12 Mag
Filarmonica della Scala – Daniele Gatti – 12 maggio 2014 – concerto per i 150 anni della Croce Rossa Italiana
Milano, Teatro alla Scala
Direttore Daniele Gatti
 Ludwig van Beethoven
Sinfonia no.4 in sibem. magg. op.60 
Sinfonia no.7 in la magg.op.92
 Serata a favore della Croce Rossa Italiana – Comitato locale di Milano

19 Risposte to “”

  1. matteo maggio 12, 2014 a 11:25 pm #

    Esco onestamente entusiasta di questo concerto, decisamente il migliore della Filarmonica della Scala degli ultimi mesi.
    Vuol dire che quando qualcuno li prende sul serio alle prove e li fa suonare senza ansie, gli strumentisti scaligeri sono ancora dei fuoriclasse.
    Gatti sempre più maturo e geniale, a tratti direi quasi divertito.
    Platea delle grandi occasioni: Pisapia, Squinzi, Monti, De Bortoli, Napoletano, Rimini, Arcà, Zanolini.
    Mentre il pubblico esplode in ovazioni entusiastiche, l’orchestra per ben tre volte non si alza per tributare al maestro un applauso grato e soddisfatto.
    Alla luce degli ultimi fatti, e del castello di potere che sembra frantumarsi ora dopo ora (è proprio vero che non basta saper fare le pentole ma occorrono anche i coperchi), forse è proprio da qui che si può ripartire.

  2. marco vizzardelli maggio 14, 2014 a 12:43 pm #

    Nulla da aggiungere. Bravo Matteo, è quanto è accaduto. Anzi, qualcosa aggiungo.
    Ma che orchestra era quella che ha prodotto quel suono morbido e allo stesso luminoso, che ha visto i corni nella Quarta suonare impeccabilmente in pianissimo, che ha virtuosisticamente eseguito i vertiginosi cambi di tempo chiesti da Gatti nell’ultimo movimento della Settima, e l’allegretto quasi in forma di gavotta. Chi era, questa orchestra, la stssa che ha berciato Richrad Strauss con Chailly, e il Sacre con il pur grande Salonen,. e il Macbeth di Strauss con l’ottimo Jordan?
    Sì, era sempre lei: la Filarmonica (al netto di alcune facce “occasionali”), che ha fatto vedere di cosa è capace quando è diretta dal massimo direttore italiano nato dopo Abbado e da colui che è e resta il solo – naturale – Direttore dell’Orchestra del Teatro alla Scala. Basterebbe volerlo, piantandola di questionare sul nulla e farsi del male con le proprie mani!
    Ma forse , per lui – per Daniele Gatti – è molto meglio e più salutare venire solo da ospite che farsi venire un’ulcera sopportando l’insopportabile ambientino locale, che proprio in questi giorni sta dando il suo peggio in questioni e bisticci sul NULLA. La disputa sul nulla, specialità locale ormai più famosa della cotoletta!

    marco vizzardelli

    • Gloria maggio 14, 2014 a 2:11 pm #

      Evidentemente l’effetto radiofonico era tutto diverso: ascoltato via etere a me è parso tutto abbastanza piatto e noioso. Ai tempi lenti scegli da Gatti non è corrisposta la necessaria agilità orchestrale e l’effetto mi sembrava opaco, molto pesante e vecchio. Mancava brio e leggerezza…non mi è piaciuto!
      Gloria

  3. marco vizzardelli maggio 14, 2014 a 4:01 pm #

    Cara Gloria ho avuto diverse telefonate di amici riguardanti la pessima riproduzione radiofonica del concerto. Evenienza peraltro ricorrente, purtroppo, stanti le continue lamentele degli utenti sulla qualità delle trasmissioni sonore. So che il “nostro” Baccalini, che era all’ascolto via radio, ha anche scritto ai responsabili.
    Sicuramente (contrariamente a quanto fa quando esegue Beethoven con la Mahler Chamber: vedi la scattante, leggera Eroica di qualche tempo fa, vedi la Pastorale), con la Filarmonica Gatti ha scelto un suono e un tessuto più “corposo” (quanto al “vecchio”, so che, preventivamente, aveva fatto il nome di Klemperer…be’ è un gran bel vecchio!!). Come da lui stesso spiegato in diverse occasioni, il Beethoven “di Gatti” è estremamente variabile secondo lo strumento (l’orchestra) a disposizione e il direttore milanese ha sottolineato il proprio atteggiamento continuamente “sperimentale” nello studio e nell’esecuzione dei lavori di Beethoven. Ciò si ascoltava sicuramente dal vivo, ed era molto stimolante proprio perché (tipico di Gatti, in questo molto “abbadiano” nello spirito) non defintivo o dato per scontato una volta per tutte.
    Sono più che convinto che, fra un mese o con un’orchestra differente nei pesi e nel suono, Gatti ci darebbe una Settima diversa (nei pesi e nella concezione) da quella ascoltata alla Scala. Ma questo a mio avviso è un valore e un segno di intelligenza da parte dell’interprete.

    marco vizzardelli

    • gloria maggio 14, 2014 a 7:51 pm #

      …mi piace molto la positività della sua risposta, Marco! mi fa ripensare con meno ‘rancore’ ad alcuni passaggi del concerto…grazie!
      gloria

  4. Sergio maggio 14, 2014 a 5:18 pm #

    Ero presente in sala e devo confermare l’esito assolutamente felice e positivo della serata. Il maestro Gatti, solido costruttore, alla guida di una Filarmonica in forma smagliante ci ha regalato un Beethoven saldo, corposo, dalla fondamenta di ferro, dilatato e maestoso nella Quarta, guizzante e scattante nella Settima. Mai mi era capitato, in parecchi anni di frequentazione di vari teatri, di ascoltare una lettura così personalizzata ed interessante. Chapeau.

  5. marietto novati maggio 15, 2014 a 7:20 am #

    Non intervengo nei blog, ma stavolta faccio un’eccezione.
    Mi colpisce molto l’utilizzo che Marco Vizzardelli fa del termine “naturale” per indicare Gatti come il vero direttore musicale di cui la Scala avrebbe bisogno. Mi colpisce perché non ci avevo pensato, ma dopo che l’ho letto ne ho riconosciuta l’evidenza riandando ad alcuni momenti del concerto: quella capacità di modificare in diretta certi balance (non un ritornello era identico a un altro), quella lucidità di imprimere dei cambi di tempo bruschi e rischiosi (dove viene fuori tutta la differenza tra una lettura metronomi e una appassionata), quella follia con la quale inserisce nel concerto alcune intuizioni chiaramente momentanee (un esempio su tutti: certe pause di sospensione nell’ultimo movimento della Settima capaci di creare una tensione insostenibile). Questo e altro mi sembra traducano in esempi ciò che Marco Vizzardelli intende dire. C’erano una complicità, una attenzione, una concentrazione, un divertimento, una tensione che da tempo mancavano nei concerti della Filarmonica. È così bello vedere e sentire e musicisti che danno l’anima perché convinti ci servire l’autore e il pubblico!
    Per questo ho trovato di forte carattere simbolico il fatto che questo concerto sia avvenuto proprio nei giorni di grande travaglio del teatro milanese. In questo senso mi sento di dar ragione a Matteo. Ripartire da qui. Ripartire da una orchestra che appena finito il concerto applaude per mezzo minuto ininterrotto e in maniera dimostrativa il direttore. Lo stesso direttore che – confermo quanto riportato da altri – per tre uscite chiede all’orchestra di alzarsi, e vede l’orchestra (autorevolmente guidata dalla spalla Manacorda) rifiutassi tre volte di farlo continuando ad applaudirlo e a battere i piedi mentre il pubblico si sgola urlando “bravo”.
    Mi chiedo: non abbiamo sottomano la più palese soluzione ad alcuni problemi (certamente quelli della resa musicale e di un indirizzo artistico finalmente adeguati alla Scala) di cui orchestra, masse e pubblico si lamentano spesso? Rispondo: sì. Naturalmente sì.

    • masvono maggio 15, 2014 a 9:31 am #

      Daniele Gatti è sempre stato il candidato “naturale” alla direzione musicale del teatro a parere della maggioranza assoluta di chi scrive su questo blog, ed io sono tra questi.
      Pereira e il cda hanno scelto diversamente con una scelta di retroguardia colossale di cui ho già parlato in post precedenti.
      Che dire….la speranza è l’ultima a morire (primo proverbio) e che…non tutti i mali vengono per nuocere (secondo proverbio).
      Saluti

      -MV

    • Elenas maggio 15, 2014 a 5:59 pm #

      Sì, ma non sarebbe che l’inizio. Per tentare di risolvere alcuni annosi problemi (alcuni), oltre a Direttore musicale servono Direttore Artistico, Sovrintendente e anche un Direttore Generale che metta naso – non si dubita qui sia stato fatto, ma una volta di più -, in alcuni processi, dalla biglietteria in su.
      Giusto per fare qualche “azione di miglioramento” eh…

  6. silvia maggio 15, 2014 a 8:00 pm #

    Tante cose vanno migliorate, è vero.
    Ma ora che, a torto o a ragione, l’era di Alexander Pereira va a chiudersi anticipatamente, mi sembra evidente che Riccardo Chailly debba levare le tende in quanto non più funzionale a un progetto artistico che comunque vedeva in lui proprio l’elemento più discutibile e insulso.
    E dopo aver visto anch’io il concerto benefico di lunedì sera, voglio urlare con voi: Daniele Gatti al più presto a Milano!

    • lavocedelloggione maggio 15, 2014 a 8:05 pm #

      Giusto Silvia, l’unica cosa consolante di questo pateracchio all’italiana, sarebbe quella di scoprire fra un po’ che ha aperto la strada all’arrivo alla Scala di Daniele Gatti! E allora urliamolo, vogliamo Daniele Gatti a Milano!

  7. marco vizzardelli maggio 15, 2014 a 9:46 pm #

    Sì, Marietto “naturale” vuol dire TUTTO quello che hai così bene scritto.

    Dunque,

    VOGLIAMO DANIELE GATTI A MILANO, DIRETTORE MUSICALE STABILE ALLA SCALA!

    marco vizzardelli

  8. Pietro Tristano maggio 16, 2014 a 2:58 pm #

    Mi permetto di segnalare la vomitevole intervista odierna di Paolo Isotta a “il Giornale”, nella quale lancia un mafiosissimo avvertimento a tutti coloro (e sono molti in teatro e tra il pubblico e i critici) che giustamente desiderano una svolta gattiana alla Scala. Solo in Italia un’intervista così viene considerata normale: http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/lissner-peggiore-mai-passato-qui-lintervista-paolo-isotta-1019349.html.
    Un motivo in più per sostenere questa candidatura alla direzione musicale. Basta massonerie e lobby in via Filodrammatici!

    • masvono maggio 16, 2014 a 3:34 pm #

      È l’intervista a un menomato.
      Saluti

      -MV

  9. marco vizzardelli maggio 16, 2014 a 3:46 pm #

    E’ l’intervista a un menomato
    Saluti
    marco vizzardelli

  10. marco vizzardelli maggio 17, 2014 a 10:20 am #

    BIGNAMINI, QUARTA DI MAHLER
    Segnalo, fuori scala, il ritorno di Jader Bignamini sul podio dell’Orchestra Verdi. Ieri 16 e domani 18 maggio

    Non sbaglia un colpo. E, lo vedi, sul podio e fuori, è una persona ed un artista che esprime gioia di far musica, soddisfazione per ciò che fa ma senza la minima protervia, con “empatia” e una sostanziale serenità d’approccio. E tutto questo “passa” all’orchestra innanzi tutto, e al pubblico.
    E studia, studia, studia. E il repertorio si allarga, sempre ad alto livello. Jader Bignamini è tornato sul podio della Verdi (ieri sera, e replica domani) e ci ha dato una Quarta di Mahler di grande personalità, tutta vissuta sul suono traslucido, che è tipico del direttore ma che qui, in Mahler, richiamava a suggestioni pittoriche (venivano in mente i colori acidi della scuola del Cavaliere Azzurro). Una Quarta modernissima, assolutamente “novecentesca” nei fraseggi e nelle tinte, eppure struggente là dove ha da esserlo. Momento-clou di tutta una lettura da incorniciare, l’esposiziopne del tema dell’adagio da parte dei violoncelli, tenuta da Bignamini ed orchestrali “raccoltissima” nel suono e nella frase, ma appunto, struggente: come è stato il passaggio e l’immersione – nel corso dell’adagio – dalle tinte chiare della prima parte a quelle scure, centrali. Fino alla strepitosa esplosione orchestrale che portaa a conclusione il movimento. Ma tutto, la vividezza del movimento iniziale (fantastica la “chiusa” in crescita dinamica dal silenzio), all’originalissima scelta di un secondo movimento tutt’altro che “calmo”, anzi vibrantissimo e acido nei suoni (non solo in quello del violino scordato). E fin nei lieder conclusivi, Bignamini ha trovato nell’orchestra totale dedizione, e valida resa espressiva (specie dal secondo lied in poi) da parte del soprano Karina Gauvin , fino alla “chiusa”, nello spegnimento nel silenzio. Grande lettura, che apre scenari ulteriori e nuovi al sempre più interessante direttore cremonese.

    marco vizzardelli

  11. Elenas maggio 18, 2014 a 10:34 pm #

    Velocissima impressione su Elektra, che riascolterò.
    Per chi ricorda quella di Sinopoli-Ronconi (lasciando perder la meraviglia di Abbado a Firenze con i Berliner, trionfo espressionista), qui siamo all’opposto. Mentre Sinopoli si immergeva nella partitura quasi fosse un contemporaneo di Strauss e l’opera facesse parte del suo mondo, appassionandocisi, Salonen la tiene a distanza, con momenti di lirismo, ma come qualcosa di collocato in un altro spazio, a metà tra la modernità e la tradizione, ma comunque distante. Almeno questa l’impressione.
    La regia corre parallela: è spoglia, sobria, senza colori, e – questo colpisce – non c’è sangue (che nel testo invece ritorna ossessivamente), al contrario della macelleria ronconiana. Anche di Klitamnestra viene esposto il corpo come in croce, ma senza una goccia di sangue.
    Herlitzius a tratti fatica, ma complessivamente convince, e merita gli applausi anche per l’enorme fatica vocale e fisica richiesta. Pape bene, come la Pieczonka, mentre la pur reale Meier è a fine carriera: non si sente.
    L’Orchestra sarebbe curioso sapere quanto ha provato. Va bene che Salonen chiede l’impossibile, ma dall’Orchestra della Scala sarebbe lecito attendersi qualcosa di meglio soprattutto dalla mai abbastanza ricordata sezione ottoni.

    Elenas

    • Elenas maggio 18, 2014 a 10:34 pm #

      Intendevo “regale” Meier.

  12. Gabriele Baccalini maggio 19, 2014 a 11:03 am #

    Cara Elena, io ho sentito Elektra alla radio e l’impressione è stata a 180° rispetto alla tua.
    Come al solito, non scriverò prima di essere andato in teatro a sentirla, penso sabato, ma la qualità delle trasmissioni RAI sta veramente diventando un problema. Quanto tu scrivi, a parte i giudizi sui singoli cantanti che vanno sentiti dal vivo, corrisponde a quello che io ho ascoltato guardando il video di Aix-en-Provence, dove peraltro Pape non c’era.
    L’unca cosa che ho colto è che Salonen, con tempi analoghi a quelli degli altri grandi (un’ora e tre quarti), ha dato una tale tensione interna alla musica, che non mi sono accorto che il tempo passava, anzi in un paio di punti mi è sembrato che abbia operato qualche taglio. Verificherò anche questo dal vivo.
    I signori della RAI, ad oggi, non mi hanno degnato neanche della risposta automatica di ricezione del messaggio.

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