17 Giu

Stagione 2014/2015  http://www.teatroallascala.org/it/stagione/stagione-2014-2015.html

Annunciata la prossima stagione, nel 2015 si aprirà con Giovanna d’Arco

In attesa del comunicato ufficiale sul sito del Teatro vi ricopio titoli e date fino a novembre 2015 inseriti da Gina nel post precedente:

Giuseppe Verdi
SIMON BOCCANEGRA
31 ottobre 2, 6, 9, 11, 13, 16, 19 novembre

Ludwig van Beethoven
FIDELIO
7, 10, 13, 16, 20, 23 dicembre

Bernd Alois Zimmermann
DIE SOLDATEN
17, 20, 25, 27, 31 gennaio 3 febbraio

Claudio Monteverdi
L’INCORONAZIONE DI POPPEA
1, 4, 7, 10, 13, 17, 20, 27 febbraio

Giuseppe Verdi
AIDA
15, 18, 21, 25 febbraio 1, 11, 14 marzo

Wolfgang Amadeus Mozart
LUCIO SILLA
26, 28 febbraio 3, 12, 15, 17 marzo

Georges Bizet
CARMEN
22, 24, 28 marzo 4, 6, 9, 13, 16 giugno

Giacomo Puccini
TURANDOT
1, 5, 8, 12, 15, 17, 20, 23 maggio

Giorgio Battistelli
CO2
16, 19, 22, 24, 27, 29 maggio

Gaetano Donizetti
LUCIA DI LAMMERMOOR
28, 31 maggio 3, 5, 8, 11 giugno

Giacomo Puccini
TOSCA
22, 24, 27, 30 giugno 3, 6 luglio

Gioachino Rossini
OTELLO
4, 7, 10, 14, 17, 20, 24 luglio

Gioachino Rossini
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
27, 29, 31 luglio 2, 4, 6, 8, 10 agosto

Giacomo Puccini
LA BOHÈME
19, 22, 25, 26, 28, 29, 31 agosto 2 settembre

Gaetano Donizetti
L’ELISIR D’AMORE
18, 21, 25, 28 settembre 6, 10, 13, 17 ottobre

Giuseppe Verdi
FALSTAFF
14, 16, 19, 21, 24, 26 ottobre 4 novembre

György Kurtág
FIN DE PARTIE
29, 31 ottobre 3, 6, 8, 13 novembre

98 Risposte to “”

  1. lavocedelloggione giugno 17, 2014 a 6:43 am #

    Riporto anche il commento di “Gina” dal post precedente:

    Ecco dunque (al netto di un tradizionale ed esecrabile dittico da un lato, e da un’operotta in forma di concerto dall’altro) tutti i titoli della sovrintendenza Pereira per come è attualmente contrattualizzata (01.09.2014–30.11.2015).
    Per correttezza non comunico i cast.
    Domani dopo mezzogiorno potremo commentare il tutto.
    Ma una cosa è già certa: l’affermazione del direttore principale designato (ahinoi!) trattarsi di una delle «migliori stagioni degli utlimi cinquant’anni» (testuale) dà tutto il senso della mancanza di ridicolo dei nuovi responsabili.
    Spero che dal dicembre 2015 questi marchettari vengano rispediti ai loro mittenti politico-affaristici. Credono di prenderci per i fondelli???

  2. il filodrammatico giugno 17, 2014 a 8:00 am #

    …e occhio all’aumento dei prezzi: dovunque Pereira sia stato, l’ha fatto (magari mascherandolo)…

  3. Roberto giugno 17, 2014 a 8:55 am #

    Buongiorno, sono nuovo di questo blog anche se leggo molto spesso i commenti lasciati. Mi spiace dover scrivere per la prima volta esprimendo tutta la tristezza possibile per il nuovo cartellone della Scala. Forse ricordo male ma negli anni scorsi, non si era parlato di una nuova produzione di Parsifal proprio durante l’expo?

  4. Roberto giugno 17, 2014 a 10:56 am #

    Ho appena letto la stagione sul sito del Teatro, confermo la prima impressione purtroppo…..

  5. luca giugno 17, 2014 a 11:01 am #

    Poveri noi!
    Appena letti i cast: è qualcosa di orribile! E davvero Chailly dirige solo un’opera in tutto!
    Fuori tutti a calci nel sedere!

  6. mirko zeta giugno 17, 2014 a 11:04 am #

    scusate sono nuovo, e forse mi sfugge qualcosa, ma qualcuno mi può spiegare perché aprile 2015 sarà completamente senza opere???

  7. masvono giugno 17, 2014 a 1:02 pm #

    Non ho molto tempo in questi giorni. A una prima occhiata mi sembra una sorta di “Ferùn” dove c’è di tutto senza molto senso. La presenza di allestimenti esecrabili ed indigesti (Tosca) diretti da mestieranti già in pensione (Santi) insieme ad altri che incuriosiscono (Otello-Gardiner) o che “uccidono” (Il Barbiere con Nucci e Raimondi) già a leggersi.

    Trovo inoltre banale la stagione “Grandi Orchestre” che apre con Mehta (ma pensa un po’), continua con Maazel (Udìo!) si ramifica con Welser-Most…Mammamia!! Siamo ridotti a trovare l’evento nel “quasi debutto” di Harnoncourt con il Concentus (7a e 8a di Beethoven), 80 anni o forse più o nel ritorno di Pretre con i Wiener e i valzer di Strauss.

    Misera cosa, Pereira.
    Vieppiù misera perchè due giorni fa Maazel si è ritirato e Nello Santi pure. Che senso ha presentarceli come se nulla fosse?

    Saluti

    -MV

  8. Dario Milesi, Abbiategrasso giugno 17, 2014 a 2:20 pm #

    Anch’io desidero fare alcune considerazioni.

    Un artista come Maazel, che addirittura sul suo sito dichiara per iscritto di dover rinunciare agli impegni per tutta la stagione 2014-2015, e che il giorno dopo si dimette da direttore principale dei Münchner Philhramoniker, viene oggi presentato dal sovrintendente come concertatore di tutte le recite di «Aida» e di ben cinque concerti (tre con Filarmonica della Scala e due con Münchner Philharmoniker). È cattivo gusto, miracolo del sesto tipo o presa in giro colossale?

    Posso capire fino a un certo punto la differenziazione dei prezzi a seconda dell’appetibilità del titolo, ma di fatto i prezzi sono molto aumentati.

    Fa effetto soprattutto la scarsa qualità media dei direttori d’orchestra delle serate d’opera.

    Di fatto solo tre allestimenti – «Fidelio», «Co2» e «Otello» – sono davvero nuovi. Tutte le altre nuove produzioni sono importate. Tre da Salisburgo: «Die Soldaten» (2012), «Lucio Silla» (2013), «Fin da partie» (2015). Uno da Parigi: «L’incoronazione di Poppea» (2014). Uno da Mosca: «Aida» (2014). Uno da Amsterdam: «Turandot» (2002).

    La scelta delle riprese è miserabile: alcuni degli allestimenti più abietti vengono ripresi senza filo-conduttore.

    A che serve avere un direttore principale se dirige una sola produzione e meno serate di Santi e Zanetti (entrambi dirigono due produzioni ciascuno)?

    Per la prima volta si fa opera anche in agosto data l’occasione dell’Expo, e questo è un bene. Ma allora perché niente opera per tutto il mese di aprile?

    Mi auguro che al termine del prossimo anno solare siano ormai spazzati via sia Pereira (“Sono l’uomo giusto al posto giusto e ve lo dimostrerò”) sia Chailly (“È una delle migliori stagioni degli ultimi cinquanta anni”) sia Pisapia (“Inizia una stagione magica”). Penosi oppure mentecatti.

  9. Gabriele Baccalini giugno 17, 2014 a 3:11 pm #

    Io non farei il classico gesto di buttare via il bambino con l’acqua sporca.
    Nella nuova “stagione Expo”, come dice giustamente Max, c’è un po’ di tutto e direi che il meglio è forse ancora farina del sacco di Lissner.
    Die Soldaten (forse per la prima volta alla Scala (nell’archivio storico non si trova), diretta alla prima dal grande Rosbaud nel 1865, era una sua promessa.
    Si completa il trittico monteverdiano, anche se io avrei preferito che Bob Wilson fosse andato in pensione, come Maazel, Nello Santi e. ahimé, Pretre e Boulez, lasciando il posto a un regista più giovane e dinamico.
    C’è finalmente un Otello di Rossini di qualità, ma perché farlo in piena estate al posto di Aida, titolo principe per Expo?
    Gatti viene solo per un Falstaff di ripiego e questo è un male.
    Le grandi (non tutte a dire il vero) orchestre arrivano per l’Expo con programmi per lo più turistici, anche se non mancano cose notevoli, come la Terza di Mahler diretta da Jansons con la partecipazione di Bernarda Fink. Mi pare che il coro se lo porti lui,
    Metha viene con la Israel e non è poco e avremo Paavo Jarvi e Andris Nelsons, che arriva alla testa della Boston.
    Anche nei sinfonici non mancano nomi di grande interesse: per tutti nomino Jurowsky, che viene con la London Philharmonic..
    La Messa da Requiem diretta da Chailly in memoriam Claudio Abbado, con solisti non tutti verdiani doc, magari non sarà malaccio, ma sicuramente ci farà rimpiangere quelle del sommo Claudio.
    A me interessano anche CO2, regìa di Carsen, e Finale di partita, diretta come Die Soldaten da Ingo Metzmacher, ottimo direttore soprattutto nella musica moderna.
    Difendo poi la politica delle coproduzioni con teatri o festival stranieri importata in grande quantità da Lissner: in tal modo i costi si abbattono e non sono solo soldi pubblici italiani a finanziare gli spettacoli, ma ci sono anche gli euro, ben più generosamente elargiti, da Francia, Germania, Austria e così via.
    Ho buttato lì le prime impressioni alla rinfusa. Aggiungo solo che di certo Carmen con la regìa della Dante e Cura come Don josé la regalo tutta ai turisti con telefonino-flash: bisognerà selezionare attentamente quello che vale la pena di vedere o sentire e quello che si può tranquillamente lasciar perdere.

  10. Beppe giugno 18, 2014 a 8:59 am #

    Riccardo Chailly: “Questa stagione scaligera è una delle migliori dell’ultimo cinquantennio!”.
    Ci è?
    Ci fa?
    Ci sta?

  11. Elenas giugno 18, 2014 a 9:25 am #

    Dico, scaramanticamente, speriamo che, visto l’andazzo, Pretre resista.
    Sulle grandi orchestre, io dico che un bel sentire è sempre apprezzato. Certo, avessimo un auditorium dove ospitarle…

  12. masvono giugno 18, 2014 a 1:26 pm #

    Cose sulla carta interessanti: Minkovski/Silla e Gardiner/Otello e Soldaten/Metzmacher
    Cose che si sanno già come sono prima di ascoltarle: Fidelio/Barenboim, Turandot/Chailly
    Cose belle: Falstaff/Gatti (che non è di ripiego, ma è il “suo” allestimento londinese che qui è approdato, non si sa perchè, caso unico, con il discutibile (nel caso specifico) Harding;
    Cose Inutili; l’Aida di Maazel (???)/Stein, Boheme/Dudamel (dovremo dare fuoco alle scene di Zeffirelli per non vederla più? Legno stagionato, brucia bene!), i NelliSanti, i MassimiZanetti l’orripilante duo del “Barbiere” Nucci e Raimondi…ma come si fa??.
    Riprese fantastiche buttate nel water: il dittico di Martone dovrebbe *sempre* essere ripreso, ma con Harding. Invece ecco il tristerrimo Carlo Rizzi. La Carmen con Cura se ci fosse “dietro” una bacchetta capace e teatrale (Humburg su tutti) avrebbe senso, con Zanetti assolutamente nessuno.
    Saluti

    -MV

  13. Gabriele Baccalini giugno 18, 2014 a 2:48 pm #

    Condivido quasi tutto quello che ha scritto Max, meno la valutazione relativa al Falstaff, E’ stato fatto da poco, non è certo la più brillante regìa di Carsen, anche se qualche buona idea c’era (la migliore: il colloquio del protagonista con il cavallo…), la collocazione alla fine di una stagione interminabile e in sovrapposizione con la novità di Kurtag. Ma quanti orchestrali dovrà avere a disposizione la Scala per una maratona simile e a quanti “avventizi” dovrà ricorrere? E poi il cast mi pare un’incognita. Spero di sbagliarmi, ma a me non pare che Gatti abbia avuto un gran trattamento, anche se ha inaugurato a Londra l’allestimento di Falstaff. Si tratta comunque di un dettaglio, il giudizio complessivo, in bianco e nero, non cambia.
    Spero di sbagliarmi, sul Falstaff come su Pretre tornato in gran forma per il 90° compleanno, mentre avevo sentito voci che lo davano in serie difficoltà al pari di Boulez, suo quasi coetaneo

  14. Gabriele Baccalini giugno 18, 2014 a 2:50 pm #

    P.S. Nel mio primo commento c’era un refuso: la prima dei Soldaten diretta da Rosbaud era evidentemente del 1965 e non del 1865.

  15. masvono giugno 18, 2014 a 4:57 pm #

    Purtroppo su Pretre non sono così ottimista. L’anno scorso ha annullato tutto, e non con molto preavviso. Idem l’anno prima, dove mantenne solo la breve tournèe con i Wiener approdata a Parigi nel trionfale concerto del “Bolero” dedicato al figlio scomparso da poco.

    In pratica temo, come quasi sempre avviene con il mitico Georges, il forfait all’ultimo mese…lui è animato da ottime intenzioni, calendarizza molto (anche una Nona di Beethoven imperdibile a Vienna questo autunno), ma i consuntivi non rendono ottimisti..
    Ciao

    -MV

    p.s. già il fatto che stiamo guardando al novantenne Pretre come ancora di salvezza…la dice lunga su questa programmazione!
    Riciao

    -MV

  16. masvono giugno 18, 2014 a 5:08 pm #

    Un ultimo commento: per mettere giù una stagione del genere si pagano centinaia di migliaia di euro di stipendio a un tizio quando qualunque appassionato d’opera è in grado di fare meglio, magari pure gratis.

    Spero che il tizio da centinaia di migliaia di euro sia quantomeno capace di trovare i cosiddetti “sponsor”, altrimenti non si capisce cosa ci stia a fare.
    Saluti

    -MV

  17. Trebbiatore giugno 18, 2014 a 6:42 pm #

    Mi rifaccio all’ultimo commento di Vono: nella presentazione della stagione agli abbonati di ieri pomeriggio l’impressione che ha ci dato Pereira è stata proprio quella di essere un grande appassionato d’opera piuttosto che un professionista dotato di competenze artistiche e musicali specifiche…

    • masvono giugno 18, 2014 a 7:04 pm #

      Mah, Trebbiatore, un grande appassionato d’opera non dà in mano titoli a Zanetti, Santi, Maazel…può fare di necessità virtù per un titolo..ma ammannire Carlo Rizzi & Co. a gogo…mi sembra più da grande appassionato di agenzie.
      A presto

      -MV

  18. marco vizzardelli giugno 19, 2014 a 10:57 am #

    Fatta salva l’improbabilità fattuale delle (giustissime) celebrazioni per i 90 anni di Pretre, i direttori decrepiti o moribondi o malaticci o destinati a non esserci, quelli totalmente inadeguati (Santi, Rizzi, Zanetti ecc), la decente stagione grandi orchestre peraltro montata sugli scarti di repertorio delle grandi orchestre medesime, il Teatro alla Scala è, principalmente atto alla produzione di OPERE. E in questo senso la stagione 2014-15 si configura come una miseria e un disastro. Visti Lucio Silla-Minkowsky e Otello di Rossini, sbirciato Fidelio (comunque merito di Lissner, con fior di regia), si può tranquillamente stare a casa propria o abbonarsi altrove (io sto pensando alla Verdi, alla Fenice…).
    E’ un pessimo inizio di Pereira, che oltretutto nasconde un grosso interrogativo riassumibile in un cognome: Chailly. Allora: la premessa,. cioè il programma così come si presenta è già un disastro. Non solo: credo che da adesso alla realizzazione pratica ne vedremo delle belle… o delle orride! Il film è appena cominciato!

    Povera Scala!
    (e poveri noi)

    Marco Vizzardelli

  19. masvono giugno 19, 2014 a 1:03 pm #

    C’è anche da dire questo. Che Lissner se ne sarebbe andato si sapeva da una vita (se non ricordo male luglio 2012), che il Pisolìa di Palazzo Marino insieme al cda tutto abbiano perso mesi, se non anni, a decidere il successore è cosa nota…(nel frattempo il tempo passa e chi se ne va DI CERTO non ha intenzione, voglia e interesse a programmare ciò che non lo riguarda più)….”l’affaire” successivo è cosa nota (classico perditempismo all’italiana, sempre dai connotati eterni, dalle decisioni inesistenti e dai Pisoli senza fine dei protagonisti). Ora c’è un sovrintendente che mette la faccia per UN ANNO…che gliene frega? Ma, in un contesto del genere, avrebbe potuto fare meglio?

    Male Pereira, perchè la firma ce la mette lui.
    Malissimo i vertici, dal presidente del Palazzo Marino in giù dal 2012 in poi.
    Saluti

    -MV

  20. Beppe giugno 19, 2014 a 1:05 pm #

    Ribadisco, in accordo con Vizzardelli, che il problema principale sta in Chailly. La mezza dozzina di recite di “Turandot” (tra l’altro partitura molto problematica dal punto di vista storico-musicologico, soprattutto se si sceglie di eseguire il finale nella discutibilissima versione di Berio) non giustifica il titolo che Pisapia insiste a volergli conferire.
    Chiedo per esempio a esperti come Vono, Vizzardelli o Baccalini: come è possibile dare all’orchestra quello stile e quella compatezza oggi totalmente assenti se si lavora così poco con essa? E quali migliorie ci si può aspettare se, per il resto, si lavora con Santi o Rizzi o Armiliato o Ranzani o Zanetti?
    In più, chiedo scusa se mi ripeto, che Chailly abbia affermato che questa è una delle migliori stagioni degli ultimi cinquant’anni mi pare offensivo verso l’intelligenza degli italiani tutti.
    Mi aspettavo molto da questa nuova gestione, ma sono il primo ora – dopo i pasticci amministrativi, l’insipienza nella programmazione, e la clamorosa latitanza della direzione musicale – a chiedere a gran voce che questo leading team venga liquidato al termine del 2015. Da questo governo e dal suo ministro per le attività e i beni culturali mi aspetto che quando la parola passerà definitivamente a loro (primo gennaio 2015) essi risolvano ciò che il pessimo sindaco e il miserabile consiglio di amministrazione non sono riusciti a gestire. E lo dico chiaramente: dalla stagione 2015-2016 il pubblico della Scala si attende un nuovo e diverso direttore musicale, un nuovo e diverso sovrintendente, una nuova e diversa linea artistica.

  21. proet giugno 19, 2014 a 3:41 pm #

    mi stupisco (e un po’ mi intenerisco) che nel 2014 ci sia ancora qualcuno, legittimamente appassionato o esperto di qualcosa, che abbia a pretendere delle programmazioni in linea con le sue aspettative e/o i suoi interessi.
    il mercato e la cultura mainstream ormai si sono mangiati tutto, in qualsiasi settore, lasciando agli altri la nicchia.
    nel caso Scala il tutto è aggravato dal caos direttivo degli ultimi anni e il risultato non può che essere (con la grana dell’Expo in mezzo pure) questo pasticcio ancora peraltro non definitivo, destinato con tutta evidenza al pubblico dei presunti turisti.
    ancora una volta però va rimarcata la crisi profonda del “repertorio” e della concezione stessa che vi sta dietro.
    e in effetti, per ammissione di quasi tutti mi pare, le cose più interessanti sono quelle che stanno prima e dopo il “repertorio”, qualcosa vorrà pure dire!

    • masvono giugno 20, 2014 a 7:17 am #

      Francamente Proet sono perfettamente consapevole che il “baraccone” della musica classica è solo un costo collettivo a vantaggio di un’élite . Infatti per me potrebbe chiudere anche domani . Nella vita ci sono anche altri divertimenti , mi dedicherei maggiormente a quelli. Saluti
      -MV

      P.s. Qua si specula solo un po’ , elitariamente, parlando di cose che al popolo non interessano.

  22. marco vizzardelli giugno 19, 2014 a 5:22 pm #

    Sono d’accordo con Beppe: per quest’anno la frittata è fatta ma, a questa stregua, più presto Pereira e Chailly se ne andranno meglio sarà per la Scala. L’inizio è pessimo!

    marco vizzardelli

  23. marco vizzardelli giugno 19, 2014 a 5:24 pm #

    Sono anche d’accordo con Beppe e Vono sulla totale insipienza dimostrata dal Comune di Milano in tutto questo frangente.

    marco vizzardelli

  24. Gabriele Baccalini giugno 20, 2014 a 11:01 am #

    Chiamato in causa da Beppe assieme a Vono e Vizzardelli, ribadisco quanto da me affermato decine di volte, sul blog e altrove: i grandi guai della Scala sono iniziati con la sciagurata riforma che ha portato alla Fondazione di diritto privato. I principali responsabili sono stati Fontana, i sindaci degli anni ’90, la Melandri e Veltroni. destra e “sinistra(?)” tutti d’accordo. Un Consiglio di Amministrazione di incompetenti, che si comprano il posto a suon di milioni, presieduto da un Sindaco che probabilmente preferisce la musica rock, scelta peraltro legittima musicalmente ma non politicamente se si è Presidente della Scala, al momento delle grandi scelte inevitabilmente si impantana.
    Proet mi ha fatto spuntare nella mente una considerazione, alla quale non avevo finora fatto caso: Pereira sta verosimilmente portando la Scala verso il teatro di repertorio, scelta che io considero disastrosa. I titoli già citati da Vizzardelli, ai quali aggiungerei almeno Die Soldaten, mai rapprsentato alla Scala, sono stati verosimilmente scelti da Lissner, la “menudraia” come direbbe Carlo Porta (“minutaglia” in italiano) l’ha verosimilmente aggiunta Pereira. Vedremo quali masse assalteranno la biglietteria per CO2 o Fin de Partie, novità assolute che a me interessano moltissimo e che la Scala non può eludere, almeno una volta l’anno come tutti i teatri importanti. Ma metterli all’inizio e alla chiusura dell’Expo, giustamente aperta da Turandot per la gioia degli ormai mitici 500.000 turisti cinesi, è un’operazione azzardata. Il botteghino forse funzionerà anche per questi titoli, grazie agli spettatori che arrivano col telefonino-flash, si fanno i selfie con il lampadario alle spalle e se la filano alla fine del primo atto.Bastava esserci ai Troyens per constatarlo.
    Con questo non voglio assolvere Lissner dalle sue responsabilità gestionali, lasciando lui la Scala come l’ha trovata, e cioè un conglomerato di corporazioni, ciascuna delle quali fa quello che vuole (orchestra, coro, tecnici di scena, biglietteria, la stessa Filarmonica che penso abbia avuto un peso importante nella scelta di Chailly).
    Venir fuori da questo pantano non sarà facile a bocce ferme nei centri di comando del teatro. Ormai contano solo i danée, che si trovano per pareggiare il bilancio, preoccupazione somma al giorno d’oggi, ma vengono spesi per gestire un declino artistico decisamente penoso.

  25. Pedro giugno 20, 2014 a 12:07 pm #

    Scusate ma non riesco a capire alcuni commenti.
    La stagione è stata programmata al 90% da anni da Lissner: i titoli del periodo maggio-ottobre 2015 erano noti da anni. Io sono un sostenitore di Lissner, complessivamente, in tutti questi anni anche se il suo bilancio nel repertorio italiano è stato assai deludente (ma chissene se poi ci porta eccellenze in altri repertori).
    La cosa grave è che Lissner sia stato fatto andare via l’anno prima di Expo e questo non doveva accadere.
    Purtroppo da Lissner nell’anno di expo in cui ha appena lasciato il teatro non mi aspettavo grandi cose; peccato che in questa stagione non ci sia Wagner, Strauss, Handel, autori russi; poco Verdi e pochissimo Mozart.
    Ma con i turisti stranieri riempirà tutte le sere per sei mesi con opere di repertorio di buon livello per uno straniero medio e con direttori (ma Nello Santi esiste ancora !!!!) che dirigono quelle opere in tutti i teatri di repertorio del mondo e che vengono considerati degli ‘specialisti’ ; per cui l’incasso e il tutto esaurito durante expo sarà garantito.

    Gli innesti di Pereira, a parte Nello Santi, (Lucio Silla, Aida, Finale di Partita, Otello, Cenerentola, Gatti che dirige Falstaff) non sono per niente male.
    I direttori delle opere expo (Rizzi, Ranzani, etc.) sono i direttori che Lissner ci ha proponiato spesso in questi anni: con 18 opere in cartellone non potevamo certo sperare di avere solo i grandi. Speriamo che dall’anno prossimo si torni a meno opere e più curate nella scelta di interpreti: se si dovesse andare verso il teatro di repertorio sarebbe la fine, concordo cob Baccalini.

    Io non sono per niente entusiasta della nomina di Chailly (l’idea di un’orgia pucciniana alla scala mi terrorizza !) ma queste critiche aprioristiche al duo Pereira/Chailly le trovo sterili; così come trovo che sia stata una polemica assurda e strumentale tutta la questione Pereira/spettacoli salisburgo che mi auguro sinceramente di riuscire a vedere e sentire alla Scala: Pisapia è stato un fesso e avrebbe dovuto difendere pereira dal primo minuto.

    Per me Fidelio, Poppea, Lucio Silla, Otello, Turandot e Falstaff sono interessantissimi. Il mitico barbiere con Raimondi e Nucci sarà da Baggina ma non mi dispiacerà portare i miei figli.
    Aida: regia e cantanti promettono bene: Maazel può essere noia e routine assoluta come eccezionale, soprattutto in Aida.
    Le opere moderne è giusto che la Scala le faccia e speriamo in bene: due sono dirette da Metzmacher che è un grande e ‘Finale di partita’ credo che sarà interessantissimo.
    Bella l’idea di fare delle opere per bambini con recite pomeridiane e tempi ridotti.
    Agosto con la simon bolivar orchestra è un’ottima cosa, e una Boheme diretta da dudamel non è paccotiglia (soprattutto per uno spettatore che non ha mia visto l’allestimento storico di zeffirelli: io ho la nausea, ma molti avranno pacere di vederlo)

    La stagione sinfonica ed il festival delle orchestre internazionali è eccezionale per programmi, interpreti e orchestre invitate.
    Il ciclo schubert/barenboim (a cui mi abbonerò) pure (se il pianista sarà in forma…… è il suo pane).
    Pollini, Pretre con i Wiener che dirige i valzer di strauss, il requiem di verdi con un grande cast, finalmente la messa solenne di beethoven a Natale, la creazione di Haydn diretta da Metha, Pappano con santa Cecilia, Jansonn con i Wiener e Rattle con i Berliner saranno credo grandi serate.

    Pessimo l’aumento dei biglietti (la tassa che avviene ogni 5 anni) e mi chiedo perché se vai a sentire Barenboim a Berlino a dirigere Tristano o Fidelio in platea spendi € 65,00 e qui a Milano la stessa opera a € 280.

    Sta diventando un mutuo insostenibile andare alla Scala !

    …………. e questa sera Zimmermann !!

  26. Pedro giugno 20, 2014 a 12:24 pm #

    E Così Fan Tutte che è stata inaugurata ieri non merita neanche un post ?

  27. Roberto giugno 20, 2014 a 12:51 pm #

    Ieri sera ero alla Scala proprio per la prima del Così fan Tutte. In generale devo dire che lo spettacolo non mi è dispiaciuto, buona la regia di Guth che ha modificato in parte lo spettacolo di Salisburgo: se l’idea era quella di valorizzare le perfette geometrie che Mozart mette in musica, l’idea riesce quasi per tutto lo spettacolo. Non mi ha convinto il finale, quando le coppie si dividono e ognuno canta le ultime note in totale solitudine rispetto agli altri. Per quanto riguarda i cantanti ho trovato molto interessante la Despina di Serena Malfi che ha cantato quasi perfettamente, a parte qualche problema nel registro alto, le due arie. Molto buono anche Pertusi e le due cantanti Maria Bengtsson e Katija Dragojevic. Mi ha convinto molto di più la Bengtsson, meritandosi l’unico applauso a scena aperta della serata dopo “Per pietà, ben mio, perdona”. Senza particolari meriti invece Adam Plachetka nella parte di Guglielmo, canta bene ma non ha aggiunto nulla di che. Discorso invece particolare per Rolando Villazon, se non sbaglio, al debutto nel ruolo di Ferrando. L’emissione del tenore messicano è notevolmente migliorata rispetto alle ultime prove, ma il canto è sembrato troppo forzato per tutta l’opera, a volte pareva di sentire un Duca di Mantova che non un tenore leggero acuto, per la quale la parte di Ferrando è stata scritta. Anche nei recitativi Villazon mi è parso un po’ troppo “costruito”, poco naturale insomma, come invece i recitativi mozartiani, specie in Così Fan Tutte richiedono.
    Che dire di Daniel Barenboim: a me il suo mozart non piace e non credo mi piacerà mai; sarà che io per Mozart sono un Mutiano di ferro, ma il Così Fan Tutte diretto da Muti trovo sia davvero inarrivabile, in particolare l’edizione salisburghese dell’82. In primisi, il suono dell’orchestra mi è sembrato troppo ovattato, tempi lenti ( come in Don Giovanni) a fronte invece di stacchi repentini specie nei finali. Inoltre penso che Barenboim ci abbia messo poco impegno nelle prove con i cantanti, soprattutto non ha affinato affatto i recitativi e neanche l’insieme: spesso infatti l’orchestra era avanti rispetto a tutti gli altri e, dall’alto della mia postazione, ho notato almeno tre volte il gesto per far rallentare i professori.
    Nel complesso non male ma mi sarei aspettato di più. Al termine successo per tutti a parte i soliti sparuti buu delle prime, in questo caso verso Villazon e Barenboim, subito sopraffatti dagli applausi.

  28. der rote Falke giugno 22, 2014 a 2:22 pm #

    boh, si poteva avere come direttore musicale un uomo di personalità e di generosità come Daniele Gatti, e invece ci si è buttati su un usato nemmeno poi tanto sicuro. secondo me Pereira e Chailly non durano. anche perché nel frattempo alcune altre fondazioni liriche (Torino e Venezia in ispecie) sono molto più avanti della Scala come funzionalità gestionale e come originalità di programmazione.

  29. proet giugno 22, 2014 a 7:22 pm #

    già, der rote Falke, chissà come mai in Italia (e alla Scala) chi fa le gestioni virtuose e intelligenti non viene mai considerato come Sovrintendente…
    del resto anche qui dentro, fino a poco tempo fa, c’era chi si sidlinquiva per Pereira e non si sa il perché…
    ma ora è tutta colpa del Sindaco!

  30. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 10:28 am #

    Pedro… facciamo quattro nomi: Pretre, Maazel, Santi, Jansons: che probabilità ci sono che EFFETTIVAMENTE salgano sul podio della Scala?

    marco vizzardelli

  31. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 10:52 am #

    A Proet : a) c’è un Pereira che, negli anni di Zurigo (con direzione musicale Gatti), ha reso il teatro d’opera della città svizzera probabilmente il primo del mondo, per raffinatezza, coraggio e fantsia di scelte musicali e di regia.

    b) c’è un Pereira, approdato a Salisburgo, che alterna scelte convincenti ad altre furbacchione o di retroguardia

    c) c’è un Pereira, approdato alla Scala, che propone, con la scusa dell’Expo, una minestraccia per turisti nella quale si mischiano qualche concerto bello o bellissimo, qualche altro improponibile, “nomi” di illustri vegliardi inattivi o in fase di riduzione e /o ritiro dall’attività “sparati” così, sperando che vengano…, altri nomi di direttori totalmente inadeguati al luogo, il tutto nel segno d’una pericolosa deriva (giustamente notata da Baccalini) verso il teatro di repertorio che è il contrario della storia della Scala.
    Ora, la domanda è: vanno bene i turisti, ma quali ragioni ha il normale abbonato o frequentatore della Scala di rinnovare abbonamento o frequentazione, di fronte ad una stagione così concepita?

    A Vono: quando ti danno Salonen, la tua passione per l’opera e la musica colta non mi pare sia un optional che puoi buttare in un cestino… Non ti comporti (giustamente) come uno per il quale Salonen e la musica che esegue siano un optional…. Se (eventualità auspicabile ancorché improbabile) Pretre si presenterà alla Scala ad eseguire quei programmi, penso che Vono sarà il primo o il secondo acquirente, in ordine di tempo, dei relativi biglietti, non essendo, per lui, Pretre ( o Salonen) un optional che si butta o si sostituisce con un altro hobby. E ho la fondata idea che, nonostante l’obbrobiosa stagione lirica 2014-15, Vono manterrà le sue poltroncine di abbonato, sottoponendosi all’obbrobrio. Per quanto mi riguarda, sulla mia poltroncina per la stagione lirica ho seri dubbi: l’unico motivo – pratico, non certo estetico – di mantenerla è, appunto… mantenerla, cioé conservare il posto. Ma, come non fui abbonato a passate stagioni (tutte quelle post-Grassi e ante-Lissner per intendersi, dal cui arrivo sono tornato ad abbonarmi) potrei tranquillamente decidere di non esserlo quest’anno, in attesa di meglio.

    marco vizzardelli

    • masvono giugno 23, 2014 a 11:52 am #

      Vizzardelli, lei è un elitario. Beneficia di un divertimento d’elite pagato assolutamene controvoglia dalla maggioranza assoluta delle persone, per le quali il suo divertimento d’elite può andare tranquillamente ad estinguersi. Se domani la musica classica non esistesse più mi divertirei in altro modo. Lei è in grado, Vizzardelli?
      Non deve essere così elitario, Vizzardelli.

      PAGHI, Vizzardelli.

      Bum.
      -MV

  32. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 11:11 am #

    Aggiungo, in risposta a Proet, che la mia “difesa” di Pereira dalla querelle sorta nelle scorse settimane era legata ad un concetto molto semplice (ma regolarmente disatteso da una certa mentalità molto milanese e anche scaligera). Nei teatri o città normali se si sceglie un nuovo dirigente, lo si fa perché si è convinti della scelta e lo si mette nelle migliori condizioni di lavorare. A Milano e alla Scala vige l’opposto: appena si sceglie un nuovo dirigente, ci si studia – e con pervicacia! – di cominciare immediatamente a mettergli i bastoni fra le ruote.
    Che gli esiti siano stagioni liriche quale quella che andrà in scena nel 2014-15 mi pare più che logica, cartesiana conseguenza.

    marco vizzardelli

    p.s. Mi limito qui a parlare di Pereira. Quanto alla scelta del direttore musicale Chailly, non ero d’accordo dall’inizio e attendo l’evolversi degli eventi

  33. proet giugno 23, 2014 a 12:01 pm #

    ragazzi, io sono anni che sostengo in questa sede di seguire altri modelli, tra l’altro non molto lontani, efficienti e intelligenti, di gestione di un Teatro.
    dunque ho accolto finalmente con piacere una voce, quella di der Rote Falke, che dice in sostanza la stessa cosa.
    voi avete voluto la bicicletta del Teatro più importante del mondo, del Tempio Sacro, delle stagioni in linea con la “Storia della Scala”?
    bene, mo’ pedalate insieme all’asino Pereira e non date la colpa al Sindaco che anzi, con tutte le cose più importanti che ha da fare, ci ha pure messo una pezza.

  34. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 12:04 pm #

    …. e, detto questo, Vono corse ad abbonarsi. Limpido esempio di coerenza. Ih ih
    E detto questo, Vono si prostrò, giustamente, al Sommo Salonen e si prostrerà, adorante, a Pretre, salvo “assumere la posa” e dire che ne farebbe a meno. Un “poseur”, questo Vono, “si atteggia”….. ma ormai non gli crede più nessuno! (ih,ih)

    marco vizzardelli

  35. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 12:26 pm #

    Si dà iI Sindaco “che con tutte le cose più importanti che ha da fare” sia il Presidente del Consiglio d’Amministrazione Teatro alla Scala. Proet, come procede la riedificazione del Muro di Berlino? Quanti mattoncini le mancano?

    marco vizzardelli

  36. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 12:29 pm #

    (solito salto di trascrizione)

    Si dà il caso che iI Sindaco “che con tutte le cose più importanti che ha da fare” sia il Presidente del Consiglio d’Amministrazione Teatro alla Scala. Proet, come procede la riedificazione del Muro di Berlino? Quanti mattoncini le mancano?Scenda sulla terra: è il 23 giugno 2014, ore 14.27

    marco vizzardelli

  37. proet giugno 23, 2014 a 12:53 pm #

    che c’entra il Muro di Berlino non si sa.
    comunque Pisapia ha dichiarato di essersi consultato con Claudio Abbado prima di scegliere Pereira, il quale, si badi bene, ha scelto lui Chailly e non Gatti (chissà perché), oltre ad aver fatto lui le ben note stupidaggini.
    dunque la colpa è di Claudio Abbado (seguendo il fine ragionamento di Vizzzardelli).

    • masvono giugno 23, 2014 a 1:13 pm #

      Pereira non ha fatto “stupidaggini”, se si riferisce alla storia dell’acquisto degli spettacoli. La “stupidaggine” è stata semmai montarne un caso.

      Le “stupidaggini” di Pereira sono, appunto, aver chiamato Chailly, aver chiamato Zanetti, aver chiamato Rizzi, aver chiamato Maazel, aver chiamato Ranzani, aver chiamato Santi ecc.ecc.

      Se Pereira avesse chiamato Salonen, avesse chiamato Chung, avesse chiamato Harding avesse chiamato Gatti, avesse chiamato Humburg, avesse chiamato Noseda, avesse chiamato Bignamini, avesse chiamato…ecc.ecc. non avremmo avuto nulla da dire.
      Saluti

      -MV

  38. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 1:42 pm #

    Sottoscrivo e quoto la puntualizzazione di Vono.

    marco vizzardelli

  39. marco vizzardelli giugno 23, 2014 a 1:50 pm #

    Solo il Festival Grandi Orchestre è degno di una città che voglia presentarsi al mondo. E la stagione sinfonica è migliore di altre volte (salvo rincaro dei biglietti)
    La Stagione Lirica no (pur avendo preso atto, guardando il sito Scala che agli abbonati verranno almeno risparmiate alcune delle maggiori porcherie del programma, rimaste fuori abbonamento. Alcune altre porcate invece sono regolarmente in abbonamento).
    E la Scala è, ripeto, innanzi tutto un teatro d’opera

    marco vizzardelli

  40. Beppe giugno 23, 2014 a 4:27 pm #

    Venghino signori venghino!!!
    A una settimana dalla presentazione della «migliore stagione degli ultimi cinquant’anni» (Chailly dixit) eccoci già alla prima sostituzione di direttore nell’opera. Per TOSCA esce Nello Santi ed entra Carlo Rizzi. Medesima giostra medesimi cavallucci, basta cambiare la combinazione ed ecco rinnovarsi la grande magia della prestidigitazione pereiriana.

  41. proet giugno 23, 2014 a 4:53 pm #

    dimenticavo che siete ultras, dunque in effetto il ragionamento ci sta: il Presdiente doveva comprare Ronaldo o Balotelli o Ibra, non li ha comprati ed ecco perché la squadra fa schifo.
    riportato al nostro caso: se avesse portato Chung, Harding, Salonen e via desiderando, allora sì…
    ma è evidente che quelli:
    – o sono già straimpegnati, cosa molto probabile.
    – o non gli importa nulla di far parte del baraccone Expo con tutti gli annessi e connessi (pubblico di turisti, repertorio frittto e rifritto stile Arena di Verona, cast anch’essi a forte rischio etc).
    ho l’impressione sinceramente che l’unica cosa utile alla Scala e ai suoi ultras sia un bel bagno di umiltà: ci vorrebbe una retrocessione in B per un anno e ricominciare da capo con musicisti, cantanti e registi giovani o sconosciuti.
    in questo modo si ridurrebbero i costi e se ne gioverebbe la programmazione e in generale forse l’atmosfera dentro e fuori il Teatro.
    e forse anche gli ultras scoprirebbero quanto può giocare bene una squadra senza fuoriclasse o demiurghi.

    • masvono giugno 25, 2014 a 10:45 am #

      Proet, andiamo! Suvvia! Ho scritto sì Chung, Harding, Salonen ma ho scritto ANCHE Humburg, Bignamini, Noseda…o anche questi sono Ronaldi e Ibra? Mi dicono molto interessante anche Matteo Beltrami…se vuole lo aggiungo alla lista. Non ci vuole molto ad invitare direttore, SIA di grido, sia meno, ma per niente inferiori.

      Dovrebbe conoscere Will Humburg, proet. Oltre ad essere sommo interprete di Verdi (cosa per lei poco o per nulla interessante) è anche sommo interprete di musica contemporanea (che dovrebbe interessarle maggiormente).

      Bye Bye

      -MV

  42. proet giugno 25, 2014 a 1:06 pm #

    è il mercato, bellezza!

    • masvono giugno 25, 2014 a 6:56 pm #

      Proet!! Ma che mercato!! Zanetti è mercato? Si FUGGE davanti a Zanetti, si FUGGE davanti a Santi. Humburg e Zanetti a livello di “mercato” si equivalgono: non contano nulla entrambi. Uno è un genio, l’altro no.
      Bye

      -MV

      • proet giugno 25, 2014 a 7:07 pm #

        certo non discuto il valore dei vostri preferiti, non li conosco ma è probabile siano dei musicisti di valore.
        il problema vostro è che pensate di rappresentare il pubblico e invece siete solo voi due.
        quanto agli scarti del mercato che la Scala si è presi sono anch’essi mercato.
        probabilmente ormai la Scala è fuori dal segmanto alto del mercato stesso e il perché lo sappiamo tutti.
        a sto punto tanto varrebbe, come ho già detto, azzerare tutto e ripartire dalla serie B senza star e puntando sui giovani.
        purtroppo però non esiste il campionato degli Enti Lirici ma non sarebbe una cattiva idea quella di retrocedere qualcuno.
        invece a sto schifo han dato pure l’autonomia o una qualche forma di statuto speciale.
        così va il mondo.

  43. marco vizzardelli giugno 25, 2014 a 3:16 pm #

    Risottoscrivo e approvo in pieno Vono, soprattutto su Bignamini, Humburg e Beltrami. A Bignamini, proprio perché bravissimo e perché oltreché bravo è un simpaticissimo essere umano, non auguro la Scala, per il suo bene e la sua serenità mentale (però, altri teatri o istituzioni farebbero bene a chiamarlo). Di Humburg in realtà la bravura è nota anche in Scala (ma credo lo ritengano solo uno specialista del ‘900: inveceè un verdiano e puccinano favoloso!). Quanto a Matteo Beltrami, idem come sopra quanto a valori umani ed artistici (non molto di moda, specie i primi, alla Scala): basterebbe che qualche dirigente scaligero meno disattento mettesse il nasino nei teatri italiani (ma anche in quelli tedeschi) in cui Beltrami dirige regolarmente, per rendersi conto della differenza che passa fra lui e un vecchio mammouth preistorico quale Santi (che, peraltro, come altri mammouth invitati da Pereira, ha dato forfeit), e anche della differenza che passa fra il medesimo Beltrami (altro verdiano e pucciniano eccellente) e i vari Zanetti e Rizzi e Ranzani. Ma bisogna essere dirigenti curiosi, girare per i teatri, ascoltare. Se la logica è solo il mercato nei suoi aspetti più deteriori (stavolta dò un po’ di ragione anche a Proet) non si va lontano, si spara “il nome” (non importa se nel frattempo “il nome” è rincoglionito o se è una probabile bufala perché probabilmente non si presenterà) oppure si naviga nella mediocrità. Infatti la stagione lirica 2014-15 della Scala è definibile esattamente come MEDIOCRE. E come una probabile, e in parte già realizzata bufala ai danni del pubblico.

    marco vizzardelli

  44. marco vizzardelli giugno 25, 2014 a 11:17 pm #

    Variazione fuori tema

    Inviata con sommo gusto alla mail di Matteo Salvini-lumbard.

    “Caro Salvini, anziché addossare a Balotelli colpe che non ha per la figuraccia della NazionalPadàanPiemuntes, stia tranquillo e muto sul suo albero a mangiare banane assieme alle sue colleghe padane dal parola non permessa rosso e la faccia a forma di SCIMMIA. Razzisti, il mondo ride dei lumbard padan ladroni che non sanno nemmeno l’italiano ed emettono grugniti. Marco Vizzardelli”

    marco vizzardelli

  45. marco vizzardelli giugno 25, 2014 a 11:19 pm #

    parola non permessa = deretano, sedere, terga, ano, vicino c’è anche lo scroto.
    tutte parti del corpo molto lumbard: emettono.

    marco vizzardelli

  46. marco vizzardelli giugno 25, 2014 a 11:22 pm #

    Anche se, più propriamente, i lumbard, più che emettere, ingoiano avidi: soprattutto quattrini, non gli bastano mai!

    marco vizzardelli

  47. marco vizzardelli giugno 26, 2014 a 5:28 am #

    LUMBARD (da La Stampa, 26 giugno)
    Nella richiesta di giudizio sono riportati i conti di quelle che, codice alla mano, si chiamano appropriazioni indebite. Tra il 2009 e il 2011, il Senatur avrebbe speso, secondo i pm, oltre 208 mila euro di soldi pubblici: significativo l’assegno da 20 mila con la dicitura “Casa Capo Lavori”. E poicartelle esattoriali, «lavori edilizi» per la casa di Gemonio(1.583 euro), assegni da 50 mila euro, 160 euro per «acquistoregalo di nozze», 27 mila euro per «abbigliamento», gioielli, 1.500 euro di dentista, 81 mila euro per lavori in una casa a Roma. Per Renzo più di 145mila euro di spese: migliaia di euro in multe, 3mila euro di assicurazione auto, 48mila euro per comprarsi una macchina e 77mila euro per la «laurea albanese». Riccardo, invece, ha speso quasi 158mila euro per pagare «debiti personali», «noleggi auto», le rate dell’Università dell’Insubria, l’affitto, il «mantenimento dell’ex moglie», l’abbonamento della pay-tv, «luce e gas» e anche il «veterinario per il cane».

    Vero, Matteo Salvini?
    Lumbard, una razza.E adesso posso tornare ad occuparmi di musica.

    marco vizzardelli

  48. masvono giugno 26, 2014 a 12:13 pm #

    @ Proet: io non penso di rappresentare “il pubblico”. Però rappresenta una parte del pubblico, riferita a me stesso. A volte la parte del pubblico riferita a me stesso reagisce come la maggioranza del pubblico, altre volte no. Però dico sempre quello che penso.
    Ora, io sostengo il mercato.
    Infatti *i titoli* della stagione Expo mi sembrano idonei: c’è un po’ di tutto nel calderone, modello *ferùn”. Personalmente, se si è convinti dei turisti cinesi, giapponesi, ecc.ecc. che arriveranno a frotte (io non lo sono, ma c’è chi è convinto e allora porti avanti le idee in maniera razionale!) non capisco l’esclusione di titoli come “Traviata”, “Rigoletto” e “Trovatore” a vantaggio di allestimenti “perdenti” come “Tosca” (fischiata ovunque, perchè orrido l’allestimento di Bondy). Bene la scelta di Turandot come apertura (ah, i cinesi!), pessima la scelta del finale Berio: se si vuole lo sfolgorio e il luccichio si esegua l’autentico finale-Alfano, piuttosto e si chiuda l’opera con l’apoteosi strappaapplausi invece che con l’indistinto punto di domanda “wozzicheggiante” di Berio che volutamente non dà risposta. Queste sono scelte *contro-mercato”, non a favore di mercato.

    Ma i titoli si fanno con gli interpreti e la guida dello spettacolo è il direttore. E qui non c’è mercato che tenga: gli invitati sono mediocri, “mercatamente” mediocri oltre che musicalmente tali. Non si hanno tanti soldi e, chessò, un Rizzi “costa poco”? (ma davvero è così)? Si chiami Bignamini, si chiami Humburg, si chiami Beltrami, a meno che lei sia convinto che il “nome Rizzi” attiri la massa e quindi sia di “mercato”, io non lo sono per nulla.

    In pratica la logica del “mercato” è fatta sì di quattro/cinque grandi nomi-star, ma a meno di non avere fondi incredibili, bisogna anche cedere su nomi non noti, quindi da *non-mercato*, puntando sui titoli. Il che è stato fatto, solo che sono stati scelti nomi artisticamente inadeguati, mentre “sul mercato” ne esistono di molti altri senza alcun dubbio migliori.

    La qualcosa avviene da anni (anche con Lissner) per due ragioni: la prima è che i direttori artistici non consumano le suole delle scarpe ad ascoltare in giro per il mondo orchestre ed esecutori ma si affidano alle agenzie; la seconda è la sostanziale incompetenza musicale della maggioranza dei sovrintendenti-direttori artistici che, alla meglio, riescono ad essere dei buoni venditori di abbonamenti. Di abbonamenti, non di spettacoli, perchè spesso lo spettacolo promesso non c’è.
    Saluti

    -MV

  49. proet giugno 26, 2014 a 1:08 pm #

    Valore artistico e valore di mercato coincidono assai di rado, in tutti i settori.
    Vi sono alcuni indiscutibili che unsicono le due cose ma molto rari.
    In genere conta più il brand, di un direttore o di un cantante, che la sue effettive qualità artistiche, intellettuali e performative.
    Non so quale sia il valore di mercato di Rizzi (allievo peraltro del vostro prediletto Delman) ma probabilmente, al lordo di una sua collocazione in situazioni di booking internazionale o lobbistiche, egli vale di più di un Bignamini o di Humburg.
    Io sono nemico del mercato perché il mercato è nemico della vita e della poesia, o lo si dica in altro modo ma spero si sia capito.
    Questo avviene in ogni settore dell’agire umano e la musica classica, a dispetto delle sue pretese di universalità, non ne è esente.
    In questo senso, è paradassale ma è così, ma anche l’ultrà è un nemico del mercato.

    Quanto al pubblico, ma l’ho già detto tante volte, quello della classica di fatto in Italia va scomparendo e anche in Europa e nel resto del mondo tenda fortemente all’incanutimento.
    I manager che gestiscono soldi pubblici e privati lo sanno e, alla fine, al pari dei loro colleghi che agiscono nell’industria o nei servizi, non ci vanno tanto per il sottile.
    Il problema è che Pereira è decisamente uno di loro, con l’attenuante (si dice) d’essere un appassionato d’opera e l’aggravante di avere buone capacità e contatti in veste di fund raiser.
    Ma gestire un teatro pubblico con numerosi dipendenti (forse troppo numerosi ma questo è un altro dibattito) richiede ben altre capacità (direi anche politiche) e certo Zurigo, da questo punto di vista, non è la piazza migliore per farsi le ossa.
    Gli esempi virtuosi di Torino e Venezia sono quelli da seguire e per fortuna non lo dico solo io.

    • masvono giugno 26, 2014 a 1:54 pm #

      “In questo senso, è paradassale ma è così, ma anche l’ultrà è un nemico del mercato.”

      Sì, lo dice lei! Le assicuro che, conti alla meno, la stagione di Pereira gliela metto su meglio io, con un valore artistico sicuramente maggiore e, forse, vendendo pure di più.
      Per un motivo semplice, anche se sicuramente immodesto: io mi consumo la suola delle scarpe (Vizzardelli anche più di me, che sono sostanzialmente pigro) ad ascoltare interpreti in giro, mentre i Pereira no. E il secondo motivo, ancora più immodesto, io di musica capisco (di interpretazioni E di direttori, soprattutto), mentre “I” Pereira no.
      Saluti

      -MV

  50. marco vizzardelli giugno 26, 2014 a 2:19 pm #

    Proet questo ricordare che Rizzi è allievo del “nostro” Delman è polemicuccia sterile da frustratello: le rispondo facilmente che mnon mi vedo Delman nel ruolo di “maestro di direttori”, li avrebbe sicuramente terrorizzati al primo strillo, e, se del caso, Rizzi è un allievo pittosto malriuscito, pur dotato di un certo mestieraccio, del grande Delman.
    Anch’io studio soprattutto interpretazioni e direttori, e riesco a farmi idee piuttosto precise: ho l’impressione che ai Pereira manchino. Vanno a nomi, così… più o meno opportunisticamente, “sistemando” le loro pedine sulla scacchiera stagione: questo lo potrei metterqui, quell’altro là… ma è una metodologia malissimo applicata a giudicare dal 2014-15 del Teatro alla Scala

    marco vizzardelli

  51. proet giugno 26, 2014 a 3:37 pm #

    ragazzi, guardate che Rizzi ha diretto in tutto il mondo ed è sulla piazza da 30 anni.
    che poi sia un mestierante che non ha cambiato la storia delle interpretazione dell’opera lirica (che già di suo è ormai una rapa dissanguata) è una cosa che può fregare solo a voi due e ad altri 4 gatti (o Gatti)…
    per il grande pubblico è pur sempre uno che ha diretto al Met e al Covent Garden e questo basta a metterlo “nel mercato”.
    ficcatevelo nella testa, siete minoritari e al mercato le minoranze non interessano!

  52. Trebbiatore giugno 26, 2014 a 8:04 pm #

    Carlo Rizzi, che tra l’altro ricordo come un ragazzo intelligente e simpatico quando negli anni 70 del secolo scorso frequentavamo insieme il loggione della Scala, si colloca di buon grado in quella scuola direttoriale italiana specializzata nel teatro musicale dell’800-900 che va dal belcanto fino al verismo. I nomi che hanno fatto tale scuola nel 900 sono noti a tutti: ieri Serafin e Votto, poi Gavazzeni, Patanè e Bartoletti, fino ad arrivare agli attuali Renzetti,e Luisotti tanto per citare le figure più rappresentative. E’ ovvio che non stiamo parlando di Karajan, Kleiber o Salonen, ma si tratta comunque di artisti dotati di grande sensibilità, di un’altissima artigianalità direttoriale e di una conoscenza incredibilmente approfondita delle opere. Amatissimi dai cantanti hanno sempre rappresentato una sicurezza e una garanzia per tutti i più importanti teatri del mondo dove hanno sempre diretto e continuano a dirigere.

    • Beppe giugno 26, 2014 a 9:56 pm #

      Quel che dici sarebbe esattissimo se il consiglio di amministrazione e il ministero avessero dato indicazione che il Teatro alla Scala divenga un teatro di repertorio.
      Ma poiché finora la sua mission è e rimane quella di teatro di stagione, la questione non è invitare qualcuno che senza (o con pochissime) prove sappia tenere decentemente le masse e accompagnare i cantanti secondo i desiderata momentanei su tempi, espressione e stile.
      La questione è invitare direttori (non per forza gloriosi o costosi) che sappiano dare un taglio intepretativo tale da giustificare la riproposizione di titoli, soprattutto quando sono triti e ritriti in stile areniano.
      Se poi il direttore principale designato evitasse di dire che è «la migliore stagione degli ultimi cinquant’anni», e il sovrintendente si astenesse dall’affermare di aver «riportato i grandi direttori a dirigere opera alla Scala», la questione potrebbe essere quantomeno più digeribile; così è rancida da far schifo.

  53. proet giugno 26, 2014 a 10:29 pm #

    mi scusi Beppe ma mi può dire esattamente in quale documento ministeriale sta scritta la distinzione fra “teatro di repertorio” e “teatro di stagione”?
    e quali sono in Italia i teatri che fan parte dell’una o dell’altra categoria?
    grazie.

    • Beppe giugno 27, 2014 a 7:33 am #

      Volentieri.
      Occorre avere presente la legge 1967/600, quando per la prima volta il parlamento legifera in materia. Essa istituisce gli “enti autonomi lirici”, che hanno come compito non produrre spettacoli per il divertimento del popolo italiano, bensì – ed è questo il senso del finanziamento pubblico – per la diffusione della cultura musicale e per l’educazione musicale della collettività (nella legge si riconosce peraltro una funzione speciale, in questo senso, del Teatro alla Scala). Perché una legge proprio nel 1967? E perché esattamente nello stesso anno o in quelli successivi tutti i paesi europei affrontano il problema? Perché nel 1966 veniva pubblicato il famoso studio “Performing Arts: The Economic Dilemma” di William Baumol e William Bowen (testo, a mio parere, geniale per l’epoca e ancor oggi molto fruibile) nel quale emergeva che il mondo dello spettacolo dal vivo e dell’opera lirica in particolare non profittava della tecnologia per l’abbassamento dei propri costi come invece molte altre spese pubbliche degli stati. Eccolo, il dilemma: se vuoi mantenere in vita questo tipo di arte, devi rassegnarti a iniettare soldi pubblici in costante perdita da qui all’eternità.
      La Repubblica Italiana decide così la via del “teatro di stagione” (anche se il termine non compare in questa formulazione), scelta ribadita ribadita col decreto legislativo 1996/367 (a mio parere devastante per altri motivi) che trasforma gli enti autonomi in fondazioni. Perché “teatro di stagione”? Perché il compito istituzionale delle fondazioni liriche è quello di custodire e tramandare la tradizione lirica non come forma di divertissement bensì come contributo all’educazione e all’accrescimento culturale del popolo (e qui è utile andarsi a leggere anche il decreto legislativo 1998/134). Di fatto nessuna istituzione lirica italiana ha il compito istituzionale di funzionare come “teatro di repertorio”
      Introduco un piccolo confronto con un altro paese europeo, la Repubblica Federale d’Austria. Nel 1971 il parlamento austriaco risolve il problema in maniera diversa da quello italiano, cosa che perdura tuttora. Gli “enti lirici e teatrali” ricevono un compito paragonabile a quello di quelli italiani; ma per la sola capitale si introduce invece il concetto che debbano esserci luoghi ove la tradizione lirico-teatrale venga gestita come forma di spettacolo tout court. Nasce così la Bundestheater Holding che gestisce economicamente i tre “teatri di repertorio” austriaci: Wiener Staatsoper (per la tradizione operistica), Burgtheater (per la tradizione della prosa), Volksoper Wien (per l’operetta, il musical, e la lirica da eseguirsi in traduzione tedesca). L’obiettivo (anche dopo la riforma strutturale 1996-1999) è garantire economicamente che la cittadinanza possa ogni sera andare a teatro.
      Dunque, come si vede, si tratta di una scelta politica di investimenti pubblici. Ogni nazione ha fatto le sue deliberazioni. Esse sono – evidentemente – in ogni momento modificabili.
      Ma quel che ritengo inaccettabile è che con la scusa del parametro quantitativo (le famigerate “alzate di sipario”, che sono un’invenzione idolatrica da mentecatti), si snaturi – senza decisione esplicita politica – il compito per cui le tasse di tutti noi vengono investite.
      Spero di essermi spiegato in maniera sufficientemente chiara.

  54. marco vizzardelli giugno 26, 2014 a 11:29 pm #

    Proet è di una distruttività totale,. viene da toccarsi. Constata disastri e ci sguazza con una sorta di godimento negativo. Quoto e approvo Beppe, che è propositivo. Proet mena sfiga: mi intristisce sembra uscito da un Paese della Germania sovietica al di là del Muro. Proet, lei ha una visione suicidaria del mondo. Guardate che non lo dico per polemica: ma non c’è il lui il briciolo d’una proposta (che non siano tetri barocchisti o tristissimi “modernisti”: tutto nero, triste, sovietico).

    marco vizzardelli

  55. proet giugno 27, 2014 a 1:02 pm #

    Beppe: la ringrazio, lei è stato molto esaustivo e mi conferma che non vi è alcuna distinzione formale fra teatri di reprtorio e di stagione.
    che io sappia l’unica distinzione in atto è fra le fondazioni lirico-sinfoniche e i teatri di tradizione, cosa che comunque non riguarda per nulla le scelte artistiche, né delle prime né dei secondi.

    Vizzardelli invece è ossessionato dalla Germania Est e non se ne capisce la ragione, fin quando esisteva è sempre stato anche un luogo dove c’era spazio sia per la tradizione (Masur) che per la creazione contemporanea in molte sue forme anche extra-accademiche.
    poi certo con quel mondo hanno avuto molti più legami alcuni oprotagonisti delle stagioni scaligere che lui rimpiange di quanto mai ne abbia avuto io.
    quanto alle proposte ne ho fatte di continuo, gli esempi che io seguirei li ho sempre indicati (Torino, Toulouse, Lyon, ora anche Venezia e via dicendo) tanto che un mio commento qui l’ho anche trasformato in un articoletto in merito pubblicato in rete con il mio nome.
    non si capisce nemmeno dove sia il nero, triste e sovietico nel repertorio barocco o contemporaneo che invece ha in tutta Europa schiere di appassionati, nuovo pubblico vivace e soprattutto giovane che accede finalmente nei teatri dai quali solitamente si teneva alla larga a causa di programmazioni sempre uguali e che mettevano in scena sempre lo stesso mondo con il quale quel pubblico non ha alcuna affinità culturale.
    l’opzione ultrà piuttosto – cioè sempre il Repertorio con la R maiuscola (vale a dire quello Romantico in prevalenza) ma con nuove interpretazioni che rassicurino da una parte e evitino la noia dall’altra – pare essere la più solitaria e ormai decisamente minoritaria.
    io propongo di tornare ad ascoltare la Musica e non l’Interpretazione, tutto qui.
    e che si ascoltino, in luoghi finanziati dalla comunità (cosa ineiutabile, come sottolinea Beppe, ricordando il volume di Baumol e Bowen) LE Musiche e non una sola.

    mi pare assai più triste, e soprattuto immobile, chi è alla continua ricerca di nuove Interpretazioni e nuovi Demiurghi, e alla fine si becca Pereira, Chailly e Carlo Rizzi e poi viene qui a rosicare o masticare amaro.

  56. der rote Falke giugno 28, 2014 a 7:43 am #

    come anticipazione della prossima stagione, segnalo questa sera alle otto la diretta da Amsterdam del “Falstaff”. è il medesimo allestimento (Carsen) col medesimo direttore (Gatti) e un cast parzialmente diverso. e soprattutto con in buca la Royal Concertgebouw Orchestra. si ascolta qui http://www.radio4.nl/concertagenda/268/verdis-falstaff pigiando il tasto play sulla striscia gialla.

    • f.salvadori giugno 28, 2014 a 10:39 am #

      A mio parere la questione è semplice: Pereira è una persona furba a cui non interessa rischiare.
      volete un barbiere? vi do nucci e raimondi. c’ e’ il 99 % di possibilità che il pubblico vada in delirio e di quei pochissimi come noi che si danno delle martellate nei così detti… beh poco importa. poi nel caso accada l imponderabile… beh la colpa è di nucci o raimondi mica del direttore artistico. questo vale per i direttori di chiara fama. quando anni fa Maazel diresse quell orribile Traviata scaligera fu lui ad essere preso di mira.
      ma se dai la possibilità a dei cantanti giovani e falliscono all uscita dal sipario loro si beccano i fischi ma poi la responsabilità di averli scritturati ricadrebbe su Pereira. Se Humburg Bignamini o Beltrami dirigessero alla Scala avrebbero un tot di percentuale a favore del successo e un tot a favore dell insuccesso. ma nel caso di quest ultimo una parte di colpa l avrebbe Pereira che li ha scritturati. per cui… meglio andare sul sicuro con le mummie o i mediocri: se e’ un successo ti incensi di averli riportati in Scala e se falliscono è tutta colpa loro.

      • marco vizzardelli giugno 30, 2014 a 6:27 am #

        Credo che, se Pereira la legge, caro Salvadori, riderà fra i baffi che non ha, pensando: “Questo Salvadori ha capìto perfettamente come ho messo insieme la stagione della Scala. Lo assumo come segretario”.
        Purtroppo per tutti noi, le do pienamente ragione: le motivazioni di tutto questo “vecchiume” credo siano, più o meno, quelle da lei precisamente esposte. Ci toccherà martellarci i….

        marco vizzardelli

    • der rote Falke giugno 30, 2014 a 12:43 pm #

      “Falstaff” m’è piaciuto assai, soprattutto direttore e orchestra meravigliosi! chi vuole può riascoltare qui: http://www.radio4.nl/gids/2014-06-28/245337/zomeravondconcert.

  57. marco vizzardelli luglio 13, 2014 a 5:43 pm #

    E’ morto Lorin Maazel, 84 anni

    marco vizzardelli

  58. proetabarbun luglio 13, 2014 a 5:55 pm #

    Questa mattina si è spento anche Glauco Cambursano, primo flauto dell’Orchestra del Teatro alla Scala dal 1954 al 1984, nonché Docente al Conservatorio di Milano, grande maestro di musica e di vita, eccentrico e anti-conformista, un musicista straordinario che attraversato un’epoca irripetibile, ispiratore involontario dell’autore di questi commenti.

  59. marco vizzardelli luglio 13, 2014 a 8:48 pm #

    Cambursano “musicista straordinario che ha attraversato un’epoca irripetibile”.
    Proet, stavolta sono d’accordo al 100%. Non poteva trovare parole più esatte.

    marco vizzardelli

  60. Elenas luglio 28, 2014 a 2:57 pm #

    Oggi vado a vedere sul sito della Scala se, per caso, sono rimasti posti liberi per la Messa da Requiem che verrà diretta da Chailly alla Scala, a ottobre, in memoria di Claudio Abbado.
    Scopro che ve ne sono ancora, e non pochi, ma che come minimo il prezzo a biglietto è 114,00 per un posto in seconda galleria zona due. I palchi lievitano fino a 198,00 (giusto per non far 200).

    Un concerto che avrebbe dovuto essere praticamente gratuito, in ricordo di uno che andava a fare i concerti nelle fabbriche.
    Con i complessi scaligeri, oltretutto, non con Orchestre ospiti (e relativi costi).

    Non ho parole. Anche solo sul piano stilistico non ci siamo proprio.

    • masvono agosto 1, 2014 a 9:20 am #

      Nelle fabbriche ci andava cinquant’anni fa. Ultimamente i prezzi dei concerti di Abbado erano in linea con quello del Requiem (sarà per questo che è alla memoria). Detto questo hai fatto benissimo a non prenderli: per Chailly al massimo si spendono 30 euro. Ciao

      -MV

      • Elenas agosto 4, 2014 a 12:26 pm #

        Sapevo che non ti saresti trattenuto dal ricordare che i concerti in fabbrica Abbado li faceva 50 anni fa, però li ha fatti e soprattutto è stato una figura centrale per la vita culturale della città. Non ci avrei speculato, anche solo per un fatto stilistico. Comunque a Lucerna un paio di anni fa ebbi modo di ascoltare (acustica perfetta) un Requiem di Mozart con un’orchestra fantastica (quella di Lucerna appunto) diretta proprio da Abbado a un prezzo popolarissimo.
        L’ultimo concerto di grido cui ho assistito alla Scala era organizzato dalla Croce Rossa e c’erano biglietti a 20 euro, volendo. Con la London.

        Mi pare che qualcosa stia cambiando e non mi piace molto.

        Ciao, Elena

  61. Beppe luglio 30, 2014 a 11:14 pm #

    Niente. Non una ne azzecca ‘sto Pereira. Per «Aida» e i due concerti sinfonici della Filarmonica della Scala ennesima scelta di retroguardia senile: Zubin Mehta.

  62. marco vizzardelli agosto 1, 2014 a 8:00 am #

    Monta, e giustamente, il malcontento. Passino (e son già tanti) i costi dei biglietti per il concerto Wiener-Pretre (ma verrà?) per il quale, peraltro, credo che la SCEMATA pensata da Pereira di aprire alle 9 le vendite in biglietteria oltre quelle su Internet si sarà tradotta in un happening gioioso dei bagarini, tanto più che, giustamente, l’Accordo ha declinato la sua presenza per l’occasione, quindi: vendita brada e probabili bagarini a go-go.
    Poi, si vanno a leggere i prezzi per la Messa da Requiem-Chailly (198 euro la platea, 114 il minimo) con la scusa dell’ennesimo (basta!) memorial di Claudio Abbado (che non gradirebbe l’abuso del nome) e si scopre che, per fortuna, gli hanno lasciato invenduti 500 posti circa per ciascuna delle due rappresentazioni.
    Dopodiché uno torna a dare un occhio alla Stagione Lirica e gli viene un conato di vomito. Non resta che un’arma:
    BUUUUUUUUUUUUUUUU! (e questa volta sono più che favorevole ad usarla)
    Ci divertiremo, quest’anno!

    Marco Vizzardelli

  63. Elenas agosto 1, 2014 a 8:19 am #

    Dunque.. l’obolo per Prêtre l’ho versato. Se non verrà non mi muoverò da Via dei Filodrammatici finché non mi avranno rimborsata. Il biglietto per il Requiem invece non l’ho preso. Per tante ragioni: per principio, perché i soldi me li guadagno, e perché non ne vale la pena.
    Metterò piede in teatro sì e no tre-quattro volte e principalmente per concerti di Orchestre ospiti. Per il resto è pieno di spettacoli interessanti da vedere in giro, in Italia e in Europa, a prezzi più contenuti e di maggiore qualità.
    Naturalmente, il giorno in cui si piangerà miseria e si griderà allo scandalo per il taglio dei fondi, la mia solidarietà andrà alle numerose iniziative meritevoli che di quattrini ne vedono sempre pochissimi. E spero che come me facciano molti altri. Spiace anche cponstatare che dalle masse artistiche della Scala non si levi un sussulto, a riprova che in fondo del Teatro, del pubblico e della musica interessa poco.

    La vacca è ancora grassa. ma non per molto.

    Elenas

  64. marco vizzardelli agosto 1, 2014 a 8:34 am #

    Ho detto che c’è un arma: il BUUUUU. Le armi sono due.
    1) disertare il teatro (a questo proposito, so che diversi abbonati, a fronte di una stagione lirica così poco appetibile e di prezzi incongrui alla proposta, stanno giustamente pensando alla disdetta. E i 500 posti per replica lasciati liberi per il Requiem-furto di Chailly sono una consolazione: sembra che la gente usi il cervello, e meno male!).
    2) il sacrosanto BUUUUU ove l’occasione (e davvero non ne mancheranno, in quel cartellone lirico 2014-15!) lo richieda

    marco vizzardelli

  65. silvia agosto 1, 2014 a 8:36 am #

    anch’io sono onestamente basita per ciò che sta accadendo.
    programmazione operistica scadente, prezzi allucinanti, artisti da nosocomio, presenze ancora non confermate, date e direttori che cambiano.
    ma sapete cosa vi dico? che se masse artistiche e tecniche non hanno una minima reazione, allora stavolta mi arrabbio! noi qui a struggerci per l’indegna situazione della Scala, mentre loro zitti e silenti a esser complici di questo squallore.
    però una cosa la prometto: la prossima volta che andranno sui giornali a piangere miseria saremo in molti a prenderli a ceffoni e a dire che se pochi soldi ci sono, ebbene, che vadano per favore destinati a quelle realtà che davvero producono gioia e ricchezza artistiche. la Scala di Chailly gioia e ricchezza artistiche nemmeno sa che esistono.
    temo che il pubblico (quantomeno quello che può permettersi questi prezzi) inizierà a massacrare spettacolo dopo spettacolo, costringendo Pereira e Chailly a scappare a gambe levate.
    questo hanno voluto e questo avranno.
    però è un peccato.
    come tutti gli amori traditi.

  66. Elenas agosto 1, 2014 a 9:19 am #

    Il pubblico ormai è composto da chi può far la fila all’ultimo momento o da turisti inconsapevoli che se ne vanno dopo il primo atto. Il resto sono gli abbonati storici che se lo possono permettere e lo fanno quasi per abitudine ereditata.
    Non esiste più invece il pubblico che si vede nelle occasioni davvero in grado di attrarre appassionati da tutte le parti del mondo. Da questo circuito la Scala è fuori. Spiace dirlo, ma è così.

    Quanto agli artisti, temo che non freghi loro nulla. Generalmente ti dicono che suonano per sé, mica per il pubblico. Che sarebbe un’ottima ragione per lasciarli suonare da soli.

  67. masvono agosto 1, 2014 a 7:30 pm #

    “La Scala di Chailly”…manco esiste. Barenboim al confronto è un presenzialista!

    -MV

  68. Beppe agosto 9, 2014 a 8:21 pm #

    Chiedo ospitalità in questo thread, anche se c’entra (purtroppo!!!) poco, per dirvi dell’incantevole riuscita de «Il Trovatore» salisburghese cui ho appena assistito dal vivo.
    Artefice sommo e sublime della storica serata è stato Daniele Gatti. Al suo esordio in quest’opera ne è già interprete di riferimento storico. Una cura del suono eccezionale, una drammaturgia dei cambi di tempo perfetta, una capacità di accompagnamento fenomenale. «Il Trovatore» diviene così un delicato ma emozionante viaggio onirico in un medioevo mai esistito. Dopo l’«Aida» a München, l’«Otello» zurighese, «La traviata» dell’ultima inaugurazione scaligera, e il «Falstaff» ad Amsterdam, stasera ho avuto la conferma indiscutibile: Gatti è il più grande direttore verdiano vivente, ma proprio di gran lunga!
    Difficile ricordare i Wiener Philharmoniker così impeccabili e partecipi in un’opera italiana: prova maiuscolosissima.
    Altrettanto onirica la regia di Alvis Hermanis. Siamo in un grande museo con comitive che visitano un salone pieno di quadri. Piano piano le dimensioni si confondono, e i personaggi verdiani prendono vita quasi uscendo dai dipinti. Ma – e qui il gioco riesce un po’ meno – di colpo ci si accorge che la vicenda è tutt’altro che irreale. La recitazione, occorre dirlo, non è molto ben curata; spesso i cantanti suppliscono col loro grande carisma e il mestiere indiscutibile.
    Protagonista indimenticabile Anna Netrebko, in una di quelle serate in cui sembra proprio che con la voce possa far quel che vuole. La parte le sta superbamente, l’aria del quarto atto è qualcosa di pazzesco. Grandissima.
    Francesco Meli mi è parso un Manrico ottimale, giovanile, spavaldo. Il taglio della direzione lo rende una figura lohengriniana. Molto bene l’aria della pira (sebbene in si) con l’acuto finale lucente e ben tenuto che virtuosamente chiude all’ottava inferiore. Altro grande momento la scena ultima.
    Autentico capolavoro è ciò che trae da Azucena Marie-Nicole Lemieux: una vampa ipnotica,  un racconto con mille sfumature, un controllo espressivo completamente al servizio della parte. Impressionante.
    Riccardo Zanellato è buono, ma non all’altezza di direttore e orchestra nella prima scena.
    Capitolo Plácido Domingo. Lascia poco a desiderare come musicalità e presenza scenica. Il problema è palesemente e solamente fisico. Il fiato non regge le intenzioni, per cui in molti momenti si soffre di fronte al senso di fatica e impotenza che l’illustre voce non può dissimulare. Quel che rimane è certamente materia per sbizzarrirsi in pareri soggettivissimi.
    Il coro della Staatsoper si copre di gloria come difficilmente accaduto negli ultimi anni (spesso un po’ trasandati).
    Tutto esaurito. Pubblico entusiastico. Lungo e calorosissimo successo per tutti, con una punta di particolare delirio per Netrebko e una commossa standing-ovation per Gatti e l’orchestra.

    • lavocedelloggione agosto 9, 2014 a 8:54 pm #

      Grazie di questo resoconto! Io l’ho appena ascoltato in diretta su Radio3 e, nonostante parecchie distrazioni nell’ascolto, anch’io condivido quello che dice Beppe, anzi sono proprio contenta di avere questo riscontro alle mie impressioni! La prima cosa che ho fatto alla fine della trasmissione è stata quella di verificare su internet quando sono le repliche sperando in cuor mio di poterlo ascoltare e vedere dal vivo a Salisburgo! Un caro saluto a tutti, Attilia

  69. marco vizzardelli agosto 11, 2014 a 9:35 am #

    Presente a Salisburgo alla prima, condivido in toto Beppe: Daniele Gatti è il più grande direttore verdiano vivente, e questa sua travolgente lettura de Il Trovatore, in particolare, mi ha riportato (come avvenuto con Otello a Zurigo) ad emozioni che non avevo più provato da Boccanegra di Abbado in poi. Strepitoso direttore! (per ora mi fermo qui, devo lavorare, ma tornerò più dettagliatamente).

    Marco Vizzardelli

  70. marco vizzardelli agosto 12, 2014 a 10:07 pm #

    Iniziamo dall’esito, anzi dagli esiti della prima de Il Trovatore a Salisburgo 2014, cui ho assistito. Dieci minuti netti di ovazioni da stadio con crescendo di entusiasmo alla sortita di Anna Netrebko e di Daniele Gatti. Due fischietti due, immeditamente sommersi e annullati dall’ovazione, all’indirizzo degli artefici della parte scenica. Poi, al discorso del brindisi post-opera in foyer, Alexander Pereira, citati ed elogiati tutti gli artefici, ha lasciato per ultimo Gatti, al quale ha riservato la seguente frase: . Al che, l’appassionato milanese di musica presente al Festspielhaus, che qui scrive, si è chiesto “sì, ma allora perché alla Scala…?”. Ma amen.
    In ogni caso, la frase di Pereira ha colto nel segno. Daniele Gatti ha letteralmente “incendiato”, dal podio, questo Trovatore di cui è stato il cuore ed il motore musicale e drammaturgico. Il suo approccio è stato, qui, rispetto alla sofisticatissima Traviata della Scala, molto più “di prima mano”. Il Trovatore è, nel catalogo verdiano (e non solo) l’opera-opera, ed è l’opera del fuoco. Gatti l’ha resa incandescente e al contempo l’ha “concertata”, nel vero e totale senso del termine, portando le singole parti ad un livello di interazione reciproca quale raramente è dato di ascoltare: i Wiener Philarmoniker (tutt’uno con il direttore e qui assurti a “personaggio” dellì’opera, tale la duttilità, la fantasia, l’atteggiamento “artistico” – sono i Wiener! ) e ogni membro del cast interagiva a quel grado di evidenza musicale e drammaturgia che si ottiene – ma è molto raro – quando sul podio c’è un concertatore di classe superiore. Trovatore “opera –opera”, forse L’Opera, per eccellenza, espressione, nella sua stranissima, contorta vicenda, di un mondo lontano che sta agli interpreti far vivere. Da questa riflessione, è partita probabilmente l’idea registica di Alvis Hermanis, di un Trovatore del sogno e della memoria, di un oggi che ricrea e rivive l’ieri. L’ambientazione in un grande museo di pittura (che ricorda visivamente gli Uffizi) ha questo senso. Idea bellissima, di base ( a dir la verità, in passato, già Ronconi aveva pensato qualcosa di simile), anche se nella realizzazione non tutto ha avuto efficacia costante. C’è una magnifica intuizione: che Mamrico sia l’unico personaggio non sdoppiato: lui esiste solo “nell’opera”, Il Trovatore è lui. Tutti gli altri sono al contempo personaggi di oggi che “si trasformano”, nel sogno e nella memoria, nei personaggi dell’opera: custodi del museo, o guide per i turisti, che “diventano”, mutando pelle e costume, Leonora, Azucena, il Conte di Luna ecc. E, in questo gioco del sogno e della memoria (cui fanno da riferimento scenico i grandi quadri: Bronzino, i fiamminghi, per lo più in ritratti di madonne con il bambino (Azucena) o scene erotiche (i due amanti e il Conte)), ci sono almeno due momenti memorabili. L’entrata di Azucena: “Stride la vampa” è la spiegazione ai turisti, di inusitato effetto comico, di una buffa guida grassoccia e miope, che, improvvisamente, nel racconto di una vicenda lontana, alle parole “mi vendica, mi vendica”, cambia registro espressivo dal comico al tragico e, di colpo, “diventa” Azucena. Una sequenza scenica e musicale che vede Marie Nicole Lemieux (favoloso debutto nel ruolo!) semplicemente strepitosa, con il perfetto apporto espressivo di Gatti e Wiener. L’altro momento memorabile è la sequenza Miserere-Tu Vedrai, cantata, in tempo moderato ma intensissima espressione, da Leonora-Anna Netrebko vestita-svestita metà da sorvegliante del museo metà nel rosso di Leonora (tizianesco, nell’aspetto anche fisico dell’attuale Netrebko, che appare oggi davvero una splendido ritratto femminile di Tiziano). “Non ti scordar di me” canta Manrico sullo sfondo, e tutta la scena diventa un gioco della memoria. Magnifica. Altrove, lo spettacolo non è sempre così efficace, e il rischio della sfilata di quadri è alto. Però, ha sempre il merito di narrare bene, e rendere insolitamente chiara una vicenda che, sappiamo benissimo, è quasi assurda anche solo da raccontare. Chiaro che il riscontro musicale ad una idea scenica di questo tipo (l’opera come rappresentazione di un tempo che fu, rivissuto oggi) poteva solo essere un Trovatore melodrammatico e ardente al massimo grado. Ed è ciò che Gatti, i Wiener, il coro ell’Opera di Vienna (di insolito corpo e colore “italiano”: non sempre e non spesso lo si ascolta così: di meravigliosa “presenza” nel concertato dl secondo quadro e nel cadenzatissimo Squilli, Eccheggi La Tromba Guerriera chesto e ottenuto da Gatti) e tutto il cast ha espresso e realizzato. Anna Netrebko è una formidabile Leonora (solo un po “prudente” nella presa di certi acuti, talora si sente che li “prepara”, ma era la prima rappresentazione…). Il timbro scurito il fraseggio sensuale si uniscono a ciò che fu ben definito, in un’intervista, da Montserrat Caballè (“Anna – disse la Caballè – è fra i soprano di oggi quella in possesso più evidente di un dono che anche a me fu concesso: il “carisma”). Una Leonora di uno spessore musicale e “di personaggio”
    ben diverso dall’esilità di molte interpreti contemporanee del ruolo. Francesco Meli-Manrico, nel suo canto “antico” risponde perfettamente all’immagine voluta dalla regia, e fraseggia come un padreterno. Non è tenore d’acuti spettacolari (ma il do breve con discesa della Pira, e quello lungo dell’All’Armi, anche qui con discesa, lo trovano puntuale nella spettacolosa scansione “cavalleresca” impressa da Gatti) ma di bella “frase”: va da sé che Ah Si Ben Mio ne esce un gioiello. Di Marie Nicole Lemieux abbiamo accennato: un formidabile debutto musicale ed espressivo nel ruolo della zingara, forse è proprio lei, nel cast, quella che ha fatto propria con più efficacia e totalità l’impostazione musicale e drammaturgia. Placido Domingo ha iniziato la prima teso e a fiati corti ed è un Conte-tenore (stavolta il timbro baritonale non è parso neppur tentato) . Ma è così artista e musicista da far tutt’uno con il direttore e da interagire totalmente, non solo nella drammaturgia, ma anche nel timbro, nei suoni, con i compagni di viaggio: il suo No No Non Può Nemmeno Un Dio, “dentro” il coretto dei suoi seguaci e il coro delle monache, è una meraviglia di timbrica e di fusione. E i duetti lo colgono perfetto nell’equilibrio con i partner, all’ultimo atto non ci si ricorda più degli affanni, degli anni, del registro tenorile: si ascolta un artista, meravigliosamente “concertato”, assieme a tutti gli altri, dal podio. Riccardo Zanellato è un Ferrando inappuntabile, a posto gli altri membri del cast d’un Trovatore scenicamente discontinuo ma interessante nell’idea di base, e memorabile musicalmente nell’unità musicale e drammaturgia che è frutto d’una concertazione mirabile del direttore “con” orchestra, coro e cantanti. Vale la pena ricordare (visto che in Italia si preferisce, spesso la denigrazione biliosa dei grandi compatrioti: basta leggere alcuni siti e alcune “voci”) che Daniele Gatti è il solo direttore vivente, italiano e non, che abbia diretto al Festival di Salisburgo nuovi allestimenti (nati con lui) di opere di Wagner (i Maestri Cantori), Verdi (Il Trovatore, il primo della sua vita), Puccini (La Boheme), Richard Strass (Elektra). E il solo italiano vivente invitato a Bayreuth. Per quanto possa dire chi qui scrive, non avendo potuto ascoltare dal vivo in opera Karajan (solo in repertorio sinfonico), fra gli ascolti “live” (cioè vissuti in teatro, non davanti ad un vinile ad un CD o ad un DVD) di una vita, questo Verdi ha riscontro solo e soltanto negli esiti (Boccanegra su tutti) colti da Claudio Abbado .

    marco vizzardelli

    • marco vizzardelli agosto 12, 2014 a 10:09 pm #

      Iniziamo dall’esito, anzi dagli esiti della prima de Il Trovatore a Salisburgo 2014, cui ho assistito. Dieci minuti netti di ovazioni da stadio con crescendo di entusiasmo alla sortita di Anna Netrebko e di Daniele Gatti. Due fischietti due, immeditamente sommersi e annullati dall’ovazione, all’indirizzo degli artefici della parte scenica. Poi, al discorso del brindisi post-opera in foyer, Alexander Pereira, citati ed elogiati tutti gli artefici, ha lasciato per ultimo Gatti, al quale ha riservato la seguente frase: . Al che, l’appassionato milanese di musica presente al Festspielhaus, che qui scrive, si è chiesto “sì, ma allora perché alla Scala…?”. Ma amen.
      In ogni caso, la frase di Pereira ha colto nel segno. Daniele Gatti ha letteralmente “incendiato”, dal podio, questo Trovatore di cui è stato il cuore ed il motore musicale e drammaturgico. Il suo approccio è stato, qui, rispetto alla sofisticatissima Traviata della Scala, molto più “di prima mano”. Il Trovatore è, nel catalogo verdiano (e non solo) l’opera-opera, ed è l’opera del fuoco. Gatti l’ha resa incandescente e al contempo l’ha “concertata”, nel vero e totale senso del termine, portando le singole parti ad un livello di interazione reciproca quale raramente è dato di ascoltare: i Wiener Philarmoniker (tutt’uno con il direttore e qui assurti a “personaggio” dellì’opera, tale la duttilità, la fantasia, l’atteggiamento “artistico” – sono i Wiener! ) e ogni membro del cast interagiva a quel grado di evidenza musicale e drammaturgia che si ottiene – ma è molto raro – quando sul podio c’è un concertatore di classe superiore. Trovatore “opera –opera”, forse L’Opera, per eccellenza, espressione, nella sua stranissima, contorta vicenda, di un mondo lontano che sta agli interpreti far vivere. Da questa riflessione, è partita probabilmente l’idea registica di Alvis Hermanis, di un Trovatore del sogno e della memoria, di un oggi che ricrea e rivive l’ieri. L’ambientazione in un grande museo di pittura (che ricorda visivamente gli Uffizi) ha questo senso. Idea bellissima, di base ( a dir la verità, in passato, già Ronconi aveva pensato qualcosa di simile), anche se nella realizzazione non tutto ha avuto efficacia costante. C’è una magnifica intuizione: che Mamrico sia l’unico personaggio non sdoppiato: lui esiste solo “nell’opera”, Il Trovatore è lui. Tutti gli altri sono al contempo personaggi di oggi che “si trasformano”, nel sogno e nella memoria, nei personaggi dell’opera: custodi del museo, o guide per i turisti, che “diventano”, mutando pelle e costume, Leonora, Azucena, il Conte di Luna ecc. E, in questo gioco del sogno e della memoria (cui fanno da riferimento scenico i grandi quadri: Bronzino, i fiamminghi, per lo più in ritratti di madonne con il bambino (Azucena) o scene erotiche (i due amanti e il Conte)), ci sono almeno due momenti memorabili. L’entrata di Azucena: “Stride la vampa” è la spiegazione ai turisti, di inusitato effetto comico, di una buffa guida grassoccia e miope, che, improvvisamente, nel racconto di una vicenda lontana, alle parole “mi vendica, mi vendica”, cambia registro espressivo dal comico al tragico e, di colpo, “diventa” Azucena. Una sequenza scenica e musicale che vede Marie Nicole Lemieux (favoloso debutto nel ruolo!) semplicemente strepitosa, con il perfetto apporto espressivo di Gatti e Wiener. L’altro momento memorabile è la sequenza Miserere-Tu Vedrai, cantata, in tempo moderato ma intensissima espressione, da Leonora-Anna Netrebko vestita-svestita metà da sorvegliante del museo metà nel rosso di Leonora (tizianesco, nell’aspetto anche fisico dell’attuale Netrebko, che appare oggi davvero una splendido ritratto femminile di Tiziano). “Non ti scordar di me” canta Manrico sullo sfondo, e tutta la scena diventa un gioco della memoria. Magnifica. Altrove, lo spettacolo non è sempre così efficace, e il rischio della sfilata di quadri è alto. Però, ha sempre il merito di narrare bene, e rendere insolitamente chiara una vicenda che, sappiamo benissimo, è quasi assurda anche solo da raccontare. Chiaro che il riscontro musicale ad una idea scenica di questo tipo (l’opera come rappresentazione di un tempo che fu, rivissuto oggi) poteva solo essere un Trovatore melodrammatico e ardente al massimo grado. Ed è ciò che Gatti, i Wiener, il coro ell’Opera di Vienna (di insolito corpo e colore “italiano”: non sempre e non spesso lo si ascolta così: di meravigliosa “presenza” nel concertato dl secondo quadro e nel cadenzatissimo Squilli, Eccheggi La Tromba Guerriera chesto e ottenuto da Gatti) e tutto il cast ha espresso e realizzato. Anna Netrebko è una formidabile Leonora (solo un po “prudente” nella presa di certi acuti, talora si sente che li “prepara”, ma era la prima rappresentazione…). Il timbro scurito il fraseggio sensuale si uniscono a ciò che fu ben definito, in un’intervista, da Montserrat Caballè (“Anna – disse la Caballè – è fra i soprano di oggi quella in possesso più evidente di un dono che anche a me fu concesso: il “carisma”). Una Leonora di uno spessore musicale e “di personaggio”
      ben diverso dall’esilità di molte interpreti contemporanee del ruolo. Francesco Meli-Manrico, nel suo canto “antico” risponde perfettamente all’immagine voluta dalla regia, e fraseggia come un padreterno. Non è tenore d’acuti spettacolari (ma il do breve con discesa della Pira, e quello lungo dell’All’Armi, anche qui con discesa, lo trovano puntuale nella spettacolosa scansione “cavalleresca” impressa da Gatti) ma di bella “frase”: va da sé che Ah Si Ben Mio ne esce un gioiello. Di Marie Nicole Lemieux abbiamo accennato: un formidabile debutto musicale ed espressivo nel ruolo della zingara, forse è proprio lei, nel cast, quella che ha fatto propria con più efficacia e totalità l’impostazione musicale e drammaturgia. Placido Domingo ha iniziato
      la prima teso e a fiati corti ed è un Conte-tenore (stavolta il timbro baritonale non è parso neppur tentato) . Ma è così artista e musicista da far tutt’uno con il direttore e da interagire totalmente, non solo nella drammaturgia, ma anche nel timbro, nei suoni, con i compagni di viaggio: il suo No No Non Può Nemmeno Un Dio “dentro” il coretto fei suoi seguaci e il coro delle monache è una meraviglia di timbrica e di fusione. E i duetti lo colgono perfetto nell’equilibrio con i partner, all’ultimo atto non ci si ricorda più degli affanni, degli anni, del registro tenorile: si ascolta un artista, meravigliosamente “concertato”, assieme a tutti gli altri, dal podio. Riccardo Zanellato è un Ferrando inappuntabile, a posto gli altri membri del cast d’un Trovatore scenicamente discontinuo ma interessante nell’idea di base, e memorabile musicalmente nell’unità musicale e drammaturgia che è frutto d’una concertazione mirabile del direttore “con” orchestra, coro e cantanti. Vale la pena ricordare (visto che in Italia si preferisce, spesso la denigrazione biliosa dei grandi compatrioti: basta leggere alcuni siti e alcune “voci”) che Daniele Gatti è il solo direttore vivente, italiano e non, che abbia diretto al Festival di Salisburgo nuovi allestimenti (nati con lui) di opere di Wagner (Maestri Cantori), Verdi (Il Trovatore, il primo della sua vita), Puccini (La Boheme), Richard Strauss (Elektra). E il solo italiano vivente invitato a Bayreuth. Per quanto possa dire chi qui scrive, non avendo potuto ascoltare dal vivo in opera Karajan (solo in repertorio sinfonico), fra gli ascolti “live” (cioè vissuti in teatro, non davanti ad un vinile ad un CD o ad un DVD) di una vita, questo Verdi ha riscontro solo e soltanto negli esiti (Boccanegra su tutti) colti da Claudio Abbado .

      marco vizzardelli

  71. proetabarbun agosto 13, 2014 a 9:22 am #

    Vizzardelli, al solito, posta sempre due volte ma in entrambi i casi c’è un “omissis” sulla frase detta da Pereira…

  72. marco vizzardelli agosto 13, 2014 a 6:02 pm #

    Verissimo grazie proeta. Anche perché così isolo la frase, estremamente chiara e significativa. Testualmente, a due metri circa da me nel foyer di Salisburgo, Pereira ha elogiato Gatti con la frase:
    “Questa è stata la miglior direzione d’opera italiana che io abbia ascoltato nella mia vita”.

    Capirà bene che, a quel punto, l’appassionato di musica milanese presente a due metri dal neosovrintendente della Scala sia sia posto, nel suo animo, qualche “perché”.

    marco vizzardelli

  73. proetabarbun agosto 13, 2014 a 8:19 pm #

    in effetti, capisco chi si pone quella domanda.
    ma una risposta c’è sempre…

  74. marco vizzardelli agosto 14, 2014 a 11:49 am #

    Verrebbe da immaginare uno scenario tipo. “Ok, ti facciamo fare il sovrintendente, ma devi scegliere quello lì”.
    Che ne dice, Proeta. Sarà andata, suppergiù, così? Il dubbio viene…

    marco vizzardelli

  75. Beppe agosto 15, 2014 a 7:16 am #

    questa sera alle 19 la differita (tre ore) per «Il Trovatore» da Salzburg.
    dal sito di Gatti http://www.danielegatti.eu, che tra l’altro è molto bello, c’è il link per vedersi lo spettacolo dal pc.
    se oggi va come la prima cui ho assistito, è una vera goduria.

    • Beppe agosto 15, 2014 a 7:22 am #

      ERRATA CORRIGE!!!
      vedo adesso che la differita è divenuta diretta. dunque oggi alle 16 su http://www.danielegatti.eu.
      buon ferragosto a tutti.

  76. proetabarbun agosto 15, 2014 a 6:13 pm #

    Dubbi? Io non ne ho, Vizzardelli.
    “Quello lì” è dalla fine degli anni ’90, quando prese in mano la Verdi, che lavora all’esito attuale. Ha avuto pazienza ed è stato premiato.
    Non so bene chi siano i suoi santi in paradiso, forse lo saprà meglio lei, ma è molto probabile che qualcuno abbia fatto all’Asino Pereira, quel tipo di ragionamento, se così lo si può definire.

  77. Beppe agosto 18, 2014 a 11:14 am #

    Ecco l’ennesima prova della “serietà” della gestione scaligera di Pereira e Chailly!
    Roberto Alagna – che ha per mesi negato di tornare alla Scala – vistosi indicato in due cast sul sito del teatro, ha dovuto oggi smentire ufficialmente la sua presenza: «”Je remercie vivement le Teatro Alla SCALA et M. Pereira pour leurs invitations répétées à venir chanter à Milan. Je constate que ma présence dans la distribution de Werther et Tosca en novembre 2014 et juin/juillet 2015 est annoncée sur le site web du Théâtre. Cependant elle est incompatible avec mes autres engagements tels qu’ils sont ou seront annoncés officiellement sur cette page. Il me paraît aujourd’hui nécessaire de clarifier la situation afin d’éviter toute méprise pour les spectateurs.” – Roberto Alagna».
    Traduzione.
    Primo: poiché non ho firmato alcun contratto con voi.
    Secondo: vi ho pregato più volte di togliere il mio nome dal vostro sito.
    Terzo: siccome non lo fate devo comunicarlo io perché altrimenti finisce che passo per bidonare io, quando invece siete voi a essere sporchi millantatori.
    Ed è solo l’inizio…
    Cosa altro serve per sbattere Pereira e soprattutto Chailly fuori dalla Scala a calci nel sedere?!

  78. marco vizzardelli agosto 21, 2014 a 1:06 am #

    Esatto cari Proeta e Beppe.
    Purtuttavia…
    Quasi quasi, leggendo la tronfia presentazione-mistificazione-glorificazione della nuova stagione dell’Opera di Roma mi consolo (giusto un pochino, un pochinissimo) della peraltro triste stagione del Teatro alla Scala. Alla Scala siamo nel Salotto di Nonna Speranza (…. che i vecchi direttori non gli muoiano tutti, siamo già a buon punto) allestito da Pereira, compresi i frammassoni della milanesità e l’Alagna millantato (un capolavoro la lettera del tenore, da bacio in fronte!) ma a Roma siamo in solaio fra i topi, le ragnatele e i vecchi bauli. Muti, dal baule dei suoi ricordi, estrae due titoli nuovissimi, mai affrontati. Udite, udite: Aida (fra l’altro: quante, ovunque negli ultimi due anni?) e, udite udite, Le Nozze di Figaro (quanto studia!) Per il resto, un ciarpame di registi stracotti, direttori così e cosà (si salva il bravo, finora nel sinfonico, D’Espinosa – da valutare in opera – nuovo pupillo connection-Isotta dalla quale il Cielo peraltro lo protegga come dal vischio).
    No, le due città più importanti del Paese non suscitano allegria. Meglio rivolgersi altrove, perfino nel nostro scalcagnato Paese ci sono persone (teatri) più vivaci, nonostante la crisi e tutto il resto. C’è sempre un particolare: i soldini che Scala e Opera di Roma (appena salvata con tipica procedura “italiana”) prendono. Sono queste le loro risposte? Poi, se la gente dice ( e ce n’è di gente che lo dice) “chiudereeeee!” (cioè chiudere i vecchi carrozzoni) a cosa ci si appiglia? A quali motivazioni? Artistiche? O di cultura volta al futuro? Ma vediamo di non prenderci per i…

    marco vizzardelli

  79. silvia agosto 21, 2014 a 7:37 am #

    condivido gli ultimi interventi.
    anch’io sono abbastanza sconcertata dall’affaire-Alagna, non tanto per l’artista in sé, ma per lo squarcio miserabile che apre sul metodo della nuova direzione. da adesso in avanti è legittimo chiedersi: quali altri nomi in cartellone 2014-2015 sono frutto di millanteria e azzardo? di chi la Scala ha veramente in mano una conferma o un contratto?
    credo che quando si inizia a rompere il patto di fiducia e lealtà col proprio pubblico, beh allora si è davvero imboccato un vicolo cieco…
    i primi segni di rivolta ci sono, a partire dalla rinuncia di molti a rinnovare l’abbonamento di loggione, fino ai quasi mille biglietti invenduti per il Requiem diretto da Chailly tra poco più di un mese. temo che il tutto proseguirà con tante polemiche e aperte contestazioni in sala. ed è esattamente ciò di cui l’attuale Scala non ha bisogno!
    anch’io aderisco allo sfogo del caro Beppe, e auspico che il duo di comando concluda il suo triste incarico. dall’1 gennaio 2016 occorre aria nuova.

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