12 Lug

Le Comte Ory

Gioachino Rossini

Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Eugène Scribe e Charles-Gaspard Delestre-Poirson

Nuova produzione Teatro alla Scala
In coproduzione con Opéra National de Lyon

Dal 4 al 21 Luglio 2014

Durata spettacolo: 2 ore e 45 minuti incluso intervallo

Cantato in francese con videolibretti in italiano, inglese, francese

DIREZIONE

Direttore
Donato Renzetti
Regia, scene e costumi
Laurent Pelly
Luci
Jöel Adam

CAST

Le Comte Ory
Juan Diego Flórez (4) 
Colin Lee (7, 10, 12, 15, 19, 17, 21)
Le Gouverneur
Roberto Tagliavini
Isolier
José Maria Lo Monaco (4, 7, 10, 17, 21) 
Chiara Amarù (12, 15, 19)
Raimbaud
Stéphane Degout (4, 7, 10, 17, 21) 
Nicola Alaimo (12, 15, 19)
La Comtesse de Formoutier
Aleksandra Kurzak (4, 7, 10, 17, 21) 
Pretty Yende (12, 15, 19)
Ragonde
Marina De Liso
Alice
Rosanna Savoia

A causa della persistenza della tracheite da cui è affetto, JUAN DIEGO FLOREZ è costretto a cancellare la sua partecipazione anche alle restanti recite di Le comte Ory di Rossini. La Direzione del Teatro ringrazia COLIN LEE, che ha dato la sua disponibilità a sostenere il ruolo protagonista. 

08/07/2014

Una Risposta to “”

  1. Gabriele Baccalini luglio 14, 2014 a 3:10 pm #

    Devo dire che la messa in scena senza grandi pretese del Comte Ory ha avuto un esito neanche lontanamente paragonabile alla noia da me e da molti altri lamentata a proposito del Così fan tutte.
    Assente Florez, il sostituto Colin Lee non ha preteso di eguagliare le performance di Florez nel registro sovracuto, ma ha dimostrato di essere un eccellente tenore di grazia rossiniano, pur avendo un fisico da far invidia al gigantesco difensore olandese Vlaar.
    Pretty Yende non ha fatto rimpiangere la Kurzak, come mi ha riferito chi le ha sentite tutte e due. Purtroppo non si è seduta sul water annesso alla camera da letto della Contessa, ma per il resto è stata ottima sia vocalmente che scenicamente. La voce nel sovracuto era un po’ forzata, ma lei ormai percorre un repertorio più vasto di quello rossiniano e quindi si è rafforzata negli altri registri. Pregevolissime le prestazioni del secondo Isolier, Chiara Amarù, del secondo Raimbaud Nicola Alaimo e del Gouverneur Roberto Tagliavini.
    Insomma i giovani, italiani e no, della seconda compagnia si sono fatti onore, insieme all’orchestra guidata da Donato Renzetti, che, confesso, è stato superiore alle mie aspettative. Nessuno può pretendere che diriga il grande concertato (quello del Viaggio a Reims) come Claudio Abbado, ma per il resto è stato preciso e attento nell’accompagnare i cantanti.
    E’ un peccato che un’opera così bella, la penultima di Rossini, che ha la verve delle sue pièces giocose più note, sia raramente eseguita e poco conosciuta dal pubblico. Il disco di riferimento è ancora quello diretto da Vittorio Gui nel 1959.
    La Scala sabato sera offriva uno spettacolo desolante: più di 800 biglietti in vendita, posti palco di parapetto e di platea (semivuota) svenduti a dieci, diconsi 10, euro contro i 13 degli ingressi in loggione. Va bene che a Milano “putost che gnent l’è semper meij putost”, ma una svendita così sfacciata mi è parsa un insulto a quei pochi che avevano comprato il biglietto a prezzo pieno. Otto recite in pieno luglio, con un fuori abbonamento di sabato, sono state un errore grossolano: si sa che i “f.a.” si riempiono con le collettività a metà prezzo, ma le collettività sono le scuole, ormai tutte chiuse, i CRAL che d’estate marciano al minimo e associazioni varie di gente probabilente già in vacanza. Si aggiunga che il pubblico in genere predilige i titoli che già conosce e la frittata è fatta. Le gallerie nel primo atto erano decorosamente piene, ma nel secondo, poiché anche per via della struttira drammaraturgica dell’opera la gran massa dei turisti ci aveva capito poco o niente, fleshati i “selfie” in abbondanza, nell’intervallo un gran numero di spettatori ha tagliato la corda. Peccato perché lo spettacolo è stato tra i migliori della stagione.

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