x F@abione: alla Fenice non mi risulta abbiano licenziato alcun dipendente, ma una buona squadra di dirigenti (Chiarot&Ortombina) ha fatto tutto il possibile x migliorare l’efficienza lavorativa (numero di aperture di sipario, con una buona qualità complessiva degli spettacoli); a Roma vogliono far pagare ai dipendenti (a partire dalle masse artistiche) la cattiva gestione del Teatro.
    a me non pare giusto, a Lei sì?

    x Proet@: in Scala abbiamo scioperato varie volte in difesa dell’articolo 18, anche in occasione della battaglia x estenderlo ai dipendenti delle aziende sotto i 15 dipendenti, dunque le abbiamo fatte eccome iniziative a tutela dei precari! in orchestra come forse saprà la cgil non gode di molto consenso, e ogni mio tentativo di proporre iniziative a favore del precariato orchestrale (da molti anni tutti gli aggiunti in orchestra, mediamente una ventina a copertura di posti vacanti o in sostituzione di malattie\aspettative\maternità etc, sono a partita IVA con contratti meno tutelati sia dal punto di vista dei diritti che del salario) non hanno ahimè avuto il consenso necessario.
    anche io non condivido molte delle politiche cgil, ma all’interno del Teatro alla Scala, mi pare che sia a tutt’oggi la sigla più attenta e sensibile alle problematiche lavorative sia dei fissi che dei precari (e lo testimoniano le numerosissime sentenze con esito favorevole che abbiamo ottenuto in questi ultimi mesi\anni)

    x vizz@: per chi dovrei suonare il primomaggio? per la Merkel che sta distruggendo ogni idea di stato sociale? per Renzi che mi cancella i diritti costituzionali? per Obama che si dimostra più guerrafondaio di Bush? per un Expo gestita da personaggi che meritano la galera???? per la Direzione della Scala che continua a non dare garanzie né economiche né di progetto artistico complessivo per il nostro Teatro? a oggi non è ancora sicuro che il bilancio 2014 chiuderà in pareggio, e l’ultima volta che abbiamo vissuto questa incertezza (bilancio 2012) andò a finire che tagliarono parzialmente gli stipendi (dimezzamento del premio produzione, nonostante la produttività non fosse stata intaccata)…..

    • masvono ottobre 8, 2014 a 10:39 pm #

      Se la Ghizzarmonica fa il concerto, stai sicuro che suoni.
      Ciao

      -MV

    • tornic ottobre 9, 2014 a 9:01 am #

      no, non dovrebbe suonare per nessuno di quelli che ha nominato ma molto semplicemente per il pubblico! per tutte le persone che sborsano fior di quattrini per venire alla scala a sentire, al di là di tutte le sue sacrosante ragioni sociali, dell’ottima musica. In tutti i ragionamenti fatti finora non le ho mai sentito nominare il pubblico pagante! Ma per chi suona lei? Il suo primario interesse dovrebbe essere suonare per chi viene a sentirla. O forse finora mi sono illuso, venendo alla scala, che orchestra cantanti coro e maestranze fossero interessati al giudizio di ogni persona presente in sala e, quindi, anche del mio? Giusto per capire, così la prossima volta eviterò di fare fatica ad applaudire un’ottima esecuzione ma scapperò via subito subito

      PS sempre per rimanere in tema di rispetto del pubblico, un comportamento poco edificante degli orchestrali della scala è quello che la maggioranza scompare dopo pochi secondi dalla fine di un’opera e quando il direttore d’orchestra sale sul palcoscenico e fa l’affettuoso gesto di estendere l’applauso all’orchestra ormai in buca sono rimasti in tre o quattro. Forse da ciò avrei dovuto immaginare che poi del pubblico pagante non avete così tanto interesse da non poter aspettare neanche qualche minuto per ricevere il suo applauso?

  49. francesco lattuada ottobre 9, 2014 a 9:41 am #

    il giorno 1 maggio è festivo, come lo sono il 2 giugno e il 15 agosto (le altre 2 date festive del semestre Expo, nelle quali però il Teatro sarà giustamente chiuso, nonostante la presenza assai probabile di molti turisti): al pubblico scaligero che differenza fa sentire Turandot il 30 aprile o il 2 maggio? la richiesta di lavorare nel giorno della Festa del Lavoro (diritto individuale di ogni dipendente NON NEGOZIABILE dal sindacato) ci viene dalla Direzione con la giustificazione che saranno presenti 50 capi di stato (per molti dei quali non porto alcun rispetto, visto le politiche antisociali che conducono…), e per inaugurare un evento che a oggi presenta ancora molte incertezze attuative, oltre che delle vergognose implicazioni giudiziarie.
    piuttosto trovo grave che la Direzione del Teatro abbia programmato un mese di agosto con 2 produzioni storiche della Scala (barbiere di siviglia e bohème) con 2 orchestre low cost (accademia della scala e orchestra bolivar), senza nemmeno tentare di scaglionare le ferie dell’orchestra e scritturare dei professori aggiunti per potere effettuare questi 2 importanti titoli operistici con l’orchestra del Teatro, camuffando il tutto con un’operazione demagogica (portare in Italia il progetto Abreu, omettendo di dire che in Venezuela Abreu era Ministro della Cultura e il finanziamento statale al progetto è decisamente diverso da ciò che avviene da noi: personalmente sarei subito pronto a scambiare Renzi con Maduro….)

    l’uscita dalla buca al termine dell’orario di lavoro (che si conclude con la chiusura del sipario al termine della recita) che danno apporta al pubblico pagante?
    applaudendo (o fischiando…) il direttore d’orchestra e il cast gli spettatori esprimono il proprio giudizio sullo spettacolo, e non capisco dove sia la mancanza di rispetto nel non partecipare al rito dei ringraziamenti (o contestazioni), che tanto il vero responsabile dell’esito è appunto il direttore d’orchestra e\o il direttore artistico.
    personalemente adotto questa prassi. alla prima rappresentazione di ogni spettacolo attendo il Direttore in buca, dalla seconda me ne vado terminato il mio orario di lavoro. qual’è il problema?

    ….

    per il velenosissimo maxvono (a mio giudizio un neo-schiavista, considerando il suo lavoro…), rispondo con un paio di link che illustrano piuttosto bene cosa penso del suo liberismo selvaggio

    http://www.zeusnews.it/n.php?c=4641

    http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/5/22/lavorare-comunque-e-dovunque-ecco-i-nuovi-schiavi.html

    immagino già che si farà grosse risate delle critiche al suo pensiero, ma tant’è….

    ciao

    • masvono ottobre 9, 2014 a 10:50 am #

      AHAHAHAHAAHAH! Mi sono fatto già la risata mentre leggevo i nomi dei link (“il Ribelle” e “Le notizie di Zeus”). Sarò anche velenoso, ma per la seconda volta non mi rispondi. Non c’è due senza tre. Quando la “Ghizzarmonica” renderà omaggio ai capi di stato suonando l’1/5, *suoni* o *non suoni*? Perchè a me sembra che la “Ghizzarmonica”, pochi anni fa “Silviarmonica” l’1/5 abbia suonato. E tu pure.
      Ciao, rivoluzionario in pantofole di velluto.:)

      -MV

  50. proetabarbun ottobre 9, 2014 a 10:11 am #

    Lattuada, la ringrazio per le informazioni che confermano altre che mi venivano da altri teatri, vale a dire la sostanziale scomparsa del contratto a tempo determinato, così importante invece nel settore delle produzioni di teatro musicale, ognuna richiedente un organico differente.
    questa è un’altra delle anomalie contro le quali il sindacato dovrebbe porsi, a mio parere, chiedendo con forza che vi siano (in tutti i settori intendo) due sole tipologie di contratto: quello a tempo indeterminato e quello a tempo determinato, fine.
    se così fosse si eliminerebbe tutto il resto: false partita iva, cococo, cocopro, stagisti, borse di studio (si figuri che ne hanno fatta una pure a me, palesemente falsa, dopo 15 anni e più di lavoro e alla soglia dei 50!) e via dicendo.
    ma niente da fare, i confederali vedono solo il posto fisso e la stabilizzazione, senza pensare che molti manco ci pensano né la desiderano e preferiscono muoversi, senza però per questo dover rinunciare ad avere un contratto decente, sia pur temporaneo, e tutti i diritti ad esso connessi.
    ma lei lo sa o lo immagina quanto giovani musicisti italiani girano l’Europa e il mondo senza problemi, inanellando un contratto dopo l’altro e acquisendo esperienza, studiando le lingue, creando contatti ovunque?
    sono centinaia, strumentisti e cantanti, e a pochi di loro importa fermarsi a vita nello stesso teatro, anzi sono consapevoli della fortissima tendenza alla sclerotizzazione connessa alla stabilizzazione, dei rapporti umani e delle abitudini professionali.
    quello che però tutti cercano sono adeguate retribuzoni, pari a quelle degli stabili, e diritti certi, tra cui quello fondamentale agli ammortizzatori sociali che non si vede perché in tutta Europa c’è e in Italia sostanzialmente no (anzi ora la Fornero con Aspi e Mini-Aspi ha ridotto ulteriormente la miseria una tantum che già c’era prima).

    poi non mi risulta che si sia mai scioperato, né in Scala né altrove, sull’estensione dell’art.18 alle aziende con meno di 15 dipendenti, anzi.
    su quell’argomento ci fu un referendum proposto da Rifondazione che fu boicottato da tutti, compresi i sindacati confederali, e infatti andò deserto.

    sul Primo Maggio mi pare stiate piantando una grana per girare intorno agli altri problemi.
    avete già suonato di fronte a cani e porci e l’eventuale fallimento (probabile anche se parziale) dell’Expo non è cosa che vi riguarda.
    inoltre in quella data, così come pure in qualsiasi altro giorno festivo, domeniche comprese, tutti i musicisti del mondo han semnpre suonato senza problemi, spesso beccandosi anche qualche soldo in più (quelli che hanno il CCNL, naturalmente, gli altri no).
    quanto alle orchestre (e cori) low cost le ricordo che il loro utilizzo, almeno per ciò che riguarda quella dell’Accademia, è una prassi già in atto da anni, in particolare nei periodi in cui voi siete in tournée in Giappone, beccandovi altri lauti quattrini e diarie da nababbi.

  51. Biagio ottobre 9, 2014 a 10:20 am #

    No, Lattuada, non ci siamo. L’esperienza artistica non la si può ridurre a orari di lavoro o a questioni contrattuali.
    Onestamente mi mette in imbarazzo la sua posizione. Esistono anche componenti come passione, amor proprio, gentilezza, cortesia, eccetera. Ed è quel che tutte le grandi orchestre del mondo custodiscono. Voi no. E infatti voi non siete (attualmente) tra le grandi orchestre del mondo.

  52. francesco lattuada ottobre 9, 2014 a 10:32 am #

    Proet@ si informi meglio sulle iniziative scaligere a sostegno dell’art. 18!
    sta dicendo scemenze anche per quello che riguarda i contratti con partita IVA: da anni la nostra richiesta è di assumere con contratti subordinati, ma purtroppo rimane inascoltata (complice anche il fatto che alle altre sigle sindacali scaligere, confederali e non, questo aspetto non interessa), e anche sul primomaggio non comprendo la tsua posizione….. (a meno che, come spesso capita dalle parti della sinistra, Le interessi di più cercare le contraddizioni della CGIL che valutare ciò che mette in campo la parte datoriale)

    al pubblico che vuole a tutti i costi vedere l’orchestra in buca al termine della recita rispondo ancora che non comprendo il problema: quando ero loggionista mi interessava soprattutto applaudire il cast e il direttore al termine delle rappresentazioni operistiche, riservando invece tutta l’attenzione all’orchestra nei concerti sinfonici (dove ovviamente attendiamo il termine degli applausi prima di uscire)

    rispetto, amore, passione etc cerco di infonderli nell’atto del suonare e non dopo…..

    • Biagio ottobre 9, 2014 a 10:52 am #

      Ma guardi che noi vi vogliamo bene, e certe sere potervi applaudire è davvero una gioia. Nell’opera non siete meri accompagnatori, ma spesso molto di più, ed è giusto che non si riduca tutto il problema a voce o non voce.

  53. proetabarbun ottobre 9, 2014 a 10:44 am #

    Lattuada, sull’estensione dell’art.18 si informi meglio, vada a rileggersi le cronache dell’epoca (2003) perché altrimenti le scemenze rischia di dirle lei poiché proprio Cofferati allora si oppose a quell’iniziativa e su quell’argomento ci fu una grossa spaccatura a sinistra.
    quanto alle Partite Iva mi ricompiaccio delle vostre iniziative ma senza una posizione forte a livello nazionale e di legge non cambierà nulla, il teatro sfrutta a suo vantaggio economico ciò che la legge gli permette di fare.
    glielo ripeto, vedremo cosa sortirà fuori dal decreto sul lavoro ma se in cambio dello scalpo sull’art 18 (utile alla fine più al sindacato che ai lavoratori stessi) si otterrà l’eliminazione di altre forme contrattuali farlocche che convivono a fianco di quelle regolari, ben venga.

  54. tornic ottobre 9, 2014 a 11:19 am #

    mi faccia capire bene: nello stesso commento lamenta l’utilizzo di orchestre “low cost” alla scala e dell’altro afferma che il risultato di un’esecuzione operistica dipende sostanzialmente dal direttore d’orchestra e dal cast per cui l’orchestra se ne può tranquillamente andare via a sipario calato? allora perchè non utilizzamo sempre per le opere orchestre low cost? si rende conto che così dà ragione alle scelte di Fuortes per l’opera di Roma?
    Lei concede la cortesia di rimanere in buca alla prima rappresentazione mentre alle altre se ne va via. Perché? il pubblico delle altre recite ha pagato un biglietto del tutto analogo (anche lo stesso prezzo!) Se per lei non è un problema, per me è quantomeno una mancanza di rispetto

  55. francesco lattuada ottobre 9, 2014 a 11:19 am #

    ridabisco che le scemenze le sta dicendo Lei. la delegazione scaligera cigiellina (almeno dal periodo Albori in poi) ha attuato molto iniziative in favore della difesa dell’art.18, apertamente in dissenso con l’area di maggioranza CGIL

    La invito nuovamente a informarsi meglio, e a non fare di tutt’erba un fascio, considerando qualsiasi cigiellino come un “destro”

    inoltre mi pare che Lei parli anche a vanvera relativamente alla questione Filarmonica\Scala (che è sicuramente piena di contraddizioni, anche ideologiche, non lo nego, ma non è facile scardinare qst sistema) ma la invito a informarsi su come si regoli la convenzione tra il Teatro e l’Associazione (sostanzialmente la Filarmonica suona i 17 concerti della stagione sinfonica del Teatro “a gratis”, in cambio di poter svolgere altra attività quasi sempre al di fuori della programmazione scaligera- le famose triple prestazioni – consentendo quindi un numero di aperture di sipario molto più consistente che non se tutto si svolgesse in orario lavorativo contrattuale (a beneficio dunque anche di tutti gli altri dipendenti del Teatro, visto che il premio produzione dipende appunto dal numero di aperture di sipario).
    dunque i soldini filarmonici (molto tassati peraltro…) ce li guadagniamo tutti sino all’ultimo!

    la prego anche di evitare di dire baggianate sulle diarie da nababbi, visto che le famose tabelle x le trasferte della legge Bondi hanno reso impossibile qualsiasi trattativa sindacale su tale aspetto

    mi viene il sospetto che Lei parli soprattuto per invidia,visto che non so esattamente quale livello professionale Lei possa vantare, visto che sostanzialmente non so nulla della Sua professionalità 8a parte il fatto che ha fatto l’aggiunto qua e là, senza specificare in quale ruolo e per quanto tempo e con quale merito)
    potrebbe essere un musicista molto bravo ma sfortunato, oppure semplicemente un musicista un pò scarsino che non ha mai vinto un concorso e si barcamena tra un lavoretto e l’altro accusando complotti sindacali che non lo tutelano
    (a pensar male si fa peccato…..)

  56. proetabarbun ottobre 9, 2014 a 11:43 am #

    Lattuada, come era prevedibile, lei cerca solo il modo di attaccare sul piano personale, mettendola sul piano dell’invidia o del “musicista bravo-musicista scarsino”.
    in tutti i modi se ho fatto l’aggiunto qui e là qualche audizione l’ho pure fatta e dunque sono stato valutato quanto meno in grado di svolgere il lavoro richiesto e dunque, bravo o scarsino che io sia, ho diritto a un contratto decente anche a termine e poi a essere o non essere richiamato a seconda della valutazione che viene data della mia prestazione.
    lei invece, certamente molto bravo perché ha vinto un concorso internazionale etc etc, una volta sistematosi a tempo indeterminato non deve più sottoporsi ad alcuna verifica (a meno che anche queste non siano state introdotte dal decreto Bondi) come invece avviene in molte orchestre europee e nessuno (se non occasionalmente i frequentatori di questo blog) ha da ridire sulle sue prestazioni professionali, tanto i fischi e gli applausi (come lei stesso dice qui sopra) se li becca il direttore.
    in tutti i modi le vostre diarie giapponesi risalgono a ben prima di Bondi e con esse le orchestre e cori low cost che lavoravano in teatro al posto vostro, poverini chissà che vita grama fate ora che ve le hanno tolte, sono colmo di compassione nei vostri confronti.

    sull’estensione dell’art.18 accolgo la sua precisazione ma che abbiate scioperato per quello, nonostante il dissenso sulla linea CGIL, mi sembra davvero improbabile.

  57. proetabarbun ottobre 9, 2014 a 11:45 am #

    quanto alla Filarmonica non ero io che ne parlavo, rilegga meglio i commenti.

  58. francesco lattuada ottobre 9, 2014 a 11:52 am #

    Proet@. veramente è Lei che la butta sul personale, potendo contare su molte informazioni su di me, e mi pareva inoltre che i suoi acidi commenti sul lavorare i festivi etc fossero appunto riferite alle situazioni filarmoniche, così come le stupiddagini sulle orchestre che suonano mentre noi siamo a far la bella vita in giro x il mondo….

    quanto alle diarie da nababbi, mi pare che Lei stia negando le libere prerogative negoziali come ha fatto appunto Bondi (le diarie prima dell’avvento delle tabelle ministeriali venivano concordate tra le parti. le pare sbagliato?)

    vuoi vedere che in fondo lei è più “destro” di quello che sembra? (le ripeto che la delegazione cigiellina scaligera degli ultimi anni ha spesso operato diversamente dalle indicazioni apicali confederali, ma tanto che glieLo dico a fare????)

    • Elenas ottobre 10, 2014 a 1:07 pm #

      Sì però Checco, non è dicendo che i Lavoratori precari sono di destra (o, secondo un’altra vulgata, non posseggono strumenti idonei a leggere le contraddizioni) – perché di fatto non vi danno il loro consenso – che si risolverà qualcosa.
      Questo problema, lo ripeto, non esiste da ieri, solo che sta esplodendo adesso, è non è dando dei renziani convinti o dei destrosi incalliti all’ultimo anello della catena che cambieranno le cose. Troppo facile, concordi?

      Per esperienza, poi, ho visto moltissimi precari assai più bravi – in ogni campo – di loro colleghi più fortunati e tutelati, per le ragioni più diverse, spesso neanche troppo nobili, né tantomeno “meritocratiche”.

      Per esempio non sono sicura che in giro non ci siano strumentisti migliori in una sezione di una certa orchestra italiana, sezione che da tempo immemorabile provoca “perplessità” pressoché ad ogni sacrosanta esecuzione.

      Sanno tutti qual è detta sezione (e anche l’orchestra).

  59. francesco lattuada ottobre 9, 2014 a 11:55 am #

    mi dispiace se Lei ha contratti svantaggiosi, se venisse a lavorare dalle nostre parti cercherei di migliorare, per quanto possibile, Le sue condizioni contrattuali come cerco faticosamente di fare per i miei colleghi precari, perchè ritengo sia preciso dovere di chi si occupi di sindacato (ma Lei continuerà a pensare che lo faccio) per motivi personali.

    qualiorganizzazioni sindacali ritiene valide e efficaci nei luoghi di lavoro che frequenta, visto che della cgil non ha alcuna stima?

  60. proetabarbun ottobre 9, 2014 a 12:21 pm #

    io ho informazioni non su di lei ma sull’orchestra di cui lei fa parte, è diverso.
    io discuto con lei di questioni che non la riguardano personalmente ma collettivamente in quanto parte di un organico, mentre lei insinua che io sia un fallito invidioso che parla mosso solo dalla frustrazione.
    la sua è con tutta evidenza una strategia retorica per non rispondere nel merito sulle questioni di cui qui si discute e mostra, tristemente, come il pensiero individualista ormai alberghi anche nelle menti di coloro che si dicono di “sinistra” e non se ne capisce bene il perché.
    e peraltro a forza di non smentire lei sostanzialmente ammette molte delle cose che diciamo io o altri qui.
    questo per me è segno di malafede, almeno rispetto al valore simbolico della questione Primo Maggio, che è poi l’argomento da cui è partita tutta questa discussione.
    comunque io sono soddisfatto, mi tengo le mie convinzioni, anzi le ho rafforzate, e spero di non dover più intervenire in merito.

    sulla Filarmonica risponda pure all’Ultrà Liberista, io non ne so molto e non mi interessa.

    quanto alle diarie quando ci andai io in Giappone erano comunque regolate da un contratto nazionale e sulla base di tabelle precise, se voi avete il lusso (il famoso contratto integrativo per il quale vendereste pure vostra madre) di contrattarle, che posso dirle, beati voi!

    infine, non si preoccupi per me, io ormai sono altrove, ho la fortuna (o il merito, non so) di essere in grado di occuparmi di molte cose diverse, mi arrangio e vivo con poco, così come fanno tanti altri molto più giovani e più meritevoli di me.
    non mi toglierà però il diritto di dire che i sindacati confederali sono corresponsabili della situazione odierna del mercato del lavoro, sia nel settore spettacolo che altrove.
    gli altri sono molto piccoli e poco contano.
    in Italia non vedo alternative, lo sfascio è totale e il sindacato ne è purtroppo parte attiva, è ampiamente implicato e certamente per tutto quel che riguarda il settore pubblico e certamente nei settori che io ho frequentato direttamente, istruzione e spettacolo.
    ce ne vorrebbe uno nuovo o una rigenerazione di quello che c’è ma sinceramente non ne vedo proprio le condizioni, a meno che Landini non esca dal suo specifico.
    ma da solo non può far nulla e forze nuove non credo ve ne siano, oppure sono assai confuse come lei o parlano per slogan.

  61. francesco lattuada ottobre 9, 2014 a 6:03 pm #

    una precisazione x tornic:

    l’utilizzo di orchestre low cost (ossia che costano meno di quello di un’orchestra professionale) non c’entrano nulla con gli applausi, ma riguardano una politica gestionale della Direzione scaligera x Expo.
    il risultato di un’esecuzione operistica dipende in larga misura dal direttore d’orchjestra, che ovviamente si trova più avvantaggiato da una buona orchestra che da una cattiva, mentre invece anche un’ottima orchestra può avere risultati scadenti se diretta malamente.
    l’uscita della buca al termine dell’orario lavorativo continua a non sembrarmi irrispettoso per il pubblico, che è lì per assistere all’esecuzione più che al rito finale, o no?
    avete i concerti x applaudire (o fischiare) l’orchestra e le Opere ei Balletti x osannare (o buare) cast, regista e direttore: non vi basta? volete proprio che stiamo a sentire ogni vostro commento al termine dello spettacolo?

    per Proet@:

    non ho capito a a cosa si riferisce quando afferma che non ho risposto nel merito alle sue domande: mi pare di aver chiarito le mie idee in merito al sindacato, sia in generale (CGIL nazionale, che non mi piace granchè, con l’unica eccezione di Landini -per una volta siamo d’accordo!- ma mi pare ancora l’unica forza sociale che tenta di arginare la barbarie neo-liberista) che in particolare (delegazione scaligera e sue posizioni politico-sindacali)
    sul primo maggio invece non ho capito la sua posizione: gli argomenti per cui ho detto che non vorrei suonare (Expo gestito dal malaffare, Direzione scaligera inaffidabile) le sembrano sbagliati? vuole anche Lei abolire la Festa del Lavoro? non ne riconoscere il forte valore simbolico?
    forse Lei adesso ha altre strategie di lotta e resistenza, ma francamente non le ho comprese,
    quanto al suo spezzante giudizio sul nostro integrativo (per cui venderemmo anche nostra madre) e le trattative sulle trasferte, La devo nuovamente correggere: le tabelle ministeriale della legge Bondi hanno appunto impedito la negoziazione di tali emolumenti, dunque credo che sia che Lei abbiamo ricevuto il medesimo trattamento per le trasferte all’estero

    x m@xvono:

    se la Filarmonica (ghizzarmonica come la chiami tu) organizza un concerto in una qualsiasi data dell’anno, ogni socio può decidere se partecipare o no, valutando di volta in volta le condizioni date, e cmq al nostro interno è sempre vivace la discussione sull’opportunità di certe scelte, e non mi pare che sia mai capitato di suonare l’1 maggio presso il teatro alla scala, a te risulta diversamente?
    ridi pure quanto vuoi, ma spero che prima o poi quelli come te (gli Ultrà Liberisti come li chiama proet@…) possano ricevere sonore bastonate (metaforiche, chè sono anche un tantinello gandhiano!) dalle moltitudini di Lavoratori che sfruttano biecamente (scompisciati pure…..)

    • masvono ottobre 9, 2014 a 7:07 pm #

      “Moltitudini di lavoratori” è veramente un ossimoro che può uscire solo da un sindacalese in pantofole di velluto rosso-scala. D’altronde quando un Landini dice, in Italia, l’8/10/2014 “occuperemo le fabbriche” mostra quanto *avulsi* siate dalla realtà.
      Per occupare qualche fabbrica Landini e i suoi accoliti dovrebbero trasferirsi in Cina.

      A mia memoria la “Silviarmonica” diede concerti l’1/5, anche se non so se *dentro* il teatro (cosa che mi parrebbe non tanto rilevante comunque).

      Tutto sommato, a parte tutto l’irrealismo della vicenda, che si suoni o non si suoni il primo maggio non mi interessa per nulla. A Berlino all’Unter den Linden si dà il Flauto Magico, al Metropolitan il Rakes, alla Staatsoper di Vienna il Pipistrello. Se non mi voglio muovere da MIlano ho la 7a di Mahler con La Verdi e Axelrod. Tu puoi non lavorare e stare in piazza con tutti quelli che il lavoro non ce l’hanno più (o non l’hanno mai avuto) ed ascoltare quello che pensano della tua amata CGIL.
      Ciao ciao

      -MV

      • masvono ottobre 9, 2014 a 7:53 pm #

        A margine, Non è un bello spettacolo vedere un direttore d’orchestra applaudire una BUCA VUOTA. È ridicolo, anzi penoso. Attendere cinque minuti di più è CORTESIA. Ciao

        -MV

    • Elenas ottobre 10, 2014 a 1:20 pm #

      No, qui mi scompiscio io. Va bene che siamo messi male, ma Vono a capo di una “moltitudine di lavoratori” no, dai …

      Ne verrebbe fori una sceneggiata del genere, solo in versione musicale: http://www.youtube.com/watch?v=vOcRyDLV33w

      Sai che due palle ti fa con le incisioni di Karajan?

  62. proetabarbun ottobre 9, 2014 a 7:57 pm #

    Lattuada, lei o ci è o ci fa ma io sono un po’ stufo, anche se assai paziente.
    comunque procedo sui suoi tre punti:

    – lei ha glissato su molte cose ma in sintesi una: non riesce ad amettere l’inettidudine dei sindacati confederali sulla questione dei precari e degli atipici, salvo poi rivelare che ci sono una ventina di partite IVA solo in orchestra e che ha tentato degli interventi per stabilizzarli, non si sa come, visto che non credo esistano leggi in merito, anzi la Partita IVA è notoriamente utilizzata in teatro proprio per evitare la stabilizzazione dopo 3 anni consecutivi, o qualcosa di simile, prevista dal contratto.
    ma non si preoccupi, è pratica diffusa ovunque, specialmente negli Enti Pubblici, non è colpa sua e nemmeno di Albori, non dovete occuparvene voi, sarebbe il sindacato nazionale (o magari Bersani e Fassina) a doverlo fare ma non lo fa, limitandosi a difendere l’esistente, cioè voi e i vostri contratti nazionali e integrativi (questi ultimi il grosso dei lavoratori manco sanno cosa sono).

    – il Decreto Bondi è del 2010, ergo, per sua stessa ammissione, fino a quella data per le vostre numerose tournée in Giappone avete potuto contrattare la diaria, cosa che io con un altro datore di lavoro e sempre prima del 2010 non ho potuto fare, attenendomi alla tabelle fissate dal CCNL.
    sugli importi lasciamo stare ma anche dimezzando quello che dice la vox populi si tratta comunque di cifre importanti pari a un paio di stipendi lordi di un insegnante o un operaio.

    – sul Primo Maggio: continuo a pensare che la vostra posizione sia simbolica e che vi si
    ritorcerà contro, almeno nella considerazione già scarsa di cui godete presso larghe fasce di cittadini e lavoratori che nemmeno mai godranno del presunto servizio da voi offerto, né quel giorno né prima né dopo.
    mi rendo conto che Turandot è un bel mattone ma suvvia, stinga i denti, e pensi ai suoi colleghi di tutto il mondo che lavorano quel giorno e se proprio non vuole pensare ai precari pensi a Landini e ai 500 licenziati oggi dalla Thyssen, che in Giappone probabilmente mai ci sono andati e non hannno nemmeno Franceschini che gli fa il decretino ad teatrum (e nemmeno l’art.18, essendo licenziati per motivi economici).
    tuttalpiù si godranno qualche mese di cassa integrazione e poi tanti saluti.
    oppure se proprio vuole onorare i lavoratori, ma tutti non solo alcuni, proponga ai suoi colleghi di devolvere lo straordinario per quella giornata in favore di disoccupati, precari e licenziati.

    in bocca al lupo per tutto!

  63. masvono ottobre 9, 2014 a 8:45 pm #

    Cercherò poi di tacere. Ma lo devo dire. Proetabarbùn è, per lo meno, ancorato alla realtà. Vede le cose. Le ricette che propone immagino siano diametralmente opposte alle mie, ma almeno scrive cose attinenti alla realtà.

    Viceversa Lattuada scrive cose avulse, sembra vivere sessant’anni fa. Pare come i nobili chiusi nel castello nel racconto di Poe “La maschera della Morte Rossa”, del tutto ignari del cambiamento avvenuto all’esterno, oppure come Hitler quando muoveva negli ultimi giorni del bunker armate fantasma già perse e distrutte mesi prima nell’assoluta incoscienza: definisce Obama “guerrafondaio peggio di Bush”, quando chiunque nel mondo lo critica esattamente per un atteggiamento opposto, ovvero che *non interviene*, Marcoviz è diventato ai suoi occhi un “liberista”, Proeta un “destrorso”, Marino (un arancione!, il Pisapia de Roma!) un epigono di Reagan,..evoca “moltitudini di lavoratori” che esistono solo nella sua immaginazione (visto che oggigiorno al massimo abbiamo moltitudini di disoccupati), parla di “simbolo del I maggio da festeggiare” quando chiunque oggigiorno vorrebbe poterlo festeggiare *lavorando* e non restando disoccupato, quando affronta il “nodo Filarmonica” si rifugia in un “sappiamo che ci sono contraddizioni”, ma non risulta abbandoni quel covo privatistico finanziato dalle banche (e prima addirittura da SIlvio!).

    Proetabarbun, alla fine tu sei credibile. Lattuada no.
    Ciao

    -MV

    • proetabarbun ottobre 10, 2014 a 10:07 am #

      è stata dura ma dopo anni ce l’ho fatta: per MV sono “credibile” e, mi auspico, non più un troll…

  64. francesco lattuada ottobre 10, 2014 a 5:18 am #

    Proet@ anche lei ha glissato su cosa si può fare x migliorare le cose in Italia, ovvero quali forse politiche e\o sindacali potrebbero farlo, ma forse Le interessa solo fare osservazioni (anonime e da lontano visto che mi pare di aver capito che non abita più nemmeno in Italia); Lei continua a criticare, soprattutto la cgil: noi in Scala abbiamo stabilizzato molti precari, e continueremo con le nostre battaglie,
    una domanda: in quale CCNL sono previste le indennità di trasferta in Giappone? non certo in quello delle FLS, quindi non capisco a cosa si riferisce

    quanto poi a contrapporre il mondo dei Teatri con i lavoratori delle fabbriche o ai licenziati, mi pare un giochino retorico, spesso usato dai giornali x massacrarci:
    allora ogni volta che qualcuno protesta per un suo diritto si potrebbe sempre cercare qualcuno che sta più male di lui (nei paesi dove bombardano un giorno sì e l’altro pure ad esempio) per tacitarlo

    per Vono: prima o poi arriverò a tormentare le tue notti insieme ai fantasmi di Gramsci, Lenin e Berlinguer, che tanto secondo te siamo tutti morti……

  65. francesco lattuada ottobre 10, 2014 a 5:43 am #

    dimenticavo: Vono ritiene più coerente Proet@, anche se diametralmente opposto al suo pensiero,

    io credo che sia assai più semplice per Proet@ apparire coerente con le sue idee, visto che nessuno sa dove e per chi lavora. per quello che ne sappiamo potrebbe benissimo essere a busta paga di una banca o di una multinazionale, oppure invece lavorare in una coop equa e solidale o ricevere un vitalizio da una vecchia zia….. chissà!

    per quello che riguarda me invece, sia Proet@ che m@avono, che sanno molte cose sulla mia vita lavorativa e politico-sindacale, possono con molta facilità affondare la lama nelle contraddidizioni lavorative che ahimè anch’io devo sopportare (ma questo non vuol dire che non ne soffra, o che non cerchi di modificare tale condizione….)

  66. francesco lattuada ottobre 10, 2014 a 7:17 am #

    sempre per Proet@: il mio (ormai ex) segretario Albori ha anche fatto molto per i precari della Verdi: provi a informarsi meglio in giro, prima di affermare che non si fa nulla per i precari e gli intermittenti…..

  67. marietto novati ottobre 10, 2014 a 8:17 am #

    Due domande per Lattuada.
    Primo. Cosa significa “sciopero al contrario”, che mi sembra una interessante modalità di solidarietà tra colleghi. Come lo svolgete? Cosa vi ripromettete con quanto raccolto?
    Secondo. Cosa può cambiare davvero, nel futuro prossimo e poi a lungo termine, per chi come voi e Santa Cecilia ha uno status straordinario (autonomia eccetera) rispetto alle altre fondazioni riconosciute dal Mibac?
    Grazie.

  68. tornic ottobre 10, 2014 a 8:28 am #

    egr. maestro Lattuada
    – sulle sue posizioni sindacali non ha trovato nessuno su questo blog in linea con le sue idee
    – sulla sua posizione dell’orchestra a fine opera continua a ripetere che lei non ci vede niente di male ma tutti quelli che si sono espressi in merito non sono d’accordo.
    Lei potrà perfettamente rimanere allineato alle sue scelte però almeno qualche dubbio sul fatto che magari non siano condivise dalla maggioranza delle persone a cui la sua arte si rivolge spero le sia venuto

  69. proetabarbun ottobre 10, 2014 a 10:20 am #

    Lattuada, ho già scritto: ” i sindacati confederali sono corresponsabili della situazione odierna del mercato del lavoro, sia nel settore spettacolo che altrove.
    gli altri sono molto piccoli e poco contano.
    in Italia non vedo alternative, lo sfascio è totale e il sindacato ne è purtroppo parte attiva, è ampiamente implicato e certamente per tutto quel che riguarda il settore pubblico e certamente nei settori che io ho frequentato direttamente, istruzione e spettacolo.
    ce ne vorrebbe uno nuovo o una rigenerazione di quello che c’è ma sinceramente non ne vedo proprio le condizioni, a meno che Landini non esca dal suo specifico.
    ma da solo non può far nulla e forze nuove non credo ve ne siano, oppure sono assai confuse come lei o parlano per slogan.”

    quanto alla diaria in Giappone è lei che ha lasciato capire che prima del decreto Bondi vi fosse libertà di contrattare.
    ma se invece il Giappone non è previsto dal CCNL si vede che anche nel mio caso mi è stata imposta comunque.
    a me peraltro andava benissimo e in una decina di giorni mi sono portato a casa un piccolo gruzzolo, si figuri in un mese.

    Albori ha fatto “molto” per la Verdi, può dirmi anche “cosa”?
    (dal suo “ex” deduco che abbia passato la mano, mi fa piacere sia per lui che per i suoi rappresentati).

    purtroppo per me, infine, quando ho scritto “altrove” mi riferivo al mondo delle produzioni operistiche e sinfoniche.
    vivo ancora in Italia (e purtroppo ancora a MIlano) e sono un lavoratore autonomo, in qualità di musicista e insegnante di musica.

    ariinboccallupo.

  70. marco vizzardelli ottobre 10, 2014 a 1:50 pm #

    In un momento difficile come questo, mi pare di poter dire che il Regio di Torino abbia ancora dato prova di luogo nel quale alberga il buon senso. Ci son stati problemi, poi ci si è parlati, si va avanti, e Noseda (che ha avuto il direttore artistico che chiedeva, fra l’altro di provenienza scaligera) presumibilmente resta. Fosse accaduto alla Scala, sarebbero ancora lì a scannarsi per mesi. Il teatro torinese è fra le poche istituzioni liriche italiane (con La Fenice a Venezia) funzionanti.

    marco vizzardelli

  71. proetabarbun ottobre 10, 2014 a 1:53 pm #

    non “tra le poche” Vizzardelli, pare proprio siano le “uniche” due funzionanti…

  72. der rote Falke ottobre 10, 2014 a 3:10 pm #

    …e a questo proposito un grande in bocca al lupo a Gaston Fournier, uno dei pochi dirigenti con cultura e spessore che siano transitati in Scala negli ultimi vent’anni…

  73. francesco lattuada ottobre 10, 2014 a 9:39 pm #

    rispondo per l’ultima volta ad alcune questione che mi vengono poste, ma sarà l’ultima volta, in modo che poi la voce del loggione possa continuare a dibattere più di opinioni artistiche che sindacali, se qualcuno desidera da me risposte mi scriva mail personale, che forse non a tutti interessano i miei ragionamenti:

    per tornic:
    la questione permanenza in buca x applausi sino all’arrivo del direttore è strettamente legata al nostro orario di lavoro: se la Direzione ritiene doveroso nei confronti del pubblico che l’orchestra attenda sino a quel momento, chiede all’ispettore dell’orchestra di segnare la fine prestazione in quel momento anziché al calare del sipario come avviene ora. quando lavoravo alla Fenice di Venezia (anni 2004 e 2005) avveniva così.
    in Scala fanno diversamente poichè spesso oltre alla recita abbiamo altre prove, talvolta al limite dell’orario ordinario di lavoro, dunque non vogliono correre il rischio di pagarci lo straordinario;
    quindi capita a molti di noi di stare in Teatro dalla mattina alla sera, dunque molti di noi preferiscono tornare a casa prima possibile piuttosto che prendersi gli applausi, che tanto sono soprattutto rivolti al direttore e al cast.
    mi dispiace che alcuni del pubblico la prendano come un’offesa, ma dovete anche capire che anche agli applausi (e ai fischi) si fa l’abitudine, e certe volte conta di più poter rientare a casa presto che sentivi battere le mani o ululare il vostro sdegno

    per marietto:

    “sciopero al contrario” è una trovata (assai debole, devo ahimè ammettere….) partorita dal direttivo sindacale unitario che si è tenuto a Roma il 6 ottobre, ma credo che occorrerà qualcosa di più forte per contrastare lo scempio che Renzi&Franceschini stanno attuando al sistema dei Teatri Lirici (comprese le bufale sulla cosidetta “autonomia” per Scala e Santa Cecilia, che in realtà è il modo per compiere definitivamente la privatizzazione e “marchionizzazione” del nostro Teatro, con annesso contratto unico fuori dal CCNL, alla faccia dell’art.9 della nostra Costituzione) e al mondo del lavoro nel suo complesso (alla faccia dell’art. 1 della nostra Costituzione, e di ben 3 articoli dello Statuto dei Lavoratori)

    per Proet@:

    Albori ha “passato la mano” come prevede lo statuto della CGIL, è ora è coordinatore nazionale di categoria dell’area “landini”, che io considero oggi uno dei pochi punti di riferimento per un buon sindacato: vedremo se dovrà uscire dalla cgil o se ne diventerà segretario generale…..

    per la Verdi ha però fatto in tempo a far assumere dei musicisti e ottenere un contratto di lavoro (perfettibile, ovviamente…), ma che ha portato un miglioramento rispetto a ciò che c’era prima: se vuole Le passo privatamente alcuni contatti per raccogliere informazione se non mi crede…..

    ‘notte

    PS: tutti questi estenuanti miei interventi mi pare siano partiti dalla questione primo maggio, e oggi in ben 2 assemblee CGIL la stragrande maggioranza dei presenti (in maggioranza tecnici di palcoscenic, ma erano presenti anche molti del Coro, qualcuno dell’Orchestra, dell’ Ansaldo ) si è espressa contraria a tenere aperto il Teatro in un giorno che è la Festa del Lavoro, e che non si capisce che male ci sarebbe a fare la prima di Turandot il 30 aprile……

  74. Elenas ottobre 10, 2014 a 9:51 pm #

    Il bello è che doveva essere un post sul concerto in memoria di Abbado. Deduco che non sia stato un evento memorabile.
    Quanto ad Abbado, non voglio immaginare che faccia farebbe a leggere come commenti una disquisizione sindacale.

    Ho la sensazione che abbiamo perso di vista qualcosa, no?
    Voglio dire: ci sono stati tempi in cui eravamo messi anche peggio, ma non così.

    Se a qualcuno fosse venuto in mente, che so, qualcosa di significativo, musicalmente voglio dire, per il Primo Maggio. Sempre che significativo “significhi” effettivamente qualcosa, ovvio …

  75. francesco lattuada ottobre 10, 2014 a 10:03 pm #

    ho dimenticato la rispostina al vizz@ (che però è una serie di domandine….):

    ti ricordi quando ti dicevo che a noi della cgil ci piaceva il modello all’italiana (1 sovrintendente, 1 direttore artistico e 1 direttore musicale) e non il modello all’europea (accorpamento del ruolo di sovrintendente con quello di direttore artistico)?
    e ti ricordi quando, sempre noi della cgil, indicavamo appunto in Torino e Venezia 2 ottimi possibili sovrintendenti al posto di Lissner (io ho sempre indicato in Vergnano la scelta migliore, anche e soprattutto durante la fase di “traballamento” della nomina a Pereira della scorsa primavera)?
    ti ricordi quando tu invece esaltavi l’arrivo di Pereira (ma adesso mi pare che invece non ti piaccia poi molto….)?
    ti ricordi di quando in Scala c’era Riccardo M., e tu andavi a sentire Riccardo C. (la cui nomina secondo me è stata l’unica cosa buona di questi mesi), dicendo che era molto più bravo (ma che invece ora fa schifo)?
    ti ricordi di quando hai scritto che se non vogliamo suonare il primo maggio (che è un mio diritto sancito dalla corte costituzionale. in Scala abbiamo fatto una causa su questo punto) meritiamo il licenziamento come a Roma?

    • marco vizzardelli ottobre 11, 2014 a 1:20 am #

      Riccardo Chailly fu ottimo… quindici anni o venti anni fa. Attualmente, nomina di ripiego e negli ultimi anni quasi mai ha diretto opere. E Aida non fu certo esito memorabile. E le alternative (ritengo una fortuna per Gatti non esser stato nominato, anche se avrei gradito, come abbiamo appena visto fa di meglio nella vita) non mancavano. Bastava un filo di coraggio, e non credo fosse nelle intenzioni iniziali di Pereira tale nomina. Ottimo a Zurigo, sembra esser stato anestetizzato dall’ambientino appena arrivato a Milano.

      marco vizzardelli

      P.s. Sì, qualora non suonaste il primo maggio, fossi chi di dovere provvederei a sostituirvi. Siamo a logiche ante-caduta del Muro di Berlino, pura archeologia ideologica. E le varie indennità (frac, braccia in alto braccia in basso dei ballerini e amenità varie) sono puri SPRECHI e non sono “di sinistra”, sono semplicemente SCEMATE

  76. marco vizzardelli ottobre 11, 2014 a 1:22 am #

    Ho appena visto una magnifica messa in scena, preferisco parlar di quella

    Con doppia compagnia di giovani (io sentito la prima delle due) musicalissima e preparata scenicamente in maniera incredibile, e una direzione acerba (Gomez-Rios, in difficoltà con tempi e sincronie, pur con buoni momenti), gira nel Circuito Lombardo (io l’ho visto a Pavia) un Don Giovanni imperdibile per la fantastica regia di Graham Vick. “Sei depravati in cerca d’autore” potrebbe esser titolata, ed è sconvolgente nella coerentissima, totale adesione al libretto e al lessico, nella rappresentazione di un mondo nel quale il comico “sfonda” nella tragedia della depravazione collettiva di cui Don Giovanni è sintesi, ma nella quale il resto del mondo è totalmente coinvolto. Stupefacente per parola scenica e adesione fisica e (a)morale il protagonista Gezim Myshketa, che scandisce parola per parola l’aria del vino (che tutti o quasi si mangiano) poi deliba una meravigliosa serenata, ma soprattutto “incarna” nel vero senso del termine il personaggio. La prima festa, la scena della statua, la cena ed il sestetto conclusivo sono pazzeschi momenti di teatro. Il pubblico sta reagendo fra entusiasmi e scandalo, ed è giusto così, ci stanno gli uni e l’altro: per mio conto di Don Giovanni ne ho visti, ma raramente ho vissuto un’adesione così totale e allo stesso tempo creativa alla tematica dell’opera, e un’intensità scenica quali sono state realizzate da Vick. Spettacolo memorabile.

    marco vizzardelli

  77. francesco lattuada ottobre 11, 2014 a 9:38 am #

    meglio che parli di musica vizz@, che quando parli di diritti sindacali dici tu una sacco di scemenza, come molti di quelli che parlano a vanvera di “indennità varie” (frac, mani alzate, ondeggiamenti della testa….) in molti (troppi!) luoghi, e invece non conoscono affatto la materia di cui parlano (nemmeno quelli che dicono di essere musicisti come proet@, che infatti mi pare non conosca molto le modalità contrattuali scaligere….);
    sparare ad alzo zero sui sindacati che sarebbero tutti (senza eccezioni!) i veri responsabili del fallimento dei teatri (e dell’italia….) è quello che stanno facendo appunto il governo renzusconi e il fido ministro franceschini, con l’approvazione di quello che non è più né un partito né tantomeno democratico: chiedere il rispetto dei diritti conquistati (ad es. la festività del primo maggio) e anzi chiederne l’estensione a quelli che non ce l’hanno (a MIlano da qualche tempo per certi Lavoratori la mia organizzazione sindacale deve dichiarare sciopero per rispettare le festività del 25 aprile e del primo maggio….) mi pare “di sinistra”, negare i diritti mi pare “di destra”.

    peccato però che tu non sia venuto a sentire il requiem di Chailly, che a mio parere è stato uno dei suoi migliori esiti scaligeri (ma tu sei “imbevuto di pregiudizi”, come dice Marcello a Rodolfo…..)

    ciao

    • masvono ottobre 11, 2014 a 11:10 am #

      Nemmeno io ho ascoltato quel Rrquiem, Lattuada. Fatemi vedere però una cosa di sinistra. Fatemi vedere lo sciopero per i PREZZI. Fatemi vedere lo sciopero in “Ghizzarmonica”. Se no credibilità zero e rivoluzione in pantofole di velluto rosso scala.
      Ciao

      -MV

  78. francesco lattuada ottobre 11, 2014 a 11:19 am #

    lo sciopero sulla filarmonica la delegazione scaligera cigiellina l’ha già fatto, mi pare nel 2012 per una questione legato all’orario domenicale dei tecnici di palcoscenico: non sai un caXXXXo e parli a vanvera anche tu, caro velenossimo conte M@x, neo schiavista e super spocchioso musicologo dei miei stivali (anzi delle mie pantofole rosse!)

    • masvono ottobre 11, 2014 a 11:33 am #

      Non “pantofole rosse”, sono “pantofole di *velluto* rosso”. La tua rivoluzione, il tuo sindacalismo è questo:

      “Quelli in pantofole di velluto rosso vanno da quelli a piedi nudi”…….
      Ciao ciao

      -MV

  79. francesco lattuada ottobre 11, 2014 a 11:57 am #

    forse in effetti il “comunismo” e la “rivoluzione” hanno fallito, ma non puoi certo dire che il “capitalismo” dimostri di essere in salute, caro latifondista m@x….

    • Biagio ottobre 11, 2014 a 12:36 pm #

      Quanto ci manca Giorgio Gaber! Forse con la sua genialità saprebbe come leggere il momento storico-sociale contemporaneo.

  80. proetabarbun ottobre 11, 2014 a 12:55 pm #

    Lattuada, visto che mi tira ancora in ballo le rispondo.
    se si riferisce alle diarie in effetti non conosco la questione direttamente non avendo mai fatto parte delle maestranze scaligere.
    mi baso sulla mia esperienza altrove e sulle numerose testimonianze di altri che ho ascoltato in merito.
    poi su Vergnano sarei anche d’accordo con lei, l’ho anche scritto in passato proprio qui.
    peccato che a Torino vigano ben altre relazioni tra dirigenza e sindacati e che Vergnano si muove in un terreno di grande aderenza proprio a quel PD torinese che governa la città ininterrottamente da decenni (anche se prima si chiamava in altro modo).
    non credo proprio che abbia nessuna intenzione di tuffarsi nel vostro nido di vipere, se ne sta bene dove sta e dove sa come muoversi, come l’esito della trattativa con Noseda lascia intendere.
    complimenti poi ad Albori, se è vero quello che lei dice sulla Verdi e non ho motivo per dubitarne.
    però su Franceschini e la vostra “autonomia” mi pare che lei sputi nel piatto in cui mangia.
    non è quello che chiedevate a gran voce anni fa e che in un certo momento vi ha messi in conflitto coi lavoratori degli altri teatri?
    ne parlo da osservatore esterno, avendo letto fiumi di commenti sul Sottoscala ai tempi, chiarisco se no lei continua con la solita tiritera personalistica.

  81. francesco lattuada ottobre 11, 2014 a 1:29 pm #

    caro (?) proet@: se prende le sue info scaligere su il blog de il sottoscala (gestito dai cub scaligeri che odiano almeno quanto lei la cgil), capisco bene come mai dica tante inesattezze…..

    quanto a Vergnano, le notizie che ho io è che se l’avessero chiamato sarebbe venuto eccome alla scala al posto di pereira….

    • silvia ottobre 11, 2014 a 5:13 pm #

      Confermo: e avrebbe portato ben altro direttore musicale. Ma siccome al sindaco interessava imporre il suo uomo RC, allora è stato scelto AP a condizione che accettasse RC.

  82. francesco lattuada ottobre 11, 2014 a 1:33 pm #

    la cgil cmq non ha mai appoggiato la cosidetta “autonomia” sin dal decreto bondi in poi, e facemmo anche un referendum in proposito tra le masse scaligere, chiedendo se preferivano un contratto unico oppure il doppio livello di contrattazione…

    si informi meglio prima di dire certe scemenze, gliel’ho già detto tante volte…..

  83. proetabarbun ottobre 11, 2014 a 1:40 pm #

    sì, può darsi che Vergnano fosse nella misteriosa lista di coloro che parteciparono al famoso bando pubblico promosso da Pisapia ma non credo comunque che sarebbe riuscito a gestire come invece riesce a Torino (dove io ho lavorato per diversi mesi – in varie tranches, dunque so di cosa parlo – riuscendo pure a farmi riconoscere il passaggio di livello contrattuale, visto che lei me lo chiedeva).
    quanto al Sottoscala è tempo che non lo leggo più, forse molti avranno scritto inesattezze ma era uno spazio dove si potevano cogliere umori diversi e, facendo magari la tara, constatare in tutta evidenza un conflitto fra voi (intesi come teatro nella sua generalità) e i lavoratori delle altre Fondazioni.
    spero che le cose siano cambiate ma, conoscendo antropologicamente i miei polli, ne dubito assai.
    sull’autonomia anch’io ero e resto fortemente contrario ma quale fu l’esito di quel referendum da voi promosso?

    • Francesco ottobre 11, 2014 a 3:32 pm #

      No, guardi Proet@, non mi riferisco al bando x sovrintendente (che all’epoca mi parve e continua a sembrarmi una “cagata pazzesca”), dico invece che Vergnano andava chiamato al posto di Pereira, e che se glielo avessero chiesto credo avrebbe accettato.
      ….

      Lei leggeva il sottoscala in quel periodo e non sa nulla dei 2 referenda, uno pro-autonomia (cisl-uil-fials) e l’altro contro (CGIL)?

      Al nostro quesito oltre 500 lavoratori si espresso in favore del doppio livello di contrattazione….

  84. proetabarbun ottobre 11, 2014 a 4:23 pm #

    dunque quanti furono a favore dell’autonomia?
    non è chiaro, mi scusi, sa io sono fermo a che già è dura averne uno di contratto…

    • Francesco ottobre 11, 2014 a 4:54 pm #

      Gli iscritti CGIL in scala sono circa 500, e si espressero quasi all’unanimità contro la cosiddetta ‘autonomia’ ( che noi chiamiamo farlocca, appunto….)

  85. proetabarbun ottobre 11, 2014 a 4:58 pm #

    dunque possiamo dire che la maggioranza dei lavoratori del teatro sono contro l’autonomia (intendo tutti, non solo i tesserati CGIL)?

  86. Ninci ottobre 11, 2014 a 5:09 pm #

    Ma, in fin dei conti, com’è stato questo Requiem diretto da Chailly? Perché su questo sembra sia calato un silenzio di tipo sovietico. O, se si preferisce, si tratta di un mistero più fitto di quello della Santissima Trinità.
    Marco Ninci

    • beppe ottobre 11, 2014 a 5:16 pm #

      “Sovietica” è l’aggettivo più adatto per commentare l’esecuzione.

  87. masvono ottobre 11, 2014 a 5:42 pm #

    Per Marco Ninci: ma secondo te un essere umano senziente avrebbe speso 100 euro per una galleria ad ascoltare un Requiem di Verdi diretto da Chailly? Questi scioperano per le mense BIO, non per i prezzi…
    Ciao

    -MV

    • masvono ottobre 11, 2014 a 5:46 pm #

      P.S. sempre per Marco Ninci. Ne ho spesi volentierissimo 50 per una platea a quello di Gatti a Firenze…Ciao…

      -MV

      • Francesco ottobre 11, 2014 a 6:24 pm #

        Per proet@:
        Quello che si può dire é che l’ “autonomia” per ora esiste solo nel gossip giornalistico e nelle chiacchiere di altre organizzazioni sindacali; e che la CGIL ha espresso una forte opposizione (anche vincendo un ricorso al Tar) ai recenti tentativi legislativi, volti a stravolgere il senso della legge 800 (l’unica buona per il nostro settore, anche se mai pienamente applicata….), dell’art.9 della costituzione, delle prerogative negoziali, dello smantellamento del contratto nazionale, del continuo disimpegno pubblico relativamente al finanziamento ai Teatri.
        ….e credo continueremo a dar battaglia….

  88. proetabarbun ottobre 11, 2014 a 6:50 pm #

    va bene, ho capito Lattuada, lei non vuol dirmi se la maggioranza dei lavoratori del teatro è favorevole all’autonomia o meno.
    a questo punto non insisto e non le chiedo altro.

  89. francesco lattuada ottobre 11, 2014 a 6:56 pm #

    proet@:la maggioranza dei lavoratori si è espressa contro la cosiddetta autonomia, se la sua domanda si riferisce al referendum di 2 estati fa….

  90. Elenas ottobre 12, 2014 a 3:11 pm #

    No, scusate, rivendico la critica ai presunti “vellutati” da altri punti di vista. Eh!

  91. Elenas ottobre 12, 2014 a 3:14 pm #

    Poi volevo sapere da Silvia – che è ben informata, evidentemente – perché RC sarebbe uomo del Sindaco e la ragione di tale imposizione da parte sua.
    Checco, però Max Vono musicologo dei miei stivali no, dai. Le sue recensioni, ammettiamolo, sono gustosissime. Avercene!

    • masvono ottobre 12, 2014 a 6:57 pm #

      Brava Elena, direi che a Lattuada e orchestra tutta per l’1/5 si può sintetizzare con:

      Va A Lavura’ (che L’è Mej)

      Ciao!

      -MV

    • silvia ottobre 13, 2014 a 9:21 am #

      Mi sopravvaluti. So “che”, ma non so “perché”.

      • Elenas ottobre 14, 2014 a 2:18 pm #

        E perché lo sai?

      • silvia ottobre 15, 2014 a 9:11 pm #

        Siccome hai votato quello sciagurato di Pisapia non te lo dico. Così la prossima volta impari, hi hi hi…

  92. Elenas ottobre 15, 2014 a 10:42 pm #

    Già. Tu invece?

    • silvia ottobre 16, 2014 a 7:29 am #

      Io? Convintamente Vladimir Putin.
      Passo e chiudo.

  93. Elenas ottobre 16, 2014 a 9:15 am #

    Brava. Anche perché dire “al sindaco interessava imporre il suo uomo RC, allora è stato scelto AP a condizione che accettasse RC”, a parte la supercazzola dietrologica, richiederebbe un minimo di argomenti a sostegno. Ma siccome non li hai, meglio che passi e chiudi.
    Non serve.

  94. Biagio ottobre 16, 2014 a 10:34 am #

    Elenas, scusa, mi sembri veramente cascare dal pero… Ma dove vivi???
    E poi che logica è: siccome non mi dici perché sai una cosa allora non è esatta?
    Una cosa è vera se è vera, non se si porta «un minimo di argomenti a sostegno»!
    Poi, perdinci, difendi pure il tuo Pisapia fino alla morte, ma evita di venir qui a impartire lezioni di deontologia del bloggista.

  95. Elenas ottobre 17, 2014 a 11:50 am #

    Scusi Biagio, io non ho detto “siccome non mi dici perché sai una cosa allora non è esatta”.
    Ho detto che non vedo prove, e quindi fino a quando non le vedo posso dubitarne, a meno di considerare “verità” ciò che pare a lei o a chi presume sul pero ci stiano gli altri. Tanto vale, abbia pazienza, che consideri “verità” ciò che pare a me, non crede?

    Guardi che è lei che dà lezioni di logica (male, oltretutto). Da parte mia nessuna lezione, solo un fastidio – è l’età, sa com’è – verso affermazioni inutili, che non risolvono nulla, e non dicono nulla.

    Non sto difendendo il Sindaco: il mio è proprio fastidio verso quelli in possesso della verità. i più saggi, quelli che hanno capito tutto e (di solito) non combinano niente. Quelli come lei insomma.

    Elenas

    • silvia ottobre 17, 2014 a 12:44 pm #

      Ecco, vede, sono contento che una che conclude il suo primo intervento dicendo di un altro che “non serve” e nel post seguente definisce altri interventi “affermazioni inutili” non sia d’accordo con me: sono espressioni che rappresentano tutto ciò che detesto.
      Tutto torna, dunque.

      • Elenas ottobre 23, 2014 a 2:07 pm #

        Se è contento/a Lei, lo sono anche io. Rimane il fatto che la sparata – anonima, naturalmente – con tipica sicumera (della serie: ho capito tutto) l’ha fatta lei… Saluti e mi stia bene.

  96. Biagio ottobre 17, 2014 a 12:49 pm #

    E perché prendersela in questo modo? Sapesse quanti fastidi ho io, ma non li scarico sugli altri.
    Qui si parla di Scala, non di quanto io sia saggio o possegga la verità. Men che meno – la avviso – il blog si può permettere di discutere ciò che io combino o non combino.
    Se questo le è chiaro, vedrà che nell’universo c’è posto per tutti.

  97. beppe ottobre 17, 2014 a 12:55 pm #

    “O Freunde, nicht diese Töne!”.

    con umiltà suggerisco:
    *a Elenas di evitare di dare definizioni spiacevoli riguardo ai contenuti dei post di altri, che è una delle cose più odiose che possano capitare in un blog aperto e tollerante come questo;
    *a silvia di continuare a postare non prendendosela se non si viene capiti;
    *a Biagio di difendersi ma senza strafare;
    *a me di non fare troppe prediche agli altri.

    • Elenas ottobre 23, 2014 a 2:11 pm #

      Aggiungiamo pure di evitare affermazioni calunniose, no? Non è contemplato nell’etichetta …
      Se è spiacevole anche questa me ne rincresce, eh.

  98. lavocedelloggione ottobre 17, 2014 a 1:10 pm #

    Beppe, sei grande, non è che ti passo la mano e fai tu il moderatore del blog? Il tuo intervento è proprio quello che avrei voluto dire io, che qui mi limito a ripetere:
    “O Freunde, nicht diese Töne!” di modo che questo blog, se non proprio un inno alla gioia, sia almeno un luogo di comprensione reciproca (non ho scritto “luogo di tolleranza” perché poteva generare imbarazzanti equivoci, hi hi hi!) Buon week end a tutti Attilia

    • Elenas ottobre 23, 2014 a 2:13 pm #

      Attilia, l’equidistanza tra una calunnia fatta passare per verità e un’opinione su tale calunnia (anonima oltretutto) non è equidistanza, e tu lo sai. Baci.

  99. der rote Falke ottobre 17, 2014 a 1:25 pm #

    Nel frattempo, ennesimo patatrac artistico alla Scala: Murru rinuncia a tutte le sue serate del balletto Romeo e Giulietta…

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