19 Mag

Progetto Pollini Musikfabrick

Köln

DIREZIONE

Direttore
Emilio Pomarico
Pianoforte
Maurizio Pollini
Voce recitante
Helmut Lachenmann

PROGRAMMA

Helmut Lachenmann
“…zwei Gefühle”, Musik mit Leonardo
per voce recitante e ensemble
Ludwig van Beethoven
Sonata in mi magg, op. 109
Sonata in la bem magg, op. 110
Sonata in do min. op. 11

161 Risposte to “”

  1. proet maggio 20, 2014 a 8:39 am #

    ma è vero che hanno fischiato Lachenmann?

    • Elenas maggio 20, 2014 a 8:55 am #

      Sì.
      Cosa stravagante, considerato che si trattava di una composizione del 1992 (se non sbaglio) e che, quindi, poteva ben esser nota. Passi fosse stata una prima esecuzione…
      Dunque, conoscendola, coloro che non l’apprezzavano (non entro nel merito: a me neppure è piaciuta particolarmente) sarebbero potuti entrare nella seconda parte del concerto, senza irritare il Maestro Pollini che ha invitato un musicista e, credo, amico in suo festival nella sua città. Se nota invece non era – nessuno è obbligato a conoscere un pezzo di musica contemporanea, per carità: io per esempio non lo conoscevo – si poteva almeno star zitti, non applaudire, ma neppure fare tutto questo casino.
      A meno di non voler metter in discussione la logica del progetto Pollini… E allora non si vede perché buare proprio l’ultima serata, o prendersi il disturbo di presentarsi in Scala.

      Oltretutto, l’ensemble era di alto livello: urlare “vergogna” a questi musicisti è un po’ paradossale …

      Ciò detto, non era “il pubblico della Scala, ma 15 persone: alcuni scrivono su questo blog, altri erano coloro che hanno buato anche la regia di Traviata e qualsiasi cosa non puzzi di muffa.

      Fuori luogo. Se non altro a Pollini era dovuto maggiore rispetto. Quanto a Lachenmann (Leone d’oro alla carriera alla biennale di Venezia e dedicatario di un recente festival a Milano di Milano Musica, riconosciuto in tutto il mondo, etc. etc.) può non piacere. Ma non si bua un’opera a più di vent’anni di distanza … Vuol dire che non la si è mai ascoltata. E almeno la prima volta dopo vent’anni, soprattutto nel caso di contemporanea, varrebbe la pena di ascoltare.

      Elenas

    • fabo giugno 24, 2014 a 12:52 pm #

      Maurizio Pollini invece come ha suonato in questo concerto?

    • fabio giugno 24, 2014 a 12:55 pm #

      Piuttosto che parlare di lechenmann potreste dirmi come ha suonata Maurizio Pollini?? (sapete è l’unico concerto a cui non ho assistito…..)

  2. masvono maggio 20, 2014 a 9:42 am #

    Il ditino indice alzato della maestrina del post qui sopra, dai connotati ipocritamente moralistici (non si capisce perchè la sua tirata *non debba valere* quando è lei che “bua” Riccardo Muti, con tutti i riconoscimenti che costui ha) mi obbliga ad alzare ancora una volta il mio ditone medio davanti ai RUTTI SONORI che ieri sera hanno offeso le mie orecchie. Che i suddetti RUTTI siano datati al 1991 non me ne importa nulla, giacchè per me erano nuovi, ma soprattutto, è stata un’esperienza gioiosa avere espresso al Sig. Lachenmann, non Leone d’Oro, ma Mucca di Tolla, ciò che penso del suo “pezzo”, dato che era presente alla esecuzione nel ruolo di “voce recitante”, ovvero “voce borborigmante”.

    E’ evidente che il signor Lachenmann può tranquillamente continuare a rappresentare i propri RUTTI quando vuole, MA se, inavvertitamente, io sarò presente, gli esprimerò la stessa accoglienza riservatagli ieri.

    Sono “una massa” molto difficilmente “educabile”, signora maestra.
    Ciao

    -MV

    • Elenas maggio 20, 2014 a 9:58 am #

      Ma Max, ma chi ti vuole educare? Tu “sei” maleducato e irrecuperabile. Posso dire che è stata una cafonata nei confronti di un progetto connotato in un certo modo – e lo si sapeva -, senza per questo pretendere che tu ti metta né ad ascoltare musica contemporanea? Importa poco, sai, a me, dell’educazione delle masse (come tu pensi), soprattutto di quelli come te.
      M’importa però che Pollini torni e mi sarebbe importato che non si irritasse, cosa che visibilmente era, solo perché tu hai sentito il bisogno di muggire e di sfogarti.

      Quanto a Muti, lo hai buato principalmente tu: qui non è però stata buata l’esecuzione, ma il compositore, il che di solito avviene con le prime esecuzioni, non dopo vent’anni.

      Soprattutto, quando mai mi hai vista buare?

      Elena

  3. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 10:01 am #

    Ohhh, la Maestrina dalla Penna Rossa! Ci ammonisce con il ditino alzato!
    Ma davvero, quella roba era del 1992? Sembrava del 1848, tanto era vetusta, obsoleta, risaputa!
    AIUTOOOOO!!!! C’era un Leone (d’oro?) in sala!!!! Per quello mi sono grattato per tutta la durata del “brano”: era l’invasione di peli di gatto sporco! Infatti, ho notato che si sono sollevati allorché la TUBA (momento supremo di comicità) è andata a ruggir… ehm MUGGIRE nella cassa del pianoforte (al quale Pollini si è ben guardato di sedere lasciando ad una strumentista dell’ensemble l’incarico di rumoreggiare).

    Poi per la cronaca: è vero che c’eravamo noi e c’erano i nonnetti terribili di Traviata. Ma altro che 15 persone! Facciamo 150, se non duecento fra platea palchi e gallerie. Anche applausi, vero, sono giunti (o strafottenti) protagonisti che non si schiodavano (il Maestro
    Pomarico si era subito presentato “simpaticamente” zittendo seccato un rumorino in platea)
    dal palcoscenico nonostante le urla “UN INCUBO!”, ” VA A FAAS VEDEE”, “A CASA!” e i cori ritmati “VERGOGNA, VERGOGNA!”.

    Devo concludere che non ridevo così da tanto tempo e di questo sono grato al Lachenmann e ai suoi sodali.

    Quanto alla pretesa, eventuale “seccatura” per Pollini…. ma facciamo il piacere!
    Diciamo che nella seconda parte, sì, è apparso (e solo per la durata della op. 110, straordinaria esecuzione) il Maurizio Pollini che conosciamo e amiamo!
    La 109 metteva apprensione per la lacunosità anche un po’ “sciatta” (ben strano!), la 111 è stata un irrigidito, glaciale ricordo della quintessenza di suono che il grande Pollini ne faceva da giovane. Giusti lo stesso gli applausi ad un monumento della nostra vita in musica.

    Ma questo con Lachenmann non ha niente a che fare. Si è attesa (giustamente) la fine del brano, poi ognuno ha reagito come si è sentito di fare. Basta prediche da maestrine, e basta sandali di (chissà quale)Lesa Maestà. Ma quale Maestà? Quella del Leone (d’oro o di latta, che sia) ? Pscccccc….pussa via! Tornatene nella foresta, gattaccio!

    marco vizzardelli

    • Elenas maggio 20, 2014 a 10:07 am #

      SE Pollini si fosse seduto a quel pianoforte (cosa che spesso ha fatto) nessuno di voi avrebbe avuto i coglioni di buarlo.

      Baci dalla maestrina (piuttosto che beccarmi uno come te in classe diventavo preside per espellerti direttamente)

  4. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 10:02 am #

    “sandali” di lesa maestà sono ovviamente “scandali”. Però, avessi avuto un paio di sandali, uno me lo sfilavo e lo lanciavo dentro la tuba!

    marco vizzardelli

  5. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 10:09 am #

    Ohhh, la Maestrina dalla Penna Rossa! Ci ammonisce con il ditino alzato!
    Ma davvero, quella roba era del 1992? Sembrava del 1848, tanto era vetusta, obsoleta, risaputa!
    AIUTOOOOO!!!! C’era un Leone (d’oro?) in sala!!!! Per quello mi sono grattato per tutta la durata del “brano”: era l’invasione di peli di gatto sporco! Infatti, ho notato che si sono sollevati allorché la TUBA (momento supremo di comicità) è andata a ruggir… ehm MUGGIRE nella cassa del pianoforte (al quale Pollini si è ben guardato di sedere lasciando ad una strumentista dell’ensemble l’incarico di rumoreggiare).
    Poi per la cronaca: è vero che c’eravamo noi e c’erano i nonnetti terribili di Traviata. Ma altro che 15 persone! Facciamo 150, se non duecento fra platea palchi e gallerie. Anche applausi, vero, sono giunti agli stoici (o strafottenti) protagonisti che non si schiodavano (il MaestroPomarico si era subito presentato “simpaticamente” zittendo seccato un rumorino in platea)dal palcoscenico nonostante le urla “UN INCUBO!”, ” VA A FAAS VEDEE”, “A CASA!” e i cori ritmati “VERGOGNA, VERGOGNA!”.
    Devo concludere che non ridevo così da tanto tempo e di questo sono grato al Lachenmann e ai suoi sodali.
    Quanto alla pretesa, eventuale “seccatura” per Pollini…. ma facciamo il piacere!
    Diciamo che nella seconda parte, sì, è apparso (e solo per la durata della op. 110, straordinaria esecuzione) il Maurizio Pollini che conosciamo e amiamo!
    La 109 metteva apprensione per la lacunosità anche un po’ “sciatta” (ben strano!), la 111 è stata un irrigidito, glaciale ricordo della quintessenza di suono che il grande Pollini ne faceva da giovane. Giusti lo stesso gli applausi ad un monumento della nostra vita in musica.
    Ma questo con Lachenmann non ha niente a che fare. Si è attesa (giustamente) la fine del brano, poi ognuno ha reagito come si è sentito di fare. Basta prediche da maestrine, e basta scandali di (chissà quale)Lesa Maestà. Ma quale Maestà? Quella del Leone (d’oro o di latta, che sia) ? Pscccccc….pussa via! Tornatene nella foresta, gattaccio!

    marco vizzardelli

  6. proet maggio 20, 2014 a 10:12 am #

    Elena, si aggiorni: gli “asini completi” ormai non buano più, ragliano! 😀

  7. Alessandra maggio 20, 2014 a 10:12 am #

    Anch’io ero presente ieri sera, dopo aver assistito all’incontro di presentazione nel pomeriggio, in cui Lachenmann spiegava le proprie idee riguardo alla musica contemporanea; ha ribadito molto semplicemente più volte alcuni concetti che provo a riassumere brevemente e cioè che esistono modi diversi di ascoltare e di porsi nei confronti di un brano musicale e che un suono può cambiare radicalmente a seconda del ‘contesto’ in cui viene inserito. Ha anche detto che per lui è musica una sinfonia di Beethoven quanto quel che si può ascoltare stando in aereoporto a Malpensa. Quel che poteva far riflettere astrattamente durante la conferenza, si è materializzato in maniera illuminante durante il concerto, eseguito magistralmente dai musicisti del Musikfabrik Koln.
    La reazione del loggione ha stupito anche me, perchè di una musica vecchia di vent’anni, che abbiamo già ampiamente ascoltato, si valuta l’esecuzione, a meno che non si voglia mettere in discussione la scelta del programma, ma a quel punto il destinatario dei fischi è qualcun altro; oppure se faceva così orrore il programma, concordo con Elena, si poteva restare a casa. Alla fine c’è stata quasi una reazione ‘forzata’ del pubblico, che infastidito dai buatori, ha decretato un successo (forse) esagerato con diverse chiamate degli artisti alla ribalta.

    Alessandra

    • Elenas maggio 20, 2014 a 11:09 am #

      Concordo pienamente infatti. Oltretutto, davvero ingiusto nei confronti di quegli eccellenti musicisti.

      Elenas

    • masvono maggio 20, 2014 a 1:21 pm #

      Ecco Alessandra, uno che mette sullo stesso piano estetico una sinfonia di Beethoven con il brusio-ronzio-scalpiccio dell’aeroporto di Malpensa non vedo come possa non essere CACCIATO da una qualunque sala da concerti per essere immediatamente trasferito in una sala d’aspetto di una stazione ferroviaria.
      Mi dispiace non essere stato presente alla conferenza, gli avrei detto quello che pensavo pure lì.
      Saluti

      -MV

  8. Inattuale maggio 20, 2014 a 10:15 am #

    ieri sera brutta gazzarra fascistoide perfettamente in lnea con il clima culturale (e non solo) della città, con grida come vergogna!, fuori dal teatro! ed altro….
    senza ragione, se non lo sfogo ignorante e sprezzante (me ne frego, vero, signori?) è stata fischiata un’opera di Helmut Lachenmann, compositore piuttosto conosciuto nel resto del mondo civilizzato, uno dei più importanti del cosiddetto gruppo della “Nuova complessità” , insieme a Brian Ferneyhough e Michael Finniss.
    (ps per i miei detrattori: sono uno di quelli che ha apprezzato e quanto ho scritto è copiato da wiki, devo darmi un’aura da intellettuale, ovviamente!)
    Se è sacrosanto che ognuno abbia i suoi gusti, le sue preferenze e che ascolti quello che gli pare (ma che viene a fare ad un concerto di uno dei massimi esecutori di “contemporanea” se il tutto disgusta?) quanto “espresso” ieri sera denota conservatorismo, aderenza alla tradizione, insomma l’adorazione della cenere di malheraiana memoria.
    A me sinceramente sfugge il motivo di questo arroccamento, questa chiusura mentale a tutto ciò che non corrisponde esattamente al gusto personale fa schifo e un po’ preoccupa.

    Comunque, fischiatori, teatro e pubblico, che si meritano aide zeffirelliane, bocelli e concerti sinfonici di allevi (volutamente tutti minuscoli), possono stare tranquilli, il messaggio ai gestori del teatro è giunto ed il risultato è pressoché raggiunto;
    il primo che si lamenterà però che il museo della lirica puzza di muffa, sarà doverosamente insultato

    ps Das Mädchen mit den Schwefelhölzern non verrà mai eseguita, così come il Saint François d’Assise o Le grand macabre: queste precise esclusioni, insieme a registi di “tradizione” (visto il risultato delle prime) tracciano un fantastico sentiero di involuzione…una prece per le care salme…..

  9. Trebbiatore maggio 20, 2014 a 10:31 am #

    Chi ha avuto modo di conoscere Helmut Lachenmann e di ascoltare le sue parole durante l’incontro che si è tenuto ieri pomeriggio nel ridotto dei palchi, ha sicuramente potuto prendere atto, se non apprezzare, la sua serietà, il suo spessore umano e culturale e il profondo lavoro di ricerca alla base della sua modalità compositiva, che oggi ne fa il principale esponente della cosiddetta musique concrète instrumentale. Questo è un dato di fatto, poi è assolutamente lecito che la musica di Lachenmann possa non piacere, annoiare, disturbare, disgustare. Le avanguardie non sarebbero tali se piacessero a tutti. Personalmente preferisco un pubblico irritato che comunque va ad ascoltare la musica contemporanea e poi protesta a un pubblico assente o dormiente. Al di là di arzigogolate e inutili dietrologie (contestare Lachenmann per mettere in discussione il progetto Pollini e quindi l’attuale gestione artistica della Scala…? Bah!) ritengo che nel 21° secolo un teatro DEVE proporre la contemporaneità e l’avanguardia assumendosi il rischio che non venga apprezzata da tutti.

  10. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 10:51 am #

    Inattuale lasciamo stare il “fascistoide”: FUORI TEMPO MASSIMO! Aggiornati, siamo nel 2014!
    Ben vengano il San Francesco d’Assisi, Le Grand Macabre e pure Al Gran Sole Carico d’Amore (che sarebbe ora di riprendere!).
    Ma libertà di contestare il Lachmann! Altrimenti, chi sono i fascistoidi, eh, cari maestrini?

    marco vizzardelli

  11. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 10:52 am #

    Inattuale lasciamo stare il “fascistoide”: FUORI TEMPO MASSIMO! Aggiornati, siamo nel 2014!
    Ben vengano il San Francesco d’Assisi, Le Grand Macabre e pure Al Gran Sole Carico d’Amore (che sarebbe ora di riprendere!).
    Ma libertà di contestare il Lachenmann! Altrimenti, chi sono i fascistoidi, eh, cari maestrini?

  12. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 10:54 am #

    “Fascistoidi”. Robaccia da Inattuali.
    Vecchie categorie mentali (come i comunisti prepotenti)
    marco vizzardelli

  13. masvono maggio 20, 2014 a 11:01 am #

    Mi sfugge il pensiero di Alessandra: “musica del 1991 che abbiamo ampiamente ascoltato”. Prima di ieri sera non l’avevo, fortunatamente, mai ascoltata in vita mia. Nè mai più capiterà.

    Quanto all’Inattuale Intellettuale mi pare assolutamente evidente, dal punto di vista squisitamente musicale, la differenza tra un Klavierstuck di Stockhausen e il Lachenmann di ieri sera, più o meno la stessa differenza che intercorre tra “Seid Nüchtern und Wachet” di Schnittke e l’ Elykopter-Quartett di Stockhausen. Ovvero la differenza che c’è tra musica e porcheria.
    Non si capisce poi perchè “buare” 1984 di Lorin Maazel sia sano e illuminato, mentre “buare” Lachenmann sia “fascista”.

    In realtà è tutto molto semplice. Basta spocchia e veteroculturame. Stare zitti e in silenzio ad aspettare che passino 4’33” è tremendamente fuori moda, se mai lo è stato.
    Saluti

    -MV

  14. Gabriele Baccalini maggio 20, 2014 a 11:13 am #

    Sono un frequentatore abituale della musica contemporanea (non di quelli che considerano “contemporanea” la seconda scuola viennese, sia ben chiaro) e ho ascoltato diversi concerti del Festival Lachenmann di Milano Musica.
    Devo dire che di lui ho sentito cose molto migliori di quelle di ieri sera.
    Penso che molte opere di Nono, che resta comunque autore di grandi capolavori, siano in molti casi divenute datate. Presentare un pezzo che rappresenta un po’ un’autopsia dei resti di Nono, per di pù di una lunghezza ragguardevole, sia stato il frutto dell’eccessivo rigorismo di Pollini nell’impaginare i suoi progetti, immettendovi brani che con il contesto scaligero hanno poco a che vedere. Lui pretende che la “contempooranea” sia ascoltata dal grande pubblico come tutta la musica classica, ma a me sembra un intento un po’ velleitario, almeno nell’Italia di oggi..
    Non mi sono associato ovviamente alla gazzarra finale, anzi ho applaudito il complesso di Colonia che ha fatto un lungo viaggio per venire a suonarci quello che gli è stato proposto con precisione e profwessionalità e che in Germania avrebbe sicuramente ottenuto una accoglienza molto diversa.
    L’urlo “UN INCUBO” che si è sentito alla fine era molto più pertinente di quanto il suo stesso autore, notoriamente allergico a certa musica, possa avere pensato: uno dei due Gefühle (it. “sentimenti”) che il testo di Leonardo tradotto in tedesco vuole rappresentare è infatti l’orrore che si prova entrando in una caverna tenebrosa, l’altro è la speranza di trovarvi qualcosa di meraviglioso. Transeat…
    Quanto a Pollini, se a 72 anni non ha più l’infallibilità esecutiva di qualche anno fa, il suo Beethoven, soprattutto dopo il ritiro di Brendel, non ha tuttora uguali al mondo per profondità di pensiero musicale e forza espressiva, necessari alle tre ultime sonate, che sono un po’ i cartoni degli estremi capolavori quartettistici, ma contengono anche gemme, di cui Pollini ha reso benissimo lo splendore: le variazioni della 109, la fuga della 110 e l’arietta della 111.
    A giudicare dalla risposta del pubblico, direi che Pollini rappresenta ancora il più miracoloso antidoto contro bronchiti, catarri e altre affezezioni respiratorie: anche ieri sera mentre suonava lui in sala si sentivano volare le mosche.

  15. Elenas maggio 20, 2014 a 11:23 am #

    Ma ipotizzare che esista del resto e accettarlo serenamente, no?

    Fascisti – ha ragione Inattuale – sono quelli che con questo comportamento pretendono di imporre il proprio gusto e le proprie scelte musicali, dando di fatto degli imbecilli a quelli a cui garba ascoltare anche Lachenmann. Pollini ha proposto, non imposto. Voi, per tutta risposta, avete deciso che è veteroculturame seppellendo un artista – scelto da Pollini per il suo progetto – di fischi. Sic et simpliciter.
    Se Vizza non vuole chiamarlo comportamento fascista perché è fuori moda, lo chiami un po’ come gli pare. Prepotente? Aggressivo? Pretenzioso?

    Siete pretenziosi. Perché pretendete di possedere, voi sì, la verità. Altro che maestrini dalla penna rossa. Voi brucereste libri.
    A me, ripeto, il pezzo non è piaciuto. Ma non pretendo di affermare aggressivamente il mio gusto e ammetto di non essere andata alla conferenza, che, forse, me lo avrebbe fatto capire meglio. Rimane un mio legittimo gusto, ma non è la verità.

    Diverso è il caso di un’esecuzione scorretta, o mal eseguita. Non era questo il frangente.
    Ieri sera non so se hanno capito, dal palco, a chi andavano i vostri fischi: se all’esecuzione, a Pollini, o al pezzo.

    Elenas

    • masvono maggio 20, 2014 a 1:04 pm #

      Fascista è chi pretende di lasciare la gente in silenzio per 4’33” cercando di convincerla che sta fruendo di una altissima forma d’arte. Idem i suoi epigoni. Personalmente continuerò , metaforicamente e no, a prendere questi fascisti travestiti a calci nelle terga.
      Saluti

      -MV

  16. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 1:23 pm #

    Riecco la Signora Maestra, che ci spiega quello che si doveva o non si doveva fare. Allora, spieghiamo, spieghiamo noi siamo maestrini che si spiegano: i buuu andavano al pezzo al compositore alla spocchia con cui si è presentato il Maestro Pomodoramico. Tutto un bell’insieme di cose.

    marco vizzardelli

    • masvono maggio 20, 2014 a 1:31 pm #

      Ahahahahah! Il maestro Pomodoramico! Eccezionale!! Lo sguardo di rimprovero verso il povero spettatore che non stava in religioso silenzio prima che lui attaccasse la sinfonia di ronzii e pernacchie era perfettamente adeguato alla famosa scena del film di Sordi.https://www.youtube.com/watch?v=PD8-fnyOj3o

  17. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 1:25 pm #

    Mi associo con entusiasmo ai calci di Vono nelle terga dei fascistoidi-comunistoidi inattuali che vogliono imporre il loro pensiero corretto

    marco vizzardelli

  18. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 1:30 pm #

    Bene Baccalini come sempre. Però ci ha ricordato che il La PernacchienFabrik di Colonia ha fatto pure un lungo viaggio per venire ad apparecchiarci la Merda d’Artista (citazione colta: non va cancellata. Anche perché Artista, nel caso, è un complimento più meno meritato!). Potevano anche risparmiarse (ce)lo!!!!!!

    marco vizzardelli

  19. marco vizzardelli maggio 20, 2014 a 2:01 pm #

    Alberto Sordi.Il Profeta. GRANDIOSO!!!!!!!!

    marco vizzardelli

  20. proet maggio 20, 2014 a 3:18 pm #

    in effetti Alberto Sordi come maitre a penser degli “asini completi” ci sta a pennello…

    • masvono maggio 20, 2014 a 3:32 pm #

      Che spocchia da Kulturame…….Viva Albertone!!

      -MV

  21. Gabriele Baccalini maggio 20, 2014 a 5:26 pm #

    Sono allergico all’uso improprio del termine “fascista” perché favorisce i fascisti, confondendoli con cose che con il fascismo non c’entrano nulla.
    Ieri sera alla Scala non è avvenuto nulla di fascista o fascistoide, salvo – se è vero – che un agente di polizia si è presentato a un buatore invitandolo a seguirlo fuori.
    Negli ultimi anni ’50 e primi ’60 ho assistito in Scala a esecuzioni di musica moderna, ormai tra i capolavori della classica come il Concerto per orchestra di Bartòk, inascoltabili per le urla del pubblico di tutto il teatro.
    Ieri sera c’è stata una contestazione un po’ sguaiata al termine dell’esecuzione del brano di Lachenmann: il diritto a contestare è una cosa, il buon gusto nel farlo un’altra, ma il fascismo non c’entra proprio con alcuna delle due..
    Così come col fascismo non c’entra proprio, caro Max, 4’33” di John Cage, che fu una provocazione intellettuale forse più teatrale che musicale, ma che ha costretto tutti a riflettere sul rapporto tra musica e silenzio.
    Delle meravigliose interpretazioni delle sinfonie di Mahler di Claudio Abbado a Lucerna facevano parte anche gli interminabili silenzi del pubblico alla fine, prima che scoppiasse l’applauso. E Claudio amava questo silenzio molto più del battimani, che spesso iniziano prima della fine dell’ultimo accordo.
    Che poi Alberto Sordi ne abbia fatto una esilarante parodia in un film comico è altrettanto legittimo: il buffone ha diritto all’irriverenza anche verso il proprio sovrano.
    Ma il fascismo, per favore, lasciamolo nelle fognature della storia e cerchiamo di combattere quello vero non appena cerca di rialzare la testa.

    • masvono maggio 20, 2014 a 5:59 pm #

      4’33” è un esempio. Lo puoi sostituire con l’Elykopter, con il Lachenmann di ieri sera..quella roba lì che, ripeto NON è appartenente alla categoria “musica” , come non lo è lo scalpiccio dei piedi nell’aeroporto di Malpensa. Viceversa sono musica i Klavierstucke di Stockhausen e l’esempio di Schnittke citato prima, o la Sinfonia di Berio. Le orecchie le abbiamo tutti, Gabriele. A te non è piaciuto, alla Elena-Maestrina neppure, ma avete applaudito. Avevate e avete le vostre ragioni per non contestare, ma rivendico le mie di urlare “VAI VIA INCUBO!” a Lachenmann alla fine del pezzo senza essere tacciato di “fascistoide” da un Inattuale. Io sono un liberista Attualissimo e come sai lo statalismo nero e rosso sono per me nemici identici..Ciao!

      -MV

  22. proet maggio 20, 2014 a 7:20 pm #

    io credo che alla fine non abbia senso nè che la Scala ospiti questi concerti né che Pollini insista nel proporre programmi di questo genere con un intento pedagogico che cozza sia contro la storia della musica dal secolo scorso in poi, sia contro gli epigoni di Alberto Sordi e Mario Scelba che (a quanto dice wikipedia) fu il primo ad usare la parola “culturame”, ripresa più di recente da un fine intellettuale, liberista e attualissimo, come Renato Brunetta.
    a me culturame sinceramente ricorda quello (chi era? Goebbels? Italo Balbo?) che disse che quando sentiva la parola cultura metteva mano alla pistola o quell’altro che disse che con la cultura non si mangia.
    e mi ricorda pure tanta gente che alla Scala ci lavora, quelli per cui Puccini è il massimo della modernità che possono tollerare.
    ma portiamola fuori dalla Scala questa musica, separiamola da Beethoven e da Pollini, allontaniamola dai frequentatori di code che sono anche quelli che le gestiscono, dai loggionisti inviperiti che alla fine non sono nemmeno tanto distanti da Genni ‘a Carogna, gente che pensa che il Teatro sia suo solo perché paga e si permette di fischiare un direttore straordinario (che lavora ovunque nel mondo tranne che nella città in cui vive, dirigendo ogni sorta di musica del ‘900 e del 2000, anche non solo strettamente di derivazione viennese) solo perché guarda male uno spettatore cafone o aspetta che quello abbia finito di parlare.
    sinceramente questa gente si merita Chailly e Pereira, si merita l’Expo e il nulla che si porta dietro, si merita (ma questa è una citazione) anche Alberto Sordi.
    però non si merita il finanziamento pubblico, che caccino i soldi come han fatto in America per tenere aperto il Teatro a San Diego, un milione di dollari per una stagione comprendente Boheme, Don Giovanni e Nixon in China.
    questi asini completi che si credono cosmopoliti e non hanno ascoltato null’altro di Cage che il suo silenzio meritano solo il mio disprezzo (e questo a prescindere da Lachenmann) e li accontenterei volentieri nelle loro pretese privatistiche, se non fosse che poi poverini non saprebbero più dove andare alla sera a sfogare la loro ferocia repressa e far mostra delle loro presunte competenze che nascondono, come spesso accade, un’ignoranza abissale, in special modo di sé stessi.

    • masvono maggio 20, 2014 a 7:57 pm #

      Bravo Proet, portatela fuori dalla Scala! Che stia là, nella sala d’aspetto degli aeroporti, ascoltata da quella decina di persone che ancora frequenta Milano-Musica e che auspico non sia mai più finanziata da soldi pubblici. Si finanzi da sè, questo Kulturame! (se ci riesce). Faccia la sua “pedagogia” con i suoi soldi, non con i miei.
      Saluti

      -MV

    • masvono maggio 20, 2014 a 8:07 pm #

      P.S. Non ho mai ascoltato il “silenzio” di Cage. Il “silenzio” di Cage lo ascolto ogni volta che c’è un concerto dal momento in cui il maestro è sul podio a quello in cui dà l’attacco, ovvero nell’intervallo tra i tempi di una sinfonia. Il “silenzio” di Cage, Proet, è una cazzata degna, appunto, di uno sketch con Alberto Sordi.
      Saluti

      -MV

  23. Elenas maggio 20, 2014 a 8:06 pm #

    Oh, una volta tanto concordo con Proeta: siete riusciti in questo, almeno.

    Max, ti sarei grata se la piantassi di attribuirmi atteggiamenti e comportamenti che non ho, tra cui “buare” taluni (non ho mai buato in vita mia) e applaudire altri (non ho affatto applaudito, anche perché mi fa male una mano). Lo avrei fatto per i musicisti e, comunque, per il contributo.
    Io, vedi, sono una vecchia umanista socialdemocratica: amo ancora Sofocle e compagnia. Ma amo curiosare e ho sempre trovato interessanti le opere (anche in altri campi) della contemporaneità. Di queste mi sono piaciute e ricordo forse il 5%, ma non importa. Intuisco che alcune sono puro ciarpame, altre una questione di gusti, altre ancora una questione di linguaggi, non sempre facili da comprendere.
    Quello che non posseggo è la tua sicumera. Preferisco in genere sospendere il giudizio, a meno che non sia proprio certa, per esempio, che una nota è stonata, limitandomi, per il resto a un “non mi è piaciuto”, o anche “PER ME è una cagata”, ma senza la pretesa di esternarlo come, forse davvero per velleità didattiche, avete fatto ieri sera voi, allineandovi in questo con il peggior stile di coloro che si sentono in dovere (e in diritto) di tutelar qualcosa neanche fossero sacri custodi della Verità.

    Io, diversamente da quanto credete, non voglio tutelare proprio nulla. Di solito, tutelano quelli che censurano, e qui a censurare siete sati voi. Fino a prova contraria.

    Elena

    • masvono maggio 20, 2014 a 8:10 pm #

      Me ne ricorderò quando mi racconterete dei vostri “buuh” a Muti (Wagner, Crepuscolo, Oro del Reno…ti dice niente?), cara maestrina dai connotati un po’ ipocriti. E non tirarmi fuori dei miei “buuh”. Rivendico “buuh” a Barenboim nell’Imperatore, ma mai a Muti. Non frequentavo la sua Scala, contrariamente a te. E nemmeno il suo Wagner, contrariamente a te.
      Saluti

      -MV

      • Elenas maggio 22, 2014 a 2:46 pm #

        Ripeto che IO non ho mai buato nessuno. Per adesso non sono ancora in simbiosi con altri e mantengo un’esistenza in vita singola. non sono neanche incinta. pertanto, a meno che il tuo nei miei confronti non fosse un “voi” di riguardo – e non credo proprio -, rivolgiti a chi ti devi rivolgere, ma non a me.

        Secondo: non sarà il massimo del bon ton, ma puoi buare una brutta esecuzione. Buare un’opera in quanto tale, dopo circa 24 anni, è altra cosa… Dire “fuori di qui” è un po’ da gente che brucia libri.

        Infine. Tu quella Scala la frequentavi eccome, perché ti ho conosciuto lì e hai frequentato anche Muti e il suo Wagner. Non solo la frequentavi, ma ti prodigavi anche in opere (peraltro meritorie) di diffusione culturale (una roba da comunistacci), a titolo volontario, per un giornale musicale fondato da te e da un tuo amico.
        Devo dire, risultavi assai più simpatico. Oggi che fai il cinico no.

  24. Andrea maggio 20, 2014 a 9:03 pm #

    Non può esistere un modello di comportamento su come si può reagire a un’opera. L’educazione è alla base, ma anche il diritto di disapprovare con i mezzi che il teatro concede, cioè i “bu” e i “fischi”. Il compositore si espone per la sua natura creativa e non può essere tutelato da un codice comportamentale che riduca il suo insuccesso. Il vero compositore non scrive per essere approvato, ma per suscitare emozioni, e la storia ha sempre detto che tali emozioni suscitate con il tempo cambiano, si evolvono, consacrano. Se tu scrivi musica e la vuoi far eseguire per prima cosa non la devi proteggere dagli insulti, seconda cosa non devi essere protetto da una sorta di etica dello spettatore. Se al pubblico offri un rumore legnoso come fenomeno al posto di un do maggiore lo puoi fare e senza ricorrere a una legge del contrappasso è possibile che qualcuno risponda con una pernacchia. Non canalizziamo l’arte in codici comportamentali. Lasciamo, anzi FACCIAMO esprimere le idee forti, ma permettiamo alle reazioni di esprimersi nella loro veste, sia essa intellettuale, animalesca, etica, volgare ecc….

    • masvono maggio 21, 2014 a 12:01 am #

      D’accordissimo. E aggiungo che se Bartók è in repertorio ovunque è Stockhausen da nessuna parte vuol dire Che il pubblico alla fine SA scegliere. Saluti

      -MV

    • lavocedelloggione maggio 21, 2014 a 11:44 am #

      Bravo Andrea! Infatti, osservando Lachenmann e gli altri esecutori all’uscita da teatro mi sono sembrati estremamente soddisfatti dell’esito della serata, forse si saranno sentiti gli eroi di una nuova storica serata tipo la prima della Saga della Primavera! E d’altra parte non se ne poteva più del pubblico passivo di fronte a tutte le partiture moderne che abbiamo sentito, come se fosse d’obbligo abbozzare o peggio far finta di aver capito tutto da fini intellettuali!
      Poi occorrerebbe aprire un dibattito sulla comprensione della musica contemporanea; io, come immagino la maggior parte del pubblico, non sono in grado di giudicare se una partitura come quella eseguita l’altra sera abbia un valore originale, un valore di genialità artistica nella composizione etc etc, semplicemente mi mancano gli strumenti (e in ogni caso è datata, e tutto sommato Luigi Nono mi sembrava più originale). Questo diventa un ostacolo oggettivo, mentre per il repertorio “classico” ci sembra di essere in grado di giudicare un’esecuzione, anche se non allo stesso modo di un musicologo, se non altro per comparazione con altre esecuzioni già ascoltate! E aggiungo di dubitare fortemente che fra pochi anni questi pezzi verranno applauditi entusiasticamente, come è stato per la Sagra della primavera. Per quanto mi riguarda, penso che la musica contemporanea di questo tipo sia per pochi intimi che capiscono o credono di capirne il valore. Meglio secondo me ascoltare della musica jazz o altri esperimenti musicali che mi sembrano molto meglio riusciti, come ad esempio, the Wall dei Pink Floyd . Ciao ciao Attilia

      • masvono maggio 21, 2014 a 12:17 pm #

        Pink Floyd “battono” Lachenmann 10.000 a 0. Lachenmann lo chiudiamo nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria di Terontola ad ascoltare la musica dei treni merci! Ciao ciao

        -MV

  25. proet maggio 21, 2014 a 8:30 am #

    ma va? non sapevo che fosse il pubblico a fare i cartelloni! da quando?
    posso partecipare anch’io a queste direzioni artistiche condivise? dove ci si iscrive?

  26. marco vizzardelli maggio 21, 2014 a 2:07 pm #

    Sì può partecipare, ad un patto: sappia che la direzione artistica condivisa, in base ad una superfascista-comunista ma pienamente legittima decisione, ogniqualvolta lei Proet tenterà di inserire un brano di Lachenmann nel cartellone, lo sostituirà d’autorità con una bella canzone di Orietta Berti.

    marco vizzardelli

    • lavocedelloggione maggio 21, 2014 a 3:10 pm #

      Ragazzi non accapigliatevi a suon di repliche sul blog! Non avrei mai detto che quel povero Lachernman avrebbe suscitato tutto questo putiferio! Forse manco se lo merita! Se ne sono sentiti di simili senza che nessuno fiatasse. Dedichiamoci ad Elettra che grazie a dio mette d’accordo progressisti e ultra-conservatori (vedi entusiastica recensione di Isotta sul Corriere di oggi) ciao a tutti Attilia

  27. marco vizzardelli maggio 21, 2014 a 3:37 pm #

    Però Attilia Lachenmann sul blog è stato un successone! Mai visti tanti interventi!
    Tranquilla, stasera vedo e ascolto Elektra

    marco vizzardelli

  28. proet maggio 21, 2014 a 5:14 pm #

    non accetteremo che lo Stato della Musica Contemporanea si pieghi ai diktat dei due capi ultras, i famigerati Marchetto ‘O Ciuccio Complet’ e Max ‘O Liberist’ Attualissimo!
    Fuori gli ultras dal Loggione, è ora di dire basta a questa sopraffazione continua ai danni della musica e dei musicisti da parte di persone ignoranti e frustrate.
    Meno Tosche per tutti e un milione di pezzi contemporanei alla Scala!
    VOTA PROET! VOTA PROET!

    • masvono maggio 21, 2014 a 6:44 pm #

      PRRRRRRRRR….PRRRRRRRRR…PRRRRRRRROOOOEETT…..PRRRRRRRROOOEEEETTTT….VOTO PRRRRRRRRRRROOOOEEEETTTT…sto cercando di farlo, ma continuano ad uscirmi dei Lachenmann…PRRRRRRROOEEEETTT…PRRRRRRRROOOEETTT…

      -MV

      • proet maggio 21, 2014 a 7:50 pm #

        attenti a Elektra, branco di ultras ignoranti e spernacchianti che non siete altro!
        come dice l’Isotta, Strauss vi si spinge sull’orlo dell’abisso o qualcosa del genere, potreste farvi molto male….

  29. marco vizzardelli maggio 22, 2014 a 4:11 pm #

    Sono nell’abisso. Come si sta bene!
    Da qui, le pernacchie trovano una favolosa cassa di risonanza!

    PRRRRRRRRRRRRRRRRRRR RRRRRRRRRRRRRRRRR RRRRRRRRRRRRRR LAAAAAAAACHENMAAAAAAAAAN AAAAAAAAAN AAAAAAAAAAN AAAAAAAN!!!!!!!!!

    marco vizzardelli

  30. proet maggio 22, 2014 a 6:12 pm #

    “Wer nur etwas von Musik versteht, versteht auch davon nichts”
    “Those who understand only a little bit about music don’t understand anything about it”
    “Chi capisce solo un po’ la musica, non ne capisce niente”
    Hanns Eisler (1898-1962), da Georg Christoph Lichtenberg (1742-1799).

  31. proet maggio 25, 2014 a 9:37 am #

    per completezza di informazione:

    http://www.huffingtonpost.it/annalisa-andreoni/helmut-lachenmann-scala-milano_b_5372674.html

    • luzy maggio 25, 2014 a 11:16 am #

      Ci mancava l’Italianista dell’ Universita’ IULM di Milano che cita Baricco…

      • masvono maggio 25, 2014 a 4:58 pm #

        Non sono d’accordo con la relatrice di questo articolo. Cosa vuol dire “gli amanti della contemporanea”? La musica o è buona o è cattiva. I pezzi di Stockhausen non sono stati fischiati, l’obbrobrio di Lachenmann sì. Il “Faust” di Schnittke trascina qualunque ascoltatore, l’Elykopter no. Chi scrive musica si assume il rischio che venga fischiata, se è una porcata o applaudita se è bella. Si assume anche il rischio che non venga mai capita, nel qual caso magari è il caso che si guardi allo specchio. Gli “spettatori della musica contemporanea” che sono? Gente acritica che qualunque cosa venga loro ammannita va bene e non la contesterebbero mai? Basta sia scritta dopo il 1960? Cosa dovrebbe essere questo “ciclo contemporaneo”? Un recinto protetto di qualche snob che dice “questo sì” e “questo no”? Salonen ha presentato un suo pezzo recentemente. Molto applaudito da tutti. Semplicemente era un buon pezzo di musica riconosciuto tale da tutti, quello di Lachenmann era un’oscenità riconosciuta come tale da parecchi. Tutto qua.
        Saluti

        -MV

    • masvono maggio 25, 2014 a 3:45 pm #

      Ahahahah..mi dispiace che il mio urlo liberatorio “UN INCUBO!” sia stato percepito ed erroneamente riferito come “VAFFANCULO”. Tuttavia il mio intimo auspicio era quello…
      Saluti

      -MV

      • luzy maggio 25, 2014 a 7:40 pm #

        Fischi e buuu, come gli applausi e le ovazioni, sono parte integrante di uno spettacolo. Chiasso e coloriture eccessive del linguaggio (protesta) un segno di maleducazione da un lato, di insofferenza dall’altro. Alla prima di Quattro Adagi di Sciarrino un pirlottone grido BASTA! (da un palco, mi pare) nel bel mezzo dell’esecuzione. Il tentativo di impedire un’esecuzione, o di disturbarla, fa parte della storia della musica (si ricorda, appunto, il Sacre) ma non è che sia da accettare come un comportamento lecito solo perché accadeva in passato. Se dovessi fare chiasso ogni volta che vedo un film che mi fa cagare non mi farebbero più entrare in un cinema. In ogni caso Lachenmann ha un catalogo fatto di piccoli e grandi capolavori. Mentre l’insofferenza del pubblico è sempre un segno che qualcosa è arrivato là dove non doveva arrivare…

  32. masvono maggio 25, 2014 a 10:04 pm #

    Luzy, guardi che non tutte le composizioni sono “il Sacre”. E’ ora di guardare i musicisti, i compositori e gli artisti nelle palle degli occhi. Non è che un artista è un essere “superiore” che qualunque cosa faccia deve provocare silenzio e venerazione. Anzi! Nemmeno a volte di artisti si tratta. Non è che uno sul palco vada ascoltato per il semplice fatto che si trova lì. Lo si ascolta e si esprime se piace o no.
    Dritto, nelle palle degli occhi.

    E poi, mi scusi, urlare in un cinema “fa cagare” cosa vuol dire? Lo grida allo schermo? Viceversa presente l’autore potrebbe, e dovrebbe, farlo.
    Saluti

    -MV

    • luzy maggio 27, 2014 a 1:01 pm #

      Certo, il Sacre è il Sacre: la sua unicità è pari solo alla sua sovversività. Ma le radici repressive della reattività irrefrenabile di quella parte del pubblico che cent’anni fa tentò di vanificare l’esecuzione del capolavoro stravinskjiano sono le stesse che l’altra sera hanno prodotto una deprecabile caciara intimidatoria. Se ne trova conferma qua sopra nell’espressione di sfida «Dritto, nelle palle degli occhi». Come se la comunicazione tra compositore e spettatore/ascoltatore dovesse consumarsi in uno scontro di potere. Veramente allucinata questa prospettiva di fruizione della musica e dell’arte in genere. Le radici repressive e coercitive di questo atteggiamento, dove il compositore è per lo più reclutato da un sistema conservatore come produttore di merce acustica finalizzata all’intrattenimento del pubblico pagante, e pertanto deve adeguarsi al gusto della massa, alimentano una serie di vizi reazionari che da decenni proliferano nei confronti della cosiddetta “musica contemporanea”: lo spettatore non capisce ergo la musica non comunica, ossia una doppia aberrazione che invalida entrambe le parti in gioco; una ridda di sciocchezze critico-musicologiche, dalla psicoacustica alla psicoanalisi, passando per l’imposizione politico-ideologica, hanno poi popolato scritti e articoli, specie dall’inizio di questo nuovo secolo, tentando di risolvere epistemologicamente un problema di mancata comunicazione che, guarda caso, non si riscontra mai in quella parte di pubblico che si pone all’ascolto mosso da interesse per la conoscenza, mentre appare costante, come la morte nera, in quell’altra parte, quella che si reca a concerto per essere piacevolmente intrattenuta, e dunque si pregusta qualcosa che non potrà discostarsi molto dalla proiezione di ciò che si ritiene debba essere considerata musica. E qui scatterà la reazione. C’è peraltro una evidente differenza tra la legittima contestazione e il dileggio intimidatorio: la prima esprime il libero dissenso, mentre il secondo si auspica la delegittimazione dell’artista e della sua opera.

      • masvono maggio 27, 2014 a 5:16 pm #

        No. Il suo è un classico discorso ideologico. Prova ne è che la composizione di Esa-Pekka Salonen è stata applauditissima, idem i Klavierstucken di Stockhausen, idem diverse altre cose. Non applaudita *da altri*. Applaudite DA ME. E nel caso di Salonen con grida di “bravo”.
        Quindi, il suo discorso, non funziona perchè io, come applaudo Salonen (musica contemporaneissima) urlo “incubo” quando non mi piace. Senza ideologia di sorta, come vede.
        Saluti

        -MV

  33. luzy maggio 28, 2014 a 10:58 am #

    Ma lol! Certo che il mio è “un discorso ideologico”. O per meglio dire è una critica ideologica al Vostro comportamento intimidatorio nei confronti di uno dei massimi compositori viventi. Lei è libero di applaudire chi vuole, anche Allevi se le aggrada. Così come io sono libero di individuare un comportamento becero/fascista nella contestazione avvenuta alla Scala lunedì 19 maggio 2014.

    • masvono maggio 28, 2014 a 11:21 am #

      …Ed essendo ideologico è un discorso completamente errato. Perchè dove lei afferma:

      “(…omissis..)non si riscontra mai in quella parte di pubblico che si pone all’ascolto mosso da interesse per la conoscenza, mentre appare costante, come la morte nera, in quell’altra parte, quella che si reca a concerto per essere piacevolmente intrattenuta, e dunque si pregusta qualcosa che non potrà discostarsi molto dalla proiezione di ciò che si ritiene debba essere considerata musica. E qui scatterà la reazione.”

      si evince l’inesistenza del fondamento di tutto il suo castello: ovvero *l’inesistenza* dei due tipi di pubblico: l’uno evoluto (quello aperto ad ogni tipo di esperienza….che poi sarebbe anche il caso di vederci chiaro, dato che allora questo tipo di pubblico sarebbe acritico, gli starebbe bene qualunque esperienza. Uno sale sul palco, fa dei versi, scende e si passa una vita a rimuginare sul senso profondo della cosa, in pratica trovarle a forza un signifcato. Ma tant’è…) e uno involuto che vuole ascoltare quello che ha in mente (che è, a suo dire, reazionario e portato a comportamenti fascisti.
      I due tipi di pubblico, sono *inesistenti*. Il pubblico è UNO.
      Alla Filarmonica della Scala ad ascoltare Salonen c’era lo stesso pubblico (pure anziano) di Pollini.
      A Salonen ha tributato applausi e grida di bravo (a Salonen come compositore! Di un pezzo del 2006, non del 1991).
      A Lachenmann un centinaio di persone (non due) hanno sonoramente “contestato”. Stesso pubblico, ripeto. Anzi, sulla carta molto più “giovane”.

      Quindi, se il pubblico è UNO, è la musica che non va. Vi è musica contemporanea che comunica e che piace (Salonen) e che da un decennio ha successo nelle sale del mondo. Poi vi è musica contemporanea che fa schifo, è un insulto alle orecchie, provoca disgusto in una notevole fetta del pubblico (Lachenmann).

      Forse sarebbe il caso incominciare a buttare nel water le ideologie mummificate, e incominciare a intendere la musica in sè.

      Poi lei è libera di applaudire tutti i Lachenmann che vuole, se le piacciono. Non è libera di affermare che le contestazioni a Lachenmann derivano da un approccio conservatore del pubblico ecc.ecc. perchè, come dimostrato, il pubblico è lo stesso.
      Stockhausen è stato applaudito (nei Klavierstucken, non nell’Elykopter…)
      Salonen è stato applaudito (e parecchio)
      Schnittke nel “Seid nüchtern und wachet” ha trionfato qualche anno fa all’Auditorium di Milano (pezzo degli anni ’80).
      Lachenmann, in questo pezzo, NO.

      Saluti

      -MV

      p.s. Poi qualcuno dovrà spiegarmi perchè la maggior parte dei compositori contemporanei non è in grado di comunicare altro che “angoscia” nelle proprie composizioni. E la psicoacustica c’entra eccome!

    • Elenas maggio 31, 2014 a 6:50 pm #

      Lei è un grande, Luzy. L’ideologia non è un reato, e neppure lo è partire da presupposti ideologici.

  34. marco vizzardelli maggio 28, 2014 a 12:43 pm #

    “lei è libera di applaudire tutti i Lachenmann che vuole, se le piacciono. Non è libera di affermare che le contestazioni a Lachenmann derivano da un approccio conservatore del pubblico ecc.ecc. perchè, come dimostrato, il pubblico è lo stesso.
    Stockhausen è stato applaudito (nei Klavierstucken, non nell’Elykopter…)
    Salonen è stato applaudito (e parecchio)
    Schnittke nel “Seid nüchtern und wachet” ha trionfato qualche anno fa all’Auditorium di Milano (pezzo degli anni ’80).
    Lachenmann, in questo pezzo, NO.”

    Sottoscrivo e approvo. E’ molto fascista giudicare le contestazioni fatte a Lachenmann. Tipico d’una certa cultura vetero-comunist-fascista, irrimediabilmente invecchiata.

    marco vizzardelli

    p.s. Sbaglio o son passati un po’ di giorni da quel concerto? Questi comunist-fascisti sono davvero tenaci, nel voler aver ragione per forza!

  35. luzy maggio 28, 2014 a 12:49 pm #

    Lachenmann non è stato solo “non applaudito”. La si smetta di fingere. Quello che è successo è già stato raccontato nei particolari, alcuni veramente indecorosi, da più parti. Da parte mia ho aggiunto quel che andava aggiunto, sissignori, “ideologicamente”! Inoltre non ho mai parlato di pubblico “evoluto” e/o “involuto”. Queste categorie discriminanti le tira in ballo Lei, faziosamente, per poter poi dire, paradossalmente, che il pubblico è UNO. Semmai ogni spettatore è potenzialmente un pubblico differente… In altre parole UNO è Lei. UNO sono Io. UNO è Pollini, che sulla musica ha idee differenti da quelle di Kissin o Bollani, tanto per dire. Diciamo piuttosto che tra le centinaia di spettatori di un concerto ci sono quelli che sono disposti ad ascoltare, poi applaudire o buare, se ritengono giusto farlo, o anche a starsene assolutamente zitti – peraltro quest’ultima la cosa più agghiacciante per un artista – e quelli (di solito una minoranza sul totale) che talvolta reagiscono violentemente lasciandosi andare a manifestazioni di inciviltà; spesso questi ultimi si fanno portavoce della massa che necessita d’essere aizzata, quella massa che spesso non sa bene che fare, dire, pensare… . Lunedì 19 maggio 2014 la Scala ha sentenziato che Lachenmann è un ciarlatano. L’avete urlacchiato perché tutti sentissero. Non vi bastava una sequela di buu e fischi contrapposta agli applausi. Era necessaria la delegittimazione (questa sì, di matrice reazionaria e fascista). L’aspetto più miserrimo della faccenda è che tutto accade perché quello che giunge alle orecchie “offende” a tal punto da meritarsi la cacciata dal paradiso: teatroallascala.lol

    • masvono maggio 28, 2014 a 1:16 pm #

      Guardi che al mio grido “UN INCUBO!” se questo “pezzo” (chiamiamolo così) fosse piaciuto avremmo avuto uno scatenarsi di applausi e urla di bravo. Invece c’è stato quello che c’è stato. Quindi il “pezzo” ha fatto sostanzialmente *schifo*.

      Il bello è che, qui dentro, mi hanno criticato dandomi del “fascista” ecc. ma NESSUNO ha detto: “che bel pezzo”.
      Praticamente ha fatto schifo a tutti.
      Quindi, mentre il suo pensiero è: “continuiamo a far sentire questo schifo perchè prima o poi qualcuno che lo capisce c’è” il mio è “buttiamo questo pezzo nell’immondizia perchè fa schifo e non piace a nessuno”.

      Non mi sembra una cosa tanto complicata. Non mi sembra nemmeno tanto complicato *cessare* di considerare qualunque cosa un tizio proponga da un palcoscenico (sia pure blasonato come quello della Scala), compresi borborigmi e flatulenze sonore, come meritevole di interesse o emanazioni di chissà quali profondi pensieri.
      Un musicista non è dio. E’ uno che propone e che proponendo accetta anche di essere respinto.
      Saluti

      -MV

  36. marco vizzardelli maggio 28, 2014 a 12:57 pm #

    E ridaje!

    “giovinezzaaa, giovinezzaaaa primavera di belleeeezzaaa….”

    marco vizzardelli

  37. marco vizzardelli maggio 28, 2014 a 1:30 pm #

    “Un musicista non è dio. E’ uno che propone e che proponendo accetta anche di essere respinto”

    Sottoscrivo nuovamente
    marco vizzardelli

  38. Gabriele Baccalini maggio 28, 2014 a 1:37 pm #

    Ho già scritto che il brano di Lachenmann era datato e anche prolisso. Di lui ho sentito cose molto migliori ed è anche vero che un certo pedagogismo di Polini in materia di musica contemporanea qualche volta scivola nella pedanteria. Tutto ciò meritava al massimo indifferenza, ma non gazzarra.
    Detto ciò esorterei tutti e soprattutto i miei amici Vizza e Max a non essere così apodittici nel classificare le musiche come belle o brutte: queste sono le loro opinioni, non la vertià assoluta. Dovrebbero astenersi dall’aizzare gli istinti notoriamente conservatori di molto publico della Scala (il “vai alla Baggina” è stato indirizzato da un sostenitore di Lachenmann a uno dei più anziani contestatori).
    Risalendo la mia presenza alla Scala alla metà degli anni ’50, non posso dimenticare che di un merletto di otto minuti come la Piccola Musica Notturna di Dallapiccola non si poté ascoltare, la sera del debutto di Lorin Maazel alla Scala, una sola nota per le urla del pubblico di tutti i settori del teatro. Alcuni stenteranno a credere che alla fine degli anni ’50 il Concerto per orchestra di Bartòk fu eseguito in mezzo a quaranta minuti di urla, come il Wozzeck diretto da Mitropoulos, al quale ero troppo piccolo per esere presente. Di tutti costoro, che poi uscirono disgustati dalla prima esecuzione alla Scala di Porgy and Bess, possiamo dire oggi che erano degli ignorantoni e basta e voglio vedere chi mi contraddice. Quindi un po’ più di calma, per favore.
    Il fascismo poi, lo ripeto per tutti, abita da un’altra parte: era un regime che incarcerava, non di rado assassinava e comunque torturava con il manganello e l’olio di ricino i suoi oppositori. Tra il fascismo e la maleducazione esiste ancora qualche differenza…

  39. marco vizzardelli maggio 28, 2014 a 1:41 pm #

    Scusi Luzy, vorrei un suo parere su “I Pini di Roma ” di Respighi.

    marco vizzardelli

  40. proet maggio 28, 2014 a 2:31 pm #

    la testimonianza di Baccalini è tanto interessante quanto sconcertante.
    pare dunque che siamo rimasti agli anni ’50…

    • masvono maggio 28, 2014 a 3:52 pm #

      Gabriele non vorrai dirci che il “pezzo” di Lachenmann è come il wozzeck?

  41. Gabriele Baccalini maggio 28, 2014 a 4:12 pm #

    Evidentemente non mi sono spiegato, né con Proet né con Max.
    Negli anni ’50 le urla duravano durante tutta l’esecuzione della musica, per cui urlare solo alla fine è già un piccolo passo in avanti.
    Max, hai letto la prima riga del mio intervento? Il Wozzeck non è né datato né prolisso, su questo non ci piove, quindi non ho messo il pezzo di Lachenmann sul piano del Wozzeck.
    Volevo solo invitarvi ad essere meno categorici nel dire questa musica è bella e quest’altra è brutta, perché i sapientoni del 1913 (Sacre) e quelli del 1952 (Wozzeck) sono stati sono stati clamorosamente smentiti dalla storia. Quelli del 1952 sono ancor meno perdonabili, visto che la prima del Wozzeck era avvenuta a Berlino con un successo trionfale nel 1925.
    Magari a criticare Lachenmann potete anche avere ragione, l’ho fatto anch’io per il pezzo di cui si discute, ma un “secondo me” detto o scritto hic et nunc non renderebbe più credibili le vostre critiche?

    • masvono maggio 28, 2014 a 10:40 pm #

      Insomma, è solo un problema di “forma”, non di “sostanza”. Spiego la mancanza del “secondo me”. Che Lachenmann abbia fatto schifo è un dato di fatto per almeno 100/150 contestatori. Che non sia piaciuto a Gabriele è un dato di fatto (lo dice lui) a Elena un altri dato di fatto (lo scrive lei) a Proeta non interessa (lo scrive lui) , ad Attilia non è piaciuto (lo scrive lei). Costoro non hanno “buato” non so se hanno applaudito, diciamo che sono stati fermi senza applaudire alla meglio. Ora però dato che questo “pezzo” ha avuto come esito una risposta tra “non mi è piaciuto” e “ha fatto schifo” per la totalità delle persone che scrivono qui, perché dovrei anteporre a quello che scrivo “secondo me”?
      Era un pezzo schifoso e/o che non piaceva. Per tutti noi.
      Ciao

      -MV

      • Elenas maggio 31, 2014 a 7:05 pm #

        Ti sbagli Max. Il fatto che non sia piaciuto (ad alcuni, ma non tutti) non implica che il pezzo fosse schifoso.
        Tu stesso affermi che i buatori sono stati 100/150. Dunque, a parte il fatto che c’è stato anche chi ha applaudito, non stiamo affatto parlando della totalità del pubblico, a meno che tu non pretenda di sostenere che chi buava era consapevole e onesto e chi applaudiva no o lo faceva per posa o perché alla Scala non sta bene.
        Detto questo, esiste la sospensione del giudizio – che non significa affatto mancanza di senso critico, quanto piuttosto libertà da un’altra forma diffusa di ansia che è quella di dover dare a tutti i costi un giudizio, possibilmente netto -, ed esiste la curiosità.
        Lachenmann alla fine mi ha incuriosita e, forse anche per l’esito controverso di questa serata, la mia curiosità è aumentata e infatti andrò ad ascoltare altri suoi pezzi al prossimo festival Milano Musica.
        Poi: non mi è piaciuto non vuol dire “è una cagata”. E non vuol dire – come ho sottolineato – che non è arrivato nulla. Vuol dire che non mi è piaciuto, che è diverso. Io non pretendo di trasformare il mio gusto in fatto oggettivo. Anche perché Pollini potrebbe a buon diritto affermare il contrario, con argomenti assai migliori dei miei e dei tuoi messi assieme.

        Elenas

  42. proet maggio 28, 2014 a 10:08 pm #

    Baccalini, la ringrazio per la preziosa testimonianza storica e mi conforta sapere che, a differenza di quanto avviene nel calcio, gli ultras scaligeri siano diventati più educati di quanto non fossero i loro predecessori di 60 anni fa.
    tuttavia continuo a essere infastidito da queste evidenti manifestazioni di un Ego incollerito che nulla hanno a che fare con la musica e lo sport.
    il principio pare lo stesso: affermare la propria identità in un luogo e in un ambito del quale ciascuno di loro si ritiene esperto e depositario di valori assoulti malgrado una conoscenza della disciplina che si ferma alla pratica dilettantistica.
    forse è proprio questa relativa facilità nel tirare 4 calci ad un pallone o strimpellare uno strumento e magari leggiucchiare una partitura che permette ad alcuni di rappresentare sé stessi come una moltitudine, un pubblico, quando invece sono solo e miseramente sé stessi, appunto.
    il fatto è che probabilmente se l’accesso alla Scala fosse concesso a un pubblico più vasto, cosa che gli ultras scaligeri al pari di quelli del calcio evidentemente non desiderano, probabilmente verrebbe fischiato tutto il concerto in questione e non solo la prima parte che, ancora nel 2014, viene messa appunto per prima per evitare che il teatro si svuoti nel caso opposto, cosa che io trovo davvero triste a più di 100 anni dalla fine del linguaggio tonale.
    quanto a Pollini occorre dire che ormai è l’unico rimasto in vita ed in attività di una generazione di musicisti “influencers” che hanno, con modalità devo dire similare a quella degli ultras, sancito quali fossero i linguaggi della contemporaneità degni di entrare nelle istituzioni e quali no, condizionando così pesantemente e per decenni le stagioni concertistiche ed operistiche che restavano sotto la loro sfera di influenza.
    l’episodio di quella sera dunque mi appare doppiamente triste e segno di una inesorabile miseria culturale che per fortuna è controbilanciata da tante iniziative minori e da un panorama europeo che appare senz’altro più vivace.

    • masvono maggio 28, 2014 a 10:49 pm #

      Proeta da “misero me stesso” le ricordo che la musica non esiste per i musicisti. Esiste per essere ascoltata. Purtroppo spesso esistono persone che si credono musicisti perché assemblano la fattezza tecnica di una partitura che però non contiene musica. Non sono musicisti . E il pubblico li rifiuta. Come Lachenmann. Qui l’hanno rifiutato tutti, anche lei che l’ha accantonato con un lapidario “non mi interessa”. La differenza è che io gliel’ho più o meno detto in faccia.
      Saluti

      -MV

  43. proet maggio 28, 2014 a 11:10 pm #

    e intanto ecco un altro piccolo miracolo de Les Siecles, SECONDO ME la migliore orchestra d’Europa se non del mondo… 🙂

    http://tinyurl.com/p2gnpw7

  44. Marco maggio 29, 2014 a 8:11 am #

    Non avrei mai pensato che un personaggio come Lachenmann riportasse agli antichi splendori, degni del pro o contro Muti, la “Voce del loggione”.
    Marco Ninci

    • luzy maggio 29, 2014 a 9:53 am #

      Evidentemente è completamente sfuggita la grandezza del compositore Lachenmann… Sebbene, come sempre è accaduto nella storia, le reazioni isteriche e il tentativo di delegittimazione la confermino.

      • masvono maggio 29, 2014 a 12:30 pm #

        Sisi, Luzy. La storia! In 25 anni quel pezzo è MORTO. Ne riparliamo tra 25 anni?
        Saluti……….

        -MV

    • lavocedelloggione maggio 29, 2014 a 10:01 am #

      Ciao Marco, ben tornato! Mi aspetto da te una disamina su come si giudichi l’arte: chi sancisce che un “prodotto umano” sia un’opera d’arte? Pochi intenditori, il plebiscito di una moltitudine, la conformità a delle forme precostituite, insomma chi o cosa? E quando si può dire che l’artista ci sta bellamente prendendo in giro? (è questo il caso che giustificherebbe la “ribellione” del pubblico). E poi ancora: il pubblico “va educato” e se sì, in che misura? E via discorrendo! C’è da sbizzarrirsi!
      A proet vorrei anche dire che se ormai la musica “colta” ha decretato la fine del linguaggio tonale, ma non riesce più a produrre capolavori durevoli come è successo fino alla metà del novecento e anche un po’ più in là, vorrà pur dire qualcosa! Minimo significa che nessuno sa creare dei linguaggi convincenti, il tutto mentre la musica pop rock, la musica jazz e la musica da film continuano per la loro strada.
      Baci baci a tutti Attilia

      • luzy maggio 29, 2014 a 10:29 am #

        Perdonate, ma tra le migliori colonne sonore – solo per fare un esempio – ci sono quelle che recuperano linguaggi musicali “contemporanei”, nel senso che spessissimo si ispirano alla musica atonale e alle avanguardie del loro tempo. Di più, musicalmente parlando, al cinema si digerisce qualsiasi cosa, anche la cacofonia più violenta – alla Scala è necessaria una certa consonanza… Ammenoché non sia un concerto per Milano Musica, dove il pubblico è di Milano Musica.

        Tornando al fattaccio di lunedì 19 maggio 2014, il rifiuto è nei riguardi del Progetto Pollini. E se non è così, dato che le altre serate sono state digerite, dovrei pensare che il rifiuto è nei riguardi di Lachenmann come allievo di Nono, non certo come compositore. Ma qui lo dico e qui lo nego.

  45. proet maggio 29, 2014 a 10:17 am #

    Sig.ra Attilia, guardi che la musica “colta” non è solo quella veicolata da Pollini o dal Festival Milano Musica!
    c’è una miriade di esperienze compositive ormai nel mondo, individuali e collettive, e giustamente aperte a quei linguaggi di cui lei dice che “continuano per la loro strada”.
    il problema è che a Milano tutto questo non arriva, se non sporadicamente, e alla Scala men che meno.
    e a mio parere ciò accade proprio per la saldatura tra gli interessi del pubblico generalista e turistico con quello degli ultras che difendono il loro territorio a suon di urla e fischi (e numerini delle code) dall’invasione di ciò che temono più di ogni altra cosa: la vitalità e la varietà delle esperienze sonore generate dagli uomini in ogni tempo e in ogni luogo e in ogni cultura.
    se Lachenmann suscita queste reazioni, in nome di una Estetica Assoluta di una disonestà intellettuale da far impallidire quaisiasi politico italiano e non, figuriamoci cosa succederebbe se il Sacro Tempio venisse occupato da qualcos’altro di meno consono ancora ai gusti di questi esegeti, rimasti al culto ottocentesco dell’Interpretazione o a quello più recente del Neo-Liberismo!

  46. Gabriele Baccalini maggio 29, 2014 a 11:18 am #

    Penso che la musica, prima di arrivare al cervello, debba passare per il cuore e talvolta anche dalla pancia. Posso essere d’accordo sul fatto che il Duo per caminantes di Nono sia piuttosto indigesto per una buona parte (diciamo anche la gran parte, se a Max piace di più) del pubblico scaligero, però è un fatto che un brano stupendo, breve ma struggente, come “…sofferte onde serene…” è stato contestato alla Scala la prima volta, quando Maurizio Pollini lo eseguì in prima assoluta in memoria di sua madre, per la morte della quale era stato scritto, e la seconda volta quando lo stesso Pollini lo eseguì in memoria di Nono. Buare in quei casi era per lo meno una cafonata.
    Io non ho dubbi che vi siano ragioni storiche precise per il fatto che la media del pubblico scaligero (e italiano in generale) sia indietro di 40-50 anni rispetto alla cultura musicale europea e mondiale e che ci sia in molti un rifiuto aprioristico verso la musica più moderna. Ma questo è un discorso che richiederebbe molte righe e un clima meno rissoso di quello del blog.
    Conosco altre persone, oltre a Max, cui il concerto per violino di Salonen è piaciuto, ma si sono accorti che, quando compone, Salonen è molto più “prudente” di quando dirige?
    Vorrei che portasse alla Scala la terza sinfonia o il Concerto per orchestra di Lutoslawsky, grandissimo compositore polacco da noi pressoché sconosciuto, di cui Salonen è sommo interprete, e – alla Jannacci – vedere di nascosto l’effetto che fa.

    • masvono maggio 29, 2014 a 12:33 pm #

      Si potrebbe provare…Lutoslavsky NON è Lachenmann, o se preferisci il Lachenmann del “soffiatromba nella pancia del pianoforte” o della “ginnastica con il coperchio”. Ripeto. Esiste musica contemporanea E musica contemporanea (che non è musica).
      Ciao!

      -MV

  47. masvono maggio 29, 2014 a 12:39 pm #

    Luzy, mi dispiace che lei non capisca. Il rifiuto non è al progetto Pollini. Io al riguardo ho idee precise, ma non le esprimo. Diciamo che Pollini, per i miei gusti, è troppo ideologico, ovvero ritiene che una certa musica è valida solo in quanto politica. E musicalmente parlando è un’aberrazione.

    Il rifiuto non è, ripeto, al progetto Pollini. Ripeto: ho applaudito i Klavierstucken e ho pazientemente digerito un’altra cosa che nulla mi ha detto e nulla mi dirà mai suonata da “nonmiricordochi”.

    Il pezzo di Lachenmann (NON Lachenmann, il suo pezzo, il suo aborto, quella ROBA che Lachenmann ha ritenuto rappresentasse se stesso il 19/5) viceversa l’ho sonoramente contestato. Sono pezzi diversi.

    Nessuna ideologia, come vede. Delle idee politiche di chi fa musica ME NE FREGO (per dirla con il simpatico Inattuale). Ascolto solo la musica, oppure, se preferisce, e per dirla con Salonen, “mangio il piatto dello chef che il cameriere mi porta in tavola”.
    Saluti

    -MV

  48. Marco maggio 29, 2014 a 1:45 pm #

    Cara Attilia, cari tutti, Marco, Max, Gabriele, Proet o Barbun che dir si voglia, Elena, Luzy, Inattuale, sono contento di tornare a scrivere qui. Se io potessi dare un criterio, condivisibile da tutti, per stabilire quando un prodotto umano è un’opera d’arte, sarei il più grande critico e filosofo di tutti i tempi, superiore ad Aristotele, a Kant, a Schopenhauer, a Adorno e a tanti altri. Non penso di poterlo fare e quindi mi risparmio un TSO immediato per delirio di onnipotenza. Dal mio modesto punto di vista soggettivo penso tuttavia si possa parlare di opera d’arte o di grande opera d’arte quando questa riesce ad esprimere tendenze collettive della società, in un contesto che va molto oltre la biografia dell’autore. Le persone normali come tutti noi possono benissimo darsi alla creazione di cose che abbiano anche un valore estetico o pretendano di averlo; scrivere delle composizioni musicali, dei romanzi, delle pesie, dei ricordi. Però, per quanto ci riguarda, queste creazioni hanno un valore individuale, esprimono noi stessi, la nostra biografia, quello che abbiamo vissuto, le nostre senzazioni ed emozioni. Non vanno al di là di loro. La creazione e la biografia praticamente si identificano. Io penso invece che la grande arte nasce certo dall’individuo ma non parla di lui; la biografia di chi l’ha creata non ha in questo molta importanza. La creazione parla invece della storia, di “quella” storia”; e della storia fa parte. Tant’è che quanto viene espresso nell’arte spesso fa spesso a pugni con le dichiarazioni dell’autore, che rimane esterno alla sua opera come tutti gli altri. Rossini si professava ed era un gran reazionario, nemico dello stile di vita della nascente società industriale; eppure nel “Tell” dette voce alle rivendicazioni nazionalistiche ottocentesche, concepì la natura al modo in cui la concepiva il romanticismo aurorale. Perché chi è grande davvero in ciò che fa è sempre contemporaneo della storia che vive; può dire quello che vuole e vivere come vuole, ma il suo destino è quello. In poche parole, come diceva Proust, l’io che vive non ha molto a che vedere con l’io che scrive. Un pensiero questo dal sen fuggito, senza molte pretese.
    Poi, Attilia, mi domandi se il pubblico debba essere educato. Ecco, a questo io rispondo decisissimamente di no. Si educa a scuola, non a teatro o nelle sale da concerto. La direzione di un teatro o di un’istituzione concertistica ha il dovere di fornire, nel limite delle possibilità, un panorama il più possibile esaustivo delle musiche più interessanti, delle varie tendenze interpretative, delle scuole cui si ispirano i diversi compositori. Il pubblico tuttavia poi reagirà come reagirà, non lo si può imbrigliare. Perché i modi della ricezione anche loro fanno parte della storia della musica, anche loro hanno un’autenticità, anche loro esprimono tendenze della società che è bene non siano annacquate o annullate nel conformismo, fosse pure di alto profilo culturale. I fischi al Wozzeck degli anni Cinquanta dicono qualcosa su quella Milano, non sono soltanto banalmente un errore o un’espressione di provincialismo. E permettono di misurare la distanza che è stata percorsa dalla cultura italiana da quelle reazioni ai trionfi di Abbado in quell’opera negli
    anni Settanta. La storia non si deve giudicare, si deve comprendere. Non sono d’accordo suil dare dell’ultrà o del fascista a chi ha fischiato il pezzo in questione; può essere discutibile, ma legittimo. Soprattutto se si pensa ai danni immensi che si producono quando la cultura si trasforma in culturalismo impettito e conformista, la distruzione di tutto ciò che è vivo.
    Marco Ninci

    • masvono maggio 29, 2014 a 4:54 pm #

      Sono d’accordo con Marco Ninci.
      Saluti

      -MV

      p.s. per Marco Ninci: con questo mio “outing” nei tuoi confronti preparati agli insulti 😉

      -MV

  49. marco vizzardelli maggio 29, 2014 a 2:04 pm #

    Luzy, il rifiuto è solo e soltanto per quella PORCATA di pezzo!!!!!!!!
    Ma come glielo dobbiamo spiegare?
    Non si arrampichi in elucubrazioni: qui Pollini è talmente adorato che… gli si perdona anche l’allarmante 109 dell’altra sera, in nome della grandezza, del mito e della persona.
    Ma che questo comporti la digestione a viva forza del pezzo di Lachenmann, no

    PORCATA!!!!!!!! Capisce questo termine?

    marco vizzardelli

  50. Gabriele Baccalini maggio 29, 2014 a 4:01 pm #

    Sono in gran parte d’accordo con quanto ha scritto Marco Ninci. Osservo solo che la mia quantificazione del ritardo della cultura musicale media milanese rispetto al resto d’Europa non era così sballata: il Wozzeck a Berlino l’hanno capito nel 1925, a Milano nel 1974. Lo stesso vale per Porgy and Bess. E’ un po’ come uno che avesse letto il Decameron nel 1400 e detto: ma cos’è questa oscena schifezza? Ignoranza bella e buona. O no?
    Ragiono un po’ terra a terra, rispetto alla colta disamina di Ninci, ma vorrei dire anche a Max (forse mi ripeto, ma repetita juvant) che i minuti di silenzio dopo la Nona di Mahler a Lucerna forse non sono stati 4’33”, ma non ci mancava molto. Gli consiglio vivamente il nuovo libro di Mario Brunello dedicato al silenzio nella musica e infatti si intitola Silenzio.
    Chiaro che Cage voleva provocare una riflessione: basta fare attenzione alle pause che ci sono nelle Sarabande delle Suite per violoncello di Bach, per capire il valore del silenzio in musica.
    Il pezzo di Lachenmann non è piaciuto neanche a me, una buata poteva starci, ma nel clima che si respira alla Scala una gazzarra mi è parsa fuori luogo. Io ho applaudito moderatamente gli orchestrali della MuiskFabrik di Colonia per senso di ospitalità, smettendo quando tornava Lachenmann, che continuava a uscire con intento a mio avviso provocatorio e ottenendo forse proprio quello che voleva. Non è raro nei musicisti di oggi l’intento di “épater le bourgeois”.
    Saluti a tutti.

    • masvono maggio 29, 2014 a 4:15 pm #

      “Ragiono un po’ terra a terra, rispetto alla colta disamina di Ninci, ma vorrei dire anche a Max (forse mi ripeto, ma repetita juvant) che i minuti di silenzio dopo la Nona di Mahler a Lucerna forse non sono stati 4’33″, ma non ci mancava molto. Gli consiglio vivamente il nuovo libro di Mario Brunello dedicato al silenzio nella musica e infatti si intitola Silenzio.”

      Va tutto bene. I minuti di silenzio dopo la Messa in si minore di Bach “celebrata” da Giulini nel 1990 sono stati eterni. Il pubblico non ha applaudito e se ne è uscito in silenzio. Il concerto era dedicato a Bernstein appena morto. Non ho bisogno di stare 4’33” in silenzio per capire la durata di un silenzio e il significato. Nel terzo tempo della Seconda di Brahms la tromba “tacet”. Quindi ha un silenzio di diverse decine di battute. Serve Cage?

      “Il pezzo di Lachenmann non è piaciuto neanche a me, una buata poteva starci, ma nel clima che si respira alla Scala una gazzarra mi è parsa fuori luogo. Io ho applaudito moderatamente gli orchestrali della MuiskFabrik di Colonia per senso di ospitalità, smettendo quando tornava Lachenmann, che continuava a uscire con intento a mio avviso provocatorio e ottenendo forse proprio quello che voleva. Non è raro nei musicisti di oggi l’intento di “épater le bourgeois”.”

      Appunto. Ma non temere…non è piaciuto a nessuno 😉 Quanto a Lachenmann è bello felice. Ha scritto una porcata, ne parliamo da giorni. E’ stato pagato. Cosa vuoi di più? E’ andata molto peggio allo “sfigato” del concerto precedente: nessuno si ricorda il nome, era una prima assoluta, nessuno l’ha cacciato, atarassicamente è stato applaudito clap clap clap in maniera dimessa, non ne ha parlato nessuno nè nel bene nè nel male…insomma…è la dimostrazione: un obbrobrio fa più rumore di una cosa modesta. Ci si ricorda del peggio o del meglio: anche le fidanzate. Le storie e i nomi mediocri spariscono dalla memoria.
      Ciao

      -MV

      • luzy maggio 29, 2014 a 7:13 pm #

        Sciarrino mediocre… ah ah ah……. Ho appena ordinato il dvd col pezzo di Helmut.

  51. Gabriele Baccalini maggio 29, 2014 a 4:55 pm #

    Max, 4’33” è del 1952.
    Ha avuto una sua funzione e figura nei testi di storia della musica, ma non mi risulta che si trovi di frequente nei programmi concertistici. Poiché tu l’hai citato tra le “porcate”, mi sono permesso di contraddirti. E’ ovvio che la tua cultura musicale ti permetta di apprezzare l’importanza del silenzio, anche se qualcuno sostiene che i 4 minuti e 33 secondi per Cage dovevano servire a cogliere i rumori naturali dell’ambiente. Io propendo per la tesi che i 273 secondi della “composizione in tre movimenti” siano un riferimento allo zero assoluto. Ricordiamoci che Cage era dotato di un notevole denso dell’ironia e anche lui si divertiva a provocare. Però, quando c’è stato il Festival di Milano Musica dedicato a Cage, nel concerto dei Percussionisti della Scala il pezzo più bello e non certo silenzioso era proprio il suo.

    • masvono maggio 29, 2014 a 7:35 pm #

      Ma sì che lo so che 4’33 non è degli anni ’90. Voglio dire che il silenzio anche senza aver mai “ascoltato” 4’33” lo capisco lo stesso.
      Che poi uno metta una sveglia perchè è ispirato dallo zero assoluto in una sala da concerto e me lo vogliate passare come gesto teatrale/musicale ……..
      …..
      Personalmente ho appena composto un pezzo per violino solo: l’ho intitolato 0,5 + radicequadrata di 1,25 e consta di una sola nota: un si bemolle.
      Scoprirete voi l’altezza ascoltandolo.
      E’ molto curioso, perchè, come sicuramente intuirete, non ha fine…
      Va eseguito dopo 4’33”.
      Pretendo la stessa accoglienza.
      Ciao

      -MV

  52. proet maggio 29, 2014 a 6:53 pm #

    ma… “lo sfigato del concerto precedente” sarebbe Sciarrino? almeno così risulta dal programma…
    quanto a Cage sarebbe il caso di riconoscergli di aver scritto una montagna di altra musica e non solo i 4’33”. e forse capire che i suoi non sono solo esperimenti o aforismi o filosofemi, è proprio una pratica diversa del comporre e dell’ascolto che forse aiuterebbe in tanti qui che si sentono in dovere, se vanno a un concerto, di esprimersi e dare il proprio assenso o dissenso.
    io sinceramente se pago un biglietto mi pago la possibilità di ascoltare non quella di dire la mia a tutti i costi.
    e poi, chissà come mai, nessuno fischia mai una composizione tonale? come mai nessuno fischia le schifezze che anche all’epoca vennero fischiate?
    io ho partecipato da esecutore a diverse recite del Giorno di Regno in Scala, mai che abbia sentito volare una mosca, tutti invece attenti a cogliere nella schifezza il Verdi successivo che era già in nuce, e come il direttore sa mettere in rilevo questi dettagli anticipatori e via dicendo…
    perché dunque con la, più o meno, contemporanea, ci si permette ancora di sancire il fiasco o di parlare di porcata?
    va detto che gli ultras se li torchi alla fine confessano: Pollini è un comunista e antepone la politica alla musica (e tra l’altro non mi sembra proprio che Boulez e Sciarrino siano dei comunisti, tutt’altro)…
    il problema di Pollini purtroppo è un altro: semplicemente che il “resto” non lo conosce o non lo vuole conoscere.
    e pare strano che esegua Debussy che del “resto” è il padre amato e riconosciuto da tutti i suoi prosecutori…
    qualcuno mi può spiegare questo fenomeno?

    • luzy maggio 29, 2014 a 7:20 pm #

      “quanto a Cage sarebbe il caso di riconoscergli di aver scritto una montagna di altra musica e non solo i 4’33″. ”
      ————–

      Per quest’italietta provinciale Cage è quella roba lì; tempo fa un somaro ci scrisse un articolo “contro”, pensando che fosse il pezzo a cui assistettero Remo e Augusta Proietti……

    • masvono maggio 29, 2014 a 7:23 pm #

      Se era una prima assoluta lo sfigato era Sciarrino. Se no non mi ricordo,nè ho voglia di controllare. Magari mi confondo con un concerto della Filarmonica (forse Pappano? Boh.)

      Proeta, lei però mi sembra un po’ strano. Cosa vorrebbe dire “fischiare” Un Giorno di Regno? Con Verdi nella tomba da centotrè anni? Cosa vado, a fischiarlo alla Casa di Riposo (o Sant’Agata o Monumentale…non so manco dove sta!)? Credo che “Un Giorno di Regno”, come “Oberto” abbia già la sua morte civile: quante rappresentazioni ne conosce alla Scala? Una ogni quarant’anni? Valgono come curiosità, credo di aver scritto qualcosa del genere a proposito del recente Oberto (il Giorno di Regno non l’ho visto, credo.). Poi, sa, Verdi ha scritto “Un giorno di Regno” che probabilmente non è una porcata, ma senza dubbio non è un’opera riuscita, ma, purtroppo per Lachenmann ha scritto capolavori inauditi riconosciuti come tali *subito* dal pubblico (anzi, no. Non sempre. Le dice niente il fiasco di Traviata alla prima? Peccato che in pochi mesi, non decine e decine e decine d’anni, trionfasse ovunque e a distanza di quasi duecento anni continui a trionfare. Peccato non poter vedere la fine del nome “Lachenmann” tra duecento anni…!), quindi un’attenzione all’ascolto è dovuta d’ufficio.
      Non volava una mosca nel Giorno di Regno, ma non volava nemmeno a Lachenmann, glielo assicuro. Tanto che uno dei pensieri che avevo mentre “delibavo” cotanta partitura era “Ma è mai possibile che i cellulari trillino sempre e durante questo pezzo, dove un bel trillo energico e “burino” ci starebbe benissimo, niente?”.

      L’ultrà (a parte, Proeta, lei ha una percezione dell’Ultrà stranissima: in vita mia ho buato quattro o cinque volte e le ho pure elencate. Sicuramente in questo blog scrive rigorosamente in anonimo gente che ha buato molto ma molto ma molto più di me, e mi tengo basso) che è, a suo dire, in me, ha solo risposto a Luzy che continuava a insistere che Lachenmann sarebbe stato “buato” o perchè si buava il progetto Pollini o perchè Lachenmann era allievo di Nono, quindi per motivazioni “extramusicali”.
      No. E’ stato buato perchè il pezzo faceva schifo. Questa fissazione sull’ideologia è sua, di Luzy e della sua “parte”, non certo mia.
      Saluti

      -MV

      • luzy maggio 29, 2014 a 7:36 pm #

        luzy ha scritto ben altro, caro il mio masvono. Diciamo però che non spiegandosi il perché di tanto disgusto per un brano tutt’altro che brutto (ma ci dica, salverebbe qualcosa dal catalogo Lachenmann, ammesso che lo conosca?), e visto e considerato che siete stati buonini nei concerti precedenti, la teoria del complotto anticomunista è qualcosa che ha visitato la mia mente fin dall’inizio – ma, ripeto, ho scritto ben altro. E ho intenzione di continuare.

  53. luzy maggio 29, 2014 a 7:39 pm #

    Dimenticavo, la prima del Carnaval di Sciarrino è stata a Lucerna nel 2012.

    • masvono maggio 29, 2014 a 7:41 pm #

      Non era Sciarrino, era il concerto di Pappano.
      -MV

    • masvono maggio 29, 2014 a 7:52 pm #

      Il pezzo in questione era :Riccardo PanfiliL’Aurora, probabilmente
      Prima assoluta – commissione del Teatro alla Scala. Dove non ho buato e ho atarassicamente fatto un CLAP, come si conviene a un beneducato fruitore di cotanta meraviglia.

      Clap. L’Aurora.
      Un altro capolavoro lanciato nello spazio.
      Clap.
      Saluti

      -MV

      • Elenas maggio 31, 2014 a 7:17 pm #

        Come minimo avresti dovuto cogliere il fatto che l’autore del pezzo non si è accorto che sono passati 100 anni… Hai voglia a confonderlo! Ed è solo perché lo confondi che NON lo hai buato…
        Per quanto non mi sia ‘particolarmente’ piaciuto, assai più interessante Lachenmann.

  54. masvono maggio 29, 2014 a 7:40 pm #

    Luzy, le faccio i miei complimenti! Lei è la prima che qui scrive che il pezzo di Lachenmann era “tutt’altro che brutto”! Qua non è piaciuto a nessuno. Perfino a Proeta non interessa…pensi un po’!

    Ma non è che a furia di pensare che qui siamo tutti dei complottisti anticomunisti, a lei è piaciuto Lachenmann perchè, magari, costui, è comunista?

    Non conosco il “catalogo” Lachenmann. Nè mi interessa conoscerlo: effetto di questo pezzo…
    Saluti

    -MV

    • lavocedelloggione maggio 29, 2014 a 9:59 pm #

      Non c’entra molto, solo in quanto Fabio Vacchi è un compositore contemporaneo, ma lo sapevate che:

      Bologna, 25 maggio 2014 – Il quindicenne scomparso da ieri a Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola) è uno dei tre figli adottivi del compositore bolognese Fabio Vacchi. Vacchi e sua moglie sono proprietari di una casa a Vagna, frazione sulle alture della città ossolana.

      La coppia ha lanciato un appello a chiunque abbia visto il ragazzo. Il ragazzo, Dennis, è stato visto l’ultima volta ieri a mezzogiorno: poi se ne sono perse le tracce. Sono in corso le ricerche da parte del Soccorso alpino e delle forze dell’ordine. Il quindicenne, di origini russe, ha occhi e carnagione chiara, capelli biondo scuro. Veste una felpa con cappuccio blu e pantaloni della tuta blu e indossa scarpe da ginnastica.

    • Elenas maggio 31, 2014 a 7:19 pm #

      Anche l’Inattuale mi pareva l’avesse apprezzato.
      Perdi colpi, Max?

  55. proet maggio 29, 2014 a 10:01 pm #

    Attilia, la notizia è vecchia, il ragazzo l’han ritrovato quasi subito!

    • lavocedelloggione maggio 29, 2014 a 10:10 pm #

      Ah, meno male! Li conosco da tempo e li avevo visti quando sono stati adottati tutti e tre. Grazie, buona notte! Attilia

  56. proet maggio 29, 2014 a 10:12 pm #

    magari era scappato perché lo obbligavano ad ascoltare Lachenmann… 🙂

  57. proet maggio 29, 2014 a 10:29 pm #

    all’ultra comunque ne è scappata un’altra: si fischia il compositore perché è vivo, presente in palcoscenico e addirittura esegue il suo brano.
    insomma, visto che ce l’ho fra le mani mi tolgo il gusto di spernacchiarlo.
    riassumendo:
    – si sono vendicati del Direttore perché ha guardato storto uno che parlava e come si permette!
    – del Curatore a cui perdoniamo tutto quando suona Beethoven ma che non ci obblighi più a sentire quella porcata ideologica di comunisti che non è musica (e non si capisce perché al primo tempo non se ne sono andati al bar, ah già perché PAGO SPENDO PRETENDO…)
    – del Compositore perché invece di starsene nascosto si presenta addirittura in palcoscenico come esecutore, rompendo – una tantum – i sacri ruoli dell’ambiente che vogliono rigidamente separate le due cose.

    quello che non capisco è perché ste cose succedano solo nel calcio e nella musica, in particolare nei teatri d’opera.
    e pensare che di roba da fischiare ce ne sarebbe…
    .

    • masvono maggio 29, 2014 a 10:46 pm #

      Caro Proeta, non posso immaginare che non capisca, quindi credo che faccia finta di non capire. Però, dato che la speranza è l’ultima a morire, glielo ripeto ancora, a costo di far arrivare questo triste thread a trecentomila messaggi.

      1. E’ ovvio che uno contesti il compositore. Chi dovrei contestare? Il cameriere o lo chef?

      2. Pollini non è stato contestato, anzi è stato applauditissimo sempre.

      3. Perchè? Lachenmann è comunista?

      4. Non ce ne siamo andati al bar. Perchè avremmo dovuto? Come le ho già detto non esiste da noi classificazione alcuna. Non c’è musica contemporanea e musica antica. Esiste solo musica bella e musica brutta. Quindi non rifuggiamo il contemporaneo, anzi, apprezziamo molto Salonen, apprezziamo molto Schnittke, apprezziamo molto Berio, apprezziamo, non sempre, Nono, apprezziamo diversi altri. Apprezziamo sommamente la Sonata 2 di Boulez, pensi un po’.
      La porcata di Lachenmann la detestiamo, ma solo dopo averla ascoltata, non prima. Quindi, sicuramente, dovesse accadere una sua riproposizione (non credo, è morta.) andremo al bar e non lo bueremo più.

      5. “Il compositore invece di stare nascosto…si presenta addirittura in palcoscenico rompendo i sacri ruoli dell’ambiente che vogliono separate le due cose”. L’ora è tarda e forse la memoria le cede un tantino: pochi giorni fa abbiamo presenziato ad una tale incredibile “unione di ruoli”: Salonen “osava” dirigere il suo stesso Concerto per Violino.

      Ooopss…ebbe uno straordinario successo.
      Ooooppss.

      Good Night

      -MV

  58. Marco maggio 30, 2014 a 8:17 am #

    Voglio aggiungere una cosa sola. I programmi dei concerti che designano dei “percorsi”, che sembrano dei trattati di storia della musica non mi entusiasmano. Mi piace invece una certa varietà, che metta in azione zone diverse o anche contrastanti (perché no?) della sensibilità di ognuno. Mi pare che in questo modo la godibilità del concerto aumenti. Nell’altro modo una certa tetraggine stile DDR è sempre in agguato. Questo per quanto riguarda l’educazione del pubblico. Ciao
    Marco Ninci

    • masvono maggio 30, 2014 a 10:45 am #

      In che senso, Marco, dei “percorsi”? Io sono favorevole all’una e altra scelta. Ovvero mi piace un programma apparentemente “caotico” che però “porta in tavola” tanti gusti diversi, chessò un tipico programma “Muti”: Rossini-Semiramide Sinfonia; Ligeti: Ramifications; Britten; Sea Interludes; Elgar: Alassio, ma mi piacciono(o piacerebbero) programmi più “concettuali”, chessò tipo
      Schnittke: Concerto grosso 1
      Bach: Brandeburghese 2
      Schnittke Concerto grosso 6
      Bach: Brandeburghese 1
      e la seconda parte con il Concerto per Orchestra di Bartòk.

      Non è tanto il programma, quanto proprio la qualità della musica che conta.
      Ciao!

      -MV

  59. luzy maggio 30, 2014 a 10:01 am #

    “Apprezziamo sommamente la Sonata 2 di Boulez, pensi un po’.”
    ————————

    Non avreste il coraggio di buare e/o mandare a quel paese Pollini Maurizio. L’apprezzate perché vi adeguate al clima conservatore che in quel pezzo, passato da decenni nelle mani del pianista milanese, identifica il “pezzo contemporaneo” da digerire perché lo dice la storia; ma, detto qui, ora e sinceramente, è molto più fruibile, specie al primo ascolto, un qualsiasi pezzo di Lachenmann. E non mi interessa una classifica dei valori assoluti. Mi interessa la Vostra (tutti?) repulsione per Lachenmann, che ovviamente non lascia spazio all’analisi del brano ma determina quasi immediatamente la reattività incontenibile di cui al pubblico (1913) del Sacre.

    • masvono maggio 30, 2014 a 10:16 am #

      Non è affatto vero. Prova ne sia che il pezzo di Lachenmann è stato SUBISSATO DI FISCHI. Quindi NON è fruibile. Lei porta avanti discorsi ideologici che si scontrano, come tutte le ideologie, con l’evidenza reale. Affermazione ideologica: qualsiasi pezzo di Lachenmann è maggiormente “fruibile” della Seconda Sonata di Boulez. Evidenza reale: Lachenmann RESPINTO, Boulez ACCOLTO.

      Come scrivevo in un post precedente ho solennemente contestato (buato) Barenboim nell’Imperatore…crede che mi farei dei problemi con Pollini?
      Se Pollini si presentasse talvolta con la faciloneria di Barenboim non si preoccupi che avrebbe lo stesso trattamento.
      Il mondo degli “dei” è il suo, non il nostro, cara Luzy.

      Il suo continuo riferimento all’episodio paragonandolo alla prima del “Sacre” fa così ridere che non merita commento. Avvicinare Lachenmann a Stravinsky è peggio che affiancare Czerny a Beethoven. La lascio nella sua “cultura”
      Arrivederci.

      -MV

  60. masvono maggio 30, 2014 a 10:33 am #

    Venticinque anni dopo il “Sacre” era così famoso che Disney e Stokovsky potevano permettersi di usarlo come colonna sonora di “Fantasia”, unitamente a pezzi assolutamente classici.
    Venticinque anni dopo questa “flatulenza musicale” di Lachenmann annaspa nel tentativo di avere il favore di una qualche rappresentazione.
    Si metta un po’ il cuore in pace, Luzy. Se a lei piace (dico “se”, perchè lei porta avanti solo discorsi ideologici, non di gusto) alla maggioranza degli altri “no”.

    Che poi i più arrabbiati sono “le” Luzy perchè tutti gli altri non capiscono (l’unica è lei) la bellezza di tale composizione e il piacere che procura: Lachenmann viceversa era bello contento, e al suo posto lo sarei stato anch’io. Pagato, contestato, titolato: finalmente si parla di me!
    Arrivederci

    -MV

  61. luzy maggio 30, 2014 a 12:35 pm #

    masvono – maggio 30, 2014 a 10:16 am – pare abbia detto:
    “Non è affatto vero. Prova ne sia che il pezzo di Lachenmann è stato SUBISSATO DI FISCHI. Quindi NON è fruibile.”

    ————————

    A Mito e Milano Musica Lachenmann è stato applaudito da migliaia di persone. Il pubblico della Scala, del “progetto pollini milanese” per così dire, non fa testo. Se lei rappresenta bene quel centinaio di esagitati indignati per i suoni di Lachenmann, direi che siete prossimi all’estinzione.

  62. Gabriele Baccalini maggio 30, 2014 a 1:16 pm #

    Parlatene bene, parlatene male, purché ne parliate. E’ una delle regole auree della pubblicità. Mi pare che a Lachenmann se ne stia facendo un po’ troppa.
    Ripeto tuttavia che nel Festival di Milano Musica a lui dedicato si è sentita musica molto più godibile e apprezzata dal pubblico (di Milano Musica, s’intende).
    Lachenmann non è un Carneade come il povero Panfili e sicuramente i suoi lavori fuori dall’Italia vengono eseguiti molto più che da noi. Pensate che in Germania, pochi giorni fa, la Camerata Limburg ha eseguito un brano di Nicola Campogrande, compositore e conduttore di Radio3-Suite, che qui praticamente nessuno conosce.
    E’ che là sono più curiosi, anche in fatto di regìe operistiche. Guardano anche parecchie porcate, però quando ci arrivano regìe di Guth, di Carsen o di McVicar, da noi qualcuno che storce il naso lo trovate di sicuro.
    Spero di por fine alla diatriba, dicendo che il pezzo incriminato di Lachenmann, ridotto a 8-10 minuti e con qualche spiritosata in più, oltre alla pernacchia del basso-tuba nella cassa del pianoforte, magari sarebbe stato meno stucchevole e al limite anche divertente.

  63. marco vizzardelli maggio 30, 2014 a 5:52 pm #

    Luzy come osa? In base a quale principio lei stabilisce che un pubblico “fa” o “non fa” testo? Ambulaaaaaanzaaaa!!!!

    Provo a ridire per l’ultima volta. Non c’era (da parte mia) alcuna prevenzione su Lachenmann. Amo Nono (perché Pollini ha perso l’occasione di questo ciclo petr riprendere, insiema al Pomarico o ad altro direttore il favoloso “Como una ola”? sarebbe stato ben più significativo rispetto alla vetero-PORCATA invecchiata male di Lachenmann). Amo Pollini anche se non condivido tutte le sue scelte “programmatiche”.

    Ho buato il pezzo – QUESTO pezzo di Lachenmann – in quanto PORCATA.
    Non escludo di applaudirne altri lavori in futuro. Questo mi ha fatto cordialmente SCHIFO, senza alcuna sovrapposizione ideologica.
    Con questo ritengo di essermi spiegato (lo ritenevo anche prima , ma Luzy necessita di… ripetizioni insistite)

    marco vizzardelli

    • luzy maggio 31, 2014 a 8:09 am #

      Luzy come osa? In base a quale principio lei stabilisce che un pubblico “fa” o “non fa” testo?
      —————-

      L’accaduto di cui si discute in questo thread, ad esempio. E’ più che sufficiente come dato inconfutabile di un rifiuto motivato solo da (escludendo per un attivo la contestazione ideologicamente pilotata) idiosincrasia e reattività isterica ad un linguaggio – quello di Lachenmann – che la storia della musica contemporanea ha accolto come uno dei più interessanti, radicalmente innovativi e, al contempo, comunicativi. Inoltre, il fatto che si confermi di ignorare il catalogo di questo compositore, unitamente a quando da altri già scritto fin dal primo post, ossia che buare in quella maniera un pezzo scritto nel ’92 è di per sé una cosa priva di senso critico e principalmente offensiva nei riguardi di Pollini, indica il provincialismo estremo e la becera animosità di matrice repressiva di cui il pubblico scaligero appare qui orgoglioso propagatore. Ripeto, dopo la Biennale, premi, libri, festival Mito e Milano Musica (tutte cose recentissime) voi bellamente vi svegliate una sera (o la mattina?) e vomitate anacronisticamente la vostra contestazione creando scompiglio e malessere generale in sala. Pur scartando la contestazione pilotata rimane la reattività isterica che a suo modo diventa un formidabile strumento ideologico nelle mani di coloro che (vedi un mio intervento precedente) nei riguardi della musica contemporanea scrivono “contro” per convinzione esplicitata accademicamente e ciclicamente ribadita. Ma come ho già detto, siete destinati all’estinzione. Forse anche per questo urlate per farvi sentire.

      • masvono maggio 31, 2014 a 9:36 am #

        Secondo me Luzy è molto più probabile che si estinguano Milano Musica e Lachenmann prima di me.

        In secondo luogo: di quale STORIA parla. La “storia” non ha detto un bel niente su Lachenmann e soprattutto SU QUEL PEZZO di Lachenmann, suo biglietto da visita nei miei confronti (e stracciato). Anzi, direi che la storia lo ha già confinato alla marginalità. Giuseppe Verdi parrebbe di no, invece.

        “il rifiuto della musica
        Contemporanea “. No. Il rifiuto dell’ORRORE, contemporaneo o meno che sia. Non faccio nessuna distinzione tra musica contemporanea e non contemporanea ma tra BELLA e BRUTTA.

        Lei invece fa distinzione. Normale vocazione talebana la sua. Ah, poi le dico un’ovvietà : se il suo Lachenmann piacesse così tanto avremmo i suoi pezzi programmati in ogni stagione e la coda ad ogni suo concerto. Ovviamente non è così
        Saluti

        -MV

    • Elenas maggio 31, 2014 a 7:23 pm #

      Sti c…. Cordialmente!

  64. masvono maggio 31, 2014 a 10:54 am #

    “al contempo comunicativi”….Luzy, le sfugge l’evidenza dei fatti. Come a ogni ideologia. I fatti dicono una cosa, l’deologia l’opposto, allora è meglio coprirsi gli occhi e negare l’evidenza.
    Quel pezzo di Lachenmann ha comunicato….SCHIFO. A tutti coloro che scrivono su questo blog, tranne che a lei.

    Ma io penso che se, anche lo comunicasse a lei, lo negherebbe con se stessa.

    Ora, prima ancora che lei intervenga, le dico che ABOLIREI seduta stante il festival Milano Musica. ELIMINEREI seduta stante ogni forma ghettizzante della musica contemporanea che farei LIBERAMENTE circolare in ogni circuito, ovviamente compreso quello scaligero, LIBERA di prendersi ogni sorta di contumelia quando lo merita e LIBERA di essere acclamata quando lo merita.

    FUORI da quella penosa “enclave” finto-snob-intellettualistica di circuiti (e ensemble) a lei dedicati, dove TUTTO viene accettato in nome dell “hic et nunc” in maniera del tutto acritica nella convinzione di appartenere ad un genere superiore, non più homo sapiens (ce n’è solo uno di homo abstractus, ed è sufficiente!) ma qualcosa di oltre, in grado di decifrare, lui, solo, le chiavi segrete nascoste alla maggioranza degli ascoltatori.
    Che se, poi, costoro osano contestarla sono null’altro che “isterici” bru-bru con la sveglia al collo.

    No, cara Luzy, semplicemente non sono finto-snob-intellettuali, o intellinattuali, che pensano con la propria testa e, in totale autonomia, decidono se PIACE o FA SCHIFO.
    Tutto qua: una cosa molto semplice.
    Saluti

    -MV

    • Elenas maggio 31, 2014 a 7:36 pm #

      Caspita Max, mi sembri veramente un campione di processi alle intenzioni. Tu – tu sei tu – sai il motivo recondito e indiscutibile per cui c’è chi a Milano musica si abbona.
      Rimani pure convinto di essere l’unico a pensare con la propria testa, o anche solo a pensare…

      Solo un’aggiunta. Se la piantassimo con questa cretinata dell’educare il pubblico, con tanto di attribuzione – più che ideologica, dettata da preconcetti – di tale tendenza al cosiddetto pubblico colto e “di sinistra” (?), sarebbe utile.
      Anche perché vi è sottesa un’idea perversa di educazione equivalente a indottrinamento…
      In ogni caso, concordo con Marco: le diverse espressioni artistiche vanno, semplicemente, proposte, nel modo più ampio e completo.

      Milano Musica esiste da anni. Il pubblico non è affatto acritico. Solo civile e, evidentemente, curioso, per cui evita di vomitare addosso agli artisti le proprie sensazioni di pancia.
      Ma non è che esulta sempre a tutto. Lo so perché mio marito (che di musica contemporanea è veramente appassionato, ma non a tutta e non a qualsiasi costo ) è abbonato da sempre e ogni volta torna a casa con entusiasmi ed opinioni molto diversi.

      Datti pace, Max.

      Elenas

      • masvono maggio 31, 2014 a 7:51 pm #

        Io ho molta pace. Sono molto contento che ORA contesti le reazioni di pancia. STRANAMENTE non contestavi le reazioni di pancia contro MUTI. O sbaglio?

        O c’è “pancia” e “pancia”? Ovvero, quella della “tua” parrocchia è una pancia che va bene e quella mia no?
        O devo ricordarti i nomi delle parrocchie da cui provenivano le urla scalmanate nel Siegfried o nel Rheingold?

        Oppure la “civiltà” e la “curiosità” valgono solo per la composizione e non per l’interpretazione/esecuzione?

        Datti pace, chè l’ipocrisia non è il tuo mestiere.
        Però mi piacerebbe tanto sapere quanti pezzi a Milano Musica vengono contestati.
        Perchè i casi sono due:
        – o a Milano Musica vengono dati solo capolavori o pezzi di ottima fattura, e allora non si capisce come mai tutto questo tripudio di musica ben fatta non saturi le stagioni per allietare ed elevare gli spiriti degli ascoltatori.
        – o a Milano Musica vengono dati, come ovunque, cose degne o indegne, nel qual caso non si capisce il pubblico che ci sta a fare: forse il pubblico della Filarmonica post-moderno: va bene tutto, basta esserci ed uscire con l’aria assorta e pensosa.

        Ma i casi possono anche essere tre: ovvero a Milano Musica fischiano e contestano. Nel qual caso perchè lì potrebbero e qua no?

        In pratica il pubblico che tu affermi essere l’ideale è quello “civile”, “composto” e “curioso”.
        Buono a sapersi, me ne ricorderò…
        Ciao ciao

        -MV

  65. marco vizzardelli giugno 2, 2014 a 7:37 am #

    “Secondo me Luzy è molto più probabile che si estinguano Milano Musica e Lachenmann”.

    Penso anch’io così

    marco vizzardelli

  66. marco vizzardelli giugno 2, 2014 a 7:41 am #

    Peraltro rivendico con orgoglio le urla scalmanate in occasione di Siegfried (tlin tlin tlin, la fucina di Mime, uno dei suoni più comici mai uditi!) e Rheingold (lo scureggione degli dei all’ingresso nel Walhalla) by Muti. Non rinnego alcun urlo. Riurlerei!

    marco vizzardelli

    • masvono giugno 2, 2014 a 8:08 am #

      Fai bene. Erano le stesse pernacchie emesse nella cassa del pianoforte da …….mann. Pernacchie realizzative vs pernacchie compositive.

      PRRRRRRRRRRRRRAAAAAAAAAATTTT
      Ciao

      -MV

  67. luzy giugno 2, 2014 a 11:16 am #

    Masvono chiede:
    «Però mi piacerebbe tanto sapere quanti pezzi a Milano Musica vengono contestati.»

    ——————

    Credo di poter dare una risposta chiara e oggettiva, dato che frequento Milano Musica fin dall’inizio.

    Mi è arrivato sabato scorso il programma del 23esimo festival che s’articola intorno alla figura di Fausto Romitelli: ottimo programma. Quindi il festival continua a vivere, anche se con la scomparsa di Luciana Abbado Pestalozza si percepisce un vuoto creativo/emotivo che sarà impossibile colmare (il che potrebbe in qualche maniera rendere più fragile il futuro). Detto questo, il pubblico di MM è sempre stato vario e assortito, dai ragazzi al primo ascolto novecentesco, qualche bambino compreso, fino a noti centenari ipercolti e un po’ recalcitranti quando messi di fronte a linguaggi musicali un pelo più bizzarri delle avanguardie storicizzate. Giacomo Manzoni è un altro spettatore che spesso si vede elegantemente storcere il naso e tenere a freno il battimani. Pollini e consorte, compostissimi, plaudono in maniera impeccabile e matematicamente calibrata al loro gradimento intellettuale. Non sto qui a nominare il resto dei personaggi noti e meno noti del mondo musicale contemporaneo milanese. Poi ci siamo noi, gli sconosciuti.

    Se si intende insinuare che questo pubblico sia acritico perché non scatena bagarre di protesta, mi si permetta di rispondere con la solita accusa di provincialismo (vostro) e iperreattività, qui discorsiva. Dunque, Milano Musica nasce per far conoscere la musica del secondo novecento ai milanesi. Non è la Biennale di Venezia, non è il Festival di Donau, insomma non è un luogo dove le prime mondiali hanno cambiato il corso della storia con una irruzione fonica nelle orecchie degli ascoltatori. Non ci sono mai state queste aspettative da parte mia (pubblico). Non c’è mai stata una tale pretesa strutturale-culturale (organizzatori). In altre parole MM è un festival che nasce per ovviare al vuoto musicale che altre istituzioni musicali della città hanno creato intorno al Novecento musicale. Ora, mi pare lapalissiano che un festival del genere raccolga tutti coloro che si sentono abbandonati nel deserto culturale italiano/milanese che rifiuta la cosiddetta “musica contemporanea”. Si tratta pertanto di quella grossa fetta di pubblico che vorrebbe ascoltare Le Grand Macabre (mancato), il Prometeo (2000), Hymnen (2008), Repons, Gruppen, Persephassa, An index of Metal, A floresta, etc e che non si può permettere di viaggiare tra una città e l’altra dell’Europa. Sarebbe semplicemente ridicolo, schizofrenico, ritrovarsi questo pubblico buare qualcosa per la quale sono disposti a pagare anche il doppio, pur che non si estingua la possibilità di ascoltare dal vivo ciò che sarebbe altrimenti impossibile darsi.

    Ergo, non solo siete dei provinciali ma anche parecchio ottusi dal punto di vista logico-deduttivo. Un po’ come il Baricco citato dalla Andreoni.

    • masvono giugno 2, 2014 a 1:50 pm #

      Sì, ma insomma, senza tanti “c’era Manzoni, c’era Pollini” che mi sa tanto di muffa intellettual-snob, nel caso concreto 2014 con queste prime assolute:
      Daniele Ghisi (1984)
      Come di tempeste (2014)
      Commissione Fondazione Spinola Banna per l’Arte 10′
      Alessandro Perini (1983)
      Grammar Jammer (2014)
      Commissione Fondazione Spinola Banna per l’Arte

      oppure

      Emanuele Casale (1974)
      Novità (2014)
      per ensemble
      Commissione Milano Musica
      Prima esecuzione assoluta
      10′

      Gérard Grisey (1946-1998)
      Vortex temporum (1996)
      per pianoforte e cinque strumenti
      40′

      oppure

      Giovanni Verrando (1965)
      Novità (2014)
      per trio d’archi con e senza corde, percussioni ed elettronica
      Commissione Milano Musica
      Prima esecuzione assoluta

      Riccardo Nova (1960)
      Novità (2014)
      per ensemble ed elettronica
      Commissione Milano Musica
      Prima esecuzione assoluta

      e negli anni passati…queste PRIME ASSOLUTE saranno applaudite? Potranno essere CONTESTATE? Andrà BENE TUTTO?

      Ma anche le altre composizioni, di cui non è stato ascoltato nulla, va sempre bene tutto? Sono tutti capolavori?
      E se sono capolavori mi spiega perchè non esiste uno straccio di istituzione che li diffonda. Forse perchè nessuno, tranne pochi eletti, è in grado di capirli? Ma se invece non piacciono perchè non vengono contestati?
      Insomma, l’enclave Manzoni-Pollini parrebbe decidere ciò che è musica e ciò che non lo è in un pubblico-enclave obbediente, “civile” e pronto a sorbirsi qualunque cose l’enclave decida.

      Non è affatto la mia idea di musica, che deve essere libera di andare fra la gente e libera di essere apprezzata, fischiata, cacciata, espulsa se il pubblico, qualsiasi pubblico, lo decide.
      Saluti

      -MV

      • luzy giugno 3, 2014 a 9:30 am #

        queste PRIME ASSOLUTE saranno applaudite? Potranno essere CONTESTATE? Andrà BENE TUTTO?

        ——————

        Queste domande a raffica sono parenti strette della vostra violenta contestazione: stesso stile “isterico”.

        Ho spiegato chiaramente che il pubblico di Milano Musica è consapevole del fatto che queste musiche non hanno possibilità di essere eseguite tanto facilmente altrove – di certo no a Milano (la relazione con MITO è di circostanza e strutturale) e difficilmente in altre parte d’Italia, molto più probabile che accada all’estero – il che significa che MM è una specie di Parco Naturale istituito nella speranza che le “specie protette” (in senso figurato “la musica d’oggi”) non si estinguano nel deserto culturale della città. Il che significa anche che MM stesso si estinguerà quando la città diverrà un parco verde… (spero che si afferri il senso figurato e il rimando ad una nota vicenda).

        In un contesto del genere ci si sente in coscienza di non applaudire o applaudire moderatamente i brani di medio interesse o, perché no, decisamente bruttarelli (se avesse letto attentamente avrebbe notato che alcuni dei citati questo fanno, me compreso, e lo fanno da sempre); buare e contestare violentemente, come sembra elettrizzare (eccitare?) lei e alcuni suoi amici di concerto, a MM risulterebbe appunto fuori luogo, assolutamente illogico – sempre in senso figurato, sarebbe come contestare un accoppiamento tra due panda perché non sono in ottima salute…

        La contestazione, anche violenta – ammesso e concesso che oggi abbia ancora un senso (e ho già espresso i miei dubbi in merito) – si dà in quei festival che non hanno la funzione di “croce rossa” per la musica contemporanea. Vada al Donaueschinger Musiktage e ci troverà anche la contestazione.

        Badi però – prima di fare qualche altra figura “dimmerda” – che quei “contestatori” non hanno ascoltato per la prima volta Lachenmann nel 2014!

  68. Marco giugno 3, 2014 a 7:17 am #

    Io creedo che Vono e Vizzardelli abbiano ragione e che la musica abbia l’accoglienza che deve avere, qualunque essa sia. Però vorrei dire che questo diritto deve essere esteso a tutti. Anche alle “salme” di Donzelli e dei suoi amici, che per altro non mi piacciono neppure un po’. Visto che Marco Vizzardelli invocava l’intervento della sovrintendenza, questo non può essere in nessun modo accettato. Tutti gli ululati hanno diritto di esistere e non esistono ululati di serie A e di serie B, che si rivolgano a Lachenmann o a MIchieletto o alla Bartoli.
    Saluti
    Marco Ninci

    • luzy giugno 3, 2014 a 8:23 am #

      Perché la musica abbia l’accoglienza che si merita è necessario che questa venga eseguita. Se a Milano togliamo il festival istituito da Luciana Abbado Pestalozza, poi a seguire, la sezione milanese di Settembre Musica oggi MITO, l’ultimo quarto di secolo (anzi di più) risulta, per questa città, praticamente spoglio di occasioni per approcciare la musica composta nel secondo Novecento.

      Che vi piaccia o meno la contestazione a Lachenmann viene recepita culturalmente e ideologicamente come un rifiuto al progetto Pollini e all’apertura a questi repertori. Inutili insistere sul pezzo – buato perché osceno e inascoltabile – anche perché, in ogni caso, significherebbe muovere ancora e principalmente una critica a Pollini e al suo Progetto (scelta del programma). Da qualunque parte la si studi, questa vicenda porta alla luce una contestazione al compositore Lachenmann e all’interprete e intellettuale Pollini.

      Datevi pace. Siete nel torto 🙂

  69. Marco giugno 3, 2014 a 9:57 am #

    Può darsi, cara Luzy. Ma questa è la storia della cultura, è la storia della musica, che è fatta di rifiuti e di accettazioni. Ci sono discipline accademiche che di questo si occupano, le varie storie della critica, della critica d’arte, della critica storica, della critica letteraria. Spesso gli umori del pubblico sono il riflesso degli atteggiamenti della critica oppure lo condizionano, a seconda dei casi. Ma non c’è nulla di strano o di particolarmente censurabile in tutto questo. E, in questi casi, parlare di torto e di ragione mi sembra sbagliato. Hanslick, uno dei più grandi storici della musica che siano mai esistiti, ha sbagliato completamente il giudizio su compositori grandissimi, Wagner, Bruckner, Tchaikovsky, Puccini (in questo era una sorta di Proet ante litteram). Ma questo non toglie nulla alla sua grandezza, perché quei giudizi venivano da una concezione dell’arte coerente, che ha giocato un riolo importante, che ha posto il critico ad un crocevia fondamentale della cultura europea.
    Saluti
    Marco Ninci

    • luzy giugno 3, 2014 a 10:13 am #

      Suvvia, c’ho messo la faccina che ride 🙂 dopo la parola “torto”. Il punto su cui svicolate però mi preoccupa: quante volte Lachenmann è stato eseguito a Milano fatta esclusione per Milano Musica e MITO? Quando si bua un cantante, direttore o regista su Verdi o Wagner si ha la coscienza di una conoscenza approfondita del repertorio. Con Lachenmann è stato ammesso che questo non c’è, quasi che non sia necessario…

  70. Proetlick giugno 3, 2014 a 10:46 am #

    Ninci, la ringrazio, non sapevo di avere un antesignano…
    Per me comunque non esiste la categoria del “giudizio” e se esiste non mi interessa, nella musica come in nessuna altra cosa.
    il giudice emette una sentenza in base a una legge dello stato o della comunità o della tribù, ma in qiuesto caso qual è la legge? qualcuno l’ha scritta?
    io non giudico Puccini ma verifico la mia affinità culturale e psico-antropologica con lui oppure verifico la sua obsolescenza nel contesto attuale.
    oppure osservo il suo essere padre di certa musica d’uso o commerciale dei decenni a seguire….
    e via dicendo, concedendomi talvolta – ma solo fra amici – di buttarla in caciara con un “è il Debussy dei poveri….”..
    poi mi pongo il problema di Teatri Pubblici che sono usati per perpetuare l’interesse di una minoranza di pubblico per lo più abbiente e in cui la musica di Puccini, ma è solo un esempio, ha grande parte senza trovare un riscontro di interesse nella grande maggioranza dei cittadini che con le loro tasse finanziano quei teatri.
    è certo comunque che se si dovessero seguire le teorie degli Ultrà Liberisti Attualissimi (non si sa in che cosa, in un’epoca in cui tutti van riscoprendo Ketnes) alla Scala e altrove ci sarebbe solo ciò che incontra il gusto del pubblico, dunque Allevi e la Famiglia Addams con Elio e Geppi Cucciari, al posto di Pollini e Tosca.
    la verità è che gli Ultrà che lei sostiene sono a loro volta una minoranza di pubblico che si crede (patologicamente) la totalità, solo in base al loro maniacale collezionismo di interpretazioni e alla loro maniacale presenza in teatro (con sporadiche sortite in trasferta).
    Teatro che pare essere l’unico motivo della loro esistenza sociale, un territorio Sacro e inviolabile in cui non è permesso che a loro di “giudicare” e sancire cosa è o non è una porcata.
    e nel quale, grazie al controllo degli ingressi al loggione e al buamento di tutto ciò che non è di loro gradimento, alla fine la maggior parte di coloro che vorrebero farlo rinunciano ad entrare.
    tutto qui Ninci, lasci perdere Hanslick e il concetto stesso di “critica”.
    qui siamo alla difesa del territorio, anche di quello interiore.

  71. Proetlick giugno 3, 2014 a 10:48 am #

    naturalmente volevo scrivere KEYNES e non Ketnes…

  72. Marco giugno 3, 2014 a 11:52 am #

    Le dico soltanto, caro Proet, che tutti giudicano, lei come gli altri. Molto semplicemente.
    Saluti
    Marco Ninci

  73. Proet giugno 3, 2014 a 12:19 pm #

    Ninci, trovo la sua risposta deludente e banale.
    le ripeto, qui non si tratta di giudizio, caso mai di gusto personale che vuole imporsi come assoluto.
    la padronanza della tecnica compositiva e il suo valore oggettivo non c’entrano,sono assodate, sia per Puccini che per Lachenmann.
    e anzi, se dovessimo metterla in questi termini, allora chi vincerebbe mettendo a fianco Verdi con Wagner? il povero Bussetano ci farebbe la figura del Maestro della Banda di paese!
    a mio parere sono molto più Hanslickiani i suoi amici ultrà di quanto non lo sia io.

  74. Marco giugno 3, 2014 a 12:29 pm #

    Io sarò deluidente, Proet, ma lei è stancante.
    Arrivederci.
    Marco Ninci

  75. masvono giugno 3, 2014 a 12:57 pm #

    Io credo che Proet Multinick abbia molto estremizzato la situazione. Già mi chiama “ultrà”, eppure in duemila lingue gli ho spiegato che a Teatro o in sala da concerto presenzio da venticinque anni. In venticinque anni vogliamo dire che, mediamente, avrò visto un…50 spettacoli l’anno? (quando ero più giovane c’ero tutte le sere, ora un paio di volte al mese, ma mi tengo basso). Insomma, teniamoci bassi. 1000 spettacoli.

    Ne ho buati 5. Il 5 per mille, compreso l’osceno Lachenmann.
    Ho buato l’osceno Lachenmann, ma ho sopportato Panfili (clap clap due di conto, molto civile quest’ Ultrà. Assolutamente certo che quest’Aurora, probabilmente (e su questo avverbio ha ragione il compositore) l’abbiamo tutti vista sorgere una volta, e mai più), ho sopportato tanti altri (clap) carneadi con le loro composizioni carneadi estinte per sempre al momento della loro prima uscita. Ho applaudito entusiasticamente Schnittke, diverse cose (non dubito che Proet troverà Schnittke OSCENO, l’unico contemporaneo osceno), mi sono annoiato con Gorecki (che vendette un blockbuster, la sua sinfonia 3 ed è scomparso ora come una flatulenza nello spazio) ma ho devotamente “clappato” anche lui. Insomma, sono stato per il 95 per mille delle mie presenze in sala molto civile anche ascoltando sostanziali brutture.

    (Clap)

    Tuttavia, passi l’ascolto di un ronzio continuo, di rumori, di barriti…tutta roba molto civile da clap alla “Milano Musica” dove, ora ho capito, qualunque cosa va bene. C’è solo l’applausometro che funge da potenziometro del gradimento. Il minimo del gradimento si ha, viceversa, con 4 minuti e 33 secondi di silenzio del pubblico. Dicevo, passi tutto questo.
    Ma quanto vedo alzarsi una tromba, passeggiare sul palco, rivolgere lo strumento all’ingiù, barrire una pernacchia dentro la cassa del pianoforte (o una ….flatulenza, meglio nota come scureggia), quindi sopraggiungere un tale che con movenze da ginnasta alza e abbassa ritmicamente il coperchione del gran coda come se dall’interno dovesse propagarsi chissà quale sublime armonia (e invece non si propaga nulla, perchè non c’è nessun armonico da propagare), e rivedo la stessa scena, questa volta compiuta dalla tuba…ecco…esce veramente un VAFFANCULO grande come una casa…
    Invece, molto sobriamente, è uscito solo…UN INCUBO.

    Sono un ultrà raffinato, io. Peti e rutti emessi volgarmente dal palco li accolgo con sostantivi ortodossi.
    Saluti

    -MV

  76. Proet giugno 3, 2014 a 1:35 pm #

    Ninci, mi pare che lei si stanchi quando non ha nulla da dire.
    Allora non si compiaccia del ritrovato gusto della polemica nel blog oppure non mi chiami in causa.
    Gli ultrà almeno c’hanno questo di buono, rispondono colopo su colpo e vogliono avere sempre l’ultima (e assoulta) parola che io gli lascio volentieri.
    Comunque non la disturberò oltre.

  77. Marco giugno 3, 2014 a 2:00 pm #

    bravo proet.

  78. marco vizzardelli giugno 3, 2014 a 4:12 pm #

    L’orchestra Verdi ha presentato la sua strepitosa stagione 2014-15, che onora Milano e l’Expo. La Scala dorme, russa! Disonore di Milano e d’Italia

    marco vizzardelli

    • masvono giugno 3, 2014 a 9:35 pm #

      Strepitosa veramente. Sarebbe da passare ogni serata in Auditorium…
      Ciao

      -MV

  79. Pietro Tristano giugno 4, 2014 a 8:00 am #

    Il ritardo di via Filodrammatici nel presentare la stagione d’opera 2014-2015 è dovuto alla qualità imbarazzante della medesima.
    Chi mai prolungherà il contratto a un sovrintendente e a un direttore musicale che rifileranno tale squallore complessivo? Si salvano solo alcuni progetti già calendarizzati da Lissner (con direttori tendenzialmente di guardia). Il resto è eurosbobba riciclata con sul podio presenze aberranti.
    Meglio – quantomeno sulla carta – il programma sinfonico, che però è facilissimo da fare: si chiede a un’orchestra di prestigio quando può passare nel Piermarini, la si riempie di soldi, e il gioco è fatto.
    Di drammaturgia nemmeno parlarne.
    La speranza è che il 31 dicembre 2015 si porti via per sempre Pereira e Chailly.
    Che vergogna!

  80. marco vizzardelli giugno 4, 2014 a 12:43 pm #

    e…. Pisapia? Se non erro presiede il CdA-Scala.

    Io sono stato un suo elettore, ma in tutta questa vicenda-Scala, anche lui è una bella delusione!

    marco vizzardelli

  81. masvono giugno 4, 2014 a 3:44 pm #

    Intanto è arrivato anche il Mi-To. “La Scala avvelena anche te, dille di smettere” (rivolto a Pereira e a chiunque metta piedi nel MuseoMuffa).
    Ciao

    -MV

  82. Marco giugno 4, 2014 a 3:57 pm #

    Certo, pensare che quando ho detto che la Scala era un teatro in declino sono stato preso a male parole dal mio amico Vizzardelli…Stupefacente.
    Marco Ninci

    • masvono giugno 4, 2014 a 4:11 pm #

      Se la Scala è un MuseoMuffa il MaggioFiorentino è come la “Luisona” del Bar Sport di Benni…
      Ciao Marco

      -MV

  83. marco vizzardelli giugno 4, 2014 a 4:02 pm #

    Eh Marco, è una situazione schizofrenica, in realtà. Da un lato, la Scala sta vivendo la più grande rappresentazione degli ultimi 10 anni e i migliori concerti (Elektra e tutto ciò che sta facendo Salonen). Dall’altro, è in incredibile difficoltà per via della nuova stagione, delle burocrazie interne, ecc.
    Però bisogna pur dire: per Salonen, grazie Lissner! (io penso che lo rimpiangeremo)

    marco vizzardelli

  84. Elenas giugno 4, 2014 a 5:04 pm #

    “Milano Musica vengono dati, come ovunque, cose degne o indegne, nel qual caso non si capisce il pubblico che ci sta a fare: forse il pubblico della Filarmonica post-moderno: va bene tutto, basta esserci ed uscire con l’aria assorta e pensosa”

    Max, ti facevo più realista. Ha ragione Lucy, e poi, forse, potresti metterci piede una volta a Milano musica, prima di farti strani film sul genere di pubblico che frequenta il Festival.

    Poi: guarda che qui chi contesta non sono io, ma tu. E se è inevitabile che si giudichi, non è inevitabile pretendere di imporsi, e questo vale anche per la compagnia dei buatori delle prime.

    Io, ripeto, non ho mai buato. In genere non urlo dal Loggione, neanche particolari apprezzamenti. Ma non per questo offro lezioni a chicchessia: sei tu, Max, che ti stai ponendo a modello di spettatore critico. Non lo sei: sei solo uno che urla e senza manco sapere cosa di preciso. Se permetti – se è consentito esprimersi – l’ho trovato eccessivo e fuori luogo. Tutto qui.

    Datti pace.

    • masvono giugno 4, 2014 a 5:10 pm #

      L’hai trovato eccessivo e fuori luogo?
      Che peccato.

      Mi fai la nota sul registro?

      Però falla anche a chi “bua” Muti, se no lo dico alla mamma.

      -MV

  85. Marco giugno 4, 2014 a 6:43 pm #

    Quando si va tutti da Damiano a Pisa?

  86. marco vizzardelli giugno 4, 2014 a 9:46 pm #

    Uh la Maestrina Elenas dallas Pennas Rossas dà ragione a Luzy. Abbiamo due maestrine !Signoooreee Maestreeee,,Vono e Viz ruttano in classe, hanno ruttato su Lachenmann. Gli facciano una nota!!!! Li mettano dietro la lavagna!!!

    Ueeeeeeeee!Ueeeeee! Ueeeeeeeee!

    marco vizzardelli

    P.s.(Marco Ninci a questo punto ha di che sbellicarsi)

  87. Marco giugno 4, 2014 a 10:00 pm #

    Veramente, oggi sono stato piuttosto malinconico. E a cena ho mangiato tristemente un po’ di cavolfiore. Almeno mi piacesse! Ho quindi un estremo bisogno di ridere un po’. Di maestrina me l’hanno dato tante volte, oggi a me, domani a te, viene sempre il momento di fare la maestrina. Ma oggi non è giornata, sono stato malinconico un’altra volta. Quasi quasi, nonostante l’ora tarda, se trovassi qualcosa di aperto (Empoli però non è Milano), una Margherita (nel senso della pizza) me la mangerei anche volentieri. Ciao ragazzi
    Marco Ninci

    • Elenas giugno 4, 2014 a 10:33 pm #

      Guarda Marco che poi ti sballano i valori del Tsh. A me per poco non è venuto un accidente. Pensavo di essere ipotiroidea, anche se non ne avevo affatto i sintomi.

      Max .. non so come dire. Fai un po’ ridere. Considera che una “maestrina” lo ero, ma ho smesso. Da tempo. E credo che ormai pochi – se appena mi conoscono – dubitino del fatto che di mettere la nota a te non mi freghi un accidente. Sei tu che sei uscito gioendo con gli occhi più strabuzzati del solito, dopo la gran buata: ognuno si sfoga come può, che ti devo dire?

      Quanto a Muti … Diciamo che sì, trovo più comprensibile una critica anche forte all’ennesimo Verdi massacrato (non so… Un ballo in maschera, tanto per citarne uno, opera che si conosce a memoria), che una tale ansia di ricoprire apertamente di insulti un’opera mai ascoltata, a cui forse non si è neppur così avvezzi (e quindi forse si potrebbe sospendere il giudizio).

      Per il resto gli esagitati non mi hanno mai convinta, e l’ho sempre detto, anche a chi frequento costantemente, non ti preoccupare …
      Ai tempi della mutiana faccenda, io fui quella che propose di rispondere con fiori ai bigliettini di insulti agli orchestrali (e già la cosa destò qualche preoccupazione). Faccio cose così… da brava ragazza. Floreali.

      Tu invece, per tua stessa ammissione, rutti. Ognuno ha il suo stile, caro il mio gagà.

  88. Elenas giugno 4, 2014 a 10:43 pm #

    Ah Marco, mi riferivo al cavolfiore.

  89. Elenas giugno 4, 2014 a 10:47 pm #

    @Max: sono una figlia dei fiori, dillo … (meno suonata però di te e di quell’altro che è uno spettacolo anche quando esulta invece di buare: ce l’avevo vicino l’altra sera a Elektra … meno male che era confinato in Galleria).

    E.

  90. marco vizzardelli giugno 5, 2014 a 1:29 am #

    Peccato che ero confinato in Galleria, altrimenti oggi sarei il Signor Meier, nuovo marito della sublime Waltraud, con licenza di assumerne il cognome

    marco vizzardelli

    • Elenas giugno 11, 2014 a 3:26 pm #

      Ussignùr!!

      • fabio luglio 18, 2014 a 1:01 pm #

        e pollini cm ha sonato?

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