5 Set
 MITO Settembre musica
Budapest Festival Orchestra
Budapest Festival Orchestra

In collaborazione con Teatro alla Scala
Presenting Partner
INTESA SANPAOLO

CLASSICA

Inaugurazione
In ricordo di Claudio Abbado

Johannes Brahms

Sinfonia n. 3 in fa maggiore op. 90

Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

live streaming

32 Risposte to “”

  1. marco vizzardelli settembre 9, 2014 a 12:20 am #

    Ci sono orchestre che, con il loro suono, il loro fraseggio, la stessa tecnica (la “cavata” degli archi, ad esempio) esprimono una propria cultura, una propria civiltà, un proprio carattere idiomatico. In tempi nei quali si parla di “omologazione”, la Budapest Festival Orchestra è, per merito suo e di chi la dirige, e per fortuna di chi l’ascolta, fra queste. La tinta “marrone”, brunita degli archi (peraltro pronti a sciogliersi in struggimento melodico tipicamente boemo). La rotondità dei magnifici corni. L’asprezza stessa, un po’ “rustica” degli ottoni. Tutto questo è “carattere”, “individualità”, anche là dove, in Italia, si sia abituati ad ascolti di altri “tessuti” musicali. Ma sia ringraziato il cielo! La Budapest Festival è assolutamente non “omologata” agli algidi, “perfettissimi” orchestroni-macchine da guerra di scuola angloamericana (e , anche qui, bisognerebbe intendersi: Philarmonia o Boston non sono certo “omologate”).
    In più, la Budapest Festival Orchestra è stata fondata ed è diretta da un Maestro per nulla omologato od omologabile, mai scontato, sempre interessante:Ivan Fischer. Ne è uscito, alla Scala per l’inaugurazione di MiTo, un Brahms – terza e quarta sinfonia – che può aver sconcertato i “brahmsiani abitudinari” locali, ma che ha toccato corde interpretative non consuete, eppure molto “brahmsiane”. E ci spieghiamo. A Milano, e in particolare alla Scala (ma anche nelle stesse stagioni dell’orchestra Verdi) siamo abituati, da decenni ormai, all’ascolto di un Brahms molto strutturato, vuoi muscolare e “architettonico” (l’Abbado degli anni scaligeri, giovane o di appena mezza età: in vecchiaia, come per tutto il repertorio, lo aveva completamente “riletto”), vuoi comunque monumentale e “sacrale” (il sublime Brahms di Carlo Maria Giulini).
    Ivan Fischer guarda altrove: al Brahms intimo, “interiore”, anche misterioso, anche “introverso” nelle inflessioni. E al Brahms crepuscolare (e quanto lo è!): Fischer persegue il “suo” Brahms con profondità dì analisi e di concertazione e fraseggi originalissimi e mobilissimi, pur in un (apparente) quiete ritmica. Per far Brahms giocando così sulla nota intima e sulle mezzetinte bisogna esser grandi direttori: e Fischer lo è. E ha un ulteriore, grande dote: come dicevamo, non è mai scontato nelle sue letture. Allora: può sbalestrare i cultori del Brahms “muscolare” una Terza così “sommessa”: ma andatevi a riascoltare come Fischer “”muove” e fa cantare il celeberrimo Poco Allegretto! O come, senza alzar la voce, coglie l’intero arco (apertura chiusura in monotema) tematico della sinfonia in Fa maggiore. Quanto alla Quarta, la lettura della sinfonia in mi minore è, semplicemente, un capolavoro: di sottigliezza, di originalità (ma stilisticamente consapevole) di accenti (l’allegro giocoso) e fraseggi (l’andante moderato) nei movimenti interni, di gusto finissimo per i “silenzi di Brahms” (la quarta ne è piena: quelle pause in cui dici “ora accade qualcosa di totalmente altro”, ed è così), di calibratura delle tensioni e delle dinamiche (la passacaglia conclusiva). Il tutto in una lettura che non ammicca al pubblico ma va al cuore della musica.

    ……
    Per MiTo lunedì sera 8, in Santa Maria delle Grazie, intensissimo “Dido and Aeneas” di Purcell con gli ottimi Accademia degli Astrusi e Ars Cantica Choir diretti da Franco Ferri e Marco Berrini (elogio particolare al percussionista Matteo Rabolini: fantastico il suo timpano “a mani nude” nel finale), l’esperienza e la classe di Laura Polverelli come Enea e maga, la bella voce (un po’ fissa, talora) di Yzabel Arias Fernandez come Belinda, seconda maga e spirito. E, su tutto, vero evento nell’evento, il magnetismo totale (voce, espressione, bellezza, gesti, accenti e, in una parola “carisma”) di Anna Caterina Antonacci: Didone memorabile nel congedo, prima strega, e ironicissimo marinaio nel “buon” viaggio ai compagni di mare. L’interprete d’opera (e concerto) probabilmente più “iconica” di oggi.

    marco vizzardelli

    • marco vizzardelli settembre 9, 2014 a 12:29 am #

      Favolosa e inaudita, per il bis, la trasformazione dell’orchestra in… CORO! che, deposti gli strumenti, ha meravigliosamente eseguito, cioè CANTATO!, la Serenata notturna Staendchen di Brahms

      m.viz

  2. marco vizzardelli settembre 9, 2014 a 12:53 am #

    La dedica iniziale a Claudio Abbado, commossa e raccolta, di un corale di Bach, è stata trafitta – nel silenzio emozionato ed emozionante, dall’applauso di un milanota improvvido tipicamente affetto da “horror vacui”. Ma amen

    m.viz

  3. Pietro Tristano settembre 9, 2014 a 10:49 am #

    Seconda “buccia di banana” per Pereira: Pretre cancella concerto coi Wiener e Werther concertane: http://www.teatroallascala.org/it/comunicazione-pretre.html!
    Ormai è chiaro: il cartellone presentato è una millanteria unica.
    Se ne vada l’austriaco e quel Riccardo Chailly che ha avuto il coraggio di affermare trattarsi della migliore stagione degli utlimi cinquant’anni!!!
    VERGOGNAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. marco vizzardelli settembre 9, 2014 a 2:44 pm #

    No, qui non c’è nessuna buccia di banana: so com’è andata, il comunicato della Scala è veritiero, e qui non ci sono “colpe”: la celebrazione dei 90 anni di Georges Pretre (che si doveva fare sia a Vienna che alla Scala) era, nel gerontocomio montato da Pereira, il solo atto giusto e dovuto, e tutti aspettavamo Pretre. Non è colpa di nessuno se un signore di 90 anni cade in casa e si frattura il femore. Figurati che io rimetto volo per Vienna, ecc. ma ne valeva comunque la pena. Mi auguro di riapplaudire Pretre in primavera, come intrepidamente ha promesso, e in questo specifico caso (solo in questo… sul resto della stagione lirica e dei nomi ivi proposti, compresa la vicenda Alagna “risolta” con un improbabile salto mortale mediatico, cali un pietoso velo) non ho critiche da muovere a Pereira. L’idea era giusta, bella e dovuta. La natura, in qualche modo, s’è messa di traverso. Dispiace moltissimo, ma in questo caso non protesto contro la Scala.

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli settembre 9, 2014 a 2:52 pm #

    Piuttosto, buttandola in scherzo, fra morti, ammalati e incidentati (da Abbado a Maazel a Santi che si leva da un’opera, per proseguire fino al braccio rotto di Chailly e al femore di Pretre), da quando il neoSovrintendente rese noto, in un’intervista, un’elenco di “direttori invitati o invitandi”, è stata una carneficina ininterrotta. Secondo me, un paio di quelli, anche illustri, inseriti in stagione fra opere e concerti, che innalzano cornetti alla propria sorte. E, in linea di massima, ricordo l’elenco di “inviti e invitandi” formulato in quell’intervista. Ce ne sono anche altri, e molto famosi, che forse tremano un poco…

    marco vizzardelli

    • marco vizzardelli settembre 9, 2014 a 2:53 pm #

      Piuttosto, buttandola in scherzo, fra morti, ammalati e incidentati (da Abbado a Maazel a Santi che si leva da un’opera, per proseguire fino al braccio rotto di Chailly e al femore di Pretre), da quando il neoSovrintendente rese noto, in un’intervista, un’elenco di “direttori invitati o invitandi”, è stata una carneficina ininterrotta. Secondo me, un paio di quelli, anche illustri, inseriti in stagione fra opere e concerti, innalzano cornetti alla propria sorte. E, in linea di massima, ricordo l’elenco di “inviti e invitandi” formulato in quell’intervista. Ce ne sono anche altri, e molto famosi, che forse tremano un poco…

      marco vizzardelli

  6. marco vizzardelli settembre 9, 2014 a 11:08 pm #

    Ho scritto due volte e mi è scappato “un” (elenco) con l’apostrofo. Sto invecchiando…

    Vabbè.

    Ieri sera, all’Arcimboldi, Temirkanov e San Pietroburgo, ovvero, nella seconda parte

    Lo Schiaccianoci, brani scelti, ovvero: il Paradiso
    Il Paradiso non si commenta, si contempla, grati.
    Sì, possiamo dire che il direttore ha completamente riletto, in tempi (tendenzialmente più spicci i altre volte), particolari, “voci” interne”, inflessioni il lavoro amatissimo e mille volte eseguito, e che forse, in questa occasione, lui e la favolosa orchestra hanno superato se stessi – e, probabilmente, il resto del mondo – in suoni di bellezza astrale, in mobilità di fraseggi. Per dire di un momento: l’introduzione e l’attacco del Valzer dei Fiori era… una fiaba che, così, si ascolta… mah, una, due volte in una vita. Ma tutto era bellezza, vita, amore trasparente dai gesti di Temirkanov, dagli sguardi incantati dalla loro stessa musica degli orchestrali. Il Paradiso.

    Nella prima parte, lodevolmente, Restagno e Micheli, hanno voluto, nel tema del “fil rouge” della rassegna, che Temirkanov sortisse dalle strade note nelle sue apparizioni italiane, proponendo la Seconda Sinfonia di Brahms. In passato abbiamo vissuto magnifiche escursioni del grande direttore in repertorio non russo. Ricordiamo almeno la originalissima, “scura” e aspra, e bellissima, Quarta di Mahler con la Filarmonica della Scala. E soprattutto, in campo operistico, quella sensazionale direzione de La Traviata a Parma, che porteremo nel cuore per la vita. Di questo Brahms, invece, ci resta non molto: una nuvola d’oro nel suono dei pietroburghesi, un “flou” continuo, ma… non molto altro. In sala, alcuni amici erano d’accordo con noi, altri preferivano questo Brahms a quello, frammentato, crepuscolare ma inquieto di Fischer di poche sere fa: in Ivan Fischer c’era il pensiero, lo stimolo per l’ascoltatore anche là dove fosse (ed era il suo bello) discutibile (l’impostazione inconsueta della Terza Sinfonia). La Seconda nella lettura di Temirkanov ci è parsa, appunto, una nuvola d’oro, ma… non ci ha dato pensieri. E, nella testa e nel cuore, a concerto concluso, abbiamo le note di Ciaikovskij e quelle dei due bis: il consueto, delibato Elgar, e una fantasmagoria di colori e rubato, il Tango Habanera di Albeniz. La seconda parte del concerto è stata il Paradiso, e quella ricordiamo.

    marco vizzardelli

  7. elenas settembre 11, 2014 a 9:13 am #

    Ma la buccia c’è comunque.

    Leggasi al link “modalità di rimborso”: “Per acquisti Internet: i biglietti dovranno essere spediti entro il giorno 16 settembre alla Biglietteria Centrale […]. Il rimborso avverrà esclusivamente mediante storno dell’operazione sulla carta di credito utilizzata per l’acquisto.

    Quindi cosa li si spedisce a fare? Perché ci fa gioia precipitarsi in posta (che evito come la peste)? Entro il 16? Subito subito?
    Perché non vengono rimborsati direttamente sulla carta di credito come in altri teatri avviene REGOLARMENTE (tipo il Comunale di Ferrara di recente)?

    E soprattutto, come mai tanta fretta, posto che a me, dopo 40 gg., i biglietti NON SONO ANCORA pervenuti? Cosa spedisco, anche volendo?

    Il “tempio” non ne imbrocca una. Auguri per Expo.

    http://www.teatroallascala.org/it/comunicazione-pretre.html

    P.S. Telefono a Infotel e mi dicono che non c’è problema. Lo scrivano allora …

  8. silvia settembre 11, 2014 a 10:12 am #

    Anch’io la ritengo una buccia, eccome! Se Prêtre è infortunato da giugno, forse un po’ più di prudenza non avrebbe guastato. Per il medesimo evento saltano il tenore e il direttore: un bel record, complimenti!
    E anch’io son qui a sorbirmi la procedura di rimborso.
    Almeno a Vienna – dove non sono provinciali e ignoranti – i Wiener sostituiscono il concerto di Prêtre con uno di Daniele Gatti (sinfonie di Brahms). Da noi si cancella il concerto, si cancella l’opera e si dice che prima o poi qualcosa sarà recuperato.
    Nel frattempo silenzio tombale-massonico dal direttore principale designato, il quale “onora” il titolo con una quindicina di apparizioni in un anno. Che miserie…

  9. Trebbiatore settembre 11, 2014 a 11:18 am #

    Modalità di rimborso Pretre : ho telefonato a Infotel e mi dicono di passare pure in biglietteria a restituire i biglietti che mi ridanno i soldi in contanti. E allora perché non scriverlo nella comunicazione? Perché così qualche distratto non rispedisce entro il 16? O perché magari così le poste perdono qualche busta? A pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca…

  10. marco vizzardelli settembre 12, 2014 a 11:04 am #

    Ribadisco: sulla prima parte (e relativo comunicato) non ho colpe da attribuire alla Scala. Il femore di un novantenne (il cui compleanno era giustissimo celebrare, trattandosi di straordinario musicista) non è una colpa.
    Invece sono d’accordissimo con gli altri utenti sul pessimo comunicato successivo, quello sul rimborso e relative modalità: ne esce il messaggio che la Scala prenda a pesci in faccia il proprio pubblico. Poi, come dice Trebbiatore, telefoni e trovi maggiore elasticità. Ma, allora: vogliamo cercare di cambiare stile di comunicazione?
    Vorrei che la Scala di Pereira, oltre ad aver confezionato una tristissima stagione lirica per turisti da Expo ignoranti d’opera, tenesse presente che esiste un’utenza milanese molto delusa (nella quale molti, fra cui il sottoscritto, non rinnoveranno per quest’anno l’abbonamento alla stagione lirica, limitandosi a frequentare i concerti, senz’altro belli. Nè l’annuncio di Giovanna d’Arco quale titolo per la successiva inaugurazione è tale da suscitare salti di gioia…). Su tale utenza milanese, il Teatro alla Scala ha da operare un bel recupero di rapporto perché la “percezione” della medesima è di essere piuttosto maltrattata. Credo sia utile farlo presente, a Pereira e staff.

    marco vizzardelli

    • silvia settembre 12, 2014 a 12:10 pm #

      Sottoscrivo il tuo secondo capoverso.

  11. Inattuale settembre 17, 2014 a 10:50 am #

    Ivan Vasiliev ha comunicato la sua impossibilità a prendere parte alle recite di Don Chisciotte, questa sera non ci sarà

    Ennesimo forfait, comunicato in modo non certo tempestivo…..dobbiamo pensare male?

    Dall’ultima opera di luglio (Florez) ad oggi è davvero una ininterrotta sequenza di errori di comunicazione, silenzi, organizzazione a casaccio.
    Possiamo pure concedere a lorsignori (così pieni della loro autopercezione di far parte del migliore teatro del mondo) un po’ di sfortuna ma davvero gli episodi sono troppi ed anche ridicoli (quando c’è la conferenza stampa? quando arriva il programma? quante versioni facciamo del suddetto programma? perché non lo facciamo mese per mese?)

    Riallacciandomi a quanto giustamente detto da Marco Vizzardelli gli utenti si sentono qualcosa di più (e peggio) che maltrattati e davvero diviene necessario che vengano date risposte ai cittadini che, ricordiamolo, sono tutti sponsor del teatro: incremento spropositato del costo dei bliglietti (lo sanno che siamo in deflazione?), annoso problema della biglietteria mai trasparente, programmazione qualitativamente in caduta libera e per amor patrio mi fermo …..
    Le responsabilità sono facilmente individuabili e, se ancora c’è la volontà di rimediare ad un rapporto davvero compromesso con gli appassionati, alla precisa volontà di divenire un teatro per annoiati e stanchi turisti dell’EXPO e dello shopping, molto lavoro deve essere fatto
    le idee sono tante, anche fra gli appassionati e mi rifiuto di pensare che Milano sia ormai priva di forze propulsive ed innovazione
    se il livello di ascolto del teatro è quello dell’incontro di Pereira con i loggionisti ed il messaggio è: smettetela di buare percè a causa vostra le star (?) scappano ed io chiudo il loggione, possiamo aspettarci solo il peggio

    io sono pessimista, soprattutto se si pensa al dopo expo

    • Elenas settembre 17, 2014 a 1:22 pm #

      Io invece a questo punto penso che solo nei momenti di magra vera e di oscurità si riesca a far qualcosa di vagamente interessante. Attendo dunque il dopo Expo e spero che nel frattempo per la Scala finiscano del tutto i quattrini così ci si spreme un po’ le meningi invece di strapagare direttori, sovrintendenti e credo anche dirigenti per produrre fuffaggine.

  12. marco vizzardelli settembre 18, 2014 a 12:35 pm #

    Adesso abbiamo, sul sito Scala, il Requiem di Verdi, dedicato Abbado, by Chailly, presentato con Riccardo che si fa ritrarre ragazzino accanto all’Amico Claudio. E’ veramente ora di finirla, con questi “omaggi” più o meno interessati! Credo che Abbado vomiterà dal cielo. Vorrebbe silenzio, musica, e GIOVANI. Non MUMMIE e marketing.

    marco vizzardelli

    • silvia settembre 18, 2014 a 3:48 pm #

      Davvero, Marco. E tutte questo per un fatto semplice quanto clamoroso: vi sono ancora più di ottocento posti da piazzare nelle due serate!
      Si pensi che gli ultimi Requiem verdiani sebbene diretti da quel patatone di Barenboim erano sold-out dopo mezzora dall’apertura delle vendite.
      Qui abbiamo un quartetto di prim’ordine diretto dal futuro direttore principale del teatro. Un mix che dovrebbe garantire l’accorrere in massa degli appassionati.
      Invece sta emergendo una verità triste e grave: il pubblico è già in stato di indifferenza se non opposizione al nuovo leading team costituito da Pereira e Chailly.
      Anche io, tra l’altro: scelte vetuste e biglietti troppo cari (in un momento di deflazione!!!) sono un cocktail micidiale. Io credo che dal 1° gennaio 2016 occorra che su quelle due poltrone si sieda qualcun altro. Poiché il sindaco questo non lo capisce, mi auguro che – come da nuova legge – intervenga quanto prima il ministro della cultura.

  13. marco vizzardelli settembre 19, 2014 a 4:26 pm #

    Scelte vetuste e biglietti troppo cari. Brava Silvia, condivido e mi associo. Pessimo inizio, la nuova Scala. E, se, andando oltre, penso a Giovanna d’Arco – dico Giovanna d’Arco! – che apre – dico apre! – una stagione solo perché il direttore la faceva da ragazzino a Bologna…. voliamo davvero bassi e vien da condividere l’auspicio di Silvia per il 2016.
    A meno che, per miracolo, dal 2016 almeno Pereira si ritrasformi nell’ “uomo di Zurigo”, fiammeggiante programmatore poi molto annacquatosi, fino alla palude della prossima stagione lirica scaligera

    marco vizzardelli

  14. der rote Falke settembre 26, 2014 a 9:39 am #

    Finalmente una notizia bella per Milano!
    Il 5 novembre compiono 70 anni i Pomeriggi Musicali, e tutto il giorno il Dal Verme sarà aperto con concerti e dibattiti.
    Poi alle 21 gran finale: Daniele Gatti dirige l’Orchestra dei Pomeriggi nella Pastorale di Beethoven.
    Sono questi i gesti veramente grandi: tornare nella propria città sapendo valorizzare anche le forze locali (altro che presentarsi con costosissime orchestre personali oppure invitare i venezuelani a suonar Puccini!!!).
    Inutile dire che non è previsto cachet e che l’ingesso è gratuito per tutti i cittadini fino a esaurimento posti.
    Consentitemi di ripetere che è di un artista così che avremmo bisogno al timone di via Filodrammatici.

  15. masvono settembre 27, 2014 a 12:17 pm #

    Ricordo ancora un’Eroica di Gatti con i Pomeriggi oltre vent’anni fa. Al fulmicotone! E chi si dimentica poi dei suoi concerti con la sua Stradivari? Purtroppo dovremo sorbirci la broda di Chailly abbinata ai prezzi di Pereira: un’accoppiata perfetta.

    -MV

    • Elenas ottobre 1, 2014 a 11:58 am #

      Ti piaceva un casino, sto Pereira!
      Invece evidentemente con pianificazione e contratti (queste formalità) non si trova sempre a suo agio … e allora forse qualche dubbio sul suo operato, che era già apparso un po’ ‘sportivo’, era anche legittimo.

      Tant’è. O bianco o nero: tertium non datur.

      • masvono ottobre 1, 2014 a 1:56 pm #

        Che c’entra? Se la stagione emessa è un rutto (un dato di fatto), il passato non si discute. Certo i “gnegne” sicuramente non gli hanno giovato.

        -MV

  16. Elenas ottobre 1, 2014 a 11:45 am #

    Intanto questo per dirvi che la gran star che non si presenta alla Scala per via del pubblico cattivo non dev’essere troppo a suo agio neanche altrove: se si voleva una scusa per chiudere il Loggione, questa non funziona… http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/musica/2014/09/26/opera-viennadon-carlo-di-alagna-fa-flop_bbc083de-d4f3-4e5a-9df8-72a198d7b2ea.html

    Poi vorrei sottolineare che alla Direzione artistica dei Pomeriggi Musicali c’è da quest’anno
    Maurizio Salerno, ideatore anche dello splendido festival estivo di musica antica (Milano Arte Musica) e Due Organi in Concerto nonché fondatore e direttore dell’Associazione “La Cappella Musicale”, per cui un gruppo di appassionati ha proposto la benemerenza civica. Benemerenza che è poi stata riconosciuta.

    Si tratta di uno dei migliori talenti artistici e gestionali, al quale bisognerebbe guardare con molta attenzione.

    Elenas

    • masvono ottobre 1, 2014 a 1:54 pm #

      Maurizio Salerno è la prova vivente che gli insegnanti di liceo non capiscono nulla. Ciao

      -MV

  17. Pedro ottobre 1, 2014 a 1:36 pm #

    Un post sulla meravigliosa Creazione di Haydn di questi giorni ?

    Superlativi tutti, direttore, cantanti, coro e orchestra (tranne i corni alcuni momenti).
    Esecuzione veramente eccezionale e musica sublime.
    E’ pazzesco che questi capolavori assoluti siano così di rado eseguiti da noi in Italia !
    Pubblico che applaudiva a caso dopo i finali dei cori, gente che dormiva, pubblico che alla fine della prima parte è andata a casa perchè credeva che fosse finita la rappresentazione (così molti mi hanno scritto).
    Il problema della Scala non è Pereira, Lissner, Chailly, Barenboim, Muti …………………….

  18. marco vizzardelli ottobre 1, 2014 a 2:29 pm #

    Stasera ascolto la Creazione. Penso che Attilia, in questi giorni nonna presissima, metterà il relativo luogo d’interventi

  19. beppe ottobre 1, 2014 a 2:53 pm #

    VENGHINO SIGNORI VENGHINO!!!

    ALTRO GIRO ALTRO REGALO AL CIRCO SCALA!!!

    ED ECCO IL NUOVISSIMO NUMERO DEI CAMPIONI MONDIALI DI ILLUSIONISMO CHAILLY&PEREIRA!!!

    DOV’è FINITO IL TENORE DEL REQUIEM DI DOPODOMANI?

    DOPO LA DOPPIA CANCELLAZIONE DI PRETRE (WERTHER E WIENER PHILHARMONIKER), LA CANCELLAZIONE DEI FILARMONICI DI MONACO, L’ABBANDONO DI ALAGNA…
    NUOVO ESEMPIO DI MILLANTERIA.

    DEL RESTO OCCORREVA PIAZZARE CENTINAIA DI BIGLIETTI INVENDUTI PER L'”EVENTO”, PER CUI OLTRE A COINVOLGERE UN MORTO CHE NON Può RIBELLARSI, PERCHè NON COINVOLGERE ANCHE UN VIVO? SOLO CHE QUESTO SI è RIBELLATO, ECCOME!

    SI ACCETTANO SCOMMESSE PER LE PROSSIME CANCELLAZIONI.

    SINDACO E MINISTRO, CHE FATE, DORMITE???

    • silvia ottobre 1, 2014 a 3:07 pm #

      Come volevasi dimostrare. La “migliore stagione degli ultimi cinquant’anni” (R. Chailly, testuale) si sta sgonfiando giorno dopo giorno. Una serie di piccole bugie e grandi magheggi stanno sommergendo l’ultimo briciolo di reputazione di Pereira e Chailly.
      Che poi il sostituto di Kaufmann sia un tenore da Nemorino – vista la presunta emergenza – è forse il minore dei mali…
      Mala tempora currunt.

    • der rote Falke ottobre 1, 2014 a 3:11 pm #

      basta, qualcuno intervenga!!!
      centinaia di euro per sentire Polenzani???
      dov’è il contratto firmato da Kaufmann, se esiste?
      qualcuno può per favore dirci quali direttori e cantanti sono realmente scritturati dal signor Pereira e quali solo buttati lì sul sito internet per prenderci per i fondelli?
      e perché Chailly continua a tacere? cosa c’è dietro?
      che schifo, che vergogna!!!

  20. marco vizzardelli ottobre 1, 2014 a 3:45 pm #

    Sempre meglio! Sbando totale. Scandaloso.

    marco vizzardelli

  21. proetabarbun ottobre 1, 2014 a 6:25 pm #

    Elenas, sul caso Alagna però vada a leggersi i commenti in fondo all’articolo da lei linkato che raccontano il fatto in modo un po’ diverso.
    la crisi della Scala è indiscutibile, come del resto quella di tutti i teatri lirici italiani funestati da defezioni a catena dei direttori principali, un vero e proprio fuggi fuggi (Muti, Noseda, Rustioni, Luisotti etc…) in pochi giorni.
    però accanirsi sui cast abborracciati da un Sovrintendente certamente somaro ma che non ha potuto fare diversamente, visto il poco tempo a disposizione, mi sembra maramaldesco.
    il Loggione e gli appassionati si mettano l’anima in pace e aspettino almeno che finisca la iattura dell’Expo, poi l’Asino se ne andrà e forse (dico forse, visti i chiari di luna dell’economia) si potrà ricominciare a ragionare sulla questione.
    per ora la Scala non cambierà, anzi nonostante il disastro proprio oggi Franceschini c’ha messo una pezza, così come metterà una pezza su SIAE e altri pozzi senza fondo di debiti generati dal sistema, ampiamente implicato con quello politico, che regge tutti i monopoli statali e la cutura finanziata dallo Stato.
    e sia chiaro, parlo della situazione italiana immobile culturalmente ed eticamente corrotta, non ho cambiato idea sul resto della questione…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: