5 Mag

Filarmonica della Scala

Direttore Riccardo Chailly

 

DIREZIONE

Direttore
Riccardo Chailly

PROGRAMMA

Richard Strauss
Tod und Verklärung
poema sinfonico op. 24
Wolfgang Rihm
Transitus
Prima assoluta – commissione del Teatro alla Scala
Universal Edition
rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano
Richard Strauss
Vier letzte Lieder
per soprano e orchestra
1. Frühling
2. September
3. Beim Schlafengehen
4. Im Abendrot
Anja Harteros, soprano
Till Eulenspiegels lustige Streiche
poema sinfonico op. 28

18 Risposte to “”

  1. marco vizzardelli maggio 6, 2014 a 12:25 am #

    Reduci da una tipica, svaccata esibizione molto atta a mettere in cattiva luce il forse massimo direttore vivente (Salonen), ecco i “nostri” alle prese con il prescelto stabile. Uno si chiede perché si comportino in questo modo. Ma, vuoi vedere che – conoscendoli – stavolta si impegnano di più?
    Sì, in realtà, accade, in parte. Eppure… state a sentire
    Morte e Trasfigurazione. La Morte parte bene, un bell’adagio con suono ambrato, corposo degli archi (bravi, lo sappiamo), un Chailly che sembra anche intenso, bello insomma. Ma: il passaggio dall’introduzione a quanto segue è delimitato da un improvviso colpo di timpano. E qui Chailly alza con vistosa violenza il braccio…. e si manifesta con inenarrabile violenza il Nuovo Personaggio della Filarmonica, che da un paio di concerti già ci… COLPISCE. Il Bombardiere Calvo. Una CANNONATA SPAVENTOSA, di un suono non rotondo, ma secco, aspro, sgradevole. Ne aveva già sparate diverse altre nei recenti concerti, in questo si è scatenato! (il mitico David Searcy sapeva essere esplosivo ma anche poetico, nel suono del timpano. Qui siamo all’estetica dello SBENG costante) Da qui in poi, Morte e Trasfigurazione, pur in una esecuzione compatta e buona dell’orchestra e in buone idee (il crescendo della Trasfigurazione c’è ed è anche ben condotto) del direttore, diventa puro stile Chailly anni 1995-in poi, nella manopola del volume girata al massimo, nella deflagrazione tendente al baccano. La dinamica del direttore milanese, da anni, ha praticamente abolito il pianissimo: si va dal mezzoforte al boato. Se ciò sia scelta o limite fisico, non sapremmo dire. Ma tant’è. Tuttavia, l’esecuzione di Morte e Trasfigurazione è nel complesso nobile e lascia qualche (mal riposta) speranza anche per le insidie sonore-dinamiche di Till Eulenspiegel.
    In mezzo Chailly lascia detonare clamorosamente – fino a finale in spegnimento – il lavoro di Rihm, peraltro – all’orecchio – come spesso accade più vecchio della sua età anagrafica.
    Nella seconda parte i meravigliosi Lieder trovano nella Harteros un’interprete gradevole e notevole – nel limite, noto, di un ombra di monotonia fraseggio-timbrica, e di genericità. Ma indubbiamente gran cantatrice, verrebbe da sperare in una futuribile Marescialla, se saprà “muovere” di più l’espressione vocale, timbrica. Chailly a tratti la copre ma nel complesso si modera, educatamente: un gradevole accompagnamento, fino al suggestivo finale sospeso. Sempre una grande emozione d’ascolto, in se stessi, i “Quattro Ultimi”.
    Ma forse il direttore si è trattenuto troppo: e allora il Till esplode, come e più di quanto ci si aspettava. Dopo l’introduzione, si leva la voce del famosissimo, scaligero Dumbo, l’elefantino che barrisce il noto tema del Corno: u u u u uuu u, u u u uuu u, ecc. Un bel barrìto. Da qui parte la prevedibile bomba a rumorologeria: di tutto e di più, e i decibel salgono! Troppo ghiotta l’occasione (viene in mente che Furtwangler – l’incisione live che ne abbiamo è piena di sviste tecniche, ma…. – ne faceva un estro sì, ma “mentale”, intelligente) per non buttarsi in una gigionesca ridda di cannonate, acceleratine, frenatine, effettini, effettoni nei quali il povero Till annega! Il tutto, qua e là, spruzzato da inesattezze di qualche legno (strano, è sezione benemerita) e, siccome è impegnato spesso, da barritini o barritoni, intonati o qualche volta no ma sempre belli bianchi – u u u – del celebre Dumbo. E si arriva in fondo. Un Till bruttino, sguaiato. E sempre con quella dinamica: mezzoforte-BOATO (qui molto più boato).
    E passa un’altra serata così. Uguale alle precedenti, nel manifestarsi di alcune problematiche orchestrali, oppure di pregi (archi,violini e viole segnatamente). Differente, nei rapporti causa-effetto fra orchestra e direttore, dal concerto-Salonen, o dal concerto-Jordan. Ovvero, posta l’incertezza su un concetto di “lettura” interpretativa, l’attuale gusto esecutivo sonoro ( o sensibilità sonora) di Chailly è un moloch, si tratti di Aida, o Strauss, o Mahler o quant’altro. Da mezzoforte a boato. Proprio con un’orchestra che, in questo momento avrebbe (fra l’altro: atteggiamento,ascolto reciproco, aplomb, studio, prove ecc.) un bisogno vitale di “sfumature”.
    Un bel problema.

    marco vizzardelli

  2. marco vizzardelli maggio 6, 2014 a 1:02 am #

    Una nota a parte – questa assolutamente positiva: posto che l’esecuzione dell’orchestra di Morte e Trasfigurazione (decibel a parte) è stata buona, va citato un apporto ben più che buono: quello dell’arpa, assolutamente eccezionale, della Prandina, la quale è uno di quei solisti (spesso si citano i Meloni, i De Angelis) eccellenti di un’orchestra ricca di teoriche qualità.
    Allora, una riflessione. Il paragone, si dirà, non si pone, ma – per esplicitare l’idea – viene in mente che la famosa orchestra del Festival di Lucerna, composta di straordinari solisti, non sarebbe mai diventata una grandissima orchestra se Claudio Abbado non l’avesse resa… un’orchestra. Cioè un INSIEME armonico, compatto: un solo strumento, formato da molti strumenti. Questo aspetto – la “sinfonia” – alla Filarmonica della Scala attualmente manca. Abbado e Muti ci lavorarono. Dopo di loro, quell’aspetto si è dissolto. Oggi, ascoltando la Filarmonica, la “sinfonia” proprio non si sente.

    marco vizzardelli

  3. masvono maggio 6, 2014 a 9:41 am #

    Del tutto serenamente e obbiettivamente io non credo che l’emissione di note “esatte” debba da parte di un professore d’orchestra una “casualità”. Credo che sia il prerequisito per suonare professionalmente uno strumento in pubblico. Poi esiste “l’incidente” che in ambito artistico è del tutto normale, ma si tratta, appunto, di “incidente”, ovvero di evento negativo eccezionale, non di “normalità”.

    Ricordo ancora quando oltre vent’anni fa facevo una coda davanti alla biglietteria per i biglietti di un concerto sinfonico. Era una mattina e in corso c’erano delle prove. Uscirono degli strumentisti, tra cui un “ottone” e uno di noi gli pose la domanda: “Ma non sei dentro a studiare che il tal autore (non mi ricordo che concerto fosse) è complicato?” e lui rispose: “io non ho bisogno di studiare, il mio strumento studia da solo”.

    Ecco, era naturalmente una battuta scherzosa, ma invito gli strumentisti a non considerare il loro strumento “autosuonante”, perchè non lo è.
    E la mia percezione, visto l’attuale assoluto “dislivello” tra La Verdi e la Filarmonica della Scala sia che, fuori dalle prove in teatro, il tempo di preparazione riservato allo studio sia veramente marginale, se non nullo, almeno ascoltando gli esiti di alcuni strumentisti in concerto.
    Saluti

    -MV

  4. Inattuale maggio 6, 2014 a 10:09 am #

    Suonata con tromba
    nota la minore

    Cercasi corno: astenersi perdifiato

    Rinomato circo cerca pagliaccio.
    Massima serietà.

    Ascoltando tirai un moccolo e persi la candela.

    Amami Alfreddo!

  5. Gabriele Baccalini maggio 6, 2014 a 11:26 am #

    Concerto non memorabile. Ha già scritto Vizzardelli che è l’insieme dell’orchestra che manca di personalità, nonostante il fatto che le sezioni siano quasi tutte di ottimo livello. Il primo corno non ha sbagliato le note del tema del Till, ma semplicemente era fuori dal contesto sonoro in cui doveva suonare.
    Anche la Harteros è partitita piuttosto fredda, poi è migliorata man mano, ma l’orchestra, che in qualche momento l’ha coperta, non aveva i colori “caldi” che l’estremo capolavoro di Strauss richiede, era tutto sommato abbastanza insignificante nell’accompagnare il canto.
    Chailly si è sbracciato molto e ha spesso ottenuto esplosioni foniche impressionanti, ma quasi mai le finezze timbriche e di fraseggio che i brani straussiani in locandina richiedevano.
    Ritengo che la scelta di Chailly non sia stata quella giusta. Ha l’età in cui i direttori dovrebbero lasciare gravosi impegni di direzione musicale (che per me significa assumere la responsabilità di tutta la produzione musicale del teatro, non fare le due o tre cose in cartellone e poi squagliarsela, come sta facendo Barenboim), per dedicarsi ad elaborare progetti con diverse orchestre e teatri d’opera, dosando le proprie forze.
    Della Filarmonica c’è poi da dire un’altra cosa: non si possono fare i Wiener senza il doppio organico. I difetti più gravi degli ultimi concerti erano dovuti al fatto che quasi tutti i migliori erano impegnati nella megnifica edizione dei Troiani, mentra nei concerti abbondavano gli avventizi, che anche loro hanno diritto di lavorare, per carità, ma possibilmente non come sostituti scompagnati. Adesso si prepara Elektra e si spera che Salonen, a parte l’imperdonabile baracconata in stile Expo del 24 maggio, abbia tutte le prove di cui ha bisogno, per dare il meglio di sé anche nei due concerti sinfonici che lo attendono.

  6. Elenas maggio 6, 2014 a 11:49 am #

    Volevo venire per la Harteros. Ho fatto bene a non provarci neanche, evidentemente. Anch’io ho i miei dubbi sulla scelta …
    In ogni caso, pregherei Attilia, oltre che di conservare le recensioni di Bacca-Vono-Vizzardelli, che prima o poi pubblicheremo (quelle di Vizza sono un po’ più “futuriste”, ma va bene: avviseremo in premessa), di raccogliere le poesie di codesto “Inattuale” che si è giustamente unito a noi.

    • lavocedelloggione maggio 6, 2014 a 5:06 pm #

      Elena, vuoi che ti passi qualche file dove ho salvato tutti i commenti dal 2005? Potremmo iniziare il lavoro! Baci baci Tilla

  7. Ulisse maggio 6, 2014 a 12:28 pm #

    Comunque, tanto per fare un po’ di polemica, se Pereira ha sostenuto, approvato o anche solo accettato la nomina di Chailly, questo gran genio dello spettacolo non deve essere.
    Devo dire che vedere ieri Chailly agitarsi in quel modo sul podio senza costrutto mi ha fatto un po’ pena

    U

    • Elenas maggio 6, 2014 a 6:44 pm #

      Grazie Tilla: ricevuto. Ti faccio sapere se quest’estate le mie vacanze si limiteranno a qualche giorno in riviera o no. Nel primo caso potremmo iniziare la raccolta. Adesso non ne posso più di bozze…
      Poi naturalmente bisogna trovare un editore sufficientemente pazzo da pubblicare le pur pregevoli perle che i suddetti hanno prodotto.

  8. proet maggio 7, 2014 a 1:33 pm #

    ahiahi, il giallo si infittisce…
    saltano fuori i carteggi di Pereira e nello stesso momento un intervento di Vizzardelli – peraltro simpatico una tantum – riguardante la “messa in piega” di Chailly scompare misteriosamente dal blog a breve distanza dalla sua pubblicazione…

    • lavocedelloggione maggio 7, 2014 a 3:25 pm #

      Ahi ahi, dove mai sarà andata la chioma di Chailly? L’autore, preso da un impulso da “buone maniere” ha chiesto di ritirare l’intervento! Baci baci Attilia

      • Elenas maggio 7, 2014 a 4:25 pm #

        “Pentiti scellerato!”

      • proet maggio 7, 2014 a 4:48 pm #

        appunto! con Pereira nel ruolo del Commendatore… 🙂

  9. Gabriele Baccalini maggio 8, 2014 a 10:32 am #

    Letto il Corriere di stamattina e premesso che non ho condiviso la disinvoltura di Pereira, che avrebbe dovuto fare ciò che ha fatto coordinandosi con gli attuali detentori dei pooteri gestionali della Scala, nei suoi panni mi rifiuterei di sottopormi al giudizio di quel consesso di affaristi che è il CdA della Fondazione e mi dimetterei prima di sera.
    Alla Scala ormai vogliono solo finanzieri e burocrati.
    Se la vedano loro con Expo e dintorni, anche oggi agli onori della cronaca giudiziaria.

  10. Elenas maggio 8, 2014 a 8:47 pm #

    Veramente. Goffaggine nella goffaggine.
    Disinvolto sicuramente il nuovo Sovrintendente, anche se mi è difficile francamente pensare che quelle lettere siano state scritte nel chiuso di una stanza, senza che nessuno mai ne fosse informato. Mi è difficile.
    E con tutta la buona volontà, se qualcosa egli ha, pur informalmente, concordato, non si comprende perché manchi una lettera di dimissioni e uno debba sottoporsi a tutto ciò.

    Bah.
    Elenas

  11. marco vizzardelli maggio 9, 2014 a 10:38 am #

    No sono stato il Commendatore di me stesso e Attilia ha eseguito. Clemenza per la chioma.

    La Clemenza di Viz

    marco vizzardelli

  12. Elenas maggio 11, 2014 a 5:32 pm #

    Domanda: ma di cosa si nutrono coloro che scrivono la trama in poche righe? Me piasaria savèl ..

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