20 Mag

Filarmonica della Scala

Direttore Esa-Pekka Salonen

Dal 20 al 23 Maggio 2014

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 2 in re magg. op. 36
Gustav Mahler
Sinfonia n. 1 in re magg. “Titan”

40 Risposte to “”

  1. marco vizzardelli maggio 21, 2014 a 12:14 am #

    Il più grande direttore vivente, l’unico (con Boulez, come figura complessiva, dopo l’addio ad Abbado, e con Georges Pretre che è un caso poetico a parte) per il quale sia appropriata la qualifica di Leggenda Vivente, ha incantato, stupito, entusiasmato e commosso la Scala con una doppia lettura, Beethoven e Mahler, in cui al talento pazzesco,alla tecnica trascendentale, al gesto più bello ammirato su un podio da Karajan in poi, hanno fatto riscontro un senso poetico e una profondità, nella lettura di Seconda e Titano, che s’imbevono dell’acqua dei laghi, si vestono del verde e dei profumi delle foreste della terra di Salonen. Respirano quell’aria, vivono – grazie alla sensibilità del sommo direttore -lo spirito di quelle terre, di quella natura. Pur rimanendo, appropriatamente, Beethoven e Mahler nell’assoluta tipicità del loro linguaggio. Ma la profondità, unica, di Salonen, viene da lontano anche se la persona, oltreché il musicista, ha una maniera così lineare, semplice, sorridente di porsi. Ma anche questa linearità, che si vede nell’uomo e si sente nella musica, è figlia el “mondo”, culturale e naturale, di Esa-Pekka Salonen.
    Marco Vizzardelli

    • marco vizzardelli maggio 21, 2014 a 1:16 pm #

      Scendendo un poco nel dettaglio. Come si notò nella formidabile Settima eseguita con la Philrmonia, il Beethoven di Salonen è figlio di se stesso, non di una particolare tradizione esecutiva. Sicuramente, nell’essenziale nettezza del tratteggio non perde di vista le conquiste della filologia ma le innerva in tessuto di formidabile elasticità e morbidezza di fraseggio che rendono unica e senza precedenti la lettura. Salonen ha costantemente il sorriso sulle labbra e la sua Seconda “sorride” di umorismo, nelle acrobazie delle articolazioni dei movimenti estremi o del gioco scherzo-trio. E sorridente, aereo, sereno è il secondo movimento, un ricamo nell’impalbabile esecuzione chiesta e ottenuta da Salonen ch, in questo Beethoven si conferma maestro di fraseggio e soprattutto del suono alla maniera di un Karajan, cioé compenetrato “nel” suono, terso e sublime.
      E dal suono parte anche il Titano: al sibilo iniziale, teso e luminosissimo ma come3 ammorbidito, fanno riscontro le fantastiche, memorabile “quarte” del clarinetto (semplicemente divino Meloni!) delle quali la quarta nota sfuma nell’aria e si smorza preparando tutto un clima. Sia nel primo movimento sia nel finale la “profondità” del suono “mentale” oltreché fisico di Salonen (quel suono che viene dalla sua terra, dalle immensità) dà vita ad una quasi insostenibile dilatazione verso i “climax” che apre a statura cosmica il suo “Titano” (ben degno del nome). I movimenti interni testimoniano, invece, nella mobilità dei tempi, nei colori, nel fraseggio e nell’inflessione, l’adesione di Salonen all’espressione boema della sinfonia, un aspetto che raramente si è colto quanto in questa memorabile esecuzione.
      Se consideriamo che i paragoni recenti possibili vanno fatti con la Sesta di Abbado, è appropriato e attendibile affermare che questo Titano è la massima prova fornita – fin dalla sua fondazione da parte dello stesso Abbado – dalla Filarmonica della Scala, che mai avevamo sentito esprimersi a tale livello.
      Esa Pekka Salonen è fin d’ora, a 55 anni, nella leggenda massima della direzione d’orchestra di sempre. Un musicista trascendentale.

      marco vizzardelli

  2. proet maggio 21, 2014 a 5:22 pm #

    leggevo giusto oggi la recensione di Isotta su Elektra.
    occorre dire che le iperboli del recensore del Corriere sono quanto di più vicino allo stile letterario di Marchetto ‘O Ciuccio Complet’ da stamattina in poi…

    • lorenzo maggio 21, 2014 a 9:37 pm #

      per chi dovesse essere interessato…
      Mi ritrovo con due buoni posti di prima galleria, prima fila, pagati 50 euro l’uno, per Giovedì 22 maggio ore 20

      Vorrei venderne uno solo, ma potrei venderli entrambi…

  3. marco vizzardelli maggio 22, 2014 a 4:03 pm #

    Infatti Proet ci ammanirebbe un Mahler diretto da qualcuno dei suoi “pernacchietti barocchi” (peraltro ignoti alla maggiooranza degli utenti, che naturalmente Proet considererà convenzionali e allineati), che lui giudica immensi. Oppure storpiato da qualche Scaracchiermann contemporaneo

    Salonen è troppo moderno per un vetero-antecadutamurodiberlino e troppo tradizionale per un oltranzista della (comunque vetero) avanguardia (anche se niente vieta che un Salonen gradisca un Lachenmann, glielo perdonerei).

    Prut, proet
    marco vizzardelli

  4. proet maggio 22, 2014 a 6:10 pm #

    Salonen è indiscutibile (infatti manco Isotta osa discuterlo) ma gli ultras della Scala li manderei, quelli sì, in Siberia a spaccare il ghiaccio e a ululare insieme ai lupi.
    peraltro quegli stessi han passato gli ultimi due o tre anni a lamentarsi su questo blog dei fischiatori delle prime e alla fine si è scoperto che era tutta invidia e avevano un gran voglia di farlo anche loro, allo scopo evidente di poter dimostrare di esistere, che altre occasioni non ne hanno evidentemente, al pari dei loro simili che albergano nelle curve degli stadi.
    cose peraltro che ripeto dai primi miei interventi su questo blog, constato con amarezza che le cose non sono cam biate, anzi van peggiorando.
    e, come si può vedere, anche in ambito politico, televisivo o nel traffico milanese, la sindrome dell’ultras sta dilagando in tutte le classi sociali e in tutti gli ambiti del vivere umano.
    sindrome peraltro venata di una certa vigliaccheria come dimostra il prendersela col povero Lachenmann con l’evidente intento di criticare le scelte di quel comunistaccio di Pollini e che Pereira non si sogni di dar spazio a roba del genere!
    (come peraltro se quella fosse una qualche rappresentazione della musica contemporanea, ma questo è un altro discorso).

    • masvono maggio 22, 2014 a 6:47 pm #

      Perché vigliaccheria? Ce la siano presa con un LEONE, anche se di Tolla. Non si preoccupi che se Pollini fosse stato al piano avrei “buato” pure lui. L’ho fatto a Barenboim crede che ci sia differenza? E poi, mi scusi, la sfido a trovare su qualunque blog uno che si firma con nome e cognome e rivendica con orgoglio di aver urlato VAI VIA INCUBO a Lachenmann . Si rivolga a Inattuali, Proeti et similia che manco si firmano…ops, pardon!

      -MV

    • lavocedelloggione maggio 22, 2014 a 9:31 pm #

      Caro Proet, in effetti preoccupa anche me questa inaspettata animosità fra gli abituali frequentatori del blog, innescata dal “povero Lachenmann” che, lo dico subito, povero non è, vista la soddisfazione che dimostrava al termine del concerto, fuori dal teatro, come se si trovasse nella stessa condizione di Stravinsky dopo la prima del Sacre. Credo che per qualcuno la gazzarra di lunedì sia stata liberatoria come il fantozziano “per me è una cagata pazzesca” a commento della visione della Corazzata Potemkin. E nonostante condivida con Proet il timore di una deriva verso la sindrome dell’ultras, tanto che mi amareggia molto vedere come degli amici possano darsi contro in modo così poco gentile, perdendo quel minimo senso di equilibrio e di rispetto basilari nei rapporti col prossimo (e la vigliaccheria citata da Proet penso si riferisca al fatto che molto probabilmente di persona nessuno parlerebbe in questo modo, così acre e sarcastico). Io penso che sarebbe bene che ognuno scrivesse quello che pensa ma senza far intendere che chi non la pensa allo stesso modo è un cretino, altrimenti ci si perde tutti perché alla fine si ritroverebbero a scrivere qui in due e a chi interesserebbe più un blog del genere.
      Anch’io ho fatto la maestrina, anzi la prof, e adesso che ho dato la mia bacchettata, ripeto che in merito al concerto di Lachenmann, non è stato male che si sia levata una protesta; questi autori non devono pensare di farla sempre franca con il pubblico, che ha diritto di fronte a certe cose di pensare di essere preso in giro (penso al trombone suonato dentro il pianoforte, al tirare su e giù il coperchio del medesimo, al dire che i rumori di fondo di un aeroporto sono musica, etc etc). In quanto alla citazione “Wer nur etwas von Musik versteht, versteht auch davon nichts”, mi sembra molto poco azzeccata, altrimenti bisognerebbe selezionare il pubblico in base alla sua conoscenza della musica, e impedirgli di entrare a sentire musica contemporanea (che è molto più difficile da capire) se non provvisti di apposito patentino che ne garantisca il livello minimo di comprensione. L’arte se è tale deve dire qualcosa anche a uno sprovveduto, è giusto educare all’arte, ma non si può pretendere che uno conosca la musica nel senso di saper leggere una partitura, di capire come è costruita tecnicamente etc etc, per poterne fruire in modo corretto! Del resto ormai bisogna pure ammettere che se certa musica non viene eseguita con regolarità e non entra nel repertorio delle maggiori orchestre, significa che è musica incomprensibile ai più e capita solo da pochi eletti che allora si facciano i loro festival di nicchia dove goderne indisturbati. Nella fattispecie era un pezzo che ha più di 20 anni e mi domando come sia stato che non l’avevo mai sentito prima! Alla Sagra della primavera non è successa la stessa cosa dopo il fiasco iniziale, qualcosa vorrà pur dire! O pensate che ci vogliano altri 20, 30, 50 anni perché gli umani imparino a capire quella musica? Boh? Io non credo proprio!
      Anche un’equazione complicatissima che esprima un fenomeno fisico ha una sua bellezza intrinseca, ma non è comprensibile se non a una ristretta cerchia di persone e quindi non è arte, nonostante la sua bellezza. Per me una musica che sia comprensibile solo a pochissimi non è arte, è un esercizio di bravura autoreferenziale che trova comunque un suo pubblico in chi fa finta di averlo apprezzato e si sente così più intelligente degli altri. Credo che in sala le persone in grado di “dare un voto” alla composizione di Lachenmann con cognizione di causa si sarebbero contate sulle dita di una mano.
      Vi saluto, buona notte Attilia

  5. Massimiliano Vono maggio 22, 2014 a 7:50 pm #

    Eppoi, Proet…”che ‘sta a ‘ddì”? C’è chi “bua” a prescindere ogni cosa. Personalmente, oltre al Leone di Tolla ho contestato (“buato”):
    -Barenboim nell’Imperatore, Montanaro nella Traviata, Fogliani non ricordo quando, Maazel dopo il I atto del 1984 (poi sono uscito a mangiare). Cinque volte in venticinque anni, di cui gli ultimi dieci da abbonato. Una carriera di buatore piuttosto infima, devo dire…

  6. proet maggio 22, 2014 a 10:32 pm #

    signora Attilia, a me non disturba sentirmi dare del cretino, ci sono abituato qui dentro, credo faccia parte del gioco e dello scambio di opinioni in una situazione del genere che io ritengo semplicemente un passatempo basato sulle idee e non sulle persone.
    io non conosco nessuno di voi, contrariamente agli altri, e mi tengo ben stretto l’anonimato che mi permette qui di esprimere delle idee senza farmi troppi problemi nella vita reale, dove ovviamente esprimo le mie opinioni, quando capita, con la mia faccia e di fronte a persone che conosco e anche a quelle che non conosco.
    dunque mi confronto con delle idee altrui e dei fatti che vengono raccontati (in questo caso specifico rivendicati) e che mi vengono raccontati anche da altri che non c’entrano nulla col blog.
    detto questo io concordo in toto con Elenas e per il resto mi sono concesso qualche sfottò nei confronti dei nostri due ultras dei quali personalmente non mi importa nulla, non li conosco e non li voglio conoscere, per me sono due persnaggi qua dentro tanto quanto lo sono io.
    quanto a Lachenmann e alla citazione di Eisler tengo a dire questo: non mi interessa difendere quel compositore e anzi sull’operazione di Pollini in genere sono molto critico.
    anche a me non interessa la sua musica e infatti, anche se avessi potuto, non sarei andato a quel concerto.
    tuttavia sono andato per curiosità a sentirmi su youtube un frammento di quel brano e trovo le osservazioni dei due ultras, insieme a molte altre fatte su Cage e via dicendo, frutto di ignoranza profonda soprattutto musicale, poiché quel brano necessita di una cura accurata per essere eseguito, al pari di qualsiasi altro e non mi pare un brano dadaista o frutto di alea, anzi ascolto dei suoni che non possono che essere segnati in partitura con cura maniacale.
    inoltre, sempre da parte dei due ultras, si sono sentiti insulti e sfottò nei confronti di un direttore che loro evidentemente non sanno nemmeno chi sia (come non sanno chi sia Roth al contrario di migliaia di entusiasti che lo hanno sentito ai Proms ma evidentemente il loro guru Pereira non lo ha mai chiamato a Salisburgo o Zurigo), tutti presi solamente nel loro culto del demiurgo che interpreta ogni volta in chissà quale modo diverso lo stesso repertorio che loro già conoscono primcipalmente dai dischi (leggi, quello romantico, vale a dire l’unico realmente interpretabile, ma questa è una mia opinione).
    allora io posso anche parlare col mio nome qui dentro ma esigo prima rispetto nei confronti dei musicisti da parte di chi musicista non è.
    e lo stesso vale per il compositore in questione.
    poi c’è un problema più grosso e lo posso porre solo come domanda, poiché non ho potere di fare altro.
    quanta e quale musica del ‘900 è stata eseguita in Scala nella presente stagione? e perché questa gazzarra è stata scatenata proprio in questa occasione?
    lei dice che è sana la contestazione etc etc ma perché proprio ora e proprio su questo brano? io non so darmi altre risposte altro che quelle che ho già dato, seriamente e sotto forma di sfottò negli interventi precedenti.
    e comunque io di matematica non capisco un acca ma, assistendo ad una conferenza, non mi sognerei mai di dire “fuori di qui” a un matematico, anzi gli porto rispetto e se proprio mi annoia la materia esco dalla conferenza e vado a farmi una passeggiata.
    perché invece nel caso della musica questo non avviene? mi risponda lei.
    e perché io non mi sogno di scrivere un saggio sulla matematica o altre materie che non conosco e qui invece si pensa di raccogliere in un volume gli scritti di chi parla solo del sorriso di Salonen e del suono immenso che viene dalla sua terra.
    io credo si tratti di un’altra caratteristica tutta italiana, simile ai 56 milioni di commissari tecnici della Nazionale.
    ora i critici musicali sono certamente di meno ma leggere queste pseudo.recensioni a me fa venire in mente quella gente che uscendo dal cinema in cui danno un film francese commenta così: “aaah, mooolto francese questo film!”

    • masvono maggio 22, 2014 a 11:32 pm #

      Ma Pomarico, Proet, è suo amico? Dove stanno le offese a Pomarico? Perchè è stato chiamato “Pomodoramico”? E’ un po’ triste, lei, molto triste. Un “pomodoramico”, fondamentalmente, è amico dei pomodori che gli tirano, li sente di meno. In pratica però credo che lei non legga gli interventi. Le è già stato spiegato che le contestazioni sono andate DA ME a Lachenmann. Se non ci fosse stato Lachenmann presente forse, dico forse, non avrei contestato. Il pezzo di Lachenmann potrà essere anche meticolosamente scritto e meticolosamente eseguito, potrà anche indicare in partitura la quantità di passi che la tromba deve fare per RUTTARE dentro la cassa del pianoforte. Resta una meticolosa nullità. Meticolosità non fa rima con arte. Conosco artigiani molto meticolosi, che creano pipe meticolosamente costruite. Solo che queste pipe non fumano. Quindi le loro pipe fanno schifo.
      Il suo concetto per cui l’artista deve essere intoccabile lo contesto completamente, anzi. In quanto parte del pubblico esprimo la mia opinione IN FACCIA all’artista o supposto tale. Se l’artista non vuole questo suoni a casa sua. Da solo e con le finestre chiuse.

      In secondo luogo: lei mangia? Qui non parliamo di scienza o matematica o tecnologia. Lei mangia? E’ in grado di capire se la pasta è buona o è scotta? Eppure non credo che lei sappia creare la pasta, a meno che non sia un mugnaio, un pastaio o un trafilatore.
      Ecco, la musica, che è CIBO, che lo voglia o no è così, si capisce se è avariata o no, soprattutto l’appassionato. Ha presente i gourmet? Quelli che vanno in tutti i ristoranti possibili e immaginabili? Ecco, siamo più o meno con quel paragone.
      E la pianti con questa tristezza! Io non sapevo chi fosse Roth, lei me lo ha segnalato e il giorno stesso su spotify avevo ascoltato tutto quello che volevo su Roth e, ad esempio, se venisse con la sua orchestra lo andrei ad ascoltare, se dirigesse la Filarmonica no perchè il Titano con la SWR è la classica interpretazione di Mahler tutta asciutta e spilluta come se ne sentono a decine da Norrington ad Albrecht. Ora conosco Roth, non cambia la mia vita conoscere Roth (ma conoscere Salonen sì) così nella sua vita ha compiuto nei miei confronti una buona azione, perchè mi ha fatto piacere conoscere Roth.

      Ma lei lo conosce Currentzis?

      Questo è il mio ultimo post riguardante l’ormai vecchio incubo Lachenmann (sono passati giorni), ma, se ancora non le è chiaro le ripeto che:
      Pomarico (Pomodoramico) è stato molto meticoloso nell’eseguire quel rutto sonoro. Ha molto divertito la spocchia con cui si è presentato: ha zittito con torvo sguardo muti-forme un ciangottio in platea per iniziarne uno identico in orchestra. Curioso.

      Il complesso orchestrale era sicuramente molto valido, eccezionalmente valido, superbamente eccelso. Ma ha eseguito un rutto sonoro.

      Il compositore di tale rutto è stato da me accolto, alla fine, come si conviene, senza disturbare l’esecuzione, anzi sopportandola in umile e doveroso silenzio, come ritenessi dovesse essere accolto in base al mio sentire, alla mia conoscenza, alla mia concezione di musica che non prevede, nella definizione della stessa, i brusii della sala di aspetto di un aeroporto.
      Saluti

      -MV

      • Elenas maggio 23, 2014 a 10:54 am #

        Da TE all’autore (dopo più di vent’anni). Dì pure da NOI, al plurale, così ti ingigantisci ancora un po’.
        Scusa Max, ma secondo te coloro ai quali il concerto è piaciuto o non ha fatto schifo come a te sono degli imbecilli? Non capiscono nulla di musica? Non sanno riconoscere i rutti? Ripeto: a me non è piaciuto, ma da altri sì. Hanno anche ascoltato assai più musica contemporanea di te, e sanno lo stesso apprezzare Salonen, e persino, che so, un più tradizionale Gatti. Sono degli imbecilli?

        E soprattutto: sei sicuro che il tuo gusto, la tua opinione, siano la verità?

        Se sì, fatti curare.

        Elenas

    • lavocedelloggione maggio 23, 2014 a 4:29 am #

      Proet, ho un solo minuto per rispondere: ma appunto questo volevo dire, un matematico o un fisico non si sognano di fare delle loro competenze scientifiche una forma d’arte, ne parlano nei congressi specializzati, non nei teatri di fronte a centinaia o migliaia di persone da cui pretendono la comprensione delle loro opere d’ingegno, è proprio qui la differenza! Ora devo scappare, oggi sono fuori Milano tutto il giorno, non scannatevi! Attilia
      P.S. Aggiungo anche che a me piacerebbe conoscerla, ma se va tanto fiero del suo anonimato, allora niente…

    • Elenas maggio 23, 2014 a 10:48 am #

      Solo per dire a Proet che non vi è alcun nesso consapevole con il “proprio ora”. Davvero non esiste. La dietrologia non si addice a temperamenti focosi che, a un certo punto, hanno scatenato l’ultras che era in loro.
      Il “fuori di qui” invece è grave, ed è indubbiamente l’equivalente di bruciare i libri. Trattasi di un tentativo maldestro di fare pulizia secondo i propri criteri (alla faccia dei maestrini) escludendo quelli altrui. Fuori di qui lo si dice a casa propria, non in un teatro.

      Elenas

  7. marco vizzardelli maggio 23, 2014 a 6:15 am #

    “che dell’usato più noioso voi siete”.
    Proet c’è un post dedicato al concerto di Pollini e Lachenmann, ce n’è un altro dedicato al concerto di Salonen. Lei sta oberando contemporaneamente entrambi con le stesse considerazioni da tre, quattro giorni… che barba (che barbun, per usare l’antico nickname). Potrebbe avere almeno la gentilezza di scegliere uno dei due sul quale proseguire (se proprio vuole, io non ho intenzione di andare avanti in eterno: l’interesse, dopo un po’ “scade”) la “querelle”?

    Grazie
    marco vizzardelli

  8. proet maggio 23, 2014 a 9:47 am #

    Vizzardelli: guardi che è lei che ha ritirato fuori Lachenmann in questo post, controlli bene.

    Attilia: leggerò volentieri, quando ne avrà tempo ulteriori sue considerazioni o anche risposte alle mie domande, se ne ha.
    continuo comunque a non vedere la differenza fra un’esecuzione musicale pubblica e una conferenza o una lezione pubblica, il rispetto dovuto a coloro che sono sul palcoscenico a mio parere resta inversamente proporzionale alla competenza del pubblico in merito a ciò che viene suonato o esposto a parole.
    dell’atteggiamento contrario abbiamo già troppi esempi in Italia oggi e, se permette, me ne dissocio ampiamente.

  9. masvono maggio 23, 2014 a 12:00 pm #

    “Da TE all’autore (dopo più di vent’anni). Dì pure da NOI, al plurale, così ti ingigantisci ancora un po’.
    Scusa Max, ma secondo te coloro ai quali il concerto è piaciuto o non ha fatto schifo come a te sono degli imbecilli? Non capiscono nulla di musica? Non sanno riconoscere i rutti? Ripeto: a me non è piaciuto, ma da altri sì. Hanno anche ascoltato assai più musica contemporanea di te, e sanno lo stesso apprezzare Salonen, e persino, che so, un più tradizionale Gatti. Sono degli imbecilli?

    E soprattutto: sei sicuro che il tuo gusto, la tua opinione, siano la verità?

    Se sì, fatti curare.”

    Elenas

    RISPOSTA:
    Mi pare che:
    – a Elena non è piaciuto;
    – a Gabriele non è piaciuto;
    – a Viz e a me manco a parlarne;
    – ad Attilia non è piaciuto;
    – a Proet che ha curiosato su youtube non è piaciuto, o non gli interessa.

    Domanda: a chi è piaciuto?

    RISPOSTA II

    Non mi sembra che l’animosità con cui difendi questo rutto sia pari a quella con cui difendi il povero Muti dai fischi e dalle contestazioni. Eppure come mai lo constestano? Come mai non lo difendi? Secondo te coloro i quali apprezzano Muti sono degli imbecilli?
    Senza tante bambanate: se vai in libreria trovi tantissimi libri. La maggioranza sono MERDA, una minoranza è letteratura.
    La stessa cosa in una sala da concerto: vi è *merda* e vi è *musica*.
    Non è che se Pollini sceglie un pezzo automaticamente quel pezzo diventa un capolavoro. Se fa schifo, fa schifo anche se lo sceglie Pollini.

    RISPOSTA III

    Che a te piaccia o no chi decide se un pezzo piace è il pubblico. E, come dice Attilia, se in venticinque anni questo *rutto* non è conosciuto da nessuno (nemmeno da Proet, che lo ha ascoltato su Youtube) è perchè è un aborto. Nato morto. Il Sacre dopo due anni lo conoscevano TUTTI, questa roba è stata CACCIATA appena nata.

    RISPOSTA IV

    Quando la tua moka gorgoglia è musica. Applaudi.

    Ciao ciao.

    -MV

    • lavocedelloggione maggio 23, 2014 a 12:47 pm #

      Sulla moka che è musica quando gorgoglia sono d ‘accordo!!!! Sono in una commissione pallosissima! Voglio un caffé!

    • Elenas maggio 31, 2014 a 7:47 pm #

      Max, ti ho risposto nell’altro post, dedicato al Progetto Pollini.
      NON è vero che non è piaciuto a nessuno.
      Il tuo campione di pareri espressi non è statisticamente rilevante.
      Non è oggettivamente dimostrabile chi ci ha applaudito lo abbia fatto per mancanza di senso critico o snobismo: la stessa cosa potrebbe valere per quei 100 che hanno buato.
      “Non mi è piaciuto” è una opinione, non un fatto oggettivo e soprattutto non equivale a “mi fa schifo”.
      Esiste il piacere della curiosità.
      Anche quello di non esprimere a tutti i costi un giudizio.

      La vostra aria soddisfatta durante l’intervallo dopo la defecazione è alquanto sospetta.

      Finiscila di attribuirmi atteggiamenti che non ho avuto. A parte il fatto che Muti è un direttore d’orchestra (quindi un interprete, non un autore), che, spesso, non mi è piaciuto, ma non ho mai fatto sta cagnara.
      Altra cosa sono le ragioni per cui ho appoggiato la sua dipartita, che erano principalmente gestionali.

      Baci.

      • Elenas maggio 31, 2014 a 7:50 pm #

        Mi scuso per gli errori di battitura causa l’incalzare dell’età e il correttore automatico…

  10. marco vizzardelli maggio 23, 2014 a 1:40 pm #

    Per fortuna che Vono c’è.
    Grazie di esistere.

    marco vizzardelli

  11. marco vizzardelli maggio 24, 2014 a 12:18 am #

    Terzo turno e ultima replica del concerto Beethoven-Mahler terminata con un esito – e conseguente trionfo – tale da ricordare le migliori, ma proprio le massime, serate scaligere dell’epoca-Abbado.
    Perfetta e ancor più rifinita la Seconda, ma realmente trascendentale il Titano, portato a livelli di tensione ai limiti dell’umano sostenibile, dilatazione di fraseggi e incredibile rapporto fra direttore e orchestra, qui francamente meravigliosa! Non saprei dire chi – alla fine – fra Salonen e pubblico era più “scosso” ed emozionato dalla grandezza dell’esito. Qualcuno mi ha detto: sembrava di essere al Musikverein quando Abbado vi diresse la Nona di Beethoven conclusiva del famoso ciclo Roma-Vienna. Sì, io c’ero al Musikverein e ci sono stato qui alla Scala, l’esito musicale e la reazione di pubblico sono state simili. Serate che ti fanno ringraziare la vita.

    marco vizzardelli

  12. masvono maggio 24, 2014 a 7:04 am #

    Il Mahler di Salonen possiede tutto quello che noi abbiamo in testa come “idea” su Mahler grazie alla interpretazione dei grandi direttori. Solo che Salonen raccoglie nella sua esecuzione *tutto*: la perfetta trasparenza e il trascendentale dominio tecnico (“il più grande di tutti”…), la flessibilità della frase e il “rubato” portati alla realizzazione più estrema (il secondo tema del IV tempo), il “jewish” popolaresco e paesano dell’inciso “bandistico” del III tempo, gli spazi sconfinati della natura con l’accentuazione di alcuni “pedali” dei corni tali da richiamare le sonorità di un certo Sibelius, quello ad esempio della Seconda Sinfonia (il crescendo del I tempo), il peso cadenzato del “landler” posto come II tempo. Ma quello che trovo realmente sconvolgente ed unico in Salonen, anche rispetto ai massimi da me ascoltati, è che, oltre a mettere *tutto*, e non sono *una parte* nella sua interpretazione, vi è in lui un’energia assoluta che, per qualche ragione esoterica, riesce a trasmettere alla macchina orchestrale con una naturalezza inaudita, sì che ogni sua realizzazione riveste le caratteristiche di un “thriller” dalla tensione spasmodica. Si è avvinti senza scampo, ma indagarne le ragioni non è semplice. Ad esempio non so *come* Salonen sia riuscito nelle ultime battute di questo “Titano” a generare una simile elettrica tensione stringendo i cuori di tutti i presenti, perchè oggettivamente non ha utilizzato nessuno dei “trucchi” soliti: non ha, ad esempio, accelerato, o rallentato; tantomeno ha ricercato e ottenuto un qualche effetto strano ed inaudito. Credo che il tutto sia partito dal suono: egli è stato capace di arroventare il suono, ed è una cosa che non ho mai sentito fare da nessuno in vita mai. In quel finale, nell’ultima battuta, c’è stato un momento che farà per sempre parte dei miei ricordi da ascoltatore (gli altri due, soli, massimi, che conservo sono entrambi di Abbado: lo scatto del Prestissimo a sonorità improvvisamente aperta del finale della Nona di Beethoven a Vienna e il “tappeto” delle campane nell’inno conclusivo della VII di Mahler) prima del “singulto” con cui chiude la partitura c’è un rullo di grancassa che accompagna, già da qualche momento gli accordi conclusivi. Un rullo pieno, fortissimo. All’ultimo istante Salonen si piega, quasi inginocchiandosi e con il braccio sinistro teso a mano aperta, rialzandosi, sembra quasi fisicamente sostenere, erigere, amplificare ulteriormente quel rombo. E la cosa incredibile è che da tuono quell’ultima battuta si trasforma istantaneamente in terremoto perchè, inaspettatamente (il thriller) vi era ancora una riserva di energia dove si credeva che si fosse già al massimo possibile.

    Io non so come potrà ulteriormente evolversi Salonen; è giovane ed è massimo e, per mio conto, abita a cinquant’anni i cieli che suoi colleghi hanno iniziato a frequantare a settanta e ottanta (i MASSIMI colleghi!), ma so che in un’intervista alla domanda: “cosa teme di più nel futuro” la sua risposta è stata: “la perdita dell’energia”.
    Saluti

    -MV

  13. masvono maggio 24, 2014 a 1:20 pm #

    “ma so che in un’intervista alla domanda: “cosa teme di più nel SUO futuro” la sua risposta è stata: “la perdita dell’energia”.

    Lo puntualizzo, perchè non vorrei che al mitico Esa-Pekka venisse imputato un timore sulle riserve energetiche mondiali….
    Saluti

    -MV

  14. Mary maggio 24, 2014 a 2:33 pm #

    Ieri sera concerto semplicemente stupefacente. Se la Settima di Beethoven di Gatti di settimana scorsa è stata certamente la migliore prova della storia della Filarmonica in quel brano, lo stesso va detto per il Titano di Salonen, dove il confronto era con interpretazioni altissime.
    Resettate tutto: la storia del sinfonismo mahleriano ricomincia da qui.
    In sintesi: io, tu e le rose. Io (Mahler), tu (Salonen) e le rose (di Vizzardelli).

  15. marco vizzardelli maggio 26, 2014 a 10:02 am #

    Le rose avevano esattamente quel significato: il Mahler (e non solo) di Salonen “resetta”, a mio avviso, il concetto stesso di direzione d’orchestra in una maniera il cui precedente di carisma e profondità d’interprete è solo Claudio Abbado, quello di “direzione” (= modo di “suonare” l’orchestra) solo Karajan. I termini di riferimento sono questi, e ciò dice la grandezza di Salonen.
    Per quanto riguarda il cenno fatto da Vono sull’evoluzione dello straordinario Esa-Pekka (che ricordiamo era già “perfetto” quando, ventenne o poco più, si presentò a Milano con l’Orchestra da Camera di Stoccolma, o quando incise con la Los Angeles il primo “Sacre”), molti momenti di questo Titano, della Seconda di Beethoven, della stessa Elektra, testimoniano l’evoluzione in poesia di una trascendentale tecnica di base e di un “salutismo” fisico. Se oggi il “corpo” del cinquantacinquenne Salonen sembra quello di un ventenne, l’aumento evidente di “tasso poetico” nelle sue letture indica che dall’ulteriore maturità del direttore possiamo aspettarci molto. Anche in questo, non dimentichiamo il precedente di Karajan, direttore-atleta da giovane nello scatto del fisico, incredibile “uomo dello spirito” da anziano, pur nella debilitazione del fisico,

    marco vizzardelli

  16. marco vizzardelli maggio 28, 2014 a 2:00 pm #

    IL CONCERTONE IN PIAZZA DUOMO
    Lang Lang in Piazza Duomo ha suonato (bene) il 2Rack, poi ha orribilmente masturbato il Grande Valzer Brillante di Chopin in chiave Grande Valzer Swing-Kitsch: un obbrobrio non salvato dalla consueta esibizione virtuosistica! Riconosco però al personaggio il talentaccio e la grande simpatia umana.
    In seguito Esa-Pekka Salonen e la Filarmonica della Scala hanno eseguito il Sacre di Stravinskij molto ma molto meglio di quanto avessero fatto alla Scala la scorsa settimana: stavolta era il Sacre magnifico di Salonen che conosciamo, quella in teatro dev’esser stata una specie di prova…
    Detto questo, 45.000 persone sotto la pioggia non sono uno scherzo, continuo a non prediligere queste manifestazioni ma è un numero che incute rispetto e anche – perché no – speranza…

    marco vizzardelli

  17. proet maggio 30, 2014 a 1:01 pm #

    ho visto un video del concerto in Piazza Duomo, certo non è il massimo per valutare ma la Filarmonica en plein air non mi è parsa gran cosa e poi tutto quel battere il tempo con divisioni larghe di Salonen non mi ha convinto, il Sacre risulta assai moscio.
    e poi basta co sto Sacre, Stravinsky ha scritto centinaia di altre pagine bellissime che non si sentono mai!

  18. marco vizzardelli maggio 30, 2014 a 4:13 pm #

    Proet la sua depressione è ormai cosmica (e già che siamo in tema di etichette poltiche, abbastanza tipica di un certo veterosinistrismo snob-depresso, al quale per fortuna Renzi, piaccia o non piaccia e con tutti i limiti che gli si possono trovare, sta facendo iniezioni di vitamine). Altro che prendersela con chi contesta il pezzo di Lachenmann. Non vanno bene Salonen e il “suo” Sacre, cioé, praticamente (salvo l’eccezione della recente esecuzione in teatro, frutto, credo, di non molte prove) non va bene un’accoppiata di nomi – il direttore ed il Sacre – che rappresentano il top assoluto dell’attuale interpretazione musicale mondiale.
    Non metterebbe conto risponderle, ma mi leva le parole dal cuore e dalla bocca. E’ per i “questionatori sul nulla” che a Milano le cose vanno come vanno. E eccepire in questo modo su Salonen (ripeto, a parte l’eccezione di un concerto meno riuscito, sul quale abbiamo già abbondantemente discusso) significa non capire quel che sta vivendo in questio giorni Milano grazie alla sua presenza. Ho la netta impressione che lei non abbia “ascoltato” (nel vero senso del termine) Esa-Pekka Salonen in questi giorni, fra Elektra e concerti. Basta con il Sacre? Ma chi l’ha detto? Uno snob, forse? Eccepire in questo modo è il nulla.

    marco vizzardelli

    • Massimiliano Vono maggio 30, 2014 a 7:26 pm #

      “Il battere il tempo in divisioni larghe di Salonen non mi ha convinto”…

      Attendiamo il maestro PRoeta sul podio della Los Angeles con le sue “divisioni” non ammoscianti.

      Robb de matt
      Siamo tornati al livello de “Beethoven non vale niente”.
      Robb de matt.

      -MV

  19. proet maggio 30, 2014 a 8:10 pm #

    Vizzardelli, lei è banalmente Scalocentrico e da questo misera prospettiva (dimostrata peraltro dalla gazzarra ultrà inscenata ai danni del povero Lachemann) è continuamente in cerca di eventi straordinari e del “top assoluto dell’attuale interpretazione musicale mondiale.”.
    Salonen in questo panorama sta a pennello poiché in effetti è un musicista di valore assoluto e indiscutibile, come ho già avuto modo di dire, e la sua permanenza in città per concerti e Elektra può a tutti gli effetti considerarsi un evento all’interno di una stagione altrimenti piuttosto priva di interesse.
    detto ciò ho espresso solo un’impressione ricavata da un ascolto video di un concerto all’aperto certamente non adeguatamente riprodotto da una presa di suono un po’ confusa.
    quello che ho notato è appunto il procedere di Salonen per quelle che lei definirebbe “ampie campiture” o roba del genere, detto il soldoni il suo dirigere “battendo alla metà” (lo dico per farmi intendere, perché certo l’impianto ritmico del Sacre non si presta a una definizione del genere).
    il risultato che ho percepito non ha suscitato in me alcun interesse e non credo che la partitura si presti a una direzione di tal fatta, mi è sembrata tutto sommato un’esecuzione di routine e forse le mie aspettative erano influenzate dalle iperboli che lei stesso ha in più di un’occasione pronunciato in merito nei commenti su questo blog.
    colpa dell’orchestra? colpa del direttore? non lo so e non mi interessa.
    così come non mi interessa più un brano che ormai conoscono anche i bambini delle scuole elementari e che è diventato pure oggetto di una lunga sequenza all’interno di un blockbuster hollywoodiano oltre a prestarsi alla perfezione per operazioni come il concerto gratuito della Filarmonica in Piazza Duomo.
    o meglio: mi è interessata molto e mi ha entusiasmato l’esecuzione dell’Orchestra Les Siecles non tanto e non solo per gli strumenti d’epoca con cui l’hanno eseguita ma per una sonorità decisamente inconsueta che si sposava alla perfezione con l’energia ritmica espressa dal direttore e dai musicisti,
    quanto alla scelta dei programmi certo non è ascrivibile a Salonen che si è viceversa prestato con eleganza a portare questa musica al pubblico generalista con tanto di aneddoti e presentazione in stile televisivo.
    io sono per il processo inverso, cioè portare dentro la Scala chi ne rimane senpre fuori, e non solo per ignoranza, e queste operazioni non mi paiono foriere di “rispetto” e speranza” al pari di qualsiasi cosa pensata come Evento, come pare che invece a Milano si tenda a fare ormai d’abitudine.
    la situazione non mi pare tanto diversa, mutatis mutandis, da quella che Robert Craft descriveva in questi termini:
    “All’inizio degli anni ’50 la sua musica veniva eseguita raramente, e solo poche delle sue opere erano registrate su disco, mentre tutte le sue nuove composizioni venivano accolte con aperta ostilità. Al massimo, il grande pubblico lo conosceva come l’autore – probabilmente defunto – de l’Uccello di Fuoco…”.

    • Massimiliano Vono maggio 30, 2014 a 11:28 pm #

      Proeta, non è Vizzardelli “scalocentrico” è IL BLOG “scalocentrico”. Nasce “scalocentrico”. Commenta solo esecuzioni “Scala”.
      Vengono pubblicate le locandine e si commenta.
      È così dalla nascita, Proeta. È così da diversi anni, sempre stato così. È così.
      Saluti

      -MV

  20. marco vizzardelli maggio 30, 2014 a 10:48 pm #

    NON LE INTERESSA PIU’ IL SACRE? Membri suoi, caro il mio snob!!!

    Certo certo, l’Orchestra Les Siecles, come ho potuto mancarla, nella vita? Mi maaanncaaaaa! Qualcuno mi porti subito in casa l’Orchestra Les Siecles!!!! Altrimenti mi butto dalla finestra e piombo nel lago, in pasto alle carpe!!! Voglio Les Siecles, sono in crisi di astinenza da Siecles e Siecles!!!!!

    Per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Proeta requiescat in pacem. Ri-amen

    marco vizzardelli

    • lavocedelloggione maggio 31, 2014 a 5:59 am #

      Bboni, bboni, state bboni, che vado via una settimana e poi ci sono i mondiali di calcio, hi hi, metterò un post su ogni partita, così cambiamo argomento! Baci baci a tutti, che ne dite se facciamo la festa-raduno dei bloggisti, io muoio dalla voglia di vedere chi è Proet (mi sta simpatico), Luzy etc etc
      Attilia

      • masvono maggio 31, 2014 a 11:13 am #

        Ma noi siamo “bboni”…!! Pensa, potrei anche venire al raduno, ma SOLO se c’è Proeta e, naturalmente Luzy.
        Ciao

        -MV

  21. proet maggio 31, 2014 a 4:32 pm #

    raduno ultrà?! già suona male, c’è di che mettere in allerta le forze dell’ordine… 🙂

  22. der rote Falke giugno 1, 2014 a 8:47 pm #

    Mi permetto un’osservazione riguardo al confronto con l’esecuzione stravinskyana dei Les Siecles. Fermo restando anche da parte mia l’apprezzamento per le sonorità inedite trovate per esprimere quell’urgenza innovativa che il brano possiede, va pur detto che il problema principale sta nella partitura scelta: Roth ha fatto eseguire fedelmente l’autografo originale della prima (1921), molto diverso da ciò che siamo abituati a sentire nella partitura del 1967 (che è quella definitiva basata sulla ampia revisione operata nel 1947).
    Trovo, in definitiva, sbagliato continuare a ignorare che per molte partiture di Stravinsky la scelta dell’edizione testuale è già di per sé un chiaro indirizzo interpretativo che il direttore d’orchestra vuole dare (è così anche per Pétrouchka o L’Oiseau o Scherzo à la russe o molti altri brani).

  23. der rote Falke giugno 7, 2014 a 12:49 pm #

    Segnalo qui (http://www.medici.tv/#/memorial-concert-claudio-abbado-dresden) la possibilità di vedere gratuitamente martedì 9 giugno alle 20 in diretta dalla Frauenkirche il Memorial Concert for Claudio Abbado.
    Lieder di Mahler (Meier) e Addio di Wotan di Wagner (Pape) nel primo tempo, Renana di Schumann nel secondo.
    Daniele Gatti dirige la Mahler Chamber Orchestra.
    Da non perdere!

  24. marco vizzardelli giugno 14, 2014 a 11:09 pm #

    Devo dormire qualche ora (per viaggio e lavoro domenicale a Merano) e per adesso riassumo solo brevemente la sconvolgente esperienza vissuta dell’ultimo concerto e ultimo atto del “mese Salonen” a Milano. Lo Zarathustra di Strauss.
    Lui – Salonen – riassume due epoche della direzione d’orchestra: l’immesrione nelò suono di Karajan, la nettezza di struttura e frase di Abbado, e le trasforma in una terza cosa totalmente originale e nuova, che è… se stesso: Esa-Pekka Salonen, pietra miliare nell’evoluzione della direzione d’orchestra.
    E per ora qui mi fermo… travolto da un mese di delirante bellezza musicale!

    marco vizzardelli

  25. masvono giugno 15, 2014 a 10:18 am #

    I due mesi scaligeri di Esa-Pekka Salonen si sono conclusi tra ovazioni e lanci di fiori. Pubblico che chiede a gran voce un suo subitaneo ritorno e orchestrali entusiasti: due mesi con lui valgono a livello formativo per un’orchestra quanto due anni con qualsiasi altro (bravo).

    Eccezionale l’esito dei due poemi sinfonici straussiani (Don Giovanni e Così parlò Zarathustra) che il maestro finlandese colloca sapientemente in una luminosità lirica impregnata di intensi abbandoni quanto di baluginanti e iridescenti accension, non dissimilmente rispetto alla sua “Elektra”.
    Nel mezzo il pezzo di Luca Francesconi “Dentro non ha Tempo per grande orchestra Luciana Abbado Pestalozza in memoriam” in prima esecuzione assoluta. E se è vero che, come afferma Salonen in un’intervista, che il suo compito è quello di portare intatto il piatto dello chef (il compositore) al tavolo dell’avventore (il pubblico), in questo caso la presentazione di questo “cameriere” è stata così accattivante che il povero chef dovrà sudare sette camicie per trovarne un’altra nelle prossime, immagino non molte, occasioni di rappresentazione. Successo caldo anche per il compositore, in ogni caso, dotato anche di modestia realista quando all’uscita, firmando autografi, diceva “applaudiamo Richard Strauss, non me”.

    Ora, dopo aver personalmente e privatamente ringraziato Lissner per questi due mesi da “primo teatro del mondo” ieri in un corridoio dei palchi, ringraziamento che gli rinnovo pubblicamente, ricordo che fra qualche mese Esa-Pekka Salonen dirige il Pelleas et Melisande a Londra con Philharmonia. Che successivamente porta a Chicago.
    Posso chiedere a Pereira, nell’ecatombe degli ottuagenari da lui annunciati (Maazel ritirato, Santi decaduto ecc.) di prendere in considerazione una considerevole presenza a Milano di quello che è, a parere mio, ma non solo a quanto pare, il Sommo tra i direttori d’orchestra in circolazione?
    Magari con il Pelleas, appunto?
    O con L’Enfant et les Sortileges che dirige a Londra, Los Angeles, Chicago?
    O la Turangalila che dirige, sempre l’anno prossimo, a Londra e Chicago?

    Non dovrebbe essere difficile, Pereira!
    Saluti

    -MV

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