1 Ott

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Zubin Mehta

Dal 29 Settembre al 1 Ottobre 2014

Direzione

Direttore
Zubin Mehta
Maestro del Coro
Bruno Casoni

Programma

Franz Joseph Haydn
Die Schöpfung Hob. XXI:2
Oratorio per soli, coro e orchestra
Prima Parte
n. 1 Die Vorstellung des Chaos
n. 2 Recitativo e coro Im Anfang schuf Gott
n. 3 Aria e coro Nun schwanden vor dem heiligen
n. 4 Recitativo Und Gott machte das Firmament
n. 5 Solo con coro Mit Staunen sieht das Wunderwerk
n. 6 Recitativo Und Gott sprach: Es sammle sich das Wasser
n. 7 Aria Rollend in schäumenden Wellen
n. 8 Recitativo Und Gott sprach: Es bringe die Erde gras hervor
n. 9 Aria Nun beut die Flur das frische Grün
n. 10 Recitativo Und die himmlischen Heerscharen verkündigten
n. 11 Coro Stimmt and die Saiten
n. 12 Recitativo Und Gott sprach: Es sei’n Lichter
n. 13 Recitativo In vollem Glanze steiget
n. 14 Terzetto e coro Die Himmel erzählen die Ehre Gottes
Seconda Parte
n. 15 Recitativo Und Gott sprach: Es bringe das Wasser in der Fülle hervor
n. 16 Aria Auf starkem Fittiche schwinget
n. 17 Recitativo Und Gott schuf große Walfische
n. 18 Recitativo Und die Engel rührten
n. 19 Terzetto e coro In holder Anmut stehn
n. 20 Recitativo Und Gott sprach: Es bringe die Erde hervor
n. 21 Recitativo Gleich öffnet sich der Erde Schoß
n. 22 Aria Nun scheint in vollem Glanze
n. 23 Recitativo Und Gott schuf den Menschen
n. 24 Aria Mit Würd und Hoheit angetan
n. 25 Recitativo Und Gott sah jedes Ding
n. 26 Coro e terzetto Vollendet ist das große Werk
Terza Parte
n. 27 Recitativo Aus Rosenwolken bricht
n. 28 Duetto con coro Von deiner Güt, o Herr!
n. 29 Recitativo Nun ist die erste Pflicht erfüllt
n. 30 Duetto Holde Gattin, dir zur Seite
n. 31 Recitativo O glücklich Paar
n. 32 Chor Singt dem Herren alle Stimmen

Cast

Soprano  Julia Kleiter
Mezzo-soprano  Lilly Jørstad*
Tenore  Peter Sonn
Basso  Thomas E. Bauer
*Solista Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici dei Teatro alla Scala

9 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione ottobre 1, 2014 a 8:33 pm #

    Più che nonna presissima (anche, sì), è successo che ho infesciato due PC in un colpo solo con il risultato di non riuscire più ad andare sul web; ora ne ho recuperato un altro e finalmente ho aggiornato! Scusatemi davvero! Attilia

    Pedro
    ottobre 1, 2014 at 1:36 pm #
    Un post sulla meravigliosa Creazione di Haydn di questi giorni ?

    Superlativi tutti, direttore, cantanti, coro e orchestra (tranne i corni alcuni momenti).
    Esecuzione veramente eccezionale e musica sublime.
    E’ pazzesco che questi capolavori assoluti siano così di rado eseguiti da noi in Italia !
    Pubblico che applaudiva a caso dopo i finali dei cori, gente che dormiva, pubblico che alla fine della prima parte è andata a casa perchè credeva che fosse finita la rappresentazione (così molti mi hanno scritto).
    Il problema della Scala non è Pereira, Lissner, Chailly, Barenboim, Muti …………………….

  2. masvono ottobre 1, 2014 a 10:22 pm #

    Concordo con l’eccezionalità dell’esecuzione. Mehta imbeve il classicismo haydiniano sublimandolo in un’idealizzata arcadia di stupefatta bellezza. Morbidezza unita ad un temperato cromatismo fanno pensare a certi colori raffaelliti. Il rischio è l’astrazione accademica. Non ho colto, ad esempio, nulla nella poetica di Haydn così come interpretata da Mehta di diverso rispetto, chessò, a Mozart, ed il sospetto è che per il maestro indiano “classicismo viennese” vuol dire completa adesione ad uno stile indifferenziato.
    Restano la perfezione realizzativa, la coerenza interpretativa, la classe, il sublime gusto.

    A margine chioso: orchestra e coro eccezionali. I legni e gli archi morbidissimi e timbricamente meravigliosi, con un primo flauto che si copre di gloria. Non capisco a fronte di tale meraviglia l’incapacità dei corni di emettere suoni intonati. Lo chiedo pubblicamente, sono ignorante. Non capisco perchè ascoltando tutte le maggiori orchestre del mondo ascolto note esatte, mentre i corni della Scala emettono stecche. Perchè? Stiamo parlando di terze, non di virtuosismi funambolici…

    Seconda chiosa: i miei più forti complimenti alla maschera della Scala in seconda galleria che nella serata odierna (1/10) girava ad avvisare di spegnere i telefoni, gli ipad, le macchine fotografiche degli incivili spettatori, telefonando ai suoi colleghi in platea di fare altrettanto. Infatti non si sono viste le solite scene penose di flash durante l’esecuzione. Bravi, continuate così.

    A presto

    -MV

    I

  3. marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 12:47 am #

    Please, mettiamo sul blog un correttore, devo trascrivere ogni volta per cercare di cancellare i refusi. Va bé

    Una ottima esecuzione di archi e, in particolare legni della Scala. La concertazione dei legni era il meglio della lettura di Mehta, e flauto e clarinetto in particolare sono stati sublimi. A fronte di questo, sconcertante la serie di stecche di uno dei corni (quello più anziano) che fino alla quarta ed ultima parte (ove ha suonato meglio) ha muggito in
    tutte le entrate che lo vedevano scoperto. L’innesto del nuovo giovane cornista Monte de Fez, che sembra assai bravo, è stato una buona notizia, ma allora lo si promuova subito a prima parte e suoni lui al posto dei vecchi emettitori di muggiti, ormai costanti ed insopportabili. A parte questo l’esecuzione è stata ottima. Ho una mia riserva sul compromesso scelto da Mehta, di un suono non filologico ma dal vibrato contenuto, un ibrido che non mi convince del tutto. Confesso che ormai preferisco ascoltare questo repertorio eseguito sugli strumenti originali (mi accade anche con le opere di Mozart).
    Ma, se l’esecuzione di orchestra e coro è stata comunque ottima, la scelta di Mehta-interprete, di un Haydn tutto crinoline e leziosità, pur perseguita con coerenza e con la nota nobiltà del grande direttore indiano, non mi ha convinto. Bernstein (ma anche lo stesso Karajan) fra i non filologi ci hanno dato letture della Creazione ben più “ruspanti”: non mi sembra che questo Haydn sia la viola mammola che è parso nella lettura di Mehta, fra l’altro monotona e uniforme nelle scelte di metronomo. Poi questa nuvola di crinoline si scontrava con alcune gratuite e incoerenti volgarità (il baritono-basso che si mette a ruggire per imitare il leone, mah). Insomma, l’esecutore-concertatore Mehta (monotonia metronomica a parte) mi ha convinto, l’interprete Mehta. no.
    Ho di Haydn, e di questo Haydn in particolare, un’ “idea” molto più corposa nell’espressione. Quella corposità ricca di humour ruspante che Bernstein esprimeva a perfezione. Poi, un particolare-spia: nella stilizzazione estrema, Mehta si è mangiato, praticamente annullandolo, il momento, di solito entusiasmante, de “e la luce fu”, che dovrebbe essere, appunto, un lampo incandescente: qui il “caos” iniziale è stato ridotto ad un brusio, e “e la luce fu” è stata come l’accensione di una lampadina piuttosto flebile. Insomma, verrebbe da dire, una Creazione,
    pur nella bontà dell’esecuzione, tutta svenevole e ricoperta di zucchero al velo. Ma è quel che intendeva Haydn? mmmmmm, non ne sono così sicuro.

    marco vizzardelli

    • masvono ottobre 2, 2014 a 9:49 am #

      Mehta ha liquidato la secolare questione del repertorio classico eseguito su strumenti originali dicendo: “molti degli strumenti in mano ai professori d’orchestra scaligeri sono stati costruiti prima che Haydn scrivesse la Creazione”. Più originale di così….
      Ciao

      -MV

      • marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 10:26 am #

        Vono, mi viene una domanda: ti sei DIVERTITO a questa Creazione? La questione è meno banale di quel che sembra. Fu scritta da un uomo fondamentalmente divertito (lo diceva anche anche il programma di sala, alla Scala) per dilettare. Ma mi è parso che le crinoline e la conseguente uniformità metronomica di Mehta, alla fin fine, insinuassero nell’ascoltatore un senso di insidioso tedio.

        Non credo che ciò fosse nelle intenzioni di Haydn

        marco vizzardelli

      • masvono ottobre 2, 2014 a 11:09 am #

        Ho già detto che *per il mio gusto* è una visione di Haydn non particolarmente accattivante. Ma è stata un’esecuzione eccezionale. Cerco sempre di distinguere il mio gusto dall’oggettività delle cose. D’altronde Mehta ha sempre impostato le sue esecuzioni sul colorismo e la sontuosità sonora. Con l’età il gusto per la miniatura, per la crinolina, come la chiami tu e l’amore per le mezze tinte, il pastello piuttosto che l’olio della gioventù si è fatto predominante. Il Wagner della tetralogia fiorentina era così, così come il Tannhauser scaligero di qualche anno fa. E probabilmente lo sarà anche la prossima Aida.
        Ciao

        -MV

      • marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 1:21 pm #

        (Attilia, il sito fa cose strane: questa mia risposta a Vono era finita tre interventi sopra, mi tocca ancora copuare e incollare al posto giusto)

        Sì, condivido la risposta “moderatrice” di Vono, che mi induce a considerazioni generali. Son stato un po’ duro nei toni e Zubin Mehta non lo merita. Le mie erano esattamente, e solamente, riserve di gusto personale su questo Haydn. Sono d’accordo, e l’ho scritto, che l’esecuzione era di alto livello, nella concertazione e nella ricerca di suono. Le mie riserve di solo gusto non intaccano, ed è giusto precisarlo, la stima per la classe e lo stile di un grande direttore-signore quale Zubin Mehta che, fra l’altro, ha esibito un gesto tanto minimal raffinato quanto elegante. A Mehta non si può che voler bene. Signore fino in fondo: impagabile, per classe, fin nel ringraziamento “parsi” a mani giunte, un segno di rispetto per il pubblico. Grandissimo signore della musica, mai sopra le righe nei toni, impegnato, nella vita e anche nel suo Paese, in iniziative rivolte ai giovani musicisti. Il mio precedente ascolto di lui era stato, a Berlino ques’anno, una Nona di Bruckner di rara commozione, alla guida dei Berliner, terminata con una giustissima standing ovation. Al di là dei disastri organizzativi in atto alla Scala, credo che la sua direzione della prossima Aida, in questa sua fase “intima”, sarà senz’altro da ascoltare. Ecco: in ragione della sua antica vicinanza di amico e compagno di scuola, direi che la Scala avrebbe fatto bene ad affidare proprio a lui la direzione del Requiem di Verdi a ricordo di Claudio Abbado. Mehta ne era, sicuramente – senza bisogno di pubblicizzarsi come tale: guarda caso sull’argomento da lui sono sortite solo poche, esatte parole nei giorni della scomparsa – amico storico.

        marco vizzardelli

  4. marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 1:14 pm #

    Sì, condivido la risposta “moderatrice” di Vono, che mi induce a considerazioni generali. Son stato un po’ duro nei toni e Zubin Mehta non lo merita. Le mie erano esattamente, e solamente, riserve di gusto personale su questo Haydn. Sono d’accordo, e l’ho scritto, che l’esecuzione era di alto livello, nella concertazione e nella ricerca di suono. Le mie riserve di solo gusto non intaccano, ed è giusto precisarlo, la stima per la classe e lo stile di un grande direttore-signore quale Zubin Mehta che, fra l’altro, ha esibito un gesto tanto minimal raffinato quanto elegante. A Mehta non si può che voler bene. Signore fino in fondo: impagabile, per classe, fin nel ringraziamento “parsi” a mani giunte, un segno di rispetto per il pubblico. Grandissimo signore della musica, mai sopra le righe nei toni, impegnato, nella vita e anche nel suo Paese, in iniziative rivolte ai giovani musicisti. Il mio precedente ascolto di lui era stato, a Berlino ques’anno, una Nona di Bruckner di rara commozione, alla guida dei Berliner, terminata con una giustissima standing ovation. Al di là dei disastri organizzativi in atto alla Scala, credo che la sua direzione della prossima Aida, in questa sua fase “intima”, sarà senz’altro da ascoltare. Ecco: in ragione della sua antica vicinanza di amico e compagno di scuola, direi che la Scala avrebbe fatto bene ad affidare proprio a lui la direzione del Requiem di Verdi a ricordo di Claudio Abbado. Mehta ne era, sicuramente – senza bisogno di pubblicizzarsi come tale: guarda caso sull’argomento da lui sono sortite solo poche, esatte parole nei giorni della scomparsa – amico storico.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli ottobre 2, 2014 a 1:17 pm #

    (Attilia, il sito fa cose strane: questa mia risposta a Vono era finita tre interventi sopra, mi tocca ancora copuare e incollare al posto giusto)

    Sì, condivido la risposta “moderatrice” di Vono, che mi induce a considerazioni generali. Son stato un po’ duro nei toni e Zubin Mehta non lo merita. Le mie erano esattamente, e solamente, riserve di gusto personale su questo Haydn. Sono d’accordo, e l’ho scritto, che l’esecuzione era di alto livello, nella concertazione e nella ricerca di suono. Le mie riserve di solo gusto non intaccano, ed è giusto precisarlo, la stima per la classe e lo stile di un grande direttore-signore quale Zubin Mehta che, fra l’altro, ha esibito un gesto tanto minimal raffinato quanto elegante. A Mehta non si può che voler bene. Signore fino in fondo: impagabile, per classe, fin nel ringraziamento “parsi” a mani giunte, un segno di rispetto per il pubblico. Grandissimo signore della musica, mai sopra le righe nei toni, impegnato, nella vita e anche nel suo Paese, in iniziative rivolte ai giovani musicisti. Il mio precedente ascolto di lui era stato, a Berlino ques’anno, una Nona di Bruckner di rara commozione, alla guida dei Berliner, terminata con una giustissima standing ovation. Al di là dei disastri organizzativi in atto alla Scala, credo che la sua direzione della prossima Aida, in questa sua fase “intima”, sarà senz’altro da ascoltare. Ecco: in ragione della sua antica vicinanza di amico e compagno di scuola, direi che la Scala avrebbe fatto bene ad affidare proprio a lui la direzione del Requiem di Verdi a ricordo di Claudio Abbado. Mehta ne era, sicuramente – senza bisogno di pubblicizzarsi come tale: guarda caso sull’argomento da lui sono sortite solo poche, esatte parole nei giorni della scomparsa – amico storico.

    marco vizzardelli

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